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La tigre fantasma

Elliott O’Donnell è un autore inglese a cavallo tra l’800 ed il ‘900 che, a suo stesso dire, ha spesso avuto a che fare con i fantasmi. A cinque anni assiste all’apparizione di uno spirito dell’oltretomba e diversi anni dopo un’altra entità, molto più aggressiva, tenta di strangolarlo, fortunatamente invano. Nella sua notevole carriera – 50 libri e numerose pubblicazioni minori su importanti riviste specializzate, come Weird Tales – O’Donnell scrive non solo storie di fantasmi partorite dalla sua fervida fantasia, ma anche di cronache accadute a persone che lui stesso segue nella ricerca della verità sulle entità paranormali.

Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre figure e la stampa, diversi casi di apparizioni di fantasmi. Credo negli spiriti, ma non mi definisco uno spiritista. – Elliott O’Donnell

Una delle sue cronache più sconcertanti è quella che vede protagonista una misteriosa quanto letale tigre fantasma.

La tigre unisce velocità e possanza, grazia e agilità. Temuta e rispettata nei Paesi del Sudest asiatico, non stupisce che sia divenuta nel tempo icona della forza non solo del fisico, ma anche dello spirito. Numerosi racconti la descrivono a volte come alleata, a volte come nemica divoratrice di uomini. In alcune culture viene spesso rappresentata come uno spirito volto a difendere le anime dei defunti, come la tigre Bengala ad Assam, India. O’Donnell racconta di un fatto accaduto ad un suo conoscente, tale Colonnello De Silva e del suo violento incontro con l’enorme felino: un giorno il militare, di stanza in India, assiste impotente all’uccisione di un anziano lebbroso da parte di un’enorme tigre. Il vecchio, poco prima di esalare l’ultimo soffocato respiro, maledice con un filo di voce De Silva e tutta la sua famiglia, per non aver provato a salvarlo.

Un anno dopo, continua O’Donnell, comincia insistentemente a correre voce che una divoratrice di uomini infesti la regione. Inutili le battute di caccia organizzate dalla polizia locale e dai cittadini: il grosso felino striato miete una vittima dopo l’altra, inesorabilmente. Alcuni fortunati però riescono a sottrarsi alla sua furia e a cavarsela con non più di qualche graffio. Questi ultimi, tutti, inspiegabilmente, contraggono la lebbra e muoiono nel giro di qualche settimana. De Silva è terrorizzato, e teme in cuor suo che la tigre sia il frutto della sua debolezza, pronta a dilaniare le persone che ama. Il colonnello un giorno riesce a spararle, ma purtroppo manca il bersaglio. Poco dopo, ancora madido di sudore per aver sprecato l’occasione di uccidere la fiera, segue le enormi impronte della bestia, e scopre con orrore che si sta dirigendo con passo veloce verso il parco dove passeggia beatamente suo figlio in compagnia della tata. Fa appena in tempo a sparare al mostro quando questo si trova a mezz’aria, pronto a ghermire le prede. Colpita in pieno, la tigre svanisce letteralmente nel nulla senza toccare terra.

La bambinaia muore sul colpo terrorizzata dal ferale spettro. Il piccolo, per fortuna, è ancora vivo, ma De Silva ha poco da gioire. Il pargolo è stato ferito da uno degli artigli dell’animale; muore in pochi giorni, dopo aver misteriosamente contratto la lebbra.

La tigre fantasma non si rifarà mai più viva.

 

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Se vedi questo insetto, voltati e scappa immediatamente [BUFALA]

Da qualche giorno circola sui social un articolo riguardante un mostruoso ed enorme insetto di origine africana, silenzioso e letale. Ovviamente è tutta una cavolata. 🙂

SE VEDI QUESTO INSETTO, VOLTATI E SCAPPA IMMEDIATAMENTE

Questo il testo dell’articolo, copiato ed incollato di sana pianta da centinaia di siti.

La foto che vedete potrà ingannarvi. Quello che vedete non è un parrucchino ma un nuovo pericolosissimo insetto di origine africane sbarcato in europa grazie al rinnovato commercio ortofrutticolo che intercorre tra africa ed europa. Questo insetto, chiamato Eubetia Bigulae, ha delle dimensioni infinitamente piccole nelle prime fasi della sua vita, tanto che nessuno si accorge della presenza di questo animaletto.
Il problema sorge quando questo insetto cresce, raggiungendo spesso le dimensioni di un pallone da calcio. Sotto la folta peluria che lo fanno somigliare ad un parrucchino, l’Eubetia Bigulae nasconde una corporatura molto simile a quella del mille piedi. L’unica differenza tra il millepiedi e il cosiddetto animaletto giallo è la sua capacità di spruzzare un potentissimo veleno corrosivo che miete numerose vittime ogni anno in paesi come il Congo e il Chad. L’allarmen in Europa esiste già da tempo, ma in Italia questo insetto sembra essere arrivato relativamente da poco e pertanto nessuno ne ha mai parlato approfonditamente.

 

 

Peccato che l’Eubetia Bigulae non esista per niente, e che il simpatico insetto peloso nella foto non è altro che una larva di Megalopyge opercularis, o pussy moth (falena gattino), grande sì e no 3 centimetri. Fate attenzione, però: sebbene non sia dotata di veleno corrosivo come riportato dalla bufala, la puntura della larva di Megalopyge opercularis è davvero pericolosa, e può scatenare reazioni allergiche.

 

 

Il mio consiglio, come sempre, è uno solo: non fermatevi a leggere tutto quello che vi capita a tiro, andate oltre, informatevi, cercate, scoprite.

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D&R: Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

A ben vedere, gli occhi delle capre sono davvero grotteschi. Così diversi dai nostri e dalla maggior parte degli animali. Siamo abituati a quelli con le pupille verticali dei gatti, o a quelli a palla dei carlini, ma le fessure verticali delle capre, come si spiegano? Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

La stessa domanda deve essersela posta anche qualcuno alla University of California di Berkeley, dove nel 2015 viene avviato il primo studio in merito, che ha scansionato e registrato centinaia di pupille animali.

La pupilla è fondamentalmente un buco, situato al centro dell’iride, dove la luce viene catturata e ci permette di vedere il mondo attorno a noi. Negli esseri umani è circolare, come nella maggior parte del mondo animale, ma esistono numerosi esempi bizzarri.

 

 

Le seppie, ad esempio, presentano pupille a mo’ di lettera W, alcune rane le hanno a forma di cuore, mentre i gechi come l’interno dei vecchi rasoi.

Ce ne sono di cose strane là fuori. […] È un dibattito aperto da un po’ di tempo, perché è la prima cosa che sei spinto ad osservare in un animale. Dove si trovano i suoi occhi e che forma hanno le sue pupille. – Martin Banks, ricercatore della University of California

I ricercatori della University of California hanno così studiato 214 specie diverse, registrandone abitudini alimentari, il ciclo sonno/veglia, la posizione nella catena alimentare. E sono giunti alle conclusioni che le pupille sono legate alla necessità dell’animale di focalizzare la propria attenzione su un certo numero di fattori.

Detto più semplicemente, gli animali con pupille verticali come i gatti, sono predatori che tendono agguati, e che hanno bisogno di concentrare la propria attenzione non sull’ambiente circostante, ma sulla preda, come se guardassero attraverso il mirino di un fucile di precisione. Pupille rotonde, come le nostre, sono legate ad animali predatori che cacciano attivamente più prede alla volta, e sono più alti di molti altri consimili. Di contro, pupille orizzontali permettono di avere una visione periferica maggiore, e sono riservate agli animali predati: si possono controllare più punti da dove il nemico potrebbe attaccare senza muovere la testa.

La posizione degli occhi, poi, avalla le precedenti conclusioni: i predatori li hanno in posizione centrale, mentre le prede di lato, per aumentare il campo visivo.

C’è un’altra cosa bizzarra che nessuno sembra aver mai notato.

Quando abbassano la testa al suolo [per brucare l’erba], i loro occhi si muovono mantenendo il parallelismo con la terra. Ed è una cosa straordinaria, perché gli occhi ruotano in direzione opposta nella testa. – Martin Banks, ricercatore della University of California

Ho speso un sacco di tempo con i cavalli, e li ho visti mangiare, guardarsi attorno, e non l’avevo mai notato. È una semplice osservazione che tutti possono fare, ma che la scienza non ha mai fatto. – Jenny Read, scienziato della Newcastle University

Le capre, in pratica, hanno pupille orizzontali che permettono all’animale di avere una visuale quasi completa di tutto ciò che lo circonda, anche nei momenti in cui è più indifeso, come ad esempio durante il pasto.

Oppure, secondo credenze a metà tra la religione ed il folklore, le capre guardano il mondo con gli occhi del diavolo.

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Franken Fran

C’è un castello in stile gotico abbarbicato tra le montagne giapponesi. Qui vive Fran, il più grande chirurgo di tutti i tempi. Avete perso un braccio? Fran ve lo riattacca. Volete cambiare sesso? Fran può aiutarvi. Volete trasformarvi in un bruco lungo oltre due metri? Allora Fran fa al caso vostro.

 

 

Franken Fran (フランケン・ふらん) è un manga horror di Katsuhisa Kigitsu. Sviluppato tra il 2006 ed il 2012, e raccolto in 8 tankōbon, Franken Fran è una sorta di antologia di storie, legate da un filo comune. Il protagonista è Fran Madaraki, opera del professor Naomitsu Madaraki, chirurgo di fama mondiale che ha fatto della manipolazione delle carni la sua ragione di vita. Fran assomiglia ad una ragazzina, se non fosse per le enormi cicatrici che le ricoprono il corpo, a mo’ del caro vecchio Frankenstein, e per i due vistosi bulloni alle tempie, che ne tradiscono l’origine non del tutto naturale. La fanciulla ha preso il posto del dottor Madaraki, in giro per il mondo già da qualche anno, e si prodiga amabilmente ad aiutare chiunque possa permettersene la parcella. Alla sua porta bussano personaggi di ogni genere, da chi in fin di vita viene trasferito nel corpo di un immenso e viscido bruco, a chi ha sviluppato un neonato nella scatola cranica.

 

 

Il problema è che Fran conosce poco o niente del mondo al di fuori del maniero. Circondata dai suoi mostri, aberrazioni create artificialmente in laboratorio – basti pensare che il suo miglior amico è un gatto con la testa di un ragazzo staccabile e reimpiantatile a piacimento – la ragazza cresce con l’ingenuità tipica di chi non si è fatto le ossa in mezzo alla strada: molte delle sue operazioni si concludono con un successo sotto il profilo medico scientifico, ma con un completo fallimento dal lato umano. Così rancore, invidia, odio e amore diventano concetti eterei, spesso lasciati in secondo piano di fronte alla risoluzione di un problema.

Kigitsu crea un mondo grottesco e lucido, dove non vi è mai una netta distinzione tra il bene ed il male, lasciando questa riflessione al lettore. In definitiva, Franken Fran è un manga non per tutti, sia per le immagini cruente di manipolazione organica, sia perché spesso alla base degli esperimenti della ragazza ci sono solide – anche se un po’ forzate – basi scientifiche, che potrebbero essere di difficile comprensione. Ma fidatevi, ne vale la pena.

 

 

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Ricordate il selfie del macaco? Ecco com’è finita!

Vi ricordate del macaco che aveva rubato una macchina fotografica e si era scattato un selfie? Ne abbiamo parlato qualche anno fa, ponendoci questa semplice domanda: se un animale si fa un selfie, i diritti sulla foto gli appartengono o sono del fotografo che ha preparato l’attrezzatura? Oggi, grazie ad una sentenza del giudice federale di San Francisco, abbiamo la risposta.

È il 2011 quando un macaco nero, Naruto, ruba l’attrezzatura del fotografo professionista David Slater, e ci si scatta un selfie. Da lì in poi una caterva di accuse, anche legali, su chi detenesse i diritti sulla foto. Secondo Wikipedia appartengono alla scimmia, e pertanto rientrano nel pubblico dominio, secondo Slater è lui il detentore, avendo messo a disposizione l’attrezzatura. Insomma, macaco, Slater o nessuno?

A mettere la parola fine ci ha pensato il tribunale di San Francisco, Stati Uniti, dove proprio nel 2011 la Peta, un’associazione animalista, depone una formale denuncia contro Slater affinché al macaco vengano riconosciuti i diritti sull’immagine. Il 6 gennaio 2016 ha perso la causa, decretando che un animale, in pratica, non ha alcun diritto sulla realizzazione di opere proprie. Slater può finalmente guadagnarsi da vivere con la foto, mentre la Peta non è affatto contenta di come è finita la vicenda, e minaccia ulteriori rappresaglie.

Al macaco, dal canto suo, non gliene è calato né tanto né poco. 🙂

 

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5 storie vere di mostri sotto il letto

Il mostro nascosto sotto il letto esiste. Punto. Ogni bambino lo sa, e anche qualche adulto ogni tanto butta un occhio sotto il materasso. Quelle che seguono sono cinque storie, rigorosamente vere, di chi ha scoperto che gli incubi, a volte, possono anche non essere relegati al regno della fantasia.

 

La storia di Kyle

È il 3 luglio 2014. C’è una bella ragazza di sedici anni di Chester, in Inghilterra, che si è appena messa a letto. Cerca di prendere sonno, ma viene destata dallo squillo del cellulare: è arrivato un messaggio, decisamente inquietante.

TI STO GUARDANDO

La ragazza conosce quel numero, è quello di uno stalker. È già qualche settimana che la molesta con sms, dove ha dichiarato apertamente che si ucciderà presto davanti casa sua. La giovane fugge dalla madre, che sta riposando, ed insieme restano a letto per un po’, finché non arriva un nuovo messaggio, molto peggiore del precedente.

SONO A CASA TUA

Né la ragazza né la madre credono a questo secondo sms; non hanno sentito entrare nessuno e tutte le porte e le finestre sono ben serrate. Finalmente, nonostante l’agitazione, prendono sonno e la notte scorre tranquilla.

Il mattino seguente la giovane torna in camera sua, e subito sente che qualcosa non torna. Ha la pressante sensazione di essere osservata. Guarda nell’armadio, tra gli abiti appesi, ed infine sotto il letto.

Dove trova il mostro.

Lo stalker è lì, che la fissa con occhi vitrei. La giovane urla, ma il maniaco è veloce, le strappa di mano il cellulare e si scaraventa fuori dalla finestra. Pochi minuti dopo verrà arrestato dalla polizia: si tratta di un diciottenne del luogo, Kyle Ravenscroft, che verrà condannato a 80 ore di servizi sociali per stalking e torture psicologiche.

 

La storia di Guy

Il quarantenne giocatore di cricket Guy James Whittall è appena tornato a casa all’Humani Ranch nello Zimbabwe, quando viene richiamato nella stanza da letto dalle urla della signora delle pulizie. Si precipita in camera, e trova la donna in stato di shock, che indica sotto il letto. Guy non si fa prendere dal panico, ed alza il lembo del lenzuolo.

Sotto ci troverà un alligatore di una tonnellata e mezzo.

Il mastodontico rettile di due metri e mezzo aveva passato la notte a riposare sul pavimento sotto il letto, proprio mentre Guy dormiva ignaro di tutto pochi centimetri più sopra. Il coccodrillo, fortunatamente, verrà catturato e rimesso in libertà.

 

La storia di Jeffrey

Jeffrey Bush la sera del 28 febbraio 2013 sta beatamente dormendo nel letto di casa sua a Seffner, Florida, Stati Uniti. Viene destato all’improvviso da un boato assordante, e non fa in tempo ad aprire gli occhi che viene letteralmente divorato da una voragine creatasi proprio sotto il suo letto. L’uomo prova a gridare a squarciagola, disperso nel buio trenta metri più sotto, ed il primo a soccorrerlo è il fratello, Jeremy, purtroppo invano. In pochi minuti giunge anche lo sceriffo della zona, ma il terreno impraticabile rende difficoltosa la discesa. Pochi istanti dopo, la casa collassa su sé stessa, creando una voragine di decine di metri. Jeremy viene salvato per un soffio dall’ufficiale di polizia. Jeff, invece, scompare letteralmente nell’abisso, e di lui non si saprà più nulla.

 

La storia di James e Rhonda

James e Rhonda Sargent affittano una camera in un hotel economico, il Budget Inn, a Memphis, Tennessee, Stati Uniti, e gli viene assegnata la camera 222. Da subito si rendono conto che c’è qualcosa che non va: un odore pungente riempie l’aria. Certo non si aspettavano che la camera fosse la più pulita del mondo, d’altronde hanno scelto un albergo di serie b proprio per risparmiare, ma quell’olezzo acre è davvero troppo. Dopo due giorni chiedono ed attengono di cambiare stanza, ma il proprietario vuole vederci chiaro. Rovistando a fondo scopre il cadavere di una donna nascosto tra il materasso e le doghe. Si tratta di Sony Millbrook, scomparsa da sei settimane. La camera era stata affittata da Sony, che poi era svanita nel nulla, ed in seguito è stata occupata altre cinque volte. Non si sa come la donna sia potuta finire lì sotto: attualmente il fidanzato, LaKeith Moody, è il maggiore sospettato. Il cadavere sotto al letto in un hotel è spesso tema di leggende metropolitane. In questo caso, purtroppo, è tutto vero.

 

La storia di Bridget e Brian

BridgetBrian O’Neill di Seattle, nel luglio 2014, aprono la porta di casa e la trovano forzata. Impauriti, controllano in giro, ma all’appello sembra che non manchi nulla. I vestiti però sono gettati alla rinfusa, la posta è stata aperta e sulle porte delle stanze è stato spruzzato del profumo. Ad un più attento esame, la coppia trova nascosta una borsetta da donna, contenente una carta d’identità che non appartiene a loro. Da un armadio, inoltre, sono state rimosse tutte le scarpe di Bridget.

Ovviamente i due chiamano la polizia, che procede ai rilievi del caso: setaccia la casa da cima a fondo, cerca eventuali impronte digitali ma niente, tutto immacolato; chiunque sia stato deve essere un professionista che cercava qualcosa che, evidentemente, non ha trovato. Bridget lavora per la Pokemon Company International come graphic designer, e forse il ladro era entrato per rubare qualche bozzetto grafico.

Di nuovo soli, Bridget e Brian fanno per andare a letto, quando restano agghiacciati nell’udire un lamento, come di animale morente, provenire dalla stanza.

Era una sorta di lamento di qualcosa che era vivo, sembrava un procione o un opossum che stava morendo. Solo un animale in fin di vita poteva emettere un lamento del genere. – Brian O’Neill

La polizia torna, e trova sotto il letto una donna emaciata con un coltello e una siringa ipodermica (come quelle per l’insulina). Si tratta di una ventisettenne del luogo, sotto effetto di anfetamine, che aveva progettato di uccidere la coppia da sotto il letto, tagliando con il coltello il materasso. Fortunatamente, il piano non ha funzionato.

E voi, ci credete o no al mostro sotto il letto? 😉

 

Grazie a Giuseppe F.

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Orvillecopter – Il gattocottero

La morte di un animale domestico è sempre qualcosa di triste. Il nostro compagno fedele, che ci ha accompagnato per anni, magari da quando eravamo piccoli, un giorno ci lascia per sempre. Qualcuno finisce sottoterra, qualcuno cremato, qualcuno nel gabinetto. Questa è la strana, assurda storia di Orville, morto gatto e risorto elicottero.

 

 

Un film animato del 1989, Charlie – Anche i cani vanno in paradiso (All Dogs Go to Heaven), afferma che i migliori amici dell’uomo, una volta giunta la loro ora, finiscano in un paradiso fatto apposta per loro, senza pulci e con ossi in quantità. Ma se esiste davvero un’aldilà canino, ci sarà anche per uccelli, criceti e pesci rossi? E per gatti? All’ultima domanda ha risposto, in un certo senso, un artista olandese, Bart Jansen. Alla morte del suo amico felino, Orville (chiamato così in onore di Orville Wright, uno dei padri del volo), Jansen  ha cercato di onorarne al meglio il ricordo tra amici e parenti, ricordandone sopratutto le grandi doti di cacciatore di uccellini. Così ha deciso di dargli la possibilità di librarsi nel cielo insieme ai pennuti, e di continuare la sua caccia per sempre, tramutandolo in un elicottero. O, per meglio dire, un gattocottero.

Oh, come amava gli uccelli. Riceverà motori più potenti e propulsori più grandi per il suo compleanno. Questo gli permetterà realmente di volare. – Bart Jansen

Jansen ha unito doti da tassidermista a innate capacità meccaniche, unendo il corpo senza vita di Orville ad un drone a quattro rotori, creando il primo esemplare di Orvillecottero. La grottesca creazione è in grado di librarsi a qualche metro di altezza, e sterzare e planare in tutta sicurezza. La creazione viene presentata alla KunstRai ArtFair 2012 di Amsterdam (Paesi Bassi), una fiera annuale di arte moderna, e suscita pareri contrastanti. C’è chi inneggia alla creatività di Jansen, capace di valorizzare un semplice corpo morto trascendendo le mere spoglie mortali, e chi – la maggior parte – ne inneggia il cattivo gusto ed il poco rispetto per quello che fino a pochi giorni prima è stato il suo migliore amico felino.

 

 

Jansen non ha risposto alle critiche, limitandosi a commentare i video che raccontano la genesi dell’Orvillecopter su YouTube. Certo fa un po’ impressione vedersi piombare addosso un gatto morto con delle eliche attaccate alle zampe, ma i gusti sono gusti.

Ora volerà con gli uccelli. Il più grande risultato che un gatto possa mai raggiungere! – Bart Jansen

Forse Orville non raggiungerà mai il paradiso, ma certamente ci si è avvicinato almeno un po’.

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D&R: Qual è l’animale più longevo della storia?

Per un essere umano riuscire a soffiare su 100 candeline di compleanno è un evento memorabile, ma difficilmente raggiungibile. Per alcuni animali e piante, invece, è la norma. Ma qual è l’animale più longevo della storia?

Al terzo posto della nostra ipotetica classifica di longevità troviamo l’Arctica islandica, o Vongola Oceanica. Qualche anno fa alcuni ricercatori della Bangor University, nel Galles, hanno scoperto al largo della costa islandese un esemplare di circa 410 anni, a cui hanno dato il nome di Ming, in onore della dinastia che, quando la vongola era appena nata, regnava sulla Cina. Dopo studi più accurati, si è scoperto che Ming in realtà ha 507 anni. O meglio aveva; purtroppo è stata uccisa per errore dagli scienziati che tentavano di determinarne l’età.

Al secondo posto troviamo la Spugna Antartica. Si tratta di una spugna il cui ciclo vitale è insolitamente lento: per decine e decine di anni non avviene in pratica nessun cambiamento strutturale importante nel suo organismo. L’esemplare più antico è stato rinvenuto nelle acque gelide dell’Antartico, e raggiunge i 1.500 anni d’età.

L’animale più longevo della storia è certamente la Turritopsis nutricula, conosciuta anche con l’appropriato nome di Medusa Immortale. Si tratta di un animale grande poco più di 5 millimetri, che presenta una particolarità unica in natura: è in grado di ringiovanire a piacimento. E all’infinito. Il suo ciclo vita si può dividere in due macrofasi: polpo (immatura) e medusa (matura). Appena nata, è in grado di tornare al suo stato precedente autonomamente, per poi continuare di nuovo a crescere. In pratica è capace di tornare giovane ogni volta che le pare. Attualmente, insieme alla Turritopsis dohrnii appartenente alla stessa famiglia, si tratta dell’unico caso noto di animale che abbia sconfitto la morte naturale.

 

 

Gli animali che invece vivono di meno sono ritenuti solitamente quelli appartenenti all’ordine delle Ephemeroptera, o Effimera, piccoli insetti acquatici di 12 millimetri simili alla libellula. Alcuni esponenti delle effimera vivono circa un’ora e mezza allo stadio adulto, durante il quale fondamentale cercano solo un partner con cui accoppiarsi; bisogna però considerare che possono vivere anche 2 anni in stato larvale prima di maturare sessualmente.

Gli animali che probabilmente vivono realmente di meno sono degli invertebrati, i phylum Gastrotricha, o Gastrotrichi. In laboratorio, in condizioni controllate, raggiungono la maturità sessuale in 10 giorni e muoiono solitamente al 40°. Per alcuni di questi esemplari, in natura, l’intera esistenza si consuma in soli 3 giorni.

 

 


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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La stazione spaziale aliena di KIC 8462852

C’è una stella nel firmamento che ha un nome strano: KIC 8462852, che assomiglia più o meno al nostro Sole. Si trova nella costellazione del Cigno, e dista 1.480 anni luce dalla Terra. Probabilmente tutte queste informazioni non vi diranno nulla, ma si tratta della stella più misteriosa dell’universo, perché sembra che ospiti una stazione spaziale aliena.

La Missione Kepler, missione NASA Discovery #10, è stata specificatamente progettata per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea e scoprire dozzine di pianeti simili alla Terra vicino o nella zona abitabile e determinare quante delle miliardi di stelle della nostra galassia posseggano pianeti. – Kepler Mission Quickguide

Nel settembre del 2015 il telescopio spaziale Kepler registra delle strane anomalie in una stella della costellazione del Cigno, KIC 8462852, che gli astronomi non riescono a spiegarsi razionalmente. Quando un esopianeta – ovvero al di fuori del Sistema Solare – ruota intorno ad una stella, Kepler registra una variazione di luminosità della stessa dovuta al passaggio del corpo celeste; questi dati possono essere usati per calcolare la grandezza di un pianeta, il suo moto e molto altro. La straordinarietà di KIC 8462852 è che, per diversi giorni, viene oscurata da qualcosa di non meglio definito. Se la stella fosse giovane si potrebbe trattare di detriti che, sotto l’effetto gravitazionale dell’astro, creerebbero in futuro un nuovo sistema, ma non è questo il caso.

Non abbiamo mai visto niente che rassomigli a questa stella. È strana. Pensavamo che si trattasse di dati errati o fluttuazioni del modulo, ma era tutto in ordine. – Tabetha Boyajian, assegnista di ricerca della Yale University

Sono state avanzate numerose ipotesi per spiegare questa singolarità, ma nessuna è in grado di convincere pienamente gli studiosi. Si scoprono, oltre a numerosi ed improvvisi cali di luminosità sporadici, anche due eventi più importanti, a circa 750 giorni di distanza. Nel primo evento la luminosità si riduce del 15%, mentre nel secondo del 22%; in proporzione Giove non riuscirebbe ad oscurare che poco più dell’1% del nostro Sole: quello che transita nei pressi di KIC 8462852 non è un pianeta.

Ed è incredibilmente grande.

 

 

Le ipotesi, come abbiamo detto, sono varie, ma nessuna è davvero la risposta esauriente che tutti gli astronomi cercano. In questo clima di incertezza l’astronomo Jason Wright ha azzardato che si tratti di una stazione spaziale aliena, o di una sfera di Dyson.

Quando [Tabetha Boyajian] mi ha mostrato i dati, ero affascinato da quanto pazzeschi fossero. Gli alieni dovrebbero essere l’ultima ipotesi da considerare, ma questa cosa sembra proprio quello che ti aspetteresti da una civiltà extraterrestre. – Jason Wright

Per ora il SETI ha puntato le proprie antenne su KIC 8462852, alla ricerca di onde radio che testimonino la presenza di intelligenza aliena nello spazio.

Non ci resta che aspettare.

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PIG 05049 – La vita dopo la morte di un maiale

C’è un proverbio, di origine toscana, che sancisce che del maiale non si butta via nulla. Ma sarà proprio così? È possibile che di un porcellino alla sua morte niente vada perduto? Questa è la storia del maiale 05049, e della sua vita dopo la morte.

Christien Meindertsma è una designer olandese che nel 2005 decide di seguire il destino di un suino ben oltre la sua morte biologica, per scoprire quanto del suo corpo verrà riutilizzato e in che modo: nasce così il progetto PIG 05049. Per tre lunghi anni Meindertsma racoglie, cataloga e traccia ogni singolo brandello di 05049, un suino nato e cresciuto in un allevamento olandese che, come buona parte dei suoi consimili, termina la sua vita in un macello, affinché la sua carne venga trasformata in prosciutti, salsicce e salami. Ma è tutto il resto ad essere sorprendente. Legamenti, ossa, cartilagini, occhi, interiora, peli; ogni cosa vive una nuova vita: si va dai proiettili alle bibite, dalle vernici per interni ai freni per locomotive, dagli orsetti gommosi alle statuine di porcellana. Le singole parti diventano così molto più del soggetto originale, disperse per tutto il mondo in una filiera produttiva che non conosce il destino di alcuno degli elementi in gioco. Tutta la storia di 05049 viene raccolta in un libro, minimale nella scrittura e nelle immagini, impreziosito sulla costola da una replica dell’etichetta identificativa che il maiale aveva all’orecchio quando ancora era in vita. Siamo quindi legati necessariamente alla carne? E ha davvero senso dichiararsi vegani o vegetariani quando molte delle cose di ogni giorno sono, spesso inconsapevolmente, di origine animale?

 

 

Il maiale viene così spedito per il globo da continente a continente, terminando il suo quasi infinito viaggio nel piatto di un bambino sotto forma di bistecca, o tra le mani esperte di un pittore come pennello, oppure ancora tra le labbra di una donna, come composto di una sigaretta. Ma anche come valvola cardiaca ad impianto umano, che dona ad un cardiopatico la possibilità di vivere per molti anni ancora insieme alla sua famiglia.

Così che almeno il cuore di 05049 non smetterà di battere tanto presto.

 

 

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