Archivio mensile: dicembre 2015

Buon Natale!

https://www.flickr.com/photos/buchelligiordano/11537204686/

A voi che guardate il mondo con occhi diversi, che scrutate negli abissi delle anime dei mostri, che non avete paura nel gettarvi nell’ignoto, buon Natale e buone feste dalla Bottega del Mistero.

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La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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La donna aliena di Marte

Curiosity, il rover atterrato su Marte il 6 agosto 2012, ha raccolto in questi anni migliaia di immagini straordinarie del pianeta rosso. Tra queste, ve ne sono alcune dense di mistero e fantastiche congetture, come quella che ritrae una donna aliena intenta a scrutare l’orizzonte.

Scoperta casualmente nel luglio del 2015 dall’utente YouTube UFOovni2012, la foto mostra quella che a prima vista sembra solo una distesa di rocce e poco più.

 

La donna aliena di Marte

 

In realtà, al centro ed in bella vista, c’è una donna aliena, fasciata in un lungo abito nero.

 

La donna aliena di Marte

 

La figura femminile porta lunghi capelli corvini sciolti dietro la schiena, sono ben visibili entrambe le braccia ed il florido seno e sembra guardare dritta dinnanzi a sé. Qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di una statua eretta da un’antica civiltà, ma se così fosse sarebbe stata erosa da tempo: in baso al calcolo delle ombre si tratta di un’aliena alta poco meno di 10 centimetri. Sembra un’assurdità, ma bisogna ricordare che l’astronauta William Rutledge, al seguito della fantomatica missione Apollo 20 (quest’ultima smentita da evidenti contraddizioni tecniche, ma tutt’ora spacciata per vera da alcuni ufologi e trasmissioni tipo Mistero di Italia 1) dichiara di aver visto con i propri occhi tubi artificiali di vetro con dei piccoli scheletri nelle vicinanze di circa 5 centimetri semisepolti sulla superficie lunare.

Abbiamo già trattato un caso simile, Ominide sulla Luna scovato su Google Moon, che si è rivelato solo un caso di pareidolia ma, al di là dell’attendibilità di Rutledge, questa foto è autentica e disponibile sul sito della Nasa.

La cosa più inquietante di tutte è che si potrebbe trattare di una vera aliena, molto simile nelle fattezze a noi. E sta fissando attentamente Curiosity.

Come se stesse scrutando in realtà tutti noi.


Che cos'è in realtà la donna aliena di Marte fotografata da Curiosity?

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C/2013 US10 Catalina – La cometa di Natale

La cometa che ci accompagnerà nei cieli bui di questo periodo natalizio si chiama C/2013 US10 Catalina. Scoperta il 31 ottobre 2013 dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, toccherà il punto più vicino alla Terra il 17 gennaio 2016, dopo aver raggiunto il perielio il 15 novembre 2015.

Proveniente dalla Nube di Oort, Catalina è una cometa non periodica; a differenza di altre sue sorelle che tornano regolarmente a farci visita, sarà praticamente la prima ed ultima volta che potremo studiarla da vicino. Si pensa che in origine facesse parte dei corpi celesti in orbita attorno al sole (ed il suo periodo di rivoluzione si sarebbe attestato in questo caso a svariati milioni di anni) ma che un giorno abbia impattato con qualcosa o sia stata deviata dalla sua rotazione: in questo modo è diventata una raminga del cielo stellato.

 

C/2013 US10 Catalina

 

La particolarità di Catalina è la presenza di due code, composte rispettivamente da gas ionizzati e polveri. Il 24 dicembre 2015 sarà visibile nella costellazione del Bifolco, ed il 17 gennaio 2016, alle ore 22:00 circa, si troverà nei pressi dell’Orsa Maggiore. Sarà possibile vederla anche ad occhio nudo – la sua magnitudine è circa 6 – ma ci sarà bisogno di un cielo particolarmente scuro per goderla appieno: un semplice binocolo, tuttavia, sarà più che sufficiente. Attualmente è visibile poco prima dell’alba, nella costellazione della Vergine.

Piccola curiosità: il 25 dicembre 2015 ci sarà luna piena. Così che i re magi avranno la strana spianata e ben illuminata per raggiungere la mangiatoia. 🙂

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Khadija Khatoon – La ragazza senza volto

A Kolkata, India, c’è un agglomerato di case, poco più che baracche, ammassate l’una sull’altra. In una di queste vive la ventunenne Khadija Khatoon insieme ai genitori. Una ragazza come tante altre, se non fosse che Khadija non ha né occhi né naso. In pratica, non ha un volto.

 

Khadija Khatoon

 

Sin dai primi istanti di nascita i genitori di Khadija, il sessantenne Rashid Mulla e la cinquantenne Amina Bibi, si accorgono che qualcosa nella loro bambina non va. La piccina non apre mai gli occhi, e presenta delle strane pieghe della pelle sul volto. Nei due mesi successivi le cose non migliorano, anzi, e Rashid e Amina decidono di farla visitare da un medico. Dopo diversi esami, che hanno portato via sei mesi, la conclusione è una sola: la bambina è affetta da neurofibromatosi, una malattia genetica. La prognosi è infausta, e gli specialisti interpellati non danno speranze alla piccola, che secondo loro morirà inevitabilmente nel giro di qualche anno. Khadija, inoltre, non è operabile, perché qualsiasi tentativo di asportazione chirurgica la porterebbe a morte certa. Il consiglio è di vivere quei pochi anni che le restano a casa, tra l’affetto dei suoi genitori, piuttosto che in un freddo letto d’ospedale.

È nata con le palpebre inspessite e si notava subito che fosse diversa dagli altri miei bambini; non ci siamo preoccupati realmente finché non abbiamo capito che non riusciva ad aprire gli occhi. Quando l’abbiamo portata in ospedale è stata ricoverata per sei mesi e l’hanno sottoposta a tutti i test possibili, ma i dottori alla fine ci hanno detto che per lei non c’era nulla che potessero fare. A queste parole ci siamo rassegnati, e non l’abbiamo fatta più visitare. In seguito, quando Khadija è diventata più grande, ha rifiutato ogni aiuto. I medici ci hanno spiegato che qualsiasi operazione chirurgica avrebbe portato a morte certa, così abbiamo vissuto nel terrore [delle conseguenze delle nostre scelte]. Ora che Khadija è più grade, ha deciso volontariamente di non sottoporsi ad alcun intervento. – Amina Bibi, madre di Khadija Khatoon

 

Khadija Khatoon

 

Miracolosamente, Khadija supera l’adolescenza e arriva a raggiungere i 21 anni. Le pieghe del volto hanno completamente divorato la sua faccia, spostandole la bocca dalla sua posizione naturale verso sinistra ed in verticale. La sua voce è fioca, quasi impercettibile, ma nonostante tutto la ragazza si dichiara felice della sua vita.

I miei genitori sono i miei unici amici e li amo con tutto il cuore. Loro sono il mio mondo. […] Riempio le mie giornate seduta a pensare, parlando con mia madre delle cose di ogni giorno ed ogni tanto esco fuori a farmi un giro nel circondario. Adoro il the. Sono contenta della mia vita. – Khadija Khatoon

 

Khadija Khatoon

 

Il neurochirurgo dell’Ospedale Apollo di Kolkata, Anirban Deep Banerjee, prende a cuore la storia della ragazza e svela che tra le pieghe della sua pelle potrebbe annidarsi un tumore maligno, che deve essere asportato con ogni mezzo. Un’operazione chirurgica del genere potrebbe essere, con le attuali tecnologie, possibile, ma i costi sarebbero ingenti: la sua famiglia, in totale, guadagna circa un centinaio di euro al mese.

Per pagare la delicata operazione è stata avviata una petizione dall’ufficiale di stato Rupak Dutta destinata al governo indiano per chiedere un finanziamento a fondo perduto. È stato anche creato un progetto di raccolta fondi: sebbene non si sia raggiunto l’obiettivo prefissato dalla campagna, le £ 7.515 raccolte (circa € 10.000) sono più che sufficienti per garantire una speranza alla giovane.

 

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Orvillecopter – Il gattocottero

La morte di un animale domestico è sempre qualcosa di triste. Il nostro compagno fedele, che ci ha accompagnato per anni, magari da quando eravamo piccoli, un giorno ci lascia per sempre. Qualcuno finisce sottoterra, qualcuno cremato, qualcuno nel gabinetto. Questa è la strana, assurda storia di Orville, morto gatto e risorto elicottero.

 

Bart Jansen

 

Un film animato del 1989, Charlie – Anche i cani vanno in paradiso (All Dogs Go to Heaven), afferma che i migliori amici dell’uomo, una volta giunta la loro ora, finiscano in un paradiso fatto apposta per loro, senza pulci e con ossi in quantità. Ma se esiste davvero un’aldilà canino, ci sarà anche per uccelli, criceti e pesci rossi? E per gatti? All’ultima domanda ha risposto, in un certo senso, un artista olandese, Bart Jansen. Alla morte del suo amico felino, Orville (chiamato così in onore di Orville Wright, uno dei padri del volo), Jansen  ha cercato di onorarne al meglio il ricordo tra amici e parenti, ricordandone sopratutto le grandi doti di cacciatore di uccellini. Così ha deciso di dargli la possibilità di librarsi nel cielo insieme ai pennuti, e di continuare la sua caccia per sempre, tramutandolo in un elicottero. O, per meglio dire, un gattocottero.

Oh, come amava gli uccelli. Riceverà motori più potenti e propulsori più grandi per il suo compleanno. Questo gli permetterà realmente di volare. – Bart Jansen

Jansen ha unito doti da tassidermista a innate capacità meccaniche, unendo il corpo senza vita di Orville ad un drone a quattro rotori, creando il primo esemplare di Orvillecottero. La grottesca creazione è in grado di librarsi a qualche metro di altezza, e sterzare e planare in tutta sicurezza. La creazione viene presentata alla KunstRai ArtFair 2012 di Amsterdam (Paesi Bassi), una fiera annuale di arte moderna, e suscita pareri contrastanti. C’è chi inneggia alla creatività di Jansen, capace di valorizzare un semplice corpo morto trascendendo le mere spoglie mortali, e chi – la maggior parte – ne inneggia il cattivo gusto ed il poco rispetto per quello che fino a pochi giorni prima è stato il suo migliore amico felino.

 

 

Jansen non ha risposto alle critiche, limitandosi a commentare i video che raccontano la genesi dell’Orvillecopter su YouTube. Certo fa un po’ impressione vedersi piombare addosso un gatto morto con delle eliche attaccate alle zampe, ma i gusti sono gusti.

Ora volerà con gli uccelli. Il più grande risultato che un gatto possa mai raggiungere! – Bart Jansen

Forse Orville non raggiungerà mai il paradiso, ma certamente ci si è avvicinato almeno un po’.

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Un cadavere in un lago su Google Maps

Abbiamo già trattato di un presunto cadavere su Google Maps, scoprendo però che si trattava di un simpatico cagnolone amante dell’acqua. Stavolta, invece, è tutto vero.

Siamo a Byron Center, nel Michigan, USA. Il 9 novembre 2015, durante l’annuale preparazione delle luci di Natale cittadine, gli operai addetti alle decorazioni di un abete nei pressi dell’84a strada scorgono quella che sembra essere un’auto affondata in un laghetto nel bel mezzo della cittadina. A prima vista il veicolo sembra abbandonato da lungo tempo e così gli uomini chiamano lo sceriffo della Contea del Kent, Ron Gates, che ne organizza immediatamente il recupero.

L’auto, una Chevrolet Corsica del 1990, viene ripescata dal fondo del laghetto, ma la targa, ACM-9705, non riesce a collegarsi a nessun caso della zona. Si pensa inizialmente ad una macchina rubata, ma quello che si nasconde nell’abitacolo lascia tutti senza fiato. Letteralmente.

Al posto di guida c’è quello che resta – oramai poco più che uno scheletro – di un essere umano.

Si tratta di un sessantasettenne, Davie Lee Niles, scomparso a Dorr nel Michigan l’11 ottobre del 2006, ovvero 10 anni prima. Dopo essere uscito da un pub l’uomo avrebbe dovuto recarsi in visita da un amico, ma ha fatto perdere le sue tracce.

La cosa tanto straordinaria quanto macabra è che per tutto questo tempo la sua auto è stata in bella mostra su Google Maps, dove è visibile tuttora; si tratta della macchia gialla in alto a destra.

 

 

Nella scheda di richiesta d’aiuto per trovarlo, sotto la sua foto, viene riportato quello che probabilmente è il motivo dell’estremo gesto di Niles.

Malato di cancro. Potrebbe essere caduto in depressione a causa della sua condizione. – Dalla scheda di Davie Lee Niles su someoneismissing.com

Distrutto dalla notizia di essere malato di cancro, avrebbe deciso di farla finita gettandosi nelle acque del laghetto, dove il suo cadavere ha dimorato per oltre una decade.

Ora, dopo tanto tempo sott’acqua, il suo corpo può finalmente essere riconsegnato alla terra.

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