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The Rake

The Rake è una creepypasta che ruota intorno alla storia di una creatura umanoide che si dice attacchi gli ignari escursionisti di un bosco dello stato di New York, Stati Uniti.

Il racconto ha origine nella board di 4chan /b/ nel 2005: un utente anonimo avvia una discussione dal titolo Hey /b/ creiamo un nuovo mostro. Le idee si susseguono, ma senza brillare particolarmente per originalità e credibilità, finché un altro utente non apre un nuovo thread così:

Bene, questa è per le persone che amano i mostri con tre occhi, senza una bocca apparente e dalla pelle pallida. Ecco quello che abbiamo ottenuto fino ad ora: umanoide, alto circa un metro e ottanta quando è in piedi, anche se di solito si acquatta e cammina a quattro zampe. Ha la pelle molto pallida. Il volto è vuoto. Senza naso, senza bocca. Tuttavia, ha tre profondi occhi verdi, uno al centro della fronte, e gli altri due su entrambi i lati della testa, rivolti all’indietro. Di solito lo si avvista nei cortili delle case delle aree suburbane. Si limita a fissare gli osservatori, ma attacca se lo si avvicina. Quando lo fa spalanca la bocca, che somiglia ad una cerniera che si apre dal mento. Ha diversi piccoli denti, opachi.

Così nasce il mostro, anche se una prima apparizione la fa sul blog di Brian Somerville su Something Awful il 20 luglio 2006: si tratta della prima storia della serie Horror Theater, ma l’autore non chiarisce se ha scritto l’articolo ispirandosi alla discussione di 4chan o meno. Successivamente The Rake diviene virale, pubblicato prima su LiveJournal nel 2008 ed in seguito sulla board di 4chan /x/ nel 2009, dove acquista molto eco. A tutt’oggi, The Rake ha ispirato numerose storie parallele, opere multimediali e videogames, rendendola una delle creepypasta più apprezzata ed in continua evoluzione.

Buona lettura.

 

 

The Rake

Durante l’estate del 2003, alcuni eventi nel Nordest degli Stati Uniti riguardanti una strana creatura dalle sembianze umane accesero l’interesse di alcuni media locali prima di un apparente blackout di informazioni. Vennero lasciate intatte pochissime notizie, quasi nessuna, in quanto la maggior parte delle testimonianze online della creatura vennero distrutte misteriosamente.

Principalmente nella zona rurale dello stato di New York, presunti testimoni raccontarono storie dei loro incontri con una creatura di origini sconosciute. Le reazioni variavano da livelli estremamente traumatici di paura e disagio, a un quasi infantile senso di curiosità e giocosità. Nonostante i loro resoconti scritti non fossero più presenti, i ricordi rimasero indelebili. Molte delle persone coinvolte hanno iniziato a cercare delle risposte, quell’anno.

Agli inizi del 2006, erano stati trovati circa due dozzine di documenti, datati tra il dodicesimo secolo ed i giorni nostri, sparsi in tutto il mondo. Nella maggior parte dei casi, le storie erano identiche. Sono stato in contatto con un membro di questo gruppo e sono riuscito a ottenere qualche stralcio del libro che stanno per pubblicare.

 

L’ultimo messaggio di un suicida: 1964.

“Mentre mi preparo a prendere la mia vita, sento la necessità di alleviare ogni senso di colpa o dolore che sto lasciando con questo gesto. Non è colpa di nessun altro se non sua. Per una volta mi sono svegliato e ho sentito la sua presenza. E una volta mi sono svegliato e ho visto la sua forma. E una volta ancora mi sono svegliato e ho sentito la sua voce, e guardato nei suoi occhi. Non posso dormire senza paura di cosa proverò al mio prossimo risveglio. Non posso più svegliarmi. Addio.”

Trovate nella stessa scatola di legno c’erano due buste vuote indirizzate a William e Rose, e una lettera senza busta.

“Carissima Linnie, ho pregato per te. Ha detto il tuo nome.”

 

Un articolo di giornale (tradotto dallo spagnolo): 1880.

“Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Ho sperimentato il vero terrore. Vedo i suoi occhi quando chiudo i miei. Sono vuoti. Neri. Mi vedono e mi attraversano. La sua mano bagnata. Io non dormirò. La sua voce [Testo incomprensibile].”

 

Il diario di un marinaio: 1691.

“È venuto da me mentre dormivo. Sentivo qualcosa ai piedi del mio letto. Ha preso tutto. Dobbiamo tornare in Inghilterra. Non dobbiamo tornare mai più qui, sotto richiesta di The Rake.”

 

Da una testimonianza: 2006.

“Tre anni fa, ero appena tornata da una vacanza alle cascate del Niagara con la mia famiglia, il 4 di luglio. Eravamo veramente stanchi dopo una lunga giornata di viaggio, quindi mio marito e io mettemmo i ragazzi a letto e andammo a dormire.

Verso le quattro di mattina, mi sono svegliata pensando che mio marito si fosse alzato per usare il bagno. Colsi l’attimo per sistemare la coperta, ma così facendo lo svegliai. Mi scusai e gli dissi che credevo si fosse alzato. Quando si è girato a guardarmi, è sussultato e ha ritirato i piedi dal fondo del letto così velocemente che il suo ginocchio quasi mi fece cadere giù. Quindi mi ha afferrata e non ha detto niente.

Dopo qualche secondo per abituarmi al buio, riuscii a vedere cosa aveva causato la strana reazione. Ai piedi del letto, seduto e che ci dava le spalle, c’era quello che sembrava essere un uomo nudo, o un grande cane senza pelo di qualche tipo. La posizione del suo corpo era inquietante e innaturale, come se fosse stato investito da una macchina o qualcosa di simile. Per una qualche ragione, non fui subito spaventata da esso, ma più che altro interessata alle sue condizioni. A questo punto ero in qualche modo convinta che avremmo dovuto fare qualcosa per aiutarlo.

Mio marito teneva le ginocchia tra le braccia, in posizione fetale, guardandomi occasionalmente prima di tornare ad osservare la creatura.

In un turbinio di movimenti, la creatura si dimeno buttandosi giù, e arrancò velocemente vicino al letto agitandosi, finché non fu a pochi centimetri dalla faccia di mio marito. La creatura rimase in un silenzio assoluto per circa trenta secondi (probabilmente furono cinque, ma sembrò molto di più) a guardare mio marito. Poggiò quindi la mano sul suo ginocchio e corse nel corridoio, dirigendosi alla stanza dei ragazzi. Ho gridato e mi sono lanciata sull’interruttore, intenzionata a fermarlo prima che ferisse i miei bambini. Quando sono uscita nel corridoio, la luce della camera da letto era sufficiente a vederlo accovacciato e ingobbito a qualche metro di distanza. Sì è girato e mi ha guardato direttamente, coperto di sangue. Ho acceso la luce e ho visto mia figlia Clara.

 

 

La creatura è corsa giù per le scale mentre io e mio marito ci precipitavamo ad aiutare nostra figlia. Era ferita gravemente e parlò solo un’altra volta nella sua breve vita. Disse

“Lui è The Rake”.

Mio marito finì in un lago con la sua auto quella notte, mentre portava nostra figlia all’ospedale. Non sopravvisse.

In una piccola città, le notizie girano parecchio veloci. La polizia ci diede aiuto all’inizio, e anche il giornale locale fu molto interessato. Comunque, la storia non fu mai pubblicata e neanche i telegiornali locali se ne interessarono mai.

Per molti mesi, mio figlio Justin ed io ci sistemammo in un hotel vicino alla casa dei miei genitori. Dopo la nostra decisione di tornare a casa, ho iniziato a cercare delle risposte. Trovai un uomo in una città vicino che aveva avuto un’esperienza simile. Ci siamo messi in contatto e abbiamo iniziato a raccontarci delle rispettive vicende. Lui sapeva di altre due persone a New York che avevano visto la creatura a cui noi ora ci rivolgeremo come The Rake.

Noi quattro impiegammo due anni interi di ricerca nel web e tra testimonianze scritte per ottenere una piccola collezione di ciò che pensiamo siano racconti di The Rake. Nessuno di essi rivelava però qualche dettaglio, una storia o spiegazioni.

Un giornale che aveva articoli riguardanti la creatura nelle sue prime tre pagine, e non la menzionò mai più…

Un diario di bordo che non spiegava niente dell’incontro, dicendo solo che era stato detto loro di andarsene da The Rake.

Quella fu l’ultima cosa scritta sul diario…

C’erano, comunque, molti casi dove la visita della creatura era rivolta alle stessa persona. Molte persone dissero anche che essa parlò loro, tra cui anche mia figlia. Questo ha portato a chiederci se The Rake ci abbia visitato altre volte prima del nostro ultimo incontro.

Programmai un registratore digitale vicino al mio letto e lo lasciai a registrare tutta la notte, per due settimane. Controllavo morbosamente il rumore di me che dormivo ogni giorno appena sveglia. Verso la fine della seconda settimana, ci avevo fatto l’abitudine e ascoltavo le mie registrazioni notturne ad una velocità otto volte superiore al normale (questo mi occupava comunque un’ora al giorno).

Il primo giorno della terza settimana, pensai di aver sentito qualcosa di diverso. Quello che avevo trovato era una voce stridula. Era The Rake. Non posso ascoltarla abbastanza a lungo anche solo da iniziare a trascriverla. Non l’ho ancora fatta ascoltare a nessuno. Tutto ciò che so è che l’ho sentita prima, e ora credo che parlò quando si trovò di fronte a mio marito. Non ricordo di aver sentito niente allora, ma per qualche ragione, la voce registrata mi portò immediatamente a quel momento.

I pensieri che dovevano essere passati nella testa di mia figlia mi lasciarono sconvolta.

Non ho più visto The Rake da quando rovinò la mia vita, ma so che è stato nella mia stanza mentre dormivo. Lo so e temo quella notte in cui mi sveglierò e lo vedrò, intento a fissarmi.”

 

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Pool’s Closed – La piscina è chiusa per AIDS

Pool’s Closed è una frase associata ad una serie di azioni di Anonymous contro il social network Habbo Hotel, dove i membri del gruppo formano delle cordate per evitare l’accesso alle piscine virtuali del sito. Gli avatar dei membri di Anonymous sono rappresentati da persone di colore con eccentrici capelli afro e vestiti di tutto punto.

 

 

Il 6 giugno 2006 un gruppo di utenti di 4chan, che si autodefinisce /b/lockers, decide di bloccare l’unica entrata disponibile alle piscine di Habbo, causando la frustrazione generale degli altri utenti del sito. Col passare dei giorni il raid diventa sempre più esteso e complesso, portando alcuni sviluppatori a creare Pool Tool, che consente di bypassare i filtri antispam del social network e mostrare a video agli altri utenti la frase Pool’s closed due to AIDS (La piscina è chiusa per AIDS) a ripetizione.

La manifestazione continua per settimane, fino al 12 luglio 2006, quando per la presenza massiva di rappresentanti di /b/lockers o di semplici simpatizzanti che seguono attivamente il raid, Habbo Hotel viene temporaneamente chiuso per consentire agli amministratori di trovare un rimedio.

 

 

Ogni anno, il 12 luglio, Anonymous organizza la stessa manifestazione, seguendo gli stessi principi. Come risultato delle loro azioni, non è più possibile creare un avatar afro con giacca e cravatta, pena il ban immediato dal sito. Durante l’evento Pool’s Closed è facile incappare in svastiche formate dagli utenti /b/lockers, create col solo ed unico intento di innervosire gli amministratori del social network, e Afroduck, statua di una papera afro.

 

 

Il raid genera un’eco spaventosa, e si trasferisce nella vita reale: in Finlandia, un gruppo di persone con parrucche afro in giacca e cravatta forma una svastica umana di fronte al quartier generale di Sulake, la compagnia proprietaria di Habbo Hotel.

 

 

Purtroppo, come spesso accade anche da noi in Italia, il significato di Pool’s Closed viene totalmente travisato dai media (vedi Studio Aperto e le sue cantonate sugli alieni) quando nel 2008 una donna texana, Mary Alice Altorfer, dichiara al telegiornale che la scritta apparsa su una piscina sia in realtà discriminazione razziale. Altofer, infatti, crede che stia a significare che l’accesso all’area sia esclusivo appannaggio dei bianchi, escludendo le persone di colore: si tratterebbe secondo lei di apartheid. Nei giorni successivi, la donna  è stato oggetto di attacchi su internet da parte di Anonymous.

 

 

Giusto per chiarire, come spiega il sito Help AIDS, non è possibile contrarre l’AIDS in una piscina, poiché il cloro e gli altri disinfettanti presenti in acqua uccidono istantaneamente il virus HIV.

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Le regole di internet

Ah, i bei vecchi tempi. Mi ricordo ancora quando quel panzone sudaticcio di Steve Ballmer se ne uscì con questa perla di saggezza:

Internet? Una moda passeggera. – Steve Ballmer, Microsoft

Steve è sempre stato uno con l’occhio lungo, ma quella volta prese una cantonata di dimensioni bibliche.

Internet negli anni si è evoluto, da semplice pagina del CERN di Ginevra a fitta rete di scambio di tutto ciò che è lo scibile umano. Pochi sanno che però il web è governato da 47 regole stilate nel 2012, più altre aggiunte in seguito, per rendere il cyberspazio un posto migliore. In realtà le leggi sono solo lo specchio di internet stesso: un potpourri di suggerimenti, tormentoni e frasi che mostrano, più di molte altre cose, cos’è il web. Ve le ho tradotte in italiano, e la spiegazione la trovate dopo.

Le 47 (+1) regole di internet

  1. Non parlare di /b/
  2. NON parlare di /b/
  3. Noi siamo Anonymous
  4. Anonymous è una legione
  5. Anonymous non perdona
  6. Anonymous può essere un orribile, insensato, mostro senza cuore
  7. Anonymous è ancora in grado di operare
  8. Non esistono delle vere regole sulla pubblicazione
  9. Non esistono delle vere regole sulla moderazione – godetevi il vostro ban
  10. Se ti piacciono dei siti rivali – SMETTILA
  11. Tutti i tuoi argomenti esposti con tanta cura possono essere facilmente ignorati
  12. Tutto ciò che dici può e verrà usato contro di te
  13. Tutto ciò che dici può essere trasformato in qualcos’altro – SICURO
  14. Non discutere con i troll – se lo fai hanno già vinto
  15. Più ti ci metterai impegno e più grande sarà il tuo fallimento
  16. Se fallisci in maniera epica, forse puoi farlo diventare un fallimento vincente
  17. Ogni vittoria alla fine è una sconfitta
  18. Tutto ciò che può essere etichettato può essere odiato
  19. Più li odi più diventeranno forti
  20. Niente va preso sul serio
  21. Ogni contenuto originale è tale solo per pochi secondi prima di diventare vecchio
  22. Il copypasta è stato creato per rovinare gli ultimi sprazzi di originalità
  23. Il copypasta è stato creato per rovinare gli ultimi sprazzi di originalità
  24. Ogni ripubblicazione è sempre la ripubblicazione di una ripubblicazione
  25. L’attinenza col tema principale decresce ad ogni post
  26. Qualsiasi argomento può essere facilmente trasformato in un altro completamente differente
  27. Chiedi sempre delle abitudini sessuali di una persona anche senza una ragione plausibile
  28. Chiedi sempre del genere sessuale – giusto in caso sia davvero un maschio
  29. In internet tutte le ragazze sono uomini e tutti i bambini sono agenti dell’FBI in incognito
  30. Non ci sono ragazze su internet
  31. Tette o GTFO – a te la scelta
  32. Devi avere delle immagini per provare ciò che affermi
  33. Incognito – non è mai troppo
  34. Se esiste c’è anche la versione porno, nessuna eccezione
  35. Se non trovi la versione porno, presto sarà fatta
  36. Ci sarà sempre più casino di quanto hai appena visto
  37. Non è possibile dividere per zero (ma solo perché l’ha detto la calcolatrice)
  38. Qui non esistono limiti – nemmeno il cielo
  39. IL CAPSLOCK È IL CRUISE CONTROL DELLA CALMA
  40. ANCHE COL CRUISE CONTROL CONTINUERAI A SBANDARE
  41. Desu non fa ridere. Davvero gente. È peggio delle barzellette su Chuck Norris.
  42. Nulla è sacro
  43. Più una cosa è bella e pura più sarà appagante corromperla
  44. Anche un solo commento su qualsiasi cosa giapponese può far di te un weeaboo
  45. Quando si avvista un leone, bisogna saltare in macchina
  46. C’è sempre una versione porno furry di qualsiasi cosa
  47. La piscina è sempre chiusa

Alle 47 regole se ne aggiunge di solito un’altra:

63. Per ogni personaggio maschile esiste una controparte femminile e viceversa

Spiegazioni

Non parlare di /b/

NON parlare di /b/

Sono riferite agli utenti di 4chan, a cui non è permesso di parlare della loro partecipazione al sito al di fuori dello stesso. Un po’ come capita in Fight Club:

Prima regola del Fight Club: non parlate mai del Fight Club. Seconda regola del Fight Club: non dovete parlare mai del Fight Club. – Tyler Durden

Noi siamo Anonymous

Anonymous è una legione

Anonymous non perdona

Anonymous può essere un orribile, insensato, mostro senza cuore

Anonymous è ancora in grado di operare

Anonymous è un gruppo di utenti che operano anche singolarmente mettendo in atto attacchi hacker solitamente verso i siti di organizzazioni governative, per la salvaguardia di internet e del mondo.

Non ci sono ragazze su internet

Tette o GTFO – a te la scelta

Internet è popolato per la maggioranza da uomini, sopratutto nei forum e nelle chat, dove le donne di solito sono vere e proprie mosche bianche. La seconda, per l’appunto, incita a chi si dichiara una ragazza a mostrare il seno per provarlo, o andare a f*nculo.

Devi avere delle immagini per provare ciò che affermi

È più o meno lo stesso concetto della regola precedente. A parlare sono tutti bravi, ci vogliono le prove di quello che si dice.

Se esiste c’è anche la versione porno, nessuna eccezione

Se non trovi la versione porno, presto sarà fatta

Queste sono certamente le regole più famose. Internet è fatto per la stragrande maggioranza di immagini porno, di tutti i generi e per tutti i gusti.

Il web è un posto strano. Tenete gli occhi aperti.

La Bottega del Mistero
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THEN WHO WAS PHONE?

Oggi voglio parlarvi di una creepypasta che tale non è, che dovrebbe far paura ma non la fa, e che si riassume in quattro parole: THEN WHO WAS PHONE?

Scritta solitamente in maiuscolo, è una frase fatta che di solito viene usata per commentare le creeepypasta scritte male, troppo corte o banali. Apparsa per la prima volta nella board /x/ di 4chan, era il finale di una storia horror volutamente breve e sgrammaticata, postata sul sito da un utente anonimo.

So ur with ur honey and yur making out wen the phone rigns. U anser it n the vioce is “wut r u doing wit my daughter?” U tell ur girl n say “my dad is ded”.  THEN WHO WAS PHONE?

Ve la traduco in un italiano un po’ più comprensibile.

Tu e la tua ragazza siete in giro insieme, quando all’improvviso ti squilla il cellulare. Rispondi al telefono, e la voce dall’altro capo ti chiede “Cosa stai facendo con mia figlia?” Ne parli con la tua fidanzata, e lei ti risponde “Mio padre è morto”. Allora chi era al telefono?

La frase diviene ben presto diffusissima su internet, riutilizzata da migliaia di utenti per prendere in giro discussioni troppo serie o per confondere gli altri partecipanti.

La Bottega del Mistero
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