Archivio mensile: febbraio 2015

Zalgo – H̷̪̯̪̜͍̗͇̃̊̎̓̽E̳̜̼̳̦̍̎ͪͯ̑̚͟ ̳͉C̰̦̏̔ͧ́O͖͇̮͎̘̩̒M̝͖͍̼ͯ̿͑̎̋͠E̢͚̲̿ͯͣͤ͐S̮ͫ̊̓̅ͪ

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Zalgo è una leggenda urbana diffusa su internet che narra di una creatura dissenatrice che giungerà presto tra di noi per portare morte e distruzione nel mondo, al pari del mostro Cthulhu creato dallo scrittore Howard Phillips Lovecraft negli anni ’20. Zalgo è spesso associato ad un testo che si dipana in ogni direzione e foto di persone con gli occhi e la bocca coperti da fitte macchie nere.

Zalgo è stato creato da Goon Shmorky e pubblicato su SomethingAwful il 27 luglio 2004, attraverso delle versioni modificate delle strisce Nancy di Ernie Bushmiller e Archie di Henry Scarpelli e Craig Boldman.

 

Zalgo Nancy

 

Il 22 agosto 2009 Shmorky spiega l’origine di Zalgo in un post sul forum di SomethingAwful.

Mi piace come la gente cerca di figurarsi l’origine del meme senza conoscere da dove viene. È mio. L’ho creato io. Zalgo è qualcosa di orribile. Zalgo è qualcosa che sta arrivando. Presto. Non ha niente a che fare con Lovecraft. Non sono abbastanza nerd per fare questo tipo di citazioni. Vedendo come si sta diffondendo, non credo di creare nuovi sviluppi per Zalgo in futuro (questo almeno vale per me) o forse lo farò quando meno ve lo aspettate. – Goon Shmorky

 

Zalgo Archie

 

Il 2 dicembre 2008 sul blog Grim Reviews iniziano le pubblicazioni di The Zalgo Comic Chronicles, che includono versioni modificate di strisce come Garfield dedicate a Zalgo.

 

Zalgo Garfield

 

HE COMES.

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Candle Cove

Candle Cove è il nome di una creepypasta che narra di un omonimo show televisivo per bambini, andato in onda su un canale statunitense negli anni ’70.

Pubblicato per la prima volta il 15 marzo 2009 dal cartoonista Kris Straub, il 5 giugno 2009 la storia sbarca su Creepypasta.com, ricevendo una valutazione di 9,2/10 e centinaia di commenti, ed in seguito su 4chan e Reddit. Il racconto sembra tratto da uno show televisivo realmente andato in onda a Ironton, Ohio, USA, dal titolo Pirate Place, ispirato al libro del 1767 The Nickerbocker’s Tale di autore anonimo, probabilmente Collin Caulkry. La storia è narrata come una lunga chat a cui partecipano numerosi utenti che cercano di ricostruire, attraverso i ricordi dell’infanzia, le avventure della piccola Janice e della sua banda di amici immaginari che popolano Candle Cove. Con lo scorrere dei messaggi, la verità dietro il macabro show viene infine alla luce, rivelando quello che si nasconde dietro i ghignanti e grotteschi sorrisi dei protagonisti.

Buona lettura.

 

Candle Cove

 

Candle Cove

NetNostalgia Forum – Televisioni (locali)

Skyshale033
Subject: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Ragazzi, qualcuno si ricorda questo show per bambini? Si chiamava Candle Cove e quando andava in onda avevo all’incirca 6 o 7 anni. Non ho trovato alcuna notizia in giro, così sono giunto alla conclusione che doveva essere andato in onda su un canale locale intorno al 1971 o al 1972. Al tempo vivevo ad Ironton. Non mi ricordo su quale canale veniva trasmesso, però ricordo che andava in onda in un orario inconsueto, tipo le 16:00.

 

mike_painter65
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
mi sembra familiare…..sono cresciuto fuori ashland, e nel ’72 avevo 9 anni. candle cove…ma per caso parlava di pirati? mi ricordo il pupazzo di un pirata all’entrata di una caverna che parlava con una bambina

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
SÌ! Bene, allora non sono pazzo! Mi ricordo di Percy il Pirata. Ne ero in qualche modo terrorizzato. Sembrava essere fatto di pezzi presi da altri pupazzi, una roba a basso budget. La testa era quella di una vecchia bambola di porcellana, che non c’entrava niente col resto del corpo. Non mi ricordo su che canale lo trasmettevano! Comunque non penso che andasse in onda su WTSF.

 

Jaren_2005
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Mi spiace riaprire questa vecchia discussione ma mi ricordo perfettamente dello show di cui parli, Skyshale. Mi sembra che Candle Cove sia andato in onda giusto per un paio di mesi nel ’71, non nel ’72. Avevo 12 anni e l’ho visto qualche volta con mio fratello. Veniva trasmesso sul 58, qualunque canale fosse. Mia madre mi lasciava cambiare canale subito dopo il telegiornale. Vediamo quello che mi riesco a ricordare.

La storia era ambientata a Candle Cove, e parlava di una bambina che immaginava di essere amica con dei pirati. La nave pirata si chiamava Cepporidente, e Percy il Pirata non era poi un gran corsaro perché si spaventava per un nonnulla. Ricordo che c’era sempre la tipica musica pirata. Non mi ricordo il nome della bambina. Era Janice o Jade o qualcosa del genere. Mi pare che fosse Janice.

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Sei grande Jaren!!! Mi sono ricordato tutto quando hai menzionato la Cepporidente ed il canale 58. Mi ricordo che la polena della nave era una grossa faccia di legno sorridente, con la mascella sotto il pelo dell’acqua. Sembrava quasi ingoiare il mare e aveva quella terribile voce sibilante alla Ed Wynn anche quando rideva. Ricordo sopratutto quant’era fastidioso quando cambiava dal modello di legno e plastica, alla versione pupazzo con la testa che parlava.

 

mike_painter65
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
ha ha lo ricordo anch’io adesso. 😉 skyshale ti ricordi questa parte: “devi..entrare…LÌ DENTRO.”

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Cavolo mike, mi hai fatto rabbrividire leggendo il tuo post. Lo ricordo benissimo. Era la frase che la nave diceva sempre a Percy quando c’era un posto pauroso in cui entrare, tipo una grotta oppure una stanza buia dove di solito si trovava il tesoro. E la ripresa si avvicinava alla faccia di Cepporidente tra una parola e l’altra. DEVI… ENTRARE… LÌ DENTRO. Con entrambi gli occhi di traverso, la schiuma alla bocca e il filo da pesca che la faceva aprire e chiudere. Cavolo. Era proprio fatto male e scadente.

Ragazzi, vi ricordate il cattivo? La sua faccia era fatta solo da dei baffi sopra una fila di denti lunghi e stretti.

 

kevin_hart
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
ve lo giuro, davvero ho sempre pensato che il cattivo fosse Percy il Pirata. avevo all’incirca 5 anni quando mandavano in onda questa trasmissione. benzina per gli incubi.

 

Jaren_2005
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
No, il pupazzo coi baffi non era mica il cattivo. Era Horace l’Orribile, il braccio destro del vero cattivo. Aveva anche un monocolo, in cima ai baffi. Ho sempre pensato che voleva significare che aveva un occhio solo.

Ad ogni modo, il cattivo era un’altra marionetta. Lo Strappa-Pelle. Non riesco a credere che ci lasciassero guardare una cosa simile, a quei tempi.

 

kevin_hart
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
cazzo, lo strappa pelle. che cavolo di programma guardavamo, da bambini? proprio non riuscivo a guardare lo schermo, quando saltava fuori lo strappa pelle. scendeva giù all’improvviso dal nulla legato ai suoi fili, uno sporco scheletro che indossava un cappello ed una tunica marroni. ed i suoi occhi vitrei erano troppo grossi rispetto al teschio. porca puttana.

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Sbaglio o tunica e cappello sembravano cuciti a caso? Cosa doveva essere quella, pelle di bambino??

 

mike_painter65
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
mi sa proprio di sì. mi ricordo che la sua bocca non è che si apriva e chiudeva, la sua mascella slittava solo a destra e a manca. mi ricordo che la bambina che chiedeva “come mai la tua bocca si muove in quel modo” e lo strappa-pelle non guardava la ragazzina ma la telecamera e diceva “PER MACINARTI LA PELLE”

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Mi sento sollevato a sapere che altre persone si ricordano di questa terribile trasmissione!

Ho un ricordo bruttissimo di quand’ero piccolo, un incubo in cui sentivo terminare la sigla iniziale del programma, che dopo una dissolvenza in nero riprendeva, e tutti i personaggi erano lì, ma la ripresa tagliava direttamente su ognuna delle loro facce e loro non facevano altro che urlare, i pupazzi si muovevano come colti da epilessia e continuavano ad urlare ed urlare. C’era anche la bambina, che piangeva e si lamentava come se avesse assistito alla scena per ore. Mi sono svegliato più volte a causa di quell’incubo. Ricordo che spesso bagnavo il letto.

 

kevin_hart
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
non penso che fosse un sogno. me lo ricordo. ricordo bene che quello era un episodio.

 

Skyshale033
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
No no no, non è possibile. Non c’erano una storia o roba del genere, intendo che se ne stavano là a piangere ed urlare per tutto lo show.

 

kevin_hart
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
forse la memoria mi gioca brutti scherzi dopo aver letto il tuo post, ma giuro che mi ricordo d’aver visto tutto ciò che hai descritto. urlavano e basta.

 

Jaren_2005
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
Cavolo. Sì. La bambina, Janice, ricordo di averla vista tremare. E lo Strappa-Pelle urlava digrignando i denti, la sua mascella strideva così velocemente che pensavo si sarebbe rotta da un momento all’altro. Ho spento subito il televisore ed è stata l’ultima volta che l’ho guardato. Sono corsa a dire tutto a mio fratello e non abbiamo avuto il coraggio di riaccendere la tv.

 

mike_painter65
Subject: Re: Show su tv locale per bambini Candle Cove?
oggi sono andato a trovare mia madre in ospedale. le ho chiesto di quando ero piccolo nei lontani anni ’70, quando avevo 8 o 9 anni e se si ricordava di uno show per bambini, candle cove. mi ha detto che era sorpresa che mi ricordassi ancora quel programma così le ho chiesto il perché, così mi ha risposto “perché ho sempre pensato fosse strano quando mi dicevi ‘mamma vado a guardare candle cove’ e subito accendevi il televisore su un canale che trasmetteva solo scariche statiche e restavi a fissarle per 30 minuti. avevi una grossa immaginazione col tuo piccolo spettacolo sui pirati.”

 

Scariche statiche

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Polybius

Polybius è un videogioco arcade protagonista di quella che è forse una leggenda metropolitana, capace di provocare incubi, tremori, epilessie e persino perdita di memorie agli incauti giocatori che si avventurano tra i suoi livelli.

Il gioco viene rilasciato nel 1981 e spopola letteralmente nelle sale giochi degli Stati Uniti: ogni giorno centinaia di ragazzi fanno a gara per garantirsi un posto davanti allo schermo del cabinato, e non è raro trovare i più accaniti di questi in mezzo a vere e proprie risse per vedere i propri spiccioli mangiati dal videogame. La storia racconta che il cabinato fa la sua prima apparizione a Portland, Oregon, USA, dove diviene ben presto celebre tra i giovani del luogo. Il gioco è molto divertente, col suo ritmo veloce e frenetico. Ogni tanto la lunga coda di ragazzi in attesa davanti allo schermo viene spezzata dall’arrivo di strani uomini in nero, che armeggiano con la macchina nell’intento di collezionare alcuni dati, forse per verificare gli effetti eccitatori del titolo. Amnesia, insonnia, stress, incubi notturni e forti cefalee sono solo alcuni dei sintomi dichiarati da chi ha provato il gioco almeno una volta, simili agli effetti di un’astinenza prolungata da droghe. Nelle schermate iniziali, inoltre, è possibile inserire un codice d’accesso, 35 34 31 54 12 24 45 43, che permette l’accesso a funzioni speciali in grado di provocare forti reazioni nei giocatori. Circa un mese dopo l’installazione, tutti i cabinati presenti saranno smantellati, senza lasciare alcuna traccia.

La prima fonte documentata di Polybius viene pubblicata dal sito Coinop.org il 3 agosto 1998, in cui il gioco viene descritto così:

È strano a guardarsi, sembra qualcosa di astratto, con un’azione frenetica e qualche sezione puzzle.

Nel 2011 un anonimo giura di aver riconosciuto un cabinato di Polybius “dal nome sulla fiancata di qualcosa che assomiglia ad un vecchio gioco di Pac-Man” in un magazzino nei pressi d Newport, Oregon, USA.

Attualmente sono in pochi a credere all’esistenza di Polybius, ma qualcuno sussurra sottovoce che si sia trattato di un esperimento di condizionamento mentale del governo degli Stati Uniti, pronto a raccogliere dati in previsione di un nuovo conflitto mondiale. La verità che si nasconde dietro la scritta all’inizio del gioco “(C) 1981 Sinneslöschen Inc” resta tuttora un mistero.

Insert coin.

 

 

Non esistono versioni ufficiali di Polybius in giro, ma è possibile comunque provare il gioco riprodotto da alcuni amatori sulla base delle dichiarazioni fatte da chi ha provato sulla propria pelle quello originale. Il sito di riferimento è quello di Sinnesloschen.

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D&R: Perché si dice “vedere i sorci verdi”?

Vi hanno mai fatto vedere i sorci verdi? Quando qualcuno vi vuol far vedere i sorci verdi, di sicuro state per passare un brutto quarto d’ora. Ma qual è l’origine di questa frase?

Tre topi verdi sono lo stemma della 205ª Squadriglia da Bombardamento “Sorci Verdi” della Regia Aeronautica del Regno d’Italia, presenti su ogni fusoliera dei suoi aerei. Nel 1936 la 205ª è la prima al mondo a ricevere i Savoia-Marchetti S.M.79, aerei trimotori di nuova concezione. Poco prima della consegna dei mezzi, il comandante, fiducioso della loro potenza, afferma che farà vedere ai nemici “i sorci verdi”: da qui il nome della squadriglia. La Sorci Verdi diventa famosa nell’agosto del 1937 conquistando i primi tre posti della Istres-Damasco-Le Bourget e nella trasvolata atlantica Guidonia-Dakar-Rio de Janeiro. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale la squadriglia viene impiegata al meglio durante diverse operazioni di bombardamento: vedere sulla fusoliera dei sorci verdi presagiva un imminente pioggia di bombe.

 

12° Stormo Sorci Verdi

 

La fama della Sorci Verdi si infrange contro il 20° Gruppo caccia del 51° Stormo: il 20° gruppo ha da poco adottato i nuovi monoplani Fiat G.50 quando batte la Sorci Verdi in un’esercitazione. L’entusiasmo è così grande che il 20° Gruppo adotta come stemma un gatto nero che artiglia tre topolini verdi – palese commemorazione della vittoria contro i colleghi della 205ª. La Sorci Verdi non gradisce molto il gesto, e ridipinge i propri stemmi ricolorando i topolini in grigio, prima di tornare verdi qualche anno dopo. Il 20° Gruppo invece, dopo essere stato sciolto e ricostituito, acquista la sua attuale denominazione di “Gatti Neri”.

 

51° Stormo Gatti Neri

 

Sebbene il modo di dire abbia raggiunto la notorietà grazie alla 205ª, in realtà la genesi dell’espressione vedere i sorci verdi si perde nella notte dei tempi, perché già presente nel libro tedesco sul dialetto romanesco Romanische Forschungen: Organ für romanische Sprachen, Volks-und Literaturen del 1901.

 


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D&R: Quant’è sicura la mia password?

Affidiamo la nostra vita alle password: caricare foto su Facebook, postare su Twitter, leggere le email su Gmail, controllare online in nostro conto bancario o per prenotare gli esami all’università. Ma quanto è inviolabile la nostra password?

La password perfetta non esiste, ma bastano solo cinque minuti per rendere l’accesso ad un sito inviolabile per miliardi di anni. In occasione del Safer Internet Day 2015, vi propongo un piccolo tool per generare password casuali e uno per verificare quanto ci vorrebbe per bucare la vostra password.

 

Password Day 2014

 

Generatore di password

Vi basta scegliere la lunghezza e cliccare su Genera.

 

In quanto tempo è bucabile una password

Ecco un modo per verificare in quanto tempo è idealmente possibile bucare una password. Il calcolo si basa su dati di ElcomSoft Distributed Password Recovery, applicati attaccando una password di Windows Vista con una scheda grafica di fascia alta

 

 

Come creare una password complessa

Rendiamo difficile la vita ai criminali informatici con pochi e semplici accorgimenti.

  • Usare una password di almeno otto caratteri.
  • Usare password diverse per ogni servizio a cui si è iscritti.
  • Modificare spesso le password.
  • Inserire nelle password caratteri inusuali, come punti interrogativi o caratteri accentati.
  • Non usare nomi o date comuni, come ad esempio quello di un figlio o l’anniversario di matrimonio.
  • Non inserire più lettere uguali di seguito.

 

Cybercrime Report

 

Questi tool non garantiscono l’effettiva sicurezza della password; la Bottega del Mistero non conserva le informazioni immesse in questi tool, poiché la password inserita viene controllata e convalidata sul vostro computer senza trasmissione in internet; questi tool sono solo per un semplice riferimento personale. Maggiori informazioni sulla creazione di una password migliore si possono trovare su Password Day 2014 di Intel e Controlla la tua password di Microsoft.

 

Quanto è sicura la tua password?

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Safer Internet Day 2015 #SID2015

Oggi 10 febbraio 2015 si celebra in tutto il mondo il Safer Internet Day, una giornata dedicata alla sicurezza in rete di tutti, ma in special modo per i ragazzi, sensibilizzandoli ad un uso corretto, intelligente e consapevole di internet.

Il motto dell’edizione di quest’anno è creiamo insieme un internet migliore ed invita alla collaborazione di tutti, dai singoli utenti alle multinazionali che in un modo o nell’altro sono attive online, a costruire un web più a misura d’uomo, più sicuro e più divertente da scoprire. In Italia la manifestazione principale è una vita da social, organizzata dalla Polizia di Stato con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza ed il supporto di Google.

Il più grande motore di ricerca del mondo ha stilato una serie di consigli utili per migliorare la sicurezza di tutti, piccoli gesti quotidiani che però assumono grande importanza.

Quant’è sicura la vostra password? Scopritelo nell’articolo qui sulla Bottega del Mistero!

 

 

 

Google verifica in due passaggi

 

Il decalogo per tutta la famiglia

  1. Parla con la tua famiglia della sicurezza online, definendo in modo chiaro le regole e le aspettative per quanto riguarda la tecnologia, nonché le conseguenze in caso di utilizzo improprio.
  2. Utilizzate insieme la tecnologia: è un buon modo di educare alla sicurezza online e crea opportunità per affrontare gli argomenti legati alla sicurezza con la tua famiglia man mano che se ne presenta l’occasione.
  3. Discuti dei siti e dei servizi online. Parla con i tuoi familiari dei tipi di siti che preferiscono visitare e di ciò che è appropriato per ciascun membro della famiglia.
  4. Proteggi le password. Aiuta i tuoi familiari a capire come impostare password sicure online. Ricorda loro di non divulgare le password, tranne magari a un adulto fidato, ad esempio un genitore. E assicurati che si ricordino sempre di uscire dai propri account online quando utilizzano computer pubblici a scuola, in un internet point o in biblioteca.
  5. Utilizza le impostazioni di privacy e i controlli di condivisione. Esistono molti siti per condividere opinioni, foto, video, aggiornamenti di stato e non solo. Molti di questi servizi offrono controlli e impostazioni di privacy che ti aiutano a decidere chi può vedere i tuoi contenuti prima di pubblicarli. Parla con i tuoi familiari di ciò che è opportuno o meno condividere pubblicamente e aiutali a rispettare la privacy degli altri non divulgando i dati personali di familiari e amici e non identificando gli utenti per nome nei contenuti condivisi pubblicamente.
  6. Educa la tua famiglia a comunicare in modo responsabile. Ecco una buona regola pratica: se una cosa ti sembra inappropriata da dire di persona, non inviarla tramite SMS, email, chat e non pubblicarla come commento sulla pagina di un utente. Discuti di come ciò che dici online potrebbe fare sentire gli altri e individua linee guida per la tua famiglia su quale tipo di comunicazione è appropriato.
  7. Controlla i limiti di età. Molti servizi online, tra cui Google, prevedono limiti di età che definiscono chi può usufruire dei relativi servizi. Ad esempio, devi rispettare requisiti d’età per disporre di un account Google, mentre l’utilizzo di alcuni prodotti Google è limitato agli utenti dai 18 anni in su. Controlla sempre i termini e le condizioni di utilizzo di un sito web prima di consentire ai tuoi figli di creare un nuovo account e chiarisci con loro le eventuali regole della tua famiglia per quanto riguarda i siti e i servizi che possono utilizzare.
  8. Confrontati con altri adulti. Estendi la conversazione ad amici, insegnanti, consulenti, educatori e alla tua famiglia allargata. Genitori e professionisti che lavorano a contatto con i ragazzi possono essere un’utile risorsa per aiutarti a decidere ciò che è giusto per la tua famiglia, soprattutto se hai a che fare con un’area tecnologica con cui hai poca confidenza.
  9. Proteggi il tuo computer e la tua identità. Utilizza un software antivirus e aggiornalo regolarmente, a meno che non utilizzi un Chromebook, che non ha bisogno di antivirus. Discuti con i tuoi familiari dei tipi di informazioni personali (come il codice fiscale, il numero di telefono o l’indirizzo di casa) che non è opportuno pubblicare online. E insegna loro a non accettare file o aprire allegati email provenienti da sconosciuti.
  10. Sii costante. La sicurezza non è statica: la tecnologia è in costante evoluzione, così come le esigenze della tua famiglia. Assicurati di instaurare un dialogo costante.

 

Sette regole per gli account Google

  1. Proteggi le tue password. Le password sono la prima linea di difesa contro i criminali informatici. È fondamentale scegliere password sicure che siano diverse per ogni tuo account ed è buona prassi aggiornarle regolarmente. Altrimenti… è come se usassi la stessa chiave per chiudere le porte di casa, dell’auto e dell’ufficio: se un criminale riesce ad accedere a una, sono tutte compromesse!
  2. Esegui l’accesso e disconnettiti. Accedere al tuo account Google è facile e utile, ma devi anche sapere quando è importante uscire dall’account. Quando utilizzi computer pubblici, ad esempio di un internet point o di una biblioteca infatti, anche dopo avere chiuso il browser, potresti essere ancora collegato ai servizi che hai utilizzato. Di conseguenza, quando utilizzi un computer pubblico dovresti assicurarti di uscire dall’account facendo clic sulla foto o sull’indirizzo email dell’account nell’angolo in alto a destra e selezionando Esci.
  3. Usa la verifica in due passaggi. Utilizza la verifica in due passaggi, che aggiunge un ulteriore livello di sicurezza al tuo account Google, riducendo drasticamente le possibilità di furto dei tuoi dati personali contenuti nell’account. Per penetrare in un account che ha la verifica in due passaggi, i malintenzionati non dovranno solo conoscere nome utente e password, ma dovranno anche avere tra le mani il tuo telefono.
  4. Controlla le impostazioni di Gmail. Se utilizzi Gmail, puoi adottare delle misure specifiche per assicurarti che il tuo account sia protetto. Per farlo, apri la scheda Impostazioni in Gmail e controlla le impostazioni di inoltro e delega che concedono l’accesso al tuo account ad altre persone per verificare che le tue email vengano indirizzate correttamente.
  5. Utilizza reti sicure. Presta la massima attenzione ogni volta che vai online utilizzando una rete che non conosci: il provider potrebbe monitorare tutto il traffico sulla sua rete, inclusi i tuoi dati personali. Se, invece, utilizzi un servizio che crittografa la tua connessione al servizio web, potrebbe essere molto più difficile per qualcuno spiare la tua attività. Come impostazione predefinita, crittografiamo la connessione Gmail tra il tuo computer e Google per cercare di proteggere la tua attività su Google da occhi indiscreti.
  6. Blocca lo schermo o il dispositivo. Non usciresti mai di casa lasciando la porta aperta, vero? Lo stesso principio vale per i dispositivi che utilizzi. Dovresti sempre bloccare lo schermo quando hai finito di utilizzare il computer, il laptop o il telefono. Per maggiore sicurezza dovresti anche impostare il blocco automatico del dispositivo quando entra in stand-by. Questo è particolarmente importante per cellulari e tablet.
  7. Tieni al sicuro il dispositivo. Esistono alcuni segnali comuni da cui puoi capire che il tuo dispositivo potrebbe essere stato infettato da malware (ovvero software dannoso ideato per danneggiare il tuo dispositivo o la tua rete). Puoi proteggerti anche da questo con alcune importanti precauzioni: tieni aggiornati il browser e il sistema operativo; controlla sempre ciò su cui fai clic o ciò che scarichi, come musica, film, file, plug-in o componenti aggiuntivi per il browser; quando installi applicazioni software, assicurati di installarle da fonti attendibili.

 

Infografica interazioni sessuali adulti adolescenti internet

 

Internet e pedofilia

In un rapporto del 2014 stilato da Save the Children risulta che un italiano su tre ritiene accettabile intrecciare un rapporto virtuale o fisico con un minore. Il 28% degli adulti ha tra i propri contatti giovani che non conosce personalmente; il 37% vorrebbe un rapporto di amicizia o d’amore con un minorenne; circa il 10% pensa che in un rapporto pedofilo online l’iniziativa parta dal minore; circa l’1% è convinto che un’esperienza sessuale tra un adulto e un minore sia un’occasione utile di apprendimento per l’adolescente.

Nella nostra esperienza di lavoro sul campo coi ragazzi, veniamo spesso a conoscenza di tentativi di interazione da parte di un adulto con un minore, uno dei motivi che ci ha spinto ad indagare in profondità il fenomeno dell’incontro a sfondo sessuale tra giovani e adulti, anche attraverso le nuove tecnologie. Ma non ci aspettavamo un grado di tolleranza così alto dei rapporti da parte l’opinione pubblica che, a nostro avviso, prelude ad un’accettazione di una deresponsabilizzazione e di un disimpegno degli adulti rispetto al loro ruolo nei confronti degli adolescenti. Ci rivolgiamo dunque alla società civile, così come a tutti gli attori coinvolti: gli adulti tutti, gli adolescenti, i media, le istituzioni e gli organi di controllo al fine di innescare un dibattito continuativo sul ruolo educativo e sulle responsabilità degli adulti in genere, che siano o meno genitori, nei confronti degli adolescenti. – Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children

 

Generazioni Connesse

 

Per maggiori informazioni sulla sicurezza dei minori online, è attivo il sito Generazioni Connesse, gestito da Save the Children.

 

 

Sesso con un minore consenziente. È giusto oppure no?

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I cinque bambini scomparsi della famiglia Sodder

Quanto dolore può sopportare una madre? Una madre che fino all’istante della sua morte non saprà mai la fine che hanno fatto i suoi figli. Questa è la storia della famiglia Sodder, e dei loro bambini misteriosamente scomparsi nel nulla durante un incendio.

Siamo a Fayetteville, una cittadina del West Virginia, USA, la notte della vigilia di Natale 1945. I Sodder sono una famiglia numerosa, di origini italiane, composta da George e Jennie ed i loro dieci figli, che vanno dai 3 ai 23 anni. Una grande famiglia organizzatissima, così composta:

  • papà George, trasportatore di carbone impiegato nelle miniere vicino Fayetteville
  • mamma Jennie, instancabile massaia
  • Joe, arruolato nell’esercito e non ancora tornato a casa
  • John, 23 anni, minatore
  • Marian, 17 anni, commessa
  • George Jr, 16 anni, minatore
  • Maurice, 14 anni
  • Martha, 12 anni
  • Louis, 9 anni (ne compirà 10 a Natale)
  • Jennie, 8 anni
  • Betty, 5 anni
  • Sylvia, 3 anni

In casa si respira aria di Natale, ma lì fuori è un brutto mondo, appena uscito dalla Seconda Guerra Mondiale, che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morte e devastazione. Non a Fayetteville, dove le miniere di carbone non si sono mai fermate, e hanno garantito alla popolazione della cittadina americana di sopravvivere più o meno indenne al progressivo imbrutirsi del conflitto. Certo, si tratta pur sempre di un lavoro massacrante, sottopagato, col rischio di morire come topi ogni giorno, ma è comunque un lavoro che George, con i due figli John e George Jr, esegue con perizia e dedizione.

Arriva finalmente la sera, e mentre il padre ed i figli maggiori non vorrebbero fare altro che buttarsi a letto, Marian ha portato ai fratellini un bel po’ di giocattoli, che ovviamente i piccoli Sodder accettano con grande entusiasmo. Alla fine mamma Jennie arriva ad un compresso: i bambini potranno restare alzati fino a tardi solo se poi metteranno tutto in ordine. Distrutti dai giochi finalmente anche loro si appisolano, e tutti possono andare a dormire, gettandosi lentamente tra le braccia di Morfeo.

Finché non squilla il telefono.

Poco dopo mezzanotte il telefono al pianterreno squilla febbrilmente. La signora Sodder scende a rispondere, e dall’altro capo del filo c’è una donna che chiede di un uomo che Jennie non conosce. Resta un po’ allibita, e spiega alla donna che probabilmente ha sbagliato numero. Per tutta risposta, dal telefono arriva una risata agghiacciante. Poi tutto tace. Solo uno stupido scherzo, pensa Jennie, e se ne torna a dormire.

Mentre fa per risalire, però, si accorge che le imposte non sono chiuse, e attraverso di esse nota che la luce all’ingresso è ancora accesa. Anche la porta non è chiusa a chiave. Va bene, è stata una giornata movimentata, probabilmente i bambini non hanno rimesso proprio tutto in ordine, ma è una cosa da niente. Imposte chiuse, luce spenta, porta sigillata, finalmente la signora Sodder può andarsene a letto serena. Poi, un rumore secco sul tetto.

Sembra come se qualcosa abbia colpito in pieno il tetto della casa e fosse rotolato giù, come se un uccello, un grosso uccello, ci sia sbattuto contro e fosse svenuto cadendo di sotto. Jennie resta qualche secondo immobile, con i sensi all’erta, ma non succede niente. Sarà stato di certo un brutto tiro del sonno che avanza, meglio tornarsene a dormire. Non è passato molto tempo, l’orologio segna 01:30, e la signora Sodder si risveglia di soprassalto. Sente un odore forte, pungente, acre, come qualcosa di bruciato.

La casa sta andando a fuoco.

Jennie sveglia il marito ed insieme radunano in fretta e furia i figli. John e George Jr sono i primi ad uscire fuori, seguiti da Marian con la piccola Sylvia in braccio, ed infine i genitori. George si rende subito conto che mancano all’appello cinque bambini, e le fiamme stanno divorando velocemente la casa.

Bisogna fare qualcosa, e farla in fretta.

George tenta di rientrare in casa, ma la porta principale è lambita dalle fiamme. Allora spacca un vetro al pian terreno, ferendosi al braccio, ma al di là del fumo tutto è in preda al fuoco, e non è possibile passarci attraverso. Prova a liberare la porta gettandoci sopra un barile d’acqua piovana, ma il freddo dell’inverno ha congelato tutto, rendendo ogni suo sforzo inutile. Il tempo scorre inesorabile. Il signor Sodder si ricorda di avere una scala lì vicino, e potrebbe usarla per salire direttamente al primo piano. Solo che la scala non c’è, è sparita nel nulla. Si aggrappa con tutte le sue forze ad un disperato tentativo di scalare la casa a mani nude, ma inutilmente. C’è ancora una cosa che potrebbe tentare: usare il camion che usa per il trasporto del carbone come base d’appoggio, ma la temperatura è troppo rigida, ed il furgone non ne vuole sapere di partire.

Marian intanto corre dai vicini per chiamare i vigili del fuoco, ma i pompieri hanno difficoltà a capire dove si trova la loro casa. Arrivano alle 08:00 del mattino, ma la casa si è sbriciolata tra le fiamme in meno di 45 minuti. Non c’è più niente da fare.

La polizia arriva sul luogo dell’incendio, ed in due ore conclude che sia stato scatenato da un corto circuito. George però non accetta questa ipotesi, perché l’impianto è stato rimesso a nuovo da poco, e quando le fiamme hanno cominciato a divampare le luci in casa erano ancora accese. Il filo del telefono, poi, è stato reciso di netto, per evitare di chiamare i soccorsi. Ma com’è possibile, se solo un’ora prima dell’incendio la signora Sodder ha risposto ad una telefonata?

I misteri, purtroppo, non si estinguono con l’incendio: i corpi dei cinque piccoli Sodder non si trovano da nessuna parte. Non possono essersi salvati, è impossibile. Ma se sono morti tra le fiamme i loro corpi dovrebbero essere lì, o almeno quello che ne resta. Invece niente, svaniti nel nulla.

La polizia non si occupa granché del caso, ed i bambini vengono dichiarati ufficialmente morti.

 

 

George e Jennie non credono alla storia dei corpi distrutti completamente dalle fiamme, e tentano di tutto per portare alla luce la realtà. Poco tempo dopo, un’altra casa vicino a quella dei Sodder va a fuoco, e tra le macerie vengono rinvenuti sette scheletri: per Jennie è la prova che sia impossibile che i loro bambini siano davvero morti nell’incendio.

Nel 1949 George, con una squadra di volontari, setaccia la sua proprietà palmo a palmo, rinvenendo pezzi di ossa umane ed organi. Analizzati in laboratorio, gli organi vengono etichettati come semplici fegati di manzo, gettati intorno alla casa dei Sodder per gettare discredito sulla polizia locale. Le ossa, invece, appartengono alle vertebre e a due piccoli pezzi della mano di un bambino. Un esperto afferma che potrebbero appartenere ad un individuo di 14 o 15 anni, più o meno dell’età di Maurice. Anni dopo un altro esperto forense dichiarerà che le ossa non presentano segni di bruciature ed appartengono ad un individuo tra i 16 ed i 22 anni. Probabilmente sono state sottratte dal vicino cimitero e nascoste nel terreno dei Sodder, ma non ci sono spiegazioni per un simile gesto.

Nel 1951 i Sodder comprano un enorme cartellone alle porte della città con le foto dei loro bambini scomparsi, offrendo un premio in denaro di $ 5.000 (una cifra davvero ragguardevole per l’epoca) per chiunque sia in grado di svelare il mistero. Qualche anno dopo, non ricevendo risposte utili alle indagini, il premio verrà alzato a $ 10.000, anche stavolta senza nessun riscontro.

 

Sodder

 

Avvistamenti

Un autista di autobus dichiara di aver visto nei pressi della casa dei Sodder delle palle di fuoco poco prima che l’incendio avvampasse. Le sue dichiarazioni verranno sostenute dal ritrovamento, la primavera successiva, di un piccolo guscio verde simile a quello utilizzato per la costruzione delle bombe al napalm.

Una donna giura di aver visto i cinque bambini scomparsi in un’auto che si allontanava dal luogo dell’incendio, mentre questo era in corso.

La proprietaria di un bar segnala di aver visto i piccoli Sodder la mattina dopo la loro scomparsa, nel suo locale a 50 miglia ad ovest di Fayetteville. I bambini, dopo aver fatto colazione, sarebbero saliti su un’auto con una targa della Florida.

Una donna dichiara di aver visto quattro dei cinque bambini nel suo hotel di Charleston, in South Carolina. Erano accompagnati da due uomini e due donne che le negano ferocemente di parlare con i piccoli. Il gruppo parlava in italiano e si fermò solo per la notte.

 

Sospetti

Uno strano individuo viene fermato per aver rubato la scala dal garage e probabilmente, con l’intenzione di tagliare i fili dell’elettricità per non farsi scoprire, ha tagliato per sbaglio i fili del telefono. La scala viene rinvenuta poco distante dalla casa dei Sodder, lungo l’argine di un fiume. L’uomo non verrà mai indagato, se non per furto. Nessuno verrà mai indagato di niente.

 

Teorie

La teoria più accreditata è che si sia trattato di un rapimento. In molti credono che a Fayetteville vi sia una vera e propria tratta dei bambini, sulla quale la polizia locale corrotta chiude un occhio. Un paio di mesi prima dell’incendio, un uomo di Fayetteville si presenta dai Sodder per vendergli una polizza sulla vita. Al rifiuto della coppia, l’individuo li mette in guardia: se non firmano la loro casa verrà data alle fiamme ed i loro bambini scompariranno nel nulla. Lo stesso uomo farà parte della commissione che dichiarerà l’incendio accidentale.

Alcuni investigatori fanno notare che il signor Sodder è attivo nel trasporto del carbone, un business che da sempre fa gola alla mafia. Molti pensano che sia stata la mafia a rapire i bambini e a trasferirli in Sicilia. Il cognome originale dei Sodder è in realtà l’italiano Soddu, presente sopratutto in Sardegna, ed una famiglia con lo stesso cognome abita a Cinisi, in provincia di Palermo, in Italia.

C’è la possibilità che i bambini siano realmente periti nell’incendio, ma è praticamente impossibile che il fuoco li abbia divorati completamente in meno di un’ora.

 

Il caso Louis Sodder

Nel 1967 un detective scrive un articolo sulla storia dei Sodder. Qualche mese dopo George e Jennie ricevono una foto nella loro cassetta postale: da un lato c’è il volto di un giovane, dalla fisionomia siciliana, e sul retro un messaggio scritto a mano.

Louis Sodder. I love brother Frankie. Ilil Boys. A90135

Probabilmente si tratta di uno scherzo di pessimo gusto, ma mamma e papà Sodder credono fermamente che quello ritratto nella foto sia davvero il loro piccolo Louis, oramai cresciuto. Viene assunto un investigatore privato che cerca di trovare l’origine della foto, ma di lui si perderanno le tracce. Un altro mistero che si va ad aggiungere a questa inquietante storia. Ad oggi l’identità dell’uomo nella foto è sconosciuta, così come il significato della frase. L’unico indizio è quel codice, 90135, che corrisponde al Codice di Avviamento Postale di Palermo, in Italia.

 

Louis Sodder

 

Il mistero rimane

George Sodder muore nel 1969, mentre la moglie Jennie si spegne nel 1989, senza conoscere la verità dietro la scomparsa dei loro figli. Cinque bambini sono scomparsi nel nulla, forse con il silenzio della polizia comprato dalla mafia. Un altro mistero che probabilmente non avrà mai una soluzione. Ad imperitura memoria della tragedia che ha colpito la famiglia Sodder, è stata innalzata una grande lapide, su cui troneggiano a chiare lettere le ultime volontà di George e Jennie.

DOPO TRENT’ANNI NON È TROPPO TARDI PER INVESTIGARE

La vigilia di Natale del 1945 la nostra casa è stata distrutta da un incendio e cinque dei nostri figli, dai 5 ai 14 anni, sono stati rapiti. Gli ufficiali di polizia hanno imputato le fiamme ad un corto circuito, anche se le luci erano ancora accese dopo che l’incendio era divampato.

L’inchiesta ufficiale afferma che i bambini sono morti tra le fiamme anche se le ossa o altri resti non sono mai state ritrovati e non c’era odore di carne bruciata né durante né dopo l’incendio.

In che modo gli agenti di polizia erano coinvolti? Cosa li ha spinti a farci soffrire questa ingiustizia per tutti questi anni? Per quale motivo non ci rivelano la verità e ci costringono ad accettare queste menzogne?

* La sesta foto ci è stata inviata nel 1967, e mostra Louis che ora si trova in un’altra nazione.

 

Quale è stato il destino dei cinque bambini della famiglia Sodder?

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Un cadavere su Google Maps

Google Maps ha reso il mondo un po’ più piccolo e, nel bene o nel male, più a misura d’uomo. Dal nostro cellulare possiamo così ammirare luoghi curiosi come l’isola dei gatti o il luogo più remoto del pianeta, oppure di assistere ad un omicidio.

 

Cadavere Google Maps

 

Se si digitano su Google Maps le coordinate 52.376552, 5.198303 ci si ritrova nei Paesi Bassi, nel Koningin Beatrixpark di Almere, dove su un piccolo pontile in legno c’è una lunga scia color rubino: quello a cui stiamo assistendo attoniti è senza ombra di dubbio il tentativo di un assassino di sbarazzarsi di un corpo, gettandolo nel fiume del parco.

Ma chi è quest’uomo? Un assassino seriale, che al pari di Dexter dell’omonima serie televisiva affida alle acque i cadaveri di altri serial killer, oppure un marito geloso che trasporta le spoglie della moglie? E noi che fissiamo impietriti la scena, siamo in qualche modo complici o testimoni dell’orrendo delitto?

Certo, siamo in pieno giorno, in un parco pubblico, a pochi metri da una strada trafficata, ma non tutti gli assassini (per fortuna) sono dei geni del male. Potrebbe essere il frutto di un attimo di follia finito tragicamente.

E poi tutto quel sangue, così reale, così tangibile.

 

 

La verità, per fortuna, è un’altra: è solo un cane che si sta asciugando al pallido sole olandese.

Come rivela la rivista Sun, quello nella foto è semplicemente un Golden Retriever, Rama, che dopo una bella nuotata è tornato scodinzolando dalla sua padrona, Jacquelina Koenen.

Appena ho visto l’immagine ho subito capito che si trattava del mio cane. Lui adora l’acqua. È saltato giù dal molo, ha nuotato attorno al ponte e poi è tornato a correre sulla riva. È divertente immaginare che tutti abbiano pensato si trattasse di un omicidio, ma è grandioso che ora sia diventato famoso. – Jacquelina Koenen itnervistata dal Sun

La polizia locale ha confermato la versione.

Google Maps non è nuova ad episodi inquietanti, come quando le sue fotocamere immortalano un mostro in Francia. Lì fuori c’è molto più di quanto possiamo immaginare.

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