Esistono insegne che sono diventate, negli anni, icone stesse delle attività commerciali che rappresentano. Se nominassi ad esempio un palo bianco a strisce rosse pensereste probabilmente ad una piccola bottega da barbiere, e subito dopo ad un uomo con grandi baffoni a manubrio intento ad armeggiare con sapiente maestria tra forbici e rasoi a serramanico, che il suo garzone tiene affilati con diligenza su una coramella, una lunga striscia di cuoio marrone. Ma la vera storia della nascita del palo del barbiere è molto più antica, ed è così strana e per certi versi inquietante che merita certamente di essere narrata qui sulla Bottega del Mistero.

Quello del barbiere è un lavoro nato con l’uomo, frutto della naturale necessità di dare, come si diceva una volta, contezza di sé. Nell’epoca romana, ad esempio, è la figura del tonsor a farsi carico della responsabilità di rendere presentabili gli onesti cittadini della capitale, procedendo al taglio dei capelli e delle barbe incolte, e si divide in due tipi: uno privato, per i più benestanti, ed uno pubblico, che spesso lavora per strada ma che ha prezzi certamente più accessibili. Nel II secolo ricorrere al barbiere diviene un vezzo aristocratico, tanto che i più facoltosi vi si recano anche più volte al giorno, trasformandone il salone in un piccolo centro di cultura, incrocio di poeti e mecenati, ma più che altro di nobili annoiati pronti a giustificare così il loro dolce far niente. E così, da semplici barbieri, i tonsores si ritrovano custodi dei pettegolezzi della bella società del tempo, ed ovviamente i loro servigi divengono sempre più richiesti. Molti, che comprendono le possibilità offerte dal diventare ruffiani di lusso, arrivano a coprire anche cariche politiche importanti.

Se mi è capitato di avere acconciati i capelli a scaletta da un barbiere, tu te la ridi. – Quinto Orazio Flacco

I tonsores romani, ad ogni modo, non hanno grande abilità nell’uso delle forbici, che ovviamente non sono né pratiche né precise come quelle di oggi. Un taglio classico consiste in una semplice spuntata ai capelli, non necessariamente uniforme, come fa notare Orazio dopo una seduta dal parrucchiere.

Nel Medioevo la figura del barbiere si evolve, grazie al Concilio Lateranense I, che nel 1123 impone ai sacerdoti ed ai diaconi di abbandonare tutte le discipline che possano allontanare dalla virtù ecclesiastica, costringendoli così a smettere di praticare, tra le altre, le arti mediche. Così il barbiere si ritrova a sopperire questa mancanza, inserendosi di buon grado come nuovo medico e chirurgo. Peccato che svolga le attività mediche nel salone, che certamente non brilla per condizioni igieniche, con solo un’infarinatura dell’anatomia e della medicina necessaria a svolgere anche la più semplice medicazione: dall’estrazione di denti all’amputazione di un arto, dal taglio delle basette alla fasciatura di una frattura, ogni mansione si inombra però di fronte al capolavoro dell’arte dei tonsor.

Il salasso.

 

 

Eseguita sin dai tempi antichi, nel Medioevo l’emodiluizione (come sarebbe più tecnico chiamarla) è una pratica oramai abbandonata, che si basa su errate quanto pericolose convinzioni che hanno poco, o nulla, di scientifico. Il principio alla base del salasso è che il sangue all’interno del corpo umano possa condizionarne la salute; eliminandone una certa quantità, si può così ristabilire un equilibrio che porta ad un innato benessere fisico e psichico. Il salasso viene praticato con le sanguisughe, che succhiano via il sangue, e spesso i barbieri per pubblicizzarsi lo raccolgono dagli invertebrati e lo riversano in simpatiche bocce rosso vivido in bella mostra nelle vetrine. Nel 1307 viene emanata a Londra una legge che vieta tale macabra esposizione: la gilda dei barbieri risponde con quello che oggi è il loro simbolo, il palo bianco e rosso.

 

 

Il palo bianco rappresenta quello a cui viene legato il paziente durante il salasso, e le strisce rosse, all’inizio, non sono un semplice vezzo di colore, bensì le reali bende madide di sangue lasciate ad asciugare al pallido sole inglese.

Col tempo, il palo del barbiere, come simbolo dell’attività, è rimasto sino ai nostri giorni, e spesso è possibile vederlo anche nella variante a strisce rosse e blu, in onore della bandiera statunitense. Altre spiegazioni tendono ad associare il sangue arterioso con il rosso, quello venoso con il blu e le fasciature con il bianco. Comunque sia, con l’avvento di una medicina sempre più avanzata, i barbieri perdono nei secoli la loro funzione di dottori e chirurghi, tornando a fare quello hanno sempre fatto: barba e capelli. Con buona pace delle sanguisughe.

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