Archivio mensile: settembre 2014

Wat Rong Khun – Il tempio bianco

  • Wat Rong Khun – Il tempio bianco
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  • Wat Rong Khun, meglio conosciuto come il tempio bianco (วัดร่องขุ่น) è un tempio buddista ed induista attualmente in costruzione situato nella provincia del Chiang Rai, in Tailandia; l’enorme struttura è stata progettata dall’artista visuale e pittore Chalermchai Kositpipat. L’opera architettonica si rifà al Temple Expiatori de la Sagrada Família di Barcellona, Spagna, e la sua costruzione è iniziata nel 1997, mentre la data di completamento dei lavori, sebbene non sia stata ancora calcolata precisamente, tradizionalmente si immagina sarà il 2070.

    Kositpipat è stato a lungo criticato per le scelte stilistiche: il complesso esterno è completamente composto da calce bianca ed innumerevoli specchietti che realizzano deliziosi giochi di luce fanno storcere il naso alla popolazione locale, abituata a tempi centenari dominati dai colori sgargianti. La scelta del colore bianco, come molte altre, è dettata dall’idea di comunicare attraverso importanti simboli evocativi.

    Attorno a noi statue che sembrano scolpite nel ghiaccio, con splendide fanciulle a seno nudo disegnate seguendo i canoni tipici dell’arte induista, attorniate da graziose installazioni che fanno bella mostra di sé nell’enorme giardino. Tutto brilla, a rappresentare la purezza di Buddha che irradia la Terra e l’universo intero. Nell’accedere al tempio si abbandona un piccolo semicerchio che simboleggia il mondo come noi lo conosciamo, ed il ponte su cui ci incamminiamo è sospeso su candide mani che sembrano vomitate da un inferno di ghiaccio e neve.

     

     

    La bocca di un grande dio dell’inganno ci si paventa di fronte per scoraggiarci dal proseguire, e a poca distanza due enormi giganti umanoidi sembrano sbarrarci il cammino che porta ad uno stagno popolato da pesci biancastri. Se tutto quello che avete visto ancora non vi ha scosso, il bello deve ancora venire, perché l’interno del tempio è molto più strano dell’esterno.

    Accolti da serafici Buddha in meditazione su fiori di loto, ci apprestiamo a rimanere a bocca aperta dinnanzi all’iconografia delle pareti interne: la storia di Buddha viene narrata attraverso immagini di Superman, Spiderman, la Stazione Spaziale Internazionale e perfino Neo, l’eletto della trilogia di The Matrix. Una scelta che sicuramente avvicina il pensiero occidentale a quello orientale e che, a dirla tutta, non stona neanche tanto.

    A seguito del terremoto di Mae Lao del 5 maggio 2014, Kositpipat annuncia di voler abbandonare il progetto di costruzione e dichiara che il tempio sarebbe stato raso completamente al suolo nei prossimi mesi. Fortunatamente una perizia organizzata per verificare l’entità dei danni comunica che nessuna delle strutture del complesso ha risentito di danni ingenti e che le riparazioni possono essere eseguite senza problemi: l’artista tailandese promette di riportare il tempio alla sua bellezza iniziale e riesce tre giorni dopo la tragica calamità naturale a riaprire l’intera struttura al pubblico.

    L’ingresso al tempio è completamente gratuito e nei giardini adiacenti si possono facilmente acquistare souvenir che vanno a finanziare l’enorme spesa necessaria al suo completamento.

     

     

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    Il gatto di Schrödinger

  • Il gatto di Schrödinger
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  • Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento mentale – come il paradosso dei gemelli – elaborato dal fisico e matematico austriaco Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger nel 1935. Lo scopo è dimostrare che le regole che governano la meccanica quantistica non possono essere applicate nello stato fisico macroscopico (ovvero in un sistema che può essere controllato da un osservatore neutrale).

    Alla base dell’origine di tutto vi è il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen (EPR Paradox) del 1935, che nasce a sua volta come critica di una teoria nota come correlazione quantistica, in cui viene dichiarato che se due sistemi fisici interagiscono tra loro bisogna considerarli scientificamente come se si trattasse di un unico sistema: detto più semplicisticamente, se si osserva un sistema che si trova in due stati distinti, si provocherà inevitabilmente un’interferenza.

     

    Il gatto, la scatola, il cianuro

    Poniamo di mettere un simpatico gattino dentro una scatola, in cui ci sarà una macchina infernale, con cui il micio non può interagire. Il meccanismo è formato da un contatore Geiger con all’interno un’infinitesimale porzione di sostanza radioattiva, che che ha nell’arco di un’ora la stessa probabilità di disintegrare i propri atomi oppure no. Se ciò accade il contatore Geiger lo rileva e rilascia un martelletto che rompe una fiala di cianuro, portando ovviamente alla morte del felino. Passata un’ora, il gatto ha quindi le stesse possibilità di salvarsi o di perire avvelenato.

     

    Il paradosso

    Il problema è che la meccanica quantistica non segue le stesse regole della fisica classica. L’unico modo per sapere se il gatto è vivo oppure no è aprire la scatola, ma una particella può essere dovunque, e pertanto viene immaginata come contemporaneamente in tutte le possibili locazioni. L’operazione di osservare una particella ne modifica irrimediabilmente la sua posizione: se la cerchiamo dove immaginiamo che si trovi, sarà lì.

    Il gatto, paradossalmente, potrebbe essere allo stesso tempo vivo e morto.

     

    La soluzione

    Secondo l’interpretazione a molti mondi formulata nel 1957 dal fisico e matematico statunitense Hugh Everett III, la soluzione è molto semplice: il gatto è realmente sia vivo che morto, nello stesso momento, ma in due universi distinti. Aprire la scatola significa compromettere il sistema, e generare due universi paralleli: se troviamo il micetto vivo e vegeto, significa che in un’altra realtà il gatto purtroppo è passato a miglior vita, e viceversa.

     

     

    L’amico di Wigner

    Eugene Paul Wigner è un fisico ungherese che elabora il paradosso del gatto di Schrödinger immaginando di aggiungere il sistema scatola (e ciò che contiene) all’interno di un sistema più grande, ad esempio il laboratorio dove avviene l’esperimento, mettendo in gioco due osservatori. Le sue idee sono esposte nel paradosso dell’amico di Wigner.

    Wigner, aiutato da un suo amico scienziato, crea una scatola seguendo il paradosso di Schrödinger in un laboratorio ma, prima dello scadere dell’ora necessaria al completamento dell’esperimento, lascia tutto nelle mani del collaboratore ed esce dalla stanza. Una volta tornato, l’amico ha già aperto la scatola decidendo involontariamente il destino del gatto, e lo comunica a Wigner.

    Ovviamente, lo scienziato che apre la scatola sarà contento della sopravvivenza del felino, e triste per la sua dipartita. Visto che concettualmente un sistema è modificato da un osservatore, finché Wigner è lontano, deve valere la sovrapposizione tra i due stati del laboratorio. Il problema è che nella stanza c’è l’amico del fisico che, aprendo la scatola mentre quest’ultimo è via, svolge il ruolo di primo osservatore del sistema scatola e decide la sorte del micetto. Logicamente, poiché le possibilità dello stato del sistema laboratorio (ovvero se l’amico di Wigner è felice o triste) è dovuta solo al destino del sistema scatola, vien da sé che lo stato del sistema laboratorio dovrebbe collassare già prima che Wigner ritorni. Ma la sorte del gatto è legata a chi apre la scatola (il primo osservatore) o da Wigner che viene a conoscenza successivamente di ciò che è successo (il secondo osservatore)? È quindi possibile che Wigner decida il destino del gatto ancor prima che la scatola venga aperta? In questo senso, un evento del futuro potrebbe incidere su uno del passato. Ecco il paradosso.

     

    Coscienza causa del collasso

    Attualmente l’unica soluzione al paradosso dell’amico di Wigner è quella del matematico, fisico ed informatico ungherese John von Neumann del 1932 secondo la quale la coscienza porterebbe al collasso di un sistema. Definita coscienza causa del collasso, non esisterebbe un osservatore realmente imparziale: l’osservazione di un sistema sottoposto alle leggi della meccanica quantistica comporterebbe una reazione emotiva nello scienziato che modificherebbe il sistema stesso.

    Ogni nostra azione, quindi, potrebbe portare ad infinite conseguenze, ad infinite alternative, ad infinite realtà.

    Forse siamo tutti creatori di universi, chissà.

     

    La galassia M106 (NGC 4258) della costellazione dei Cani da Caccia.

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    Statue equestri

  • Statue equestri
  • Molti condottieri nel corso dei secoli sono stati immortalati in groppa al proprio cavallo. Cavalcare uno splendido esemplare era un privilegio riservato agli ufficiali, sopratutto quelli di alto rango, poiché il cavaliere poteva così muoversi più rapidamente nel campo di battaglia ed avere una posizione vantaggiosa rispetto ai nemici appiedati. Da Marco Aurelio ai dittatori del ‘900 moltissimi sono i monumenti equestri di personaggi celebri disseminati in Europa e nel mondo, da Fidia, nei fregi del Partenone, a Canova, nei bronzi dei re di Napoli, saranno tanti i geni della scultura che si sono cimentati in questo soggetto così caro all’arte da restare praticamente immutato nei secoli.

    Solitamente si crede che le statue equestri raccontino il destino del loro padrone:

    • Se il cavallo è rampante, cioè si innalza sulle sole zampe posteriori, il cavaliere è morto da eroe durante una battaglia.
    • Se il cavallo ha una delle zampe alzate (solitamente una delle anteriori) il cavaliere è morto in seguito alle ferite riportate in guerra.
    • Se il cavallo è ben piantato a terra con tutte e quattro le zampe il cavaliere è vissuto abbastanza per spegnersi di morte naturale.

    In realtà, sebbene nella cultura popolare vengano ritenute vere, queste indicazioni non vengono quasi mai rispettate. L’unico esempio notevole è rappresentato dalle statue che commemorano la battaglia di Gettysburg (USA, 1863); di contro nelle altre opere la posizione del cavallo è dettata dal gusto personale dello scultore o dai capricci di chi le ha commissionate.

    Il prototipo di statua equestre è senza alcun dubbio quella dell’imperatore romano Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto, al potere dal 161 al 180. In precedenza l’opera bronzea si trovava nella piazza del Campidoglio a Roma (Italia) prima di essere sostituita da una copia e trasferita nel Palazzo dei Conservatori, sempre a Roma. Sebbene il cavallo abbia la zampa anteriore destra alzata (che dovrebbe suggerire la morte del suo padrone a seguito di ferite sul campo di battaglia) in realtà Marco Aurelio si spense nel suo letto a causa della peste che in quegli anni stava mietendo numerose vittime; ne vien da sé che già allora le presunte regole dell’arte non erano state rispettate.

    In definitiva, le statue equestri vengono rappresentate o per motivi commemorativi, scolpendole il più delle volte con una zampa alzata per ricordare il trotto del cavallo durante una parata e rampante per suggerire l’atto di un comandante nello spronare i propri uomini all’attacco, oppure fisici, poiché l’enorme peso dell’opera costringeva gli scultori a realizzarle su quattro zampe e con piccoli sotterfugi, ad esempio facendo poggiare lo zampa alzata su una sfera.

    Al giorno d’oggi la statua equestre più grande del mondo è quella forgiata in acciaio inossidabile in onore di Gengis Khan che si trova a Tsonjin Boldog sulle rive del fiume Tuul Gol, a circa 54 chilometri ad Est della capitale Ulan Bator, in Mongolia. Il suo peso è di oltre 250 tonnellate e l’altezza di 30 metri e poggia su di un edificio circolare alto 10 metri, per cui l’altezza totale del monumento, detto Genghis Khan Statue Complex, supera i 40 metri totali.

     

     

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    La stazione dei numeri di Fallout 3

  • La stazione dei numeri di Fallout 3
    Media: 5 | Voti: 1
  • Fallout è una serie di videogiochi di ruolo con ambientazione post apocalittica, certamente una delle migliori saghe videoludiche di sempre. I primi due capitoli sono stati sviluppati rispettivamente nel 1997 e nel 1998 per Pc e Mac dai Black Isle Studios per conto di Interplay, mentre il terzo ed il quarto capitolo (Fallout: New Vegas) vengono sviluppati da Bethesda Game Studios e Obsidian Entertainment rispettivamente nel 2008 e nel 2010 sotto l’etichetta Bethesda Softworks.

    La serie di Fallout non è nuova ad episodi piuttosto inquietanti: il luogo più lugubre e terrorizzante è senz’altro l’edificio Dunwich di Fallout 3, in cui rivivremo la sorte dei lavoratori dell’azienda nel bel mezzo dei bombardamenti; la storia in questo caso si rifà al libro L’orrore di Dunwich di Howard Phillips Lovecraft. Tra porte che si aprono da sole, diari di un sopravvissuto braccato dai ghoul e flashback allucinati l’orrore è davvero dietro ogni angolo.

    In Fallout 3, come in Fallout: New Vegas, sarà possibile intercettare segnali radio provenienti da vecchie stazioni radiofoniche rimesse a nuovo o da ripetitori amatoriali che permetteranno di accedere a nuove missioni, nuove zone della mappa altrimenti inaccessibili o semplicemente ascoltare un po’ di musica. Si è fatto un gran parlare di una strana stazione radio che non trasmette altro che codici numerici. Niente musica. Niente parole. Solo numeri. Sebbene molto interessante, la storia si rivela, purtroppo, solo una creepypasta. Buona lettura.

     

     

    La stazione dei numeri di Fallout 3

    Fallout 3 ha diverse stazioni radio: la più conosciuta e varia è Galaxy News Radio. Molti giocatori di Karma cattivo sanno che è possibile uccidere Tre Cani, che sarà rimpiazzato dal tecnico Margaret. Lei non è molto carismatica, dice sempre le stesse cose e sembra che non le piaccia il suo nuovo lavoro. Non appare mai in persona, quindi è impossibile ucciderla. Quello che la maggior parte dei giocatori non sa è che con determinati requisiti GNR può diventare una stazione dei numeri.

    Una stazione dei numeri è una radio che trasmette messaggi in codice. Ne esistono molte nel mondo reale, ed in tanri credono si tratti di stazioni militari per il lancio di missili nucleari. Cercate su Wikipedia per maggiori  informazioni.

    Nessuno sa cosa si debba fare precisamente per ascoltare la stazione dei numeri. Sembra che sia indispensabile uccidere Tre Cani, perché nessuno ha sentito questa stazione mentre il dj era in vita. Sembra inoltre che si debba saltare la missione Galaxy News Radio dove bisogna aiutare a potenziare il segnale, così da poter raggiungere le aree esterne alla capitale. Far ciò è molto semplice, dato che basterà vincere un dialogo con l’eloquenza; sulla Wiki di Fallout è possibile leggere come avanzare nelle missioni primarie anche senza completare la quest in oggetto. Bisogna inoltre distruggere Raven Rock. Soddisfatti questi requisiti, la radio si trasforma in una stazione dei numeri, e rimarrà così fino alla fine del gioco. Stranamente anche a questo punto alcuni giocatori continuano a sentire le registrazioni normali, quindi è probabile che ci siano altre azioni secondarie da compiere. Se si è abbastanza fortunati e si saranno raggiunti tutti gli obiettivi subito dopo la distruzione di Raven Rock apparirà il messaggio Segnale radio perso seguito da Segnale radio trovato. Non si potrà però ascoltare immediatamente la nuova GNR, poiché in precedenza si è scelto di non amplificare il segnale della stazione radio. Fortunatamente Raven Rock si trova in posizione elevata, e nelle vicinanze è possibile comunque prendere il canale. I luoghi in cui è possibile agganciare il segnale sono:

    • L’area intorno a DC
    • In cima alla ruota panoramica di Point Lookout
    • Sulla sommità di alcune torri situate a Nord Ovest
    • All’ultimo piano della Torre Tenpenny
    • Nella parte più alta del ponte distrutto di Arefu
    • Sui punti più alti delle montagne intorno a Raven Rock

    Quando si ascolterà la radio, ci farà compagnia una voce familiare: Tre Cani, anche se oramai morto, sembra continui a trasmettere attraverso delle registrazioni audio. O dall’aldilà. Con voce impersonale scandirà solo una serie di numeri, da un minimo di nove ad un massimo di ventuno, ad esempio

    9-3-7-9-1-7-2-0-3-4.

    Le cifre sono sempre comprese tra lo 0 ed il 9. A seguire ci sarà un codice Morse, per concludere ogni volta con le note di I don’t want to set the world on fire. Non viene trasmessa nessun’altra canzone su questa stazione.

    Il codice Morse è stata ovviamente la parte più facile da risolvere del mistero. I messaggi sono in inglese (il che è normale dato che il gioco è ambientato negli Stati Uniti) e vanno da contesti banali a siparietti comici, come

    Oggi ho lavato la macchina, forse mangerò cinese a cena.

    Hai già guardato il mio video su YouTube? Ho caricato un filmato di me che prendo dei barboni a calci nelle palle.

    Se state pensando che YouTube non esiste nell’universo di Fallout, avete ragione. Da quanto ne sappiamo, tutti i messaggi in codice sono basati sulla realtà dei nostri giorni. Alcuni sono alquanto sinistri, come

    Oggi la Regina è morta. Tutta il pianeta è in lutto. In giorni come questi, siamo tutti Britannici.

    Recentemente un giocatore, sul forum della Wiki di Fallout, ha notato un codice che in qualche modo gli sembrava familiare. Stava leggendo una discussione con tutti i messaggi conosciuti, tradotti dal codice Morse all’inglese, quando ha trovato la sequenza

    1-2-0-5-5-2-8-2-0-1-0. Di che cosa stai parlando? Ci mancherai.

    Capì subito che si trattava della recente morte di Gary Coleman, e che i numeri rappresentavano la data della sua dipartita, avvenuta il 28 maggio 2010. Subito cercò tra gli altri messaggi per vedere se ci fossero altri codici che avallassero la sua tesi, e ciò che trovò lo scioccò:

    9-4-5-4-2-0-2-0-1-0. Incidente nel Golfo, molti morti. Perdita di petrolio.

    Si riferiva al disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum, avvenuto nel Golfo del Messico il 20 aprile 2010.

    Numerosi membri della Wiki di Fallout cominciano così a tradurre queste sequenze per vedere cos’altro era possibile scoprire abbinandolo al codice Morse. Molte date sono successive all’uscita del gioco, mentre altre sono antecedenti.

    22:15, 15 aprile 1865. È morto, e la colpa sarà sicuramente data a quell’attore, Booth. Johnson farà meglio a non mentirmi sul pagamento.

    Si riferisce all’assassinio di Abraham Lincoln. Mentre la comunità della Wiki cerca in qualche modo di dare senso ai codici, i moderatori del forum bannano a sorpresa chiunque abbia letto o postato in quella discussione. Tutti i messaggi vengono cancellati, e un software di filtraggio viene installato per impedire il rilascio di altre informazioni. Poche persone però, continuano il lavoro di traduzione scambiandosi email. I messaggi divengono così più completi, e si scopre che alcune frasi sono tra loro collegate a formare un testo più ampio. Purtroppo, ciò non le rende meno inquietanti. Dei tanti codici criptati solo uno non è preceduto dai numeri:

    Non posso credere che l’abbiano fatto veramente. Non resta molto tempo. Erano stati avvertiti, ma hanno deciso di continuare a spingersi oltre i limiti della scienza. Il rumore. Non posso sopportarlo più. Anche la luce, oddio! L’universo si sta dipanando intorno a noi. Non aspetterò la morte. Ho una pistola nell’attico.

    Forse non significherà nulla, ma la data più lontana dei messaggi è il 6 Luglio 2027 alle 1:27.

     

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    Il paradosso dei gemelli

  • Il paradosso dei gemelli
    Media: 4.5 | Voti: 8
  • Il paradosso dei gemelli è uno dei più famosi esperimenti concettuali che dovrebbe mettere in luce errori e contraddizioni propri della teoria della relatività ristretta enunciata nel 1905 dal fisico tedesco Albert Einstein. Un esperimento concettuale è un enunciato che non si intende dimostrare sperimentandolo nella pratica – per mancanza di tecnologie o risorse – ma soltanto attraverso il ragionamento. La teoria della relatività ristretta – o della relatività speciale – si basa sull’idea che il tempo e lo spazio possano essere riuniti in un’unica entità quadridimensionale detta cronotropo o spaziotempo: detto più semplicemente, se due o più osservatori misurano il tempo o lo spazio in condizioni diverse (ad esempio se uno si trova su un razzo che viaggia alla velocità della luce) i risultati delle loro misurazioni saranno nettamente diversi.

    Herbert Dingle, filosofo inglese, fu il principale sostenitore del paradosso dei gemelli, ma negli anni le numerose confutazioni ricevute dal fisico e matematico tedesco Max Born e dallo stesso Albert Einstein lo misero alla berlina, permettendogli comunque di aprire la strada alla reale fattibilità del viaggio nel tempo: Einstein, risolto il paradosso, dichiarò che in presenza di particolari condizioni, una fra tutte la possibilità di viaggiare alla velocità della luce, sarebbe almeno in teoria stato possibile spostarsi nel tempo e nello spazio, in particolare nel futuro.

     

     

    Enunciato del paradosso

    Una donna partorisce due gemelli, che chiameremo Alan e Bob. All’età di 30 anni, Alan viene scelto per raggiungere la stella Wolf 359 della costellazione del Leone, distante dalla Terra circa 8 anni luce. Il suo viaggio inizia nell’anno 3000, mentre il fratello Bob resterà ad aspettarlo a casa. Tralasciando il tempo di accelerazione e decelerazione della navetta, Alan viaggia ad una velocità prossima a quella della luce, ad esempio circa l’80% (0,8 c), cioè 240.000 km/s.

    Secondo la teoria della relatività ristretta, sul razzo il tempo scorre a circa il 60% di quello percepito sulla Terra: in pratica Alan ha distorto il tempo facendolo scorrere più lentamente.

     

    Questione di punti di vista

    Bob, dalla Terra, ha seguito il viaggio del fratello, che è durato circa 10 anni all’andata e 10 al ritorno: quando Alan torna a casa, il calendario in cucina segna l’anno 3020. Sull’astronave, però, il tempo è scorso al 60% rispetto a quello terrestre, così come la distanza si è accorciata da 8 anni luce a 4,8 permettendogli di completare l’andata in 6 anni ed il ritorno in altri 6: giunto sul pianeta natio, l’orologio del razzo segna l’anno 3012. Questo significa che quando i due gemelli si riabbracciano, Alan ha 42 anni (30+6+6) mentre Bob ne ha ben 50 (30+10+10): in pratica sulla Terra sono passati otto anni in più che sulla navetta spaziale.

    Se invece si immagina l’esperienza dei gemelli vista da Alan, sarebbe dovuto essere l’orologio della Terra a muoversi al 60% del normale. Se così fosse, però, quando i fratelli si rincontrano a casa dovrebbero essere trascorsi 7,2 anni (ovvero il 60% di 12 anni) ed il calendario terrestre dovrebbe segnare il 3007, mentre Alan, ora 42 anni, a bordo del mezzo spaziale dovrebbe essere di 5 anni più grande di Bob, 37.

    Il paradosso sta nel fatto che è impossibile che ogni gemello sia allo stesso tempo più giovane e più anziano dell’altro: ammettere che un sistema di riferimento sia corretto implica che l’altro non lo sia, e ciò è ovviamente impossibile.

     

    Soluzione per la relatività speciale

    Il paradosso si risolve semplicemente osservando che l’enunciato presenta tre sistemi di riferimento inerziali diversi: il primo sulla Terra, il secondo il viaggio dell’astronave verso Wolf 359 ed il terzo il viaggio di ritorno a casa. Sempre tralasciando accelerazione e decelerazione, ogni evento importante cambia in base al sistema di riferimento.

    Nella relatività speciale basta pensare che ogni singolo sistema può considerare sé stesso immobile: in questo modo, sia Bob che Alan vedrebbero l’orologio dell’altro scorrere al 60% del normale; in questo modo Alan calcola che quando raggiunge Wolf 359 siano passati 6 anni a bordo, e circa 4 sulla Terra. Il calcolo che Alan fa però è sbagliato, poiché non tiene conto del tragitto compiuto dalla luce dal pianeta natale alla stella.

    Giunto a Wolf 359, la luce che lo colpisce è quella partita dalla Terra 2 anni dopo di lui (o poco più di 1 anno secondo la data di bordo). Pertanto Alan vede l’orologio della Terra andare non al 60% del suo, bensì 3 volte più lento: il 33,3%. Tornando a casa, Alan va incontro alla luce proveniente dalla Terra, anziché allontanarsene come nel viaggio di andata: l’orologio a bordo andrà non più tre volte più lento, ma tre volte più veloce: in pratica il tempo distorto all’andata è stato livellato al ritorno. Ciò è valido sia per Alan che per Bob, ovviamente all’inverso. Il viaggio, in definitiva, dura 20 anni, è l’età dei gemelli è identica: 50 anni.

     

    Soluzione per la relatività generale

    Se calcoliamo il tempo necessario alle accelerazioni ed alle decelerazioni il tempo guadagnato o perso da Alan o Bob è livellato dalla differenza di velocità in queste due fasi.

    Secondo il redshift gravitazionale della relatività generale durante l’accelerazione Alan a bordo vede l’orologio sulla Terra andare molto più veloce del suo, poiché la navetta si avvicina ad una velocità prossima a quella della luce. Ovviamente è vero anche il contrario: il tempo recuperato da un lato viene perso dall’altro, facendo sì, come nella soluzione precedente, che il viaggio di 20 anni sia stato identico per entrambi i gemelli, entrambi cinquantenni al momento in cui si riabbracciano.

     

    Esperimenti

    Il paradosso è stato scientificamente verificato in almeno due occasioni.

    Nella prima sono stati fatti volare due aerei in direzione opposta, uno verso est e l’altro verso ovest. Attraverso orologi atomici a bordo dei velivoli si è verificato che quello ad ovest guadagna sull’altro alcuni decimi di secondo, poiché quello che viaggia verso est somma la sua velocità a quella di rotazione del pianeta.

    In un altro esperimento il CERN di Ginevra nel 1966 ha utilizzato un acceleratore di particelle per mettere in moto dei muoni. Arrivati ad una velocità pari al 99,6% quella della luce, si è scoperto che i muoni erano decaduti più lentamente di quelli in quiete nel laboratorio, rendendoli di fatto meno anziani.

    Piero Angela illustra invece un curioso aneddoto: supponiamo che un ragazzo di 19 anni sia partito su un razzo che viaggia quasi alla velocità della luce lasciando a casa la moglie ad accudire il figlio appena nato. In viaggio per 30 anni, tornerebbe sulla Terra all’età di 49 anni, mentre il piccolo dovrebbe avere oltre 50 anni, rendendo di fatto, paradossalmente, il padre più giovane del figlio.

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    Tashirojima – L’isola dei gatti

  • Tashirojima – L’isola dei gatti
    Media: 5 | Voti: 2
  • Il gatto, nel folklore giapponese, è un animale sacro foriero di fortune per chi se ne sappia prendere cura. Da sempre i cacciatori ed i pescatori sono soliti sfamare i gatti randagi, cercando così di arridersi la dea bendata, che ricompenserebbe gli amanti del simpatico felino con battute di caccia fruttuose e reti da pesca riboccanti di pesci. Se credete nelle proprietà mistiche dei mici o siete solo vecchie gattare dovete assolutamente visitare Tashirojima, conosciuta come l’isola dei gatti.

    Dopo un viaggio di circa un’ora da Ishinomaki, a nordest del Giappone, vi ritrovate nel piccolo porto di Odomari o di Nitoda, luoghi di ritrovo di vecchi e consumati pescatori dal volto segnato dalle lunghe notti in mare aperto. Le due città dell’isola sono collegate nell’entroterra da una serie di lunghi sentieri che si perdono nelle foreste centenarie. A seguito di un lungo esodo cominciato intorno al 1960, in cui molti autoctoni hanno abbandonato la terra natia in cerca di fortuna sulla terraferma, oggi gli abitanti si sono ridotti a circa un centinaio. O meglio, gli abitanti umani, perché i gatti su Ishinomaki sono oltre un migliaio.

    Introdotti nel periodo Edo (1603-1868) per contrastare i topi che sull’isola facevano incetta di bachi da seta, nel tempo i felini sono stati sfamati ed accuditi dai pescatori anche per la loro capacità di prevedere le tempeste. Grazie alla loro onnipresenza sull’isola, ogni anno schiere di turisti appassionati di felini fanno tappa a Ishinomaki, rendendo l’economia dell’isola ogni giorno più florida.

     

     

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    Horror flash fiction – Il terrore in due frasi

  • Horror flash fiction – Il terrore in due frasi
    Media: 4.5 | Voti: 4
  • Le flash fiction sono storie estremamente brevi, solitamente meno di 300 parole, che però riescono a dare al lettore tutto ciò di cui un racconto necessita, ovvero un solido inizio, un climax che tenga col fiato sospeso ed ovviamente un finale inaspettato. Le flash fiction di genere horror hanno cominciato a comparire su internet da qualche anno, anche se il capostipite è certamente il prologo di Knock, opera di Fredric Brown, pubblicata per la prima volta nel dicembre 1948 nella rivista Wonder Stories. Il racconto inizia proprio spiegando il concetto di flash fiction – c’è una dolce, piccola storia dell’orrore che è lunga soltanto due frasi – per poi anticipare la microstoria e proseguire con il racconto.

    L’ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta.

    Ho raccolto qui sotto altre piccole storie dell’orrore, a dimostrazione che non sono le parole ad incutere timore, ma la nostra immaginazione.

    Mi svegliai di soprassalto udendo qualcosa che picchiettava alla finestra. Mi affacciai per controllare, e solo allora mi accorsi che venivano dallo specchio in camera mia.

    L’ultima cosa che vidi fu la sveglia che segnava le 12:07, prima che quella cosa mi afferrasse con i lunghi e marci artigli e mi aprisse il ventre in due, soffocando le mie grida con l’altra mano. Sussultai, certo che si fosse trattato di un brutto sogno: controllai l’orario, e la sveglia segnava le 12:06. Fu allora che vidi l’anta dell’armadio aprirsi con un crepitio.

    Vivendo con cani e gatti, sentivo spesso le loro unghie sulla porta per cercare di entrare nella mia stanza mentre dormivo. Ora che vivo da solo, il rumore è ancora più inquietante.

    Si rigirò nel letto chiedendomi perché diavolo respirassi così profondamente. Non ero stato io.

    Mia moglie mi svegliò l’altra notte preoccupata: secondo lei qualcuno era entrato in casa. Fu uccisa da un intruso due anni fa.

    Il monitor per bambini gracchiò, destandomi, ma sentii subito una voce rassicurante cullare il nostro bambino. Mi rigirai nel letto, ed il mio braccio strusciò contro mia moglie, che dormiva al mio fianco.

    Ho sempre creduto che il mio gatto avesse qualche problema: restava ore a guardarmi, fissandomi negli occhi. Un giorno mi resi conto che non guardava me, ma alle mie spalle.

    La risata di un neonato è davvero simpatica. Ma non alle 2 di notte. Quando sei solo in casa.

    Stavo per dare il bacio della buonanotte alla mia piccolina, quando mi guarda spaventata e mi dice: “Papà, c’è un mostro sotto il mio letto”. La rassicuro che non c’è alcun mostro, ma giusto per farla contenta mi affaccio a guardare sotto il letto. Lì sotto, nella penombra, una voce mi bisbiglia: “Papà, c’è qualcuno nel mio letto”.

    “Non riesco a dormire.” Mi sussurrò queste parole, abbracciandomi a letto. Mi risvegliai completamente madido di sudore, con i vestiti con cui era stata seppellita sulle lenzuola.

    Oggi ho trovato sul mio cellulare una mia foto mentre dormo. Vivo da solo.

    Una bambina sentì sua madre chiamarla al piano di sotto, in fondo alle scale. Appena messo piede sul primo gradino, la mamma la spinse con sé in una stanza: “L’ho sentita anch’io”.

    Volevo provare anch’io a scrivere una microstoria dell’orrore, ed eccovela qua.

    Oggi mi sono dovuto alzare due volte per chiudere la porta della mia camera. Non mi ero mai mosso dalla cucina.

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    Pascualita – La sposa cadavere

  • Pascualita – La sposa cadavere
    Media: 5 | Voti: 1
  • Pascualita è una bella ragazza dagli occhi marroni e dai lunghi capelli castani raccolti in un grazioso chignon dietro la nuca. Vestita di un candido abito da sposa, accenna un sorriso ai passanti che si fermano davanti alla vetrina de La Popular, il negozio di sartoria da cerimonia che la madre, Pascuala Esparza, ha aperto a Chihuahua, in Messico. Purtroppo, però, quello che ammicca ai curiosi dall’interno del locale è un cadavere imbalsamato.

    Quella di Pascualita è una storia sfortunata: nel marzo del 1930, la madre termina di confezionare uno stupendo abito da sposa da regalarle come dono per le nozze, che si terranno di lì a poco. L’abito è stupendo, adombrato solo dalla bellezza della giovane. Purtroppo la morte ha uno strano senso dell’umorismo: poco prima di recarsi in chiesa per il sì, la ragazza viene morsa da una vedova nera e muore in preda agli spasmi tra le braccia inermi della madre.

    Si dice che il dolore più grande che possa provare un genitore è dover seppellire il proprio figlio: per la giovane Pascualita non ci sarà nessun funerale. La madre riesce a sottrarre il cadavere alle autorità, lo fa imbalsamare, lo veste dell’abito bianco e lo porta in negozio, dove il 25 marzo 1930 diventa un manichino da esposizione. Può sembrare macabro ed offensivo, ma per Pascuala avere la figlia al proprio fianco diviene l’unica cosa che le permette di non impazzire.

     

     

    La comparsa di questo nuovo manichino nella vetrina de La Popular non passa di certo inosservata, e nel giro di poco tempo la situazione degenera; in molti protestano pubblicamente, arrivando anche a minacciare di morte la sarta. Le voci si dilagano, e ben presto il piccolo atelier diviene meta di migliaia di curiosi; molti arrivano spinti da una morbosa curiosità, altri sono mossi da quella innata attrazione per il macabro, ma ci sono anche veri e propri fedeli che venerano la ragazza come una santa. Gli anni passano, e uno dopo l’altro i proprietari del negozio sartoriale si avvicendano nell’attività. Ma dopo oltre 70 anni, Pascualita è ancora lì, immobile, a fissare gli astanti. Mario Gonzales, uno dei proprietari de La Popular, è solito raccontare di quando una donna, nel corso di un litigio col proprio uomo svoltosi di fronte al negozio, è stata colpita da un proiettile; a terra, sanguinante, ha invocato con tutto il cuore il nome di Pascualita, sopravvivendo miracolosamente. Sembra poi che la giovane sia molto inquieta: di notte cambia posizione, i suoi occhi seguono i clienti all’interno del negozio, e a molte commesse gela il sangue nelle vene ascoltando l’eco dei suoi sussurri disperdersi nell’atelier.

     

     

    I dubbi se quello nella vetrina sia un manichino o il simulacro di una bella ragazza, però, sono molti. Pascualita è incredibilmente dettagliata, dalle unghie delle mani alle impronte digitali, tutto è davvero realistico, ma mantenere un cadavere in condizioni perfette per così tanti anni è un’operazione estremamente complessa, e pertanto potrebbe trattarsi di un manichino di straordinaria fattura.

    Qualunque sia la verità, gli occhi di Pascualita continueranno ad affascinare ed inquietare per molti anni ancora, sia che nel suo petto trovi posto un cuore umano, o uno di plastica.

     

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    Bioshock Infinite – Amore, morte, spaziotempo

  • Bioshock Infinite – Amore, morte, spaziotempo
    Media: 4.4 | Voti: 5
  • Il nostro nome è Booker DeWitt, ex‑agente dell’agenzia investigativa Pinkerton. Nel 1912, un uomo misterioso ci lascia un biglietto scritto a mano con poche, semplici parole.

    Portaci la ragazza e cancella il debito.

    Ci ritroviamo su una barca nel bel mezzo del nulla, scortati da due individui nascosti da lunghi impermeabili, diretti verso un faro. Ma questi non è altro che la porta verso la nostra vera destinazione: Columbia, una città fluttuante fondata da un enigmatico profeta di nome Comstock. Elizabeth è lì, da qualche parte, e sta a noi trovarla.

    Bioshock Infinite è uno dei titoli più profondi della storia videoludica, con una narrazione e meccaniche di gioco studiate fin nei minimi dettagli. Nella sceneggiatura c’è di tutto: varchi temporali, teorie quantistiche, amore, odio, vendetta. Ci ritroviamo letteralmente tra le nuvole, in una città dove ogni cosa risplende, dalle insegne dei negozi ai cavalli robotici che trascinano dolcemente le coppiette su cocchi colorati. Ma dove più splende il sole, più nere sono le ombre. Columbia nasconde un cuore marcio, dove i lavoratori sono poco più che schiavi e dove l’agiatezza di pochi è costruita sul sangue di molti, ed il dubbio che ciò che stiamo facendo sia dannatamente sbagliato si insinua sin da quando mettiamo piede sulla città volante. Ma non ci sono condanne, non c’è perdono, solo la realtà dell’animo animo.

    Non vi dico oltre sulla trama, ma voglio cercare di spiegare cosa lega Booker ad Elizabeth e che cos’è realmente Columbia. Se non avete ancora finito il gioco, non leggete oltre; se non lo possedete, trovate i link per acquistarlo su Amazon alla fine dell’articolo. Bioshock Infinite è un titolo che non va giocato, va vissuto.

     

     

    Prologo

    Booker DeWitt è sempre stato un violento sanguinario. Il 29 dicembre 1890, ancora sedicenne, prende parte al massacro di Wounded Knee, in cui il settimo reggimento della cavalleria statunitense trucida circa 300 tra uomini, donne e bambini Sioux, mettendo così fine al conflitto tra i nativi americani ed il Governo. Booker si distingue per la sua innata brutalità: al pari dei nemici che combatte, fa’ a pezzi le sue vittime come trofei, alimentando la sua sete di sangue un’uccisione alla volta.

    Dopo la battaglia, però, i rimorsi divorano lentamente Booker, che rifugge il suo passato sul fondo di una bottiglia. Sconvolto, trova una via di redenzione in padre Witting, che gli offre il battesimo come via per lavare i suoi peccati. L’uomo accetta, e per tagliare ogni ponte col suo passato di sangue sceglie un nuovo nome: Zachary Hale Comstock.

    Comstock resta affascinato dalle ricerche sulla fisica quantistica, fa’ la conoscenza di una giovane scienziata, Rosalynd Lutece, che è riuscita a creare ponti tra diverse realtà parallele. In una di queste Rosalynd incontra una versione maschile di sé stessa, Robert Lutece, ed entrambi passano sotto l’ala protettrice di Comstock, che li spinge a creare una macchina per aprire nuovi strappi interdimensionali. I due scienziati ci riescono e Comstock, in uno dei suoi viaggi tra le realtà, rimane abbagliato dalla vista di una città sopra le nuvole: la visione lo convince di essere il profeta destinato a realizzare quella città. Ha già in mente il nome perfetto: Columbia.

     

    Columbia, la città fluttuante

    Forte della sua capacità di smuovere i cuori delle masse e delle abilità scientifiche dei Lutece, il nuovo profeta raduna innumerevoli seguaci pronti a seguirlo nella sua utopia, convincendo il governo statunitense ad appoggiarlo nella realizzazione del progetto, che diviene realtà nel 1893. Anche grazie ai finanziamenti di Jeremiah Fink, un uomo d’affari spregiudicato e visionario, Columbia diviene un prodigio scientifico ed architettonico, completamente autonomo sotto ogni punto di vista: energia elettrica, acqua, cibo, beni di lusso, tutto viene prodotto direttamente nella città fluttuante, senza alcun bisogno di commerciare con le città terrestri. Il progetto visionario di Comstock è costruito per affrontare qualsiasi distanza, consentendo al profeta di dimostrare la sua superiorità attraverso numerose fiere nazionali ed internazionali, seguendo un percorso attraverso tutti gli Stati Uniti con fermate nelle più grandi città. Da terra è possibile raggiungere Columbia con dei razzi di trasporto, autoguidati da un sistema codificato. Per spostarsi nella città sopra le nuvole, invece, è possibile usare comodamente dirigibili di varie dimensioni, chiatte da carico, hovercraft, gondole e Sky-Lines, una sorta di monorotaie su cui vengono spostaste grandi quantità di container merci o a cui aggrapparsi con gli Sky-Hook, uncini tridentati da applicare all’avambraccio sinistro.

     

     

    Durante la Guerra dei Boxer in Cina, nel 1900, Comstock viene a sapere che i rivoltosi cinesi hanno catturato e stanno tenendo in ostaggio diversi cittadini statunitensi; senza chiedere alcuna autorizzazione al governo degli USA, Columbia bombarda dall’alto il nemico. Tornato vittorioso, il profeta si aspetta onore e gloria da parte degli Stati Uniti, che in realtà si sono resi conto della potenza bellica della città fluttuante, e decidono di dichiararla ostile alla federazione. Comstock si sente tradito e decide di allontanarsi per sempre dagli USA, innalzando Columbia ad ultimo barlume di puro spirito americano.

    Oramai isolato dal resto del mondo, il profeta continua i suoi viaggi nello spazio-tempo, alla ricerca di qualsiasi mezzo possa garantire la sopravvivenza della città tra le nuvole; si rende conto però che la prima cosa di cui ha bisogno è una discendenza: il frutto del suo seme che porterà la sua parola di generazione in generazione. Purtroppo, però, l’attraversare i varchi in maniera sconsiderata lo ha reso sterile, e questo sta a significare il primo passo verso la decadenza di Columbia; i Lutece, rivelandosi davvero dei geni, trovano una soluzione.

     

    Anna DeWitt

    In una delle realtà parallele visitate dai fratelli, l’allora Booker non ha accettato il battesimo purificatore, affogando i rimorsi ed i debiti di gioco nell’alcool. I Lutece, sotto ordine di Comstock, gli propongono di annullare tutti i suoi debiti se gli consegnerà la figlia, Anna. Booker, oramai sull’orlo del baratro, non può far altro che affidare la figlia a Robert Lutece. Inaspettatamente, però, Booker si pente subito e tenta invano di strappare la bambina dalle braccia dei Lutece e del profeta: il varco tra i due mondi si chiude all’improvviso, strappando alla piccola la falange distale del mignolo della mano destra, che resta nella realtà parallela di Booker.

     

     

    Comstock da’ un nuovo nome ad Anna, presentandola al popolo come il frutto del suo seme e l’agnello che guiderà Columbia nel futuro: Elizabeth. Lady Comstock, però, non riesce a volere bene alla piccola e solo per l’amore che lo lega al marito e per la sua figura esemplare per la gente, decide di recitare la parte della madre amorevole. Comstock, intanto, continua a viaggiare tra le realtà alternative, e scopre che Booker in ogni universo tenta di riprendersi la figlia. Il profeta progetta la costruzione di un’enorme statua in onore della neonata, che in realtà diviene la sua prigione; a guardia e protezione di Elizabeth c’è Songbird, un gigantesco uccello antropomorfo biomeccanico. L’uomo, inoltre, mette in guardia il popolo di Columbia da un falso pastore, Booker, che proverà a rapire la piccola, marchiato sul dorso della mano destra dalle lettere AD. Elizabeth, rinchiusa per anni nella torre con Songbird come unico amico, scopre di poter aprire con la sola volontà i varchi interdimensionali, e non solo: è in grado di materializzare oggetti e persone da altre realtà, modificando quella in cui si trova; la sua abilità è data dal fatto che il suo corpo si trova contemporaneamente in due universi paralleli, poiché il pezzo del suo mignolo si trova in un’altra realtà. Elizabeth è un miracolo, e dannatamente pericolosa.

     

    Una vita scritta nel sangue

    Lady Comstock, stanca di interpretare la parte della madre amorevole, e ben conscia dell’infertilità del marito, decide di rivelare tutta la verità al popolo di Columbia. Il profeta, però, la uccide, riuscendo allo stesso tempo a chiuderle la bocca per sempre e a dare la colpa dell’omicidio a Daisy Fitzroy, leader della fazione rivoluzionaria dei Vox Populi, e ad innalzarla al ruolo di martire. Con la morte prematura di Comstock, Elizabeth in tutte gli universi paralleli fa’ sue le parole del profeta: spinta dalla rabbia e dal desiderio di vendetta, utilizza Columbia per mondare le città terrestri dal peccato, scatenando dal cielo una pioggia di fuoco. I Lutece, inorriditi dal futuro che scorgono negli squarci del tempo, decidono di porre rimedio all’errore: senza farsi riconoscere ingaggiano Booker, colui che ha dato via Anna, affinché possa salvare la ragazza dalle grinfie del profeta e, in un certo senso, da sé stessa.

     

     

    Bioshock Infinite

    Booker atterra su Columbia attraverso un razzo partito da un faro in mezzo al mare burrascoso. Qui scopre un mondo stupendo, visivamente spettacolare, fondato però sulla menzogna e sul dolore dei deboli. Dopo innumerevoli peripezie, riesce a liberare Elizabeth dalla sua prigione dorata ma, una volta salpati con un dirigibile alla volta di New York, i due vengono intercettati dai Vox Populi, rivoluzionari che stanno cercando di rovesciare il regime dispotico di Comstock, in nome del popolo di Columbia. Elizabeth e Booker riescono a vincere contro il profeta, ma in questo modo distorcono la realtà ritrovandosi in un universo in cui Booker è stato ucciso per portare al potere i Vox Populi, che si rivelano un cancro ben peggiore di Comstock. Braccato dai fedeli del profeta in quanto martire dei ribelli, e dai Vox Populi che lo credono un impostore, l’uomo non può far altro che farsi strada fino al loro leader, Daisy Fitzroy, un cadavere dopo l’altro. Fitzroy uccide Comstock, ed Elizabeth a sua volta la accoltella alle spalle, scappando dall’orrore di ciò che Columbia che è oramai divenuta. Booker, intanto, viene tramortito e rinviene qualche ora dopo. Nella realtà, però, sono passate decine di anni, e l’uomo ritrova il futuro macchiato di sangue che i Lutece avevano tentato di evitare. Elizabeth lo spedisce nella realtà originale, per cercare di porre rimedio agli errori di entrambi.

     

     

    I ponti col passato

    Booker ed Elizabeth riescono ad arrivare fino a Comstock. Il profeta non oppone resistenza, ma cerca di aizzare la ragazza contro Booker: secondo lui, l’uomo sa perfettamente il motivo dell’amputazione della giovane, ed è direttamente responsabile di tutto quello che accade a Columbia. Booker non sa di cosa il profeta stia parlando, e crede che lo faccia solo per tentare di minare la fiducia di Elizabeth nei suoi confronti: in un impeto di violenza sanguinaria, spacca la testa al profeta e lo affoga in una fonte battesimale. I due scoprono anche come riuscire ad asservire Songbird, usandolo a loro vantaggio in una grande battaglia contro i Vox Populi.

    Elizabeth, senza più nulla a legarla a Columbia, apre uno squarcio per fuggire via. I due si ritrovano nel futuro a Rapture, una grande città sul fondo dell’oceano. Qui Elizabeth taglia l’ultimo legame col passato, lasciando che Songbird anneghi tra i flutti del mare.

     

     

    La verità

    In ogni realtà ciò che ha impedito a Booker di salvare Elizabeth è sempre stato il legame della ragazza con Songbird. È solo quando lei riesce a liberarsi da questo legame che può porre fine al cerchio di violenza infinita. Elizabeth mostra a Booker la verità sul loro passato, facendogli comprendere gli errori commessi ed il sangue versato in nome dei suoi ideali. Booker non è mai davvero cambiato, si è solo rifugiato nel battesimo per sfuggire ai fantasmi che lo tormentavano, rifugiandosi in una falsa sicurezza: non riuscendo a cambiare sé stesso, ha deciso di plasmare il mondo attorno a sé, senza mai pentirsi davvero. L’unico modo per spezzare la catena di eventi è accettare i propri errori, una volta per tutte. Nel luogo del battesimo, le Elizabeth di tante realtà lo affogano, liberando la ragazza dagli orrori del passato e del futuro creati dal padre, finalmente in pace con sé stesso.

     

     

    AD. Un marchio indelebile. Il nome Anna DeWitt, la figlia perduta, simbolo della spirale di violenza che Booker si trascina da quando, sedicenne, ha assaggiato per la prima volta il gusto amaro del sangue. Ma ora significa solo l’amore di un padre per la figlia scomparsa, un padre che ha espiato le proprie colpe, con un ultimo, tragico, gesto.

    Un’ultima scena suggerisce che esiste una nuova dimensione dove Booker e Anna possono vivere una vita normale. Ma tutto è incerto: quando lo schermo diventa nero sta a noi immaginare se Anna è nella culla ad aspettarci. Quale futuro Booker si merita di vivere.

     

     


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    L’orologio dell’apocalisse

  • L’orologio dell’apocalisse
  • Esiste un orologio unico. Le sue lancette sono quasi sempre immobili, congelate anche per anni, due piccoli baffi neri su un grande quadrante pallido. Ma quando si muovono segnano  il destino del mondo, e preannunciano la distruzione della razza umana. Il suo nome è Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse.

    Creato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago, USA, l’orologio dell’apocalisse in realtà non esiste, ma non per questo fa meno paura. Al momento della sua genesi, in piena guerra fredda, le lancette segnavano le 23:53, ovvero 7 minuti a mezzanotte. L’orologio viene spostato in avanti o all’indietro, a cadenza bimestrale, a seconda delle politiche internazionali e ad un reale rischio di guerra nucleare: se la lancetta dei minuti torna indietro nel tempo, significa che la situazione mondiale è migliorata e che il rischio di una catastrofe nucleare è più lontano; viceversa se ci si avvicina alla mezzanotte la possibilità di un conflitto nucleare diviene sempre più reale. Quando le sue lancette faranno scoccare la mezzanotte, l’umanità verrà spazzata via.

    In più di 60 anni le lancette sono state spostate 20 volte, anche se i movimenti avrebbero potuto essere di più, dato che per guerre ed eventi che sono durati meno di due mesi spesso non è stato possibile manovrare l’orologio. Dal 2007, inoltre, le lancette vengono spostate anche in presenza di altri pericoli dell’umanità, come ad esempio carestie, pandemie o inquinamento.

     

    La creazione

    Nel 1947 viene pubblicato, ad opera degli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, il primo numero di un periodico mensile che si impegna a sensibilizzare i governi mondiali sui rischi della corsa agli armamenti nucleari. Più di ogni parola, però, sono i simboli a restare nelle menti e nei cuori degli uomini: la creazione di un logo viene commissionato all’artista Martyl Langsdorf – moglie del ricercatore del Progetto Manhattan Alexander Langsdorf jr. – che sceglie, per l’appunto, un orologio, che verrà poi rivisitato in chiave più moderna nel 2007 dal designer Michael Bierut.

     

    Le lancette

    Ecco come l’orologio dell’apocalisse è cambiato negli anni.

    Anno Countdown Orario  Differenza Motivazione
    1947 7 23:53  –

    Impostazione iniziale dell’orologio.

    1949 3 23:57 +4

    L’URSS effettua il suo primo test nucleare. Inizia la corsa agli armamenti.

    1953 2 23:58 +1

    Si sviluppa la bomba all’idrogeno, prima da parte degli USA e nove mesi dopo dall’URSS. Nell’ottobre 1952 un test termonucleare distrugge un atollo nell’Oceano Pacifico. È il periodo in cui l’orologio è stato più vicino alla mezzanotte.

    1960 7 23:53 −5

    L’opinione pubblica percepisce l’aumento di un pericolo nucleare. Le grandi potenze cercano, per la prima volta, un accordo diplomatico per non entrare in conflitto

    1963 12 23:48 −5

    Viene siglato il Partial Test Ban Treaty, il trattato sulla messa al bando dei test nucleari.

    1968 7 23:53 +5

    La guerra del Vietnam si intensifica, la regione mediorientale diventa instabile: conflitto India-Pakistan del 1965 (Kashmir) e guerra arabo-israeliana del 1967. Cina e Francia si dotano di armamenti nucleari.

    1969 10 23:50 −3

    Viene firmato il trattato di non proliferazione nucleare da molte nazioni del mondo. Non aderisconoIsraele, India e Pakistan.

    1972 12 23:48 −2

    Firmati i trattati SALT I ed il trattato anti missili balistici.

    1974 9 23:51 +3

    Primo test nucleare da parte dell’India (Smiling Buddha).

    1980 7 23:53 +2

    Si interrompono i colloqui diplomatici fra USA e URSS. Si rafforza l’idea che un armamento nucleare è indispensabile alla sicurezza nazionale.

    1981 4 23:56 +3

    L’URSS invade l’Afghanistan, gli USA boicottano i giochi olimpici di Mosca 1980. L’escalation della corsa alle armi e guerre in Afghanistan, Sud Africa e Polonia accrescono la tensione mondiale.

    1984 3 23:57 +1

    Il dialogo fra le due super-potenze si interrompe. L’URSS boicotta i giochi olimpici di Los Angeles 1984. Il presidente Reagan spinge per un riarmo nucleare definendo i sovietici “impero del male”.

    1988 6 23:54 −3

    Dialogo fra Ronald Reagan e Mihail Gorbačëv. USA e URSS firmano l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty.

    1990 10 23:50 −4

    Cade il muro di Berlino. Alcune nazioni dell’Europa dell’est diventano indipendenti dall’URSS.

    1991 17 23:43 −7

    Viene firmato il trattato di riduzione delle armi strategiche. L’URSS viene sciolta, finisce la guerra fredda. È il periodo in cui le lancette hanno raggiunto la massima distanza dalla mezzanotte.

    1995 14 23:46 +3

    Iniziano i problemi politici e sociali nelle repubbliche che hanno ottenuto l’indipendenza dall’URSS. La spesa militare non si è ridotta dopo la guerra fredda. Il governo russo non riesce a garantire la sicurezza totale sugli armamenti nucleari, che potrebbero quindi finire sul mercato nero.

    1998 9 23:51 +5

    India e Pakistan effettuano test nucleari. USA e Russia mantengono 7000 testate nucleari pronte ad essere lanciate in 15 minuti.

    2002 7 23:53 +2

    C’è un piccolo progresso nel disarmo nucleare globale, ma gli Stati Uniti rifiutano una serie di trattati sul controllo delle armi e annunciano la loro intenzione di uscire dall’Anti-Ballistic Missile Treaty; più organizzazioni di terroristi tentano di acquistare armi nucleari, vi è il tristemente noto 11 settembre, con l’attentato al Pentagono e al World Trade Center di New York.

    2007 5 23:55 +2

    La Corea del Nord effettua test nucleari. La comunità internazionale teme che anche l’Iran possa dotarsi di armi nucleari. USA e Russia mantengono testate nucleari pronte per essere lanciate in pochi minuti. Per la prima volta fra le motivazioni non vengono citati solo pericoli derivati dal nucleare, ma anche daimutamenti climatici in atto nel nostro pianeta.

    2010 6 23:54 −1

    Si ravvisano accenni di collaborazione degli USA, della Russia, dell’Unione europea, dell’India, della Cina, del Brasile che testimoniano una crescente volontà politica di affrontare sia il terrore delle armi atomiche che il cambiamento climatico fuori controllo.

    2012 5 23:55 +1

    Il promesso controllo politico sulle riserve di armi nucleari viene a mancare, aumenta il potenziale globale di una probabile guerra nucleare, diminuisce la sicurezza sul nucleare, aumentano e si aggravano i cambiamenti climatici.

     

    Attualmente l’orologio dell’apocalisse è fermo alle 23:55, esattamente a 5 minuti dal capolinea. Ed è bene ricordare che se e quando scoccherà la mezzanotte, sarà solo colpa nostra.

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