Categoria: Scienza

Quando la filosofia non basta, il metodo scientifico trova risposta a tutto. O quasi.

Una torre di teschi umani getta nuova luce sulla civiltà azteca

REUTERS/Henry Romero

Una torre di teschi umani scoperta poche settimane fa nel cuore di Città del Messico pone nuovi interrogativi sui sacrifici umani perpetrati dalla civiltà azteca.

Il 30 giugno 2017 gli archeologi scoprono 650 teschi quasi intatti e migliaia di frammenti in un edificio di forma cilindrica nei pressi del sito di Templo Mayor, uno dei templi più importanti degli AztechiTenochtitlan, capitale prima del loro impero e oggi del Messico. La struttura, propriamente detta Huey Tzompantli, ha un diametro di 6 metri.

Quello che più stupisce rispetto ad altri tzompantli è che vi sono allocati teschi non solo maschili, ma anche di donne e bambini.

Ci aspettavamo solo uomini, giovani e forti come possono esserlo i guerrieri, e trovarci anche donne e bambini non è normale. Non sono il genere di persone che sarebbero andate in guerra. C’è qualcosa che ancora non sappiamo, e che abbiamo cominciato a scoprire qui per la prima volta. – Rodrigo Bolanos, antropologo

Gli tzompantli (mura di teschi), presenti anche nei Maya, venivano generalmente eretti con pali paralleli tra loro a cui venivano cuciti o più semplicemente legati teschi umani. Si trattava perlopiù di prigionieri di guerra, impilati come ammonimento per le popolazioni avverse. A volte gli uomini venivano spinti a giocare una partita del gioco della palla, facente parte di un ben più complesso rituale, alla fine della quale veniva decretata la loro inevitabile quanto pilotata sconfitta. E la loro decapitazione.

 

REUTERS/Henry Romero

 

La macabra struttura ha avuto l’infausto compito di tenere lontani i conquistadores spagnoli dalle ricchezze e dai fasti del popolo azteco. Immune al loro effetto fu il celebre condottiero Hernán Cortés Monroy Pizarro Altamirano, che prende d’assedio la città uscendone tristemente vittorioso nel 1521. Uno dei suoi sottoposti, Andres de Tapia, narra che la struttura era formata da decine di migliaia di teschi: siamo stati in grado solo di scalfire la superficie di quello che sembra davvero un ossario mastodontico.

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Gli 11 animali più strani di sempre

LEYLA mi chiede: quali sono gli animali più strani del mondo?

Come ha già scritto altre volte la stranezza non esiste. Noi stessi siamo diversi gli uni dagli altri, e – parafrasando Horace Mann – distanti da quello che eravamo solo dieci, cinque, o un anno fa. Detto questo, di animali strambi ce ne sono a bizzeffe: colli lunghissimi, colori sgargianti e denti aguzzi.

Ecco a voi una stupenda galleria fotografica con gli 11 animali più strani di sempre!

 

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Mamma a 72 anni – Miracolo in India

Barcroft Media

 

C’è chi spera con tutto il cuore di diventare un giorno genitore, lottando con le difficoltà della vita di ogni giorno, l’età che avanza e a volte anche contro le malattie. La storia di oggi ci ricorda che non è mai troppo tardi per smettere di sognare: vi presento Daljinder Kaur, mamma per la prima volta a 72 anni suonati.

Mohinder Singh Gill e Daljinder Kaur sono una coppia indiana, sposata da 46 anni. Mohinder ha 79 anni, Daljinder 72. Sebbene vivano felici e rasserenati dal loro amore, un’ombra si stende da quasi mezzo secolo nel loro cuore: non hanno mai potuto godere della gioia di essere genitori. Eppure le hanno provate tutte, da consulenti della fertilità a cliniche specializzate, ma niente. Nessun cucciolo d’uomo a riempire la loro vita di schiamazzi e sorrisi. Finché un giorno Daljinder rimane incinta. A 72 anni.

Ci sono voluti due anni di trattamenti per la fertilità al National Fertility Centre nello stato di Haryana, costati alla coppia circa € 1.200, una cifra tutto sommato abbordabile, ma all’inizio di maggio 2016 ce l’hanno fatta.

Dio ha accolto le nostre preghiere. Ora la mia vita è finalmente completa. – Daljinder Kaur

Vi posso assicurare che il pupo, di nome Arman, è perfettamente sano; nato di 2 chili – sì, in effetti è un po’ pochino – non presenta alcuna malformazione né malattia, con buona pace del dottor Anurag Bishnoi, che ha supervisionato la gravidanza, che non era favorevole alla fecondazione assistita su una donna così anziana.

La gioia della nascita è però smorzata dalle critiche di numerosi specialisti, che ritengono la scelta portata avanti da Bishnoi eticamente scorretta.

Ciò che è successo è esecrabile. Grazie al progresso della scienza, possiamo mettere incinta una donna di 90 anni. Qual è il problema? Non si tratta di poterlo fare, è questione di etica. Abbiamo una responsabilità verso i nostri pazienti. Quest’uomo [il dottor Bishnoi] non ci rappresenta, ed andrebbe radiato. – Dottor Hrishikesh Pai, presidente della federazione dei ginecologi indiani

Cosa farà il piccolo Arman quando i suoi genitori – speriamo fra cent’anni – non ci saranno più? Come potranno guidarlo e prendersi cura di lui se soffrono già i patimenti della vecchiaia? E il dottor Bishnoi ha fatto gli interessi dei suoi assistiti o si è trattato di accanimento?

 

Mamma a 72 anni: è giusto o sbagliato ricorrere alla fecondazione assistita in età così avanzata?

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D&R: Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

A ben vedere, gli occhi delle capre sono davvero grotteschi. Così diversi dai nostri e dalla maggior parte degli animali. Siamo abituati a quelli con le pupille verticali dei gatti, o a quelli a palla dei carlini, ma le fessure verticali delle capre, come si spiegano? Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

La stessa domanda deve essersela posta anche qualcuno alla University of California di Berkeley, dove nel 2015 viene avviato il primo studio in merito, che ha scansionato e registrato centinaia di pupille animali.

La pupilla è fondamentalmente un buco, situato al centro dell’iride, dove la luce viene catturata e ci permette di vedere il mondo attorno a noi. Negli esseri umani è circolare, come nella maggior parte del mondo animale, ma esistono numerosi esempi bizzarri.

 

 

Le seppie, ad esempio, presentano pupille a mo’ di lettera W, alcune rane le hanno a forma di cuore, mentre i gechi come l’interno dei vecchi rasoi.

Ce ne sono di cose strane là fuori. […] È un dibattito aperto da un po’ di tempo, perché è la prima cosa che sei spinto ad osservare in un animale. Dove si trovano i suoi occhi e che forma hanno le sue pupille. – Martin Banks, ricercatore della University of California

I ricercatori della University of California hanno così studiato 214 specie diverse, registrandone abitudini alimentari, il ciclo sonno/veglia, la posizione nella catena alimentare. E sono giunti alle conclusioni che le pupille sono legate alla necessità dell’animale di focalizzare la propria attenzione su un certo numero di fattori.

Detto più semplicemente, gli animali con pupille verticali come i gatti, sono predatori che tendono agguati, e che hanno bisogno di concentrare la propria attenzione non sull’ambiente circostante, ma sulla preda, come se guardassero attraverso il mirino di un fucile di precisione. Pupille rotonde, come le nostre, sono legate ad animali predatori che cacciano attivamente più prede alla volta, e sono più alti di molti altri consimili. Di contro, pupille orizzontali permettono di avere una visione periferica maggiore, e sono riservate agli animali predati: si possono controllare più punti da dove il nemico potrebbe attaccare senza muovere la testa.

La posizione degli occhi, poi, avalla le precedenti conclusioni: i predatori li hanno in posizione centrale, mentre le prede di lato, per aumentare il campo visivo.

C’è un’altra cosa bizzarra che nessuno sembra aver mai notato.

Quando abbassano la testa al suolo [per brucare l’erba], i loro occhi si muovono mantenendo il parallelismo con la terra. Ed è una cosa straordinaria, perché gli occhi ruotano in direzione opposta nella testa. – Martin Banks, ricercatore della University of California

Ho speso un sacco di tempo con i cavalli, e li ho visti mangiare, guardarsi attorno, e non l’avevo mai notato. È una semplice osservazione che tutti possono fare, ma che la scienza non ha mai fatto. – Jenny Read, scienziato della Newcastle University

Le capre, in pratica, hanno pupille orizzontali che permettono all’animale di avere una visuale quasi completa di tutto ciò che lo circonda, anche nei momenti in cui è più indifeso, come ad esempio durante il pasto.

Oppure, secondo credenze a metà tra la religione ed il folklore, le capre guardano il mondo con gli occhi del diavolo.

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Quello che vedi in questa immagine dice molto della tua personalità (forse)

Guardate bene l’immagine. Quale animale riuscite a vedere? In base alla risposta scoprirete molto della vostra personalità. Forse.

 

 

Allora, anatra o coniglio? Indipendentemente da quale dei due buffi animali avete visto per primo, se siete riusciti a scorgerli entrambi in pochi secondi avete dimostrato a voi stessi e agli altri che siete delle persone creative in grado di vedere “oltre”. O almeno così dicono molte autorevoli riviste online. La realtà è che non è così.

L’immagine è una creazione dello psicologo Joseph Jastrow, pubblicata per la prima volta il 23 ottobre 1892 sul giornale umoristico tedesco Fliegende Blätter, sotto il titolo Quali sono gli animali che si somigliano di più?

La figura non serve a dimostrare quanto è creativa una persona, bensì che il cervello umano non accetta passivamente il mondo intorno a sé, ma riesce a percepirlo ed elaborarlo in maniera attiva: significa che non subiamo ciò che ci circonda, ma siamo in grado di comprenderlo in base alle nostre emozioni del momento.

Lo strumento più completo attualmente utilizzato per delineare la personalità di un individuo è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, un questionario di 567 domande che richiede 2 ore per la compilazione, e che tutti quelli che hanno provato la carriera militare hanno fortemente odiato (fa parte delle prove psicologiche per entrare nell’esercito, nei carabinieri eccetera).

 

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La donna aliena di Marte

Curiosity, il rover atterrato su Marte il 6 agosto 2012, ha raccolto in questi anni migliaia di immagini straordinarie del pianeta rosso. Tra queste, ve ne sono alcune dense di mistero e fantastiche congetture, come quella che ritrae una donna aliena intenta a scrutare l’orizzonte.

Scoperta casualmente nel luglio del 2015 dall’utente YouTube UFOovni2012, la foto mostra quella che a prima vista sembra solo una distesa di rocce e poco più.

 

 

In realtà, al centro ed in bella vista, c’è una donna aliena, fasciata in un lungo abito nero.

 

 

La figura femminile porta lunghi capelli corvini sciolti dietro la schiena, sono ben visibili entrambe le braccia ed il florido seno e sembra guardare dritta dinnanzi a sé. Qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di una statua eretta da un’antica civiltà, ma se così fosse sarebbe stata erosa da tempo: in baso al calcolo delle ombre si tratta di un’aliena alta poco meno di 10 centimetri. Sembra un’assurdità, ma bisogna ricordare che l’astronauta William Rutledge, al seguito della fantomatica missione Apollo 20 (quest’ultima smentita da evidenti contraddizioni tecniche, ma tutt’ora spacciata per vera da alcuni ufologi e trasmissioni tipo Mistero di Italia 1) dichiara di aver visto con i propri occhi tubi artificiali di vetro con dei piccoli scheletri nelle vicinanze di circa 5 centimetri semisepolti sulla superficie lunare.

Abbiamo già trattato un caso simile, Ominide sulla Luna scovato su Google Moon, che si è rivelato solo un caso di pareidolia ma, al di là dell’attendibilità di Rutledge, questa foto è autentica e disponibile sul sito della Nasa.

La cosa più inquietante di tutte è che si potrebbe trattare di una vera aliena, molto simile nelle fattezze a noi. E sta fissando attentamente Curiosity.

Come se stesse scrutando in realtà tutti noi.


Che cos'è in realtà la donna aliena di Marte fotografata da Curiosity?

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C/2013 US10 Catalina – La cometa di Natale

La cometa che ci accompagnerà nei cieli bui di questo periodo natalizio si chiama C/2013 US10 Catalina. Scoperta il 31 ottobre 2013 dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, toccherà il punto più vicino alla Terra il 17 gennaio 2016, dopo aver raggiunto il perielio il 15 novembre 2015.

Proveniente dalla Nube di Oort, Catalina è una cometa non periodica; a differenza di altre sue sorelle che tornano regolarmente a farci visita, sarà praticamente la prima ed ultima volta che potremo studiarla da vicino. Si pensa che in origine facesse parte dei corpi celesti in orbita attorno al sole (ed il suo periodo di rivoluzione si sarebbe attestato in questo caso a svariati milioni di anni) ma che un giorno abbia impattato con qualcosa o sia stata deviata dalla sua rotazione: in questo modo è diventata una raminga del cielo stellato.

 

 

La particolarità di Catalina è la presenza di due code, composte rispettivamente da gas ionizzati e polveri. Il 24 dicembre 2015 sarà visibile nella costellazione del Bifolco, ed il 17 gennaio 2016, alle ore 22:00 circa, si troverà nei pressi dell’Orsa Maggiore. Sarà possibile vederla anche ad occhio nudo – la sua magnitudine è circa 6 – ma ci sarà bisogno di un cielo particolarmente scuro per goderla appieno: un semplice binocolo, tuttavia, sarà più che sufficiente. Attualmente è visibile poco prima dell’alba, nella costellazione della Vergine.

Piccola curiosità: il 25 dicembre 2015 ci sarà luna piena. Così che i re magi avranno la strana spianata e ben illuminata per raggiungere la mangiatoia. 🙂

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Khadija Khatoon – La ragazza senza volto

A Kolkata, India, c’è un agglomerato di case, poco più che baracche, ammassate l’una sull’altra. In una di queste vive la ventunenne Khadija Khatoon insieme ai genitori. Una ragazza come tante altre, se non fosse che Khadija non ha né occhi né naso. In pratica, non ha un volto.

 

 

Sin dai primi istanti di nascita i genitori di Khadija, il sessantenne Rashid Mulla e la cinquantenne Amina Bibi, si accorgono che qualcosa nella loro bambina non va. La piccina non apre mai gli occhi, e presenta delle strane pieghe della pelle sul volto. Nei due mesi successivi le cose non migliorano, anzi, e Rashid e Amina decidono di farla visitare da un medico. Dopo diversi esami, che hanno portato via sei mesi, la conclusione è una sola: la bambina è affetta da neurofibromatosi, una malattia genetica. La prognosi è infausta, e gli specialisti interpellati non danno speranze alla piccola, che secondo loro morirà inevitabilmente nel giro di qualche anno. Khadija, inoltre, non è operabile, perché qualsiasi tentativo di asportazione chirurgica la porterebbe a morte certa. Il consiglio è di vivere quei pochi anni che le restano a casa, tra l’affetto dei suoi genitori, piuttosto che in un freddo letto d’ospedale.

È nata con le palpebre inspessite e si notava subito che fosse diversa dagli altri miei bambini; non ci siamo preoccupati realmente finché non abbiamo capito che non riusciva ad aprire gli occhi. Quando l’abbiamo portata in ospedale è stata ricoverata per sei mesi e l’hanno sottoposta a tutti i test possibili, ma i dottori alla fine ci hanno detto che per lei non c’era nulla che potessero fare. A queste parole ci siamo rassegnati, e non l’abbiamo fatta più visitare. In seguito, quando Khadija è diventata più grande, ha rifiutato ogni aiuto. I medici ci hanno spiegato che qualsiasi operazione chirurgica avrebbe portato a morte certa, così abbiamo vissuto nel terrore [delle conseguenze delle nostre scelte]. Ora che Khadija è più grade, ha deciso volontariamente di non sottoporsi ad alcun intervento. – Amina Bibi, madre di Khadija Khatoon

 

 

Miracolosamente, Khadija supera l’adolescenza e arriva a raggiungere i 21 anni. Le pieghe del volto hanno completamente divorato la sua faccia, spostandole la bocca dalla sua posizione naturale verso sinistra ed in verticale. La sua voce è fioca, quasi impercettibile, ma nonostante tutto la ragazza si dichiara felice della sua vita.

I miei genitori sono i miei unici amici e li amo con tutto il cuore. Loro sono il mio mondo. […] Riempio le mie giornate seduta a pensare, parlando con mia madre delle cose di ogni giorno ed ogni tanto esco fuori a farmi un giro nel circondario. Adoro il the. Sono contenta della mia vita. – Khadija Khatoon

 

 

Il neurochirurgo dell’Ospedale Apollo di Kolkata, Anirban Deep Banerjee, prende a cuore la storia della ragazza e svela che tra le pieghe della sua pelle potrebbe annidarsi un tumore maligno, che deve essere asportato con ogni mezzo. Un’operazione chirurgica del genere potrebbe essere, con le attuali tecnologie, possibile, ma i costi sarebbero ingenti: la sua famiglia, in totale, guadagna circa un centinaio di euro al mese.

Per pagare la delicata operazione è stata avviata una petizione dall’ufficiale di stato Rupak Dutta destinata al governo indiano per chiedere un finanziamento a fondo perduto. È stato anche creato un progetto di raccolta fondi: sebbene non si sia raggiunto l’obiettivo prefissato dalla campagna, le £ 7.515 raccolte (circa € 10.000) sono più che sufficienti per garantire una speranza alla giovane.

 

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D&R: Che cosa sono gli incontri ravvicinati del I, II, III e IV tipo?

Con incontro ravvicinato, termine divenuto famoso grazie al film del 1997 Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind) di Steven Spielberg, ci si riferisce ad un contatto con una forma di civiltà aliena. Ma quanti tipi di incontri ravvicinati esistono?

In ufologia sono detti incontri ravvicinati tutti quegli eventi in cui una persona asserisce di essere entrata in contatto con un UFO. Il termine viene coniato nel 1972 in un libro, The UFO Experience: A Scientific Inquiry, dell’astrofisico statunitense Josef Allen Hynek. Per essere classificato come CE (Close Encounter), un avvistamento deve avvenire a meno di 160 metri dal soggetto; dividendosi in tre gruppi originali, più altri sottogruppi e voci incluse da altri autori.

  1. Incontro ravvicinato del I tipo, si tratta di avvistamenti di oggetti volanti non identificati;
  2. Incontro ravvicinato del II tipo, basato sull’osservazione indiretta della presenza attuale o regressa di un UFO, come cerchi nel grano, interferenze elettromagnetiche e perdite di memoria inspiegabili;
  3. Incontro ravvicinato del III tipo, quando oltre ad un UFO vengono avvistati anche esseri animati (Hynek li definisce proprio così, in maniera esplicitamente vaga). Esistono dei sottogruppi del III tipo creati dal ricercatore ufologico Ted Bloecher.
    • III tipo A, in cui un’entità aliena è osservata solo all’interno di una navicella;
    • III tipo B, in cui un alieno è visibile sia all’interno che all’esterno dell’UFO;
    • III tipo C, in cui è visibile un alieno che non interagisce con alcun UFO;
    • III tipo D, in cui viene osservato un alieno a seguito di una segnalazione di oggetti volanti non identificati;
    • III tipo E, in cui è visibile un alieno senza attività UFO;
    • III tipo F, non vi è alcuna attività UFO o aliena, ma si sperimenta un contatto con una forma di vita intelligente.
  4. Incontro ravvicinato del IV tipo, rapimento di un essere umano da parte di un UFO o dei suoi occupanti (abduction);
  5. Incontro ravvicinato del V tipo, incontri bilaterali tra esseri umani volontari e coscienti con entità aliene;
  6. Incontro ravvicinato del VI tipo, contatti di qualsivoglia genere che possono portare ad effetti sull’organismo della persona a lungo termine, compresa la morte;
  7. Incontro ravvicinato del VII tipo, ibridazione umano/aliena, ovvero la possibilità di procreare un essere con patrimonio genetico sia umano che extraterrestre.

 

 

 


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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L’eclissi di luna del 28 settembre – Uno spettacolo da non perdere

Si tratterà di una concatenazione di eventi molto rara, che si ripeterà soltanto tra diciotto anni: la Superluna rossa del 28 settembre sarà uno spettacolo mozzafiato.

Il 28 settembre, dalle 2:12 ora italiana, sarà possibile assistere ad una singolare eclissi di Luna: all’apice dell’evento il nostro satellite diverrà completamente rosso, e sarà molto più grande del solito. Quel giorno infatti la Luna si troverà molto vicina al perigeo (la distanza minima con la Terra), mostrandosi più grande di circa il 14%. Il colore rossastro sarà invece frutto della deviazione dei raggi solari da parte dell’atmosfera terrestre: benché il nostro satellite si troverà tecnicamente in ombra, il colore rosso della luce riuscirà a raggiungerlo, donandogli questo particolare aspetto. Quello del 28 settembre si tratterà di un evento molto raro, che nell’ultimo secolo è avvenuto solo cinque volte, l’ultima delle quali nel 1984; la fase più spettacolare sarà tra 4:47 e le 5:22, quando gli effetti dell’eclissi saranno più evidenti.

Se il cielo non vi consentirà di godervi lo spettacolo, sul canale della NASA sarà possibile assistere in diretta all’evento. Per farvi un’idea di cosa accadrà, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha preparato un video dimostrativo creato col software Stellarium.

 

 

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