Pool’s Closed è una frase associata ad una serie di azioni di Anonymous contro il social network Habbo Hotel, dove i membri del gruppo formano delle cordate per evitare l’accesso alle piscine virtuali del sito. Gli avatar dei membri di Anonymous sono rappresentati da persone di colore con eccentrici capelli afro e vestiti di tutto punto.

 

 

Il 6 giugno 2006 un gruppo di utenti di 4chan, che si autodefinisce /b/lockers, decide di bloccare l’unica entrata disponibile alle piscine di Habbo, causando la frustrazione generale degli altri utenti del sito. Col passare dei giorni il raid diventa sempre più esteso e complesso, portando alcuni sviluppatori a creare Pool Tool, che consente di bypassare i filtri antispam del social network e mostrare a video agli altri utenti la frase Pool’s closed due to AIDS (La piscina è chiusa per AIDS) a ripetizione.

La manifestazione continua per settimane, fino al 12 luglio 2006, quando per la presenza massiva di rappresentanti di /b/lockers o di semplici simpatizzanti che seguono attivamente il raid, Habbo Hotel viene temporaneamente chiuso per consentire agli amministratori di trovare un rimedio.

 

 

Ogni anno, il 12 luglio, Anonymous organizza la stessa manifestazione, seguendo gli stessi principi. Come risultato delle loro azioni, non è più possibile creare un avatar afro con giacca e cravatta, pena il ban immediato dal sito. Durante l’evento Pool’s Closed è facile incappare in svastiche formate dagli utenti /b/lockers, create col solo ed unico intento di innervosire gli amministratori del social network, e Afroduck, statua di una papera afro.

 

 

Il raid genera un’eco spaventosa, e si trasferisce nella vita reale: in Finlandia, un gruppo di persone con parrucche afro in giacca e cravatta forma una svastica umana di fronte al quartier generale di Sulake, la compagnia proprietaria di Habbo Hotel.

 

 

Purtroppo, come spesso accade anche da noi in Italia, il significato di Pool’s Closed viene totalmente travisato dai media (vedi Studio Aperto e le sue cantonate sugli alieni) quando nel 2008 una donna texana, Mary Alice Altorfer, dichiara al telegiornale che la scritta apparsa su una piscina sia in realtà discriminazione razziale. Altofer, infatti, crede che stia a significare che l’accesso all’area sia esclusivo appannaggio dei bianchi, escludendo le persone di colore: si tratterebbe secondo lei di apartheid. Nei giorni successivi, la donna  è stato oggetto di attacchi su internet da parte di Anonymous.

 

 

Giusto per chiarire, come spiega il sito Help AIDS, non è possibile contrarre l’AIDS in una piscina, poiché il cloro e gli altri disinfettanti presenti in acqua uccidono istantaneamente il virus HIV.

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