Tra le tante, tristi, follie della Corea del Nord vi è una punizione riservata ai dissidenti politici e a tutti quelli che, secondo i dettami di Kim Jong-Un, vengono etichettati come nemici della nazione: la punizione delle tre generazioni.

Kim Il Sung, fondatore della patria comunista, ordina nel 1972 che tutti coloro che vanno contro le ferree regole imposte dal dittatore, vengano rinchiusi in appositi campi di prigionia. Sotto l’occhio vigile di Kim Il Sung e della sua agenzia di sicurezza nazionale vengono allestiti sei grandi campi di concentramento, nascosti in mezzo alle montagne, tuttora attivi. La maggior parte dei lager è composta da wan-jeon-tong-je-kyuk (letteralmente, aree del controllo totale), in cui i detenuti sono lasciati in balia di loro stessi e della natura ostile. Mangiano radici e cortecce, e quando la caccia è proficua anche serpenti, lavorano oltre 14 ore al giorno, ogni giorno di ogni mese di ogni anno, per tutta la loro vita. Escluso ovviamente i giorni di celebrazione nazionale in onore di Kim il-Sung e del figlio Kim Jong-Il. Sfiancati dalla malattia, dal freddo e dalle intemperie, fanno presto ad arrendersi alla certezza di morire tra quelle mura. E così farebbero, se non ci fosse una spada di Damocle che pende sulle loro teste. Potrebbero lasciarsi morire, certo, ma qui sta la loro tragedia, e se vogliamo la macabra intelligenza della tortura: la punizione delle tre generazioni prevede che non solo chi è stato condannato debba scontare la vita nei campi di concentramento, ma anche i figli ed i figli dei suoi figli seguano la stessa sorte.

 

 

Ci si ritrova così con famiglie letteralmente strappate alle loro case ed abbandonate al loro destino. E così anche le successive generazioni, facendo sì che in quelle terre morse dal gelo nascano e muoiano ogni anno bambini che non vedranno mai la luce al di là delle montagne. Padri allo stremo delle forze, con lo stomaco atrofizzato dalla fame, pronti a lottare con le tutte le loro deboli forze per assicurare un pasto ai propri piccoli, o ai propri nipotini.

Ed una domanda mi sorge dalle viscere.

Chi è il mostro più brutale, quello più subdolo: la bestia che stupra, uccide e tortura in nome di uno stato, o quella che resta a guardare dal buco della serratura senza intervenire?

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