Categoria: Italia

L’Italia del mistero, dai mostri nascosti tra le montagne dell’Appennino ai fantasmi della Sicilia.

D&R: Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Abbiamo tutti negli occhi il paesaggio apocalittico di Amatrice e degli altri paesi coinvolti nel sisma del 24 agosto 2016. L’utente Baxdoor, un paio di giorni fa, mi ha inviato per email una domanda che prima o poi mi aspettavo mi avreste fatto. E temevo, sinceramente, che mi sarebbe arrivata proprio in queste settimane di mestizia.

Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Il nostro è un pianeta geologicamente giovane, “vivo”, sulla cui superficie ogni anno si sviluppa un numero incalcolabile di movimenti tellurici. Negli ultimi secoli grazie all’innovazione tecnologica siamo riusciti a registrare con sempre maggiore precisione l’intensità dei terremoti, scandagliandone la genesi dalle viscere della terra fino ad osservarne gli effetti, a volte impercettibili, a volte devastanti, della sua azione sull’opera umana. Dalle vibrazioni infinitesimali ai paesaggi apocalittici, ecco a voi i più grandi terremoti della storia.

Di seguito verrà utilizzata come metro di valutazione la scala Richter, creta dal geofisico statunitense Charles Richter per esprimere la magnitudo, ovvero una stima dell’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, che va da 0 a (finora) 13. Per darvi un’idea l’intensità del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016 è stata di 6.0 gradi sulla scala Richter. È un concetto un po’ astratto, ma che potremmo tradurre anche con decine di paesi rasi al suolo, 296 vittime, migliaia di vite rovinate e danni economici incalcolabili. Sì, così rende di più.

 

I terremoti più devastanti di sempre

 

Si calcola che il sisma più potente mai avvenuto sulla Terra sia quello che ha portato alla genesi del Cratere di Chicxulub nello Yucatán (Messico), dovuto all’impatto di un asteroide con la Terra 66 milioni di anni fa.  Di magnitudo 13.0, ha portato all’estinzione dei dinosauri, oltre all’emissione nell’atmosfera di polveri che per diversi anni ha portato ad un lungo inverno su tutto il pianeta.

In tempi più recenti, e generato dalla Terra stessa, il più devastante sisma di sempre è stato senza dubbio il Terremoto di Valdivia del 1960, meglio conosciuto come Il grande terremoto del Cile, avvenuto nel paese sudamericano il 22 maggio 1960, che ha raggiunto una magnitudo di 9.5. Sebbene si sia trattato di un evento apocalittico, si è verificato in una zona del pianeta scarsamente popolata, provocando solo – solo – 3.000 vittime. Per renderne meglio la portata, vi basta immaginare che colpì non solo gli stati limitrofi, ma anche l’Alaska ed il Giappone, dall’altra parte dell’oceano, ha risvegliato il vulcano quiescente Puyehue-Cordon Caulle interessando un’area costiera di 400.000 km² ed ha completamente stravolto il territorio, creando paludi dove prima vi erano fiumi ed alzando il livello del mare di 4 metri. Se avesse colpito un’altra zona del mondo più popolata avrebbe sterminato milioni di persone portando alla completa distruzione del territorio.

La magnitudo più alta generata dall’opera umana è invece di 8.35, conseguente la detonazione della sovietica Bomba Zar, avvenuta il 30 ottobre 1961 nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del Circolo Polare Artico. Tenendo presente che fu fatta esplodere a 4.200 metri slm, la maggior parte dell’energia dell’ordigno venne liberata nell’atmosfera. Ciononostante, fu in grado di sviluppare una palla di fuoco di oltre 3 km e qualsiasi cosa nel raggio di 35 km finì polverizzata. Letteralmente. Si tratta attualmente della bomba più potente mai costruita dall’essere umano. E fa paura pensare alla nota, allegata al dossier dello sviluppo della Zar, che recita così:

Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.

 

Cosa ci riserva il futuro?

Il terremoto che nei prossimi anni colpirà la California (Stati Uniti) sarà probabilmente il più grande sisma mai registrato dall’uomo. Denominato Big One, farà slittare di 10 metri i due labbri della Faglia di Sant’Andrea, colpendo gravemente le aree di Los Angeles, Orange County, San Diego e Tijuana. Non è vero che staccherà la California dal resto del continente, come molti credono: presentato nel libro Last Days of the Late, Great State of California di Curt Gentry, si tratta di uno scenario impossibile, dato che la faglia di Sant’Andrea fa “scivolare” i suoi bordi, non li allontana tra loro.

 

I terremoti

Vi propongo in ultimo un intervento sull’argomento delle grandi opere, trattato a La Gaia Scienza su La7 qualche anno fa, che si lega a doppio filo con la drammaticità dei terremoti e la possibilità di contenerne gli effetti disastrosi.

A parlare è il geologo Mario Tozzi, che forse non tutti voi conosceranno. Tozzi è membro del consiglio scientifico del WWF e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale in qualità di primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Giusto per farvi capire che non è il primo fesso che capita.

 

 

Post scriptum

Se volete contribuire con una donazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto che ha interessato il centro Italia potete farlo attraverso SMS solidali e IBAN; trovate le indicazioni e le coordinate sul sito della Protezione Civile.

Se invece volete dare una mano dal vivo vi consiglio di collegarvi sempre al sito della Protezione Civile che coordina i soccorsi sul territorio.

Un’altra donazione, importantissima, è quella di sangue. Potete fare riferimento al sito dell’AVIS o contattare l’ospedale più vicino a voi. L’emergenza sangue è costante, non aspettate le prossime vittime per donare.

Un’ultima preghiera. Se volete contribuire sul posto ad Amatrice e negli altri paesi coinvolti, fate riferimento alla Protezione Civile; non partite allo sbaraglio senza un’organizzazione precisa, pensando col vostro operato di salvare vite umane e fare la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo bisogno di eroi. Grazie.

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Napoli misteriosa: storie di fantasmi

Napoli è affascinante, incastonata nell’omonimo golfo e terra dicotomica di gioia e dolore, vizi e virtù. Vedi Napoli e puoi muori, si dice, perché della città partenopea, al mondo, non esistono eguali. E la volontà di rimanerne legati è così forte che, a volte, anche chi muore non se ne vuole andare più. Ecco a voi alcune storie di fantasmi di Napoli.

 

Mary Stuart

 

Il fantasma della Basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio

Quando il profumo dei fiori inebria l’aria, sul far della primavera, sui gradini della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa si siede a piangere, con la testa tra le mani, una ragazza dagli occhi nocciola ed i capelli scuri fasciata in un lungo abito bianco. Si dice che la giovane, poco prima di sposarsi, si sia ammalata improvvisamente di tisi, e non sia mai riuscita a coronare il suo sogno d’amore. Con le lacrime che gli rigano il volto, si mostra solo alle donne che ancora, come lei, non sono riuscite a trovare marito. Accanto alla basilica è presente l’ingresso alle Catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti al II secolo.

 

L’impiccato

C’è un condominio nei pressi del Corso Garibaldi, al centro della città, in cui non si dormono sonni tranquilli. Quando la sera scende, e la luna è alta nel cielo, appare ad una finestra una figura penzoloni. È l’impiccato, un soldato spagnolo giustiziato dai rivoltosi partenopei, che si mostra ciondolante appeso al soffitto per ricordarci, forse, come lo spirito libero del popolo napoletano non possa essere piegato.

 

I suicidi di ponte Sanità

Durante le notti di pioggia, nei pressi del ponte Sanità, nella zona di Capodimonte, si alternano al rombo dei tuoni le urla strazianti degli uomini e delle donne che negli anni hanno detto addio alla vita, gettandosi proprio dal ponte.

 

I gemellini di Portici

Si dice che in una casa di Portici vivessero due gemellini di sette anni. Un giorno, lasciati solo per un po’ di tempo dalla mamma, mentre giocano con i fiammiferi appiccano per sbaglio incendio alla loro casa, perendo tra le fiamme. I loro fantasmi si divertono ancora oggi a tirare pietre ai passanti e fare baccano durante la notte.

 

Fabbrica abbandonata

 

La fabbrica di bambole

San Giorgio a Cremano, all’ombra del Vesuvio. Tra le fabbriche abbandonate ve n’è una, oramai ridotta ad uno scheletro dei fasti del tempo che fu, che creava bambole.

Divorata da un terribile incendio, causato dall’imperizia degli operai, è diventata il sarcofago delle anime strappate dalle fiamme a questa vita. La produzione, però, non si è arrestata: tra i macchinari distrutti dal fuoco ed il tetto crollato, risuonano ancora le urla dei lavoratori e il clangore metallico degli attrezzi battuti con vigore da mani fantasma.

 

Il Rione Terra

Abbandonato da anni a causa del bradisismo flegreo che interessa la zona, il Rione Terra di Pozzuoli è divenuto in breve tempo un villaggio fantasma a poca distanza da Napoli. Tra le case in rovina ed abbandonate si aggirano misteriose entità, che con passi felpati e grida soffocate salutano gli avventurieri talmente stupidi o coraggiosi da addentrarsi tra i vicoli bui della cittadina, rischiarati di notte solo da eteree luci che non hanno nulla di naturale.

 

La donna di Piazza Bovio

C’è una figura disperata che corre veloce tra le strade che confluiscono a Piazza Bovio. Si tratta di una donna, corre a testa bassa, ansimando, madida di gelido sudore, come se fosse inseguita da qualcuno. Forse da un fantasma. In realtà lo spettro è lei, ed è possibile scorgerla nella sua triste e forsennata fuga prima che scompaia all’avvicinarsi della piazza. Nessuno è mai riuscito a scorgerle il volto; si dice che sia una dama morta più di 400 anni fa violentata dai Saraceni, e che ogni notte rivive, in ogni singolo passo, il ricordo della sua tragedia.

 

Maria D’Avalos

È 28 maggio 1586. La folla festante si è riunita di fronte la Chiesa di San Domenico Maggiore, dove si stanno celebrando le nozze del genio compositore e virtuoso Carlo Gesualdo e sua cugina Maria D’Avalos, donna dalla bellezza disarmante. Volti sereni, sorrisi sinceri. Solo in apparenza. In realtà si tratta di un mero matrimonio di convenienza; Carlo, dopo la nascita del loro figlio Emanuele, si disinteressa completamente della consorte, votato com’è anima e corpo alla musica. Interessato alla sua dama è invece il duca d’Andria e conte di Ruvo, Fabrizio Carafa, che se ne innamora, ricambiato, durante una festa. Fabrizio, è bene notarlo, è già sposato e padre di quattro bambini, mentre Maria è già al suo terzo matrimonio, nonostante abbia solo poco più di vent’anni (i suoi precedenti mariti sono morti). L’infedele rapporto viene consumato più e più volte, senza curarsi delle voce di palazzo, sempre più insistenti, a cui Carlo non sembra dare peso. Lo status di cornuto, però, non piace a nessuno, e Carlo dopo qualche mese abbandona le sue composizioni e decide di vederci chiaro. Informa tutti che partirà presto per una lunga battuta di caccia, che lo terrà impegnato per diversi giorni. Nella notte tra il 16 ed il 17 ottobre del 1590 piomba improvvisamente nella sua camera da letto, dove trova la giovane moglie con l’amante, in condizioni inequivocabili. Divorato dall’ira, afferra saldamente il pugnale che porta sul fianco e si avventa su di loro, trucidandoli.

Il giorno dopo, racconta la leggenda, Carlo dispone che il corpo della fedifraga venga abbandonato di fronte il palazzo, per essere pubblicamente denigrata; fu qui che, una volta dispersa la folla, un monaco domenicano, gobbo e dal volto mostruoso, approfitterà del corpo esanime della giovane.

Dal duplice omicidio in poi, ogni notte e per trecento anni, coloro i quali abitano nei pressi del palazzo hanno potuto udire distintamente le urla di Maria D’Avalos, finché nel 1889 l’ala che accoglie la stanza della donna crolla ed inghiotte tutto sotto un cumulo di macerie.

Ancora oggi c’è chi è pronto a giurare che nei pressi dell’Obelisco di San Domenico Maggiore si possano udire distintamente, a chi sa ascoltare, i singhiozzi distanti di una donna spaventata.

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La strega bambina di Albenga

C’è una strega ad Albenga, Italia. Gli abitanti della cittadina ligure ne sono terrorizzati, non osano chiamarla per nome, la evitano come la peste e fanno di tutto per non incrociare il suo sguardo. Solo che questa vecchia megera amante del demonio è alta poco meno di un metro e mezzo, e ha 13 anni.

A settembre 2015 un gruppo di ricercatori del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con la Aix Marseille Université, diretti dal professore Philippe Pergola, Stefano Roascio e Elena Dellù, sta lavorando alacremente nel sito archeologico di San Calocero ad Albenga, in provincia di Savona. Gli archeologi hanno un gran daffare, dato il numero di corpi rinvenuti, ma restano letteralmente a bocca aperta quando, dalla fredda terra, portano alla luce del sole dopo centinaia d’anni il corpicino minuto di una bambina. Quello che però li sconcerta non è tanto ritrovare il corpo di una ragazzina nel bel mezzo del nulla – nel XV secolo, in cui la bambina è vissuta, la vita media è di 35/40, con una mortalità infantile molto alta – quanto il modo in cui è stata sepolta.

A faccia in giù.

Chi veniva inumato in questo modo, era perché si voleva impedire che vedesse la luce della Resurrezione. Era un trattamento che si riservava agli assassini e ai ladri. Oppure era un gesto di superstizione, per far sì che non si potessero rialzare e tornare in vita. Il tardoantico, essendo un periodo di transizione e cambiamento, ha riportato alla luce paure e, appunto, superstizioni. Alcuni sono stati ritrovati sepolti non solo a faccia in giù, ma anche inchiodati a terra: perfino il cranio veniva trapassato e fissato al terreno. – Stefano Roascio

Lo scheletro appartiene ad una ragazzina di circa 13 anni, alta 1,48 metri che per qualche ragione è stata sepolta col volto sigillato verso la fredda terra. È un’azione meschina, che idealmente preclude al defunto la possibilità di ricongiungersi con Dio e, quindi, condannarlo alla morte eterna. Si usa sopratutto – ancora oggi – quando si sospetta che il morto possa ritornare dalla tomba a mietere vittime, come nel caso di vampiri e streghe, che in questo modo non sarebbero in grado di ritrovare la strada di casa. È un modo come un altro per esorcizzare la paura atavica del revenant, il ritornante, l’essere demoniaco che sfugge persino alla morte per cercare vendetta sui suoi compaesani, presente in numerose culture sparse per il globo.

È un ritrovamento davvero singolare. Quello che ci lascia a bocca aperta è anche il fatto che questa persona fosse stata sepolta attaccata alla chiesa, luogo che non si riserva certo a chi si vorrebbe punire. – Elena Dellù

Poco distante da questo primo corpo gli esperti ne scoprono un altro: appartenente ad una donna sulla trentina, mostra chiari segni di bruciatura sul bacino e sul torace, come se fosse stata arsa sul rogo.

Proprio come una strega.

Dopo l’inumazione, il cadavere della donna è stato coperto da massi pesanti, come a volerla sigillare in un simulacro di pietra per sempre. Ma c’è di più: la bambina e la ragazza sono probabilmente parenti. In entrambe sono presenti difetti nella saldatura delle ossa frontali, conseguenza del metopismo, una malattia genetica. Sullo scheletro della bambina sono stati inoltre trovati piccoli fori che indicherebbero che la piccola soffriva di anemia e che abbia contratto lo scorbuto, malattie che possono facilmente portare a svenimenti, attacchi epilettici e sanguinamenti improvvisi, tutti attribuibili dagli abitanti del medioevo come chiari segnali di stregoneria o vampirismo.

Questa [anemia] poteva essere stata causata sia da una malnutrizione durante i primi anni di vita sia da una derivazione genetica. La forte anemia riscontrata potrebbe averle procurato svenimenti o crisi epilettiche che, male interpretate, avrebbero potuto assumere l’aspetto di vere e proprie sindromi di possessione demoniaca. Potrebbe essere una delle spiegazioni di questa inumazione con il corpo rivolto verso il terreno: generalmente vanno considerate come un gesto di autodifesa che la comunità dei viventi attua per impedire il ritorno in vita di una persona vista come negativa. Tale sorte veniva riservata ai suicidi e agli assassini, ma anche agli assassinati nel timore che tornassero a vendicarsi, così come alle streghe, nell’intento di evitare che lo spirito potesse fuoriuscire dal sepolcro per partecipare ai sabba. Non è da escludere, comunque, che possa trattarsi anche di un gesto di umiltà e di sottomissione che effettivamente è registrato per alcune sepolture privilegiate di ambito carolingio quale, per esempio, quella di Pipino il Breve, padre di Carlo Magno. – Stefano Roascio ed Elena Dellù

Forse la  storia che narrano gli scheletri è molto più inquietante di quanto si immagini. Proviamo a ricostruirla insieme. Nel XV secolo, ad Albenga, vive una donna con la sua bambina tredicenne. La donna è accusata di stregoneria, e tutti nel paese la temono. Si dice che conosca il segreto per preparare unguenti miracolosi, ma anche che possa gettare il malocchio e la peste. Nessuno osa contraddirla, d’altronde è una strega potente, e sopratutto non si trovano le prove per incolparla. Finché, un giorno, sua figlia comincia a sputare sangue e a dimenarsi come un’invasata, ed ecco la prova che la brava gente cercava: la donna ha giaciuto col demonio e dalla loro unione è nata questa bimba maledetta dal cielo. Così, senza pensarci troppo, il villaggio decide di dormire sogni più tranquilli gettandola in pasto alle fiamme. La donna muore tra atroci sofferenze e che sia strega o no meglio andare sul sicuro, gettandola in una fossa a faccia in giù per evitare che torni a vendicarsi, sepolta da centinaia di sassi che la relegheranno per sempre all’inferno da cui è venuta, a pochi passi dalle spoglie di San Calocero, che dalla chiesa veglierà affinché la ritornante resti dov’è per sempre. Stessa sorte per la figlia bastarda frutto del diavolo, a cui viene per sempre tolta la possibilità di vivere una vita normale. Fine.

Questa è la storia per come l’ho immaginata io, con una donna innocente additata come strega, una bambina malata scambiata per un’indemoniata ed un paese medioevale che vive di credenze, superstizioni e paure.

O magari è tutto vero, e la piccola streghetta e la madre malvagia sono davvero tornate alla vita dalle loro tombe nella fredda terra. Forse a cercare vendetta, o il riposo eterno a lungo bramato.

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UFO – Strane luci nei cieli di Napoli

La Campania sta saltando alla ribalta tra gli studiosi di alieni perché negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi interessanti avvistamenti.

Tutto comincia nella prima settimana di giugno, quando viene immortalata una strana luce chiaramente visibile dal porto di Torre del Greco. L’oggetto, davvero enorme, sembra muoversi nel cielo notturno mentre si avvicina lentamente alla Luna.

 

 

Qualche giorno dopo a Giugliano in Campania, sempre in provincia di Napoli, vengono riprese delle luci verdi particolarmente luminose. L’evento è stato catturato da diversi cellulari e da qualche videocamera di sorveglianza. Nelle sere successive, rivelano i testimoni, altre luci gialle e rosse si sono alternate nel buio della notte.

Non riesco a credere a quello che vedo, io non sono solito credere a niente ma quello che sta succedendo qui non me lo riesco a spiegare. – Una donna testimone dell’avvistamento

 

 

La sera del 3 maggio, da Scafati (Salerno) nel cielo terso molte persone scorgono un UFO di grosse dimensioni, che volteggia indisturbato avvicinandosi lentamente al suolo. L’oggetto emette una luce abbagliante, di luminosità crescente. Di colpo, così come è apparso, si è come dissolto nel nulla.

 

UFO a Scafati

 

Potrebbe trattarsi dello stesso UFO che solo due giorni fa, il 16 giugno, una ragazza di Montecorvino Rovella (Salerno) ha immortalato con la fotocamera del cellulare. La giovane si trova nel Parco del Sole della città picentina, quando un oggetto le appare seminascosto tra le nuvole. Riesce fortunatamente a scattargli una foto, che mostra inequivocabilmente, ed in maniera abbastanza nitida, un disco volante.

 

Ufo a Montecorvino Rovella

 

Napoli e la Campania non sono nuovi a questo tipo di avvistamenti, ma in questi cieli burrascosi di fine primavera, sembrano diventate un vero e proprio crocevia di oggetti volanti non identificati. Che siano alieni o semplici luci, sta a voi deciderlo.

 

Segnalazione inviata da Mimmo.

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Poveglia – L’isola dei morti

Quando si parla di fantasmi o di luoghi maledetti si pensa sempre a qualche castello nascosto tra la nebbia inglese o a qualche manicomio circondato dagli alberi della Foresta Nera. In realtà, di luoghi spaventosi ce ne sono a migliaia anche in Italia, ed il più interessante di tutti è probabilmente l’isola di Poveglia, nella laguna veneziana. Quelle che seguono sono solo alcune delle storie che si narrano su questo agghiacciante isolotto.

 

 

Nel secolo 800 l’isola è già abitata da oltre 200 famiglie, legate ai servi del doge Orso I Partecipazio, che ha preso il posto del suo predecessore, Pietro Tardonico, vittima di un omicidio. L’isola cresce prospera nei secoli.

Nel ‘300 Poveglia è una delle perle della Repubblica Veneziana, culla di vita e splendore. Nel 1378 scoppia la Guerra di Chioggia tra le due potenze marinare Genova e Venezia, e la capitale della laguna, per assicurarsi una posizione strategica nel conflitto, nel 1379 evacua Poveglia e vi installa una postazione militare avanzata, il cui imponente ottagono si staglia fiero ancora oggi nel panorama lagunare. La guerra termina nel 1381, ed il campo militare viene smantellato. Fino alla metà del ‘700 l’isola resta disabitata. Poi scoppia la peste.

Poveglia diviene un lazzaretto, in cui persone infette – ma non solo – trovano una morte atroce abbandonate a loro stesse. Il governo di Venezia non ammette errori, e chiunque sembri anche solo manifestare i sintomi del morbo viene condotto qui a morire d’inedia. Quelli che arrivano già morti vengono bruciati e seppelliti dove capita. Ad oggi si contano oltre 150.000 cadaveri, spesso rinvenuti casualmente sotto serafici vigneti.

 

Poveglia

 

Nel 1922 viene costruita una struttura pubblica che, secondo le fonti ufficiali, accoglie gli anziani. In realtà si tratta a tutti gli effetti di un manicomio che, attivo fino al 1946, ospita centinaia di persone malate di mente, trattandole alla stregua di cavie da laboratorio. Sulle pareti marcite si può ancora leggere inciso reparto psichiatria. Molti degli ospiti giurano di scorgere figure velate percorrere i corridoi della struttura, e di udire urla agghiaccianti provenire dalle stanze interne. Ovviamente, essendo considerate pazze, non vengono minimamente prese in considerazione, anzi i loro appelli forniscono al sadico direttore del centro il pretesto per usarle nei suoi esperimenti pseudoscientifici, che vanno dalla lobotomia alla tortura sadica. La sua folle condotta termina con la sua testa spappolata sul piazzale antistante la torre campanaria dell’edificio, da cui si dice sia stato spinto giù dalle anime degli uomini e delle donne che ha torturato negli anni. Negli archivi della struttura questa viene sempre indicata come casa di riposo per anziani, come se la sua vera natura di manicomio debba essere mantenuta segreta. Forse Venezia ha approvato la sperimentazione della tecnica della lobotomia, che solo da pochi anni (1890) è stata praticata con successo.

 

Poveglia

 

In tempi più recenti, una coppia acquista uno degli edifici dell’isola, certa di aver fatto un ottimo affare. Che conosca o meno la sinistra reputazione dell’isola non ci è dato saperlo; ad ogni modo i due fuggiranno via poche settimane dopo, quando la loro figlioletta viene sfregiata da un oggetto pronto a colpirla in volto. La bambina è sopravvissuta, con una cicatrice da 16 punti sul viso.

 

 

Ad oggi l’isola di Poveglia non è ufficialmente visitabile – anche se allungando una lauta ricompensa a qualche traghettatore privato potreste attraccare sull’isolotto – ed è completamente abbandonata a sé stessa. Da qualche anno si cerca di venderla a privati, ma non è facile liberarsi di un’isola maledetta. Ed ancor meno delle anime tormentate che vi ci abitano.

 

Poveglia

 

 

Negli ultimi anni è nata l’associazione PovegliaPerTutti, che si batte per acquistare l’isola attraverso contributi volontari. L’intento, senz’altro encomiabile, è di restituire l’isola al pubblico, evitando che finisca nelle mani di qualche affarista senza scrupoli. Tutti i dettagli delle loro iniziative le trovate sul sito.

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Mascalucia – La villa dei misteri

Ogni storia dell’orrore, o almeno del mistero, che si rispetti ha bisogno prima di tutto una collocazione fisica. Non basta dire “c’era una volta”, bisogna specificare il dove, comprendere appieno le radici del luogo in cui il nostro racconto affonda, donare a chi ci ascolta o legge un posto da poter visitare, dove perdersi, restare a bocca aperta, scappare via terrorizzato. Tra i tanti luoghi densi di significato e mistero non si può non contemplare la Sicilia. Qui silenziosa, all’ombra dell’Etna, sorge Catania, sorvegliata e protetta da ‘U Liotru, l’elefante centenario che svetta al centro della città, custode immortale che la difende dalla furia del gigante di roccia e magma. Poco distante si trova un piccolo paese divenuto teatro di suicidi e morti misteriose, di fantasmi ed apparizioni: questa è la storia della villa dei misteri di Mascalucia.

 

 

Di fronte al cimitero comunale di Mascalucia, a due passi dal municipio, sorge un’imperiosa villa del 18° secolo che gli abitanti del luogo guardano con gli occhi bassi, avvolti da un brivido lungo la schiena. Abbandonata all’inizio del 19° secolo, era in origine proprietà di un ricco barone, che ancora giovanissimo, e senza alcun apparente motivo, decide di togliersi la vita in una delle sedici stanze del palazzo. La proprietà negli anni è passata di padre in figlio, da un compratore ad un altro, e tutti i proprietari sono morti nel giro di pochi mesi. Tante persone sono passate dal grande cancello che si affaccia sulla strada, e molte ne sono uscite avvolte in un sudario.

Tranne i giardinieri.

Da generazioni la stessa famiglia di giardinieri cura il giardino della villa, e sembrano gli unici immuni alla sua maledizione. Il mestiere è così passato di generazione in generazione fino ai giorni nostri, come se il destino della casa e del suo giardiniere fosse legato da un sottile filo invisibile.

Freddo pungente ed odori nauseabondi sono il biglietto d’ingresso in un percorso che si snoda su tre piani: rumori di passi, sbalzi di corrente, ed apparizioni improvvise, come quella di un bambino di circa una decina d’anni, accolgono gli incauti viaggiatori nel seminterrato, dove sembra essere stato sepolto il barone suicida. Con uno sguardo rivolto al cimitero al di là della strada, dove forse i morti sono gli unici a conoscere cosa si nasconde davvero tra le mura della villa.

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Squali a Lecce

Nel 2011 viene avvistato a Frigole, in provincia di Lecce, quello che sembra essere a prima vista uno squalo.

Più che la sorpresa di vedere questo simpatico predatore poco lontano dalle coste del Belpaese, sono i commenti dei ragazzi salentini che l’hanno filmato a lasciare di stucco.

Gianluca porco D*o!

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