C’è una strega ad Albenga, Italia. Gli abitanti della cittadina ligure ne sono terrorizzati, non osano chiamarla per nome, la evitano come la peste e fanno di tutto per non incrociare il suo sguardo. Solo che questa vecchia megera amante del demonio è alta poco meno di un metro e mezzo, e ha 13 anni.

A settembre 2015 un gruppo di ricercatori del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, in collaborazione con la Aix Marseille Université, diretti dal professore Philippe Pergola, Stefano Roascio e Elena Dellù, sta lavorando alacremente nel sito archeologico di San Calocero ad Albenga, in provincia di Savona. Gli archeologi hanno un gran daffare, dato il numero di corpi rinvenuti, ma restano letteralmente a bocca aperta quando, dalla fredda terra, portano alla luce del sole dopo centinaia d’anni il corpicino minuto di una bambina. Quello che però li sconcerta non è tanto ritrovare il corpo di una ragazzina nel bel mezzo del nulla – nel XV secolo, in cui la bambina è vissuta, la vita media è di 35/40, con una mortalità infantile molto alta – quanto il modo in cui è stata sepolta.

A faccia in giù.

Chi veniva inumato in questo modo, era perché si voleva impedire che vedesse la luce della Resurrezione. Era un trattamento che si riservava agli assassini e ai ladri. Oppure era un gesto di superstizione, per far sì che non si potessero rialzare e tornare in vita. Il tardoantico, essendo un periodo di transizione e cambiamento, ha riportato alla luce paure e, appunto, superstizioni. Alcuni sono stati ritrovati sepolti non solo a faccia in giù, ma anche inchiodati a terra: perfino il cranio veniva trapassato e fissato al terreno. – Stefano Roascio

Lo scheletro appartiene ad una ragazzina di circa 13 anni, alta 1,48 metri che per qualche ragione è stata sepolta col volto sigillato verso la fredda terra. È un’azione meschina, che idealmente preclude al defunto la possibilità di ricongiungersi con Dio e, quindi, condannarlo alla morte eterna. Si usa sopratutto – ancora oggi – quando si sospetta che il morto possa ritornare dalla tomba a mietere vittime, come nel caso di vampiri e streghe, che in questo modo non sarebbero in grado di ritrovare la strada di casa. È un modo come un altro per esorcizzare la paura atavica del revenant, il ritornante, l’essere demoniaco che sfugge persino alla morte per cercare vendetta sui suoi compaesani, presente in numerose culture sparse per il globo.

È un ritrovamento davvero singolare. Quello che ci lascia a bocca aperta è anche il fatto che questa persona fosse stata sepolta attaccata alla chiesa, luogo che non si riserva certo a chi si vorrebbe punire. – Elena Dellù

Poco distante da questo primo corpo gli esperti ne scoprono un altro: appartenente ad una donna sulla trentina, mostra chiari segni di bruciatura sul bacino e sul torace, come se fosse stata arsa sul rogo.

Proprio come una strega.

Dopo l’inumazione, il cadavere della donna è stato coperto da massi pesanti, come a volerla sigillare in un simulacro di pietra per sempre. Ma c’è di più: la bambina e la ragazza sono probabilmente parenti. In entrambe sono presenti difetti nella saldatura delle ossa frontali, conseguenza del metopismo, una malattia genetica. Sullo scheletro della bambina sono stati inoltre trovati piccoli fori che indicherebbero che la piccola soffriva di anemia e che abbia contratto lo scorbuto, malattie che possono facilmente portare a svenimenti, attacchi epilettici e sanguinamenti improvvisi, tutti attribuibili dagli abitanti del medioevo come chiari segnali di stregoneria o vampirismo.

Questa [anemia] poteva essere stata causata sia da una malnutrizione durante i primi anni di vita sia da una derivazione genetica. La forte anemia riscontrata potrebbe averle procurato svenimenti o crisi epilettiche che, male interpretate, avrebbero potuto assumere l’aspetto di vere e proprie sindromi di possessione demoniaca. Potrebbe essere una delle spiegazioni di questa inumazione con il corpo rivolto verso il terreno: generalmente vanno considerate come un gesto di autodifesa che la comunità dei viventi attua per impedire il ritorno in vita di una persona vista come negativa. Tale sorte veniva riservata ai suicidi e agli assassini, ma anche agli assassinati nel timore che tornassero a vendicarsi, così come alle streghe, nell’intento di evitare che lo spirito potesse fuoriuscire dal sepolcro per partecipare ai sabba. Non è da escludere, comunque, che possa trattarsi anche di un gesto di umiltà e di sottomissione che effettivamente è registrato per alcune sepolture privilegiate di ambito carolingio quale, per esempio, quella di Pipino il Breve, padre di Carlo Magno. – Stefano Roascio ed Elena Dellù

Forse la  storia che narrano gli scheletri è molto più inquietante di quanto si immagini. Proviamo a ricostruirla insieme. Nel XV secolo, ad Albenga, vive una donna con la sua bambina tredicenne. La donna è accusata di stregoneria, e tutti nel paese la temono. Si dice che conosca il segreto per preparare unguenti miracolosi, ma anche che possa gettare il malocchio e la peste. Nessuno osa contraddirla, d’altronde è una strega potente, e sopratutto non si trovano le prove per incolparla. Finché, un giorno, sua figlia comincia a sputare sangue e a dimenarsi come un’invasata, ed ecco la prova che la brava gente cercava: la donna ha giaciuto col demonio e dalla loro unione è nata questa bimba maledetta dal cielo. Così, senza pensarci troppo, il villaggio decide di dormire sogni più tranquilli gettandola in pasto alle fiamme. La donna muore tra atroci sofferenze e che sia strega o no meglio andare sul sicuro, gettandola in una fossa a faccia in giù per evitare che torni a vendicarsi, sepolta da centinaia di sassi che la relegheranno per sempre all’inferno da cui è venuta, a pochi passi dalle spoglie di San Calocero, che dalla chiesa veglierà affinché la ritornante resti dov’è per sempre. Stessa sorte per la figlia bastarda frutto del diavolo, a cui viene per sempre tolta la possibilità di vivere una vita normale. Fine.

Questa è la storia per come l’ho immaginata io, con una donna innocente additata come strega, una bambina malata scambiata per un’indemoniata ed un paese medioevale che vive di credenze, superstizioni e paure.

O magari è tutto vero, e la piccola streghetta e la madre malvagia sono davvero tornate alla vita dalle loro tombe nella fredda terra. Forse a cercare vendetta, o il riposo eterno a lungo bramato.

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