Il Giappone, sin dall’antichità, è stato un crogiolo di culture legate a doppio filo con il folklore demoniaco; mostri di ogni genere popolano le terre del Sol Levante, disturbando i sogni e la veglia dei bravi cittadini nipponici. Tra gli innumerevoli racconti del terrore e avvistamenti ce n’è uno che può vantare addirittura una prova fotografica: la storia di oggi è infatti quella del demone di Rakanji.

In estremo oriente è molto diffuso e sentito il culto dei Rakan, o Arhat (अरिहन्त), uomini che hanno percorso la stessa via del venerabile Buddha sino a raggiungere il Nirvana, l’illuminazione assoluta. Uno dei più interessanti templi a loro dedicati è certamente quello di Rakan-ji (羅漢寺) della setta spirituale Sōtō, incastonato tra le montagne di Nakatsu, nella prefettura di Ōita.

La sua storia inizia nel 1337: il monaco indiano Hodo Sennin, mentre vagava tra le rocce del monte Rakan, decise di depositare in quel luogo serafico un’immagine d’oro e rame di Buddha. Lo stesso giorno Buddha si rivelò, chiedendogli di costruire un tempio in suo onore in quel luogo incontaminato. Ovviamente Hodo Sennin fu ben lieto di esaudire la sua richiesta.

 

 

Il tempio svetta su una rupe rocciosa e si sviluppa in numerose grotte, dimostrandosi una vera perla della simbiosi tra architettura orientale e natura selvaggia. All’interno delle stanze scavate nella nuda roccia trovano posto 3.777 statue dedicate a Buddha, comprese 1.000 in onore del dio Bodhisattva Kṣitigarbha e 500 per i Rakan. E tra tante reliquie religiose, nascosta negli angoli più irraggiungibili del complesso, è nascosto il demone bambino.

 

 

Per alcuni un falso, per altri la prova inconfutabile che in mezzo a noi vivano esseri infernali, la foto ritrae quello che sembra il corpo mummificato di un piccolo mostro. La creatura rassomiglia ad un cucciolo di Oni, esseri mitologici del folklore giapponese benigni oppure malvagi, a seconda delle leggende e del periodo storico. Purtroppo un devastante incendio nel 1943 rade al suolo il tempio di Rakan-ji, avvolgendo tutto tra le sue fiamme e lasciando dietro di sé solo cenere e desolazione. Nel 1969 l’intero complesso viene ricostruito, ma del piccolo demone non v’è più traccia.

A dirla tutta, l’unica prova dell’esistenza di questo essere è soltanto questa foto. Se la pergamena che si vede nell’immagine è un semplice rotolo, si potrebbe calcolare che la creatura in piedi misurerebbe all’incirca una quarantina di centimetri, un po’ poco per un bambino deforme e un po’ troppo per animali simili nell’aspetto. Senza contare che ha anche un bel paio di corna che le spuntano dalla fronte.

Nei templi buddisti, di sicuro, c’è molto più di quanto possiamo immaginare.

 

La reliquia di Rakan-ji è davvero il cadavere di un demone?

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