Archivio mensile: dicembre 2014

I buoni propositi sono tentativi inutili di interferire con le leggi scientifiche. La loro origine è vanità pura. Il loro risultato è assolutamente nullo. Sono semplicemente assegni che gli uomini incassano da una banca in cui non hanno il conto.

I buoni propositi sono tentativi inutili di interferire con le leggi scientifiche. La loro origine è vanità pura. Il loro risultato è assolutamente nullo. Sono semplicemente assegni che gli uomini incassano da una banca in cui non hanno il conto.

— Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde

Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde.

Scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista, 1854/1900.

 

~ Buon anno dalla Bottega del Mistero.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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Deep Dark Fears

Deep Dark Fears è una serie di vignette creata da Fran Krause ispirata alle nostre paure più intime. Nei suoi disegni troviamo la rappresentazione dei nostri terrori ancestrali, a volte infantili, che segretamente ci accompagnano nelle nostre vite, da sinistre entità nascoste nel buio che ci fissano dormire a morti tanto accidentali quanto grottesche. La webcomic completa la trovate su Tumblr.

 

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Illuminati – Il gioco del Nuovo Ordine Mondiale

Steve Jackson è un famoso autore di giochi da tavolo, noto al grande pubblico per la serie di giochi di carte Munchkin e le regole per giochi di ruolo GURPS, pubblicati dalla sua casa editrice Steve Jackson Games. Nel 1982 crea Illuminati, basato sulla trilogia di romanzi Illuminatus! scritti da Robert Anton Wilson e Robert Shea a partire dal 1975. Illuminati è una visione umoristica delle teorie del complotto, che spinge il giocatore a cercare di dominare il mondo amministrando un’onnipotente società segreta dalle radici millenarie. Nel gioco originale (negli anni si susseguiranno numerose espansioni) le organizzazioni sono sei: gli Illuminati di Baviera, la Società della Discordia, gli Gnomi di Zurigo, gli UFO, i servi di Cthulhu ed il Triangolo delle Bermuda.

Illuminati Cards Game

 

Sebbene sia solo un gioco di carte, e per di più umoristico, le carte hanno anticipato molti degli eventi che hanno sconvolto il mondo, dagli attentati dell’11 settembre all’incidente nucleare di Fukushima Dai-ichi. Tutto sembra così dettagliato che del caso si interessa anche la CIA, che fa visita a Steve Jackson alla ricerca di un file chiamato Illuminati BBS.

La mattina del 1° marzo 1990, senza preavviso, una squadra armata di agenti dei Servizi Segreti USA – accompagnata dalla polizia di Austin e da almeno un civile “esperto” della compagnia telefonica – ha occupato gli uffici della Steve Jackson Games, e ha cominciato a cercare le attrezzature informatiche. È stata perquisita anche la casa di Loyd Blankenship, l’autore di GURPS Cyberpunk. Una grande quantità di materiale è stato sequestrato, tra cui quattro computer, due stampanti laser, alcuni dischi rigidi e molte altre periferiche. Uno dei computer era quello su cui era installato il file Illuminati BBS. – Commento della Steve Jackson Games al Raid della CIA

Che Illuminati sia solo un gioco, o un premonitore di ciò che dobbiamo aspettarci, lo lascio decidere a voi.

 

 

Va anche fatto notare che il logo stesso della Steve Jackson Games è rappresentato da una piramide con un occhio al centro, simbolo stesso degli Illuminati.

 

Steve Jackson Games

 

Chi è quindi davvero Steve Jackson? Un geniale autore di giochi da tavolo che ha saputo sfruttare al meglio l’eco mediatica che avrebbero generato i suoi controversi lavori, o un servo del nuovo ordine mondiale pronto a rivelarci la storia che verrà?

Io, personalmente, mi affido per la risposta alla carta Atomic Monster: per quanto una persona possa credere con tutte le proprie forze nelle teorie del complotto, dubito che accetterebbe l’idea che gli Illuminati, un giorno, ci scateneranno contro Godzilla.

 

Illuminati Cards Game

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D&R: Da che deriva “Il gioco non vale la candela”?

Il gioco non vale la candela è un’espressione idiomatica (che cioè tradotta in altre lingue non avrebbe lo stesso significato) propria della lingua italiana. Si usa comunemente quando si vuole intendere che un nostro sforzo, progetto o impresa non vale il lavoro svolto per eseguirlo.

La frase ha origine nel Medioevo, in cui le taverne sono il centro attivo delle comunità di classe sociale più bassa. Tra marinai ed ubriaconi si siedono ai tavoli, col favore delle tenebre, anche i giocatori di carte, che rischiarano le loro partite clandestine a lume di candela.

La cera delle candele, così come l’olio delle lampade, ha ancora un costo considerevole, che obbliga i giocatori a pagare l’illuminazione del tavolo da gioco: normalmente si è soliti lasciare al padrone della taverna una somma di denaro, altre volte è il giocatore perdente a sobbarcarsi la spesa. Il gioco non vale la candela indica quindi storicamente una partita a carte in cui si sta perdendo molto denaro, o le cui vincite non coprirebbero nemmeno quelle per pagare la candela.

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The Rake

The Rake è una creepypasta che ruota intorno alla storia di una creatura umanoide che si dice attacchi gli ignari escursionisti di un bosco dello stato di New York, Stati Uniti.

Il racconto ha origine nella board di 4chan /b/ nel 2005: un utente anonimo avvia una discussione dal titolo Hey /b/ creiamo un nuovo mostro. Le idee si susseguono, ma senza brillare particolarmente per originalità e credibilità, finché un altro utente non apre un nuovo thread così:

Bene, questa è per le persone che amano i mostri con tre occhi, senza una bocca apparente e dalla pelle pallida. Ecco quello che abbiamo ottenuto fino ad ora: umanoide, alto circa un metro e ottanta quando è in piedi, anche se di solito si acquatta e cammina a quattro zampe. Ha la pelle molto pallida. Il volto è vuoto. Senza naso, senza bocca. Tuttavia, ha tre profondi occhi verdi, uno al centro della fronte, e gli altri due su entrambi i lati della testa, rivolti all’indietro. Di solito lo si avvista nei cortili delle case delle aree suburbane. Si limita a fissare gli osservatori, ma attacca se lo si avvicina. Quando lo fa spalanca la bocca, che somiglia ad una cerniera che si apre dal mento. Ha diversi piccoli denti, opachi.

Così nasce il mostro, anche se una prima apparizione la fa sul blog di Brian Somerville su Something Awful il 20 luglio 2006: si tratta della prima storia della serie Horror Theater, ma l’autore non chiarisce se ha scritto l’articolo ispirandosi alla discussione di 4chan o meno. Successivamente The Rake diviene virale, pubblicato prima su LiveJournal nel 2008 ed in seguito sulla board di 4chan /x/ nel 2009, dove acquista molto eco. A tutt’oggi, The Rake ha ispirato numerose storie parallele, opere multimediali e videogames, rendendola una delle creepypasta più apprezzata ed in continua evoluzione.

Buona lettura.

 

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The Rake

Durante l’estate del 2003, alcuni eventi nel Nordest degli Stati Uniti riguardanti una strana creatura dalle sembianze umane accesero l’interesse di alcuni media locali prima di un apparente blackout di informazioni. Vennero lasciate intatte pochissime notizie, quasi nessuna, in quanto la maggior parte delle testimonianze online della creatura vennero distrutte misteriosamente.

Principalmente nella zona rurale dello stato di New York, presunti testimoni raccontarono storie dei loro incontri con una creatura di origini sconosciute. Le reazioni variavano da livelli estremamente traumatici di paura e disagio, a un quasi infantile senso di curiosità e giocosità. Nonostante i loro resoconti scritti non fossero più presenti, i ricordi rimasero indelebili. Molte delle persone coinvolte hanno iniziato a cercare delle risposte, quell’anno.

Agli inizi del 2006, erano stati trovati circa due dozzine di documenti, datati tra il dodicesimo secolo ed i giorni nostri, sparsi in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi, le storie erano identiche. Sono stato in contatto con un membro di questo gruppo e sono riuscito a ottenere qualche stralcio del libro che stanno per pubblicare.

 

L’ultimo messaggio di un suicida: 1964.

“Mentre mi preparo a prendere la mia vita, sento la necessità di alleviare ogni senso di colpa o dolore che sto lasciando con questo gesto. Non è colpa di nessun altro se non sua. Per una volta mi sono svegliato e ho sentito la sua presenza. E una volta mi sono svegliato e ho visto la sua forma. E una volta ancora mi sono svegliato e ho sentito la sua voce, e guardato nei suoi occhi. Non posso dormire senza paura di cosa proverò al mio prossimo risveglio. Non posso più svegliarmi. Addio.”

Trovate nella stessa scatola di legno c’erano due buste vuote indirizzate a William e Rose, e una lettera senza busta.

“Carissima Linnie, ho pregato per te. Ha detto il tuo nome.”

 

Un articolo di giornale (tradotto dallo spagnolo): 1880.

“Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Vedo i suoi occhi quando chiudo i miei. Sono vuoti. Neri. Mi vedono e mi attraversano. La sua mano bagnata. Io non dormirò. La sua voce [Testo incomprensibile].”

 

Il diario di un marinaio: 1691.

“È venuto da me mentre dormivo. Sentivo qualcosa ai piedi del mio letto. Ha preso tutto. Dobbiamo tornare in Inghilterra. Non dobbiamo tornare mai più qui, sotto richiesta di The Rake.”

 

Da una testimonianza: 2006.

“Tre anni fa, ero appena tornata da una vacanza alle cascate del Niagara con la mia famiglia, il 4 di luglio. Eravamo veramente stanchi dopo una lunga giornata di viaggio, quindi mio marito e io mettemmo i ragazzi a letto e andammo a dormire.

Verso le quattro di mattina, mi sono svegliata pensando che mio marito si fosse alzato per usare il bagno. Colsi l’attimo per sistemare la coperta, ma così facendo lo svegliai. Mi scusai e gli dissi che credevo si fosse alzato. Quando si è girato a guardarmi, è sussultato e ha ritirato i piedi dal fondo del letto così velocemente che il suo ginocchio quasi mi fece cadere giù. Quindi mi ha afferrata e non ha detto niente.

Dopo qualche secondo per abituarmi al buio, riuscii a vedere cosa aveva causato la strana reazione. Ai piedi del letto, seduto e che ci dava le spalle, c’era quello che sembrava essere un uomo nudo, o un grande cane senza pelo di qualche tipo. La posizione del suo corpo era inquietante e innaturale, come se fosse stato investito da una macchina o qualcosa di simile. Per una qualche ragione, non fui subito spaventata da esso, ma più che altro interessata alle sue condizioni. A questo punto ero in qualche modo convinta che avremmo dovuto fare qualcosa per aiutarlo.

Mio marito teneva le ginocchia tra le braccia, in posizione fetale, guardandomi occasionalmente prima di tornare ad osservare la creatura.

In un turbinio di movimenti, la creatura si dimeno buttandosi giù, e arrancò velocemente vicino al letto agitandosi, finché non fu a pochi centimetri dalla faccia di mio marito. La creatura rimase in un silenzio assoluto per circa trenta secondi (probabilmente furono cinque, ma sembrò molto di più) a guardare mio marito. Poggiò quindi la mano sul suo ginocchio e corse nel corridoio, dirigendosi alla stanza dei ragazzi. Ho gridato e mi sono lanciata sull’interruttore, intenzionata a fermarlo prima che ferisse i miei bambini. Quando sono uscita nel corridoio, la luce della camera da letto era sufficiente a vederlo accovacciato e ingobbito a qualche metro di distanza. Sì è girato e mi ha guardato direttamente, coperto di sangue. Ho acceso la luce e ho visto mia figlia Clara.

 

The Rake

 

La creatura è corsa giù per le scale mentre io e mio marito ci precipitavamo ad aiutare nostra figlia. Era ferita gravemente e parlò solo un’altra volta nella sua breve vita. Disse

“Lui è The Rake”.

Mio marito finì in un lago con la sua auto quella notte, mentre portava nostra figlia all’ospedale. Non sopravvisse.

In una piccola città, le notizie girano parecchio veloci. La polizia ci diede aiuto all’inizio, e anche il giornale locale fu molto interessato. Comunque, la storia non fu mai pubblicata e neanche i telegiornali locali se ne interessarono mai.

Per molti mesi, mio figlio Justin ed io ci sistemammo in un hotel vicino alla casa dei miei genitori. Dopo la nostra decisione di tornare a casa, ho iniziato a cercare delle risposte. Trovai un uomo in una città vicino che aveva avuto un’esperienza simile. Ci siamo messi in contatto e abbiamo iniziato a raccontarci delle rispettive vicende. Lui sapeva di altre due persone a New York che avevano visto la creatura a cui noi ora ci rivolgeremo come The Rake.

Noi quattro impiegammo due anni interi di ricerca nel web e tra testimonianze scritte per ottenere una piccola collezione di ciò che pensiamo siano racconti di The Rake. Nessuno di essi rivelava però qualche dettaglio, una storia o spiegazioni.

Un giornale che aveva articoli riguardanti la creatura nelle sue prime tre pagine, e non la menzionò mai più…

Un diario di bordo che non spiegava niente dell’incontro, dicendo solo che era stato detto loro di andarsene da The Rake.

Quella fu l’ultima cosa scritta sul diario…

C’erano, comunque, molti casi dove la visita della creatura era rivolta alle stessa persona. Molte persone dissero anche che essa parlò loro, tra cui anche mia figlia. Questo ha portato a chiederci se The Rake ci abbia visitato altre volte prima del nostro ultimo incontro.

Programmai un registratore digitale vicino al mio letto e lo lasciai a registrare tutta la notte, per due settimane. Controllavo morbosamente il rumore di me che dormivo ogni giorno appena sveglia. Verso la fine della seconda settimana, ci avevo fatto l’abitudine e ascoltavo le mie registrazioni notturne ad una velocità otto volte superiore al normale (questo mi occupava comunque un’ora al giorno).

Il primo giorno della terza settimana, pensai di aver sentito qualcosa di diverso. Quello che avevo trovato era una voce stridula. Era The Rake. Non posso ascoltarla abbastanza a lungo anche solo da iniziare a trascriverla. Non l’ho ancora fatta ascoltare a nessuno. Tutto ciò che so è che l’ho sentita prima, e ora credo che parlò quando si trovò di fronte a mio marito. Non ricordo di aver sentito niente allora, ma per qualche ragione, la voce registrata mi portò immediatamente a quel momento.

I pensieri che dovevano essere passati nella testa di mia figlia mi lasciarono sconvolta.

Non ho più visto The Rake da quando rovinò la mia vita, ma so che è stato nella mia stanza mentre dormivo. Lo so e temo quella notte in cui mi sveglierò e lo vedrò, intento a fissarmi.”

 

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La donna di Isdal

Quella di oggi è una delle più misteriose e controverse storie tra gli omicidi irrisolti, che ha macchiato di rosso sangue la candida neve della Norvegia: questa è la storia di Isdalskvinnen, la donna di Isdal.

 

 

È il 29 novembre 1970, un freddo pomeriggio in Norvegia, nella valle di Bergen. Sul versante settentrionale del Monte Ulriken un professore universitario e le sue piccole bambine si divertono in una scampagnata lungo i pendii della Valle Isdalen. Alle 13:15 scoprono i resti parzialmente carbonizzati di una donna nuda abbandonata poco distante da un sentiero seminascosto che si perde tra la boscaglia. Accanto a lei, una dozzina di pillole di sonnifero, un pranzo a sacco, una bottiglia di liquore vuota e due bottigliette di plastica che emanano un forte odore di benzina. Poco più in là, le ceneri di un passaporto. Il cadavere presenta segni di lividi sul collo, e le impronte digitali sono state cancellate.

La polizia di Bergen, ovviamente, si muove immediatamente per capire cosa possa essere successo. Riesce a risalire in poco tempo a due valige abbandonate alla stazione ferroviaria, ricollegabili alla donna, ma la speranza di trovare qualche indizio sulla sua identità si infrange subito: a tutti i vestiti mancano le etichette e non vi è alcuna traccia di impronte digitali. All’interno del bagaglio gli inquirenti trovano una ricetta per una lozione, ma sia il nome del medico che la data di emissione sono stati rimossi. In mezzo agli indumenti ci sono 500 Marchi Tedeschi e, unico indizio, un’impronta parziale su degli occhiali rotti, purtroppo insufficiente per un confronto. Gli agenti sviluppano un identikit inviato all’INTERPOL, e si scopre che oltre un centinaio di testimoni in tutto il mondo hanno incrociato la donna, che però nascondeva il volto sotto parrucche sempre diverse. Ad un’analisi più approfondita, nel doppiofondo delle valigie vengono rinvenuti stralci di un diario scritto in codice, che si rivela un’agenda dei luoghi e delle date dei viaggi fatti negli anni. I vestiti vengono fatti ispezionare da un sarto esperto; questi conclude che la donna mostrasse un atteggiamento provocante – in contrasto con il basso profilo che sembra volesse mantenere nei suoi lunghi viaggi – e che probabilmente la maggior parte di questi siano stati acquistati dal mercato italiano.

Si scopre che la donna ha viaggiato per l’Europa usando almeno nove identità diverse, Jenevive Lancia, Claudia Tjelt, Vera Schlosseneck, Claudia Nielsen, Alexia Zarna-Merchez, Vera Jarle, Finella Lorck e Elizabeth Leen Hoywfer, tutte ovviamente false. Durante la perizia dentale, si risale ad un intervento odontoiatrico di un dentista da qualche parte in Sudamerica. Sembra che la donna sapesse parlare diverse lingue, tra cui il francese, il tedesco e l’inglese, ed ha soggiornato anche a Bergen, in diversi hotel, dove si è registrata come una collezionista di oggetti antichi, mostrando la singolare abitudine di cambiare frequentemente stanza: il motivo sembra la richiesta inalienabile di una camera senza un balcone.

L’autopsia rivela che nello stomaco del soggetto ci sono oltre 50 pillole di sonnifero, che portano a redigere, sotto la dicitura “causa della morte”, l’inquietante frase:

Suicidio, trauma da corpo contundente.

Non ci crede nessuno.

Gli investigatori riescono a rintracciare un fotografo italiano che si è intrattenuto con lei a Loen, all’Hotel Alexandra, e che si rivela essere stato accusato tempo addietro di essere collegato ad un caso di stupro. L’uomo dichiara che la donna misteriosa gli ha rivelato di provenire da una piccola cittadina a Nord di Johannesburg, in Sud Africa, e che sarebbe stata sei mesi in Norvegia per apprezzarne appieno le bellezze naturali ed i paesaggi mozzafiato. All’Hotel Marin ha affittato la stanza 407: i testimoni la descrivono come una donna di circa 140 centimetri, sui 35 anni, occhi piccoli e un atteggiamento guardingo; ha passato la maggior parte del tempo chiusa in camera, e l’ultima volta che la vedono sta parlando con un uomo nella hall dell’albergo, prima di scomparire in taxi e far perdere le proprie tracce.

Tornerò presto. –  La donna di Isdal all’uscita dell’Hotel Marin

Il 24 novembre, cinque giorni prima del ritrovamento, un ventiseienne del luogo e la sua comitiva di amici si ritrovano a passeggiare tra i sentieri del Monte Ulriken, quando si imbatte in una donna dai tratti stranieri col volto distorto dalla paura. La signora indossa un elegante vestito, che certamente stona col paesaggio bucolico che la circonda, e sta correndo a perdifiato tra gli alberi. Sembra che stia per dire qualcosa, ma le sue labbra si serrano quando due uomini vestiti di nero le appaiono alle spalle. Non dando peso all’accaduto – e personalmente mi chiedo come ha fatto quantomeno a non insospettirsi di fronte ad una scena simile – il ragazzo lascia perdere e continua la scampagnata con gli amici. Sarà uno dei primi a riconoscere il cadavere dagli schizzi messi a disposizione dalla polizia, ma una volta rivelato l’episodio, l’agente che raccoglie la sua deposizione gli sussurra:

Dimenticati di lei, è stata liquidata. Il caso non verrà mai risolto.

 

Cimitero di Møllendal

 

Tutto lascia intendere che il soggetto fosse in realtà una spia, probabilmente al servizio dell’Italia, della Francia o della Germania. Qualunque sia la verità il suo corpo riposa nel cimitero di Møllendal.

Dopo oltre 40 anni, il mistero della donna di Isdal non ha ancora trovato una risposta, e forse non la troverà mai.

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Medicina del passato

Gli strumenti chirurgici più avanzati, le tecniche mediche più innovative, le terapie più avveniristiche. Con gli occhi di oggi, solo grotteschi ed inquietanti esempi della medicina del passato.

 

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D&R: Quanto pesa una nuvola?

Ai bambini piace sdraiarsi a guardare il cielo. Con le loro piccola dita cicciotte indicano le nuvole, e ci rivedono di tutto, dagli unicorni a Batman. Le nuvole passano via leggere nell’aria, fluttuano, si fondono e si scompongono, in un’eterna danza di vapore acqueo. Forse spinta dai ricordi di un’infanzia con gli occhi all’insù, Peggy LeMone, scienziata del National Center of Atmospheric Research di Boulder, in Colorado, è andata un po’ oltre la fantasia, porgendosi una semplice quanto inaspettata domanda: quanto pesa una nuvola?

Prima di cominciare, facendo un po’ di calcoli “empirici”, LeMone prova a quantificare un’unità di misura, un termine di paragone che renda bene l’idea: elefanti.

L’acqua contenuta in una piccola nuvola pesa circa 500 tonnellate o, se volete convertirlo in qualcosa di più familiare… pensate agli elefanti. Assumendo che un elefante medio possa pesare 6 tonnellate, possiamo dire che l’acqua all’interno di una nube cumulo equivale a circa 100 elefanti. Naturalmente l’acqua è formata da particelle infinitamente minori rispetto a un elefante. Non avevo alcuna idea di quanto potesse pesare realmente una nuvola, quando ho cominciato i miei calcoli. – Peggy LeMone

LeMone ha così scoperto che una nuvola temporalesca arriva a pesare circa 200.000 elefanti (1.200 t), niente in confronto ad una che genera un uragano, che può raggiungere i 40.000.000 di pachidermi (240.000.000 t), ovvero più di tutti gli elefanti del pianeta messi insieme, e probabilmente più di tutti quelli che hanno vissuto dagli albori della storia dei pachidermi sino ad oggi.

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Il gatto tutto verde

Dopo la vicenda dei cagnolini verdi che vi raccontato in questo articolo, stavolta il singolare fenomeno ha colpito un gatto di Varna, in Bulgaria. Da qualche giorno un simpatico felino randagio sta assumendo una colorazione verde brillante, che si accentua col passare del tempo. Dapprima gli abitanti del quartiere hanno pensato a uno scherzo di qualche ragazzino annoiato, poi che il gatto si fosse addormentato su un barattolo di vernice e si fosse sporcato, infine si sono arresi all’incredibile realtà che il micio stia cambiando colore in modo del tutto naturale. A nulla sono valsi i tentativi di catturarlo per verificarne le condizioni di salute, anche se in effetti, a parte il bizzarro pelo smeraldo, non presenta alcun altro sintomo.

Fortunatamente i suoi compagni felini non sembrano affatto turbati dalla sua curiosa presenza; a quanto pare i gatti non sono razzisti.

 

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