Categoria: Misteri

Sono tante le storie a cui non riusciamo a trovare spiegazione. E forse per alcune è meglio così.

La misteriosa foresta di Cannock Chase

Terra di antichi popoli celti, teatro di brutali omicidi, tana di mostri metà uomo e metà bestia, dimora di fantasmi dagli occhi neri. Questo e molto altro è la misteriosa foresta di Cannock Chase. Ecco le sue storie.

La foresta di Cannock Chase è una lingua di terra verde baciata dal pallido sole inglese. Gli alberi crescono rigogliosi, e danno rifugio a una gran varietà di animali, e a dire di molti anche di fantasmi e mostri grotteschi. Di foreste infestate abbiamo già avuto modo di scrivere, con l’inquietante storia di Hoia Baciu, ma quello che si nasconde tra le fronde di Cannock Chase è inenarrabile, e si fonda sul grottesco omicidio di tre bambine, sul finire degli anni ’60.

 

 

Gli omicidi di Cannock Chase

Gli omicidi di Cannock Chase, detti anche omicidi A34, sono tre orrendi delitti perpetrati dalla mente malata di Raymond Leslie Morris, e che hanno per sfondo la foresta di Cannock Chase.

Il 1° dicembre 1964 la piccola Julya Taylor, 9 anni, viene caricata in auto a Bloxwich, Inghilterra, da un uomo che le dice di essere un amico della madre passato a prenderla. Verrà ritrovata il giorno dopo da un ciclista che passa casualmente nei pressi di Cannock Chase, con evidenti segni di violenza sessuale e strangolamento, agonizzante ma viva. È l’inizio della nostra grottesca storia.

Margaret Reynolds, 6 anni, scompare da scuola l’8 settembre del 1965, e Diana Joy Tift, 5 anni, si volatilizza nel nulla mentre si reca a casa della nonna, il 30 dicembre. Nonostante l’enorme dispiegamento di forze, con oltre 2.000 persone alla ricerca di Margaret, delle bambine non v’è traccia. Il 12 giugno 1966 vengono rinvenuti i loro cadaveri in una buca di Manstly Gully.

Il 19 agosto 1967 alla piccola Christine Darby, di 7 anni, viene offerto un passaggio in macchina da uno strano individuo nei pressi di casa sua a Caldmore. Il suo corpo viene scoperto casualmente in una brughiera poco distante la foresta tre giorni dopo, denudato, da un soldato.

Il 4 novembre 1968 viene arrestato a Walsall un uomo che ha appena tentato di abbordare una bambina di 10 anni, Margaret Aulton, che è riuscita miracolosamente a sfuggire al rapimento, anche grazie alla segnalazione di un diciottenne del luogo, che avverte la polizia in tempo. A bordo della Ford Corsair bianca e verde riconosciuta dalla piccola c’è un losco figuro, Raymond Leslie Morris, che gli inquirenti sospettano essere il misterioso e brutale omicida di Cannock Chase. Nonostante un alibi di ferro avanzato dalla moglie, i poliziotti gli trovano a casa una foto pedopornografica che ritrae la sua nipotina di 5 anni. Processato per gli omicidi di Margaret, Diana e Christine, viene dichiarato colpevole grazie alla coraggiosa testimonianza di Julya, che riconosce in Raymond l’uomo che l’ha stuprata e seviziata.

È lui. È stato lui a farmi questo. – Julya Taylor, in lacrime, accusa Raymond Leslie Morris al processo

Condannato all’ergastolo, Raymond muore a 84 anni in prigione, dopo aver scontato 45 anni, per cause – forse – naturali. L’11 marzo 2014 si conclude così la storia del killer A34, ed inizia quella dei fantasmi di Cannock Chase.

 

La ragazza dagli occhi neri

Nel mondo, sopratutto in Inghilterra, fioccano le leggende su ragazzine dagli occhi completamente neri, senza iride, che si dice bussino di notte alle porte dei poveri malcapitati, prima di svanire nel nulla. Dopo gli omicidi di Cannock Chase, nella foresta si susseguono gli avvistamenti di strane apparizioni, tra le quali quella di un’inquietante fantasma dagli occhi neri, di cui esisterebbero anche prove fotografiche.

Christine Hamlett è una medium inglese, che il 10 ottobre 2014 scatta una foto di quello che, a suo dire, è lo spettro di una ragazza morta di difterite sul finire dell’800.

 

Christine Hamlett - Cannock Chase

 

Non sono in molti a credere alla veridicità dell’immagine, che potrebbe rappresentare tutto o niente, e dopo qualche mese di intensi dibattiti nel circolo scientifico la questione muore insoluta. Finché, il 18 aprile 2015, l’utente Furious Otter carica su YouTube un filmato ripreso con un drone che sembra immortalare la ragazza dagli occhi neri. Che si tratti di reperti autentici o semplici fake lascio a voi la decisione.

 

 

L’uomo maiale

Non sono solo i fantasmi a togliere il sonno ai cittadini di Cannock Chase. Tra le spaventose creature della notte del bosco sembra esserci infatti anche un grottesco ibrido tra uomo e maiale, avvistato più volte fino al 1993. Poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il governo del Regno Unito avalla un esperimento congiunto tra inglesi e statunitensi per consentire lo sviluppo di una nuova arma. Dopo un lungo studio, gli scienziati decidono che il futuro della guerra si combatterà non più sul campo, ma in vitro, attraverso l’ingegneria genetica, e decidono di fondere DNA umano con quello suino. Rapiscono quindi nei pressi della foresta di Cannock Chase una donna, la ipnotizzano e le impiantano geni modificati di maiale affinché resti incinta. Dopo 10 mesi di gestazione, i dottori sono costernati; la donna ha partorito un bambino con la testa di porco. Delusi dal risultato, che non collima esattamente con le loro idee iniziali, decidono di non abbattere il piccolo, ma di crescerlo ramingo nella foresta, al fine di studiarne l’adattabilità e la possibilità di utilizzarlo in futuro come progenitore di una nuova stirpe di soldati. Da allora, quasi ogni notte nei pressi del bosco è possibile udire strazianti lamenti intervallati a profondi grugniti, che hanno fatto nascere numerosi gruppi di studiosi, il cui maggiore esponente è certamente il ricercatore del paranormale Lee Brickley.

Egregio Signor Brickley,

Sono stato testimone qualche tempo fa di un fatto che certamente merita la sua attenzione. Nell’ottobre del 1993, nei pressi di Castle Ring, io e mia moglie abbiamo udito degli strani versi provenire dalla profondità della foresta. Certi che fosse una coppia del luogo intenta a divertirsi, ci siamo allontanati dal rumore in direzione dell’auto. Appena giunti al parcheggio mi sono voltato, ed ho visto con i miei occhi la creatura più strana che potessi mai immaginare. Alta circa 2 metri, dal collo in giù somigliava ad un uomo, ed indossava anche dei vestiti, ma la sua testa era troppo grande per essere umana e si prolungava in un grosso naso da maiale. Quando anche mia moglie l’ha vista, la paura ha preso il sopravvento, così siamo fuggiti via verso la nostra auto e ci siamo chiusi dentro. È stato allora che quella cosa ha cominciato a grugnire, come un porco che venisse scannato. Questo fatto ci ha turbato molto…

Ha mai visto qualcosa del genere prima?

Cordiali saluti,

John & Anne – Email inviata a Lee Brickley che testimonia l’incontro con l’uomo maiale

Pig-man è solo l’ultima delle tante storie che ruotano intorno alla foresta di Cannock Chase. Voi cosa ne pensate? Il bosco è solo il teatro di una – purtroppo reale – tragedia o si tratta di un luogo al di là della nostra comprensione, crogiolo di fenomeni paranormali?

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il mistero dell’enorme sfera di pietra rinvenuta in Bosnia

Dado Ruvic / Reuters

Recentemente è stata rinvenuta in una foresta bosniaca una sfera di pietra di oltre 3 metri di diametro. Una formazione naturale o il lascito di un’antica civiltà?

L’enorme sfera viene scoperta nel marzo 2016 nei pressi di Zavidovici, Bosnia, dall’archeologo Sam Semir Osmanagich, meglio conosciuto come l’Indiana Jones Bosniaco. Del diametro di 3 metri ed il peso di 30 tonnellate, l’oggetto divide sin da subito l’opinione pubblica ed il circolo scientifico: è una magistrale opera della natura, o il frutto del lavoro di una civiltà scomparsa da tempo? Osmanagich è convinto di quest’ultima ipotesi.

[Queste sfere] appartengono ad antichi popoli di cui non abbiamo testimonianze scritte. […] Inoltre, avevano una tecnologia estremamente avanzata, molto differente dalla nostra. Infine, conoscevano il potere delle figure geometriche, poiché la sfera è una delle forme geometriche più potenti, al pari della piramide e del cono. – Sam Semir Osmanagich

La sfera di Zavidovici, però, non è l’unica rinvenuta da Osmanagich. In accordo con quanto dichiara l’UNESCO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, le scienze e la cultura, simili oggetti, delle più disparate dimensioni, sono stati scoperti anche in Costa Rica.

Osmanagich ha gettato benzina sul fuoco nel circolo scientifico dichiarando che tra le colline della valle Visoko, sempre in Bosnia, ha rinvenuto numerose grotte scavate probabilmente dall’uomo. O da un’essere ancora più evoluto, scomparso centinaia di migliaia di anni fa.

 

Sam Semir Osmanagich

Dado Ruvic / Reuters

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il mistero della mummia e della nave fantasma

Sono le 4 del mattino del 25 febbraio 2016, il sole non è ancora spuntato al largo delle coste di Barobo. Troppo presto per la maggior parte dei 40.000 abitanti della municipalità delle Filippine, tardi per i pescatori che hanno già preso il mare da qualche ora. All’improvviso, in distanza, il ventitreenne Christopher Rivas y Escarten fissa con occhi impauriti una piccola chiazza bianca nell’immensità del blu: una nave fantasma, che trasporta un solo occupante. Una mummia.

 

Manfred Fritz Bajorat - Mummia

 

Di ritorno dalla battuta di pesca, Rivas si accorge che a un centinaio di chilometri dalla costa c’è uno yatch, che sembra abbandonato a sé stesso. Le vele strappate, ha tutta l’aria di essere sopravvissuto a decine di tempeste. Rivas abborda il natante, e urla a gran voce all’equipaggio. Una, due, tre volte. Senza risposta. Infine, la macabra scoperta: seduto su una panca, accasciato di fianco alla radio di bordo, c’è il corpo marmoreo di Manfred Fritz Bajorat. Esperto uomo di mare, celebre per numerose traversate in solitaria, Bajorat scompare nel nulla nel 2010, a bordo della sua nave Sajo, dove viene ritrovato ben sei anni dopo. Nessuno è in grado di dire da quanto tempo l’uomo sia morto, ma la polizia locale pensa che il decesso sia avvenuto improvvisamente poco meno di un anno prima del ritrovamento: per il capodanno del 2015 invia personalmente gli auguri ad un amico.

Secondo la ricostruzione delle autorità, Bajorat dev’essere rimasto vittima di un infarto e, in un ultimo atto di disperazione, tenta di chiedere aiuto con la radio di bordo. Invano. La Sajo, senza più un capitano, custodisce come bara di legno e acciaio le spoglie mortali dell’uomo. Il mare è la sua vita, ora lo è anche nella morte.

Il mistero non è la mummificazione di Bajorat – è un processo bizzarro e macabro, ma naturalmente spiegabile; la vera storia dell’uomo, quella più importante, è un’altra, difficile da leggere, agrodolce.

 

Manfred Fritz Bajorat

 

Un messaggio per la moglie, scomparsa di cancro nel 2010, che l’uomo custodisce a bordo. Una lettera semplice, scritta dopo la morte della donna che per anni è stata la sua compagna. Poche parole, destinate a superare la sottile linea che separa questa vita dall’altra.

Siamo stati insieme per trent’anni sullo stesso cammino. Poi la forza dei demoni ha prevalso sulla volontà di vivere. Sei andata. Che la tua anima possa trovare pace. Il tuo Manfred

Una lettera che finalmente, dopo 6 anni, Bajorat potrà consegnare di persona alla donna che ama. E questo, nonostante tutto, è il finale che preferisco.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Hoia Baciu – La foresta infestata

C’è un luogo della Romania che non viene mai pronunciato ad alta voce. Un luogo dove si dice le persone svaniscano nel nulla, dove il tempo e lo spazio non hanno significato, dove gli alberi sussurrano parole di morte, dove il diavolo ha la propria dimora. Benvenuti a Hoia Baciu, la foresta infestata.

Hoia Baciu, (Pădurea Hoia o Hója-erdő), è una foresta poco ad ovest di Cluj-Napoca, nel cuore della Transilvania, in Romania. Si tratta di circa 3 chilometri quadrati di alberi, rocce e qualche animale selvatico. Una foresta come tante, forse resa più spettrale dall’essere nel bel mezzo dei possedimenti del fu vampiro Dracula (al secolo Vlad Tepes). Se non fosse che ad abitarla siano stati, nell’ordine, il diavolo, gli alieni ed infine i fantasmi.

Qualcosa che non va in Hoia Baciu si intuisce appena ci si mette piede: sebbene gli arbusti più antichi risalgano a 200 anni fa, si presentano esili e distorti, come se qualcosa ne avesse preservato la giovinezza nei secoli. Ma sono le storie a farla da padrona.

 

https://www.flickr.com/photos/bortescristian/8155409735/

 

Le sparizioni

Si narra che a metà dell ‘800 un pastore di pecore un giorno porta il suo gregge a brucare la tenera erba del bosco. La sera però non ritorna a casa, e gli abitanti del luogo si preoccupano: forse ha avuto un malore, o ha avuto un incidente e non riesce più a camminare, oppure ancora è stato attaccato da qualche misterioso animale selvaggio. Si organizza una battuta di recupero per giorni e giorni l’intera foresta viene ispezionata palmo a palmo, inutilmente. Svanito nel nulla insieme alle 200 pecore.

Una donna, sempre nello stesso periodo, entra nel bosco per una passeggiata. Anche lei sparisce nel nulla, salvo poi uscirne qualche giorno dopo, senza ricordare niente dell’accaduto. In tasca, come unico indizio, la giovane trova una moneta rumena del 15° secolo.

La leggenda più celebre è quella di una bambina, inghiottita dalla foresta. I genitori si disperano per giorni, ma non si danno per vinti. Poi le settimane passano. Ed i mesi. Finché, 5 anni dopo, la piccola ricompare. Con gli stessi vestiti indosso, non è cresciuta di un giorno: è identica a quando è scomparsa tra gli alberi. Tutti le fanno domande insistenti, chiedendole dov’è finita in tutto questo tempo, ma la bambina non capisce. D’altronde, secondo lei, è stata via solo un paio d’ore.

La teoria è che Hoia Baciu sia una sorta di wormhole, in grado di piegare il tempo e lo spazio, catapultando i malcapitati in un’epoca ogni volta diversa. Da cui non sempre è possibile fare ritorno.

 

 

Si potrebbe facilmente obiettare che queste storie sono, per l’appunto, solo storie, buone a spaventare i bambini affinché non si addentrino nella foresta di Hoia col reale rischio di perdersi per giorni e giorni. Inoltre siamo in Transilvania, dove il folklore non è solo cultura ma religione, nella regione più densa di misteri di una terra, la Romania, che fonda le proprie radici sulle leggende narrate da padre in figlio.

Poi, però, arrivano altri strani fenomeni, più recenti, e documentati.

 

Gli avvistamenti alieni

Il 18 agosto 1968 il biologo Alexandru Sift scatta delle immagini straordinarie, che immortalano un oggetto volante discoidale sospeso al centro della foresta. Purtroppo, alla morte dell’uomo nel 1993, quasi tutto il materiale scompare misteriosamente prima di essere pubblicato. Le poche foto salvatesi vengono date alle stampe due anni dopo dall’amico Adrian Pătruț, professore di chimica della Babeș-Bolyai University, nel libro Fenomenele de la Pădure Hoia-Baciu. Pătruț, però, tiene a precisare che tutti i fenomeni descritti dal defunto collega sono spiegabili grazie a solide basi scientifiche. Il dubbio resta.

 

Alexandru Sift - UFO a Hoia Baciu

 

Il 18 ottobre 1968 un geniere dell’esercito, Emil Barnea, si aggira nella foresta insieme alla fidanzata Zamfira Mattea ed un paio di amici, quando qualcosa attira la sua attenzione: nel cielo si palesa all’improvviso una luce innaturale, che prontamente (e fortunatamente) l’uomo cattura in fotografia. Secondo la sua ricostruzione, l’oggetto volante non identificato avanza lentamente, cambiando sovente direzione, aumentando di luminosità col passare dei secondi. All’improvviso, così com’è apparso, si dilegua accelerando vorticosamente verso l’orizzonte, dove scompare. Le sue foto vengono studiate a lungo dall’ufologo ed esperto di paranormale Ion Hobana, che non ha dubbi sulla loro autenticità e le ritiene degne di maggiore attenzione. In accordo ai suoi calcoli, l’UFO dev’essere largo non meno di 30 metri, a 600 metri d’altezza dal suolo. C’è da notare che, all’epoca del fatto, in Romania non sono disponibili libri sul fenomeno dei dischi volanti, pertanto è difficile pensare che Barnea abbia orchestrato tutta la vicenda.

 

 

Molte persone riferiscono di sentirsi male all’interno del bosco, ed alcune ne escono con misteriosi eritemi sulla pelle e, in alcuni casi, anche ustioni. Qualcuno ipotizza possa trattarsi dell’attività aliena che sulla zona proietta una forte dose di radiazioni – peraltro verificata – dovuta alla tecnologia UFO.

 

I fantasmi

In tempi più recenti si sta vivendo una vera e propria caccia al fantasma. A seguito delle numerose segnalazioni susseguitesi negli anni molti ghost hunter hanno passato la notte nella foresta. E molti di loro ne sono quasi usciti con le ossa rotte.

L’evento più significativo, in questo senso, è quello della trasmissione Destination Truth, del canale via cavo statunitense Syfy (conosciuto precedentemente come SCI FI). Nell’episodio Haunted Forest del 9 settembre 2009, la troupe televisiva guidata da Josh Gates investiga nella foresta di Hoia, accompagnata dal gruppo di un altro programma, Ghost Hunter, formato dagli esperti Jason HawesGrant Wilson. Al di là degli alti livelli di radiazioni e qualche immagine che può dire tutto o nulla, all’improvviso Gates lamenta un dolore al torace. Fa per alzarsi la maglia, solo per scoprire lunghi tagli lungo tutto il torace. All’esterno, l’abbigliamento è intatto. Realmente spaventato, Gates decide di interrompere le registrazioni, ed uscire il più velocemente possibile dal bosco.

 

Fantasma a Hoia Baciu

 

Il centro di tutto

La cosa più inspiegabile è il centro esatto della foresta. Non vi cresce nulla. Niente di niente. Gli animali lo evitano come la peste, e le radiazioni, già alte tra gli alberi, registrano un inspiegabile picco. Il terreno è stato ampiamente studiato, ma risulta del normalissimo terriccio. Tutt’intorno gli alberi sono arcuati alla base, come se una forza tremenda li avesse costretti a deviare la loro naturale crescita. È bene notare che un evento del tutto simile è presente in un’altra celebre foresta, quella di Nowe Czarnowo, in Polonia, dove gli arbusti sono tutti piegati verso nord. Probabilmente dovuto a una nevicata particolarmente impietosa nei primi anni del ‘900, in molti credono si tratti dei patimenti sofferti dalle anime scomparse nei secoli nei boschi. C’è anche chi suggerisce che sotto terra potrebbe esserci un misterioso e segreto bunker, risalente alla guerra fredda, che sperimenta sulla superficie gli effetti di qualche micidiale scoperta scientifica.

 

Nowe Czarnowo

 

Hoia Baciu è un crogiolo di attività paranormali e avvistamenti di diverse entità, come se fosse un ponte verso altri mondi. Pur volendo credere fermamente in UFO, alieni e poltergeist, personalmente, una manifestazione così eterogenea mi sembra alquanto bizzarra. Ma prese singolarmente, le singole storie sono decisamente affascinanti. Il mistero – o meglio, i misteri – di Hoia Baciu, per il momento, restano insoluti.

 

Grazie a Chiara GM per aver suggerito su Facebook la storia di oggi. 🙂


Cosa si cela dietro i misteri della foresta Hoia Baciu?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

L’ultima fotografia di Charlie Noonan (Mistero risolto)

Ellie Noonan è disperata. Suo marito Charlie, un noto folklorista, è svanito nel nulla da mesi, dopo un viaggio in Oklahoma, USA. Molto tempo dopo, riceverà una strana foto, l’ultima scattata dall’uomo, che immortala il demone che l’ha ucciso.

Charlie Noonan è un appassionato di folklore statunitense dei primi anni del XX secolo. Nelle sue peregrinazioni alla ricerca di eventi paranormali, si imbatte un giorno in un anziano signore dell’Oklahoma, che gli racconta la storia di una donna nota per avere un comportamento bizzarro e poco chiaro. Il vecchio racconta che non si allontana mai dalla sua proprietà, che dista diversi chilometri dal centro abitato più vicino. Indossa sempre – e qui l’uomo ci tiene a sottolineare SEMPRE – un velo che le copre in larga parte il volto. È altresì accompagnata in ogni spostamento da un grosso cane lupo, particolarmente aggressivo, che non si allontana mai da lei più di qualche metro. Il vecchio non lo dice apertamente, ma suppone che la donna non sia umana. Non sa cosa sia, ma di certo non è umana.

Charlie è ovviamente incuriosito dalla storia, e qualche giorno dopo torna a casa dalla moglie, Ellie, per informarla dell’incontro col vecchio. Ha intenzione di trovare la donna, e scoprire se si tratta solo di un’anziana signora un po’ bizzarra, o di qualcosa di molto più terrificante.

Da allora Charlie scompare nel nulla.

Ellie non si dà pace, e cerca in tutti i modi di rimettersi in contatto col marito. Informa la polizia, tenta inutilmente di trovare l’uomo che aveva parlato con lui qualche tempo prima, ma niente. Letteralmente svanito nel nulla.

Qualche mese dopo la scomparsa, il titolare di un banco dei pegni vede alla TV il notiziario della scomparsa di Charlie, e si mette in contatto con Ellie: ha una macchina fotografica con inciso sopra il nome dell’uomo. Qualche giorno prima si era presentato al banco dei pegni un vagabondo dall’aria strana, che aveva venduto la macchina senza proferire parola. Il titolare non ha sviluppato il rullino all’interno, e preferisce donare tutto alla donna, sperando che in qualche modo possa aiutarla a far luce sulla scomparsa del marito. C’è una sola foto: mostra la vecchia signora del racconto, imbardata in un’inquietante velo bianco, con al fianco il grosso cane lupo pronto ad attaccare.

L’ultima fotografia di Charlie Noonan.

 

Charlie Noonan

 

La nostra storia termina qui. Nessuno sa che fine abbia fatto Charlie. Forse divorato dal cane della donna, forse ucciso da quello che in realtà è un demone, forse disperso tra le campagne dell’Oklahoma.

 

Charlie Noonan

 

Ma la verità è un’altra. È tutto falso.

 

Il mistero risolto

La foto è un falso, ed il dubbio viene guardando attentamente la figura del cane, che è di una qualità leggermente diversa rispetto al resto della foto. Un altro indizio è il nome: non ci sono dati riguardo un certo folklorista di nome Charlie Noonan; esiste però un quasi omonimo, Kerry Noonan, anche se si potrebbe facilmente obiettare che non essendo Charlie un professionista potrebbe non essere rimasto molto sul suo conto. La prova definitiva la si trova però sul sito Always Becoming, blog che segue lo sviluppo di un film documentario omonimo, dove è possibile recuperare la foto originale.

 

Virginia Romero

 

La donna nella foto è Virginia Romero, un’indiana Tiwa di Taos Pueblo, New Mexico, Stati Uniti. Il post del blog narra la sua vita di tutti i giorni e di come sia una tenace lavoratrice dei campi. L’immagine è stata successivamente modifica aggiungendo il bagliore degli occhi ed il grosso cane lupo minaccioso.

La foto è poi stata caricata online e fa spesso parte di una creepypasta, Anomalie, che racconta di 14 foto dell’orrore inspiegabili. La cosa incredibile è come molte testate giornalistiche online riportino il tutto come vero, lanciando anche accorati richiami alla ricerca del povero Charlie scomparso nel nulla divorato da un demone. 🙂

Quella che sembrava una storia macabra è, fortunatamente, solo una storia.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

La donna aliena di Marte

Curiosity, il rover atterrato su Marte il 6 agosto 2012, ha raccolto in questi anni migliaia di immagini straordinarie del pianeta rosso. Tra queste, ve ne sono alcune dense di mistero e fantastiche congetture, come quella che ritrae una donna aliena intenta a scrutare l’orizzonte.

Scoperta casualmente nel luglio del 2015 dall’utente YouTube UFOovni2012, la foto mostra quella che a prima vista sembra solo una distesa di rocce e poco più.

 

La donna aliena di Marte

 

In realtà, al centro ed in bella vista, c’è una donna aliena, fasciata in un lungo abito nero.

 

La donna aliena di Marte

 

La figura femminile porta lunghi capelli corvini sciolti dietro la schiena, sono ben visibili entrambe le braccia ed il florido seno e sembra guardare dritta dinnanzi a sé. Qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di una statua eretta da un’antica civiltà, ma se così fosse sarebbe stata erosa da tempo: in baso al calcolo delle ombre si tratta di un’aliena alta poco meno di 10 centimetri. Sembra un’assurdità, ma bisogna ricordare che l’astronauta William Rutledge, al seguito della fantomatica missione Apollo 20 (quest’ultima smentita da evidenti contraddizioni tecniche, ma tutt’ora spacciata per vera da alcuni ufologi e trasmissioni tipo Mistero di Italia 1) dichiara di aver visto con i propri occhi tubi artificiali di vetro con dei piccoli scheletri nelle vicinanze di circa 5 centimetri semisepolti sulla superficie lunare.

Abbiamo già trattato un caso simile, Ominide sulla Luna scovato su Google Moon, che si è rivelato solo un caso di pareidolia ma, al di là dell’attendibilità di Rutledge, questa foto è autentica e disponibile sul sito della Nasa.

La cosa più inquietante di tutte è che si potrebbe trattare di una vera aliena, molto simile nelle fattezze a noi. E sta fissando attentamente Curiosity.

Come se stesse scrutando in realtà tutti noi.


Che cos'è in realtà la donna aliena di Marte fotografata da Curiosity?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Saudia 163 – L’aereo atterrato con tutti gli occupanti morti

https://www.flickr.com/photos/44073224@N04/18227917006

I soccorritori si affannano ad aprire le porte del Saudia 163, tornato da pochi minuti all’Aeroporto di Riyadh, da cui è decollato circa mezz’ora prima. Una volta scardinate le entrate, ciò che li attende è agghiacciante: stipati in fondo alla carlinga sono ammassati in un grottesco groviglio umano gli occupanti dell’aereo che li guardano con occhi vitrei. Sono morti. Tutti quanti.

Aeroporto Internazionale di Riyad-Re Khalid (مطار الملك خالد الدولي), in Arabia Saudita, 19 agosto 1980. Il volo Saudia 163 HZ-AHK è appena atterrato dall’Aeroporto Internazionale Jinnah, in Pakistan, ed è diretto all’Aeroporto Internazionale di Gedda-Re Abd al-Aziz, in Arabia Saudita. L’aereo, un Lockheed L-1011-200 TriStar, trasporta 287 passeggeri – in larga parte pellegrini pakistani – più 14 membri dell’equipaggio, guidati dal capitano trentottenne Mohammed Ali Khowyter e dal suo copilota ventiseienne Abdullah M. Hasanain. Il volo fino a Riyad si è svolto senza preoccupazioni, e tutti ne approfittano per prendersi una pausa prima di rimettersi in volo.

Alle 18:08 GMT l’aereo si alza dalla pista, ma 7 minuti dopo i sensori registrano e comunicano all’equipaggio la presenza di fumo a bordo nel vano di carico C3 a poppa. Passano 4 minuti durante i quali l’ingegnere di volo, Bradley Curtis, conferma l’allarme. Il capitano decide così di tornare indietro. Poco dopo, in fase di rientro, la manetta del motore numero 2 si blocca improvvisamente: il fuoco ha danneggiato i cavi di connessione, ed il propulsore viene spento per evitare complicazioni. I passeggeri notano il fumo, e quelli seduti vicino al vano di carico fuggono verso la prua, creando confusione e terrore in cabina. I piloti dichiarano l’emergenza alla torre di controllo, che gli da il via libera per l’atterraggio. Nonostante le difficoltà l’aereo atterra docilmente a terra, ed i passeggeri tirano un sospiro di sollievo per la catastrofe mancata.

Ma la morte è ancora a bordo.

 

https://www.flickr.com/photos/asiaticleague/6787688399

 

Il capitano decide che il problema può essere gestito senza ricorrere agli aiuti del personale di terra, e continua la sua corsa sulla pista per 2 minuti e 40 secondi, in evidente contrasto a quanto ordinato dalla torre di controllo, che ha richiesto lo spegnimento dei motori e l’evacuazione del velivolo. Passano altri 3 minuti e 15 secondi, ed i propulsori finalmente vengono zittiti. Dopo un’iniziale difficoltà, sembra che finalmente si potrà procedere all’evacuazione. I vigili del fuoco si avvicinano, e preparano l’occorrente. Devono solo aspettare che si aprano le porte per permettere gli occupanti di scendere. Aspettano. E aspettano.

Le porte restano serrate.

Dalla torre di controllo tentano di mettersi in contatto col capitano, ma nessuno risponde. Non c’è fumo evidente sulla carlinga, né sul motore numero 2, quello spento per sicurezza. Poi qualcuno guarda attraverso i finestrini e le vede. Fiamme. Il fuoco sta divorando tutto dall’interno, come un cancro amarantino avvampa tra i passeggeri lasciando dietro di sé morte e disperazione.

Ci vogliono 23 interminabili minuti prima che il personale di terra riesca a scardinare la porta R2 (la seconda del lato destro) ed entrare. Lo spettacolo è agghiacciante: stipate contro la prua ci sono tutte le 301 persone a bordo, gettate l’una contro l’altra in un orrendo mosaico umano. I vigili del fuoco fanno appena in tempo ad uscire dalla carlinga, che in meno di 3 minuti viene avvolta e divorata dal fuoco.

Tutte le 301 vittime sono morte asfissiate dal fuoco, molto prima dell’avvento dei soccorsi. L’origine delle fiamme nella stiva C3 non verrà mai scoperta.

L’inchiesta conferma che le fiamme hanno avuto origine nel cargo C3, e si sono alimentate abbastanza per superare il pavimento della cabina e costringere gli occupanti a scappare verso la prua. Vengono rinvenuti due stufe a butano nei pressi della stiva, con un estintore vuoto poco distante. Una delle prime ipotesi avanzate è che uno dei passeggeri abbia usato una delle stufe per riscaldare l’acqua per il tè, e che abbia tentato di spegnere l’incendio prima che fosse troppo tardi. Questa teoria, tuttavia, non trova riscontro nel report dell’incidente.

L’indagine rivela sin da subito che la causa della morte dei 301 occupanti, più che le fiamme o il fumo, sia stata la mancata coordinazione tra i membri dell’equipaggio. Il comandante è stato troppo autoritario e ha scoraggiato la sua crew, rifiutando i dati consegnatigli dall’ingegnere di volo – a cui ha dato dell’incompetente – e dall’assistente di volo donna, in una realtà culturale in cui il ruolo femminile è nettamente subordinato a quello dell’uomo. Il copilota aveva un’esperienza sui Lockheed L-1011-200 TriStar scarsa, rendendolo inadeguato al ruolo ricoperto. L’ingegnere di volo non ha capito realmente la gravità della situazione, continuando a cercare tra i manuali le procedure da seguire in una situazione del genere. Tutti questi eventi hanno portato a sottostimare l’emergenza, e a convincere, forse, il capitano che in realtà la situazione fosse sotto controllo.

La compagnia Saudia chiuderà così il caso, senza una reale risposta a tante domande: come si sono originate le fiamme, perché nessuno era in grado di svolgere correttamente il proprio compito, perché il comandante non ha avviato subito la procedura di emergenza?

Tante, troppe domande, a cui 301 famiglie vorrebbero ancora trovare risposta.

 

https://www.flickr.com/photos/irishflyguy/2436838012

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

La strega bambina di Albenga

C’è una strega ad Albenga, Italia. Gli abitanti della cittadina ligure ne sono terrorizzati, non osano chiamarla per nome, la evitano come la peste e fanno di tutto per non incrociare il suo sguardo. Solo che questa vecchia megera amante del demonio è alta poco meno di un metro e mezzo, e ha 13 anni.

A settembre 2015 un gruppo di ricercatori del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con la Aix Marseille Université, diretti dal professore Philippe Pergola, Stefano Roascio e Elena Dellù, sta lavorando alacremente nel sito archeologico di San Calocero ad Albenga, in provincia di Savona. Gli archeologi hanno un gran daffare, dato il numero di corpi rinvenuti, ma restano letteralmente a bocca aperta quando, dalla fredda terra, portano alla luce del sole dopo centinaia d’anni il corpicino minuto di una bambina. Quello che però li sconcerta non è tanto ritrovare il corpo di una ragazzina nel bel mezzo del nulla – nel XV secolo, in cui la bambina è vissuta, la vita media è di 35/40, con una mortalità infantile molto alta – quanto il modo in cui è stata sepolta.

A faccia in giù.

Chi veniva inumato in questo modo, era perché si voleva impedire che vedesse la luce della Resurrezione. Era un trattamento che si riservava agli assassini e ai ladri. Oppure era un gesto di superstizione, per far sì che non si potessero rialzare e tornare in vita. Il tardoantico, essendo un periodo di transizione e cambiamento, ha riportato alla luce paure e, appunto, superstizioni. Alcuni sono stati ritrovati sepolti non solo a faccia in giù, ma anche inchiodati a terra: perfino il cranio veniva trapassato e fissato al terreno. – Stefano Roascio

Lo scheletro appartiene ad una ragazzina di circa 13 anni, alta 1,48 metri che per qualche ragione è stata sepolta col volto sigillato verso la fredda terra. È un’azione meschina, che idealmente preclude al defunto la possibilità di ricongiungersi con Dio e, quindi, condannarlo alla morte eterna. Si usa sopratutto – ancora oggi – quando si sospetta che il morto possa ritornare dalla tomba a mietere vittime, come nel caso di vampiri e streghe, che in questo modo non sarebbero in grado di ritrovare la strada di casa. È un modo come un altro per esorcizzare la paura atavica del revenant, il ritornante, l’essere demoniaco che sfugge persino alla morte per cercare vendetta sui suoi compaesani, presente in numerose culture sparse per il globo.

È un ritrovamento davvero singolare. Quello che ci lascia a bocca aperta è anche il fatto che questa persona fosse stata sepolta attaccata alla chiesa, luogo che non si riserva certo a chi si vorrebbe punire. – Elena Dellù

Poco distante da questo primo corpo gli esperti ne scoprono un altro: appartenente ad una donna sulla trentina, mostra chiari segni di bruciatura sul bacino e sul torace, come se fosse stata arsa sul rogo.

Proprio come una strega.

Dopo l’inumazione, il cadavere della donna è stato coperto da massi pesanti, come a volerla sigillare in un simulacro di pietra per sempre. Ma c’è di più: la bambina e la ragazza sono probabilmente parenti. In entrambe sono presenti difetti nella saldatura delle ossa frontali, conseguenza del metopismo, una malattia genetica. Sullo scheletro della bambina sono stati inoltre trovati piccoli fori che indicherebbero che la piccola soffriva di anemia e che abbia contratto lo scorbuto, malattie che possono facilmente portare a svenimenti, attacchi epilettici e sanguinamenti improvvisi, tutti attribuibili dagli abitanti del medioevo come chiari segnali di stregoneria o vampirismo.

Questa [anemia] poteva essere stata causata sia da una malnutrizione durante i primi anni di vita sia da una derivazione genetica. La forte anemia riscontrata potrebbe averle procurato svenimenti o crisi epilettiche che, male interpretate, avrebbero potuto assumere l’aspetto di vere e proprie sindromi di possessione demoniaca. Potrebbe essere una delle spiegazioni di questa inumazione con il corpo rivolto verso il terreno: generalmente vanno considerate come un gesto di autodifesa che la comunità dei viventi attua per impedire il ritorno in vita di una persona vista come negativa. Tale sorte veniva riservata ai suicidi e agli assassini, ma anche agli assassinati nel timore che tornassero a vendicarsi, così come alle streghe, nell’intento di evitare che lo spirito potesse fuoriuscire dal sepolcro per partecipare ai sabba. Non è da escludere, comunque, che possa trattarsi anche di un gesto di umiltà e di sottomissione che effettivamente è registrato per alcune sepolture privilegiate di ambito carolingio quale, per esempio, quella di Pipino il Breve, padre di Carlo Magno. – Stefano Roascio ed Elena Dellù

Forse la  storia che narrano gli scheletri è molto più inquietante di quanto si immagini. Proviamo a ricostruirla insieme. Nel XV secolo, ad Albenga, vive una donna con la sua bambina tredicenne. La donna è accusata di stregoneria, e tutti nel paese la temono. Si dice che conosca il segreto per preparare unguenti miracolosi, ma anche che possa gettare il malocchio e la peste. Nessuno osa contraddirla, d’altronde è una strega potente, e sopratutto non si trovano le prove per incolparla. Finché, un giorno, sua figlia comincia a sputare sangue e a dimenarsi come un’invasata, ed ecco la prova che la brava gente cercava: la donna ha giaciuto col demonio e dalla loro unione è nata questa bimba maledetta dal cielo. Così, senza pensarci troppo, il villaggio decide di dormire sogni più tranquilli gettandola in pasto alle fiamme. La donna muore tra atroci sofferenze e che sia strega o no meglio andare sul sicuro, gettandola in una fossa a faccia in giù per evitare che torni a vendicarsi, sepolta da centinaia di sassi che la relegheranno per sempre all’inferno da cui è venuta, a pochi passi dalle spoglie di San Calocero, che dalla chiesa veglierà affinché la ritornante resti dov’è per sempre. Stessa sorte per la figlia bastarda frutto del diavolo, a cui viene per sempre tolta la possibilità di vivere una vita normale. Fine.

Questa è la storia per come l’ho immaginata io, con una donna innocente additata come strega, una bambina malata scambiata per un’indemoniata ed un paese medioevale che vive di credenze, superstizioni e paure.

O magari è tutto vero, e la piccola streghetta e la madre malvagia sono davvero tornate alla vita dalle loro tombe nella fredda terra. Forse a cercare vendetta, o il riposo eterno a lungo bramato.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

La stazione spaziale aliena di KIC 8462852

http://spacetelescope.org/images/potw1509a/

C’è una stella nel firmamento che ha un nome strano: KIC 8462852, che assomiglia più o meno al nostro Sole. Si trova nella costellazione del Cigno, e dista 1.480 anni luce dalla Terra. Probabilmente tutte queste informazioni non vi diranno nulla, ma si tratta della stella più misteriosa dell’universo, perché sembra che ospiti una stazione spaziale aliena.

La Missione Kepler, missione NASA Discovery #10, è stata specificatamente progettata per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea e scoprire dozzine di pianeti simili alla Terra vicino o nella zona abitabile e determinare quante delle miliardi di stelle della nostra galassia posseggano pianeti. – Kepler Mission Quickguide

Nel settembre del 2015 il telescopio spaziale Kepler registra delle strane anomalie in una stella della costellazione del Cigno, KIC 8462852, che gli astronomi non riescono a spiegarsi razionalmente. Quando un esopianeta – ovvero al di fuori del Sistema Solare – ruota intorno ad una stella, Kepler registra una variazione di luminosità della stessa dovuta al passaggio del corpo celeste; questi dati possono essere usati per calcolare la grandezza di un pianeta, il suo moto e molto altro. La straordinarietà di KIC 8462852 è che, per diversi giorni, viene oscurata da qualcosa di non meglio definito. Se la stella fosse giovane si potrebbe trattare di detriti che, sotto l’effetto gravitazionale dell’astro, creerebbero in futuro un nuovo sistema, ma non è questo il caso.

Non abbiamo mai visto niente che rassomigli a questa stella. È strana. Pensavamo che si trattasse di dati errati o fluttuazioni del modulo, ma era tutto in ordine. – Tabetha Boyajian, assegnista di ricerca della Yale University

Sono state avanzate numerose ipotesi per spiegare questa singolarità, ma nessuna è in grado di convincere pienamente gli studiosi. Si scoprono, oltre a numerosi ed improvvisi cali di luminosità sporadici, anche due eventi più importanti, a circa 750 giorni di distanza. Nel primo evento la luminosità si riduce del 15%, mentre nel secondo del 22%; in proporzione Giove non riuscirebbe ad oscurare che poco più dell’1% del nostro Sole: quello che transita nei pressi di KIC 8462852 non è un pianeta.

Ed è incredibilmente grande.

 

https://commons.wikimedia.org/wiki/File%3ANGC_6866_map.png

 

Le ipotesi, come abbiamo detto, sono varie, ma nessuna è davvero la risposta esauriente che tutti gli astronomi cercano. In questo clima di incertezza l’astronomo Jason Wright ha azzardato che si tratti di una stazione spaziale aliena, o di una sfera di Dyson.

Quando [Tabetha Boyajian] mi ha mostrato i dati, ero affascinato da quanto pazzeschi fossero. Gli alieni dovrebbero essere l’ultima ipotesi da considerare, ma questa cosa sembra proprio quello che ti aspetteresti da una civiltà extraterrestre. – Jason Wright

Per ora il SETI ha puntato le proprie antenne su KIC 8462852, alla ricerca di onde radio che testimonino la presenza di intelligenza aliena nello spazio.

Non ci resta che aspettare.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il vampiro di Atlas – The Vampire Murder Case

4 maggio 1932, Stoccolma. La polizia fa irruzione in un appartamento nel quartiere di Sankt Eriksplan perché l’occupante, Lilly Lindeström, è scomparsa nel nulla da diversi giorni. Gli agenti la trovano a casa, riversa sul letto, col cranio fracassato. E senza una goccia di sangue in corpo. Questa è la storia del vampiro di Atlas.

La prostituta Minnie vive in un condominio a Stoccolma, dove molte delle affittuarie sbarcano il lunario vendendo il proprio corpo tra le fredde strade della capitale svedese. Da qualche giorno non ha più notizie della sua amica Lilly Lindeström, che occupa l’appartamento sopra il suo, quando l’ha vista per l’ultima volta infagottata in un lungo cappotto, completamente nuda. Preoccupata, Minnie avverte la polizia, che sfonda la porta dell’appartamento della donna il 4 maggio 1932. Lilly è una bella donna, nei suoi 32 anni, e gli agenti la trovano nuda, sdraiata sul letto, con la testa fracassata. I suoi vestiti sono stati accuratamente piegati su una sedia. Lilly, è evidente, deve aver avuto un rapporto sessuale poco prima di essere uccisa, prova ne è un preservativo nell’ano della ragazza. Meno evidente, almeno all’inizio, che la prostituta ha qualcosa che non torna: è stata completamente svuotata del sangue. Nella stanza non c’è una sola goccia di sangue, come non ve ne è sul letto né su qualsiasi altro oggetto. Tutto si fa più chiaro, e più grottesco, quando gli inquirenti si trovano di fronte a due semplici oggetti, che ognuno di noi ha in cucina, ma lì, in quel contesto, in quella stanza, a pochi passi da quella donna dissanguata, assumono un nuovo significato: un bicchiere ed un mestolo da cucina. Qualcuno li ha usati per estrarre e bere lentamente il sangue dalla vittima. Siamo di fronte ad un vampiro. Il vampiro di Atlas.

 

Prove raccolte

 

Nonostante l’abbondanza di fluidi corporei del presunto assassino, le tecniche per l’individuazione del DNA ancora non esistono. Gli agenti devono basarsi solo sulla propria abilità e sulle prove raccolte. L’omicida deve essere stato l’ultimo cliente di Lilly, probabilmente un abitué, che conosce bene il quartiere e l’appartamento della prostituta. Ha fatto tutto con calma, senza fare alcun rumore: subito dopo il rapporto sessuale, ha afferrato un oggetto pesante (mai ritrovato) e ha colpito la donna alla testa, uccidendola in un solo colpo; ha raccolto il sangue lentamente, aiutandosi col mestolo, e ne ha bevuto avidamente il contenuto; è poi uscito di casa, come se nulla fosse successo.

La polizia interroga numerosi sospettati, in gran parte clienti di Lilly, ma non va avanti nelle indagini.  La nostra storia finisce così, come tante altre che abbiamo raccontato. Senza un colpevole, senza un movente, con solo una grottesca scena del crimine. E forse un vampiro in giro per Stoccolma.


Cos'è successo realmente a Lilly Lindeström?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: