Categoria: Natura

La natura misteriosa, dalla criptozoologia agli animali straordinari.

Gli 11 animali più strani di sempre

LEYLA mi chiede: quali sono gli animali più strani del mondo?

Come ha già scritto altre volte la stranezza non esiste. Noi stessi siamo diversi gli uni dagli altri, e – parafrasando Horace Mann – distanti da quello che eravamo solo dieci, cinque, o un anno fa. Detto questo, di animali strambi ce ne sono a bizzeffe: colli lunghissimi, colori sgargianti e denti aguzzi.

Ecco a voi una stupenda galleria fotografica con gli 11 animali più strani di sempre!

 

Di più

Ecco cosa succede ad uccidere un ragno

Direttamente dai vostri peggiori incubi, l’australiano Danny Ford ha provato ad uccidere un ragno schiacciandolo. Ed il grosso aracnide è esploso in centinaia di piccoli ragnetti. 😱

 

 

Sono giorni che l’utente YouTube Danny Ford, di Hallett Cove, Australia, è infastidito da un enorme ragno-lupo (velenoso, anche se non letale) che da giorni si nasconde sfuggente in ogni anfratto possibile.

Alla fine, fattosi coraggio, il ragazzo riesce a schiacciare l’aracnide, che esplode però in dozzine di piccoli ragnetti. Roba da film dell’orrore.

In realtà le femmine di ragno-lupo, come molte altre mamme, portano le uova sul dorso in una sorta di sacca, fino alla schiusa. Danny ha semplicemente rotto la sacca ed i piccoli sono usciti fuori, per morire pochi secondi dopo. Insieme alla loro mamma. 😢

Di più

Il drago barbuto a due teste cinese

Venice Beach Freakshow

Senza scomodare la mitologia con Cerbero, celebre cane a tre teste guardiano degli inferi, i casi registrati di animali – e purtroppo a volte anche di bambini – con più di una testa non sono rarissimi. Come nel caso di questo drago barbuto a due teste scoperto in Cina.

Todd Ray è un eccentrico personaggio: alleva ed accudisce un’incredibile collezione di oltre 20 animali bicefali. La sua tenuta accoglie oltre 20 esemplari, tutti a due teste, e l’unico animale al mondo vivente a tre teste: una tartaruga che risponde ai nomi di Myrtle, Squirtle, e Thirdle.

 

 

Ray è sempre alla ricerca di nuovi pezzi da aggiungere alla collezione, e spesso le sorprese maggiori gli giungono da quello strano mondo che è internet. Benché siano in molti a proporgli meraviglie della natura che si rivelano in realtà vere e proprie truffe, a volte si ritrova tra le mani degli esemplari autentici. Qualche giorno fa scopre casualmente un post che ritrae un drago barbuto a due teste e sei zampe, e con somma gioia scopre che si tratta di un individuo femmina. L’obiettivo di Ray è averlo a tutti i costi, anche perché possiede già un altro maschio simile, PanchoLefty.

 

Venice Beach Freakshow

 

Dopo un’offerta di oltre 5.000 dollari, il duo femminile, che risponde ora ai nomi di JeckylHyde è stato venduto a Ray da un anonimo utente cinese. Il collezionista ha mostrato i dragoni  pubblicamente al Venice Beach Freakshow, dove ha scoperto che ognuna delle quattro teste è diversissima dalle altre.

Pancho mangia principalmente grilli, mentre Lefty è vegetariano, e si limita alla lattuga. […] Hyde aveva spesso gli occhi letteralmente ricoperti di sabbia, e si lasciava trascinare in giro da Jeckyl. I draghi barbuti amano la sabbia, ma si trattava di una situazione insolita, così il precedente proprietario aveva tentato di curare l’esemplare, ma ragionando come se fosse un semplice animale ad una testa. Sono convinto che gli animali a due teste rappresentino il confine tra quello che è normale e quello che non lo è. – Todd Ray

 

 

I due esemplari di drago barbuto godono di ottima salute, ma Ray non ha nessuna intenzione di farli accoppiare. Peccato, sarebbe stato bello il frutto della loro unione, magari dei bellissimi cucciolotti a quattro teste. 🙂

Di più

L’eclissi di luna del 28 settembre – Uno spettacolo da non perdere

Si tratterà di una concatenazione di eventi molto rara, che si ripeterà soltanto tra diciotto anni: la Superluna rossa del 28 settembre sarà uno spettacolo mozzafiato.

Il 28 settembre, dalle 2:12 ora italiana, sarà possibile assistere ad una singolare eclissi di Luna: all’apice dell’evento il nostro satellite diverrà completamente rosso, e sarà molto più grande del solito. Quel giorno infatti la Luna si troverà molto vicina al perigeo (la distanza minima con la Terra), mostrandosi più grande di circa il 14%. Il colore rossastro sarà invece frutto della deviazione dei raggi solari da parte dell’atmosfera terrestre: benché il nostro satellite si troverà tecnicamente in ombra, il colore rosso della luce riuscirà a raggiungerlo, donandogli questo particolare aspetto. Quello del 28 settembre si tratterà di un evento molto raro, che nell’ultimo secolo è avvenuto solo cinque volte, l’ultima delle quali nel 1984; la fase più spettacolare sarà tra 4:47 e le 5:22, quando gli effetti dell’eclissi saranno più evidenti.

Se il cielo non vi consentirà di godervi lo spettacolo, sul canale della NASA sarà possibile assistere in diretta all’evento. Per farvi un’idea di cosa accadrà, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha preparato un video dimostrativo creato col software Stellarium.

 

 

Di più

Il mostro marino di Terranova

Fare il marinaio non è affatto una cosa facile. Il mare non perdona neppure la più piccola disattenzione: marinaio non si può diventare, bisogna nascerci. Avere un’affinità con le onde sin da piccoli, comprendere che dinanzi non si ha soltanto un’infinita tavola salata, ma un ecosistema che vive, che respira. E che può uccidere. Mostri silenti nascosti negli abissi più profondi, protagonisti di storie fantastiche raccontate nelle taverne dei porti. Quella di oggi narra l’incontro con una creatura ritenuta per secoli la più pericolosa degli oceani, il terrore dei sette mari: il calamaro gigante di Terranova.

Per generazioni orde di mostri marini hanno abitato la fantasia e la cultura dei marinai, ma a parte i frequenti avvistamenti, nessuno è mai stato in grado di portare a riva una singola prova di quanto visto in mare aperto. L’argomento è sempre stato denigrato dagli scienziati e dai biologi, che reputavano queste storie, per l’appunto, come storie frutto di qualche birra o qualche grog di troppo. Finché, nel 1837, al largo del Canada, si poté affermare con certezza che almeno uno di questi mostri esisteva realmente, ed era pericoloso. Maledettamente pericoloso.

È i 26 ottobre 1837, ed il timido sole canadese si affaccia etereo nell’aria gelida di St. John, il porto della punta sudest di Terranova. Tra la nebbia, in mezzo al mare, ci sono tre figure su una dory, una barca da pesca di sei metri: sono i due esperti marinai Daniel Squires e Theophilus Piccot ed il figlio dodicenne di Piccot, Tom, desideroso di imparare tutti i trucchi del mestiere del padre. Imbardati tra le pesanti giacche a vento, i tre remano placidamente, in direzione di una cala ricca di aringhe chiamata Conception Bay. Durante il viaggio, però, notano che c’è qualcosa di strano nell’acqua, come se di punto in bianco si fosse formato un’enorme ammasso di alghe. La dory si avvicina lentamente, sino a quasi carezzare quella strana cosa violacea. Se davvero si tratta di alghe, sono certamente le più strane che Daniel e Theophilus abbiano mai visto in vita loro. Spinti dalla curiosità, uno dei due colpisce la superficie liscia e viscida con il gancio di bordo.

E questa esplode.

 

 

Otto enormi tentacoli con un’infinità di grottesche ventose sferza l’aria attorno la barca, nel lugubre tentativo di spezzarla in due. Due braccia serpiformi, lunghe almeno due volte i tentacoli, fanno ribollire l’acqua in una danza macabra, mentre fauci nere già si aprono ad accogliere l’umano pasto.

La dory scivola velocemente verso il fondo. Mentre i due uomini tentano di svuotare la barca dall’acqua con ogni mezzo possibile, il piccolo Tom afferra saldamente un’accetta, e con sangue freddo dilania di netto il braccio ed il tentacolo che avviluppano il natante, spingendo il mostro alla fuga. Tra i flutti scuri i tre distinguono un enorme occhio, che li fissa con gelido odio, prima che questi scompaia per sempre negli abissi.

Daniel, Theophilus e Tom tornano in tutta fretta a riva, con gli arti amputati del mosto ancora incollati alla scialuppa. La parte recisa del tentacolo misura oltre 2,70 metri. L’enorme braccio, purtroppo, non potrà essere valutato: i cani affamati lo divoreranno.

Di più

Il Re dei Ratti

Esistono leggende con un fondo di verità, e verità con un fondo di leggende. Nel mezzo, il Re dei Ratti.

Il re dei ratti è un insieme di due o più roditori impigliati l’uno nella coda dell’altro: più il topo tenta di divincolarsi, più stretto sarà il nodo che lo porterà a legarsi per sempre ad un altro ratto. Quando una colonia di topi vive per lungo tempo in spazi angusti – ad esempio le intercapedini delle pareti – il sangue, le feci e lo sporco agiscono da collante, che scatena una reazione a catena che vede protagonisti sempre più individui, sempre più velocemente. Il risultato è un groviglio di code e corpi, obbligati a muoversi come un unico grottesco organismo vivente.

Capita spesso, per la difficoltà propria della loro nuova condizione, che molti ratti finiscano per perire di stenti o schiacciati dal peso dei loro simili: l’informe massa si trova a dover trascinare anche i corpi degli esemplari morti, che spesso finiscono preda dei loro simili, inclini al cannibalismo.

 

 

I re dei ratti sono stati segnalati per la prima volta nel 1564, sopratutto in Europa Centrale. Nel 1982, nel libro Rats, MartinHart cita oltre 50 casi di re dei ratti, con intrecci da un minimo di 3 fino a ben 32 esemplari. Un caso singolare è avvenuto il 16 gennaio 2005 a Saru, in Estonia: l’agricoltore Rein Koiv, attirato da acuti squittii provenienti dalla sua stalla, trova nove ratti intenti a divincolarsi ossessivamente, quasi a voler scappare da una trappola immaginaria. L’uomo li uccide a bastonate, e scavando nella sabbia scopre altri sette topi, tutti morti; i sedici individui erano legati tra loro alle code, e nel tentativo di scappare dalle loro tane nel terreno, quelli in superficie avevano sepolto gli altri sotto terra, soffocandoli. In realtà, anche senza l’intervento di Koiv, non ne sarebbe sopravvissuto nessuno. Dal 10 marzo dello stesso anno quel re dei ratti è esposto sotto alcool al Museo di Storia Naturale dell’Università di Tartu. Nel caso sopracitato sembra che a creare il groviglio sia stata la necessità dei topi di dormire accucciati vicini per combattere il gelido inverno estone; i liquidi biologici degli animali si sono congelati ed hanno cementificato gli individui per sempre.

In molti però avanzano l’ipotesi che il re dei ratti sia in realtà un falso storico. L’esempio più affollato è quello del Museum Mauritianum ad Altenburg, Germania, che consta di 32 individui mummificati, le cui code però sembra non possano essere così flessibili da potersi intrecciare a quel modo; si tratterebbe dunque di un falso costruito ad arte.

 

 

Non solo i topi restano vittime di questo singolare evento, esiste infatti anche un Re degli Scoiattoli: nel giugno del 2013 sei scoiattoli volpe sono stati tratti in salvo a Regina, Canada, dopo che erano rimasti incollati dalla resina di un pino.

Di più

Citarum – Il fiume più inquinato al mondo

Il Walungan Citarum, conosciuto come Citarum, è uno dei maggiori fiumi dell’Indonesia. Terzo per lunghezza, ha un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni della popolazione di Giava: agricoltura, pesca, industria, energia sono solo alcuni dei campi in cui il corso d’acqua viene sfruttato ogni giorno da milioni di persone che si abbeverano alle sue sponde e cacciano gli animali che ci vivono.

Peccato che il Citarum sia il fiume più inquinato del mondo, una vera e propria discarica galleggiante.

 

 

Il Citarum presenta livelli di inquinamento altissimi, dovuti principalmente ai cinque milioni di abitanti che si affacciano sulle sue sponde, e che gettano sconsideratamente la loro immondizia tra le acque al ritmo di quintali e quintali al giorno. Oltre 2.000 industrie, sopratutto quelle tessili, riversano nel fiume gli scarti della lavorazione: piombo, mercurio ed arsenico. In alcuni punti è possibile anche camminare su tratti di terra formati solo da rifiuti che, strato dopo strato, hanno letteralmente divorato il letto del fiume.

Molte persone, armate di rudimentali imbarcazioni, dragano il fiume alla ricerca di qualcosa di valore. Per i bambini viene naturale giocare e rinfrescarsi tra le acque tossiche, tra isole multicolori generate dall’ottusità degli adulti.

Il 5 dicembre 2008 l’Asian Development Bank ha approvato un prestito di 400.000.000 di euro per la bonifica del fiume, ma si stima che per ripulirne i 180 chilometri ne serviranno oltre 3 miliardi.

 

 

Il luogo più inquinato della Terra resta comunque il lago Karachay  (Карача́й), nella Russia occidentale. Sin dal 1951, l’Unione Sovietica ha usato il bacino del lago come discarica degli scarti radioattivi provenienti da Mayak, il vicino centro di stoccaggio di rifiuti nucleari. La radioattività delle sue acque è così alta che può uccidere un uomo adulto nel giro di un’ora.

Di più

Lemmings – Il suicidio di massa

I lemmings, o lemmi, sono piccoli e simpatici roditori artici, simili ai criceti, che fanno parte della stessa famiglia dei ratti, dei topi e dei gerbilli. La loro particolarità è che presentano a volte delle vere e proprie esplosioni nelle nascite, che portano il branco a trovarsi di fronte alla necessità di sfamare un numero esorbitante di cuccioli. Solitamente, alla ricerca di nuove forme di sostentamento, molti degli individui si allontano dal gruppo anche per decine di chilometri, senza farvi più ritorno – proprio questa abitudine ha portato, nel 16° e nel 17° secolo, a credere che i lemmings nascessero per abiogenesi, ovvero fossero generati spontaneamente dalle condizioni dell’aria. Di fronte alla paura di morire tutti di fame, i lemmings prendono la più drastica delle decisioni: a migliaia corrono a perdifiato lungo le scogliere a picco sull’oceano, riempiendosi i polmoni dell’aria gelida delle nevi scandinave, e quando si trovano sull’orlo del baratro si lanciano nel vuoto, annegando tra i flutti. Il suicidio di massa permette ai sopravvissuti di avere cibo a sufficienza per continuare a vivere per molti anni ancora.

Peccato che sia tutto falso.

 

 

Durante le grandi migrazioni, è normale che alcuni individui muoiano a causa di lesioni da calpestamento e finiscano in acqua spinti dai compagni, ma in realtà il mito del suicidio dei lemmings è stato costruito ad arte dalla Walt Disney nel film White Wilderness (Artico Selvaggio), premio Oscar come miglior documentario nel 1958. In una delle scene viene filmata la migrazione di una colonia di lemmings che si gettano tra le onde dell’Artico, trovando la morte: la voce narrante spiega con chiarezza che si tratta solo di un tentativo di attraversare la distesa d’acqua finito tragicamente, e non della volontà del branco di suicidarsi.

Nel 1982 il programma televisivo The Fifht Estate della statunitense CBC sviluppa una puntata di denuncia della crudeltà sugli animali nei film e rivela alcuni interessanti retroscena sul documentario della Disney: le scene sono state girate a Bow River, vicino Calgary, Canada, e non nell’Oceano Artico come spiegato nel film, inoltre i lemmings sono stati spinti verso l’acqua dallo staff del film grazie ad una piattaforma rotante. In pratica, sono stati deliberatamente spinti al suicidio dalla Walt Disney.

In Scandinavia, i lemmings diventano inquieti quando la loro popolazione s’innalza. Per esempio, nelle zone montuose della Norvegia, quando i lemmings iniziano a spostarsi, tendono a scendere e raccogliersi a valle, col risultato che molti di loro raggiungono il mare o un lago e a volte saltano sui blocchi di ghiaccio galleggianti. Questo comportamento ha dato origine al luogo comune del suicidio di massa. […] La maggior parte dei lemmings canadesi vive in zone pianeggianti e troppo lontano dall’oceano per poter compiere una migrazione del genere. Gli Inuit non hanno leggende riguardanti la migrazio dei lemmings ed è difficile pensare che non si sarebbero accorti di un evento del genere che si verificasse oltretutto ripetutamente. – Hinterland Who’s Who, sito sulla fauna del Canada

Il connubio tra il suicidio dei lemmings e la Walt Disney è nato prima di White Wilderness, e precisamente nel 1955: Carl Barks scrive e disegna The Lemming with the Locket (pubblicata in italiano come Zio Paperone e il ratto del ratto), in cui milioni di lemmings si gettano dalle scogliere della Scandinavia per qualche misteriosa ragione.

 

 

L’idea del suicidio di massa ha ispirato numerose opere, tra cui Lemmings, videogame del 1991 per Amiga sviluppato dalla DMA Design. Nel gioco il concetto è capovolto: anziché aiutare gli animaletti a uccidersi, compito del giocatore è evitare che gli esserini, tanto innocui quanto stupidi, vadano incontro a morte certa e raggiungano incolumi l’uscita del livello.

Altro caso di animali che si uccidono senza ragione è quello dell’Overtoune Bridge, già trattato dalla Bottega del Mistero.

Quella dei lemmings suicidi è certamente una storia che affascina ed inquieta. Peccato che sia una storia tutta sbagliata.


 

Di più

Piccioni in passerella

Amati dai bambini, che si divertono a rincorrerli per le strade e le piazze delle città ed odiati dagli adulti costretti a contrastarli perché animali decisamente poco puliti, i piccioni sono una costante nella vita di tutti noi. Allevati per la carne prelibata, per inviare messaggi sin dall’antichità o semplicemente per passione, la storia dell’umanità si è spesso incrociata con quella dei piccioni, sopratutto qui in Italia, dove li si trova a volare liberi e felici a defecare di qua e di là.

Pochi sanno però dell’esistenza di un particolare tipo di colombi, i Fancy Pigeons (più o meno i Piccioni Stravaganti), trattati anche da Charles Robert Darwin nel suo celebre “L’origine della specie”: con oltre 800 specie diverse, rappresentano il risultato di centinai d’anni di allevamento selettivo, alla ricerca dell’esemplare più estroso, più curioso, più bello.

Periodicamente vengono organizzati numerosi concorsi di bellezza, volti a premiare il piccione che tra migliaia di concorrenti si rivela il più surreale di tutti. Avreste mai pensato che un semplice colombo potesse lasciarvi a bocca aperta?

 

 

Piccola curiosità: nel suo ultimo album pubblicato mentre era ancora in vita, The Yellow Shark, Frank Zappa si divertì a comporre un brano per orchestra dal titolo decisamente chiaro: Questi cazzi di piccione.

 

Di più

Quando i gatti sono nuvolosi

Riferendoci ad un gruppo di animali della stessa specie solitamente si usano, ad esempio, i termini branco, stormo, oppure mandria. Esistono però particolari animali che si definiscono in maniera unica, sopratutto in inglese. E voi, sapreste dire come si chiama un gruppo di gatti?

Un bel po’ di simpatici esponenti del gatto domestico si chiamano clowder, più o meno traducibile con soffici come le nuvole. Se invece di bei gattoni avete davanti dei cuccioli, allora si parla di kindle, prendere fuoco. Non chiedetemi il perché.

Uno stormo di corvi è detto murder, gli assassini, oppure unkindness, i crudeli. I corvi sono spesso associati alla morte per il loro manto nero: la leggenda vuole che in principio fossero tutti dorati, ma che si annerirono volando tra il fumo delle locomotive, attratti dal loro tipico fischiare.

Un gruppetto di buffi furetti si chiama business, ovvero ditta, forse perché sono molto socievoli e collaborativi.

I fenicotteri invece sono detti flamboyance, ovvero sfarzo ed ostentazione. I fenicotteri sono spesso simbolo di opulenza, e si riuniscono in colonie di migliaia di individui.

Gli iguana si riuniscono in mess, dei veri casinisti.

I lemuri sono soliti ritrovarsi in dummies, ovvero un gruppetto di tontoloni.

Un gruppo di pappagalli forma un pandemonium, un enorme pandemonio! Curiosità: mamma e papà pappagallo danno un nome ad ognuno dei propri figli, ed ogni esemplare del pandemonium impara ed usa quei nomi, esattamente come gli esseri umani.

I rinoceronti formano un crash, ovvero un bel po’ di schianti e collisioni. E per le incornate che si danno è un nome appropriatissimo.

Gli squali si riuniscono in shiver, traducibile con i terrificanti. Curiosamente, gli studi dimostrano che anche gli squali hanno amici tra i loro consimili, preferendo taluni esemplari ad altri nelle interazioni.

Gli storni volano in murmuration, ovvero i mormoratori. Un murmuration, in realtà, accoglie diverse specie di storni e a volte anche uccelli di altre famiglie.

Gli gnu corrono raccolti in implausibility, traducibile con un gruppo poco plausibile. Ogni anno 2 milioni di gnu si muovono durante la grande migrazione di fine primavera.

Gli schifosi scarafaggi formano un intrusion, un gruppo di intrusi.

I pipistrelli formano colonie enormi dette cloud, nuvole. Immagino sia sottinteso nuvole nere.

I cinghiali grugniscono in singular, ovvero singolarità. In realtà il nome deriva dal francese sanglier, che indica appunto i facoceri.

Le farfalle danzano nell’aria in kaleidoscope, un caleidoscopio di colori.

Le coccinelle, come se non fossero già abbastanze pucciose, si riuniscono in loveliness, ovvero leggiadria.

Uno stormo di gufi si riunisce in un parliament, un parlamento, probabilmente poiché spesso rappresentano la saggezza.

I fringuelli si riuniscono in charm, il fascino.

Le giraffe si ritrovano nel non molto originale tower, le torri.

Un gruppo di avvoltoi è detto wake, ovvero la veglia funebre. Se sono appollaiati sui rami si dicono commitee (il comitato funebre), volt (ciò che una volta fu vivo) o venue (il luogo designato), e se sono in volo kettle (i bollitori).

Di più