Elliott O’Donnell è un autore inglese a cavallo tra l’800 ed il ‘900 che, a suo stesso dire, ha spesso avuto a che fare con i fantasmi. A cinque anni assiste all’apparizione di uno spirito dell’oltretomba e diversi anni dopo un’altra entità, molto più aggressiva, tenta di strangolarlo, fortunatamente invano. Nella sua notevole carriera – 50 libri e numerose pubblicazioni minori su importanti riviste specializzate, come Weird Tales – O’Donnell scrive non solo storie di fantasmi partorite dalla sua fervida fantasia, ma anche di cronache accadute a persone che lui stesso segue nella ricerca della verità sulle entità paranormali.

Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre figure e la stampa, diversi casi di apparizioni di fantasmi. Credo negli spiriti, ma non mi definisco uno spiritista. – Elliott O’Donnell

Una delle sue cronache più sconcertanti è quella che vede protagonista una misteriosa quanto letale tigre fantasma.

La tigre unisce velocità e possanza, grazia e agilità. Temuta e rispettata nei Paesi del Sudest asiatico, non stupisce che sia divenuta nel tempo icona della forza non solo del fisico, ma anche dello spirito. Numerosi racconti la descrivono a volte come alleata, a volte come nemica divoratrice di uomini. In alcune culture viene spesso rappresentata come uno spirito volto a difendere le anime dei defunti, come la tigre Bengala ad Assam, India. O’Donnell racconta di un fatto accaduto ad un suo conoscente, tale Colonnello De Silva e del suo violento incontro con l’enorme felino: un giorno il militare, di stanza in India, assiste impotente all’uccisione di un anziano lebbroso da parte di un’enorme tigre. Il vecchio, poco prima di esalare l’ultimo soffocato respiro, maledice con un filo di voce De Silva e tutta la sua famiglia, per non aver provato a salvarlo.

Un anno dopo, continua O’Donnell, comincia insistentemente a correre voce che una divoratrice di uomini infesti la regione. Inutili le battute di caccia organizzate dalla polizia locale e dai cittadini: il grosso felino striato miete una vittima dopo l’altra, inesorabilmente. Alcuni fortunati però riescono a sottrarsi alla sua furia e a cavarsela con non più di qualche graffio. Questi ultimi, tutti, inspiegabilmente, contraggono la lebbra e muoiono nel giro di qualche settimana. De Silva è terrorizzato, e teme in cuor suo che la tigre sia il frutto della sua debolezza, pronta a dilaniare le persone che ama. Il colonnello un giorno riesce a spararle, ma purtroppo manca il bersaglio. Poco dopo, ancora madido di sudore per aver sprecato l’occasione di uccidere la fiera, segue le enormi impronte della bestia, e scopre con orrore che si sta dirigendo con passo veloce verso il parco dove passeggia beatamente suo figlio in compagnia della tata. Fa appena in tempo a sparare al mostro quando questo si trova a mezz’aria, pronto a ghermire le prede. Colpita in pieno, la tigre svanisce letteralmente nel nulla senza toccare terra.

La bambinaia muore sul colpo terrorizzata dal ferale spettro. Il piccolo, per fortuna, è ancora vivo, ma De Silva ha poco da gioire. Il pargolo è stato ferito da uno degli artigli dell’animale; muore in pochi giorni, dopo aver misteriosamente contratto la lebbra.

La tigre fantasma non si rifarà mai più viva.

 

Tigre

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