I Sokushinbutsu (即身仏) sono monaci buddisti che osservano uno stile di vita rigidissimo votato ad innalzarli allo stato di Buddha attraverso l’automummificazione. Praticata principalmente nel nord del Giappone tra l’11° ed il 19° secolo da diversi membri dalla scuola di Shingon (真言宗), questa tecnica richiede costanza e dedizione al limite del fanatismo. Il monaco cerca di preparare il proprio corpo alla mummificazione – esattamente come avveniva con i faraoni dell’Antico Egitto – ma mentre è ancora vivo e vegeto.

 

Sokushinbutsu

 

L’arte dell’automummificazione è molto complessa, e richiede circa sei anni per essere completata alla perfezione. Dei migliaia di monaci che hanno tentato l’impresa, solo 24 ci sono riusciti. La prima fase consiste nel nutrirsi per 1.000 giorni con frutta secca e semi, accompagnata da un’attività fisica pressante per eliminare ogni traccia di grasso corporeo. Per altri 1.000 giorni la dieta diventa a base di cortecce e radici, bevendo solo ed unicamente un tè velenoso estratto dalla linfa dell’albero di lacca cinese. Come suggerisce il nome, il composto viene normalmente usato per laccare tazze e piatti, e se ingerito provoca forte vomito ed un grave squilibrio idroelettrico. L’obiettivo dell’intossicazione è rendere il corpo velenoso a sua volta, evitando che possa venire divorato dagli scarafaggi e altri insetti necrofagi.

Il monaco, oramai ridottosi a poco più che un ammasso di ossa, viene rinchiuso in una tomba di pietra poco più grande di lui, seduto in meditazione nella posizione del loto. Dall’interno del suo simulacro, il religioso può respirare attraverso un tubo per l’aria; chiuso nel più religioso silenzio l’unico mezzo per comunicare col mondo esterno è una piccola campana, che l’uomo scuote quasi impercettibilmente ogni giorno per far sapere di essere ancora in vita.

Poi, un giorno, la campana non suona più.

Il tubo e la campana vengono rimossi, ed il sudario di pietra prontamente sigillato. Dopo altri 1.000 giorni, la tomba viene aperta per controllare lo stato del monaco: se l’automummificazione è perfetta, il corpo viene esposto nel tempio per essere adorato come esempio integerrimo di devozione al Buddha.

 

Sokushinbutsu

 

La pratica dei Sokushinbutsu è stata messa al bando, ed attualmente non è ufficialmente praticata da alcun ordine religioso giapponese. Tuttavia, nel 2010, viene scoperto il corpo mummificato di Sogen Kato, a lungo considerato come l’uomo più anziano di Tokio. Il decesso, in realtà, sembra essere avvenuto nel 1978, ben 32 anni prima. Sebbene l’autopsia non sia riuscita a decretare ufficialmente la causa della morte, è altamente probabile che l’uomo sia riuscito a praticare l’arte dei Sokushinbutsu per nascondere la sua imminente morte e mantenere intatto il suo status di patriarca della capitale nipponica.

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