Le flash fiction sono storie estremamente brevi, solitamente meno di 300 parole, che però riescono a dare al lettore tutto ciò di cui un racconto necessita, ovvero un solido inizio, un climax che tenga col fiato sospeso ed ovviamente un finale inaspettato. Le flash fiction di genere horror hanno cominciato a comparire su internet da qualche anno, anche se il capostipite è certamente il prologo di Knock, opera di Fredric Brown, pubblicata per la prima volta nel dicembre 1948 nella rivista Wonder Stories. Il racconto inizia proprio spiegando il concetto di flash fiction – c’è una dolce, piccola storia dell’orrore che è lunga soltanto due frasi – per poi anticipare la microstoria e proseguire con il racconto.

L’ultimo uomo sulla Terra sedeva da solo in una stanza. Qualcuno bussò alla porta.

Ho raccolto qui sotto altre piccole storie dell’orrore, a dimostrazione che non sono le parole ad incutere timore, ma la nostra immaginazione.

Mi svegliai di soprassalto udendo qualcosa che picchiettava alla finestra. Mi affacciai per controllare, e solo allora mi accorsi che venivano dallo specchio in camera mia.

L’ultima cosa che vidi fu la sveglia che segnava le 12:07, prima che quella cosa mi afferrasse con i lunghi e marci artigli e mi aprisse il ventre in due, soffocando le mie grida con l’altra mano. Sussultai, certo che si fosse trattato di un brutto sogno: controllai l’orario, e la sveglia segnava le 12:06. Fu allora che vidi l’anta dell’armadio aprirsi con un crepitio.

Vivendo con cani e gatti, sentivo spesso le loro unghie sulla porta per cercare di entrare nella mia stanza mentre dormivo. Ora che vivo da solo, il rumore è ancora più inquietante.

Si rigirò nel letto chiedendomi perché diavolo respirassi così profondamente. Non ero stato io.

Mia moglie mi svegliò l’altra notte preoccupata: secondo lei qualcuno era entrato in casa. Fu uccisa da un intruso due anni fa.

Il monitor per bambini gracchiò, destandomi, ma sentii subito una voce rassicurante cullare il nostro bambino. Mi rigirai nel letto, ed il mio braccio strusciò contro mia moglie, che dormiva al mio fianco.

Ho sempre creduto che il mio gatto avesse qualche problema: restava ore a guardarmi, fissandomi negli occhi. Un giorno mi resi conto che non guardava me, ma alle mie spalle.

La risata di un neonato è davvero simpatica. Ma non alle 2 di notte. Quando sei solo in casa.

Stavo per dare il bacio della buonanotte alla mia piccolina, quando mi guarda spaventata e mi dice: “Papà, c’è un mostro sotto il mio letto”. La rassicuro che non c’è alcun mostro, ma giusto per farla contenta mi affaccio a guardare sotto il letto. Lì sotto, nella penombra, una voce mi bisbiglia: “Papà, c’è qualcuno nel mio letto”.

“Non riesco a dormire.” Mi sussurrò queste parole, abbracciandomi a letto. Mi risvegliai completamente madido di sudore, con i vestiti con cui era stata seppellita sulle lenzuola.

Oggi ho trovato sul mio cellulare una mia foto mentre dormo. Vivo da solo.

Una bambina sentì sua madre chiamarla al piano di sotto, in fondo alle scale. Appena messo piede sul primo gradino, la mamma la spinse con sé in una stanza: “L’ho sentita anch’io”.

Volevo provare anch’io a scrivere una microstoria dell’orrore, ed eccovela qua.

Oggi mi sono dovuto alzare due volte per chiudere la porta della mia camera. Non mi ero mai mosso dalla cucina.

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