Il San Bernardo è certamente uno dei cani più conosciuti al mondo. Allevati sin dal 1660 dai monaci del passo del Gran San Bernardo, tra la Svizzera e l’Italia, questi simpatici cagnoloni sono stati addestrati al soccorso alpino, come piccoli spazzaneve ed anche come animali da trasporto. Impegnati come compagni di giochi, cani da guardia o da salvataggio, spesso vengono illustrati in mezzo alla neve ed al ghiaccio delle Alpi intenti a salvare lo scalatore di turno dall’assideramento, con l’immancabile fiaschetta di grappa – o brandy, dipende dai gusti – attaccata al collare.

Peccato che sia tutto falso.

 

 

La storia del San Bernardo con la borraccia al collo nasce da un quadro del pittore inglese Sir Edwin Henry LandseerAlpine Mastiffs Reanimating a Distressed Traveler (Mastini delle Alpi che rianimano un viaggiatore in difficoltà). Nella tela uno dei due cani ha una fiaschetta di grappa al collare, anche se in realtà dare da bere alcolici a chi rischia di morire per ipotermia è una delle azioni più sconsiderate che si possano compiere: l’alcool è difatti un potente vasodilatatorio, che aumenta la perdita di calore dal corpo umano. Il dipinto ha poi fatto il giro del mondo divenendo l’icona del cane San Bernardo per eccellenza, costruendogli però attorno una storia tutta sbagliata.

È curioso comunque notare che i monaci della Alpi a tutt’oggi offrano agli escursionisti visite guidate con cane San Bernardo al seguito, con tanto di fiaschetta di grappa appesa al collare. E nel prezzo è compresa anche la bevuta finale.


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