Tag: Cortometraggio

Cargo

Qual è la cosa più preziosa di tutte quando sei un uomo, un padre, in una terra invasa dai morti viventi? Quanto sei disposto a perdere per salvare la vita di tuo figlio?

Cargo è un cortometraggio del 2013 finalista del Tropfest, festival dedicato alle produzioni indipendenti che non superano i 20 minuti di video. Diretto da Ben HowlingYolanda Ramke, e scritto da quest’ultima, Cargo narra la storia di un padre e di suo figlio appena nato, negli Stati Uniti spazzati via dall’apocalisse zombie. Dopo la drammatica perdita della moglie, l’uomo è costretto a viaggiare di città in città, alla disperata ricerca di un rifugio sicuro dove stabilirsi e, sopratutto, di un futuro per il suo bambino. Scoprirà presto che l’amore può andare ben oltre la morte.

Buona visione.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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Film completi

In questa settimana abbiamo aperto una nuova rubrica, Film completi, che vi permette di guardare, ovviamente in maniera totalmente gratuita e legale, i grandi titoli del passato, da Nosferatu a L’ultimo uomo sulla Terra. Li trovate tutti sul nostro canale YouTube, e la playlist in questa pagina e su Facebook, TwitterGoogle+ e Pinterest. Buona visione!

 

La Bottega del Mistero
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Bloody Cuts

Bloody Cuts è un’antologia di cortometraggi horror creati dagli inglesi Ben Franklin e Anthony Melton, disponibili gratuitamente per la visione online. Dopo una campagna fallimentare su Indiegogo, che ha raccolto solo $ 2.650 dei 20.000 richiesti, i due hanno girato otto dei tredici film inizialmente progettati. Nonostante il bassissimo budget a disposizione, le loro opere sono piccole perle nel panorama delle webseries, spaziando dalle filastrocche gotiche di Suckablood ai ritmi sincopati di Don’t Move.

Nella playlist che segue sono compresi tutti gli otto episodi finora pubblicati. Buona visione.

 

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Lights Out

Chi ha paura del buio?

Lights Out è un cortometraggio del regista David F. Sandberg, vincitore del Best Short al Bilbao Fantasy Film Festival 2014. La storia è molto semplice, narrata in meno di tre minuti: una donna si prepara ad andare a letto, come ogni sera, ma nel buio qualcuno la osserva.

Tenete la lucina accesa stanotte.

 

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Horror Movie

Il canale YouTube PORTAL PARTY, aperto da Aaron Maurer, Dylan Dawson ed Eric Clem, ha lo scopo di realizzare cortometraggi parodia dei più grandi filoni del cinema lasciando interpretare i film dalle copertine dei film stessi. Il risultato è davvero strano, ma allo stesso tempo molto ingegnoso. La quinta puntata è dedicata ai film horror, e regala qualche perla davvero di ottimo gusto. Buona visione!

 

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Rebecca Brown – Sei anni e mezzo per combattere la malattia

Rebecca Brown è una bella ragazza inglese di 21 anni, che condivide da sempre con una terribile malattia: la tricotillomania. Si tratta dell’abitudine, e spesso dell’urgenza inalienabile, di tirarsi a forza intere ciocche di capelli, portando nei casi più gravi a strapparsi di netto le sopracciglia, i peli pubici ed anche le ciglia; in soggetti particolarmente succubi della condizione, si riscontra anche la tricofagia, ovvero l’ingestione ossessiva dei capelli lacerati. Attualmente si stima che nel mondo ne soffrano circa 200.000.000 di persone.

Il calvario di Rebecca comincia a 14 anni, e da allora (era il 2007) per 6 anni e mezzo ha scattato una foto di sé stessa ogni giorno, per mostrare a tutti quanto può essere violento il rapporto con il proprio corpo quando nessuno è in grado di aiutarci. Da piccola principessina dagli  occhi azzurri ed i capelli biondi, è passata dal rasarsi a zero per tentare di arginare i propri istinti ad arrivare ad indossare parrucche per coprire il dolore e la vergogna che provava dentro.

Rebecca non ha ancora sconfitto la malattia, ma mostrarsi al mondo per quello che è, una ragazza fragile ed impotente, l’ha resa più forte e sicura di sé. Su YouTube aiuta molte altre persone nella sua condizione, favorendo il dialogo e regalando a tutti una cosa semplicissima, un dono che anche noi potremmo fare a chi si trova in difficoltà: una parola gentile.

 

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Benjaman Kyle – L’uomo senza nome

Sono le 5:30 del 31 agosto 2004 ed il responsabile del Burger King di Richmond Hill, USA, non sa se mettersi a ridere o chiamare la polizia. Di fronte a lui, in mezzo ai cassonetti del fast food tra l’Interstate 95 e l’Highway 17, c’è un uomo nudo in stato palesemente confusionale. Portato in tutta fretta all’ospedale, si scopre che soffre di amnesia retrograda: fissa il suo riflesso nello specchio, ma non riesce a riconoscere il proprio viso, come se fosse quello di un completo estraneo, non ricorda come è finito tra i rifiuti e non sa il proprio nome. Soprannominato BK perché trovato vicino al Burger King, decide di darsi il nome Benjaman Kyle, e resta finora l’unico caso negli Stati Uniti di persona scomparsa (col codice 1007UMGA) di cui si conosca l’indirizzo di casa. Per la legge statunitense, Banjaman ufficialmente non esiste, e non può ricevere un numero di previdenza sociale.

Negli anni l’Uomo Senza Nome, com’è chiamato negli USA, ha cercato di ricostruire se non la propria identità almeno qualche dettaglio del proprio passato, purtroppo senza riuscirci. Pensa di essere nato il 29 agosto 1948, ha qualche vago ricordo di Denver e gli sono familiari gli scorci di Indianapolis, dove potrebbe aver vissuto negli anni ’70. Ha riconosciuto il monumento ai soldati e marinai della città dell’Indiana, il suo cinema, il cimitero cittadino ed il White River che scorre lungo la capitale. Curiosamente, ricorda nitidamente i sandwich di formaggio grigliato per un quarto di dollaro venduti alla fiera dello stato.

Durante un’intervista televisiva nello show americano Dr. Phil, condotto dallo psicologo Phil McGraw, riesce a collezionare pochi e vaghi frammenti di ricordi, relativi alle sue giornate alla Scuola Cattolica; l’ipnosi lo aiuta inoltre a richiamare alla mente qualche numero della sua vecchia tessera di previdenza sociale, 3*5-44-****, che corrisponde agli stati di Wisconsin, Michigan, Illinois ed Indiana durante gli anni ’60. In linea di massima Benjaman ha dimostrato di avere molte nozioni di cucina e gestione di ristoranti, il che fa supporre che in passato sia stato, se non un cuoco, almeno un impiegato nella ristorazione. Naturalmente oltre all’ipnosi sono stati molti gli sforzi per riuscire a dare un nome a Benjamam, tutti purtroppo andati a vuoto: le sue impronte digitali sono state scansionate dall’FBI senza successo; il suo DNA è stato comparato dal governo e da società private senza trovare riscontri; il riconoscimento facciale è stato eseguito dall’Indiana Bureau of Motor Vehicles che non è riuscito a compararlo con le foto sulle patenti successive al 1998; ricerche indipendenti su giornali, radio e televisioni locali non hanno dato alcun esito positivo. Benjaman Kyle sembra davvero essersi materializzato dal nulla quel 31 agosto 2004.

 

 

Per quanto gli riguarda, sembra che la sua memoria si interrompa un giorno del 1985, anche se non è in grado di spiegarsi il perché. Sul cranio, al momento del ricovero, i medici trovano tre fori, causati probabilmente da un oggetto contundente, il che farebbe supporre che sia stato vittima di agguato o di una rapina finita male. Nel 2012, in seguito ad un cortometraggio sulla sua vita presentato al Tribeca Film Festival e al Festival di Cannes, riceve l’offerta di un imprenditore locale di lavorare come lavapiatti nella sua attività, che gli ha permesso di affittare una casa. Attualmente è al vaglio della Casa Bianca un raccolta firme per concedergli una nuova tessera di previdenza sociale.

Il senatore della Florida Mike Weinstein, attraverso il Dipartimento della Motorizzazione e Sicurezza Stradale della Florida, è riuscito ad ottenere un documento d’identità temporaneo fino a che le diatribe legali sulla sua identità non verranno risolte. A dimostrazione che anche di fronte all’enigma di un uomo senza passato, il più grande mistero resta quello che si nasconde tra le maglie della burocrazia.

 

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This Way Up

Padre e figlio, titolari di un’agenzia di pompe funebri, vengono contattati per seppellire una simpatica vecchietta da poco deceduta, ma nel portare la tomba a destinazione incapperanno in una serie di situazioni una più paradossale dell’altra. This way up è il pluripremiato cortometraggio di Alan Smith e Adam Foulkes, candidato agli Oscar 2009 come miglior corto di animazione, fatto di tinte opache, disegni pennellati e tanto umorismo nero.

 

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Carn

Senza andare a scomodare il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, i lupi hanno sempre destato profonda ammirazione e timore negli esseri umani. La leggiadria dei movimenti si scontra con una ferocia che da sempre affascina. Per millenni li abbiamo cacciati per paura, perché guardandoli negli occhi scoprivamo quanto può essere labile la linea tra l’umano intelletto ed il fascino ferale del richiamo del sangue.

“Carn”, corto del francese Jeff Le Bars, ci presenta in poco più di 5 minuti di video una potenza narrativa che riesce a strappare più di un’emozione nello spettatore. Tutto di questo piccolo capolavoro risplende: visivamente molto carico, con contrasti cromatici ricercati e scenari e personaggi disegnati in maniera pulita, semplice; un audio che toglie davvero il fiato, grazie anche alla povertà dei dialoghi tra i protagonisti; ma sopratutto a colpire è il finale. Un finale che si intuisce, perché tu spettatore sai cosa succederà, lo capisci e ti aggrappi con tutte le tue forze alla speranza che l’inevitabile non accada. Oppure faremo il tifo per il mostro, perdendo la nostra umanità, abbandonandoci a quella che è la nostra vera natura, sussurrando in cuor nostro che ciò che accade al protagonista bambino è giusto. E se ci aggrappassimo forte a questo pensiero, così poco umano, così innaturale, forse, e dico forse, capiremmo quando finisce l’uomo, e quando inizia il mostro.

J’accepte.

 

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