Archivio mensile: maggio 2015

#CharlieCharlieChallenge – Sedute spiritiche social

Bastano un foglio di carte e due matite. Si divide il foglio in quattro quadranti più o meno uguali ed in ognuno si scrive una delle risposte possibili alla nostra domanda. Si posano le matite una sull’altra a croce e si chiede, imperiosi,

Charlie, Charlie! Ci sei?

A questo punto lo spirito vi darà la risposta che tanto bramate. Il tutto poi va ovviamente postato sui social (Vine, Twitter, o YouTube che si voglia).

Le origini del rito sembrano affondare nel profondo ed esotico Messico, in una versione chiamata Juego de la Lapicera (il gioco della penna), dove a dare la criptica risposta sarà un inquietante demone del folklore chiamato Charlie (e non Carlito come ci si aspetterebbe). Il Charlie Charlie Challenge, nonostante gli scettici siano molti, desta l’attenzione anche delle autorità ecclesiastiche, che mettono in guardia dai rischi del disturbare imprudentemente i morti. Esemplare è il caso di Padre Stephen Mccarthy, e della sua lettera aperta ai parrocchiani: non è mai una buona idea invitare un ghoul messicano a casa propria.

C’è un gioco pericoloso che si diffonde sui social che incoraggia apertamente i ragazzi impressionabili ad invocare i demoni. Voglio ricordare a tutti voi che non c’è niente di buono nel “giocare innocentemente coi demoni”. Vi prego NON partecipate e non incoraggiate altri a partecipare. Il problema dell’aprire sé stessi alle attività demoniache è che si apre una finestra di possibilità che non è affatto facile chiudere. – Padre Stephen Mccarthy, prete della Saints John Neumann and Maria Goretti Catholic High School di Philadelphia, USA

Sono in molti a credere, nonostante il Charlie Charlie Challenge sembri più che altro una moda passeggera creata da adolescenti svogliati, che il rito sia perfettamente in grado di metterci in contatto con gli spiriti dell’aldilà. Su internet gli utenti che giurano di aver visto Charlie sono a centinaia.

Ho sentito una presenza difficile da definire, ed una sensazione di bruciore alla mano, sulla schiena e alla caviglia. Ci sentivamo come avvolti dal male e qualcosa ci osservava. – Zodyy Lanae

 

L’ho allestito con alcuni miei amici a scuola, ma non ha funzionato, così ci ho riprovato a casa. Quella notte mi sono svegliata intorno alle 3:00 per andare in bagno. Ho guardato verso la camera dei miei genitori e ho visto un gigantesco ragno nero. Mi sono spaventata e ho chiuso la porta affinché non entrasse in camera mia. Mi sono girata ed era lì. Una figura nera era in piedi di fronte la mia porta. Non riuscivo a muovermi, ero come pietrificata. Ho provato ad urlare, ma nessun suono mi è uscito dalla gola. Dopo un po’ si è messo ed ha attraversato il mio letto. Sono corsa nella stanza di mia sorella ed ho cominciato a piangere a dirotto. Il resto della notte è stata come se qualcuno mi fissasse tutto il tempo, era una sensazione orribile. – Scarlett

 

La mia televisione si è accesa da sola e si vedevano solo le scariche statiche con uno strano fruscio, sembravano parole, non riuscivo a capire bene. Si è spenta all’improvviso con un sibilo e non sono riuscita a riaccenderla per più di mezz’ora. Strano. Ho provato ad accendere la PlayStation, ed ho sentito la voce di un ragazzino che mi diceva “perché non mi aiuti” e “salvali adesso”. C’erano altre voci di bambini che cantilenavano “aiutaci” tutti insieme. Era agghiacciante, e strano. – Arianna Lynn

Che sia solo un gioco per adolescenti annoiati, o un vero portale per un altro mondo, valutatelo voi. Molto attentamente.


Parteciperai ad una seduta di Charlie Charlie Challenge?

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Poveglia – L’isola dei morti

Quando si parla di fantasmi o di luoghi maledetti si pensa sempre a qualche castello nascosto tra la nebbia inglese o a qualche manicomio circondato dagli alberi della Foresta Nera. In realtà, di luoghi spaventosi ce ne sono a migliaia anche in Italia, ed il più interessante di tutti è probabilmente l’isola di Poveglia, nella laguna veneziana. Quelle che seguono sono solo alcune delle storie che si narrano su questo agghiacciante isolotto.

 

 

Nel secolo 800 l’isola è già abitata da oltre 200 famiglie, legate ai servi del doge Orso I Partecipazio, che ha preso il posto del suo predecessore, Pietro Tardonico, vittima di un omicidio. L’isola cresce prospera nei secoli.

Nel ‘300 Poveglia è una delle perle della Repubblica Veneziana, culla di vita e splendore. Nel 1378 scoppia la Guerra di Chioggia tra le due potenze marinare Genova e Venezia, e la capitale della laguna, per assicurarsi una posizione strategica nel conflitto, nel 1379 evacua Poveglia e vi installa una postazione militare avanzata, il cui imponente ottagono si staglia fiero ancora oggi nel panorama lagunare. La guerra termina nel 1381, ed il campo militare viene smantellato. Fino alla metà del ‘700 l’isola resta disabitata. Poi scoppia la peste.

Poveglia diviene un lazzaretto, in cui persone infette – ma non solo – trovano una morte atroce abbandonate a loro stesse. Il governo di Venezia non ammette errori, e chiunque sembri anche solo manifestare i sintomi del morbo viene condotto qui a morire d’inedia. Quelli che arrivano già morti vengono bruciati e seppelliti dove capita. Ad oggi si contano oltre 150.000 cadaveri, spesso rinvenuti casualmente sotto serafici vigneti.

 

 

Nel 1922 viene costruita una struttura pubblica che, secondo le fonti ufficiali, accoglie gli anziani. In realtà si tratta a tutti gli effetti di un manicomio che, attivo fino al 1946, ospita centinaia di persone malate di mente, trattandole alla stregua di cavie da laboratorio. Sulle pareti marcite si può ancora leggere inciso reparto psichiatria. Molti degli ospiti giurano di scorgere figure velate percorrere i corridoi della struttura, e di udire urla agghiaccianti provenire dalle stanze interne. Ovviamente, essendo considerate pazze, non vengono minimamente prese in considerazione, anzi i loro appelli forniscono al sadico direttore del centro il pretesto per usarle nei suoi esperimenti pseudoscientifici, che vanno dalla lobotomia alla tortura sadica. La sua folle condotta termina con la sua testa spappolata sul piazzale antistante la torre campanaria dell’edificio, da cui si dice sia stato spinto giù dalle anime degli uomini e delle donne che ha torturato negli anni. Negli archivi della struttura questa viene sempre indicata come casa di riposo per anziani, come se la sua vera natura di manicomio debba essere mantenuta segreta. Forse Venezia ha approvato la sperimentazione della tecnica della lobotomia, che solo da pochi anni (1890) è stata praticata con successo.

 

 

In tempi più recenti, una coppia acquista uno degli edifici dell’isola, certa di aver fatto un ottimo affare. Che conosca o meno la sinistra reputazione dell’isola non ci è dato saperlo; ad ogni modo i due fuggiranno via poche settimane dopo, quando la loro figlioletta viene sfregiata da un oggetto pronto a colpirla in volto. La bambina è sopravvissuta, con una cicatrice da 16 punti sul viso.

 

 

Ad oggi l’isola di Poveglia non è ufficialmente visitabile – anche se allungando una lauta ricompensa a qualche traghettatore privato potreste attraccare sull’isolotto – ed è completamente abbandonata a sé stessa. Da qualche anno si cerca di venderla a privati, ma non è facile liberarsi di un’isola maledetta. Ed ancor meno delle anime tormentate che vi ci abitano.

 

 

 

Negli ultimi anni è nata l’associazione PovegliaPerTutti, che si batte per acquistare l’isola attraverso contributi volontari. L’intento, senz’altro encomiabile, è di restituire l’isola al pubblico, evitando che finisca nelle mani di qualche affarista senza scrupoli. Tutti i dettagli delle loro iniziative le trovate sul sito.

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La sposa di Lammermoor

Baldoon Castle è un castello scozzese che ha visto la sua fama decadere lentamente nel tempo. Oggi l’edera è la padrona incontrastata delle mura della fortezza, e dai pilastri del cancello d’ingresso alla torre più alta risuona l’eco assordante del disfacimento. Situato a circa 130 chilometri a sud di Glasgow, Baldoon Castle non è sempre stato così; un tempo, precisamente alla metà del 17° secolo, vi si tenevano sfarzose feste e gargantueschi banchetti. Fino ad un nefasto giorno di agosto. La storia di oggi ha ispirato il romanzo storico La sposa di Lammermoor di Walter Scott del 1819. Proprio come una favola, inizia con un sontuoso matrimonio. E termina nel sangue.

Janet è la bella figlia del facoltoso giurista e statista sir James Dalrymple, uomo di grande intelletto sposato con una moglie tanto altezzosa quanto austera. Janet è legata, sin da giovanissima, al nobile decaduto lord Archibald Rutherford. I due si amano genuinamente, e progettano il loro futuro insieme. Archibald si spinge anche a chiederla in sposa, e la ragazza accetta, entusiasta. La signora Dalrymple, però, non è altrettanto contenta del lieto evento. Spinge il marito, brillante in pubblico ma completamente asservito alla sposa in privato, a far rompere a Janet il fidanzamento, organizzando un nuovo matrimonio con David Dunbar, erede della prestigiosa famiglia Baldoon e, ironicamente, nipote di Archibald.

Rassegnata ad una vita accanto ad un uomo che non ama, Janet sposa David il 24 agosto 1669. Matrimonio in pompa magna, pranzo luculliano ed infine gli sposi si accomiatano per la prima notte di nozze. Che sarà anche l’ultima.

Urla disumane giungono dalle stanze interne del castello, e gli invitati ancora intenti a gozzovigliare si accalcano alla porta della coppia. Qui trovano David che sta affogando letteralmente in un mare di sangue e la giovane moglie, con indosso ancora l’abito nuziale vergato di rosso, rannicchiata in un angolo che stringe con tutte le sue forze il coltello intriso del sangue di lui. La fanciulla è in grado di riferire solo frasi sconnesse, come se stesse recitando una preghiera in una lingua sconosciuta. Le uniche parole che gli astanti sono in grado di afferrare sono

Prendi la tua cara sposa…

David sopravviverà, nonostante le gravi ferite, mentre Janet morirà meno di un mese dopo. David non sarà mai in grado di spiegare cosa successe quella notte, e non sarà mai sicuro che sia stata la sposa ad accoltellarlo.

 

 

La verità su Janet non è mai stata scoperta, ma nei dintorni di Baldoon Castle le teorie sussurrate sono tre.

  • La prima, e quella che sembra anche la più ovvia, è che Janet tenti di uccidere David approfittando della prima notte di nozze, e che impazzisca pensando alla vita senza amore che l’attende.
  • La seconda suggerisce che Archibald, il fidanzato ripudiato, penetri di soppiatto nella stanza da letto dell’amata, ed accoltelli David per mantenere intatta la purezza della fanciulla che ama.
  • La terza, infine, chiama in causa il demonio: Janet non ama David, e non vuole sposarlo. Approfittando del suo dolore, il diavolo le si presenta, e si offre di risolvere la questione per lei – a modo suo, ovvio. Janet accetta, e così il figlio dell’inferno accoltella David, dissolvendosi nella notte. Janet istintivamente, resasi conto di ciò che sta succedendo dinanzi ai suoi occhi, afferra il coltello per cacciare via il demonio. La visione di morte porterà infine la ragazza alla pazzia.

Io, personalmente, vorrei aggiungerne una quarta. Nel momento cruciale, Janet si rende conto in fondo di amare David, e ordina al demonio – che ha già colpito David – di andare via, minacciandolo con un coltello. Il servo degli inferi, indomito, getta il seme della pazzia nel cuore della ragazza, per punirla di tanta insolenza.

Qualunque sia la verità, le mura di Baldoon Castle sono divenute dimora del fantasma di Janet, che spesso viene vista camminare silente per i corridoi della fortezza, tirandosi dietro il vestito da sposa macchiato di sangue. Che stia espiando la colpa di un omicidio, o sia alla ricerca del suo perduto amore, non ci è dato saperlo.

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D&R: Qual è il dinosauro più grande mai esistito?

Approfittando dell’uscita del film Jurassic World l’11 giugno, ci hanno chiesto quale sia stato il più grande dinosauro che abbia mai calcato le scene della preistoria.

 

 

Per quel che ne sappiamo oggi, in base ai fossili raccolti, il più grande dinosauro di sempre è stato l’Argentinosauro (Argentinosaurus huinculensis), vissuto nel Cretaceo Superiore quasi 100 milioni di anni fa. Il suo habitat è il sudamerica, che nella preistoria è una zona del mondo a sé stante. Il primo reperto fossile viene rinvenuto nel 1988 in un ovile nella provincia di Neuquén, nella parte occidentale dell’Argentina, ma viene catalogato solo nel 1993 dai paleontologi argentini José Bonaparte e Rodolfo Coria. Nonostante le numerose ricerche, non si è ancora stati in grado di ricostruire uno scheletro completo di Argentinosauro, i cui resti ammontano in totale a circa il 10% della struttura ossea. Attraverso la misurazione di quello che c’è, rapportata con i resti di altri titanosauri (la classe di dinosauri colossali), si è ipotizzato che l’Argentinosuaro misuri circa 35 metri di lunghezza con un peso di 100 tonnellate.

 

 

Il dinosauro più piccolo di sempre, invece, è possibile trovarlo ancora oggi intento a svolazzare nei giardini di Cuba: si tratta del Colibrì di Elena, che è anche l’uccellino più minuto del mondo. Raggiunge circa 6 centimetri e pesa poco meno di 3 grammi.

 

Domanda inviata da Giuseppe D.


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Sfide: La misteriosa fine di Madoka-chan

Quella che segue è la storia di Madoka-chan, una ragazza scomparsa nel 1997 in un paesino tra le montagne del Giappone. Non sono riuscito a scoprire se il racconto è frutto della fantasia o è un fatto di cronaca, ma sono più propenso a pensare alla prima ipotesi. Ad ogni modo, oggi voglio lanciarvi una piccola sfida: siete in grado di scoprire cosa è successo alla piccola Madoka? Buona lettura, e se credete di avere la risposta giusta, scrivetela nei commenti. 😉


In un assolato pomeriggio, Madoka-chan e sua madre erano uscite di case per fare una passeggiata nel parco. Avevano da poco imboccato il viale, che la mamma di Madoka-chan intravide una sua amica, con la figlioletta al seguito. Le due donne si misero a chiacchierare mentre le due bambine scapparono via a giocare.

Passarono pochi minuti, e la madre di Madoka-chan si guardò intorno senza intravedere la figlia. Presa dal panico, corse verso l’altra bambina.

Dov’è Madoka-chan? – chiese la madre con voce tremante.

Stava giocando con la sabbia insieme a me – rispose la piccola – finché non mi ha detto che voleva giocare sullo scivolo, ma a me non piace e così sono rimasta a giocare nella sabbia e lei è andata via.

Le due donne setacciarono tutto il parco, chiamando a squarciagola il nome della piccola Madoka-chan, ma inutilmente. La bambina sembrava svanita nel nulla. La madre, con la voce rotta dal pianto, chiamò la polizia e denunciò la scomparsa della figlioletta. Poco dopo chiamò il marito, per comunicargli la terribile notizia.

La polizia cercò nell’area intorno al parco, ma della piccola Madoka-chan non trovò alcuna traccia. I suoi genitori restarono a lungo nel luogo della scomparsa, ma invano, finché non giunse la notte. Col cuore grondante dolore, tornarono a casa, dove il pianto li accompagnò fino a che crollarono dal sonno.

La polizia aveva assicurato che avrebbe trovato la bambina, ma dopo un mese non ci furono progressi nell’indagine. Sei mesi dopo, Madoka-chan era ancora introvabile, ed i suoi genitori avevano quasi perso la speranza. Quando passò un anno, la polizia visitò la casa della coppia asserendo che, con tutta probabilità, Madoka-chan era ormai morta.

Mi dispiace – disse il capo della polizia – ma abbiamo fatto del nostro meglio. Tutto ciò che era in nostro potere è stato fatto, ed è ora di guardare in faccia la realtà. Non la troveremo mai. Le indagini si concludono così, ed il caso resterà irrisolto.

I genitori non accettarono le parole della polizia. Giurarono che avrebbero dedicato la vita alla ricerca della loro adorata Madoka-chan.

Per non lasciare nulla di intentato, si decisero a contattare un medium, nella speranza di scoprire un nuovo punto di vista sul caso. Si rivolsero così ad una donna famosa per le sue abilità psichiche, che si diceva avesse aiutato la polizia a scovare diversi criminali e a ritrovare persone scomparse.

Quando la medium arrivò, qualche giorno dopo, chiese di essere accompagnata nell’ultimo luogo n cui la bambina era stata vista. La madre ed il padre l’accompagnarono al parco e la fissarono mentre era seduta in mezzo all’erba, con gli occhi chiusi come se si trovasse in uno stato di trance.

Dopo un po’ la medium si alzò lentamente, e chiese alla coppia di riaccompagnarla nella loro casa. Lì girò per le stanze, toccando i vestiti della piccola, le sue scarpette e persino i suoi balocchi. La donna si avvicinò le dita alle tempie e cominciò a sfregarle forte, come se stesse riflettendo. Chiuse gli occhi e trasse un profondo respiro. Infine, con voce singhiozzante, sussurrò: Madoka-chan è viva.

I genitori della bambina si abbracciarono, colmi di gioia. La madre chiese con voce tremante: Madoka-chan… dov’è ora?

Un ampio sorriso incorniciò il volto della medium, che rispose così: il suo cuore batte forte ed i suoi polmoni respirano.

I genitori si reggevano l’un l’altra.

Lo sapevo! Lo sapevo! – urlò la madre trionfante – ma dove si trova di preciso?

Gli occhi di Madoka-chan si estendono su una grande casa adornata con mobili lussuosi – continuò la medium – ed il suo stomaco è colmo solo dei cibi più raffinati.

La madre ebbe il tempo solo di implorare: e allora dov’è Madoka-chan? Dove si trova! Diccelo!

La medium esitò. Una lacrima scese lungo le sue guance.

Lei è dovunque, in tutto il mondo.

I genitori restarono immobili, come statue di cera. Poi, d’improvviso, si accasciarono a terra, quando compresero cosa nascondessero realmente le parole della medium. Il dolore e l’angoscia, infine, presero possesso dei loro cuori, ed un interminabile pianto echeggiò per la stanza che un tempo era di Madoka-chan.


Cos’è successo realmente a Madoka-chan?

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La Chiesa di San Giorgio di Luková – I fantasmi del passato

Luková è una città della Repubblica Ceca, nella regione di Pilsen. L’edificio più celebre è la chiesa di San Giorgio, edificata nel 1352, che nei secoli ha costruito intorno a sé l’infamia di chiesa maledetta.

Nel 1796 un enorme incendio distrugge la maggior parte della struttura, lasciando in piedi solo parte del presbitero e della sacrestia a sorreggere le ossa morenti della chiesa. Quattro anni dopo, e per i successivi 58, si avvicendano enormi lavori di restauro, che la trasformano completamente in un nuovo inquietante stile gotico. Esattamente un secolo dopo, nel 1958, viene dichiarata monumento culturale nazionale, finché nella ridente cittadina di Luková qualcosa accade.

 

 

Durante un servizio funebre, nel 1968, il tetto della chiesa crolla completamente; per fortuna a quello non seguirono altri funerali. Interpretato come segno di cattivo auspicio, la gente di Luková abbandona la chiesa a sé stessa, lasciandola in balia dei rampicanti e delle intemperie. Qualche decennio dopo, l’artista locale Jakub Hadrava vede quella struttura oramai in rovina ed ha un’idea tanto folle quanto inquietante: nel 2012 crea numerose statue di gesso, grottescamente illuminate, e le colloca come fedeli silenti tra i banchi della chiesa.

 

 

Spero di mostrare al mondo che questo posto ha avuto un passato importante da recuperare, ma soprattutto che il destino ha una grande influenza sulla nostra vita. – Jakub Hadrava

Le statue, a detta dell’autore, rappresentano i fantasmi dei tedeschi di Luková che venivano durante la Seconda Guerra Mondiale a pregare nella chiesa, affinché il conflitto terminasse. Le opere d’arte attraggono ogni anno numerosi turisti, e l’intera struttura è da poco di nuovo in ristrutturazione, grazie sopratutto ai suoi muti, inquietanti, fedeli.

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D&R: È nata prima l’arancia o l’arancione?

Ovvero: l’arancia si chiama così perché è arancione, o è stato il succoso frutto ad ispirare il nome del colore? Senza perderci in inutili elucubrazioni mentali – tipo “è nato prima l’uovo o la gallina” – la risposta in questo caso è molto semplice.

È nata prima l’arancia.

Il termine arancia deriva dall’arabo نارنج, ovvero nāranğ (frutto preferito degli elefanti). Di fatto questo frutto, il cui nome scientifico è Citrus × sinensis, è rimasto semisconosciuto agli europei fino al 14° secolo, sebbene in Sicilia fossero già stati importati dai greci diversi esemplari. Fino alla riscoperta di questo frutto in epoca post-medioevale da parte dei Portoghesi, il colore arancione non aveva un nome, poiché era inteso come una delle tante varianti del rosso, e non un espressione cromatica a sé stante: ancora oggi molti modi di dire italiani associano il rosso all’arancione (basti pensare che quando si parla di una persona dai capelli rossi – altrimenti detta pel di carota, per intenderci – tecnicamente questa ha una chioma arancione). Dopo il medioevo e l’importante produzione di arance siciliane, nasce infine il termine arancione.

Una piccola curiosità: in molte zone d’Italia le arance vengono chiamate anche portogalli. Si tratta di un termine correntemente usato, che può avere due origini. La prima è il contributo dei portoghesi nella riscoperta del frutto, e la convinzione che le migliori arance provenissero dalla penisola iberica e, per estensione, dal Portogallo; la seconda è il termine arabo burtuqāl, che indica l’arancia dolce (nāranğ, volendo essere pignoli, indica invece l’arancia amara).


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I proiettili fantasma di Big Bear City

È il 10 novembre 1962, quando il ricercatore psichico Raymond Bayless sfoglia interessato il Los Angeles Times. Tra i tanti articoli di cronaca, uno più di tutti suscita la sua curiosità: il trafiletto racconta dell’odissea della famiglia Lowe, barricata per oltre quattro mesi in una casa di Big Bear City (California, USA), prima di fuggire via in preda al panico, vittima di una vera e propria pioggia di sassi e pietre. Lanciate da un poltergeist.

 

 

Il termine poltergeist deriva dal tedesco e significa spirito rumoroso. Esso si manifesterebbe sostanzialmente con il movimento improvviso e violento di oggetti di varia natura: quadri che cadono, mobili che si spostano, elettrodomestici che si accendono e si spengono. Gli episodi di poltergeist, secondo i sostenitori di tale teoria, tendono inoltre ad essere accompagnati da altre manifestazioni soprannaturali come l’autocombustione, la levitazione di persone, comparsa di pozze d’acqua e di scritte sui muri fino alla produzione di voci. I primi resoconti sui poltergeist risalgono all’antica Roma, e se ne fa menzione in documenti del Medioevo in Germania, Galles e Cina. Solitamente i poltergeist sembrano nutrire un odio smisurato verso un singolo soggetto di una famiglia, e non sono infrequenti casi di manifestazioni di questo tipo in cui la vittima viene quasi uccisa.

Una delle manifestazioni tipiche dei poltergeist, oltre a quelle già citate, è il lancio di pietre, con casi documentati che risalgono a ben prima del Medioevo. Nell’858, ad esempio, la cittadina di Bingen sul Reno (Germania) diventa teatro di un diluvio di sassi lanciati da chissà dove; nel 1903 un olandese risiedente a Sumatra (Indonesia) viene svegliato nel bel mezzo della notte da una pioggia di sassi che sfonda il soffitto della sua camera da letto; nel 1592 massi pesanti oltre 10 chili cadono copiosi su una fattoria dell’Oxfordshire (Inghilterra); nel 1849 numerosi domestici di una casa di Saint-Quentin (Francia) restano terrorizzati di fronte ai vetri delle finestre bucati da invisibili proiettili (il fenomeno, in questo caso, scompare tempo dopo, a seguito del licenziamento di uno dei domestici).

Le pietre che colpiscono la famiglia Lowe, incredibilmente, sembrano leggere come piume: tutti i membri, anche se a prima vista colpiti duramente, non presentano in nessun caso lesioni gravi. Il che è impossibile, perché si tratta degli stessi sassi che sfondano le finestre della casa e frantumano i mobili. Inoltre molti cadono con angolazioni improbabili, come se si trattasse realmente di pioggia, e sono caldi al tatto.

[Quelle accorse alla famiglia Lowe] sono caratteristiche tipiche dei fenomeni di poltergeist. – Raymond Bayless

Le teorie passano di bocca in bocca, al punto da scomodare piogge di meteoriti e venti impetuosi, tutto pur di non accettare l’idea che qualcuno – o qualcosa – si sia impossessato della casa dei Lowe. Lo sceriffo di San Bernardino, che segue il caso, lo archivierà come insoluto, con grande disappunto di Bayless.

Da dove vengono codesti proiettili che per il peso e la distanza da cui vengono lanciati non sono certo di mano mortale? – Rapporto della gendarmeria francese su un evento di pietre volanti contro la casa di un carbonaio parigino, 1846

 

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