Archivio mensile: luglio 2015

Il mistero del massacro di Hinterkaifeck

Hinterkaifeck è una piccola fattoria incastonata tra le città tedesche di Ingolstadt e Schrobenhausen, nei pressi di Gröbern, in cui vive la famiglia Gruber. Questa è la storia di come, in una fredda giornata di marzo, verranno trovati tutti uccisi con un piccone: il mistero del massacro di Hinterkaifeck.

 

Il piccone di Hinterkaifeck

 

Nel piccolo villaggio d Kaifeck la vita scorre tranquilla, dettata da susseguirsi dei giorni dedicati all’agricoltura e all’allevamento di bestiame, che assicurano alla brava gente della cittadina una vita dignitosa e salutare. Tra le tante fattorie ce n’è una costruita un po’ in disparte, a poca distanza da un’enorme foresta che si estende a perdita d’occhio tutt’intorno alla proprietà. Qui vi abita la famiglia Gruber, così composta:

  • Andreas, 63 anni, il capofamiglia;
  • Cäzilia, 72 anni, sua moglie;
  • Viktoria Gabriel, 35 anni, la loro figlia vedova (il marito Karl è morto in guerra nel 1914);
  • Cäzilia, 7 anni, prima figlia di Viktoria;
  • Josef, 2 anni, secondogenito di Viktoria.

I Gruber hanno ereditato la fattoria Hinterkaifeck da Cäzilia, che nel 1877 aveva sposato Josef Asam Von Hinterkaifeck, che morirà nel 1855. Andreas, quindi, è il secondo marito di Cäzilia (il cui cognome da nubile è Sanhüter). I Gruber sono persone semplici, ma in paese sono in molti a chiedersi perché la loro fattoria sia stata costruita così in disparte, e le malelingue ricamano volentieri storie inquietanti sul loro conto: si dice ad esempio che Andreas sia un uomo violento, che picchia spesso l’anziana moglie e che abusa sessualmente della figlia Viktoria; Josef, sono in molti a crederlo, sarebbe figlio di un incesto. C’è poi qualcosa che non va nella fattoria stessa. Si sentono voci soffocate provenire dalla soffitta, apparizioni misteriose si avvicendano per casa, ed il rumore della neve pestata dai passi di qualcuno quando fuori, in realtà, non c’è nessuno. La cameriera Kreszenz Rieger è distrutta dal terrore, è maledettamente sicura di aver visto un fantasma in soffitta. Così sul finire del 1921 fa le valigie in fretta e furia, ringrazia Andreas per come l’ha tratta in questi anni – evidentemente, almeno con lei, si è sempre comportato egregiamente – e se ne va per sempre. Nonostante lo spiacevole evento, l’inverno scorre tranquillo.

Fino al marzo del 1922.

Un giorno di marzo del 1922 il pastore Hass della vicina missione, trova nel confessionale della chiesa una busta contenente 700 marchi d’oro, donati da Viktoria Gabriel. Hass ovviamente è felice per il gesto, ma qualcuno si chiede cosa abbia spinto la donna a questa opera caritatevole. Forse, si dirà poi, ha qualcosa in comune con quanto accadrà poche settimane dopo.

 

 

La notte tra il 29 ed il 30 marzo nevica molto, e la mattina seguente Andreas fa un giro della proprietà per assicurarsi che non ci siano stati danni provocati dalla neve. Sembra tutto a posto, quando qualcosa attira la sua attenzione: delle impronte. Impronte fresche, nitide, provengono dalla foresta e si aggirano intorno alla fattoria. Andreas è un uomo pratico, così segue le orme per capire da dove provengono; si addentra nel bosco, supera decine di alberi e poi più nulla.

Le tracce svaniscono così, all’improvviso.

Qualcosa non quadra, e l’uomo decide di tornare indietro e vedere se è stato rubato qualcosa: scopre che la serratura del garage è stata forzata. Attraverso questa struttura si ha accesso alle dimore, ma non alla stalla o al granaio. Altre tracce di un ingresso notturno si trovano nei pressi della stanza del generatore anche se, in effetti, non è stato rubato nulla. Andreas chiede ad un suo amico agricoltore, Kaspar Stegmair, se durante la notte ha notato qualcosa di strano, ma questi nega.

 

Hinterkaifeck

 

La notte tra il  30 ed il 31 marzo Andreas non riesce a prendere sonno, è troppo turbato da quello che ha visto. Non riesce a spiegarsi le impronte e si chiede perché, se qualcuno è entrato davvero in casa loro, non abbia provato a rubare qualcosa. Mentre è a letto sente dei passi in soffitta, e sveglia la moglie preoccupato. Cäzilia non ha sentito niente, ed imputa il tutto ad una semplice suggestione del marito dettata dagli accadimenti della mattina. Andreas non è convinto, ed imbraccia il suo fucile alla ricerca dell’estraneo che turba la serenità della sua casa. Perquisisce la fattoria in lungo e in largo, resta sveglio tutta la notte, ma alla fine deve arrendersi all’evidenza: a parte i Gruber, nel raggio di qualche centinaio di metri, non c’è nessun altro.

La mattina del 31 Andreas fa un nuovo sopralluogo, e rimane impietrito dinanzi ad un giornale semisepolto dalla neve. Nessuno ha chiesto di ricevere un quotidiano, così l’uomo interroga a tal proposito il postino del paese, Josef Mayer, chiedendogli il perché di quella consegna. Josef, però, non ha mai consegnato alcun giornale alla fattoria Hinterkaifeck.

C’è qualcosa che non torna. Qualcosa di inquietante.

Andreas è convinto che insieme alla sua famiglia ci sia qualcuno che vive segretamente nella fattoria. Forse in soffitta, forse nel bosco. Ma c’è, da qualche parte deve esserci. Andreas ne è sicuro. E ne sarà ancora più sicuro quando poche ore dopo scoprirà che qualcuno ha rubato le chiavi del suo scrittoio, che non verranno mai più ritrovate.

Nel pomeriggio si presenta alla porta di casa la nuova cameriera, Maria Baumgartner, 44 anni, pronta a smorzare l’aria carica di tensione che si respira nella proprietà.

 

Hinterkaifeck

 

Il 1° aprile la maestra di Cäzilia nota l’assenza della piccola – come già scritto, Andreas Gruber viene immaginato in paese come un uomo molto violento – ma non da’ troppo peso alla cosa. La sera, il falegname Michael Plöckl passa lungo la strada nei pressi di Hinterkaifeck, e qualcuno dalla fattoria gli punta la luce di una torcia elettrica, accecandolo per qualche secondo. Michael resta incuriosito dall’accaduto, e da’ un’occhiata fugace alla proprietà: sembra tutto in ordine, ed il fumo sbuffa sonnacchioso dal camino ad incorniciare, probabilmente, una bucolica serata in famiglia. L’uomo pensa che probabilmente è stato illuminato dalla torcia di Andreas, che in un primo momento non aveva capito chi fosse. Michael, così come era arrivato, si allontana per la sua strada.

La domenica del 2 aprile le donne Gruber non si presentano come di consueto in chiesa, e la cosa non passa inosservata.

Il 3 aprile il postino Josef consegna regolarmente la posta alla fattoria, ma alcuni particolari lo mettono in allerta.

Ho lasciato la posta, come faccio sempre, sul davanzale della cucina. Ho notato che il passeggino non era in cucina, dove lo vedevo di solito, e la porta era socchiusa. – Josef Mayer

Il 4 aprile, alle 9 del mattino, il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare la guarnizione della testata del trattore dei Gruber, ma non trova nessuno ad accoglierlo. Il cancello principale è chiuso, così gira intorno alla fattoria, sperando che quello sul retro sia aperto. Chiuso anche quello. La dimora sembra vuota, e questo è strano, perché almeno la signora Cäzilia dovrebbe essere lì, così guarda attraverso le finestre. Tutto è immobile, finché il cane, Spitz, non abbaia dall’interno della casa e le mucche non muggiscono dalla stalla. Albert aspetta un’oretta sotto un melo, a pochi metri dalla casa, e tenta un paio di volte di farsi udire da qualcuno, fischiando.

Stufo di aspettare si avvia verso l’edificio a nord della proprietà, e lì si appresta a riparare il motore. Il lavoro lo impegna per circa quattro ore, ed anche durante questo tempo ha provato a farsi sentire cantando e fischiando. Alla fine accende anche il motore al massimo, ma nessuno sembra accorgersi di niente. Messo a posto il trattore, si avvia di nuovo verso la casa, per comunicare il buon esito della riparazione. Si rende conto però che ora la porta del fienile è completamente spalancata e che il cane, che prima era chiaramente in casa, è ora legato all’esterno; ha una vistosa ferita ad un occhio, e sembra molto più aggressivo del solito. L’uomo si allontana così dalla fattoria nel primo pomeriggio. Lungo la strada incontra Victoria e Maria, le figlie di Lorenz Schlittenbauer – il padre di Josef, avuto da una relazione con Viktoria – e le informa che il motore è stato riparato, ma nella fattoria non sembra esserci anima viva. Lorenz viene a conoscenza del fatto e, preoccupato, manda sulla strada di Hinterkaifeck i due figli, JohannJosef Dick (compagno di scuola di Cäzilia), per incontrare chiunque torni al podere. Non torna nessuno. Lorenz si convince che qualcosa di terribile sia accaduto ai Gruber, ed insieme ai figli e ai vicini Michael Pöll e Jakob Sigl decide di investigare alla fattoria. Mentre i ragazzi restano in cortile, i tre uomini entrano attraverso l’ex sala generatori all’interno della stalla.

Qui trovano quattro cadaveri.

 

Hinterkaifeck

 

I corpi sono gettati alla rinfusa uno sopra l’altro, in mezzo alla paglia. Poco distante, il cane abbaia ferocemente. Sporco di sangue, giace a terra un piccone.

Lorenz riesce ad entrare in casa, aprendo la porta chiusa a chiave a Michael e Jakob. Nella stanza della servitù giace il corpo senza vita della cameriera, e nella camera da letto quello del piccolo Josef. Michael e Jakob si allontanano per avvertire la polizia portandosi i figli di Lorenz, che resta in attesa in casa. Da solo, circondato dal puzzo dei cadaveri in decomposizione.

Alle 18:00 il sindaco Greger, con un poliziotto di Hovenwart, giunge sul luogo della strage. Alle 21:30, dopo i primi sopralluoghi effettuati dalla polizia locale, arrivano sei ufficiali inviati da Monaco ad indagare sul caso. Tutte le vittime sono state uccise con un piccone, di proprietà dei Gruber.

Si tratta di una delle mattanze più brutali della storia.

 

Hinterkaifeck

 

Dopo gli interrogatori e l’autopsia, sabato 8 marzo i sei corpi vengono finalmente sepolti a Waidhofen.

Dopo che la corte ha approvato l’autopsia sui sei corpi, si sono svolti sabato i funerali. Numerosa ed addolorata era la folla accorsa, che ha voluto tributare alle vittime il suo ultimo saluto. Dai paesi vicini e non 3.000 persone sono giunte. Si è trattato di uno spettacolo disarmante, con le sei bare accompagnate dai ragazzi della scuola. Il Reverendo P. Haas, dopo la benedizione delle salme all’ingresso sud del cimitero, ha visto seppellire i corpi in una fossa comune, i quattro adulti a destra e i due bambini a sinistra. Haas ha citato il racconto biblico di Caino e Abele, definendo l’omicidio un atto terribile agli occhi di nostro Signore, e chiedendosi come un uomo con anche solo una scintilla di fede in Dio nel cuore possa perpetrare un così orribile delitto, reso ancora più grottesco dall’omicidio di bambini innocenti. – Articolo del settimanale Schrobenhausener, 11 marzo 1922

La fattoria Hinterkaifeck viene demolita, per ordine del tribunale, nel 1923. Al suo posto si trova poco distante una lapide a commemorare l’accaduto.

 

Bare delle vittime del massacro di Hinterkaifeck

 

Ma cos’è successo realmente a Hinterkaifeck?

Il 30 marzo le vittime vengono attirate nella stalla in qualche modo, ed uccise una dopo l’altra. La prima è la signora Cäzilia, seguita da Andreas, Viktoria e dalla piccola Cäzilia. I loro corpi vengono trovati accatastati l’uno sopra l’altro. In una mano della bambina vengono ritrovate ciocche dei suoi stessi capelli, come se se li fosse strappati da sola. Dopo le prime quattro vittime, l’omicida si è spostato in casa, uccidendo la cameriera Maria ed infine Josef. Drammaticamente, l’assassino è rimasto nella fattoria per almeno altri due giorni, dormendo beatamente nel letto della coppia e mangiando i pasti seduto a tavola; ha anche acceso il camino per riscaldarsi – il fumo visto da Michael Plöckl era del fuoco acceso dal killer – ed ha regolarmente sfamato e munto le mucche.

Ma non c’è fine all’orrore.

Quando il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare il motore, trova il cane prima chiuso in casa, poi legato fuori. Questo significa che l’omicida è in casa per tutto il tempo in cui Albert lavora nella proprietà, e che lega il cane fuori poco prima che questi ritorni a controllare la struttura. Quando infine vengono ritrovati i corpi, il cane è legato nella stalla, segno che l’assassino è ancora in giro per la proprietà fino a poche ore dalla macabra scoperta. Per tutto questo tempo è rimasto lì, in casa, come se nulla fosse successo.

Ma chi può essere stato?

La polizia di Monaco ha alcune teorie su chi sia il killer, ed interroga i sospettati.

Il più importante è Lorenz Schlittenbauer, che per anni ha intrecciato una relazione con Viktoria Gabriel, avendo da lei anche un figlio. Non si è trattata però di una semplice scappatella: Lorenz voleva sposare Viktoria, ma Andreas si è sempre opposto ferocemente all’unione. Potrebbe quindi trattarsi di un delitto dettato dall’odio di Lorenz per Andreas, ma gli investigatori, nonostante questi si contraddica in molti punti durante gli interrogatori, non trovano prove a suo carico.

Un altro sospettato è Karl Gabriel, marito di Viktoria, ritenuto ucciso durante la Prima Guerra Mondiale. Il suo corpo sui campi di battaglia non è mai stato trovato, e potrebbe così essere tornato a Hinterkaifeck. Saputo del piccolo Josef – che non può essere assolutamente figlio suo – potrebbe in impeto di follia aver sterminato la famiglia perché sentitosi tradito dalla donna che ama. Non ci sono prove, però, che Karl sia sopravvissuto alla Grande Guerra.

Possibile assassino è Josef Bartl. Josef è un uomo malato di mente che nel 1919 rapina la famiglia AdlerEbenhausen, un paese non molto distante da Gröbern. Poco tempo dopo fugge da un ospedale psichiatrico distante circa 70 chilometri dalla fattoria. È possibile che abbia tentato una nuova rapina ai Gruber, sfociata nel sangue; secondo il Pubblico Ministero, solo un uomo pazzo come Bartl può aver pensato di vivere nella casa delle sue vittime tranquillamente. Josef sembra il candidato perfetto, ma gli indizi a suo carico sono scarsi, e l’indagine non arriva lontano.

Forse si è trattato di una rapina organizzata da qualcun altro. La fattoria è in una posizione strategica, abbandonata a sé stessa e incorniciata da una strada non molto trafficata: il luogo perfetto per un furto. Dopo il ritrovamento dei corpi, in casa non sono state trovate che poche banconote, forse la maggior parte è stata sottratta dal malvivente; Andreas trova una serratura scassinata prima del massacro, quindi probabilmente qualcuno ha provato – o è riuscito – ad introdursi nell’abitazione; lo stesso Andreas sente di notte dei passi che si muovono in soffitta, e forse sono gli stessi che aveva sentito anche la vecchia cameriera Kreszenz, segno che probabilmente qualcuno dimora nascosto da qualche parte in casa. I Gruber non sono gente ricca, ma hanno monete, titoli di guerra, materiali da costruzione e per l’agricoltura: perché il ladro non si è impossessato di questi oggetti di valore? Eppure il tempo a disposizione c’era.

Vengono incriminati dell’omicidio due cestai, Paul e Ludwing Blunder, visti girare intorno alla fattoria nei giorni successivi alla strage. Il giorno della scoperta dei corpi viene perpetrata una rapina nella zona di Pobenhausen, poco distante dalla fattoria, e Ludwing viene accusato del fatto. I due fratelli potrebbero aver ucciso i Gruber ed essere scappati a Pobenhausen, dove hanno immediatamente ricominciato a rubare. Non ci sono però prove a loro carico per gli omicidi.

Altro sospettato è il soldato Fritz Negendank, della Legione Straniera. Durante gli interrogatori, si scopre che Fritz conosce molto bene Hinterkaifeck, e sembra non dire tutta la verità. La mancanza di un movente, e la scoperta di un solido alibi per i giorni del massacro, sembrano però scagionarlo da ogni accusa.

Affascinante ipotesi è quella che vede Hinterkaifeck come un arsenale militare segreto. Alcune voci insistenti a Gröbern suggeriscono agli ispettori che nella fattoria siano stoccati i pezzi ancora imballati di due caccia tedeschi Fokker D.III. Si dice anche che vi siano armi perfettamente funzionanti, e che numerosi viandanti sono pronti a giurare di aver sentito rumori di aerei provenire dalla struttura. È possibile che Andreas abbia rubato dei piani di guerra al Reich e che questi abbia inviato un tenente e due sergenti a recuperarli, anche con l’uso della violenza: una divisa da tenente è stata effettivamente ritrovata in casa. Non ci si spiega però perché i tre assassini abbiano passato più di due giorni nella fattoria, se il loro obiettivo era solo recuperare i documenti e scappare.

Ultima teoria è quella che vede protagonista un poltergeist particolarmente violento, che stermina la famiglia Gruber a colpi di piccone. Siete liberi di crederci, ma gli atteggiamenti troppo umani dell’assassino – accendere il fuoco, mangiare, mungere le mucche – scartano facilmente questa ipotesi fantasiosa.

 

Pietra miliare in ricordo del massacro di Hinterkaifeck

 

Hinterkaifeck è uno dei più grandi misteri della storia, reso ancora più grottesco dal modo in cui si è evoluto. Di certo si sa solo che ci sono sei cadaveri, sei innocenti, gettati in una fossa comune e dimenticati da tutti.

Questa è la realtà.


Chi c'è dietro il mistero del massacro di Hinterkaifeck?

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Il Ku Klux Klan – Cos’è, la storia, il credo e l’organizzazione

Simbolo stesso dell’odio razziale, il Ku Klux Klan è una delle più antiche organizzazioni segrete che lotta per la supremazia della razza bianca ed il nazionalismo estremo. Le loro vesti bianche, macchiate del sangue degli uomini di colore, hanno infestato per secoli le campagne statunitensi, fino ai giorni nostri.

Ma cos’è realmente il Ku Klux Klan?

 

Bandiera del Klu Klux Klan

 

Il Ku Klux Klan è stato creato per rigenerare il nostro sventurato Paese e per riscattare la razza bianca dall’umiliante condizione in cui è stata recentemente precipitata dalla nuova repubblica. Il nostro principale e fondamentale obiettivo consiste nel mantenimento della supremazia della razza bianca in questo Paese. – Incipit del credo del Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan (anche chiamato KKK o Klan) viene fondato a Pulaski (USA) la vigilia di Natale del 1865, da sei reduci dell’esercito della Confederazione da pochi mesi uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione. Le parole Ku Klux derivano probabilmente dal greco kuklos (κύκλος), che significa cerchio. Basati su una visione distorta del Protestantesimo, i principi del Klan si possono riassumere in un estratto del libro Red Summer – L’estate del 1919 e l’ascesa dell’America Nera di Cameron McWirther, giornalista del Wall Street Journal.

[L’obiettivo del Ku Klux Klan è] Difendere la santità della casa e la castità della femminilità; mantenere la supremazia bianca; insegnare e fedelmente infondere una più alta filosofia spirituale attraverso un ritualismo esaltato; ed attraverso una devozione attiva conservare, proteggere e mantenere intatte le peculiari istituzioni, i diritti, i privilegi, i principi e gli ideali del puro Americanismo. – Cameron McWirther

Sebbene inizialmente le attività del gruppo passino praticamente inosservate, in pochi mesi molte associazioni con ideali simili si formano nel sud degli Stati Uniti. Il KKK diventa lentamente un movimento di ricostruzione, i cui ideali di supremazia bianca vengono espressi con feroci atti di violenza, inclusi omicidi e stupri, che porteranno l’organizzazione a macchiarsi più avanti anche di atti di terrorismo. Un congresso del 1867 a Nashville (USA), presieduto dal generale confederato Nathan Bedford Forrest (talentuoso stratega e criminale di guerra), fa conoscere il KKK al grande pubblico, ed un numero impressionante di nuovi adepti si accalca ogni giorno dinanzi alle sedi dell’associazione. Già in questo periodo il Klan indossa le tipiche tuniche bianche che l’hanno reso tristemente famoso.

Questa [il Ku Klux Klan] è una cosa buona. Una cosa dannatamente buona. Possiamo impiegarla per mantenere i negri al loro posto. – Nathan Bedford Forrest

Il KKK, sotto il Grande Mago Forrest, dichiara i suoi obiettivi: aiutare economicamente le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, contrastare gli ideali Federali, opporsi all’estensione del voto alle persone di colore. Se il KKK vuole davvero mantenere il sud degli USA come pochi anni prima, l’unica cosa da fare è entrare in politica. Quando i Federali abbandonano il sud, i Confederati riottengono il potere: benché non possano reintegrare le leggi che consentono la schiavitù, sono in grado di crearne ad hoc per limitare la libertà dei neri. Il clima di tensione che si viene a creare genera scontri che spesso terminano nel sangue, che porteranno Forrest, preoccupato della piega violenta che sta prendendo l’associazione, a scioglierla ufficialmente nel 1869. Questa decisione pone fine al primo Ku Klux Klan.

Le idee, sopratutto quando sono pessime, prima o poi tornano a farsi sentire.

 

Klu Klux Klan

 

Il Giorno del ringraziamento (25 novembre) 1915 viene fondato ad Atlanta (USA) il secondo Ku Klux Klan dal colonnello William Joseph “Doc” Simmons, ex professore della Chiesa Metodista Episcopale. Parallelamente a quanto succede in Germania (e quanto avverrà meno di trenta anni dopo) nella popolazione bianca degli USA è crescente il malcontento legato ai problemi economici che incombono sul Paese. Banchieri ebrei, neri, mendicanti e rom sono accusati della crisi economica. Simmons, folgorato dal film La nascita di una nazione di David Llewelyn Wark Griffith decide così di agire, ma in maniera più imprenditoriale rispetto al primo KKK: la confraternita avvia le attività nel 1921, e sin da subito i guadagni sono notevoli. I ricavi vengono reinvestiti, tra le altre cose, nell’ingaggio di reclutatori a tempo pieno, che hanno l’incarico di diffondere il verbo del KKK ed aumentare il numero di iscritti. Facendo leva sul già citato malcontento nazionale e sugli ideali patriottici degli statunitensi, il Klan raggiunge nel 1925 circa quattro milioni e mezzo di confratelli attivi su tutto il territorio americano. Fittamente inserita nella politica, la società governa segretamente molti stati degli USA, attraverso personalità di spicco di entrambi i partiti. Questo regime ombra crolla pochi anni dopo, a seguito dell’omicidio di Madge Augustine Oberholtzer, una maestra stuprata ed uccisa dal Gran Dragone dell’Indiana David Curtiss “Steve” Stephenson. L’assassinio, di una brutalità innata, porta l’opinione pubblica a riflettere sulle reali intenzioni del Klan: stroncate dagli scandali che seguono il processo, centinaia di migliaia di membri lasciano la confraternita, minandola dalla fondamenta. Alla fine degli anni ’30 si contano poche migliaia di membri, attivi sopratutto (circa 25.000) nella Legione Nera dell’Ohio guidata da William Shepard. Dedita all’omicidio di socialisti e comunisti e vestita di nero in ricordo dei pirati e delle camicie nere fasciste, la Legione Nera getta il Midwest degli USA nel terrore, fino all’omicidio di Charles Poole. Poole, impiegato della Works Progress Administration, viene rapito ed ucciso da dodici membri della legione, che verranno in seguito processati e condannati. La sentenza porta allo scioglimento ufficiale delle Legione Nera.

Una società segreta che pratica omicidi rituali, conosciuta come Legione Nera, è stata scoperta a Detroit. Alcuni membri sono implicati in un omicidio. La polizia crede si tratti di una divisione del Ku Klux Klan, che non presenta più di 10.000 adepti. I suoi principi sono la lotta ai negri, ai cattolici ed agli ebrei. – The Sydney Morning Herald, 25 maggio 1936

Con lo scandalo legato alla Legione Nera il Ku Klux Klan, che sta già affrontando un periodo di forte crisi, riceve il colpo di grazia: il Klan si scioglie nel 1944.

 

La nascita di una nazione

 

Negli anni ’50 e ’60 numerose associazioni locali vengono battezzate Ku Klux Klan, rifacendosi agli ideali violenti del primo Klan. Attivo sopratutto a Birmingham, USA, il nuovo KKK contrasta ferocemente la politica razziale permissiva dello stato dell’Alabama, sfociando in un numero impressionante di episodi violenti: i membri prendono di mira le case (circa 40) delle famiglie di colore facendole saltare in aria con l’esplosivo. Per comprendere l’entità dell’evento, basta pensare che in quegli anni Birmingham riceve dalla stampa il soprannome Bombingham. Il 21 marzo 1981 due membri del Klan uccidono l’afroamericano Michael Donald, impiccandolo ad un albero di Mobile (USA). La sentenza è di morte per uno degli assassini ed il carcere a vita per l’altro, più il pagamento di 7.000.000 di dollari da parte del KKK. Stroncato dal debito contratto, il Klan cade in bancarotta.

Attualmente nel mondo esistono circa 150 cellule del Ku Klux Klan, per un totale di 15.000 membri.

 

Klu Klux Klan

 

Il KKK, oggi come all’alba della sua era, si è sempre coperto di un alone di mistero, frutto della fusione di logotipi come i cavalieri teutonici e la Massoneria e altri derivati da una struttura originariamente di stile militaresco. Ecco i ranghi del secondo e terzo Klan, in ordine discente di importanza.

  • Mago Imperiale: capo supremo del Klan.
  • Klonsel Imperiale: avvocato supremo.
  • Kleagle Imperiale: direttore, riceve tutte le notizie dei Grandi Goblin.
  • Grande Goblin: capo di un Dominion, un’area che comprende più Stati.
  • Kleagle Re: capo di un Reame, che corrisponde ad uno Stato.
  • Kleagle: capo di un territorio sottoposto ad un Reame.
  • Ciclope Esaltato: capo di un Klavern, una sede locale.
  • Terrori: ufficiali dei Ciclopi Esaltati, attivi in un Klavern. Di seguito elencati.
    • Klaliff – vicepresidente.
    • Klokard – docente.
    • Kludd – cappellano.
    • Kligrapp – segretario.
    • Klabee – tesoriere.
    • Kladd – maestro cerimoniere.
    • Klarogo – guardia interna.
    • Klexter – guardia esterna.
    • Klokan – capo del Klokann Board, gli affari interni.
    • Nottambulo – reclutatore.

 

Klu Klux Klan

 

Articolo basato su una domanda inviata da Agostino C.


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Distruggiamo la Luna!

Sono passati 46 anni da quel 21 luglio 1969: per la prima volta posiamo piede sulla Luna, ed il nostro satellite, per millenni irraggiungibile, si fa in qualche modo sì più vicino, ma anche meno affascinante. E decisamente più noioso. Diciamoci la verità, oramai la Luna ha stufato. Se ne sta lassù, i poeti non la cantano più, ed i lupi mannari sono roba del passato. Sarebbe meglio farla saltare in aria in mille pezzetti, e godersi lo spettacolo.

Già, ma come fare?

Ovviamente è solo un’ipotesi, la Luna è una delle cose più meravigliose che la natura ci abbia donato. Ma se volessimo distruggerla sul serio e levarcela per sempre dall’orbita, come potremmo fare?

Fraser Cain è il creatore del blog di astronomia Universe Today, lanciato nel 1999 e visitato ogni anno da milioni di utenti, e qualche giorno fa ha fatto un paio di conti e ha cercato di comprendere quanta energia sarebbe necessaria per disintegrare il nostro amato satellite.

 

 

Il requisito base per distruggere qualsiasi cosa, dagli atomi alle stelle, è quello di aggirare l’energia di legame. Semplicisticamente, potremmo dire che un oggetto è formato da dei pezzi più piccoli che presentano, se sommati singolarmente, una massa maggiore del prodotto finale; ciò è dovuto al fatto che ogni cosa nell’universo reagisce con quello che la circonda, portando ad una perdita di massa – ad esempio attraverso l’emissione di calore – che non avrebbe se fosse divisa nelle sue componenti più semplici.

Proviamo a fare un esempio: un atomo di elio è formato da due protoni e due neutroni, che hanno singolarmente masse di 1,0073 dalton i primi e 1,0087 i secondi. Fatti i calcoli (1,0073*2+1,0087*2) l’elio dovrebbe avere una massa di 4,0320 dalton, ma in realtà è di 4,0015.

L’energia di legame è quindi la forza necessaria a scomporre qualcosa in parti più piccole, e quella della Luna è 1,2*10^29 joule (quella della Terra è 2,2*10^32).

Per fare un paragone, Fat Boy, la bomba atomica sganciata su Hiroshima (Giappone) ha liberato un’energia di 8*10^13 joule. Per frantumare il nostro satellite servirebbero miliardi di bombe atomiche, detonate tutte nello stesso istante. Praticamente impossibile con i mezzi attuali.

 

Science!

 

Proviamo allora con qualcosa che viene dallo spazio: un asteroide. Per scatenare l’energia sufficiente ci vorrebbe un asteroide di dimensioni inimmaginabili, grande centinaia se non migliaia di chilometri. Certo, una soluzione del genere sarebbe fattibile in teoria, ma dove lo andiamo a recuperare un asteroide così grosso? E sopratutto, come lo imbrigliamo e lo spariamo contro la Luna? Neanche questa strada è percorribile.

Sfruttando altre risorse del nostro sistema solare il limite di Roche della Terra potrebbe sbriciolare la Luna in pochi minuti. Il limite di Roche è una linea immaginaria che circonda ogni corpo celeste, al di sotto della quale un altro oggetto viene dilaniato dalle forze di marea che si vengono a creare. Pensiamo ad un bambino che fa il bagnetto nella vasca da bagno, con tutti i suoi giocattoli gommosi e galleggianti al seguito: facciamo un mulinello al centro e lasciamo che i suoi amici di plastica vadano per la propria strada. Se una paperella di gomma si mantiene a debita distanza, il mulinello non le arrecherà danno, ma se questa si avvicina troppo, verrà risucchiata inesorabilmente dal gorgo, sempre più velocemente e vorticosamente. Ora, se il giocattolo non fosse di gomma ma di carta, verrebbe distrutto in mille pezzi: questo è quanto succede quando si supera il limite di Roche. Quello terrestre è di 18.000 chilometri, e se riuscissimo a portare la Luna oltre questa soglia, il nostro pianeta farebbe il resto. Purtroppo non abbiamo i mezzi per spostare un oggetto grande quanto il satellite, che inoltre si allontana da noi di qualche centimetro all’anno, inesorabilmente. Tra qualche milione di anni il satellite maggiore di Marte, Phobos, supererà il limite di Roche e ricadrà sulla superficie del pianeta rosso. Le conseguenze saranno inimmaginabili.

Se la scienza non ci viene in aiuto, proviamo con la fantascienza. Prendendo spunto dal film Austin Power: La spia che ci provava, costruiamo un laserone gigantesco e puntiamolo contro la Luna (anche se nel film avviene il contrario). Come alimentarlo? Il Sole potrebbe venire in nostro aiuto, costruendogli intorno una sfera di Dyson. Una sfera di Dyson è un enorme scudo artificiale che avvolge una stella e ne raccoglie l’energia, che può essere riutilizzata a piacimento – sarebbe come avvolgere una lampadina accesa in una sfera d’acciaio che fosse in grado di assorbirne il calore e la luce. Si tratta di un’idea dell’astronomo, fisico e matematico Freeman John Dyson, attuabile in teoria ma non in pratica: per costruirne una intorno alla nostra stella servirebbe quasi tutta la materia del Sistema Solare, vale a dire buona parte di quello che c’è tra il Sole e Nettuno. Se riuscissimo a costruire lo stesso una sfera di Dyson, potremmo imbrigliare l’energia del Sole per 15 minuti e scaricarla contro il satellite. Basterebbe per sbriciolarlo in un attimo.

 

"Laserone"

 

D’accordo, abbiamo distrutto la Luna. E adesso?

I detriti cadrebbero sulla Terra per secoli, e creerebbero un clima inadatto alla vita portando allo sterminio di qualsiasi forma di vita. Senza il nostro satellite gli oceani non avrebbero più le correnti, l’acqua si ritirerebbe spostandosi lungo i poli e l’equatore e distruggendo tutto ciò che gli si parerebbe innanzi. L’asse terrestre, infine, diverrebbe parallelo a quello dell’orbita: il Polo Nord si inclinerebbe al punto di sfiorare l’equatore, portando la Terra a rotolare letteralmente lungo la sua orbita.

E se proprio non resistiamo all’impulso di vedere la Luna distrutta, basta affidarsi al regno della fantasia. Nel manga e anime Dragon Ball (ドラゴンボール) di Akira Toriyama, ad esempio, viene polverizzata da Piccolo (Junior nella versione italiana) con un raggio energetico. In Assassination Classroom (暗殺教室) di Yūsei Matsui il protagonista Korosensei dissolve una parte della Luna lasciandone solo una falce come manifestazione dei suoi poteri ai governi della Terra. In The Time Machine di Simon Wells il satellite viene disintegrato nel 2037, a causa di un’esplosione nucleare.

 

Assassination Classroom Moon

 

Finora abbiamo solo avanzato ipotesi, ma è bene ricordare che nel 1958 la United States Air Force (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) ha avviato realmente uno studio per distruggere la Luna. Si tratta del Progetto A119, che prevede la detonazione di un’ordigno nucleare sul satellite – e conseguente distruzione dello stesso – per dimostrare la superiorità degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica, all’epoca potenza indiscussa della corsa allo spazio. Nello stesso anno i sovietici avviano il Progetto E-4, sostanzialmente identico a quello statunitense. Fortunatamente, entrambi i progetti verranno abbandonati l’anno successivo: A119 principalmente per le reazioni negative dell’opinione pubblica, ed E4 per i seri dubbi sulla sicurezza del velivolo di lancio. È interessante notare come la distruzione della Luna, di per sé, venga considerato un problema secondario.

 

A Study of Lunar Research Flights - Vol I

 

A conti fatti, ci conviene lasciare la Luna dov’è. Tanto tra qualche milione di anni se ne andrà da sola.

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La capsula del tempo – Il nostro messaggio in viaggio nello spazio

Riprendiamo il racconto sulle capsule del tempo, iniziato qualche giorno addietro. Questa volta parliamo di messaggi inviati nello spazio, alla ricerca di vita extraterrestre. E non solo.

 

Il progetto KEO

 

Il KEO è un satellite spaziale progettato per contenere al suo interno una capsula del tempo che conterrà tutti i messaggi dei cittadini della Terra. La data di lancio è prevista inizialmente per il 2003 ma, dopo vari posticipi, viene rinviata al 2015. Il progetto è supportato dall’UNESCO (Progetto del XXI secolo), dal gruppo Hutchison e dall’Agenzia Spaziale Europea, più molte altre organizzazioni minori. Ogni essere umano è invitato a scrivere sul sito web del progetto il proprio messaggio: si hanno a disposizione quattro pagine (6000 caratteri) per ogni abitante della Terra. I messaggi saranno salvati su DVD vetrosi resistenti alle radiazioni. Se i lettori DVD non saranno più disponibili in futuro, dettagliate istruzioni sono incluse per costruirne uno. Una volta lanciato in orbita il KEO, i messaggi saranno disponibili liberamente online. KEO trasporterà anche un diamante contenente una goccia di sangue umano, campioni di aria, acqua di mare e terra, un orologio astronomico, foto di tutte le culture del pianeta ed un compendio dello scibile umano. Su una faccia del diamante sarà inciso il DNA del genoma umano. KEO non ha mezzi di propulsione propri, e verrà lanciato in orbita terrestre grazie ad un razzo Ariane 5. Quando ritornerà al suolo la protezione termica creerà un’aurora boreale nell’atmosfera. Il rientro è previsto tra 50.000 anni.

 

Satellite KEO

 

Capsule del tempo nello spazio profondo

 

Nello spazio sono sepolte diverse capsule del tempo. Eccone alcune.

A seguito della missione Apollo 11, viene lasciata poco distante dal sito di atterraggio una placca destinata a rimanere per sempre sulla Luna.

 

Placca Apollo 11

 

Qui uomini del pianeta Terra che per primi misero piede sulla Luna

Luglio 1969

Siamo giunti in pace in nome dell’umanità – Placca dell’Apollo 11

Le sonde Pioneer 10 e Pioneer 11, lanciate in orbita nel 1972 e nel 1973, accolgono a bordo due placche identiche raffiguranti un uomo ed una donna, più alcune informazioni destinate a qualsiasi razza senziente volesse cercare il nostro pianeta. Pioneer 10 ha superato il Sistema Solare ed è attualmente in viaggio verso la stella Aldebaran, nella costellazione del Toro. Dovrebbe raggiungerla tra due milioni di anni. Pioneer 11 è in rotta verso la costellazione dell’Aquila, ma a seguito del disallineamento della Terra con la sua antenna, non è possibile comprenderne la reale posizione. Si stima che raggiungerà la meta in quattro milioni di anni.

Placca delle sonde Pioneer

 

Due dischi per grammofono in oro, ribattezzati Voyager Golden Record, si trovano (uno per ognuna) sulle sonde Voyager 1 e Voyager 2, progettate per scansionare il Sistema Solare Esterno. I due dischi, identici, contengono immagini e suoni della Terra, e sono concepiti per essere utilizzate da forme di vita extraterrestre, nel caso queste riuscissero ad intercettare le sonde. Tra i vari suoni registrati ci sono anche i saluti dei terrestri in diverse lingue: quelli in italiano recitano semplicemente Tanti auguri e saluti. Le sonde gemelle, lanciate nel 1977, hanno completato da tempo la loro missione, e nel 2025 tutti gli strumenti a bordo cesseranno le attività per mancanza di energia – anche se già nel 2017 non saranno più in grado di comunicare con noi, poiché il giroscopio non funzionerà più. Nonostante questo, sono ancora in viaggio verso lo spazio profondo. Voyager 1 si dirige verso la costellazione dell’Ofiuco, ed uscirà tra 30.000 dalla Nube di Oort. Ciò che troverà oltre resterà un segreto che conoscerà lei sola. Voyager 2 viaggia verso la costellazione di Andromeda.

 

Voyager Golden Record

 

Due placche identiche poste sui due satelliti artificiali LAGEOS, lanciati nel 1976 e nel 1992, raffigurano la disposizione dei continenti nel passato, nel presente e nel futuro. LAGEOS 1 e LAGEOS 2 torneranno sulla Terra tra 8 milioni di anni. Probabilmente non ci sarà nessun essere umano ad aspettarle.

 

LAGEOS

 

 

Provare a comunicare con entità extraterrestri in questo modo è un po’ come lanciare un messaggio in bottiglia nell’oceano. Si spera sempre che qualcuno lo trovi e ci risponda, ma le speranze sono praticamente nulle.

Oppure si tratta solo di un modo per sentirci immortali, più grandi di quello che siamo. I nostri messaggi nello spazio viaggeranno per miliardi di anni. Noi non ci saremo forse più, ma la nostra voce, ed il nostro ricordo, continueranno a vivere per l’eternità.

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Sul mio biglietto da visita, sono il presidente di una società. Nella mia testa, sono uno sviluppatore di videogiochi. Nel mio cuore, sono un giocatore.

Satoru Iwata.

Sviluppatore di videogiochi e presidente della Nintendo Company Ltd, 1959/2015.

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La capsula del tempo – Il nostro lascito al futuro

È possibile lasciare ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri pronipoti, qualcosa che ci appartiene, qualcosa che spieghi anche a chi non ci potrà conoscere chi siamo realmente, non solo il frutto di una fotografia sbiadita o di un ricordo sfocato? E se volessimo che il nostro ricordo, le nostre idee, le nostre parole, sopravvivessero centinaia, migliaia, milioni di anni nel futuro? Sarebbe possibile in qualche modo sopravvivere alla nostra stessa vita? Un modo c’è: la capsula del tempo.

La capsula del tempo è un contenitore creato per un unico scopo: contenere al suo interno il nostro lascito per le popolazioni future. Si tratta solitamente di scatole di diversa grandezza, da un piccolo barattolo a intere stanze sigillate, in cui vengono deposti oggetti quotidiani (foto, giocattoli, un diario) oppure creati specificatamente per permettere all’umanità futura di comprendere quella di oggi (un libro sulla storia moderna, articoli di giornale) oppure ancora per chi verrà dopo di noi (un compendio sull’anatomia umana, ad esempio, per un’ipotetica razza aliena che giungerà sulla Terra dopo la nostra estinzione).

Nel cinema la capsula è stata usata spesso; anche un tesoro dei pirati può essere considerato una capsula del tempo, se costruito con quello scopo: una mappa per ritrovare il baule nascosto in un’isola deserta, in cui in mezzo ai dobloni d’oro c’è l’ultima lettera di un prode capitano al ragazzo che vuole seguirne le orme e le imprese. Esistono centinaia di capsule in giro per il mondo, ma la maggior parte è stata sviluppata per essere aperta nel giro di pochi decenni, come il lascito di un oramai defunto nonno per i propri nipoti, con foto della sua gioventù racchiuse in una semplice scatola di legno abbandonata in soffitta.

 

Capsula del tempo in legno

 

All’inizio del 1900 un gruppo di studentesse del Mount Holyoke College di South Hadley (USA) sigilla una scatola destinata alle loro future colleghe – il Mount Holyoke College è una scuola aperta solo alle ragazze – dell’anno 2000. Cent’anni dopo la scatola viene aperta, ed all’interno si trovano un berretto universitario, programmi teatrali, qualche spicciolo, un libretto d’esami ed un messaggio da parte delle creatrici, che dimostrano una spiccata attitudine al soprannaturale.

Se la scienza vi ha insegnato quello che molti credono sarà uno degli elementi più diffusi delle vostre conoscenze, ovvero il potere di comunicare con il mondo invisibile dal quale staremo osservando il vostro destino, vi preghiamo di rispondere a questo messaggio. – Messaggio della capsula del tempo del Mount Holyoke College

A volte sono non singole persone, ma organizzazioni internazionali che creano capsule da destinare ai posteri, ovviamente molto più sofisticate di quelle fatte in casa.

La Yahoo! Time Capule, chiusa l’8 novembre 2006, raccoglie 170.857 contributi degli utenti di Yahoo! a cui viene chiesto di descrivere la vita nel 2006. Si tratta attualmente del più grande ed importante lascito digitale della storia, destinato ad essere aperto il 2 marzo 2020 (quindi 14 anni dopo) in occasione del venticinquennale del popolare motore di ricerca. Si trova a Washington (USA) affidata alla Smithsonian Folkways Recordings, etichetta discografica storica di blues, folk e jug della Smithsonian Institution.

Il Time Castle (Castello del Tempo) è una particolare versione di capsula del tempo, creata il 17 luglio 1995 dalla The Walt Disney Company in occasione del 40° anniversario di Disneyland. Il Time Castle include 62 oggetti, inclusi diversi gadget presenti nel parco di divertimenti nel 1995 e varie foto aeree dello stesso. La capsula si trova di fronte il castello della Bella Addormentata – ne è fisicamente una versione in miniatura – e verrà riaperta il 17 luglio 2035, in occasione degli 80 anni del parco.

 

 

Capsule del tempo disperse

 

Nel 1793 George Washington, primo Presidente degli Stati Uniti d’America, posa una capsula del tempo nella prima pietra del Campidoglio di Washington (USA). Purtroppo la scatola è andata persa negli anni, e non se ne conoscono né l’ubicazione né il contenuto.

Nel 19° secolo una fondazione seppellisce sotto la torre di Blackpool (Inghilterra) una capsula del tempo, senza specificare quando dovrà essere aperta. Nonostante i numerosi tentativi – tra cui spicca quello organizzato da diversi medium – il lascito non è ancora stato trovato.

Nel 1930 vengono sepolte nel sottosuolo di Corona (USA) 17 capsule. Nel 1986 il comune della cittadina tenta di riesumarle, ma non ne trova neanche una. Probabilmente sono disperse per sempre.

Nel 1939 un gruppo di ingegneri del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (USA) seppellisce una capsula del tempo sotto un ciclotrone (una macchina usata per accelerare fasci di particelle elettricamente cariche). Progettata per essere aperta 50 anni dopo, in realtà nessuno ne conosce la reale ubicazione. E sopratutto nessuno sa come recuperarla da sotto le 18 tonnellate del ciclotrone.

Nel 1970, in occasione della Fiera Mondiale di Osaka (Giappone), il comitato organizzativo crea una singolare capsula a due strati: per onorare il Progresso e l’Armonia dell’Umanità, la parte superiore della bizzarra struttura viene aperta nel 2000, mentre quella inferiore dovrà essere aperta nel 6970. All’interno di ogni contenitore ci sono 2098 oggetti raccolti specificatamente per raccontare la cultura del 1970.

 

Capsula del tempo di Osaka

 

Nel 1976, per festeggiare il bicentenario delle carovane dei pionieri negli Stati Uniti, viene creata una capsula del tempo con 22.000.000 di firme di cittadini statunitensi. Si tratta di un lavoro enorme, frutto del viaggio di 50 carri che dalla costa Ovest fino a Washington raccolgono le firme di chi vuole contribuire all’iniziativa. La sera prima della cerimonia, a cui dovrebbe presenziare il presidente Gerarld Ford, la capsula viene rubata. Non si saprà mai chi sia stato l’artefice del furto.

Nel 1988, nell’Old City Cemetery (Cimitero della Città Vecchia) di Sacramento (USA) viene seppellita una capsula del tempo dalla OCCC (la commissione del cimitero della città vecchia). Una lapide recita, sibillina:

Qui giace la storia

Seppellita il 6 agosto 1988

Destinata ad essere

Dissepolta ed aperta

O.C.C.C.

Il 6 agosto 2088 – Lapide del tempo dell’Old City Cemetery di Sacramento

Nessuno sa cosa ci sia sepolto sotto quella lapide nera: si dovrà aspettare il 2088.

 

Capsula del tempo di Sacramento

 

Nella fredda Norvegia si trova il Svalbard Global Seed Vault, un’enorme struttura progettata per accogliere tutti i geni degli organismi vegetali della Terra. Il vault accoglie oltre 2 miliardi di semi, preservati ad una temperatura costante di -18°C e sorvegliati giorno e notte da guardie armate. I semi possono sopravvivere in queste condizioni per oltre 20.000 anni.

 

La cripta della civiltà

 

La Oglethorpe University di Brookhaven (USA) raccoglie, nell’ambizioso progetto International Time Capsule Society, la sfida di catalogare tutte le capsule del tempo che si trovano in giro per il mondo (e non solo). All’interno di una camera a tenuta stagna sono stoccati un numero impressionante di oggetti, tra i quali libri come la Bibbia o l’Iliade, una copia originale di Via col Vento, registrazioni di Adolf Hitler e Benito Mussolini,  tracce audio estratte da Braccio di Ferro, strumenti scientifici del 1930, birre, radio, macchine da scrivere, pupazzi di Paperino, giornali della Seconda Guerra Mondiale e un bicchiere di Martini con tanto di olive. Non ci sono, come specificato nel messaggio della placca che si trova sulla porta d’ingresso della struttura, né gioielli né materiali preziosi. Il vault viene chiuso il 25 maggio 1940, e verrà riaperto nell’8113.

 

 

Come si costruisce una capsula del tempo?

 

Se state pensando di crearne una capsula del tempo, questi sono i consigli della ITCS.

  1. Scegliete una data in cui dovrà essere riaperta. Una capsula di 50 anni o meno può essere ricordata nella nostra stessa generazione. Maggiore la durata, maggiore il rischio che si affronta. Capsule di un centinaio d’anni sono molto popolari.
  2. Scegliete un supervisore. Farsi aiutare nella creazione della capsula aiuta ad alleggerire il lavoro, ma deve essere sempre e solo una persona a gestire tutto il processo.
  3. Scegliete il contenitore. Una cassetta di sicurezza è una buon punto di partenza. Finché l’interno è fresco, asciutto e buio quello che c’è dentro può preservarsi meglio (una delle capsule più antiche è quella dell’Esposizione del Centenario del 1876). Per progetti più ambiziosi – cento anni o più – esistono ditte specializzate.
  4. Trovate un luogo sicuro all’interno di una struttura. Non è consigliato seppellire le capsule – a migliaia si sono perse in questo modo. La cosa più importante è segnare il luogo con una placca che descriva la missione della capsula del tempo.
  5. Assicurate gli oggetti per lo stoccaggio a lungo termine. Molti degli oggetti che inserirete nella capsula potrebbero avere grande importanza in futuro. Scegliete tra diversi oggetti, dai più insignificanti a quelli più importanti. Molti di questi solitamente vengono donati. Il supervisore dovrebbe redigere un inventario di tutti gli oggetti presenti nella capsula.
  6. Organizzate una cerimonia in cui dare ufficialmente un nome alla capsula. Invitate la stampa e fotografate ampiamente tutto il progetto, compreso quello che c’è dentro il contenitore.
  7. Non dimenticatevi della vostra capsula del tempo! Restereste sbalorditi da quanto spesso accada, anche a distanza di poco tempo. Rinverdite la memoria con cerimonie d’anniversario e riunioni. Potreste anche aprire al pubblico la cerimonia di apertura prevista. Siate creativi.
  8. Informate la ITCS quando avete completato il vostro progetto. La ITCS aggiungerà la capsula del tempo al suo database nello sforzo di registrare tutte le capsule del tempo note.

Esistono anche capsule del tempo progettate per essere lanciate nello spazio, e sopravvivere milioni di anni nel freddo siderale. Ne parliamo nel prossimo artico: La capsula del tempo – Il nostro messaggio in viaggio nello spazio.

E voi, avete mai creato una capsula del tempo? Dove la seppellirete e quando la farete aprire? Cosa ci metterete dentro? Scrivetecelo nei commenti!


Creerai una capsula del tempo?

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Bianco e Rosso – White With Red (Keyhole)

La creepypasta di oggi si intitola White With Red (qui tradotto Bianco e Rosso) pubblicata nel 2008 sul sito Creepypasta.com da un anonimo utente. Su alcuni siti il racconto è intitolato Keyhole (Il buco della serratura): il perché di questa modifica lo trovate in fondo al post.

Buona lettura!


 

Bianco e Rosso

Un uomo giunse in un hotel e si avviò a passo svelto verso il bancone per il check-in. La donna al desk gli consegnò le chiavi e gli parlò di una porta senza alcun numero che avrebbe trovato lungo il percorso verso la sua camera; questa porta era chiusa e non era permesso a nessuno entrare. In particolar modo, nessuno doveva guardare all’interno di quella stanza, per nessuna ragione. L’uomo seguì le indicazioni della receptionist: puntò dritto alla sua camera e se ne andò a letto.

La notte successiva la curiosità dell’uomo sulla stanza senza numero si fece più pressante. Superò la hall e si avvicinò alla porta, girando lentamente la maniglia. Era chiusa a chiave. Così si accovacciò e guardò attraverso lo spioncino. Un freddo gelido soffiò attraverso la serratura, così pungente che poté sentirlo vivido sull’occhio. Ciò che vide era però una semplice stanza d’albergo, simile alla sua, ed in un angolo della camera una donna dalla pelle bianchissima. Stava immobile con la testa poggiata sul muro di fronte la porta. L’uomo si sentì un po’ confuso. Stava quasi per bussare alla porta, divorato dalla curiosità, ma alla fine decise di non farlo.

Questa sua esitazione gli salvò la vita. Strisciò via dalla porta e si incamminò verso la sua camera. Il giorno dopo tornò alla porta e guardò nuovamente attraverso la serratura. Questa volta, tutto ciò che riusciva a vedere era rosso. Non c’era niente di definibile, tutto era immobile, immerso in un indistinto colore scarlatto. Probabilmente chi occupava quella camera doveva essersi accorto che qualcuno lo aveva spiato la notte prima, e doveva aver bloccato il buco della serratura con qualcosa di rosso.

L’uomo si decise a consultarsi con la donna all’ingresso per avere maggiori informazioni. La ragazza sospirò e chiese:

“Ha guardato attraverso il buco della serratura?”

L’uomo annuì, e lei continuò:

“A questo punto lasci che le racconti com’è andata. Molto tempo fa, un uomo uccise sua moglie in quella camera, ed il suo fantasma è ancora lì ad infestarla. Ma entrambi non erano persone come le altre. Avevano la pelle bianchissima, e l’unica cosa a contrastare quel candore erano gli occhi, di un penetrante, infinito, rosso acceso.”

 

Occhi Rossi

 


Precisazione: il titolo originale della creepypasta era White With Red Eyes (Bianca con gli occhi rossi), come si evince dall’indirizzo della pagina della prima pubblicazione. Evidentemente l’autore in seguito ha deciso di cambiarlo per non svelare prematuramente il finale della storia.

 

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Scafismo – La più brutale tortura di tutti i tempi

L’umanità si è sempre prodigata a migliorare sé stessa, le sue tecniche, le sue tecnologie, le sue arti. Abbiamo alzato gli occhi da terra a scrutare il cielo, e nei millenni siamo anche riusciti a quasi toccare le stelle con una mano. Ma mai abbiamo speso tanta fantasia e creatività nello sviluppare la sofferenza umana. Quella di oggi è probabilmente la più brutale tecnica di tortura di tutti i tempi: lo scafismo.

Conosciuto anche come la tortura delle barche (The Boats), lo scafismo affonda le sue origini nella civiltà persiana, descritto per la prima volta dai Greci antichi, che ne parlavano colmi di terrore e ribrezzo.

La vittima viene denudata e legata all’interno di una barca. Un’altra imbarcazione viene posta sopra la precedente, a creare un grottesco sarcofago ligneo, da cui spuntano solo la testa, le mani ed i piedi del condannato, lasciati intenzionalmente al di fuori della struttura. I torturatori preparano una miscela di latte e miele, e costringono l’uomo a berne grandi quantità: in poco tempo questi svilupperà una diarrea incontrollabile. I Persiani, particolarmente metodici, ci tengono a fare le cose per bene: miele viene cosparso sul corpo, con particolare attenzione agli occhi, alle orecchie, alla bocca e all’ano. Il malcapitato a questo punto viene lasciato a galleggiare nel suo simulacro su un letto d’acqua stagnante, esposto al sole che picchia.

In balia degli insetti.

 

Scafismo

 

A sciami insetti di ogni genere si avventano sulla vittima, attratti dal profumo del miele e dall’olezzo delle feci, divorando la carne un millimetro alla volta. Ogni giorno gli aguzzini costringono la vittima a bere di nuovo la miscela di latte e miele, per evitare che muoia di disidratazione o stenti e prolungarne così l’intensa agonia. La morte sopraggiunge dopo diversi giorni, spesso dopo settimane, durante le quali il condannato non può far altro che urlare al mondo la sua sofferenza: le cause della tanto agognata dipartita solo di solito lo shock settico dato dalle infezioni e, in alcuni casi, i morsi degli insetti e le punture delle vespe.

La vittima giace nelle barche, la sua carne viene lasciata a marcire nelle feci, divorata dai vermi finché una lenta ed orribile morte non la prenderà. – Giovanni Zonara, cronista e teologo bizantino, XII secolo

Il supplizio, come già scritto, può durare diversi giorni. Mithridates, un giovane soldato persiano dell’armata del Re Artaserse II Mnemone, muore dopo una lunga agonia nelle barche, in accordo con quanto riportato da Plutarco nella Vita di Artaserse.

Quando l’uomo sembrò morto, la barca di sopra venne tolta, e la sua carne venne ritrovata divorata, e sciami di mostruose creature volavano intorno e, se così possiamo dire, crescevano al suo interno. In questo modo Mithridates, dopo diciassette giorni di sofferenza, infine perì. – Plutarco, Vita di Artaserse

A volte, la morte è un sollievo ben maggiore della vita stessa.

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D&R: Quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

Un buco nero è una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso e forte da attrarre al suo interno qualsiasi cosa. Si tratta del naturale collasso di alcuni tipi di stelle, dotate di una massa straordinariamente elevata, che sono presenti al centro di ogni galassia – e sì, anche nella nostra ce n’è uno. Nulla sfugge alla fame dei buchi neri: non la luce, non i pianeti, non le stelle.

Ma quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

 

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea fotografato dal satellite Chandra della NASA.

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea fotografato dal satellite Chandra della NASA.

 

I buchi neri si dividono in base alla loro massa in quattro categorie.

Classe Massa Raggio
Buco nero supermassiccio ~106–109MSole ~0.001–400 AU
Buco nero di massa intermedia ~103MSole ~103 km ≈ RTerra
Buco nero stellare ~3-30 MSole ~30 km
Micro buco nero fino a ~MLuna fino a ~0.1 mm

Un buco nero supermassiccio non lascerebbe alcuno scampo ad una stella simile al Sole, divorandola in un sol boccone, o disintegrandola in pochi giorni.

Nel caso il Sole finisse all’interno dell’orizzonte degli eventi (superficie entro cui non vi è più possibilità per qualsiasi cosa di sfuggire alla forza gravitazionale) di un buco nero di massa intermedia, verrebbe lentamente inglobato partendo dalla sua superficie, sottraendogli a poco a poco i gas. Questo processo può durare anche svariati milioni di anni. Se invece venisse colpito in pieno, la nostra stella verrebbe fondamentalmente dilaniata di netto: il gas all’interno ed all’esterno del sole diverrebbero parte integrante del buco nero, che si circonderebbe così di un disco luminoso a cingere il nero più assoluto. Questi eventi sono estremamente rari, ma sono già accaduti in passato.

Se invece il Sole transitasse nei pressi di un buco nero stellare, questi lo divorerebbe molto lentamente. Ci potrebbero volere miliardi di anni affinché una stella del genere possa consumarsi in questo modo.

Un micro buco nero, invece, se passasse attraverso il Sole, probabilmente non creerebbe nessun danno particolare. Se invece gli transitasse nei pressi, la stella verrebbe divorata in un periodo che si potrebbe prolungare per un tempo indefinito. Il Sole evolverà tra circa 10 miliardi di anni in una nana bianca, e successivamente in un diamante di dimensioni planetarie: quando verrà quel giorno, probabilmente il buco si sarà già allontanato abbastanza per non essere più una minaccia.

 

Black Hole

 

 

E se il Sole diventasse dall’oggi al domani un buco nero, cosa succederebbe alla Terra?

Assolutamente niente.

Il nostro sistema solare si base sulle forze gravitazionali del Sole, non sulla sua grandezza. Se un buco nero della sua stessa massa prendesse il suo posto, le leggi fisiche che regolano le orbite dei pianeti resterebbero immutate.

Anche se moriremmo tutti assiderati, non ci sposteremmo di un millimetro.

 

 

Domanda inviata da Lamberto.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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D&R: A che velocità si espande l’universo?

L’universo è nato circa 13,82 miliardi di anni fa, da un grande ammasso estremamente caldo e denso. Poi tutto ha cominciato ad espandersi, le galassie si sono allontanate l’una dalle altre, e tutto è diventato come lo conosciamo oggi. La dilatazione dell’universo continua ancora oggi, e lo farà per diversi miliardi di anni ancora. Ma a che velocità scorre questa espansione?

La prima stima abbastanza precisa viene effettuata nel 2012, quando il telescopio spaziale Spitzer della NASA in orbita dal 2003, seguendo il moto di 90 variabili Cefeidi – una particolare classe di stelle note per la loro correlazione tra periodo di variabilità e luminosità assoluta – calcola la velocità di espansione del nostro universo in 74,3±2,1 km/s su megaparsec (il parallasse di un secondo arco, o parsec, è un’unità di lunghezza astronomica che equivale a circa 3 milioni di anni luce).

 

La Teoria del Big Bang è facilmente comprensibile se si immagina l'universo come un palloncino. All'inizio tutte le galassie sono vicine, ma con l'espansione si allontanano l'une dalle altre sempre di più.

La Teoria del Big Bang è facilmente comprensibile se si immagina l’universo come un palloncino. All’inizio tutte le galassie sono vicine, ma con l’espansione si allontanano tra loro sempre di più.

 

Una stima più precisa viene pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy and Astrophysics nel 2013 da parte del Lawrence Berkeley National Laboratory. Grazie ad un particolare strumento, il BOSS (Baryon Oscillation Spectroscopic Survey, traducibile con Indagine Spettroscopica dell’Oscillazione dei Barioni), che misura la distribuzione della materia oscura, il gruppo di ricerca guidato da Andreu Font-Ribera scopre che la velocità di espansione dell’universo è attestabile intorno ai 68 km/s su megaparsec.

[…] Se guardiamo indietro all’universo, quando aveva meno di un quarto della sua età attuale, avremmo visto un paio di galassie separate da un milione di anni luce andare alla deriva ad una velocità di 68 chilometri al secondo. La stessa velocità con la quale si espande ora l’universo. E il margine di errore dei nostri calcoli è più o meno di un solo chilometro e mezzo al secondo. – Andreu Font-Ribera, caporicercatore del Lawrence Berkeley National Laboratory

Bisogna ricordare che l’universo tende ad aumentare la velocità di espansione in maniera esponenziale; in pratica, è come se ci lanciammo con uno skateboard lungo una discesa ripida: più andiamo avanti, più la velocità aumenta.

Ma come finirà l’universo? C’è chi pensa che i corpi celesti si allontaneranno all’infinito, ed il gelo siderale coprirà ogni cosa, rendendolo incompatibile con qualsiasi forma di vita; altri studiosi immaginano che un giorno tutto tornerà indietro restringendosi di nuovo, tornando a formare un’enorme massa al centro di tutto. Tutto ciò avverrà, seguendo la teoria del Big Freeze, tra 10^10^76 anni (10.000 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di anni), quando tutta la materia verrà inglobata dai buchi neri. Ma non disperate!

Quel giorno, probabilmente, ci saremo già estinti da un pezzo.

 

Domanda inviata da Lamberto


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