Categoria: Domande & Risposte

Domande filosofiche, assurde, divertenti, scientifiche. L’importante è conoscere la risposta.

D&R: Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Abbiamo tutti negli occhi il paesaggio apocalittico di Amatrice e degli altri paesi coinvolti nel sisma del 24 agosto 2016. L’utente Baxdoor, un paio di giorni fa, mi ha inviato per email una domanda che prima o poi mi aspettavo mi avreste fatto. E temevo, sinceramente, che mi sarebbe arrivata proprio in queste settimane di mestizia.

Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Il nostro è un pianeta geologicamente giovane, “vivo”, sulla cui superficie ogni anno si sviluppa un numero incalcolabile di movimenti tellurici. Negli ultimi secoli grazie all’innovazione tecnologica siamo riusciti a registrare con sempre maggiore precisione l’intensità dei terremoti, scandagliandone la genesi dalle viscere della terra fino ad osservarne gli effetti, a volte impercettibili, a volte devastanti, della sua azione sull’opera umana. Dalle vibrazioni infinitesimali ai paesaggi apocalittici, ecco a voi i più grandi terremoti della storia.

Di seguito verrà utilizzata come metro di valutazione la scala Richter, creta dal geofisico statunitense Charles Richter per esprimere la magnitudo, ovvero una stima dell’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, che va da 0 a (finora) 13. Per darvi un’idea l’intensità del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016 è stata di 6.0 gradi sulla scala Richter. È un concetto un po’ astratto, ma che potremmo tradurre anche con decine di paesi rasi al suolo, 296 vittime, migliaia di vite rovinate e danni economici incalcolabili. Sì, così rende di più.

 

I terremoti più devastanti di sempre

 

Si calcola che il sisma più potente mai avvenuto sulla Terra sia quello che ha portato alla genesi del Cratere di Chicxulub nello Yucatán (Messico), dovuto all’impatto di un asteroide con la Terra 66 milioni di anni fa.  Di magnitudo 13.0, ha portato all’estinzione dei dinosauri, oltre all’emissione nell’atmosfera di polveri che per diversi anni ha portato ad un lungo inverno su tutto il pianeta.

In tempi più recenti, e generato dalla Terra stessa, il più devastante sisma di sempre è stato senza dubbio il Terremoto di Valdivia del 1960, meglio conosciuto come Il grande terremoto del Cile, avvenuto nel paese sudamericano il 22 maggio 1960, che ha raggiunto una magnitudo di 9.5. Sebbene si sia trattato di un evento apocalittico, si è verificato in una zona del pianeta scarsamente popolata, provocando solo – solo – 3.000 vittime. Per renderne meglio la portata, vi basta immaginare che colpì non solo gli stati limitrofi, ma anche l’Alaska ed il Giappone, dall’altra parte dell’oceano, ha risvegliato il vulcano quiescente Puyehue-Cordon Caulle interessando un’area costiera di 400.000 km² ed ha completamente stravolto il territorio, creando paludi dove prima vi erano fiumi ed alzando il livello del mare di 4 metri. Se avesse colpito un’altra zona del mondo più popolata avrebbe sterminato milioni di persone portando alla completa distruzione del territorio.

La magnitudo più alta generata dall’opera umana è invece di 8.35, conseguente la detonazione della sovietica Bomba Zar, avvenuta il 30 ottobre 1961 nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del Circolo Polare Artico. Tenendo presente che fu fatta esplodere a 4.200 metri slm, la maggior parte dell’energia dell’ordigno venne liberata nell’atmosfera. Ciononostante, fu in grado di sviluppare una palla di fuoco di oltre 3 km e qualsiasi cosa nel raggio di 35 km finì polverizzata. Letteralmente. Si tratta attualmente della bomba più potente mai costruita dall’essere umano. E fa paura pensare alla nota, allegata al dossier dello sviluppo della Zar, che recita così:

Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.

 

Cosa ci riserva il futuro?

Il terremoto che nei prossimi anni colpirà la California (Stati Uniti) sarà probabilmente il più grande sisma mai registrato dall’uomo. Denominato Big One, farà slittare di 10 metri i due labbri della Faglia di Sant’Andrea, colpendo gravemente le aree di Los Angeles, Orange County, San Diego e Tijuana. Non è vero che staccherà la California dal resto del continente, come molti credono: presentato nel libro Last Days of the Late, Great State of California di Curt Gentry, si tratta di uno scenario impossibile, dato che la faglia di Sant’Andrea fa “scivolare” i suoi bordi, non li allontana tra loro.

 

I terremoti

Vi propongo in ultimo un intervento sull’argomento delle grandi opere, trattato a La Gaia Scienza su La7 qualche anno fa, che si lega a doppio filo con la drammaticità dei terremoti e la possibilità di contenerne gli effetti disastrosi.

A parlare è il geologo Mario Tozzi, che forse non tutti voi conosceranno. Tozzi è membro del consiglio scientifico del WWF e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale in qualità di primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Giusto per farvi capire che non è il primo fesso che capita.

 

 

Post scriptum

Se volete contribuire con una donazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto che ha interessato il centro Italia potete farlo attraverso SMS solidali e IBAN; trovate le indicazioni e le coordinate sul sito della Protezione Civile.

Se invece volete dare una mano dal vivo vi consiglio di collegarvi sempre al sito della Protezione Civile che coordina i soccorsi sul territorio.

Un’altra donazione, importantissima, è quella di sangue. Potete fare riferimento al sito dell’AVIS o contattare l’ospedale più vicino a voi. L’emergenza sangue è costante, non aspettate le prossime vittime per donare.

Un’ultima preghiera. Se volete contribuire sul posto ad Amatrice e negli altri paesi coinvolti, fate riferimento alla Protezione Civile; non partite allo sbaraglio senza un’organizzazione precisa, pensando col vostro operato di salvare vite umane e fare la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo bisogno di eroi. Grazie.

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D&R: Perché il Chow Chow ha la lingua blu?

Ho perso letteralmente il conto di quanti lettori mi hanno fatto questa domanda: perché il Chow Chow ha la lingua blu?

Il Chow Chow (鬆獅犬, 松狮犬, sōngshīquǎn) è un cane un po’ strambo. Originario della Cina, sembra un leoncino ma più cicciotto (e c’è anche chi si è divertito a colorarne qualcuno spacciandolo per panda), lo si può trovare sia a pelo lungo che pelo corto, e sopratutto ha una strana, unica, curiosa lingua blu.

 

https://it.wikipedia.org/wiki/File:ChowChow2Szczecin.jpg

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Nonostante le numerose ricerche effettuate negli ultimi millenni (il Chow Chow è una delle razze di cani più antiche di cui si abbia memoria), l’origine della lingua viola del nostro amico peloso resta un mistero. Una flebile spiegazione si può ricercare però nelle leggende.

 

La leggenda della lingua blu del Chow Chow

Si narra che un monaco buddista una notte d’inverno si sia gravemente ammalato, tanto da non poter essere più in grado di raccogliere la legna per difendersi dal freddo gelido che bussava alla sua porta. I suoi fedeli cani, avvertendo il dolore del padrone, si lanciarono tra la neve verso una foresta poco distante, con l’intento di raccogliere più ciocchi possibili. Poco tempo prima c’era stato un violento incendio, cosicché a terra si trovavano molti pezzi di legno carbonizzati, ideali per ravviare un camino. I cani raccolsero decine e decine di ciocchi di carbone, che donarono loro la caratteristica lingua blu scura.

Un’altra leggenda narra che Budda, intento a dipingere il cielo di blu, fosse seguito nell’impresa dal suo fedele Chow Chow, che si divertiva un mondo a leccare le gocce di colore che cadevano profusamente dal pennello, colorandone la lingua per sempre.

 

La lingua del Chow Chow non è sempre blu

I Chow Chow nascono sempre con la lingua rosa, esattamente come tutti gli altri cani, e solo in seguito questa si trasforma in blu. Se ciò non avviene, l’esemplare non è di razza pura.

 

Chow Chow

 

Orsi e Chow Chow

Alcuni paleontologi hanno ipotizzato che il Chow Chow sia un lontano parente dell’orso: la lingua di entrambi è blu, ed il numero di denti da latte è 44, mentre negli altri cani è 42. Che il Chow Chow sembri un piccolo leoncino lo abbiamo pensato tutti, ma che fosse un orsacchiotto io, sinceramente, no.

 

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D&R: Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

https://www.flickr.com/photos/mrfraley/25703064406

A ben vedere, gli occhi delle capre sono davvero grotteschi. Così diversi dai nostri e dalla maggior parte degli animali. Siamo abituati a quelli con le pupille verticali dei gatti, o a quelli a palla dei carlini, ma le fessure verticali delle capre, come si spiegano? Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

La stessa domanda deve essersela posta anche qualcuno alla University of California di Berkeley, dove nel 2015 viene avviato il primo studio in merito, che ha scansionato e registrato centinaia di pupille animali.

La pupilla è fondamentalmente un buco, situato al centro dell’iride, dove la luce viene catturata e ci permette di vedere il mondo attorno a noi. Negli esseri umani è circolare, come nella maggior parte del mondo animale, ma esistono numerosi esempi bizzarri.

 

https://www.flickr.com/photos/bareego/9082469997

 

Le seppie, ad esempio, presentano pupille a mo’ di lettera W, alcune rane le hanno a forma di cuore, mentre i gechi come l’interno dei vecchi rasoi.

Ce ne sono di cose strane là fuori. […] È un dibattito aperto da un po’ di tempo, perché è la prima cosa che sei spinto ad osservare in un animale. Dove si trovano i suoi occhi e che forma hanno le sue pupille. – Martin Banks, ricercatore della University of California

I ricercatori della University of California hanno così studiato 214 specie diverse, registrandone abitudini alimentari, il ciclo sonno/veglia, la posizione nella catena alimentare. E sono giunti alle conclusioni che le pupille sono legate alla necessità dell’animale di focalizzare la propria attenzione su un certo numero di fattori.

Detto più semplicemente, gli animali con pupille verticali come i gatti, sono predatori che tendono agguati, e che hanno bisogno di concentrare la propria attenzione non sull’ambiente circostante, ma sulla preda, come se guardassero attraverso il mirino di un fucile di precisione. Pupille rotonde, come le nostre, sono legate ad animali predatori che cacciano attivamente più prede alla volta, e sono più alti di molti altri consimili. Di contro, pupille orizzontali permettono di avere una visione periferica maggiore, e sono riservate agli animali predati: si possono controllare più punti da dove il nemico potrebbe attaccare senza muovere la testa.

La posizione degli occhi, poi, avalla le precedenti conclusioni: i predatori li hanno in posizione centrale, mentre le prede di lato, per aumentare il campo visivo.

C’è un’altra cosa bizzarra che nessuno sembra aver mai notato.

Quando abbassano la testa al suolo [per brucare l’erba], i loro occhi si muovono mantenendo il parallelismo con la terra. Ed è una cosa straordinaria, perché gli occhi ruotano in direzione opposta nella testa. – Martin Banks, ricercatore della University of California

Ho speso un sacco di tempo con i cavalli, e li ho visti mangiare, guardarsi attorno, e non l’avevo mai notato. È una semplice osservazione che tutti possono fare, ma che la scienza non ha mai fatto. – Jenny Read, scienziato della Newcastle University

Le capre, in pratica, hanno pupille orizzontali che permettono all’animale di avere una visuale quasi completa di tutto ciò che lo circonda, anche nei momenti in cui è più indifeso, come ad esempio durante il pasto.

Oppure, secondo credenze a metà tra la religione ed il folklore, le capre guardano il mondo con gli occhi del diavolo.

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D&R: Perché Pasqua non è mai lo stesso giorno ogni anno?

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È la festa più importante della Chiesa, e rappresenta la resurrezione e l’ascesa di Gesù al cielo. Giulia però ci chiede: Se la Pasqua è più importante del Natale, perché non si festeggia tutti gli anni lo stesso giorno?

Te lo diciamo noi!

La Pasqua cristiana, diversamente da molte festività religiose, non cade sempre lo stesso giorno ogni anno. Si celebra la domenica successiva alla prima luna piena di primavera, in una finestra temporale di 35 giorni, dal 22 marzo al 25 aprile. La Pasqua cristiana è strettamente legata a quella ebraica, la Pesach: fino al II secolo le due celebrazioni coincidevano col 14 nissàn, ovvero il 14° giorno del mese del ciclo lunare di marzo-aprile.

In seguito, durante il Concilio di Nicea del 325, si scelsero per la Pasqua cristiana le nuove indicazioni, mantenendo però alcune analogie con la festività originale.

 

Domanda inviata da Giulia.

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D&R: Qual è la malattia più rara del mondo?

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce migliaia di malattie e sindromi, alcune molte comuni e lievi, che colpiscono senza particolari sintomi miliardi di persone, e altre rare, rarissime, che colpisco solo pochi individui.

Ma qual è la malattia più rara del mondo?

Premetto che dare una risposta esatta è impossibile. Alcune patologie possono non essere diagnosticate in tempo, o il medico che ha in cura il paziente può non rendersi conto di trovarsi a fronteggiare una nuova minaccia. I motivi possono essere molteplici.

Attualmente il morbo più raro del mondo sembra essere la Malattia di Fields, che ha colpito solo 2 persone in tutta la storia dell’umanità.

È stata diagnosticata in due gemelle, le gallesi CatherineKirstie Fields. Si tratta di una malattia muscolare degenerativa, che porta a spasmi muscolari continui (simili al Morbo di Parkinson), all’impossibilità di proferire parola correttamente (le ragazze si affidano ad un sintetizzatore) e camminare, e ad un dolore costante. Le primi manifestazioni della patologia si presentano quando le Fields hanno 4 anni. Non riescono a camminare né a parlare bene. I medici le sottopongono a tutti i tipi di test noti per sintomi del genere, ma non vengono a capo di nulla: si tratta di una nuova malattia. Ad oggi non esiste cura, né si sa se la loro patologia gli sarà fatale nel prossimo futuro. Allo stesso modo non se ne prevede il decorso: se si presenteranno nuovi sintomi oppure no resterà un mistero che verrà svelato solo col tempo. Alcuni medici presumono si tratti di una malattia genetica, ma non vi è comunque nessuna prova a suffragare questa tesi; le Fields, poco più che ventenni, ad oggi non hanno figli.

La Sindrome di Sly è una malattia congenita che comporta facies lunare, ritardo nella crescita, nanismo, ed un importante ritardo mentale. Diagnosticati circa 27 casi nel mondo. Gli affetti da Sly non superano mai i 15 anni. Nessuna terapia nota.

Altro morbo raro è la Progeria, o Sindrome di Hutchinson-Gilford, malattia genetica che causa invecchiamento precoce. Sviluppa nel bambino l’insorgere di malattie tipiche degli anziani, quali la malattia coronarica, e porta l’individuo ad una morte precoce. I nati con progeria difficilmente superano i vent’anni d’età. Esistono 140 casi documentati nel mondo. Nessuna cura.

La Maledizione di Ondina, più propriamente Ipoventilazione Alveolare Primitiva, o Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita, è un disturbo del sonno, in cui la respirazione è del tutto assente. Il nome deriva dalla storia germanica Il Sonno dell’Ondina: Ondina, una ninfa acquatica, è immortale, ma se cederà all’amore di un uomo e ne partorirà il figlio, diverrà una mortale come il suo sposo. Ondina incontra un nobile cavaliere, Sir Lawrence, e tra i due scocca l’amore, si sposano e dopo un anno hanno un figlio. Ondina comincia così ad invecchiare e a perdere la sua beltà, finché Sir Lawrence non la tradisce; la ninfa lo scopre e lo maledice così:

Tu mi hai giurato fedeltà con ogni tuo respiro, ed io ho accettato il tuo voto. Così sia. Finché sarai sveglio, potrai avere il tuo respiro, ma dovessi mai cadere addormentato, allora esso ti sarà tolto e tu morrai!

La Maledizione di Ondina colpisce il sistema nervoso simpatico, che gestisce i meccanismi automatici del nostro corpo, come il battito cardiaco. Non essendo in grado di respirare autonomamente, chi soffre di questo morbo, al momento di addormentarsi, smette di respirare. Sono stati riscontrati un migliaio di casi nel mondo. La stragrande maggioranza degli affetti dalla Maledizione di Ondina non supera l’infanzia. Non esiste una cura specifica, ma si può fare affidamento a pacemaker e maschere bipap per la respirazione assistita.

 

Ondine di John William Waterhouse

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D&R: Qual è l’animale più longevo della storia?

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Per un essere umano riuscire a soffiare su 100 candeline di compleanno è un evento memorabile, ma difficilmente raggiungibile. Per alcuni animali e piante, invece, è la norma. Ma qual è l’animale più longevo della storia?

Al terzo posto della nostra ipotetica classifica di longevità troviamo l’Arctica islandica, o Vongola Oceanica. Qualche anno fa alcuni ricercatori della Bangor University, nel Galles, hanno scoperto al largo della costa islandese un esemplare di circa 410 anni, a cui hanno dato il nome di Ming, in onore della dinastia che, quando la vongola era appena nata, regnava sulla Cina. Dopo studi più accurati, si è scoperto che Ming in realtà ha 507 anni. O meglio aveva; purtroppo è stata uccisa per errore dagli scienziati che tentavano di determinarne l’età.

Al secondo posto troviamo la Spugna Antartica. Si tratta di una spugna il cui ciclo vitale è insolitamente lento: per decine e decine di anni non avviene in pratica nessun cambiamento strutturale importante nel suo organismo. L’esemplare più antico è stato rinvenuto nelle acque gelide dell’Antartico, e raggiunge i 1.500 anni d’età.

L’animale più longevo della storia è certamente la Turritopsis nutricula, conosciuta anche con l’appropriato nome di Medusa Immortale. Si tratta di un animale grande poco più di 5 millimetri, che presenta una particolarità unica in natura: è in grado di ringiovanire a piacimento. E all’infinito. Il suo ciclo vita si può dividere in due macrofasi: polpo (immatura) e medusa (matura). Appena nata, è in grado di tornare al suo stato precedente autonomamente, per poi continuare di nuovo a crescere. In pratica è capace di tornare giovane ogni volta che le pare. Attualmente, insieme alla Turritopsis dohrnii appartenente alla stessa famiglia, si tratta dell’unico caso noto di animale che abbia sconfitto la morte naturale.

 

Turritopsis nutricola

 

Gli animali che invece vivono di meno sono ritenuti solitamente quelli appartenenti all’ordine delle Ephemeroptera, o Effimera, piccoli insetti acquatici di 12 millimetri simili alla libellula. Alcuni esponenti delle effimera vivono circa un’ora e mezza allo stadio adulto, durante il quale fondamentale cercano solo un partner con cui accoppiarsi; bisogna però considerare che possono vivere anche 2 anni in stato larvale prima di maturare sessualmente.

Gli animali che probabilmente vivono realmente di meno sono degli invertebrati, i phylum Gastrotricha, o Gastrotrichi. In laboratorio, in condizioni controllate, raggiungono la maturità sessuale in 10 giorni e muoiono solitamente al 40°. Per alcuni di questi esemplari, in natura, l’intera esistenza si consuma in soli 3 giorni.

 

https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3AGastrotrich.jpg

 


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D&R: Che cosa sono gli incontri ravvicinati del I, II, III e IV tipo?

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Con incontro ravvicinato, termine divenuto famoso grazie al film del 1997 Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind) di Steven Spielberg, ci si riferisce ad un contatto con una forma di civiltà aliena. Ma quanti tipi di incontri ravvicinati esistono?

In ufologia sono detti incontri ravvicinati tutti quegli eventi in cui una persona asserisce di essere entrata in contatto con un UFO. Il termine viene coniato nel 1972 in un libro, The UFO Experience: A Scientific Inquiry, dell’astrofisico statunitense Josef Allen Hynek. Per essere classificato come CE (Close Encounter), un avvistamento deve avvenire a meno di 160 metri dal soggetto; dividendosi in tre gruppi originali, più altri sottogruppi e voci incluse da altri autori.

  1. Incontro ravvicinato del I tipo, si tratta di avvistamenti di oggetti volanti non identificati;
  2. Incontro ravvicinato del II tipo, basato sull’osservazione indiretta della presenza attuale o regressa di un UFO, come cerchi nel grano, interferenze elettromagnetiche e perdite di memoria inspiegabili;
  3. Incontro ravvicinato del III tipo, quando oltre ad un UFO vengono avvistati anche esseri animati (Hynek li definisce proprio così, in maniera esplicitamente vaga). Esistono dei sottogruppi del III tipo creati dal ricercatore ufologico Ted Bloecher.
    • III tipo A, in cui un’entità aliena è osservata solo all’interno di una navicella;
    • III tipo B, in cui un alieno è visibile sia all’interno che all’esterno dell’UFO;
    • III tipo C, in cui è visibile un alieno che non interagisce con alcun UFO;
    • III tipo D, in cui viene osservato un alieno a seguito di una segnalazione di oggetti volanti non identificati;
    • III tipo E, in cui è visibile un alieno senza attività UFO;
    • III tipo F, non vi è alcuna attività UFO o aliena, ma si sperimenta un contatto con una forma di vita intelligente.
  4. Incontro ravvicinato del IV tipo, rapimento di un essere umano da parte di un UFO o dei suoi occupanti (abduction);
  5. Incontro ravvicinato del V tipo, incontri bilaterali tra esseri umani volontari e coscienti con entità aliene;
  6. Incontro ravvicinato del VI tipo, contatti di qualsivoglia genere che possono portare ad effetti sull’organismo della persona a lungo termine, compresa la morte;
  7. Incontro ravvicinato del VII tipo, ibridazione umano/aliena, ovvero la possibilità di procreare un essere con patrimonio genetico sia umano che extraterrestre.

 

https://www.flickr.com/photos/wadeferd/4888288876/

 

 


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D&R: Qual è la differenza tra pirati, bucanieri e corsari?

Uomini temprati dalla dura vita in mare aperto, dediti agli abbordaggi, ai rapimenti, alle battaglie e al grog. Pirati, bucanieri, corsari… Ma qual è la differenza?

I pirati sono sostanzialmente uomini che vivono al di fuori della legge, arruolati volontariamente o per coercizione. Si tratta a tutti gli effetti di ladri ed assassini, che assalgono indistintamente navi mercantili di qualsiasi nazione.

I corsari sono una sorta di mercenari, assoldati da uno stato attraverso una Lettera di Corsa (da cui il nome). Questa speciale patente, firmata dal regnante in persona, consente loro di assaltare le navi di un Paese nemico. Una caratteristica fondamentale è che se un corsaro viene catturato da una potenza straniera, viene arrestato – poiché trattato alla stregua di un prigioniero di guerra – mentre un pirata, nel migliore dei casi, viene impiccato in bella mostra.

I bucanieri sono una particolare specie di pirati. Verso la metà del XVII secolo il dominio inglese sui mari, grazie anche all’aiuto dei corsari, costringere la marina spagnola a puntare verso nuovi obiettivi. Nello specifico, la Spagna attacca Haiti, sterminando e razziando l’isola. Gli abitanti, messi alle strette, non possono far altro che unirsi e combattere l’invasore, fondando i Fratelli della Costa o, come sono meglio conosciuti, i bucanieri. Il nome deriva dal boucan, una struttura su cui gli haitiani sono soliti affumicare la carne, a cui è legato anche il termine barbecue. I bucanieri sono dei predoni insoliti: vivono democraticamente, eleggendo tramite votazione i capitani delle loro navi, e per un certo periodo di tempo gestiscono anche una sorta di assicurazione per tutti i membri dell’ordine. Sono soliti, inoltre, liberare gli schiavi recuperati durante gli abbordaggi alle navi spagnole.

 

 

Altri termini tipicamente legati alla pirateria sono filibustiere, saraceno e barbaresco.

I filibustieri sono un tipo di pirati derivati dai bucanieri, che nel tempo si trasformano in fuorilegge perdendo i principi alla base dell’ideologia degli haitiani. Il loro nome deriva dall’inglese freebooters e dal francese filibustiers, ovvero saccheggiatori.

I saraceni sono pirati spagnoli di origine araba dediti in particolare al saccheggio delle chiese e dei monasteri cristiani. Attivi sopratutto nel Mediterraneo e nel Nord Africa, il loro passaggio è testimoniato dalle torri di guardia presenti su tutta la costa italiana, costruite col preciso scopo di contrastarli.

I barbareschi sono pirati del Nord Africa (il nome deriva dai Berberi, popolazione del luogo) principalmente al soldo della Turchia. Esemplare è la sconfitta dell’imperatore spagnolo Carlo V nella battaglia di Lèpanto ad opera del Grande Ammiraglio barbaresco Khaye-ed-din, detto Barbarossa, al soldo dei turchi.

 

Nave pirata

 

Al prossimo arrrticolo!


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D&R: Quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

Un buco nero è una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso e forte da attrarre al suo interno qualsiasi cosa. Si tratta del naturale collasso di alcuni tipi di stelle, dotate di una massa straordinariamente elevata, che sono presenti al centro di ogni galassia – e sì, anche nella nostra ce n’è uno. Nulla sfugge alla fame dei buchi neri: non la luce, non i pianeti, non le stelle.

Ma quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

 

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea fotografato dal satellite Chandra della NASA.

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea fotografato dal satellite Chandra della NASA.

 

I buchi neri si dividono in base alla loro massa in quattro categorie.

Classe Massa Raggio
Buco nero supermassiccio ~106–109MSole ~0.001–400 AU
Buco nero di massa intermedia ~103MSole ~103 km ≈ RTerra
Buco nero stellare ~3-30 MSole ~30 km
Micro buco nero fino a ~MLuna fino a ~0.1 mm

Un buco nero supermassiccio non lascerebbe alcuno scampo ad una stella simile al Sole, divorandola in un sol boccone, o disintegrandola in pochi giorni.

Nel caso il Sole finisse all’interno dell’orizzonte degli eventi (superficie entro cui non vi è più possibilità per qualsiasi cosa di sfuggire alla forza gravitazionale) di un buco nero di massa intermedia, verrebbe lentamente inglobato partendo dalla sua superficie, sottraendogli a poco a poco i gas. Questo processo può durare anche svariati milioni di anni. Se invece venisse colpito in pieno, la nostra stella verrebbe fondamentalmente dilaniata di netto: il gas all’interno ed all’esterno del sole diverrebbero parte integrante del buco nero, che si circonderebbe così di un disco luminoso a cingere il nero più assoluto. Questi eventi sono estremamente rari, ma sono già accaduti in passato.

Se invece il Sole transitasse nei pressi di un buco nero stellare, questi lo divorerebbe molto lentamente. Ci potrebbero volere miliardi di anni affinché una stella del genere possa consumarsi in questo modo.

Un micro buco nero, invece, se passasse attraverso il Sole, probabilmente non creerebbe nessun danno particolare. Se invece gli transitasse nei pressi, la stella verrebbe divorata in un periodo che si potrebbe prolungare per un tempo indefinito. Il Sole evolverà tra circa 10 miliardi di anni in una nana bianca, e successivamente in un diamante di dimensioni planetarie: quando verrà quel giorno, probabilmente il buco si sarà già allontanato abbastanza per non essere più una minaccia.

 

Black Hole

 

 

E se il Sole diventasse dall’oggi al domani un buco nero, cosa succederebbe alla Terra?

Assolutamente niente.

Il nostro sistema solare si base sulle forze gravitazionali del Sole, non sulla sua grandezza. Se un buco nero della sua stessa massa prendesse il suo posto, le leggi fisiche che regolano le orbite dei pianeti resterebbero immutate.

Anche se moriremmo tutti assiderati, non ci sposteremmo di un millimetro.

 

 

Domanda inviata da Lamberto.


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D&R: A che velocità si espande l’universo?

L’universo è nato circa 13,82 miliardi di anni fa, da un grande ammasso estremamente caldo e denso. Poi tutto ha cominciato ad espandersi, le galassie si sono allontanate l’una dalle altre, e tutto è diventato come lo conosciamo oggi. La dilatazione dell’universo continua ancora oggi, e lo farà per diversi miliardi di anni ancora. Ma a che velocità scorre questa espansione?

La prima stima abbastanza precisa viene effettuata nel 2012, quando il telescopio spaziale Spitzer della NASA in orbita dal 2003, seguendo il moto di 90 variabili Cefeidi – una particolare classe di stelle note per la loro correlazione tra periodo di variabilità e luminosità assoluta – calcola la velocità di espansione del nostro universo in 74,3±2,1 km/s su megaparsec (il parallasse di un secondo arco, o parsec, è un’unità di lunghezza astronomica che equivale a circa 3 milioni di anni luce).

 

La Teoria del Big Bang è facilmente comprensibile se si immagina l'universo come un palloncino. All'inizio tutte le galassie sono vicine, ma con l'espansione si allontanano l'une dalle altre sempre di più.

La Teoria del Big Bang è facilmente comprensibile se si immagina l’universo come un palloncino. All’inizio tutte le galassie sono vicine, ma con l’espansione si allontanano tra loro sempre di più.

 

Una stima più precisa viene pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy and Astrophysics nel 2013 da parte del Lawrence Berkeley National Laboratory. Grazie ad un particolare strumento, il BOSS (Baryon Oscillation Spectroscopic Survey, traducibile con Indagine Spettroscopica dell’Oscillazione dei Barioni), che misura la distribuzione della materia oscura, il gruppo di ricerca guidato da Andreu Font-Ribera scopre che la velocità di espansione dell’universo è attestabile intorno ai 68 km/s su megaparsec.

[…] Se guardiamo indietro all’universo, quando aveva meno di un quarto della sua età attuale, avremmo visto un paio di galassie separate da un milione di anni luce andare alla deriva ad una velocità di 68 chilometri al secondo. La stessa velocità con la quale si espande ora l’universo. E il margine di errore dei nostri calcoli è più o meno di un solo chilometro e mezzo al secondo. – Andreu Font-Ribera, caporicercatore del Lawrence Berkeley National Laboratory

Bisogna ricordare che l’universo tende ad aumentare la velocità di espansione in maniera esponenziale; in pratica, è come se ci lanciammo con uno skateboard lungo una discesa ripida: più andiamo avanti, più la velocità aumenta.

Ma come finirà l’universo? C’è chi pensa che i corpi celesti si allontaneranno all’infinito, ed il gelo siderale coprirà ogni cosa, rendendolo incompatibile con qualsiasi forma di vita; altri studiosi immaginano che un giorno tutto tornerà indietro restringendosi di nuovo, tornando a formare un’enorme massa al centro di tutto. Tutto ciò avverrà, seguendo la teoria del Big Freeze, tra 10^10^76 anni (10.000 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di anni), quando tutta la materia verrà inglobata dai buchi neri. Ma non disperate!

Quel giorno, probabilmente, ci saremo già estinti da un pezzo.

 

Domanda inviata da Lamberto


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