Riprendiamo il racconto sulle capsule del tempo, iniziato qualche giorno addietro. Questa volta parliamo di messaggi inviati nello spazio, alla ricerca di vita extraterrestre. E non solo.

 

Il progetto KEO

 

Il KEO è un satellite spaziale progettato per contenere al suo interno una capsula del tempo che conterrà tutti i messaggi dei cittadini della Terra. La data di lancio è prevista inizialmente per il 2003 ma, dopo vari posticipi, viene rinviata al 2015. Il progetto è supportato dall’UNESCO (Progetto del XXI secolo), dal gruppo Hutchison e dall’Agenzia Spaziale Europea, più molte altre organizzazioni minori. Ogni essere umano è invitato a scrivere sul sito web del progetto il proprio messaggio: si hanno a disposizione quattro pagine (6000 caratteri) per ogni abitante della Terra. I messaggi saranno salvati su DVD vetrosi resistenti alle radiazioni. Se i lettori DVD non saranno più disponibili in futuro, dettagliate istruzioni sono incluse per costruirne uno. Una volta lanciato in orbita il KEO, i messaggi saranno disponibili liberamente online. KEO trasporterà anche un diamante contenente una goccia di sangue umano, campioni di aria, acqua di mare e terra, un orologio astronomico, foto di tutte le culture del pianeta ed un compendio dello scibile umano. Su una faccia del diamante sarà inciso il DNA del genoma umano. KEO non ha mezzi di propulsione propri, e verrà lanciato in orbita terrestre grazie ad un razzo Ariane 5. Quando ritornerà al suolo la protezione termica creerà un’aurora boreale nell’atmosfera. Il rientro è previsto tra 50.000 anni.

 

 

Capsule del tempo nello spazio profondo

 

Nello spazio sono sepolte diverse capsule del tempo. Eccone alcune.

A seguito della missione Apollo 11, viene lasciata poco distante dal sito di atterraggio una placca destinata a rimanere per sempre sulla Luna.

 

 

Qui uomini del pianeta Terra che per primi misero piede sulla Luna

Luglio 1969

Siamo giunti in pace in nome dell’umanità – Placca dell’Apollo 11

Le sonde Pioneer 10 e Pioneer 11, lanciate in orbita nel 1972 e nel 1973, accolgono a bordo due placche identiche raffiguranti un uomo ed una donna, più alcune informazioni destinate a qualsiasi razza senziente volesse cercare il nostro pianeta. Pioneer 10 ha superato il Sistema Solare ed è attualmente in viaggio verso la stella Aldebaran, nella costellazione del Toro. Dovrebbe raggiungerla tra due milioni di anni. Pioneer 11 è in rotta verso la costellazione dell’Aquila, ma a seguito del disallineamento della Terra con la sua antenna, non è possibile comprenderne la reale posizione. Si stima che raggiungerà la meta in quattro milioni di anni.

 

Due dischi per grammofono in oro, ribattezzati Voyager Golden Record, si trovano (uno per ognuna) sulle sonde Voyager 1 e Voyager 2, progettate per scansionare il Sistema Solare Esterno. I due dischi, identici, contengono immagini e suoni della Terra, e sono concepiti per essere utilizzate da forme di vita extraterrestre, nel caso queste riuscissero ad intercettare le sonde. Tra i vari suoni registrati ci sono anche i saluti dei terrestri in diverse lingue: quelli in italiano recitano semplicemente Tanti auguri e saluti. Le sonde gemelle, lanciate nel 1977, hanno completato da tempo la loro missione, e nel 2025 tutti gli strumenti a bordo cesseranno le attività per mancanza di energia – anche se già nel 2017 non saranno più in grado di comunicare con noi, poiché il giroscopio non funzionerà più. Nonostante questo, sono ancora in viaggio verso lo spazio profondo. Voyager 1 si dirige verso la costellazione dell’Ofiuco, ed uscirà tra 30.000 dalla Nube di Oort. Ciò che troverà oltre resterà un segreto che conoscerà lei sola. Voyager 2 viaggia verso la costellazione di Andromeda.

 

 

Due placche identiche poste sui due satelliti artificiali LAGEOS, lanciati nel 1976 e nel 1992, raffigurano la disposizione dei continenti nel passato, nel presente e nel futuro. LAGEOS 1 e LAGEOS 2 torneranno sulla Terra tra 8 milioni di anni. Probabilmente non ci sarà nessun essere umano ad aspettarle.

 

 

 

Provare a comunicare con entità extraterrestri in questo modo è un po’ come lanciare un messaggio in bottiglia nell’oceano. Si spera sempre che qualcuno lo trovi e ci risponda, ma le speranze sono praticamente nulle.

Oppure si tratta solo di un modo per sentirci immortali, più grandi di quello che siamo. I nostri messaggi nello spazio viaggeranno per miliardi di anni. Noi non ci saremo forse più, ma la nostra voce, ed il nostro ricordo, continueranno a vivere per l’eternità.

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