Categoria: Enigmi

Vi sfidiamo a trovare la soluzione ad indovinelli impossibili e a storie paradossali.

Il dilemma del carrello – The trolley problem

In questo articolo voglio giocare un po’ con voi. 🙂

Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Ragionate con calma, immedesimandovi nella situazione che vado a raccontarvi. E poi fate la vostra scelta. Avete a disposizione una sola possibilità.

Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

 

Il dilemma del carrello

In una giornata qualunque, in una città qualunque, salite su un tram. Vi guardate intorno, ed il veicolo è completamente vuoto. Non c’è nessun autista, nessun passeggero. Solo voi. Il tram si avvia da solo, e subito prende velocità, rendendovi impossibile scendere senza spezzarvi l’osso del collo. Vi precipitate ai comandi, e su una leva trovate un biglietto, scritto dalla mano di un folle. La nota recita così:

Ci sono cinque persone innocenti sul binario che stai percorrendo. Tra pochi minuti il tram le dilanierà una per una. Ti offro una scelta: se tiri questa leva, il tram devierà il percorso su una nuova tratta. Ma attenzione, sul nuovo binario c’è un altro innocente pronto ad essere sventrato. Cosa hai intenzione di fare? Il tempo scorre inesorabile. Tic. Tac.

Se lasciate il tram sul binario, travolgerà cinque innocenti. Se tirate la leva, cambierà rotta investendone uno.

Fate la vostra scelta…

 

Un folle vi costringe a scegliere: se tirate una leva, il tram su cui viaggiate travolgerà un innocente, se non lo fate, cinque. Tirate la leva oppure no?

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Avete preso una decisione? Bene.

 

 

Questo dilemma è basato sull’esperimento mentale della filosofa Philippa Ruth Foot come critica dell’utilitarismo, che potremmo ridurre alla frase il bene più grande per il numero maggiore di persone. La scelta ovvia sarebbe tirare la leva; in fondo la morte di una persona – seppur tragica – è razionalmente da preferire a quella di cinque. Ma tirare la leva significa anche divenire complice in un atto immorale: siete appena diventati indirettamente – o parzialmente – responsabili della morte di un innocente. Certo si potrebbe obiettare che in una situazione del genere, al limite della coercizione, in cui non c’è possibilità di scegliere di non scegliere, non è possibile porre limiti morali.

E se avete scelto di sacrificare cinque persone per salvarne una? In questo caso avete dato per scontato che la vita di cinque persone, cinque estranei di cui non conoscete niente, sia meno importante della salvezza di una sola anima. E se la persona salvata fosse lo psicopatico che ha architettato tutto? E se fosse Adolf Hitler (una versione dell’esperimento propone questa alternativa)?

Se invece avete scelto di non fare nulla, mi spiace. Avete semplicemente ucciso le cinque persone sul binario, vittime del folle assassino e della vostra indifferenza.

Ve l’avevo detto che in questo articolo ero io a giocare con voi…

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Sfide: La misteriosa fine di Madoka-chan

Quella che segue è la storia di Madoka-chan, una ragazza scomparsa nel 1997 in un paesino tra le montagne del Giappone. Non sono riuscito a scoprire se il racconto è frutto della fantasia o è un fatto di cronaca, ma sono più propenso a pensare alla prima ipotesi. Ad ogni modo, oggi voglio lanciarvi una piccola sfida: siete in grado di scoprire cosa è successo alla piccola Madoka? Buona lettura, e se credete di avere la risposta giusta, scrivetela nei commenti. 😉


In un assolato pomeriggio, Madoka-chan e sua madre erano uscite di case per fare una passeggiata nel parco. Avevano da poco imboccato il viale, che la mamma di Madoka-chan intravide una sua amica, con la figlioletta al seguito. Le due donne si misero a chiacchierare mentre le due bambine scapparono via a giocare.

Passarono pochi minuti, e la madre di Madoka-chan si guardò intorno senza intravedere la figlia. Presa dal panico, corse verso l’altra bambina.

Dov’è Madoka-chan? – chiese la madre con voce tremante.

Stava giocando con la sabbia insieme a me – rispose la piccola – finché non mi ha detto che voleva giocare sullo scivolo, ma a me non piace e così sono rimasta a giocare nella sabbia e lei è andata via.

Le due donne setacciarono tutto il parco, chiamando a squarciagola il nome della piccola Madoka-chan, ma inutilmente. La bambina sembrava svanita nel nulla. La madre, con la voce rotta dal pianto, chiamò la polizia e denunciò la scomparsa della figlioletta. Poco dopo chiamò il marito, per comunicargli la terribile notizia.

La polizia cercò nell’area intorno al parco, ma della piccola Madoka-chan non trovò alcuna traccia. I suoi genitori restarono a lungo nel luogo della scomparsa, ma invano, finché non giunse la notte. Col cuore grondante dolore, tornarono a casa, dove il pianto li accompagnò fino a che crollarono dal sonno.

La polizia aveva assicurato che avrebbe trovato la bambina, ma dopo un mese non ci furono progressi nell’indagine. Sei mesi dopo, Madoka-chan era ancora introvabile, ed i suoi genitori avevano quasi perso la speranza. Quando passò un anno, la polizia visitò la casa della coppia asserendo che, con tutta probabilità, Madoka-chan era ormai morta.

Mi dispiace – disse il capo della polizia – ma abbiamo fatto del nostro meglio. Tutto ciò che era in nostro potere è stato fatto, ed è ora di guardare in faccia la realtà. Non la troveremo mai. Le indagini si concludono così, ed il caso resterà irrisolto.

I genitori non accettarono le parole della polizia. Giurarono che avrebbero dedicato la vita alla ricerca della loro adorata Madoka-chan.

Per non lasciare nulla di intentato, si decisero a contattare un medium, nella speranza di scoprire un nuovo punto di vista sul caso. Si rivolsero così ad una donna famosa per le sue abilità psichiche, che si diceva avesse aiutato la polizia a scovare diversi criminali e a ritrovare persone scomparse.

Quando la medium arrivò, qualche giorno dopo, chiese di essere accompagnata nell’ultimo luogo n cui la bambina era stata vista. La madre ed il padre l’accompagnarono al parco e la fissarono mentre era seduta in mezzo all’erba, con gli occhi chiusi come se si trovasse in uno stato di trance.

Dopo un po’ la medium si alzò lentamente, e chiese alla coppia di riaccompagnarla nella loro casa. Lì girò per le stanze, toccando i vestiti della piccola, le sue scarpette e persino i suoi balocchi. La donna si avvicinò le dita alle tempie e cominciò a sfregarle forte, come se stesse riflettendo. Chiuse gli occhi e trasse un profondo respiro. Infine, con voce singhiozzante, sussurrò: Madoka-chan è viva.

I genitori della bambina si abbracciarono, colmi di gioia. La madre chiese con voce tremante: Madoka-chan… dov’è ora?

Un ampio sorriso incorniciò il volto della medium, che rispose così: il suo cuore batte forte ed i suoi polmoni respirano.

I genitori si reggevano l’un l’altra.

Lo sapevo! Lo sapevo! – urlò la madre trionfante – ma dove si trova di preciso?

Gli occhi di Madoka-chan si estendono su una grande casa adornata con mobili lussuosi – continuò la medium – ed il suo stomaco è colmo solo dei cibi più raffinati.

La madre ebbe il tempo solo di implorare: e allora dov’è Madoka-chan? Dove si trova! Diccelo!

La medium esitò. Una lacrima scese lungo le sue guance.

Lei è dovunque, in tutto il mondo.

I genitori restarono immobili, come statue di cera. Poi, d’improvviso, si accasciarono a terra, quando compresero cosa nascondessero realmente le parole della medium. Il dolore e l’angoscia, infine, presero possesso dei loro cuori, ed un interminabile pianto echeggiò per la stanza che un tempo era di Madoka-chan.


Cos’è successo realmente a Madoka-chan?

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