Uno dei più grandi misteri del Regno Unito ancora oggi insoluto: ecco a voi la storia del furto dei gioielli della Corona irlandese.

Re Giorgio III del Regno Unito istituisce nel 1783 l’Ordine di San Patrizio, ordine cavalleresco irlandese che si affianca all’Ordine della Giarrettiera inglese e all’Ordine del Cardo scozzese. Al momento dell’investitura di un nuovo regnante, vengono consegnati, tra gli altri, anche i gioielli della Corona irlandese.

Inizialmente i gioielli della Corona non sono molto differenti da quelli indossati di rito da un cavaliere. Nel 1831 Guglielmo IV decide di ristrutturare le fondamenta stesse dell’ordine, e sostituisce i gioielli con altri ben più opulenti: 394 pietre preziose vengono recuperate dalla Corona della Regina Carlotta e dalla stella del Molto Onorevole Ordine del Bagno.

Una spilla di diamante del Grande Maestro dell’Ordine di San Patrizio incastonata nell’argento, contenente un trifoglio in smeraldo su una croce di rubino circondata da un cerchio blu riportante la scritta “Quis Separabit MDCCLXXXIII.” in diamanti rosa circondati da una corona di trifogli di smeraldo, il tutto racchiuso in un cerchio di pietra brasiliana della massima purezza, sormontato da un’arpa coronata in diamanti e pietre brasiliane. Dimensioni totali dell’ovale 3 pollici per 2 3⁄8 [circa 7,5 cm per 5,5], altezza 5 5⁄8 pollici [circa 13 cm]. Valore £ 16.000 [circa € 1.700.000 nel 2017]. – Descrizione originale dei gioielli della Corona irlandese

I gioielli vengono spostati nel 1903 per ragioni di sicurezza nel nuovissimo caveau del Castello di Dublino nella Torre Bedford. Per aprirne il portone blindato sono necessarie sette chiavi affidate al Re d’armi, che ha il proprio ufficio proprio di fronte l’installazione. Inoltre il Re d’armi non può aprire da solo il vault, perché alcune delle chiavi sono in possesso sempre di suoi sottoposti.

Insomma, i gioielli della Corona irlandese non potrebbero essere più al sicuro di così.

Ma anche no.

 

Il furto

Il 28 giugno del 1907, mentre sono sotto la custodia di sir Arthur Vicars, le chiavi svaniscono letteralmente nel nulla. Vicars, parlando sinceramente, è un vecchio ubriacone, ed una volta è stato ritrovato bello che sbronzo con al collo i gioielli. Forse li ha presi da solo, forse gli hanno fatto uno scherzo, o forse ancora si è trattato del primo timido tentativo di furto, una sorta di prova generale insomma.

Il 3 luglio 1907 una donna delle pulizie, Mrs. Farrell, rimane un po’ basita nel trovare il portone principale della torre aperto. Chissà, forse si saranno dimenticati di chiudere, pensa la donna, e non da’ più di tanto peso al curioso incidente.

Il 6 luglio sempre Mrs. Farrell trova l’anta del vault socchiusa, evidentemente lasciata aperta durante la notte. In mattinata giunge un portiere del castello, Stivey, e trova Vicars e suo nipote Pierce Mahoney (uno dei custodi delle chiavi) che esaminano beatamente la collana nello studio del Re d’armi. Per nulla turbato Vicars ordina al custode di rimettere a posto i gioielli, e gli affida una delle chiavi per chiudere la cassaforte. Pochi minuti dopo, Stivey torna paonazzo in volto.

Il resto dei gioielli è sparito nel nulla.

 

 

Le indagini

A far luce sul mistero – che poi tanto misterioso non sembra – interviene la Polizia Metropolitana di Dublino, affiancata nelle indagini dall’ispettore capo John Kane di Scotland Yard. Nel giro di un mese si arriva ad un sospetto, ma il dossier viene prontamente secretato. Nel frattempo Vicars si dichiara estraneo al furto, rifiutandosi finanche di dimettersi dalla sua posizione, e messo alle strette getta le accuse sul suo secondo in comando, Francis Shackleton, famoso del celeberrimo esploratore Ernest Henry Shackleton, di cui un giorno certamente vi parlerò.

Le indagini si arenano e si concludono, qualche mese dopo, con un nulla di fatto.

 

Teorie

La testa coronata

La teoria accreditata in larga parte dai dietrologi è quella secondo cui a perpetrare il delitto sia stato un membro dell’alta società irlandese. Questo spiegherebbe la censura del rapporto ufficiale, cestinato per evitare uno scandalo a corte. I gioielli sarebbero ancora a palazzo, nascosti in chissà quale anfratto, pronti ad essere riportati al mondo appena si troverà una spiegazione plausibile per farlo.

Il capitano

Secondo alcuni i responsabili sono il capitano delle guardie Richard Gorges con la complicità di Shackelton. Messi alle strette, i due giurano che non c’entrano niente. Shackelton finirà comunque dietro le sbarre nel 1914, per aver tentato di incassare un assegno rubato ad una vedova.

La mistress

La situazione diventa ancora più paradossale quando il London Mail nell’edizione del 23 novembre 1912 dichiara che Vicars ha fatto una copia della chiave alla sua mistress (la sua padrona sessuale) per sentirsi più al sicuro in caso avesse perso la sua. La donna poi sarebbe fuggita a Parigi col maltolto. Vicars fa causa al giornale, che è costretto ad ammettere che questa assurda storia era, per l’appunto, assurda, e viene risarcito di £ 5.000.

L’IRB

Qualcuno suppone che i gioielli siano stati rubati dall’IRB (la Fratellanza Repubblicana Irlandese) che ne ha usato i profitti per finanziare la guerriglia urbana contro il Regno Unito. Questa teoria, basata su un appunto ritrovato nel 1927, suppone che il furto abbia fruttato circa £ 2.500 (che in effetti sono una miseria rispetto al reale valore della refurtiva).

 

Epilogo

I gioielli della Corona irlandese non verranno mai ritrovati, e l’unico che sembra fregarsene sembra essere proprio il sospettato principale, Vicars. Questi denuncia sempre a pieni polmoni la propria innocenza, finché non viene ritrovato morto crivellato di proiettili quattordici anni dopo il furto, nel giardino di casa. Di fianco al cadavere un biglietto, con poche semplici parole.

L’IRA Non Dimentica – Nota vicino al cadavere di Vicars

Che sia stato realmente l’IRA (l’Esercito della Repubblica d’Irlanda), o l’ennesimo tentativo di depistaggio, forse non lo sapremo mai.

 

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