Archivio mensile: gennaio 2015

One Chance

One Chance è un videogioco in flash creato nel 2010 da LemmiBeans, pseudonimo dello sviluppatore Dean Moynihan. Il titolo, One Chance, indica la caratteristica peculiare del videogame: avete letteralmente una sola possibilità di giocare. Non si può riavviare una volta finito.

Sei uno scienziato. Hai inventato una cura contro il cancro, e ti godi i festeggiamenti. Poi si scopre che la cura in realtà è una piaga che colpisce ogni essere vivente. In sei giorni ogni forma di vita morirà. Hai solo una possibilità. – Plot di One Chance

 

One Chance

 

Il protagonista è John Pilgrim, uno scienziato che fa parte di un progetto che cerca la cura contro il cancro. Il giorno della scoperta tanto ricercata alla fine arriva, e Pilgrim si gode il giusto merito per aver preso parte alla vittoria contro uno dei mali del secolo. I festeggiamenti però durano poco, perché la cura sprigiona una nube tossica invisibile ad occhio nudo che minaccia di sterminare ogni forma di vita sulla Terra. In soli sei giorni.

Abbiamo meno di una settimana di tempo per evitare che il pianeta diventi un’enorme roccia senza vita.

Se volete rigiocare la storia, c’è un piccolo trucco: andate nelle impostazioni del vostro browser ed eliminate i cookie. Buon divertimento.

Gioca a schermo intero.

 

Soluzione

One Chance è un gioco semplice, ma frustrante. Ecco come riuscire a creare la cura in tempo.

Giorno 1

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Entrate nella stanza di Molly e parlatele.
  • Entrate nel bagno ed uscite.
  • Uscite di casa, leggete il giornale ed andate a lavoro.
  • Entrate nel laboratorio.

 

Giorno 2

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Entrate nella stanza di Molly e parlatele.
  • Entrate nel bagno e parlate con vostra moglie.
  • Uscite di casa, leggete il giornale ed andate a lavoro.
  • Andate sul tetto ed assistete al suicidio del vostro collega.

 

Giorno 3

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Uscite di casa, leggete il giornale ed andate a lavoro.
  • Provate ad aprire la porta del laboratorio, che è chiusa a chiave.
  • Andate sul tetto e parlate col vostro capo.
  • Tornate giù al laboratorio, dove troverete Ryan che in qualche modo ha recuperato le chiavi.
  • Entrate nel laboratorio per cercare una cura.

 

Giorno 4

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Entrate nella stanza di Molly.
  • Uscite di casa e leggete il giornale.
  • Andate verso i vostri colleghi per scegliere di continuare a cercare una cura.
  • Andate verso il laboratorio, Annie vi chiederà di passare la serata con lei. Lasciatela perdere.
  • La ricerca non avrà successo. Tornati a casa, correte in bagno dove troverete il corpo senza vita di vostra moglie.

 

Giorno 5

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Non andate in bagno, risparmiate la vista del sangue alla piccola Molly.
  • Uscite di casa ed andate al lavoro.
  • Scegliete di andare al lavoro anziché al parco. Fallirete di nuovo.

 

Giorno 6

  • Uscite dalla camera da letto.
  • Uscite di casa ed andate al lavoro.
  • Scegliete di nuoco di andare al lavoro anziché al parco.
  • Entrate nel laboratorio per cercare una cura. Stavolta ce la farete.

 

One Chance

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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D&R: Chi è l’avvocato del diavolo?

Quando qualcuno ci contrasta a spada tratta in una discussione aggrappandosi ad ogni nostro piccolo errore, sopratutto quando ci sembra di avere palesemente ragione, lo definiamo talvolta un avvocato del diavolo. L’origine di questo nome ha effettivamente a che fare con la religione, anche se non come potreste pensare.

L’avvocato del diavolo, o l’dvocatus diaboli se preferite il latino, è il termine informale con cui viene indicato il promotor fidei, o promotore della fede, figura cardine del processo di canonizzazione della Chiesa cattolica romana.

Il cammino di beatificazione è uno dei più importanti della Chiesa, poiché ad esso è affidato il compito di definire gli uomini e le donne di virtù che dopo la morte hanno lasciato ai fedeli prove tangibili della loro santità, attraverso miracoli ed apparizioni. Si tratta spesso di una strada lunga e tortuosa: per citare un esempio famoso, il processo di beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina iniziò nel 1969, l’anno dopo la sua morte, il procedimento effettivo venne avviato nel 1982 e solo nel 1999 il frate venne dichiarato beato, prima di salire agli onori della santità nel 2002.

L’avvocato del diavolo è stato istituito nel 1587 da papa Sisto V ed è, in sostanza, colui che tenta con tutti gli argomenti del caso di opporsi alla beatificazione di una persona, e contrasta l‘advocatus Dei, o promotore della causa, che invece la supporta. Sembra un compito meschino, ma in realtà solo chi è realmente degno può assurgere alla beatificazione, eliminando tutte le richieste avanzate da fedeli troppo zelanti o avallate da prove inconsistenti: il promotor fidei fa esattamente questo.

Nel 1983 papa Giovanni Paolo II, con la Divinus perfectionis magister, ha rielaborato il processo di santificazione, lasciando al promotor fidei l’importantissimo ruolo di redigere la relazione finale per portare o meno avanti una canonizzazione.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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L’orologio dell’apocalisse – Oggi più vicino che mai alla mezzanotte

Mancano tre minuti a mezzanotte. Tre minuti all’istante in cui l’umanità verrà spazzata via per sempre.

Doomsday Clock è un orologio fittizio creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists che segna il destino del pianeta. Ne abbiamo già parlato in un altro articolo qui sulla Bottega del Mistero: le lancette vengono spostate in avanti o indietro nel tempo per simboleggiare quanto può essere vicino il pericolo di un’estinzione di massa. Il 19 gennaio 2015 sono avanzate di due minuti, arrivando a tre tacche alla mezzanotte.

 

Doomsday Clock 3 minuti a mezzanotte

 

Non si tratta però di guerre nucleari, stavolta, bensì di cambiamenti climatici incontrollati, dettati da un cieco istinto dell’uomo di razziare il pianeta senza preoccuparsi delle conseguenze.

Oggi, il cambiamento climatico incontrollato e la corsa agli armamenti nucleari derivati dalla modernizzazione di enormi arsenali rappresentano minacce serie ed innegabili per la sopravvivenza dell’umanità. I leader mondiali non sono riusciti ad agire prontamente per proteggere i cittadini da potenziali catastrofe. Queste mancanze dei governi mettono in pericolo ogni persona sulla Terra. Sulla base delle loro osservazioni, i membri del Bulletin of the Atomic Scientists Science and Security Board hanno ritenuto che il mondo sia così minacciato da dover muovere l’orologio dell’apocalisse due minuti più vicino alla mezzanotte. Ora siamo a tre minuti alla mezzanotte. – Kennette Benedict, direttore esecutivo del Bulletin of the Atomic Scientists

Non è ancora troppo tardi per tornare indietro. Ma dobbiamo cominciare a fare qualcosa adesso.

Il tempo scorre inesorabile.

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This War of Mine

This War of Mine è l’ultima opera videoludica degli 11 bit studios pubblicata a fine 2014, ed è uno dei giochi più immersivi e realistici mai creati, dove la guerra viene raccontata non dal punto di vista di chi la fa, eserciti e nazioni, ma da quello di chi la subisce, i civili.

Persone qualunque la cui vita viene stravolta un giorno qualsiasi, che lottano ogni giorno contro altri uomini trasformati in sciacalli dalla brutalità del conflitto, contro la fame che stringe lo stomaco in una morsa letale e contro il freddo e le malattie. Se c’è un gioco in qui il concetto di morte imminente è onnipresente, questo è This War of Mine. La storia raccontata si basa sui fatti realmente accaduti durante l’assedio di Sarajevo, quattro lunghi anni in cui la città è stata teatro di una delle più sanguinose battaglie della storia.

 

This War of Mine

 

Tecnicamente si tratta di un videogioco di guerra di sopravvivenza gestionale punta e clicca, diviso in due fasi principali: il giorno e la notte. Di giorno controlleremo i personaggi nel loro rifugio improvvisato, gestendone i bisogni e cercando di gestire al meglio i pochi oggetti recuperati in giro. La scarsità di cibo e medicine è realmente opprimente, e rendersi conto che il destino di un uomo può dipendere da una semplice benda è una cosa che lascia davvero il segno. Di notte potremo esplorare alcuni edifici vicino al nostro, stando attenti però a non rimanere vittima dei cecchini o di altri malintenzionati. Ogni azione deve essere freddamente calcolata, poiché potremo trasportare solo una quantità minima di oggetti ed il tempo scorre inesorabile.

 

This War of Mine

 

Ogni volta che cominceremo una nuova partita, i personaggi cambieranno, così come gli eventi narrati nel gioco. La città verrà messa a ferro e fuoco, modificando l’ambiente e le situazioni intorno a noi in maniera del tutto imprevedibile. Niente di ciò che avete giocato può prepararvi a This War of Mine. Il gioco vi terrà incollati allo schermo alla disperata ricerca di un modo per sopravvivere, portandovi a riflettere su quella parte della guerra che non ci viene mai mostrata.

Quella che un giorno potremmo vivere con i nostri occhi.

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Il mostro di Montauk

È il 23 luglio 2008 e la brava gente di Montauk resta affascinata ed un po’ impaurita dalle notizie che leggono su The Indipendent, giornale locale della cittadina statunitense. Tra i trafiletti di politica e cronaca cittadina, c’è un’intervista a Jenna Hewitt, una ventiseienne che insieme a tre amiche, qualche giorno prima, dichiara di aver trovato sulla spiaggia i resti putrescenti di quello che potrebbe essere un animale sconosciuto, grottesco ed inquietante: questa è la storia del mostro di Montauk.

 

Mostro di Montauk

 

Il 12 luglio 2008 Jenna Hewitt e tre amiche si stanno divertendo sulla sabbia di Ditch Plains, una spiaggia a 3 km dal distretto di Montauk, meta abituale di surfisti all’interno del Rheinstein Estate Park della città di East Hampton. D’improvviso, tra il ritirarsi delle onde dalla battigia, scorgono la carcassa di qualcosa che non ha niente di naturale.

Eravamo in cerca di un posto dove sdraiarci quando abbiamo notato della gente che fissava qualcosa… Non capivamo di cosa si trattasse… Probabilmente qualcosa arrivata da Plum Island. – Jenna Hewitt

La ragazza scatta una foto ai resti, e concede un’intervista al The Indipendent, in cui suggerisce che si tratti di ciò che rimane di una tartaruga senza il guscio o di un qualche esperimento genetico del Plum Island Animal Disease Center, un centro di ricerca sulle malattie animali poco distante dalla spiaggia di Ditch Plains. La notizia assume immediatamente una eco impressionante, dividendo l’opinione pubblica, e non solo, sulla reale natura della carcassa, che viene ribattezzata come il mostro di Montauk nel 2008 dal criptozoologo Loren Coleman.

Il primo esperto ad essere interrogato in materia è William Wise, direttore del Living Marine Resources Institute, che chiede di analizzare i resti trovati sulla spiaggia. Hewitt non è in grado di portare Wise alla carcassa perché, secondo lei, questa sarebbe stata portata via da uno strano individuo sconosciuto. Suo padre si batterà a lungo per confermare che Jenna non conosce dove sia sparito il corpo.

Un ragazzo raccolse i resti e li gettò nella legnaia che teneva in cortile. – Jenna Hewitt

Wise, costretto dagli eventi a basarsi solo sulle foto prodotte da Hewitt, arriva a concludere che si tratti di un falso costruito ad arte, smorzando sul nascere altre teorie che lentamente stanno prendendo piede nel circolo scientifico e tra l’opinione pubblica.

 

Teorie

Che cos’è realmente il mostro di Montauk? Il paleozoologo Darren Naish studia a lungo le foto e conclude che la dentizione sembra appartenere ad un procione; l’acqua e lo sciabordio delle onde hanno fatto il resto, eliminando la maggior parte del pelo dalla carcassa, donandogli un aspetto grottesco. Attualmente questa sembra la teoria più plausibile.

Speculazioni di numerosi giornali parlano di una tartaruga priva del guscio. La rimozione della corazza è però altamente pericolosa, ed è impossibile che avvenga naturalmente senza danneggiare seriamente la spina dorsale dell’animale. Inoltre le testuggini non hanno denti, ben evidenti invece nelle foto del mostro.

Si è parlato anche di un grande roditore, ma il mostro non presenta in grandi incisivi tipici di questa specie.

Il 5 agosto 2008, sul canale statunitense Fox News, il programma Morning Show annuncia che il mostro sia in realtà il cadavere di un capibara, ma è facile smentire la dichiarazione poiché nella foto si vedono chiaramente le unghie dell’animale, mentre i capibara ne sono sprovvisti. Il giorno dopo la stessa trasmissione riporta le dichiarazioni di un uomo che afferma che l’essere misterioso sia in realtà la carcassa di un bulldog scomparsa dal suo cortile qualche giorno prima.

William Wise, direttore dell’istituto di ricerca sulle creature marine della Stony Brook University, ha discusso a lungo della foto con i colleghi: è certo oltre ogni dubbio che si tratti di un falso, creato da qualcuno esperto nella manipolazione del lattice. Messo alle strette, confessa che in maniera minore crede possa trattarsi anche di un cane o un coyote rimasto in acqua per parecchio tempo.

L’ipotesi più affascinante è però quella che immagina il mostro come un esemplare mutato geneticamente nel centro di ricerche di Plum Island. L’esemplare, risultato di esperimenti segreti del governo, sarebbe caduto in mare ed affogato, e portato poi sulla spiaggia dalle onde. Il Plum Island Animal Disease Center è al centro da molti anni di speculazioni e teorie del complotto, poiché la struttura durante la guerra fredda ha svolto esperimenti sulle armi biologiche. Sono in molti a credere che in realtà gli studi non si siano mai fermati.

 

Avvistamenti

Dopo la denuncia di Hewitt, gli avvistamenti di altri esseri simili al mostro di Montauk si susseguono febbrilmente. Eccone alcuni.

Old Lyme

Nell’aprile 2009 un “uomo con una strana uniforme”, come lo definiscono i testimoni, raccoglie da una spiaggia vicino Old Lyme, Connecticut, un’enorme carcassa biancastra simile al mostro di Montauk.

 

Mostro di Old Lyme

 

Canada, The Ugly One

Nel maggio del 2010 viene rinvenuto nel Nord dell’Ontario, presso un torrente, un cadavere simile al mostro di Montauk dalla testa glabra. Le infermiere che hanno trovato la carcassa non sono state in grado di ritrovarla in un successivo sopralluogo. Le foto vengono caricate sul sito della comunità canadese di Kitchenuhmaykoosib Inninuwug (ᑭᐦᒋᓇᒣᑯᐦᓯᑊ ᐃᓂᓂᐧᐊᐠ), dove gli utenti suggeriscono che si tratti del primo segno che qualcosa di terribile accadrà presto.

Nessuno sa cosa sia, ma i nostri antenati lo chiamano l’Orrendo [originale: The Ugly One]. È stato avvistato raramente, ma quando ciò è successo, è sempre stato un segno nefasto. I nostri antenati dicono che qualcosa di terribile sta per abbattersi su di noi. – Dichiarazioni dei membri del sito Home of the Kitchenuhmaykoosib Inninuwug

 

The Ugly One

 

Northville

Il 30 marzo 2011 una creatura viene ritrovata a Northville, negli Stati Uniti, e lo studente che la rinviene, Jason Brown, dichiara fermamente che si tratta di un altro esemplare del mostro.

Scommetto che non si tratta della carcassa di un procione, i denti sembrano suggerirlo, ma dalla foto si capisce che la stazza e l’aspetto in generale suggeriscono che non si tratti di un mammifero. – Jason Brown

 

Mostro di Northville

 

Milford Beach

Nel 2011 una coppia rinviene un cadavere dai tratti suini lungo la spiaggia di Milford, Connecticut. Non si sa che fine abbiano fatto i resti.

 

Mostro di Milford Beach

 

East River

Il 22 luglio 2012 viene rinvenuta un’altra carcassa vicino il ponte di Brooklyn, ribattezzata mostro dell’East River. Fotografata da Denise Ginley, le autorità locali l’hanno identificata come appartenente a un maiale arrostito; i teorici del complotto affermano che la realtà sia molto più inquietante. Anche Ginley non è affatto d’accordo con la versione ufficiale.

Non c’erano zoccoli o piedi biforcuti. Aveva cinque dita su ogni zampa, sia quelle anteriori che quelle posteriori. – Denise Ginley

 

Mostro dell'East River

 

Lloyd Neck

Nel 2012 sulla spiaggia di Northwestern Long Island, a Lloyd Neck, un uomo in compagnia del suo cane rinviene i resti di un animale dal cranio scoperto. Purtroppo la risacca porterà via il corpo prima di poterlo recuperare.

 

Mostro di Lloyd Neck

 

Il mostro di Montauk è l’ennesimo mistero a metà tra criptozoologia e leggenda metropolitana. Un altra storia nascosta nell’ombra che probabilmente non vedrà mai una verità assoluta.


Che cos'è realmente il mostro di Montauk?

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Bloody Cuts

Bloody Cuts è un’antologia di cortometraggi horror creati dagli inglesi Ben Franklin e Anthony Melton, disponibili gratuitamente per la visione online. Dopo una campagna fallimentare su Indiegogo, che ha raccolto solo $ 2.650 dei 20.000 richiesti, i due hanno girato otto dei tredici film inizialmente progettati. Nonostante il bassissimo budget a disposizione, le loro opere sono piccole perle nel panorama delle webseries, spaziando dalle filastrocche gotiche di Suckablood ai ritmi sincopati di Don’t Move.

Nella playlist che segue sono compresi tutti gli otto episodi finora pubblicati. Buona visione.

 

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Lights Out

Chi ha paura del buio?

Lights Out è un cortometraggio del regista David F. Sandberg, vincitore del Best Short al Bilbao Fantasy Film Festival 2014. La storia è molto semplice, narrata in meno di tre minuti: una donna si prepara ad andare a letto, come ogni sera, ma nel buio qualcuno la osserva.

Tenete la lucina accesa stanotte.

 

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Il numero primo illegale

Nel sottobosco di internet, quello fatto da hacker e fuorilegge digitali, lo scambio di informazioni illegali è cosa comune. Ma è possibile che anche un semplice insieme di numeri, come la vostra data di nascita, sia fuorilegge?

Il numero primo illegale è un codice numerico la cui diffusione o il solo possesso sono illeciti. Questa enormi cifre sono in pratica la controparte codificata di un crack, o un programma, o una canzone, che sebbene di per sé non rappresentino altro che una lunga lista di numeri, si rivelano in realtà potenzialmente convertibili in materiale protetto da copyright. Qualsiasi informazione elettronica può essere ridotta ad una semplice sequenza di 1 e 0, per permetterne l’interscambio tra diversi dispositivi, ma si può scegliere, ad esempio, di associare un codice colore ad un singolo pixel di un’immagine, o un codice standardizzato per visualizzare un simbolo in una pagina web. Se ad esempio volessimo disegnare il segno del copyright in HTML, ci basterebbe scrivere © nel codice di una pagina web ed il browser ci mostrerà ©.

La storia dei numeri illegali primi nasce a seguito delle vicende giudiziarie di DVD Jon, ovvero Jon Lech Johansen, un programmatore norvegese che nel 2002 sviluppa DeCSS, software che permette di aggirare le protezioni DRM di un DVD rendendone possibile la visione su qualsiasi tipo di lettore compatibile.

Già l’anno prima, nel 2001, il matematico e programmatore Phil Carmody cerca di trovare una scappatoia, almeno teorica, che possa permettere di distribuire un software illecito senza infrangere nessuna legge. Sembra paradossale, ma la soluzione sta proprio nel ridurre un programma al minimo essenziale: diverso tempo dopo Carmody sviluppa un codice numerico di 1.905 cifre che rappresenta il codice eseguibile di DeCSS.

4 93108 35970 28501 90027 57776 72390 76495 72849 07772 15020 86320 80750 18409 79262 78850 97658 86455 78020 13660 07328 67954 47341 12831 73536 78312 01557 53598 19785 45054 81157 19393 45877 33003 80099 32619 50587 64525 02382 04081 10189 88504 26151 76579 94170 42508 89037 02911 90158 70030 47943 28260 73821 46954 15703 30227 98755 76818 95601 62403 00641 11516 90087 28798 38194 25827 16745 64774 81668 43479 28464 58092 91315 31860 07001 00433 53189 36319 34391 29486 04450 37099 19800 47709 46292 15581 80711 16915 30318 76288 47787 83541 57593 28910 93295 44735 08818 82465 49506 00050 19006 27470 53053 81164 27829 42674 74853 49652 57453 68151 17065 50281 90555 26562 21353 14631 04210 08662 86797 11444 67063 66921 98258 61581 11251 55565 04813 42076 86732 34076 55054 85910 82695 62666 93066 23679 97021 04812 39656 25180 06818 32365 39593 48395 67535 75575 32461 90234 81064 70098 77530 27956 18689 29253 80693 30520 42381 49969 94545 69457 74138 33568 99060 05870 83218 12704 86113 36820 26515 90516 63518 74029 01819 76939 37677 85292 87221 09550 41292 57925 73818 66058 45015 05525 02749 94771 88312 93104 57698 09091 53046 13359 41903 02588 13205 93227 74443 85255 04667 79024 51869 70626 27788 89197 95804 23065 75061 56698 34695 61779 78796 59201 64405 19399 60716 98111 26151 95610 27628 32339 82579 14233 21726 96144 37443 81056 48552 93488 76349 21030 98870 28787 45323 31325 32122 67863 32837 02792 50997 49969 48877 59369 15917 64458 80327 18384 74023 59330 20374 88850 67557 06587 91946 11341 93230 78148 54436 45437 51132 07098 60639 07464 17564 12163 50423 88002 96780 85586 70370 38750 94107 69821 18376 54992 05204 36825 58546 42288 50242 99633 22685 36912 46485 50007 55916 64024 72924 07164 50725 31967 44999 52944 84347 41902 10772 96068 20558 13092 36268 37987 95196 61997 98285 52588 71610 96136 56178 07456 61592 48866 08898 16456 85417 21362 92084 66562 79131 47846 67915 50965 15431 01135 38586 20819 68758 36883 59557 78939 14545 39356 81996 09880 85404 76590 73589 72898 98342 50471 28918 41626 58789 68218 53808 79562 79039 97862 94493 97605 46753 48212 56750 12151 70827 37107 64627 07124 67532 10248 36781 59400 08750 54525 43537. – Numero primo illegale eseguibile di DeCSS in ELF Linux i386

Il lavoro di Carmody è stato pubblicato diverse volte, divenendo il simbolo dell’assurdità giuridica del DMCA (Digital Millennium Copyright Act) statunitense che vorrebbe la piattaforma di internet sotto controllo delle autorità per evitare la diffusione di materiale pirata.

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D&R: Da che deriva la frase: “Lei ha il diritto di rimanere in silenzio e qualsiasi cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale”?

In un qualsiasi serial poliziesco ambientato negli USA arriva prima o poi l’arresto del sospettato di turno. Che sia un brutale assassino o un semplice topo d’appartamento, il momento in cui la polizia riesce a prenderlo è certamente emozionante. Ed ogni volta c’è sempre un poliziotto che recita al brutto ceffo un testo che nella sua interezza è così:

Lei ha il diritto di rimanere in silenzio. Qualsiasi cosa dirà o farà potrà e sarà usata contro di lei in tribunale. Ha diritto ad un avvocato. Se non può permettersi un avvocato, gliene sarà assegnato uno d’ufficio. Ha compreso questi diritti così come le sono stati letti?

Questo avviso prende il nome di Miranda Warning ed è stato sviluppato per rispondere ad un processo del 1966, Miranda contro lo Stato dell’Arizona, 384 U.S. 436.

Ernesto Arturo Miranda viene arrestato nel marzo del 1963 con l’accusa di furto a Flagstaff, in Arizona. Successivamente, interrogato dalla polizia, confessa di aver sequestrato e stuprato una diciottenne appena due giorni prima e la ragazza, contattata dagli ispettori, lo riconosce. Al processo l’accusa usa contro Miranda la confessione ed il riconoscimento da parte della vittima, riuscendo a farlo condannare dai 40 ai 60 anni per entrambi i capi d’accusa (rapimento e violenza carnale).

L’avvocato d’ufficio messo a disposizione di Miranda, John J. Flynn, ricorre in appello alla Corte Suprema dell’Arizona che conferma la sentenza espressa dal precedente processo. Flynn, però, pur riconoscendo il suo assistito colpevole, costruisce un insolito programma difensivo: Miranda, in pratica, non ha specificatamente richiesto di volere un avvocato, e pertanto le prove raccolte dalla sua confessione fino al processo dovrebbero essere considerate nulle.

Il caso solleva un vespaio legale, e finisce nelle mani della Corte Suprema degli Stati Uniti, che da’ ragione a Flynn. Il 13 giugno 1966 sentenzia che qualsiasi dichiarazione di un accusato (in arresto o in custodia cautelare) sia non valida ai fini di un processo se quest’ultimo non ha compreso che ha il diritto di restare in silenzio e ad un avvocato. Il soggetto, fondamentalmente, deve sempre e comunque dichiarare esplicitamente di aver compreso i propri diritti ed eventualmente il proprio volere di rinunciarvi.

Miranda viene così riprocessato sulla base della nuova decisione, che esclude la confessione ed il riconoscimento da parte della vittima di stupro, e condannato a solo 20 anni sulla base delle altre prove raccolte. Una volta uscito dal carcere, diviene una sorta di celebrità, firmando i Miranda Warning che gli agenti di polizia portano con sé, almeno finché non viene raccolto dalle autorità il 31 gennaio 1976, sdraiato sul pavimento di un locale, ucciso durante una rissa.


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Black Knight – STS088-724

La Stazione Spaziale Internazionale è una delle più grandi imprese del genere umano, e dato che nel 1998 è da poco stata lanciata in orbita, la maggior parte dei componenti non è stata ancora installata. Gli innesti avvengono direttamente nello spazio, e ci si avvale di numerose missioni (l’ultima dovrebbe essere lanciata nel 2024) per portare fin lassù i moduli da impiantare: la STS-88 è la prima missione Space Shuttle di questo genere, e trasporta Unity, da fissare al modulo russo Zarja. Già che si trovano lassù, gli astronauti ne approfittano per fotografare quello che c’è intorno, e tra le varie immagini scattate ne appaiono sei che mostrano senza ombra di dubbio un oggetto non identificato, ribattezzato Black Knight.

Black Knight (cavaliere nero) è il nome di un oggetto spaziale non identificato immortalato durante la missione spaziale STS-88 nel novembre 1998, un enorme ammasso scuro sull’azzurro del nostro pianeta. Al momento della foto si trova al largo delle coste Sudafricane, in posizione 29.3° S, 8.3° E, nello spazio.

 

 

L’oggetto, a prima vista, sembra proprio una nave aliena. Di colore scuro e spigoloso, Black Knight è senza ombra di dubbio un prodotto artificiale. Sta ora capire se a forgiarlo sia stata una mano umana o extraterrestre.

L’esistenza di Black Knight sale alla ribalta nel maggio 2011, quando la NASA, sul sito del Johnson Space Center, annuncia la cancellazione dal portale di alcune foto, tra cui sei, da STS088-724-65 a STS088-724-70, che mostrano qualcosa che non dovrebbe esserci. Una spiegazione la da Clarck McClelland, un dipendente della NASA addestrato alle operazioni spaziali con 34 anni di esperienza alle spalle, in un articolo del 29 luglio 2008, in cui racconta una sua esperienza in prima persona, che va molto più al di là delle semplici fotografie.

Io, Clark C. McClelland, ex astronauta addestrato allo Space Shuttle, ho osservato personalmente un’entità extraterrestre alta 8/9 piedi [circa 2,60 metri] sui monitor video da 27 pollici mentre ero in servizio al Centro di Controllo dei Lanci del Kennedy Space Center. L’alieno era in piedi sulla baia d’attracco dello Space Shuttle, mentre discuteva con DUE astronauti statunitensi! Ho visto sul monitor anche come il velivolo spaziale si fosse stabilizzato con un’orbita sicura verso la parte posteriore delle capsule del motore principale dello Space Shuttle. Ho osservato l’episodio per circa un minuto e sette secondi. Ci ho messo molto per comprendere quello che stavo realmente osservando. UN ALIENO ed una nave spaziale!

Un mio amico tempo dopo mi ha contattato dicendomi di aver visto un alieno di 8/9 piedi DENTRO LO SCOMPARTIMENTO DELL’EQUIPAGGIO DELLO SHUTTLE! Sì, dentro il NOSTRO Shuttle! In ENTRAMBE le missioni ci sono stati dei contatti extraterrestri SEGRETI! – Clarck McClelland, NASA

Le parole di McClelland sembrano inequivocabili, e le foto sembrano dargli ragione: il Black Knight è realmente un velivolo alieno in orbita attorno alla Terra occupato da extraterrestri alleati della NASA.

O forse no.

Che McClelland sia un ex dipendente della NASA, per di più addestrato al volo spaziale, lo dice solo lui. In internet, specialmente tra i crediti del sito della NASA, il suo nome non compare mai, e questo mi sembra molto strano, dato che lo stesso McClelland dichiara di essere stato il responsabile della sicurezza di 650 missioni, tra cui le Apollo, le Mercury, le Space Shuttle e quelle della ISS. Insomma, di certo non l’ultima ruota del carro, anzi, un ruolo molto complesso e di grande responsabilità, però stranamente mai citato da nessuna parte.

Le foto di Black Knight, inoltre, non sono mai state cancellate dell’agenzia statunitense, come sostengono in molti, bensì è semplicemente cambiato l’indirizzo a cui accedere per consultare le relative schede.

Ufficialmente, le sei foto del Black Knight sono solo detriti spaziali. Probabilmente rottami di qualche satellite artificiale generati da un impatto con un micrometeorite. Oppure, se si guarda con più attenzione, potrebbe anche trattarsi di una semplice coperta termica persa durante un’operazione extra veicolare.

 

 

E voi cosa ne pensate? La NASA è davvero in contatto con forme di vita extraterrestri e ci tiene all’oscuro di tutto?

Che cos'è realmente l'oggetto spaziale Black Knight - STS088-724?

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