NoEnd House 3 – Origin of Ending – Part 2 (La Casa Senza Uscita: Parte III – L’origine della fine, capitolo 2) è il quarto ed ultimo capitolo della saga No End House, scritta da Brian Russell. David incontra una grottesca ragazzina, Natalie, che sembra conoscere il destino che si cela dietro le porte della Casa. Ma nulla è come sembra.

Trovate il primo capitolo in italiano qui, il secondo qui, e la prima parte del terzo capitolo qui, tradotti in esclusiva dalla Bottega del Mistero. L’autore Brian Russel ha dichiarato, in un post del 2013, che avrebbe continuato la serie scrivendo un nuovo capitolo molto più lungo dei precedenti ma, a tutt’oggi, non ha pubblicato aggiornamenti in merito. A due anni e mezzo di distanza credo che la storia non avrà un seguito. Gustatevi quindi l’ultimo capitolo della Casa Senza Uscita.

Buona lettura.

 

 


 

La Casa Senza Uscita: Parte III – L’origine della fine, capitolo 2

 

La giovane si alzò e scostò i capelli dal volto. Per qualche ragione, anche immaginando quanto fosse terrificante quella visione per David, c’era qualcosa di insolitamente… normale, in quella ragazza. Aveva lunghi capelli castani che le arrivavano a sfiorare le spalle ed era magra come un chiodo, con un mucchio di lentiggini che le incorniciavano il naso e le guance. I suoi vestiti non avevano nulla al di fuori del normale, si sarebbero potuti trovare in qualsiasi negozio – canotta nera e dei jeans infilati in degli stivali rosso scuro. Era più grande di quanto immaginasse in un primo momento. Doveva avere circa sedici anni – se mai quella cosa avesse avuto realmente un’età. Un brusio alle loro spalle li fece sussultare, riportando David alla realtà.

“Dobbiamo andare” disse la ragazza “adesso.” Gli afferrò la mano e lo trascinò via. Preso alla sprovvista, David la seguì e quasi lasciò cadere il cellulare. Cercò di tenerlo in alto, per quanto gli era possibile farlo, per illuminare il cammino.

“Non ce n’è bisogno” la ragazza alzò la mano libera “guarda.” Mormorò qualcosa tra un respiro affannoso ed un altro, qualcosa che non era certamente in inglese, ed una luce incandescente pulsò di fronte ai due, cominciando a seguire la giovane. Era come una torcia che seguisse i loro movimenti. Il brusio dietro di loro si fece più forte mentre si avvicinavano al primo bivio della galleria. Senza esitare, la giovane girò a destra. Dopo qualche istante, il brusio si dissolse, e i due ragazzi si trovarono di fronte ad una scala la cui fine si perdeva nell’oscurità.

“Saliamo di qui!” La ragazza guadagnò le scale per prima. Questo gesto riportò nuovamente alla realtà David, che si sentiva oltremodo confuso.

“Aspetta!” La giovane fermò la sua corsa a metà delle scale, e lanciò lo sguardo oltre le sue spalle.

“Guarda, capisco che tutto ciò possa sembrarti stran-”

“No, no, lo so che è strano. Ho visto ben altro finora. Ma tu chi diavolo sei?”

“Te lo spiego dopo, ok? Dobbiamo solo uscire di qui, no? Nessuno al mondo dovrebbe trovarsi intrappolato qui dentro e noi, beh, noi lo siamo. Detto questo…” La ragazza riprese la sua corsa. David era sul punto di ribattere, ma il brusio alle sue spalle riprese più forte. In quel momento la sopravvivenza era certamente più in alto della curiosità nella scala delle sue priorità, e David si arrampicò dietro la ragazza, lasciandosi alle spalle i cunicoli per quella che lui sperava fosse l’ultima volta.

La scala sbucava in una stanza vuota. Sembrava un enorme sgabuzzino. Diversi secchi e stracci erano accantonati lungo le pareti, e per essere una sezione della Casa, era decisamente modesta. La ragazza trasalì e allungò la sua mano verso David. I suoi sbalzi d’umore erano certamente qualcosa di cui restare colpiti, e David le afferrò la mano con riluttanza.

“Ti starai chiedendo chi sono e come faccio a conoscerti.” La giovane non aspettò la risposta di David. “Il mio nome è Natalie, è questa è più o meno casa mia.”

“Ma di che diavolo parli? Questa è casa tua? Questo cazzo di posto è casa tua?”

“Lo so, lo so, ma devi capire com’è successo. Vedi, non è stato sempre così, prim-”

“E poi che diavolo – che cos’era quella cosa che hai fatto? Quella luce volante?”

“Sì, lo so – è tutto legato alla storia. Capirai tutto se mi lasci spiegare.” Natalie prese fiato e fissò David. Lui restò in silenzio e tornò a prestarle ascolto, lasciandole intuire che aveva tutta la sua attenzione. “Questa è casa mia. So che adesso ti sembra l’anticamera dell’inferno, e hai ragione. È l’inferno. La mia famiglia era invischiata in affari decisamente non convenzionali. Ci siamo trasferiti qui una decina d’anni fa e tutto filava liscio. Un luogo particolarmente pittoresco ed isolato, sono d’accordo, sopratutto per me che ero abituata alle grandi città, ma era bello vivere qui. Il problema è che la mia famiglia, noi… sappiamo fare delle cose. Siamo streghe.” Natalie soffocò una risata. “Trucchi buoni per lo più ad impressionare la gente, come quella luce che hai visto di sotto nelle grotte. Ma alcuni di noi, come mio fratello, hanno cominciato ad osare di più. Hanno stretto alleanze con demoni e cose del genere. Io sono in grado di evocare un gatto, ad esempio, che è una cosa carina da vedere, mentre mio fratello si è spinto molto oltre. Abbiamo provato a dissuaderlo, ma il potere che poteva scatenare lo stava lentamente divorando, non era in grado di fermarsi. Peter non è mai stato uno pronto a sentirsi dire di aver sbagliato.”

“… Peter?” Un’idea balenò nella mente di David, ma era troppo assurda per poterla accettare. Peter era suo amico da anni… O almeno così credeva.

“Fu così che una notte, sette anni fa, mio fratello superò il confine. Richiamare demoni per diletto non era più abbastanza per lui, voleva di più. Gli chiedemmo cosa lo ossessionasse a tal punto, e lui ci domando perché avrebbe dovuto fermarsi. Che cosa accadde nelle notti a seguire… è un po’ difficile spiegarlo.” Anche se alla ragazza mancavano gli occhi, sostituiti da orrende feritoie nere, era palese che il ricordo appena rievocato la addolorasse. La Casa – l’inferno – era opera del fratello di Natalie, suo amico. A David però sembrava che quella ragazza fosse più che una semplice prigioniera della Casa come lui.

“D’accordo” David le pose una mano sulla spalla “andiamocene fuori di qui.”

David si guardò attorno. Il cuore gli sussultava impercettibilmente mentre scrutava la stanza. A parte la botola nel pavimento da cui erano entrati non vi era nessuna via d’uscita – solo mura di liscio cemento.

“Hai idea di dove siamo?” Chiese alla ragazza, sperando vivamente in una sua risposta affermativa.

“Ovviamente” replicò la giovane, con una punta di esitazione che non piacque a David “questa è cosa mia, dopotutto.” Detto ciò si avvicinò ad una delle pareti. La superficie del muro era un’unica lastra di cemento grigio – nessun passaggio, nessuna porta, niente di niente. Natalie frugò in una tasca e tirò fuori quello che sembrava un carbone, simile a quelli usati dai ritrattisti. Con quello disegnò una lunga linea continua di circa un metro. Tratto dopo tratto, David la fissava a bocca aperta ammirandone la maestria. Non aveva mai visto nulla di simile al di fuori dei film fantasy. Era una specie di yin e yang spezzato da un pentagramma avvolto dallo scarabocchio di un infante. Natalie si rimise il carbone in tasca e si ravviò i capelli con le dita. Dopo un momento di silenzio, alzò la mano destra contro il simbolo, sfiorandosi la tempia con due dita di quella libera. Di primo acchito, a David sembrò che la ragazza fosse concentrata nel parlare, ma si rese conto ben presto che in realtà aveva ripreso quel suo strano cantilenare. Il simbolo vibrò, e David restò a bocca aperta nel vederlo tingersi di un viola acceso. Natalie sorrise tra sé quando il muro si divise in due parti.

“Mi è sempre piaciuto un sacco farlo.”

 

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