Ognuno dei quattro semi delle carte francesi ha come King un sovrano realmente esistito: i quadri, lo stratega Giulio Cesare; i fiori, il brutale Alessandro Magno; le picche, il saggio Davide d’Israele; i cuori, il grandioso Carlo Magno. Ma quest’ultima nasconde una storia sconosciuta ai più, che si tramanda sottovoce di bocca in bocca, dagli uomini incipriati delle sgargianti corti francesi ai possenti marinai ubriaconi delle osterie: è la storia del re di cuori, il re suicida. Su questa carta è raffigurata la figura di un sovrano che sembra trapassarsi la tempia con la spada saldamente ferma nella mano sinistra, e si basa su una macabra leggenda.

 

 

Negli anni successivi alle grandi vittorie e conquiste che segnarono la sua vita, Carlo Magno cominciò a dare segni di squilibrio mentale. Nell’anno 806 il sovrano emanò la Divisio regnorum, stabilendo di fatto la spartizione dei suoi possedimenti tra i tre figli Carlo, Pipino e Ludovico. Tale divisione, però, non vide mai la luce. La morte dei due amati figli Carlo, nell’810, e Pipino, nel”811, gettarono il re in un vuoto sconforto, che nessuno a corte riusciva a colmare. L’11 settembre 813, in presenza dell’assemblea dei grandi dell’impero, il sovrano affiancò Ludovico al governo del regno, nominandolo unico erede ed incoronandolo imperatore. Gli anni seguenti li passò nel chiuso delle proprie dimore, isolandosi da quel mondo crudele che gli aveva strappato via i figli. Si narra che fosse solito giocare a carte, in attesa che la morte bussasse alla sua porta, e avesse una vera e propria ossessione per il K di cuori. Ogni volta che si rivedeva in quella carta i suoi occhi stanchi gli ricordavano il grande condottiero del passato che era stato, ed il gracile ed impotente vecchio che era divenuto. In un impeto di follia, o di sana lucidità, estrasse per l’ultima volta la sua amata spada, Altachiara la Gioiosa, e si trapassò con inaudita violenza la tempia sinistra, fino a passare da parte a parte il cranio.

Sebbene molto suggestiva, in realtà la storia che vi ho raccontato è soltanto una leggenda: Carlo Magno morì nel suo letto fiaccato dalla solitudine, ma furono questa e la vecchiaia a condurlo alla morte. Il re di cuori è davvero detto suicida, ma quella che impugna non è una spada che gli fende la tempia sinistra, bensì un’accetta che gli passa dietro la testa. Con gli anni, e la successiva rielaborazione della grafica, il K di cuori ha visto trasformare la propria arma da ascia a spada, mantenendo la stessa posa: quella che inizialmente era a tutti gli effetti brandita sopra la spalla è divenuta una macabra immagine di suicidio.

 

La Bottega del Mistero
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