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The Witch – Trama e teorie

Un po’ The Village, un po’ Picnic ad Hanging Rock, The Witch, opera prima di Robert Eggers, è prima di tutto un racconto. Una storia che mescola sapientemente folklore, religione (leggasi fanatismo), natura (quella che non ha pietà), ed una famiglia di esuli abbandonati a loro stessi.

La strega, quella che da il titolo al film, la vediamo praticamente subito. Poco dopo il prologo. E ci si aspetterebbe il classico film con la bellissima di turno che si tramuta nella solita vecchia malvagia ed incartapecorita, sconfitta solitamente da un prode avventuriero.

E invece no.

In questa storia niente va come deve andare. I personaggi cominciano a dire cose strane, gli animali si comportano in modo strano, gli eventi prendono una piega strana. Qui tutto è strano.

I gemellini giocano sempre con un nero caprone, Black Phillip, che a dir loro sembra parlargli. C’è un coniglio foriero di sventura che si palesa sempre nei momenti più infausti. C’è un corvo assetato di sangue e latte che non la smette di allungare la sua nera ombra sulla famiglia inerme. C’è un bosco dove sorge la casa di una strega ancella del demonio.

O forse no.

 

The Witch

 

Trama

New England, 1630 circa. Un uomo del Lancashire di nome William è stato appena bandito da una comunità puritana ed è costretto ad abbandonare il villaggio insieme alla sua famiglia – la moglie Katherine, l’adolescente figlia Thomasin, il figlio minore Caleb ed i due gemellini MercyJonas –  a causa di dissensi di ordine religioso. I sei sventurati, sorretti dalla fede, riescono a costruire una fattoria e ad arare un campo di granturco; la vita sembra arridergli quando nasce il piccolo Samuel, la cui venuta è vista come un segno del Signore misericordioso.

Affidato alle cure di Katherine, un giorno la ragazzina porta Samuel al limitar del bosco e, in un attimo di distrazione, che dura letteralmente un battito di ciglia, il neonato svanisce nel nulla, forse rapito da una strega che dimora le fronde degli alberi.

 

 

The Witch

 

The VVitch

The Witch è una storia, ed il sottotitolo originale del film, A New-England Folktale, tradotto orrendamente in italiano con Vuoi ascoltare una favola? – roba da appendere gli addetti al marketing per i pollici e lasciarli divorare dai corvi – ce lo ricorda ad ogni fotogramma. Una storia tratta da diari e cronache originali, che ci mostrano non quello che è, ma quello che sembra essere. La realtà non per quella che dovrebbe essere, ma per quella che appare.

La Storia, quella che ci insegnano a scuola, dice molto semplicemente che i coloni inglesi sono arrivati nel nuovo continente carichi di buoni propositi, hanno convertito gli indigeni locali ed hanno innalzato l’america alla luce del Signore. Stop. In realtà le cose sono andate diversamente. Male. E sin dal principio. Si tratta di estremisti religiosi (leggasi nuovamente fanatici) che attraversano migliaia di miglia d’oceano, migliaia di miglia di niente, per approdare in una terra aliena, in cui non sono benvoluti.

Il problema però non sono tanto le popolazioni locali – nel film all’inizio si vedono chiaramente tre indiani Wampanoag integrati con la comunità religiosa – né tanto meno la natura selvaggia.

Il vero nemico è la solitudine.

Quel senso di abbandono che attanaglia ogni villaggio, unico baluardo dell’essere umano per centinaia di chilometri. L’essere stranieri in terra straniera, con Dio come unica salvezza e senso di una vita votata all’austerità e alle privazioni. Poi qualcosa scatta, la fede viene meno, ed il sonno della ragione genera mostri.

La famiglia, tra accuse ed atti di stregoneria, si sbriciola dalle fondamenta. Il capofamiglia William è un colono fallito, un padre fallito, un marito fallito, un cacciatore fallito ed un agricoltore fallito. Non che non ci metta la buona volontà, semplicemente ogni cosa che fa si tramuta in cenere. Thomasin sta cominciando a sbocciare, con quella sensualità appena accennata, candida, tipica dell’adolescenza. I gemellini sono due esseri amorfi, infagottati in decine di panni per farli stare al caldo, e per un nonnulla ridono (ghignano). Troppo. Ridono sempre. Come un trapano che ti fora il cervello, come unghie sulla lavagna. Caleb viene colpito da una strana febbre – un maleficio, forse? – che lo fiacca lentamente nello spirito e nel corpo.

La scena del suo delirio sul letto di morte è quanto di più inquietante abbia mai visto in un film.

Davvero.

 

The Witch

 

Teorie e considerazioni

Se non avete ancora visto il film evitate di leggere queste righe.

Le teorie su ciò che accade nel film sono sostanzialmente due. Nella prima, quella razionale, tutto viene spiegato con la muffa del mais, come suggerito in molti punti della pellicola. Si tratta di un potente allucinogeno, così che quella che abbiamo visto non è la storia com’è andata ma come l’hanno vissuta i protagonisti. Quello che vediamo non è mai successo, e nulla è mai stato reale: tutto fila liscio fino al “contagio”, dopodiché la follia prende il sopravvento, in un gorgo di violenza e macabra disperazione, in cui è più semplice dare la colpa delle disgrazie ad un essere soprannaturale che all’incapacità dell’animo umano di accettare la solitudine.

Nella seconda teoria quello che vediamo è ciò che è accaduto realmente. La strega esiste davvero, ha deviato le menti della povera famiglia finché il diavolo in persona non si è manifestato nella figura del nero caprone, culminata col piegarsi della giovane Thomasin al bacio dell’oscuro signore.

 

the-witch

 

Quindi la strega non esiste. Forse.

Sapete perché non me ne frega niente se la strega esiste davvero? Perché loro credono che esista. Non importa se sia colpa della muffa o che sia la figlia del male la causa di tutte le disgrazie.

La questione è che ci credono loro.

Così mentre per noi spettatori, alla fin fine, che la strega sia reale o no conta poco, loro hanno vissuto un incubo. Un incubo reale. In cui gli animali sussurrano frasi di morte, le streghe uccidono gli infanti, ed una famiglia si dilania dall’interno.

E sì, quando Thomasin arriva ad ascrivere il proprio nome sul grimorio maledetto, vergandolo col sangue, e si addentra nel bosco accompagnata dal demonio Black Phillip, beh allora, alla fine, quando tutto sembra perduto, alla strega ci ho creduto anch’io.

 

The Witch

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire [STREAMING]

Le storie di fantasmi, che in Occidente fanno spesso da contorno a case diroccate, castelli in rovina e vendette del serial killer di turno, rappresentano per il Paese del Sol Levante un pilastro portante della cultura nazionale. La figura stessa dello spettro è ben diversa dalla nostra, trasposta al cinema in un genere sviluppatosi negli ultimi decenni, il J-Horror, fatta di rumori appena percettibili, giochi di luce, sussurri e, sopratutto, storie da raccontare. I film dell’orrore giapponesi fanno esattamente questo, raccontano storie, eviscerando più la psiche dei personaggi coinvolti che le apparizioni paranormali in sé per sé. Gioielli come RingThe GrudgeJu-onDark Water (vi dice niente la storia di Elisa Lam?) rappresentano l’apice di un genere di nicchia condiviso col grande pubblico solo da pochi anni.

Ma se da un lato abbiamo film iconici del genere, dall’altro ci sono zombie generati da un gabinetto maledettoparassiti sessualimorti viventi assetati di sesso. Ecco a voi 3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire.

 

Zombie Ass: Toilet of the Dead

Comiciamo la nostra lista con Zombie Ass: Toilet of the Dead (ゾンビアス, Zonbiasu), film horror del 2011 diretto da Noboru Iguchi, in cui troverete zombie, scoregge e tanta, tanta cacca. 💩

Zombie Ass - Toilet of the Dead

Trama

Devastata dal suicidio della sorella vittima di bullismo, la giovane karateka Megumi è in viaggio con i suoi quattro scalmanati amici, la secchiona Aya, il di lei fidanzato tossico Také, la modella Maki ed il nerd Naoi, per una scampagnata nel bosco. Fissata con l’aspetto fisico e alla ricerca della dieta definitiva, Maki ingoia un verme parassita scoperto per caso all’interno di un pesce, convinta così che il nuovo ospite l’aiuterà a perdere peso. L’idea è palesemente stupida, ma da un film che ha per sfondo zombie e latrine che vi aspettate? 😂 Le cose comunque cominciano a precipitare quando il verme le provoca profonde fitte allo stomaco: Maki fugge in un bagno improvvisato, dove scopre che il parassita in poche ore ha già deposto centinaia di uova, che la ragazza espelle in un vulcanico attacco di diarrea. Le uova però risvegliano un gruppo di famelici zombie coperti di feci pronti a fare banchetto della sprovveduta comitiva. Riusciranno l’intervento provvidenziale del Dr. Tanaka e le abilità di Megumi a salvare i ragazzi da una fine impietosa?

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Dead Sushi

Dead Sushi (デッド寿司, Deddo sushi) è un altro film horror giapponese diretto da Noboru Iguchi nel 2012, in cui i nostri eroi dovranno vedersela contro un’orda di sushi assassini.

 

Dead Sushi

 

Trama

La ragazza prodigio nelle arti marziali Keiko, figlia di un leggendario chef di sushi, fugge di casa quando il suo regime di kung-fu diviene insostenibile. Vagabondando per il Giappone, trova asilo e lavoro in una locanda termale che si trova nel bel mezzo del nulla. Qui viene ridicolizzata sia dal folle personale dello stabilimento che dagli ospiti, dirigenti di un’importante industria farmaceutica in vacanza. Nonostante le angherie subite Keiko persevera nelle sue mansioni, finché un ex ricercatore della ditta farmaceutica non libera un devastante virus nel cibo in grado di trasformare il sushi in mostri assetati di sangue.

 

Streaming

 

Sexual Parasite: Killer Pussy

Sexual Parasite: Killer Pussy (寄生蟲 キラープッシー, Kiseichū: kirā pusshī) è un film del 2004 diretto da Takao Nakano, in cui avremo a che fare, come da titolo, con un mostro parassita che si è comodamente insidiato tra le “grazie” di una donna. Il che ci ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che in Giappone della sessualità hanno ancora un’idea un po’ confusa.

 

Sexual Parasite - Killer Pussy

 

Trama

Durante un viaggio di studio in Amazzonia, una scienziata viene attaccata da un pesce che ospita uno strano parassita, che si insinua nella vagina della donna. Un anno dopo, in Giappone, un gruppo di ragazzi, due femmine e tre maschi, si ritrova per caso in uno sperduto casale nel bosco, e scongela il corpo della scienziata, dando il via ad un mortale contagio che si trasmette per via sessuale. In mezzo alle gambe delle ragazze si generano così orribili mostri dentati, alla ricerca di bei maschioni da evirare.

 

Streaming

 

Sono solo film stupidi, ignoranti e coattissimi? Forse. Ma la grandezza di certe opere sta proprio nel pressapochismo della trama, dei personaggi, e tutto ciò che c’è di contorno.

Non siete d’accordo? Allora ringraziate che non vi ho parlato della vagina lanciafiamme di Big Tits Zombie

 

Big Tits Zombie

La Bottega del Mistero
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Cargo

Qual è la cosa più preziosa di tutte quando sei un uomo, un padre, in una terra invasa dai morti viventi? Quanto sei disposto a perdere per salvare la vita di tuo figlio?

Cargo è un cortometraggio del 2013 finalista del Tropfest, festival dedicato alle produzioni indipendenti che non superano i 20 minuti di video. Diretto da Ben HowlingYolanda Ramke, e scritto da quest’ultima, Cargo narra la storia di un padre e di suo figlio appena nato, negli Stati Uniti spazzati via dall’apocalisse zombie. Dopo la drammatica perdita della moglie, l’uomo è costretto a viaggiare di città in città, alla disperata ricerca di un rifugio sicuro dove stabilirsi e, sopratutto, di un futuro per il suo bambino. Scoprirà presto che l’amore può andare ben oltre la morte.

Buona visione.

 

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I 25 (+1) poster di film horror più inquietanti di sempre

La locandina di un film è il primo biglietto da visita per comprendere se una pellicola vale la pena di essere guardata. Alcuni poster sono delle vere e proprie opere d’arte, ed in questa galleria ne ho selezionate 25 (+1), rigorosamente horror. Buona visione.

 

 

Aggiungo la locandina originale di Psycho: la faccia di Alfred Hitchcocks vale da sola il prezzo del biglietto.

 

Psycho

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Un addio a Severus Piton

Si è spento il 14 gennaio 2016 Alan Rickman. Anche se il nome non vi dirà niente, si tratta dell’attore che ha interpretato Severus Piton nella saga di Harry Potter.
Personalmente non sono riuscito a leggere i libri – ho cominciato il primo ma mi sembrava un po’ stupido – ma ho visto i film. Devo dire che il carisma di Piton salta subito all’occhio, molto più di quel pappamolle di Harry che per buona parte dei film non fa che frignare.
Questo solo per dirvi che, secondo me, Piton è sempre stato il vero e unico eroe della storia.
Cosa c’entra questo con la Bottega del Mistero? Probabilmente niente, ma molti di quelli che mi seguono si sentono un po’ come Piton: dove gli altri vedono risposte, voi cercate domande, e dove gli altri vedono solo domande, voi cercate le risposte.
Restate sempre così: degli antieroi. 😉

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I Minion e le torture naziste

I Minion sono dei simpatici personaggi gialli nati dalle geniali menti della Illumination Entertainment, coprotagonisti imbranati della serie Cattivissimo Me e da quest’anno al cinema in un divertentissimo spinoff. Qualcuno però afferma che la loro genesi non sia solo farina del sacco degli autori della Illumination, ma che le loro origini siano molto, molto più inquietanti. E se i Minion fossero in realtà ispirati a bambini vittime di esperimenti nazisti?

 

Palombari inglesi nel 1908

 

Ad avanzare questa strana quanto macabra ipotesi è Luciano Gonzales, che in suo post di Facebook lascia un inquietante messaggio ai suoi amici, poi condiviso decine di migliaia di volte sul web.

Lo sapevate? “Minions” (dal tedesco “minion” => “schiavo”) era il nome con cui erano chiamati i bambini ebrei adottati dagli scienziati nazisti per i loro esperimenti che passavano gran parte della loro vita nella sofferenza, e dato che non parlavano tedesco le loro parole erano per i tedeschi dei suoni divertenti. – Luciano Gonzales

La foto non lascia adito a dubbi: bambini ebrei vestiti come una sorta di palombari, in fila indiana su una barca in mezzo al mare, probabilmente asserviti agli scienziati nazisti pronti a gettarli tra i flutti per la causa del regime. Più a sinistra quello che sembra il capitano della nave, certamente un gerarca, che sorride beffardo. Certo, la somiglianza c’è, e la storia, per quanto orrenda, potrebbe anche stare in piedi.

Ma per fortuna è tutto falso.

Cominciamo dai fatti più evidenti: il termine minion deriva dall’inglese, non dal tedesco, e più che schiavo significa tirapiedi, servitore; quelli nella foto non sono bambini, si capisce anche dal fatto che siano troppo alti per essere dei fanciulli; il capitano a sinistra non è tedesco, indossa infatti un’uniforme della marina inglese. E non siamo neanche durante la seconda guerra mondiale.

La foto è del 1908 ed appartiene al Royal Navy Submarine Museum, e rappresenta semplicemente una pattuglia di palombari inglesi in tenuta da salvataggio sul ponte esterno di un sottomarino. Negli anni a cavallo del 1900 le tenute da palombaro sono tutte molto simili, con il tipico casco con visiera rotonda, come testimoniano numerose immagini dell’epoca.

 

Palombari tedeschi di inizio '900

 

Lo stesso Luciano Gonzales si è scusato modificando il post originale e spiegando che nessun utente gli ha mai chiesto le fonti della sua asserzione, e che in realtà l’idea non è stata sua ma che girasse già da tempo sul web con l’uscita di Cattivissimo Me. Che le sue scuse siano in buona fede lo lascio decidere a voi.

Questo è un tipico esempio della legge di Godwin, che ironizza sul fatto che in una qualunque discussione su internet ci sarà sempre qualcuno che, prima o poi, metterà in mezzo il nazismo. La legge recita così:

Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 – Mike Godwin, legale della Wikimedia Foundation

In pratica, di qualsiasi cosa si parli, ci sarà certamente un idiota pronto a collegare l’argomento con Hitler ed il nazismo. O se vogliamo attingere dalla nostra cultura popolare, possiamo citare un classico proverbio italiano: la mamma dei fessi è sempre incinta.

 

Minions

 


Credete che i Minion siano ispirati ad eventi accaduti durante il nazismo?

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Film completi

In questa settimana abbiamo aperto una nuova rubrica, Film completi, che vi permette di guardare, ovviamente in maniera totalmente gratuita e legale, i grandi titoli del passato, da Nosferatu a L’ultimo uomo sulla Terra. Li trovate tutti sul nostro canale YouTube, e la playlist in questa pagina e su Facebook, TwitterGoogle+ e Pinterest. Buona visione!

 

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Triangle [STREAMING]

Triangle è un film horror del 2009 diretto da Christopher Smith, che ha nei viaggi del tempo e nei paradossi temporali il cardine di una storia che lascia col fiato sospeso fino allo straordinario, spettacolare finale.

Il film è stato rilasciato nelle sale del Regno Unito il 16 ottobre 2009, ed ha ricevuto tre nomination ai Fangoria Chainsaw Awards 2011, due nomination ai Fright Meter Awards 2010 ed ha vinto il titolo di Best Direct-to-Video Film al Gérardmer Film Festival 2011.

 

Triangle

 

Trama

Jess, ragazza madre dell’autistico Tommy, si sta preparando per uscire di casa convinta dall’amico Greg ad un viaggio sulla sua barca a vela. D’improvviso qualcuno bussa al campanello, ma quando la donna si affaccia non c’è nessuno alla porta. Assieme a Greg e Jess ci sono gli amici Victor, Sally, Downey e Heather, pronti per salpare alla volta del mare aperto, ma c’è qualcosa di sinistro nella piccola imbarcazione, che Jess però non riesce a mettere a fuoco. I suoi sospetti si realizzano dopo poche ore, quando una tempesta elettrica dilania lo yacht e lancia nel panico l’equipaggio. Quando finalmente le onde si chetano, nonostante la furia del mare fortunatamente tutti sono rimasti illesi, e giungono in vista di un transatlantico che però ad un primo sopralluogo sembra deserto. Ad ogni passo, Jess si convince sempre di più di essere già stata a bordo della spettrale nave, e piccoli ma impercettibili indizi sembrano indicare che il gruppo non sia solo come inizialmente pensavano.

C’è qualcun altro a bordo; qualcuno di malvagio.

 

Triangle

 

Triangle è davvero un bel film, che sa fondere sapientemente lo spaziotempo ed i paradossi temporali, creando una storia intelligente e non banale, lasciando lo spettatore incollato alla sedia alla ricerca di una spiegazione plausibile alle immagini che scorrono sullo schermo. Inizia lentamente, quasi con ritmo sincopato, per concludersi in maniera magistrale nel finale. Il film è stato ben accolto dalla critica: Rotten Tomatoes gli ha assegnato un voto pari all’82%.

★★★★☆ Un soddisfacente rompicapo, con un inatteso e toccante risultato finale. Si capisce abbastanza presto dove va a parare, ma conserva le emozioni per il finale. – Empire, testata cinematografica

 

Triangle

 

Purtroppo Triangle non è disponibile in lingua italiana, ma qui sotto potete assaporarlo in streaming in lingua originale inglese con i sottotitoli in italiano. Cliccando qui, invece, trovate i sottotitoli in italiano.

 

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The Pixar Theory – L’universo Pixar

I film della Pixar, che ci hanno regalato perle del cinema di animazione come la trilogia di Toy Story, Alla Ricerca di Nemo e Wall·E, potrebbero far parte di un’unica linea temporale, che si dipana dal medioevo fin oltre l’anno 5.000. Questa affascinante storia, fatta di piccoli dettagli, strane casualità e velate citazioni prende il nome di The Pixar Theory.

La Pixar Animation Studios è una sussidiaria della The Walt Disney Company, specializzata in computer grafica e film d’animazione di altissimo livello, nata nel 1986 dall’evoluzione della sezione effetti speciali della Lucasfilm. Fino al 2014 la Pixar ha sviluppato 14 lungometraggi, che sebbene ambientati nelle epoche e nei luoghi più disparati, potrebbero far parte tutti di un unico immenso universo, che si estende per migliaia di anni. Ecco la filmografia, con la data di pubblicazione.

 

  • Toy Story – Il mondo dei giocattoli (Toy Story), 1995
  • A Bug’s Life – Megaminimondo (A Bug’s Life), 1998
  • Toy Story 2 – Woody e Buzz alla riscossa (Toy Story 2), 1999
  • Monsters & Co. (Monsters, Inc.), 2001
  • Alla ricerca di Nemo (Finding Nemo), 2003
  • Gli Incredibili – Una “normale” famiglia di supereroi (The Incredibles), 2004
  • Cars – Motori ruggenti (Cars), 2006
  • Ratatouille, 2007
  • WALL·E, 2008
  • Up, 2009
  • Toy Story 3 – La grande fuga (Toy Story 3), 2010
  • Cars 2, 2011
  • Ribelle – The Brave (Brave), 2012
  • Monsters University, 2013

 

La Teoria Pixar

Le date successive si riferiscono a quelle delle storie narrate dai film. La teoria dell’universo Pixar è, per l’appunto, una mera speculazione, che ne accresce certamente il fascino: pensare che decine di racconti siano in realtà un’unica immensa storia è certamente più bello che considerarli frutto di vicende a sé stanti.

 

Ribelle

Ribelle è il primo ed allo stesso tempo l’ultimo film della storia. Il punto di svolta, la chiave di volta di tutto. Nel Tardo Medioevo, nel Regno di Scozia, vive una ragazzina dai lunghi capelli rossi di nome Merida. L’adolescente principessa, che sta vivendo un difficile rapporto con la madre, scopre che attraverso la magia potrebbe riuscire a risolvere facilmente i suoi problemi. Si rivolge così ad una vecchia strega in grado di animare gli oggetti e donare l’intelletto agli animali. Nell’affidarsi alla megera, che scompare all’improvviso, finisce malauguratamente col tramutare la madre in orsa, che gradualmente sta devolvendo ai più bassi istinti animali, finendo quasi per esserne sbranata.

La magia scorre sulla Terra, e molti animali cominciano ad evolversi sempre più rapidamente.

 

Brave

 

Gli Incredibili

A metà degli anni ’50, negli USA, si nascondono tra la gente comune uomini e donne dotati di superpoteri straordinari. La pace regna nelle strade finché Buddy Pine, nascosto sotto il nome di Sindrome, decide di assoggettare tutti i supereroi con l’uso della tecnologia: nasce così l’intelligenza artificiale Omnidroide 10.000, un robot senziente alimentato dalla straordinaria Energia di Punto Zero. Questa è capace di animare gli oggetti, assoggettandoli al volere di Sindrome. Sembra l’arma vincente per il supercattivo, ma come dal più classico dei copioni alla fine i buoni vincono, e l’Omnidroide esplode rilasciando nell’aria potenti radiazioni energetiche che si sviluppano per tutto il pianeta. Le radiazioni dell’Energia di Punto Zero perdurano per decenni, assorbite da milioni di oggetti inanimati, come lampade, computer, automobili, aerei. E giocattoli.

In una delle scene è presente la versione inanimata di quello che diverrà il Dottor Hudson di Cars.

 

Gli Incredibili

 

Toy Story

Nel 1997, in un’anonima città statunitense, i giocattoli prendono vita. Si tratta della prima forma di vita senziente nata dalle scorie dell’Omnidroide. I giocattoli vivono secondo regole ben precise, organizzati in quelle che potrebbero essere definite delle società, scoprendo che l’amore degli umani nei loro confronti è una forma di energia ben più potente dell’Energia di Punto Zero, e soffrono terribilmente quando vengono dimenticati dai bambini.

Nel film viene citata anche la pompa di benzina Dinoco, che si scoprirà in seguito essere un’azienda della Buy n Large, o BNL, una potente megacorporazione nata dalla vendita di frozen yogurt che ora vende accessori di ogni tipo, e che sarà presente, in modo più o meno velato, per tutto il resto della nostra storia.

 

Dinoco

 

Toy Story 2

Nel 1999 i giocattoli scoprono l’abbandono. Cominciano a porsi domande sulla loro natura, a chiedersi quale sia il senso della loro esistenza. Assomigliano, almeno nell’animo, sempre di più agli esseri umani: non si tratta più di oggetti che hanno preso vita, ma che vivono realmente ed hanno coscienza di sé. Si rendono evidenti i primi segni di astio tra giocattoli ed umani. Emily, ad esempio, affronta la sua padroncina, Jesse, per averla abbonata a sé stessa una volta cresciuta.

Il furgoncino Pizza Planet presente in Toy Story è presente in quasi tutti i lungometraggi Pixar.

 

Pizza Planet

 

Alla Ricerca di Nemo

Siamo nel 2003, al largo della barriera corallina che lambisce l’Australia. Nell’oceano i pesci sono incredibilmente intelligenti, hanno sviluppato un proprio linguaggio – comune a tutte le specie acquatiche – e sono organizzati in comunità dotate di scuole. Gli umani, sulla superficie, avvelenano l’aria e l’acqua con i gas di scarico ed i rifiuti industriali, rendendo il pianeta ogni giorno un posto peggiore in cui vivere. Le tossine hanno effetti collaterali su tutte le forme di vita, una fra tutte Dory, che soffre di continui vuoti di memoria. Gli animali mostrano sempre più atteggiamenti superiori (soffrono, amano, si legano ad altri individui emozionalmente), e cominciano a comprendere di essere minacciati dagli esseri umani che, complice l’inquinamento e la pesca sconsiderata, li stanno sterminando con efficienza chirurgica. L’umanità è diventata il male.

Tra i bambini nella sala d’attesa del dentista, uno legge le avventure di Mr. Incredibile.

 

Alla Ricerca di Nemo

 

Ratatouille

Nel 2007, in Francia, il topo Remy scopre la sua passione per la cucina francese e desidera ardentemente diventare un cuoco provetto. Remy è un animale superiore: è in grado di comunicare con gli esseri umani, sa leggere, cucinare ed è attento perfino alle norme igieniche di base nella preparazione degli alimenti, come ad esempio lavarsi le mani prima di toccare il cibo. Vorrebbe cucinare, ma ovviamente non può farlo, perché gli attrezzi e gli ingredienti di cui ha bisogno sono esclusivo appannaggio degli umani. Riesce però a farsi aiutare da Linguini, uno chef in erba, ad esaudire il suo più grande sogno. O per meglio dire, è Remy a guidare Linguini nelle proprie azioni. È anche palese che il clan dei topi amici di Remy disapprovi il rapporto tra animali ed umani, arrivando anche a disprezzarli. E forse ad odiarli ferocemente: alla fine del film Chef Skinner, che disapprova le azioni del topo, sparisce nel nulla, senza lasciare tracce.

In Ratatouille compare anche Bomb Voyage, uno dei personaggi apparsi ne Gli Incredibili, nei panni di un mimo.

 

Bomb Voyage

 

Up

La BNL, nei primi anni del terzo millennio, è la maggiore responsabile dell’inquinamento globale, diretta conseguenza di scelte imprenditoriali al limite dello sciacallaggio delle risorse naturali. Tra i vari piani di sviluppo, uno prevede  di espandere il proprio raggio d’azione nella compravendita di terreni ed immobili. Per sfuggire alle richieste pressanti dell’azienda, che vuole a tutti i costi la sua casa, Carl decide di legarla a dei palloncini e fuggire via, in un luogo incontaminato. L’anziano signore scopre che segretamente ci sono individui che stanno sperimentando tecnologie avveniristiche, come quella di donare la parola agli animali grazie a particolari collari. Charles Muntz, il cattivo del film, sta creando un esercito di cani per assoggettare il mondo, a costo di numerose vita canine perse negli anni prima di giungere in Sud America. Si scopre così che gli animali sono molto più intelligenti di quanto si creda, e quelli liberati dopo la sconfitta di Muntz svaniscono nel nulla.

Nel film appare per la prima volta Lotso, l’orsetto che diventerà il principale antagonista in Toy Story 3.

 

Up

 

Toy Story 3

Nel 2010, i giocattoli hanno compreso a loro spese cosa sono davvero gli umani. Abbandonati, maltrattati, abusati psicologicamente e fisicamente da quelli che un tempo li amavano, in segreto cresce dentro di loro il rancore. L’orsetto Lotso, ad esempio, viene gettato via non appena il suo padroncino si fa’ più grande: comprende così che l’amore degli umani nasconde solo il mero interesse personale. Un giocattolo vecchio è un giocattolo inutile.

La BNL, intanto, è diventata la più grande azienda del mondo, arrivando ad inglobare migliaia di settori, dall’elettronica di consumo alla robotica. La BNL continua ad inquinare massivamente l’ecosistema mondiale, spingendo gradualmente gli animali a ribellarsi contro gli umani.

 

Toy Story 3

 

Cars

Nei primi due secoli del 2000 scoppia una furiosa guerra tra gli esseri umani e gli animali. Sull’orlo dell’estinzione, l’umanità si affida a macchine senzienti, frutto diretto della tecnologia che decenni prima aveva permesso la nascita dell’Omnidroide. Le macchine, che avevano progettato tutto e che si celano in realtà dietro la BNL, sterminano gli animali e raccolgono i superstiti umani su un’enorme nave spaziale di nave Axiom, lasciandoli alla deriva per il cosmo. Ha inizio l’era delle macchine. Ambientato tra il 2100 ed 2200, nel film viene mostrato un mondo dominato dalle automobili.

Tutti i giocattoli e gli oggetti più piccoli, intanto, hanno perso la loro vitalità: con l’esilio degliumani non è rimasto più nessuno ad amarli, portandoli gradualmente a spegnersi. Per sempre.

 

Cars

 

Cars 2

Siamo in Europa e Giappone negli anni tra il 2100 ed il 2200. La crisi petrolifera che ha colpito il pianeta Terra non risparmia nessuna delle macchine. La compagni Allinol, sussidiaria della BNL, scopre una nuova forma di energia rinnovabile, ma solo per i nuovi modelli di automobili. Quelli più vecchi non possono godere della nuova energia, e sono destinati a spegnersi nell’arco di pochi anni. Si tratta a tutti gli effetti di una selezione naturale operata dalla BNL per eliminare gli esemplari più datati. Allo stato attuale, la Terra è divenuto un pianeta incompatibile con la vita organica.

Nel film si nota, nella trasferta parigina, il ristorante Gastow’s di Ratatouille.

 

Cars 2

 

WALL·E

Distrutta dalla BNL, la Terra degli anni 2900 è diventata quasi completamente disabitata. L’energia alternativa proposta dall’Allinol si è rivelata controproducente, portando all’estinzione anche delle macchine senzienti. L’unico esemplare superstite è Wall·E, che grazie all’amicizia con uno scarafaggio riesce a sopravvivere svolgendo diligentemente il proprio lavoro di compattatore di rifiuti. Grazie agli innumerevoli reperti storici che trova nelle discariche, comprende appieno la cultura umana, e sviluppa a sua volta una personalità curiosa e socievole. Scopre anche che gli umani e le macchine, migliaia di anni prima, hanno condiviso una vita felice e collaborativa. Dopo aver aiutato gli umani presenti sulla Axiom a far ritorno sulla Terra, pronti a ripopolare il pianeta, Wall·E scopre una piccola piantina nascosta in uno scarpone: si tratta dell’ultimo albero vivente.

Sulla Axiom qualsiasi cosa è un prodotto della BNL.

 

Wall-E

 

A Bug’s Life

Terra, anno 3000. La pianta deposta da Wall·E è cresciuta rigogliosa, creando una casa perfetta per una colonia di formiche. Senza più umani a contaminare il terreno, le formiche hanno ora un’aspettativa di vita di centinaia di anni, che le ha portate a sviluppare un’intelligenza vispa ed analitica, nonché un linguaggio complesso. Vengono allestiti bar, mezzi di trasporto e persino vere e proprie città. I pochi esseri umani superstiti vivono dispersi sulla Terra, aprendo le porte ad una nuova rapidissima evoluzione degli insetti. Inizia l’era degli animali.

Nel film si nota uno dei furgoni di Pizza Planet di fianco ad una vecchia roulotte.

 

A Bugs Life

 

Newt

Nel 2012 la Pixar annuncia la cancellazione di Newt, storia di due salamandre, ultime della loro specie, che grazie al potere della scienza cercano di salvarsi dall’estinzione. Il film, probabilmente, si sarebbe trovato cronologicamente poco dopo gli eventi del film A Bug’s Life.

 

Newt

 

Monster University

Negli anni tra il 4500 ed il 5000, gli animali hanno sofferto per millenni delle radiazioni causate dalla BNL: si evolvono così in mostri dalle fattezze più disparate, e rappresentano la specie dominante sulla Terra. Alla Monster University viene insegnato che gli umani sono tossici e provengono da un’altra dimensione.

Anche in questo lungometraggio è presente il furgone di Pizza Planet.

 

Monster University

 

Monster & Co.

Sempre tra gli anni 4500 e 5000, i mostri affrontano una crisi energetica, che cercano di risolvere con la tecnologia. Vengono sperimentate con successo le prime macchine del tempo, che si aprono sul mondo del passato. I mostri spaventano i bambini ed utilizzano le loro urla di terrore come nuova fonte energetica ma, alla fine, scoprono che il potere dell’amore degli umani è molto più potente, e così abbracci e carezze diventano l’energia che muove il mondo. Esattamente come accaduto migliaia di anni prima con i giocattoli. Animali (mostri), macchine ed i pochi umani superstiti vivono finalmente in armonia. Accade però che una bambina, Boo, finisca casualmente per attraversare una delle porte che si affacciano sullo spaziotempo. E si ritrova nella Scozia del Tardo Medioevo.

Quando Randall si allontana dai suoi simili, si ritrova nel passato nei pressi della roulotte che anni migliaia di anni dopo si ritroverà in A Bug’s Life.

 

Monsters Co.

 

Boo

La piccola Boo è ossessionata dalla scomparsa di Sulley. Dove si trova ora gli orsi – che sono gli animali che più somigliano al suo grosso amico blu – sono stupidi e violenti. La chiave per tornare a casa è la porta che l’ha catapultata tra le lande selvagge della Scozia medioevale, e non riuscendo a trovarla decide di ricercare la soluzione nelle arti arcane, nella magia.

E diventa così una strega. La strega di Ribelle.

Boo capisce che la fonte di energia più potente non è il petrolio, e nemmeno l’amore, bensì il legno. Di legno sono le porte di Monster & Co. e quella del negozio della strega (quando Merida apre la porta della sua bottega, la megera scompare misteriosamente, perché creata sulla falsariga di quelle dei mostri), e Boo resta nel Medioevo perché lì può trovare tutto il legname di cui ha bisogno per sperimentare il ritorno a casa.

In una delle scene di Ribelle si nota chiaramente la figura di Sulley scolpita nel legno.

 

Brave

 

E così la lunga storia che si dipana per oltre 5000 anni è semplicemente quella dell’amore di una bambina per un amico. O un giocattolo per il suo padroncino. O del padre per il figlio. O tra due automi.

A dimostrare che l’amore, quello vero, puro, sincero, può sopravvivere a tutto; guerre, carestie, morte e perfino al tempo ed allo spazio.

La Bottega del Mistero
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Lemmings – Il suicidio di massa

I lemmings, o lemmi, sono piccoli e simpatici roditori artici, simili ai criceti, che fanno parte della stessa famiglia dei ratti, dei topi e dei gerbilli. La loro particolarità è che presentano a volte delle vere e proprie esplosioni nelle nascite, che portano il branco a trovarsi di fronte alla necessità di sfamare un numero esorbitante di cuccioli. Solitamente, alla ricerca di nuove forme di sostentamento, molti degli individui si allontano dal gruppo anche per decine di chilometri, senza farvi più ritorno – proprio questa abitudine ha portato, nel 16° e nel 17° secolo, a credere che i lemmings nascessero per abiogenesi, ovvero fossero generati spontaneamente dalle condizioni dell’aria. Di fronte alla paura di morire tutti di fame, i lemmings prendono la più drastica delle decisioni: a migliaia corrono a perdifiato lungo le scogliere a picco sull’oceano, riempiendosi i polmoni dell’aria gelida delle nevi scandinave, e quando si trovano sull’orlo del baratro si lanciano nel vuoto, annegando tra i flutti. Il suicidio di massa permette ai sopravvissuti di avere cibo a sufficienza per continuare a vivere per molti anni ancora.

Peccato che sia tutto falso.

 

Lemmings

 

Durante le grandi migrazioni, è normale che alcuni individui muoiano a causa di lesioni da calpestamento e finiscano in acqua spinti dai compagni, ma in realtà il mito del suicidio dei lemmings è stato costruito ad arte dalla Walt Disney nel film White Wilderness (Artico Selvaggio), premio Oscar come miglior documentario nel 1958. In una delle scene viene filmata la migrazione di una colonia di lemmings che si gettano tra le onde dell’Artico, trovando la morte: la voce narrante spiega con chiarezza che si tratta solo di un tentativo di attraversare la distesa d’acqua finito tragicamente, e non della volontà del branco di suicidarsi.

Nel 1982 il programma televisivo The Fifht Estate della statunitense CBC sviluppa una puntata di denuncia della crudeltà sugli animali nei film e rivela alcuni interessanti retroscena sul documentario della Disney: le scene sono state girate a Bow River, vicino Calgary, Canada, e non nell’Oceano Artico come spiegato nel film, inoltre i lemmings sono stati spinti verso l’acqua dallo staff del film grazie ad una piattaforma rotante. In pratica, sono stati deliberatamente spinti al suicidio dalla Walt Disney.

In Scandinavia, i lemmings diventano inquieti quando la loro popolazione s’innalza. Per esempio, nelle zone montuose della Norvegia, quando i lemmings iniziano a spostarsi, tendono a scendere e raccogliersi a valle, col risultato che molti di loro raggiungono il mare o un lago e a volte saltano sui blocchi di ghiaccio galleggianti. Questo comportamento ha dato origine al luogo comune del suicidio di massa. […] La maggior parte dei lemmings canadesi vive in zone pianeggianti e troppo lontano dall’oceano per poter compiere una migrazione del genere. Gli Inuit non hanno leggende riguardanti la migrazio dei lemmings ed è difficile pensare che non si sarebbero accorti di un evento del genere che si verificasse oltretutto ripetutamente. – Hinterland Who’s Who, sito sulla fauna del Canada

Il connubio tra il suicidio dei lemmings e la Walt Disney è nato prima di White Wilderness, e precisamente nel 1955: Carl Barks scrive e disegna The Lemming with the Locket (pubblicata in italiano come Zio Paperone e il ratto del ratto), in cui milioni di lemmings si gettano dalle scogliere della Scandinavia per qualche misteriosa ragione.

 

Zio Paperone e il ratto del ratto

 

L’idea del suicidio di massa ha ispirato numerose opere, tra cui Lemmings, videogame del 1991 per Amiga sviluppato dalla DMA Design. Nel gioco il concetto è capovolto: anziché aiutare gli animaletti a uccidersi, compito del giocatore è evitare che gli esserini, tanto innocui quanto stupidi, vadano incontro a morte certa e raggiungano incolumi l’uscita del livello.

Altro caso di animali che si uccidono senza ragione è quello dell’Overtoune Bridge, già trattato dalla Bottega del Mistero.

Quella dei lemmings suicidi è certamente una storia che affascina ed inquieta. Peccato che sia una storia tutta sbagliata.


 

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