Categoria: Scienza

Distruggiamo la Luna!

Sono passati 46 anni da quel 21 luglio 1969: per la prima volta posiamo piede sulla Luna, ed il nostro satellite, per millenni irraggiungibile, si fa in qualche modo sì più vicino, ma anche meno affascinante. E decisamente più noioso. Diciamoci la verità, oramai la Luna ha stufato. Se ne sta lassù, i poeti non la cantano più, ed i lupi mannari sono roba del passato. Sarebbe meglio farla saltare in aria in mille pezzetti, e godersi lo spettacolo.

Già, ma come fare?

Ovviamente è solo un’ipotesi, la Luna è una delle cose più meravigliose che la natura ci abbia donato. Ma se volessimo distruggerla sul serio e levarcela per sempre dall’orbita, come potremmo fare?

Fraser Cain è il creatore del blog di astronomia Universe Today, lanciato nel 1999 e visitato ogni anno da milioni di utenti, e qualche giorno fa ha fatto un paio di conti e ha cercato di comprendere quanta energia sarebbe necessaria per disintegrare il nostro amato satellite.

 

 

Il requisito base per distruggere qualsiasi cosa, dagli atomi alle stelle, è quello di aggirare l’energia di legame. Semplicisticamente, potremmo dire che un oggetto è formato da dei pezzi più piccoli che presentano, se sommati singolarmente, una massa maggiore del prodotto finale; ciò è dovuto al fatto che ogni cosa nell’universo reagisce con quello che la circonda, portando ad una perdita di massa – ad esempio attraverso l’emissione di calore – che non avrebbe se fosse divisa nelle sue componenti più semplici.

Proviamo a fare un esempio: un atomo di elio è formato da due protoni e due neutroni, che hanno singolarmente masse di 1,0073 dalton i primi e 1,0087 i secondi. Fatti i calcoli (1,0073*2+1,0087*2) l’elio dovrebbe avere una massa di 4,0320 dalton, ma in realtà è di 4,0015.

L’energia di legame è quindi la forza necessaria a scomporre qualcosa in parti più piccole, e quella della Luna è 1,2*10^29 joule (quella della Terra è 2,2*10^32).

Per fare un paragone, Fat Boy, la bomba atomica sganciata su Hiroshima (Giappone) ha liberato un’energia di 8*10^13 joule. Per frantumare il nostro satellite servirebbero miliardi di bombe atomiche, detonate tutte nello stesso istante. Praticamente impossibile con i mezzi attuali.

 

 

Proviamo allora con qualcosa che viene dallo spazio: un asteroide. Per scatenare l’energia sufficiente ci vorrebbe un asteroide di dimensioni inimmaginabili, grande centinaia se non migliaia di chilometri. Certo, una soluzione del genere sarebbe fattibile in teoria, ma dove lo andiamo a recuperare un asteroide così grosso? E sopratutto, come lo imbrigliamo e lo spariamo contro la Luna? Neanche questa strada è percorribile.

Sfruttando altre risorse del nostro sistema solare il limite di Roche della Terra potrebbe sbriciolare la Luna in pochi minuti. Il limite di Roche è una linea immaginaria che circonda ogni corpo celeste, al di sotto della quale un altro oggetto viene dilaniato dalle forze di marea che si vengono a creare. Pensiamo ad un bambino che fa il bagnetto nella vasca da bagno, con tutti i suoi giocattoli gommosi e galleggianti al seguito: facciamo un mulinello al centro e lasciamo che i suoi amici di plastica vadano per la propria strada. Se una paperella di gomma si mantiene a debita distanza, il mulinello non le arrecherà danno, ma se questa si avvicina troppo, verrà risucchiata inesorabilmente dal gorgo, sempre più velocemente e vorticosamente. Ora, se il giocattolo non fosse di gomma ma di carta, verrebbe distrutto in mille pezzi: questo è quanto succede quando si supera il limite di Roche. Quello terrestre è di 18.000 chilometri, e se riuscissimo a portare la Luna oltre questa soglia, il nostro pianeta farebbe il resto. Purtroppo non abbiamo i mezzi per spostare un oggetto grande quanto il satellite, che inoltre si allontana da noi di qualche centimetro all’anno, inesorabilmente. Tra qualche milione di anni il satellite maggiore di Marte, Phobos, supererà il limite di Roche e ricadrà sulla superficie del pianeta rosso. Le conseguenze saranno inimmaginabili.

Se la scienza non ci viene in aiuto, proviamo con la fantascienza. Prendendo spunto dal film Austin Power: La spia che ci provava, costruiamo un laserone gigantesco e puntiamolo contro la Luna (anche se nel film avviene il contrario). Come alimentarlo? Il Sole potrebbe venire in nostro aiuto, costruendogli intorno una sfera di Dyson. Una sfera di Dyson è un enorme scudo artificiale che avvolge una stella e ne raccoglie l’energia, che può essere riutilizzata a piacimento – sarebbe come avvolgere una lampadina accesa in una sfera d’acciaio che fosse in grado di assorbirne il calore e la luce. Si tratta di un’idea dell’astronomo, fisico e matematico Freeman John Dyson, attuabile in teoria ma non in pratica: per costruirne una intorno alla nostra stella servirebbe quasi tutta la materia del Sistema Solare, vale a dire buona parte di quello che c’è tra il Sole e Nettuno. Se riuscissimo a costruire lo stesso una sfera di Dyson, potremmo imbrigliare l’energia del Sole per 15 minuti e scaricarla contro il satellite. Basterebbe per sbriciolarlo in un attimo.

 

 

D’accordo, abbiamo distrutto la Luna. E adesso?

I detriti cadrebbero sulla Terra per secoli, e creerebbero un clima inadatto alla vita portando allo sterminio di qualsiasi forma di vita. Senza il nostro satellite gli oceani non avrebbero più le correnti, l’acqua si ritirerebbe spostandosi lungo i poli e l’equatore e distruggendo tutto ciò che gli si parerebbe innanzi. L’asse terrestre, infine, diverrebbe parallelo a quello dell’orbita: il Polo Nord si inclinerebbe al punto di sfiorare l’equatore, portando la Terra a rotolare letteralmente lungo la sua orbita.

E se proprio non resistiamo all’impulso di vedere la Luna distrutta, basta affidarsi al regno della fantasia. Nel manga e anime Dragon Ball (ドラゴンボール) di Akira Toriyama, ad esempio, viene polverizzata da Piccolo (Junior nella versione italiana) con un raggio energetico. In Assassination Classroom (暗殺教室) di Yūsei Matsui il protagonista Korosensei dissolve una parte della Luna lasciandone solo una falce come manifestazione dei suoi poteri ai governi della Terra. In The Time Machine di Simon Wells il satellite viene disintegrato nel 2037, a causa di un’esplosione nucleare.

 

 

Finora abbiamo solo avanzato ipotesi, ma è bene ricordare che nel 1958 la United States Air Force (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) ha avviato realmente uno studio per distruggere la Luna. Si tratta del Progetto A119, che prevede la detonazione di un’ordigno nucleare sul satellite – e conseguente distruzione dello stesso – per dimostrare la superiorità degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica, all’epoca potenza indiscussa della corsa allo spazio. Nello stesso anno i sovietici avviano il Progetto E-4, sostanzialmente identico a quello statunitense. Fortunatamente, entrambi i progetti verranno abbandonati l’anno successivo: A119 principalmente per le reazioni negative dell’opinione pubblica, ed E4 per i seri dubbi sulla sicurezza del velivolo di lancio. È interessante notare come la distruzione della Luna, di per sé, venga considerato un problema secondario.

 

 

A conti fatti, ci conviene lasciare la Luna dov’è. Tanto tra qualche milione di anni se ne andrà da sola.

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L’orologio dell’apocalisse – Oggi più vicino che mai alla mezzanotte

Mancano tre minuti a mezzanotte. Tre minuti all’istante in cui l’umanità verrà spazzata via per sempre.

Doomsday Clock è un orologio fittizio creato dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists che segna il destino del pianeta. Ne abbiamo già parlato in un altro articolo qui sulla Bottega del Mistero: le lancette vengono spostate in avanti o indietro nel tempo per simboleggiare quanto può essere vicino il pericolo di un’estinzione di massa. Il 19 gennaio 2015 sono avanzate di due minuti, arrivando a tre tacche alla mezzanotte.

 

 

Non si tratta però di guerre nucleari, stavolta, bensì di cambiamenti climatici incontrollati, dettati da un cieco istinto dell’uomo di razziare il pianeta senza preoccuparsi delle conseguenze.

Oggi, il cambiamento climatico incontrollato e la corsa agli armamenti nucleari derivati dalla modernizzazione di enormi arsenali rappresentano minacce serie ed innegabili per la sopravvivenza dell’umanità. I leader mondiali non sono riusciti ad agire prontamente per proteggere i cittadini da potenziali catastrofe. Queste mancanze dei governi mettono in pericolo ogni persona sulla Terra. Sulla base delle loro osservazioni, i membri del Bulletin of the Atomic Scientists Science and Security Board hanno ritenuto che il mondo sia così minacciato da dover muovere l’orologio dell’apocalisse due minuti più vicino alla mezzanotte. Ora siamo a tre minuti alla mezzanotte. – Kennette Benedict, direttore esecutivo del Bulletin of the Atomic Scientists

Non è ancora troppo tardi per tornare indietro. Ma dobbiamo cominciare a fare qualcosa adesso.

Il tempo scorre inesorabile.

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Medicina del passato

Gli strumenti chirurgici più avanzati, le tecniche mediche più innovative, le terapie più avveniristiche. Con gli occhi di oggi, solo grotteschi ed inquietanti esempi della medicina del passato.

 

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La Danimarca alla ricerca dei troll

Il Concilio Danese per le Ricerche Indipendenti ha stanziato due milioni e mezzo di krone (circa € 350.000) per finanziare una ricerca scientifica alla ricerca di troll sull’isola di Bornholm nel Mar Baltico. A quanto raccontano le leggende locali il troll in questione si chiama Krølle Bølle, e dimora nell’oscurità delle grotte sotto Langebjerg, lasciando l’angusta tana ogni notte alla ricerca di cibo. Ad essere precisi, come riferisce il sito ufficiale del turismo dell’isola, Krølle Bøll non è solo, anzi vive insieme alla sua famiglia con cui affronta ogni volta entusiasmanti avventure.

 

Lars Christian Kofoed Rømer

 

L’intero progetto è stato affidato a Lars Christian Kofoed Rømer, un antropologo della Københavns Universitet che vanta un curriculum paranormale di tutto rispetto, con numerosi studi su fantasmi e storie del folklore.

Non si tratta di cosa ci possa essere o no sottoterra, ma di come siamo legati ad un luogo a noi caro. – Rømer, caporicercatore del progetto

Come spiega lo stesso ricercatore, lo studio è stato progettato per comprendere l’impatto che il folklore locale può avere sulla cultura di un popolo, più che alla ricerca fisica della presenza di troll. E chissà, forse scopriremo che le creature fantastiche delle antiche leggende sono davvero reali.

 

 

Esiste davvero il troll Krølle Bølle dell'isola di Bornholm?

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DNA – Dalla banana all’uomo

Sapreste distinguere una banana da un uomo? Ovvio che sì. Ma sapere che l’essere umano e il frutto giallo condividono il 50% del patrimonio genetico forse vi porterà a riflettere.

In realtà non siamo “nati” su un albero di banane, semplicemente quel 50% rappresenta l’eredità comune a tutti gli animali ed i vegetali. Evoluzionisticamente discendiamo tutti da poche semplici forme di vita primordiali; vien da sé che deve per forza di cose esserci un elemento comune che ha legato tutti gli esseri viventi durante il milione e mezzo di anni in cui la vita è sbocciata sulla Terra.

Se non siete biologi o genetisti, vi basta sapere che anche una porzione insignificante di DNA può cambiare drasticamente un organismo. La Drosophila melanogaster, meglio conosciuta come moscerino della frutta, viene usata nei laboratori di tutto il mondo per la facilità di manipolazione dei suoi geni. E così vengono creati in provetta moscerini senza ali, con spine su tutto il corpo, con zampe supplementari e chi più ne ha più ne metta. E la similitudine genetica tra noi e questo insetto è del 60%. Il nostro patrimonio genetico, solo per fare alcuni esempi, è simile al 99% con gli scimpanzé, all’80% con lo Caenorhabditis elegans (un verme terrestre di 1 mm) e condividiamo lo stesso numero di geni di una gallina.

Ancora dubbiosi? Allora vi basta immaginare a quante melodie, sinfonie e canzoni si possono comporre con solo 7 note.

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Il gatto di Schrödinger

Il paradosso del gatto di Schrödinger è un esperimento mentale – come il paradosso dei gemelli – elaborato dal fisico e matematico austriaco Erwin Rudolf Josef Alexander Schrödinger nel 1935. Lo scopo è dimostrare che le regole che governano la meccanica quantistica non possono essere applicate nello stato fisico macroscopico (ovvero in un sistema che può essere controllato da un osservatore neutrale).

Alla base dell’origine di tutto vi è il paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen (EPR Paradox) del 1935, che nasce a sua volta come critica di una teoria nota come correlazione quantistica, in cui viene dichiarato che se due sistemi fisici interagiscono tra loro bisogna considerarli scientificamente come se si trattasse di un unico sistema: detto più semplicisticamente, se si osserva un sistema che si trova in due stati distinti, si provocherà inevitabilmente un’interferenza.

 

Il gatto, la scatola, il cianuro

Poniamo di mettere un simpatico gattino dentro una scatola, in cui ci sarà una macchina infernale, con cui il micio non può interagire. Il meccanismo è formato da un contatore Geiger con all’interno un’infinitesimale porzione di sostanza radioattiva, che che ha nell’arco di un’ora la stessa probabilità di disintegrare i propri atomi oppure no. Se ciò accade il contatore Geiger lo rileva e rilascia un martelletto che rompe una fiala di cianuro, portando ovviamente alla morte del felino. Passata un’ora, il gatto ha quindi le stesse possibilità di salvarsi o di perire avvelenato.

 

Il paradosso

Il problema è che la meccanica quantistica non segue le stesse regole della fisica classica. L’unico modo per sapere se il gatto è vivo oppure no è aprire la scatola, ma una particella può essere dovunque, e pertanto viene immaginata come contemporaneamente in tutte le possibili locazioni. L’operazione di osservare una particella ne modifica irrimediabilmente la sua posizione: se la cerchiamo dove immaginiamo che si trovi, sarà lì.

Il gatto, paradossalmente, potrebbe essere allo stesso tempo vivo e morto.

 

La soluzione

Secondo l’interpretazione a molti mondi formulata nel 1957 dal fisico e matematico statunitense Hugh Everett III, la soluzione è molto semplice: il gatto è realmente sia vivo che morto, nello stesso momento, ma in due universi distinti. Aprire la scatola significa compromettere il sistema, e generare due universi paralleli: se troviamo il micetto vivo e vegeto, significa che in un’altra realtà il gatto purtroppo è passato a miglior vita, e viceversa.

 

 

L’amico di Wigner

Eugene Paul Wigner è un fisico ungherese che elabora il paradosso del gatto di Schrödinger immaginando di aggiungere il sistema scatola (e ciò che contiene) all’interno di un sistema più grande, ad esempio il laboratorio dove avviene l’esperimento, mettendo in gioco due osservatori. Le sue idee sono esposte nel paradosso dell’amico di Wigner.

Wigner, aiutato da un suo amico scienziato, crea una scatola seguendo il paradosso di Schrödinger in un laboratorio ma, prima dello scadere dell’ora necessaria al completamento dell’esperimento, lascia tutto nelle mani del collaboratore ed esce dalla stanza. Una volta tornato, l’amico ha già aperto la scatola decidendo involontariamente il destino del gatto, e lo comunica a Wigner.

Ovviamente, lo scienziato che apre la scatola sarà contento della sopravvivenza del felino, e triste per la sua dipartita. Visto che concettualmente un sistema è modificato da un osservatore, finché Wigner è lontano, deve valere la sovrapposizione tra i due stati del laboratorio. Il problema è che nella stanza c’è l’amico del fisico che, aprendo la scatola mentre quest’ultimo è via, svolge il ruolo di primo osservatore del sistema scatola e decide la sorte del micetto. Logicamente, poiché le possibilità dello stato del sistema laboratorio (ovvero se l’amico di Wigner è felice o triste) è dovuta solo al destino del sistema scatola, vien da sé che lo stato del sistema laboratorio dovrebbe collassare già prima che Wigner ritorni. Ma la sorte del gatto è legata a chi apre la scatola (il primo osservatore) o da Wigner che viene a conoscenza successivamente di ciò che è successo (il secondo osservatore)? È quindi possibile che Wigner decida il destino del gatto ancor prima che la scatola venga aperta? In questo senso, un evento del futuro potrebbe incidere su uno del passato. Ecco il paradosso.

 

Coscienza causa del collasso

Attualmente l’unica soluzione al paradosso dell’amico di Wigner è quella del matematico, fisico ed informatico ungherese John von Neumann del 1932 secondo la quale la coscienza porterebbe al collasso di un sistema. Definita coscienza causa del collasso, non esisterebbe un osservatore realmente imparziale: l’osservazione di un sistema sottoposto alle leggi della meccanica quantistica comporterebbe una reazione emotiva nello scienziato che modificherebbe il sistema stesso.

Ogni nostra azione, quindi, potrebbe portare ad infinite conseguenze, ad infinite alternative, ad infinite realtà.

Forse siamo tutti creatori di universi, chissà.

 

La galassia M106 (NGC 4258) della costellazione dei Cani da Caccia.

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Il paradosso dei gemelli

Il paradosso dei gemelli è uno dei più famosi esperimenti concettuali che dovrebbe mettere in luce errori e contraddizioni propri della teoria della relatività ristretta enunciata nel 1905 dal fisico tedesco Albert Einstein. Un esperimento concettuale è un enunciato che non si intende dimostrare sperimentandolo nella pratica – per mancanza di tecnologie o risorse – ma soltanto attraverso il ragionamento. La teoria della relatività ristretta – o della relatività speciale – si basa sull’idea che il tempo e lo spazio possano essere riuniti in un’unica entità quadridimensionale detta cronotropo o spaziotempo: detto più semplicemente, se due o più osservatori misurano il tempo o lo spazio in condizioni diverse (ad esempio se uno si trova su un razzo che viaggia alla velocità della luce) i risultati delle loro misurazioni saranno nettamente diversi.

Herbert Dingle, filosofo inglese, fu il principale sostenitore del paradosso dei gemelli, ma negli anni le numerose confutazioni ricevute dal fisico e matematico tedesco Max Born e dallo stesso Albert Einstein lo misero alla berlina, permettendogli comunque di aprire la strada alla reale fattibilità del viaggio nel tempo: Einstein, risolto il paradosso, dichiarò che in presenza di particolari condizioni, una fra tutte la possibilità di viaggiare alla velocità della luce, sarebbe almeno in teoria stato possibile spostarsi nel tempo e nello spazio, in particolare nel futuro.

 

 

Enunciato del paradosso

Una donna partorisce due gemelli, che chiameremo Alan e Bob. All’età di 30 anni, Alan viene scelto per raggiungere la stella Wolf 359 della costellazione del Leone, distante dalla Terra circa 8 anni luce. Il suo viaggio inizia nell’anno 3000, mentre il fratello Bob resterà ad aspettarlo a casa. Tralasciando il tempo di accelerazione e decelerazione della navetta, Alan viaggia ad una velocità prossima a quella della luce, ad esempio circa l’80% (0,8 c), cioè 240.000 km/s.

Secondo la teoria della relatività ristretta, sul razzo il tempo scorre a circa il 60% di quello percepito sulla Terra: in pratica Alan ha distorto il tempo facendolo scorrere più lentamente.

 

Questione di punti di vista

Bob, dalla Terra, ha seguito il viaggio del fratello, che è durato circa 10 anni all’andata e 10 al ritorno: quando Alan torna a casa, il calendario in cucina segna l’anno 3020. Sull’astronave, però, il tempo è scorso al 60% rispetto a quello terrestre, così come la distanza si è accorciata da 8 anni luce a 4,8 permettendogli di completare l’andata in 6 anni ed il ritorno in altri 6: giunto sul pianeta natio, l’orologio del razzo segna l’anno 3012. Questo significa che quando i due gemelli si riabbracciano, Alan ha 42 anni (30+6+6) mentre Bob ne ha ben 50 (30+10+10): in pratica sulla Terra sono passati otto anni in più che sulla navetta spaziale.

Se invece si immagina l’esperienza dei gemelli vista da Alan, sarebbe dovuto essere l’orologio della Terra a muoversi al 60% del normale. Se così fosse, però, quando i fratelli si rincontrano a casa dovrebbero essere trascorsi 7,2 anni (ovvero il 60% di 12 anni) ed il calendario terrestre dovrebbe segnare il 3007, mentre Alan, ora 42 anni, a bordo del mezzo spaziale dovrebbe essere di 5 anni più grande di Bob, 37.

Il paradosso sta nel fatto che è impossibile che ogni gemello sia allo stesso tempo più giovane e più anziano dell’altro: ammettere che un sistema di riferimento sia corretto implica che l’altro non lo sia, e ciò è ovviamente impossibile.

 

Soluzione per la relatività speciale

Il paradosso si risolve semplicemente osservando che l’enunciato presenta tre sistemi di riferimento inerziali diversi: il primo sulla Terra, il secondo il viaggio dell’astronave verso Wolf 359 ed il terzo il viaggio di ritorno a casa. Sempre tralasciando accelerazione e decelerazione, ogni evento importante cambia in base al sistema di riferimento.

Nella relatività speciale basta pensare che ogni singolo sistema può considerare sé stesso immobile: in questo modo, sia Bob che Alan vedrebbero l’orologio dell’altro scorrere al 60% del normale; in questo modo Alan calcola che quando raggiunge Wolf 359 siano passati 6 anni a bordo, e circa 4 sulla Terra. Il calcolo che Alan fa però è sbagliato, poiché non tiene conto del tragitto compiuto dalla luce dal pianeta natale alla stella.

Giunto a Wolf 359, la luce che lo colpisce è quella partita dalla Terra 2 anni dopo di lui (o poco più di 1 anno secondo la data di bordo). Pertanto Alan vede l’orologio della Terra andare non al 60% del suo, bensì 3 volte più lento: il 33,3%. Tornando a casa, Alan va incontro alla luce proveniente dalla Terra, anziché allontanarsene come nel viaggio di andata: l’orologio a bordo andrà non più tre volte più lento, ma tre volte più veloce: in pratica il tempo distorto all’andata è stato livellato al ritorno. Ciò è valido sia per Alan che per Bob, ovviamente all’inverso. Il viaggio, in definitiva, dura 20 anni, è l’età dei gemelli è identica: 50 anni.

 

Soluzione per la relatività generale

Se calcoliamo il tempo necessario alle accelerazioni ed alle decelerazioni il tempo guadagnato o perso da Alan o Bob è livellato dalla differenza di velocità in queste due fasi.

Secondo il redshift gravitazionale della relatività generale durante l’accelerazione Alan a bordo vede l’orologio sulla Terra andare molto più veloce del suo, poiché la navetta si avvicina ad una velocità prossima a quella della luce. Ovviamente è vero anche il contrario: il tempo recuperato da un lato viene perso dall’altro, facendo sì, come nella soluzione precedente, che il viaggio di 20 anni sia stato identico per entrambi i gemelli, entrambi cinquantenni al momento in cui si riabbracciano.

 

Esperimenti

Il paradosso è stato scientificamente verificato in almeno due occasioni.

Nella prima sono stati fatti volare due aerei in direzione opposta, uno verso est e l’altro verso ovest. Attraverso orologi atomici a bordo dei velivoli si è verificato che quello ad ovest guadagna sull’altro alcuni decimi di secondo, poiché quello che viaggia verso est somma la sua velocità a quella di rotazione del pianeta.

In un altro esperimento il CERN di Ginevra nel 1966 ha utilizzato un acceleratore di particelle per mettere in moto dei muoni. Arrivati ad una velocità pari al 99,6% quella della luce, si è scoperto che i muoni erano decaduti più lentamente di quelli in quiete nel laboratorio, rendendoli di fatto meno anziani.

Piero Angela illustra invece un curioso aneddoto: supponiamo che un ragazzo di 19 anni sia partito su un razzo che viaggia quasi alla velocità della luce lasciando a casa la moglie ad accudire il figlio appena nato. In viaggio per 30 anni, tornerebbe sulla Terra all’età di 49 anni, mentre il piccolo dovrebbe avere oltre 50 anni, rendendo di fatto, paradossalmente, il padre più giovane del figlio.

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L’orologio dell’apocalisse

Esiste un orologio unico. Le sue lancette sono quasi sempre immobili, congelate anche per anni, due piccoli baffi neri su un grande quadrante pallido. Ma quando si muovono segnano  il destino del mondo, e preannunciano la distruzione della razza umana. Il suo nome è Doomsday Clock, l’orologio dell’apocalisse.

Creato nel 1947 dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago, USA, l’orologio dell’apocalisse in realtà non esiste, ma non per questo fa meno paura. Al momento della sua genesi, in piena guerra fredda, le lancette segnavano le 23:53, ovvero 7 minuti a mezzanotte. L’orologio viene spostato in avanti o all’indietro, a cadenza bimestrale, a seconda delle politiche internazionali e ad un reale rischio di guerra nucleare: se la lancetta dei minuti torna indietro nel tempo, significa che la situazione mondiale è migliorata e che il rischio di una catastrofe nucleare è più lontano; viceversa se ci si avvicina alla mezzanotte la possibilità di un conflitto nucleare diviene sempre più reale. Quando le sue lancette faranno scoccare la mezzanotte, l’umanità verrà spazzata via.

In più di 60 anni le lancette sono state spostate 20 volte, anche se i movimenti avrebbero potuto essere di più, dato che per guerre ed eventi che sono durati meno di due mesi spesso non è stato possibile manovrare l’orologio. Dal 2007, inoltre, le lancette vengono spostate anche in presenza di altri pericoli dell’umanità, come ad esempio carestie, pandemie o inquinamento.

 

La creazione

Nel 1947 viene pubblicato, ad opera degli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists, il primo numero di un periodico mensile che si impegna a sensibilizzare i governi mondiali sui rischi della corsa agli armamenti nucleari. Più di ogni parola, però, sono i simboli a restare nelle menti e nei cuori degli uomini: la creazione di un logo viene commissionato all’artista Martyl Langsdorf – moglie del ricercatore del Progetto Manhattan Alexander Langsdorf jr. – che sceglie, per l’appunto, un orologio, che verrà poi rivisitato in chiave più moderna nel 2007 dal designer Michael Bierut.

 

Le lancette

Ecco come l’orologio dell’apocalisse è cambiato negli anni.

Anno Countdown Orario  Differenza Motivazione
1947 7 23:53  –

Impostazione iniziale dell’orologio.

1949 3 23:57 +4

L’URSS effettua il suo primo test nucleare. Inizia la corsa agli armamenti.

1953 2 23:58 +1

Si sviluppa la bomba all’idrogeno, prima da parte degli USA e nove mesi dopo dall’URSS. Nell’ottobre 1952 un test termonucleare distrugge un atollo nell’Oceano Pacifico. È il periodo in cui l’orologio è stato più vicino alla mezzanotte.

1960 7 23:53 −5

L’opinione pubblica percepisce l’aumento di un pericolo nucleare. Le grandi potenze cercano, per la prima volta, un accordo diplomatico per non entrare in conflitto

1963 12 23:48 −5

Viene siglato il Partial Test Ban Treaty, il trattato sulla messa al bando dei test nucleari.

1968 7 23:53 +5

La guerra del Vietnam si intensifica, la regione mediorientale diventa instabile: conflitto India-Pakistan del 1965 (Kashmir) e guerra arabo-israeliana del 1967. Cina e Francia si dotano di armamenti nucleari.

1969 10 23:50 −3

Viene firmato il trattato di non proliferazione nucleare da molte nazioni del mondo. Non aderisconoIsraele, India e Pakistan.

1972 12 23:48 −2

Firmati i trattati SALT I ed il trattato anti missili balistici.

1974 9 23:51 +3

Primo test nucleare da parte dell’India (Smiling Buddha).

1980 7 23:53 +2

Si interrompono i colloqui diplomatici fra USA e URSS. Si rafforza l’idea che un armamento nucleare è indispensabile alla sicurezza nazionale.

1981 4 23:56 +3

L’URSS invade l’Afghanistan, gli USA boicottano i giochi olimpici di Mosca 1980. L’escalation della corsa alle armi e guerre in Afghanistan, Sud Africa e Polonia accrescono la tensione mondiale.

1984 3 23:57 +1

Il dialogo fra le due super-potenze si interrompe. L’URSS boicotta i giochi olimpici di Los Angeles 1984. Il presidente Reagan spinge per un riarmo nucleare definendo i sovietici “impero del male”.

1988 6 23:54 −3

Dialogo fra Ronald Reagan e Mihail Gorbačëv. USA e URSS firmano l’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty.

1990 10 23:50 −4

Cade il muro di Berlino. Alcune nazioni dell’Europa dell’est diventano indipendenti dall’URSS.

1991 17 23:43 −7

Viene firmato il trattato di riduzione delle armi strategiche. L’URSS viene sciolta, finisce la guerra fredda. È il periodo in cui le lancette hanno raggiunto la massima distanza dalla mezzanotte.

1995 14 23:46 +3

Iniziano i problemi politici e sociali nelle repubbliche che hanno ottenuto l’indipendenza dall’URSS. La spesa militare non si è ridotta dopo la guerra fredda. Il governo russo non riesce a garantire la sicurezza totale sugli armamenti nucleari, che potrebbero quindi finire sul mercato nero.

1998 9 23:51 +5

India e Pakistan effettuano test nucleari. USA e Russia mantengono 7000 testate nucleari pronte ad essere lanciate in 15 minuti.

2002 7 23:53 +2

C’è un piccolo progresso nel disarmo nucleare globale, ma gli Stati Uniti rifiutano una serie di trattati sul controllo delle armi e annunciano la loro intenzione di uscire dall’Anti-Ballistic Missile Treaty; più organizzazioni di terroristi tentano di acquistare armi nucleari, vi è il tristemente noto 11 settembre, con l’attentato al Pentagono e al World Trade Center di New York.

2007 5 23:55 +2

La Corea del Nord effettua test nucleari. La comunità internazionale teme che anche l’Iran possa dotarsi di armi nucleari. USA e Russia mantengono testate nucleari pronte per essere lanciate in pochi minuti. Per la prima volta fra le motivazioni non vengono citati solo pericoli derivati dal nucleare, ma anche daimutamenti climatici in atto nel nostro pianeta.

2010 6 23:54 −1

Si ravvisano accenni di collaborazione degli USA, della Russia, dell’Unione europea, dell’India, della Cina, del Brasile che testimoniano una crescente volontà politica di affrontare sia il terrore delle armi atomiche che il cambiamento climatico fuori controllo.

2012 5 23:55 +1

Il promesso controllo politico sulle riserve di armi nucleari viene a mancare, aumenta il potenziale globale di una probabile guerra nucleare, diminuisce la sicurezza sul nucleare, aumentano e si aggravano i cambiamenti climatici.

 

Attualmente l’orologio dell’apocalisse è fermo alle 23:55, esattamente a 5 minuti dal capolinea. Ed è bene ricordare che se e quando scoccherà la mezzanotte, sarà solo colpa nostra.

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La bufala dello shampoo Nivea su Facebook

Da qualche mese gira su Facebook un post che mette in guardia gli utenti dagli effetti impressionanti che può provocare un famoso shampoo. Se l’utente clicca sul link, viene riportato ad una pagina in cui è necessario mettere “mi piace” per poter accedere al video YouTube che mostra un enorme sfogo dovuto agli agenti chimici del prodotto.

Ma è tutta una grande cretinata.

L’immagine è un fotomontaggio in cui è stata sovrapposta la foto di un semplicissimo (ed innocuo) fiore di loto. È una pianta conosciuta in tutta l’Asia per le sue proprietà benefiche, antidiarroiche, antinfiammatorie ed emollienti. La parte sfruttata nel fotomontaggio è il baccello contenente i semi di un fiore di loto asiatico che vive negli stagni, il cui nome scientifico è Nelumbo nucifera.

La bufala spinge sulla paura delle persone che utilizzano prodotti di grande consumo, e si va ad aggiungere a migliaia di altre false notizie che metterebbero in guardia su chissà quali malattie provocate da oggetti di uso comune. Cliccare “mi piace” per visualizzare un video inesistente porta poi a condividere sulla propria bacheca la notizia, autoalimentando così la curiosità e la paura.

Non diventate rossi dalla vergogna, ci sono cascati in migliaia. Il mio consiglio, come al solito, e di pensare prima di cliccare: bastava leggere il testo del link, in un italiano completamente sgrammatico, per capire che qualcosa che non andava c’era di sicuro.

Sei caduto vittima della bufala dello shampoo su Facebook?

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99 giorni senza Facebook. Raccogli la sfida?

Sapresti resistere 99 giorni senza accedere a Facebook? Senza cliccare mi piace, senza scorrere i post di amici o pseudotali, senza spiare i profili degli altri?

Nel 2012 Adam Kramer, Jamie Guillory e Jeffrey Hancock, ricercatori di Menlo Park, hanno condotto un esperimento sociologico su 698.000 ignari utenti anglofoni del popolare social network. Grazie ad una ricerca su parole chiavi che esprimono sentimenti – buono, cattivo, bello, triste, infuriato – sono riusciti a dimostrare che manipolando i post che ci vengono presentati il nostro umore viene influenzato. Detto più semplicisticamente, più notizie negative leggiamo sulla nostra pagina Facebook, più ci demoralizzeremo; di contro un maggior numero di notizie felici ci renderà a nostra volta più contenti.

Di per sé l’esperimento non ha grande validità, si tratta più o meno della scoperta dell’acqua calda, ma ha avuto grande eco per la denuncia di molti utenti che si sentivano truffati e manipolati senza essere informati su ciò che gli stava accadendo. In realtà il tutto è stato fatto rispettando le condizioni d’uso di Facebook, quelle che praticamente nessuno legge, e questo soltanto dovrebbe farci capire cosa andiamo a sottoscrivere online un po’ per impazienza, un po’ per menefreghismo.

Nel 2014 il gruppo britannico di creativi Just ha avviato un’iniziativa per comprendere quanto davvero Facebook ci manipoli anche nel mondo reale. Nasce così “99 Days Of Freedom” che ci permette di staccare la spina dal social network blu per 99 giorni. Ogni giorno un utente di Facebook visita il sito per circa 20 minuti, e Just assicura che aderendo alla campagna ci si libererà della schiavitù del social per un totale di circa 30 ore, che certamente sapremmo spendere meglio nella vita reale che online.

Il procedimento per aderire alla campagna è semplicissimo, e si sviluppa in tre passi: cambiare il proprio avatar con quello dell’iniziativa, condividere un link pubblico che visualizza il nostro personale conto alla rovescia e fare il logout da Facebook su qualsiasi piattaforma che normalmente utilizziamo; a distanza di 33, 66, e 99 giorni verrà proposto un piccolo sondaggio per capire se effettivamente disintossicarsi dal social network ci ha reso più felici oppure no. Attualmente hanno aderito alla campagna circa 35.000 utenti.

E tu ne saresti capace? Ecco il sito: 99daysoffreedom.com

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