Tornate col pensiero alla vostra infanzia, quando tutto sembrava enorme visto dagli occhi così piccoli di un bambino: bastava sedersi a tavola e questa diveniva per noi  un’intera regione, complice anche quella innocente fantasia che solo i piccoli hanno. E così ogni bicchiere era la torre più alta del regno, ogni fazzoletto un appezzamento di terra coltivato. Se la tavola imbandita sembrava immensa, che dire dell’ora del bagnetto? In quella vasca da bagno ognuno di noi era il Capitano Achab, che sfidava la tempesta perfetta fatta di bollicine di sapone e gridava contro lo schiumeggiare dei flutti. Ed eccola lì, sorniona, indifferente al nostro personale battagliare, lei: la paperella di gomma. Si stagliava gialla, trionfante del suo restare sempre a galla, senza mai cederci il fianco; la nostra Moby Dick da fiocinare. Ed in effetti di solito la battaglia epica finiva con noi che prendevamo la paperella e gliele davamo di santa ragione.

Oggi voglio raccontarvi una curiosa storia di migliaia di paperelle di gomme, disperse per gli oceani di mezzo mondo.

Nel 1992 una nave da trasporto cinese rovesciò un container di 30.000 paperelle di gomma “Friendly Floatees” della compagnia di giocattoli First Years Inc. in una vasca un po’ più grande del normale: l’Oceano Pacifico. Ovviamente era impossibile riuscire a recuperare i pennuti plasticosi dalla nave, ed il capitano si limitò a fare spallucce e navigare verso porti più prosperi. Questa marea gialla però risvegliò la curiosità di due oceanografi, Ebbesmeyer ed Ingraham, che ebbero la brillante idea di monitorare i nostri piccoli amici per capire se le proiezioni matematiche dei flussi oceanici, delle loro correnti e della loro dispersione fossero corrette. Nel decennio successivo, sino al 2001, si sono susseguiti gli avvistamenti delle paperelle, alcune delle quali sono state dotate di microchip e rispedite in mare, in balia delle correnti. Fra il luglio e il dicembre del 2003, la First Years Inc. ha messo una taglia di cento dollari sui giocattoli per chi ne avesse trovato degli esemplari lungo le coste di Islanda, Canada o Nuova Inghilterra e lo avesse spedito al quartier generale di Tacoma. Sebbene grazie a questo stratagemma, che ha valso certamente grande notorietà alla compagnia di giocattoli, siano state recuperate centinaia di esemplari, a tutt’oggi la stragrande maggioranza delle paperelle vaga ancora indisturbata tra le onde del globo, per almeno un’altra settantina di anni, prima di disciogliersi completamente in acqua. L’odissea delle Friendly Floatees ha spinto la NASA ad usarle per svelare le dinamiche con cui si vanno sciogliendo i ghiacci perenni della Groenlandia; molti artisti inoltre hanno creato delle versioni gigantesche dei pennuti, alte anche 30 metri, ancorate nei porti delle città più famose del mondo e ribattezzate “Mamme Papere”.

Provate a riempire di sberle queste, di paperelle di gomma.

È incredibile quanto ti possa insegnare una papera. – Curtis Ebbesmeyer

E se permettete la poesia, mi piace pensare a questi nostri amici di plastica che viaggiano per giorni rinchiusi in un container. Così fuggono via, e non potendo volare, se ne vanno peregrinando per gli oceani, a ricordarci che forse è più bello vivere combattendo le onde dell’oceano che rimare al sicuro in una piccola vasca da bagno.

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