Tag: Destino

The Battery [STREAMING]

Ben and Mickey sono due amici, giocatori di baseball, costretti a sopravvivere in un’apocalisse zombie che li ha tagliati fuori dal resto dell’umanità. Ma che cosa significa essere umano, quando tutto intorno c’è solo la morte?

Ieri sera abbiamo salutato l’end season final della sesta stagione di The Walking Dead e, per voi che avete ancora fame di morti viventi, ho il film perfetto: The Battery.

 

 

The Battery è uno di quei film che sono un pugno nello stomaco. Narra la storia di BenMickey, giocatori di baseball alle prese con cadaveri ambulanti e avversità del mondo esterno. Nell’ultimo decennio i lungometraggi dedicati agli zombie si sono rivelati quasi sempre dei fiaschi totali, figli della logica commerciale del cavalcare l’onda della moda del momento. The Battery, invece, è diverso. Di cadaveri che non vogliono rimanere tali ce ne sono, certo, ma sono pochi, dannatamente pochi per quasi tutto il film. I protagonisti, a differenza di altre opere, non sono loro. Non è un film di zombie, è un film con degli zombie. Sembra solo una sottile variazione semantica, ma non è così: i morti viventi non sono al centro di tutto, e non rappresentano il gancio da traino della vicenda; sono un modo per raccontare altro, i rapporti umani e le conseguenze delle proprie scelte.

 

 

Diretto da Jeremy Gardner, giovane regista statunitense al suo primo lungometraggio, e interpretato da quest’ultimo e Adam Cronheim, The Battery è stato girato con un budget di 6.000 dollari, in soli 15 giorni. Il film si divide in pratica in due capitoli: il primo è un road movie, che alterna momenti drammatici a scene scanzonate delineando, apparentemente, quella che sarà la storia; il secondo, claustrofobico, narra invece l’evoluzione psicologica dei personaggi, l’interazione tra gli stessi e le conseguenze delle scelte fatte dai due. Ben e Mickey si adattano al nuovo decadente mondo che li circonda o al contrario lo rifiutano, tirando sempre più la corda al cappio che li tiene legati; non sarebbero in grado di sopravvivere da soli, ma non riescono ad accettarsi appieno. E così mentre uno fracassa la testa di uno zombie senza pensare al domani, l’altro si rifugia nella musica – da segnalare Anthem for the already defeated dei Rock Plaza Central –  lasciando che le note lo cullino verso eterei riflessi di un mondo ormai lontano; mentre uno si lascia andare all’alcool, l’altro resta morbosamente affascinato dai seni floridi di una giovane morta vivente.

 

 

The Battery non è stato tradotto ufficialmente in italiano, così ve lo propongo in streaming sottotitolato in italiano qui in basso. Buona visione. 😉

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il mistero della mummia e della nave fantasma

Sono le 4 del mattino del 25 febbraio 2016, il sole non è ancora spuntato al largo delle coste di Barobo. Troppo presto per la maggior parte dei 40.000 abitanti della municipalità delle Filippine, tardi per i pescatori che hanno già preso il mare da qualche ora. All’improvviso, in distanza, il ventitreenne Christopher Rivas y Escarten fissa con occhi impauriti una piccola chiazza bianca nell’immensità del blu: una nave fantasma, che trasporta un solo occupante. Una mummia.

 

 

Di ritorno dalla battuta di pesca, Rivas si accorge che a un centinaio di chilometri dalla costa c’è uno yatch, che sembra abbandonato a sé stesso. Le vele strappate, ha tutta l’aria di essere sopravvissuto a decine di tempeste. Rivas abborda il natante, e urla a gran voce all’equipaggio. Una, due, tre volte. Senza risposta. Infine, la macabra scoperta: seduto su una panca, accasciato di fianco alla radio di bordo, c’è il corpo marmoreo di Manfred Fritz Bajorat. Esperto uomo di mare, celebre per numerose traversate in solitaria, Bajorat scompare nel nulla nel 2010, a bordo della sua nave Sajo, dove viene ritrovato ben sei anni dopo. Nessuno è in grado di dire da quanto tempo l’uomo sia morto, ma la polizia locale pensa che il decesso sia avvenuto improvvisamente poco meno di un anno prima del ritrovamento: per il capodanno del 2015 invia personalmente gli auguri ad un amico.

Secondo la ricostruzione delle autorità, Bajorat dev’essere rimasto vittima di un infarto e, in un ultimo atto di disperazione, tenta di chiedere aiuto con la radio di bordo. Invano. La Sajo, senza più un capitano, custodisce come bara di legno e acciaio le spoglie mortali dell’uomo. Il mare è la sua vita, ora lo è anche nella morte.

Il mistero non è la mummificazione di Bajorat – è un processo bizzarro e macabro, ma naturalmente spiegabile; la vera storia dell’uomo, quella più importante, è un’altra, difficile da leggere, agrodolce.

 

 

Un messaggio per la moglie, scomparsa di cancro nel 2010, che l’uomo custodisce a bordo. Una lettera semplice, scritta dopo la morte della donna che per anni è stata la sua compagna. Poche parole, destinate a superare la sottile linea che separa questa vita dall’altra.

Siamo stati insieme per trent’anni sullo stesso cammino. Poi la forza dei demoni ha prevalso sulla volontà di vivere. Sei andata. Che la tua anima possa trovare pace. Il tuo Manfred

Una lettera che finalmente, dopo 6 anni, Bajorat potrà consegnare di persona alla donna che ama. E questo, nonostante tutto, è il finale che preferisco.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Another

Da 15 anni la classe 3-3 della Yomiyama Nord è maledetta. Ogni anno tra i banchi si avvicendano gli studenti, con il loro carico di ansie e paure adolescenziali. Ma più di tutto, a gettare terrore nei cuori, è che uno di loro, in realtà, è morto. Solo che nessuno sa chi sia. Benvenuti in Another.

Another è una light novel horror giapponese ideata da Yukito Ayatsuji nel 2009, ed in seguito sviluppata come manga e anime. La storia narra della classe 3-3 della Yomiyama Nord, e della maledizione che incombe sui suoi alunni. La storia è realmente angosciante. Ogni personaggio sembra avere qualcosa da nascondere, ed il giro di vite immaginato da Ayatsuji si sviluppa in una serie di misteri e rivelazioni per nulla scontate, in cui fino all’ultimo non saremo in grado di capire chi è il responsabile della malasorte che colpisce gli studenti della 3-3. Se state cercando un ottimo manga o anime horror Another è certamente quello che fa per voi.

 

 

Trama

Nel 1972 Misaki, studentessa popolare sia tra i compagni che tra gli insegnanti della scuola media di Yomiyama, muore improvvisamente a causa di un incidente. Distrutti dal dolore, gli amici non ne accettano la dipartita, e decidono all’unisono, inconsciamente, di concludere l’anno scolastico come se nulla fosse mai accaduto. I professori assecondano la grottesca situazione, per permettere agli studenti di elaborare il lutto con calma ma, forse, anche perché neanche loro si capacitano della morte di una ragazza così solare e piena di vita. Così il banco di Misaki resta al suo posto, il suo nome non viene annullato sui registri, e tutti vivono in questa sorta di limbo ovattato. Alla cerimonia dei diplomi la situazione non è cambiata, ma ognuno, in cuor suo, è sollevato che finalmente l’anno scolastico sia finito. Viene riservato un posto anche a Misaki, le viene virtualmente dato l’attestato e finalmente, traendo un sospiro di sollievo, con un sorriso un po’ forzato, la classe 3-3 del ’72 conclude la sua storia con una bella foto di gruppo.

In cui compare anche Misaki.

Anni dopo, nella primavera del 1988, il quindicenne Kōichi Sakakibara, trasferitosi dai nonni a Yomiyama, viene assegnato alla classe 3-3, ma a causa di un pneumotorace non può cominciare le lezioni in tempo, saltando un paio di settimane. In ospedale incontra una misteriosa ragazza orba dall’occhio sinistro, Mei Misaki, che scoprirà più tardi essere una sua compagna di classe. Dimesso e presentatosi ai suoi nuovi amici, scopre che Misaki viene completamente ignorata da tutti, insegnanti compresi, come se non esistesse, o peggio. In realtà si tratta di una contromisura adottata dai compagni per evitare la morte: ogni anno, parenti ed amici degli studenti della 3-3 muoiono in circostanze misteriose. Per sfuggire alla maledizione hanno pensato di escludere completamente qualcuno dalla vita di classe, e la scelta è ricaduta su Mei, già non particolarmente amata. In questo modo, secondo Izumi Akazawa, scelta per elaborare piani per annullare il destino infausto che pende su di loro come una spada di Damocle, il numero di studenti resterà costante, e non ci sarà bisogno che muoia nessuno. Kōichi però non vuole stare al gioco, e non crede alla maledizione – non essendo della città non conosce quanto è vera la storia – e trova in Mei un’amica con cui confidarsi, e riportandola così idealmente in vita, richiamando ancora una volta la morte tra i banchi.

Riuscirà Kōichi a spezzare la maledizione, o sarà l’ennesima vittima della follia della classe 3-3?

 

 

Grazie a Damiano per avermi segnalato Another. Era un po’ che volevo scrivere di questa fantastica opera, e con la sua email ne ho trovato l’occasione. 😉

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

“Sei tale e quale a tua madre” – Quando le figlie sono identiche alle mamme

“Sei tale e quale a tua madre”, quanto volte ve l’hanno detto, se siete ragazze, o quante volte l’avete pensato della vostra compagna? Non tutti gli uomini, poi, amano la propria suocera, e sapere che un giorno la propria mogliettina adorata possa somigliarle è un vero e proprio incubo. Uno studio condotto dal Daily Mail si pone una semplice domanda: quanto si somigliano davvero mamma e figlia? Davvero tanto.

Il Daily Mail ha chiesto a 5 donne e alle loro figlie di posare di fronte alla macchina fotografica, per poi confrontare le immagini al computer e verificare quanto e se una ragazza, col passare degli anni, assomiglierà alla madre. Ecco gli scatti.

 

Sara Pearson, 62 anni, e sua figlia Clemmie, 30. Entrambe di Londra, gestiscono un’agenzia di pubbliche relazioni.

 

Rhonda Mackintosh, 45 anni, e Darcey, 15. La prima è un ingegnere capo, la seconda una studentessa. Vivono a Glasgow.

 

Frances Dunscombe, 83 anni, e Tineka Fox, 57. La prima è una modella, la figlia è casalinga. Vivono nel Surrey.

 

Esther Savage, 73 anni, e Wendy Brake, 43. Casalinga e pediatra, vivono sull’Isle of Sheppey.

 

Josie O’Rourke, 48 anni, e Jodie Clark, 24. La prima è vicedirettrice di un editore, la seconda è un’organizzatrice di eventi. Vivono rispettivamente a Hasting e Stratford.

Forse le foto non rendono giustizia. Provate a vedere il meshup creato unendo i volti di madre e figlia, e forse vi ricrederete.

 

 

Certo cinque coppie di donne sono un po’ pochine per uno studio serio, ma la prossima volta che conoscete una ragazza, prima di chiederle di sposarvi, fidatevi di un consiglio.

Guardate prima com’è la madre. 🙂

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Cargo

Qual è la cosa più preziosa di tutte quando sei un uomo, un padre, in una terra invasa dai morti viventi? Quanto sei disposto a perdere per salvare la vita di tuo figlio?

Cargo è un cortometraggio del 2013 finalista del Tropfest, festival dedicato alle produzioni indipendenti che non superano i 20 minuti di video. Diretto da Ben HowlingYolanda Ramke, e scritto da quest’ultima, Cargo narra la storia di un padre e di suo figlio appena nato, negli Stati Uniti spazzati via dall’apocalisse zombie. Dopo la drammatica perdita della moglie, l’uomo è costretto a viaggiare di città in città, alla disperata ricerca di un rifugio sicuro dove stabilirsi e, sopratutto, di un futuro per il suo bambino. Scoprirà presto che l’amore può andare ben oltre la morte.

Buona visione.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Da che cosa deriva “ambaradan”?

Usato sopratutto in libri per bambini, il termine ambaradan indica una confusione assoluta, proprio come quella che regna sovrana nelle camerette dei più piccoli. Ma da che cosa deriva questo termine così strano?

L’etimologia è incerta, ma molto probabilmente è legato ad Amba Aradam, monte dell’Etiopia che nel 1936 fa da scenario all’omonima battaglia tra l’Esercito del Regno d’Italia e l’Esercito Etiope. Nel conflitto, gli italiani si alleano con tribù locali, che sono già però segretamente legate agli etiopi: il risultato è una delle battagie più confusionarie della storia, un tutti contro tutti che, non si sa come, vede alla fine la vittoria degli uomini del Bel Paese. Un teatro dell’assurdo con 20.000 morti, in larga parte a causa di gas tossici vietati dalla legge, oggi ricordato quasi solo per aver generato quella parola scherzosa, ambaradan, detta così alla leggera ai bambini per farli divertire.

Senza sapere che spesso dietro una parola ci sono più che un insieme di lettere. C’è una storia. Spesso una di quelle che nessuno vorrebbe ascoltare.

 

Domanda inviata da Anna Rita T.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Quello che vedi in questa immagine dice molto della tua personalità (forse)

Guardate bene l’immagine. Quale animale riuscite a vedere? In base alla risposta scoprirete molto della vostra personalità. Forse.

 

 

Allora, anatra o coniglio? Indipendentemente da quale dei due buffi animali avete visto per primo, se siete riusciti a scorgerli entrambi in pochi secondi avete dimostrato a voi stessi e agli altri che siete delle persone creative in grado di vedere “oltre”. O almeno così dicono molte autorevoli riviste online. La realtà è che non è così.

L’immagine è una creazione dello psicologo Joseph Jastrow, pubblicata per la prima volta il 23 ottobre 1892 sul giornale umoristico tedesco Fliegende Blätter, sotto il titolo Quali sono gli animali che si somigliano di più?

La figura non serve a dimostrare quanto è creativa una persona, bensì che il cervello umano non accetta passivamente il mondo intorno a sé, ma riesce a percepirlo ed elaborarlo in maniera attiva: significa che non subiamo ciò che ci circonda, ma siamo in grado di comprenderlo in base alle nostre emozioni del momento.

Lo strumento più completo attualmente utilizzato per delineare la personalità di un individuo è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, un questionario di 567 domande che richiede 2 ore per la compilazione, e che tutti quelli che hanno provato la carriera militare hanno fortemente odiato (fa parte delle prove psicologiche per entrare nell’esercito, nei carabinieri eccetera).

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Carl Newton Mahan, 6 anni, assassino

Alcuni emeriti scienziati e professori universitari affermano che molto di ciò che siamo derivi dai nostri geni. Le nostre azioni passate e future potrebbero essere solo un caotico mare di acidi nucleici e poco altro. Così sin dalla nascita siamo destinati a diventare pittori, avvocati, muratori. O come Carl Mahan, 6 anni, assassini.

 

 

Paintsville, Kentucky, sonnacchiosa cittadina mineraria degli Stati Uniti. È il 18 maggio 1929, Carl Newton Mahan, 6 anni, è in giro a far nulla col suo amico, Cecil Van Hoosem, 8 anni. Mentre giocano senza un pensiero al mondo, incappano in dei rottami di ferro. Sembra una cosa come tante altre, pezzi di ferro gettati alla rinfusa, ma i due hanno l’idea di venderli al robivecchi del paese per tirarci su qualche moneta, da spendere in caramelle. Magari riescono a farci uscire i soldi anche per un gelato. Ma uno solo. Chissà se è questo che pensa Cecil, quando strappa di mano all’amico la ferraglia e gliela tira sul volto, pronto a scappare col maltolto. Che sia il dolore, l’orgoglio ferito o chissà cos’altro, Carl non ci vede più dalla rabbia. Torna a casa senza dire una parola, imbraccia il fucile a pompa del padre ed urla a Cecil “Ora ti sparo”.

E lo spara sul serio, uccidendolo sul colpo.

Carl viene immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, e processato lo stesso giorno. Il bambino ha il tempo solo di spiegare l’accaduto e sentire cosa ne pensa l’accusa, prima del sonnellino pomeridiano, che lo vede dormire sul banco degli imputati per tutto il resto del processo. Dopo trenta minuti di camera di consiglio, il verdetto è unanime: Carl Newton Mahan, 6 anni, è colpevole di omicidio di primo grado.

Lo attendono 15 anni di riformatorio.

Ma in molti gridano allo scandalo, e che è assolutamente impensabile poter processare un bambino così piccolo, al di là se sia colpevole o meno: dovrebbe essere giudicato dai suoi pari, non dagli adulti. Su questa affermazione, che sia un cavillo burocratico oppure no, Carl si salva pagando $ 500 di cauzione, e viene rimandato a casa come se nulla fosse accaduto.

Se non fosse che nel paesino di Paintsville, in mezzo alla strada, c’è un altro bambino riverso a terra con la faccia spappolata da una scarica di fucile a pompa.

Che abbiano ragione i genetisti oppure no, il destino sembra rifarsi su Carl: il 28 aprile 1958, all’età di 35 anni, viene ritrovato morto nella sua casa di Lousiville. Si è sparato un colpo di rivoltella alla testa.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

La sindrome dell’happy puppet – La Marionetta Felice

La sindrome dell’happy puppet è una creepypasta pubblicata inizialmente su Creepypasta Wikia dall’utente Error666 il 3 luglio 2012. È ispirata ad una rara malattia genetica realmente esistente, la Sindrome di Angelman, altrimenti detta AS e conosciuta un tempo come Sindrome della Marionetta Felice. Capirete presto il perché di questo grottesco nome.

Buona lettura.

 

 

 

La sindrome dell’happy puppet

Pensammo che sarebbe stato semplice. Prendere un paio di cromosomi, scinderli, metterli un po’ qua, un po’ là e, ehi, un perfetto essere umano. Non sono ancora sicuro di cosa sia andato storto. Un errore di calcolo? Di procedura? O forse qualcosa al di là del nostro controllo. Chi lo sa? Noi (alcuni dei miei colleghi psicologi ed io) eravamo affascinati dalle emozioni umane. Rabbia, disperazione, euforia. Era possibile fare in modo che una sola emozione fosse presente nella mente dell’uomo? Che si potesse limitare a uno solo stato di euforia, senza che la tristezza e la rabbia condizionassero i pensieri? In teoria sì.

Non vi descriverò in dettaglio le procedure del nostro esperimento, perché non vorrei che voi lo ripeteste, e perché temo che impazzirei al solo pensiero di ricordarmele una ad una. Le terribili azioni che abbiamo commesso, si intende. Eravamo ambiziosi, nel pieno della giovinezza, niente avrebbe potuto fermarci e nessuno ci avrebbe potuto dire che stavamo sbagliando. Tutto ciò che dirò è che abbiamo tenuto da parte alcune cellule staminali, per poi farle diventare feti e modificarli geneticamente. L’esperimento fu ribattezzato “Progetto Angelman” e l’obbiettivo era quello di creare un essere che provasse solo felicità. Ma qualcosa andò storto, terribilmente storto.

La prima metà delle cavie sottoposte al test morì inaspettatamente, senza sintomi o cause evidenti, mentre la seconda nacque orribilmente deforme. Solo tre sembravano essere sani. Perfetto, pensammo. Un umano con una mentalità diversa rispetto a qualsiasi altra, grazie alla presenza del solo stato euforico.

Erano perfettamente normali, fino ai diciotto mesi. A quel punto, infatti, apparirono i primi sintomi. Mancanza di equilibrio, problemi nel dormire e nel mangiare ed una bassa reattività. Eravamo nel panico, ma esternamente ci dimostrammo ugualmente calmi e procedemmo con il progetto.

Avremmo dovuta chiuderla lì. Avremmo dovuto prendere quelle dannate cavie e farle sopprimere, bruciarle e chiuderle nel laboratorio. Ma continuammo. E le cose non fecero che peggiorare. I movimenti dei soggetti diventarono man mano sempre più sporadici e non riuscivano ancora a pronunciare una sola parola. Malgrado ciò, potevano lo stesso ridere, e lo facevano spesso. Troppo spesso. Non era una risata felice, ma una silenziosa, quasi nervosa e praticamente continua. Non importava quanta sofferenza venisse inflitta ai soggetti, questi infatti a malapena ci osservavano e ridevano, come se ci stessero prendendo in giro, dimostrandoci che i tentativi di fargli provare dolore fossero del tutto inutili.

Ci aspettavamo che i soggetti riuscissero ad apprendere più velocemente rispetto alle persone normali, accadde invece il contrario. Il loro sviluppo mentale subì invece forti ritardi e non riuscivano a prestare attenzione a qualcosa per più di qualche minuto, prima di scoppiare in una risata. Ma continuammo, sperando che tutti questi sintomi si sarebbero attenuati man mano che i bambini crescevano. Demmo un nome all’insieme di questi sintomi: sindrome dell’happy puppet (o “della marionetta felice”), poiché, a causa dei loro movimenti apparentemente non controllati, i bambini sembravano quasi pupazzi sorretti da fili.

Dopo cinque anni spesi nella realizzazione del progetto, ci rendemmo conto che non c’era alcuna speranza. Non riuscivamo più a sopportare le incessanti risate di questi bambini; come se loro sapessero qualcosa che noi non sapevamo, come se solo loro avessero sentito una sorta di barzelletta. Guardare un bambino e vedere questo contorcersi e ridere in maniera così eccessiva era veramente inquietante. Due dei miei colleghi ci avevano già rinunciato, perché non riuscivano più a reggere tutto ciò. Non ebbi più notizie di loro, in seguito; è però probabile che siano ormai morti.

I bambini non parlarono mai nell’arco dei cinque anni. Ridevano soltanto, con la loro maledetta risata.

Andammo per dar loro la colazione e ci fissarono con i loro enormi occhi, contorcendosi, ridacchiando e non dicendo niente. Lasciammo il pasto di fronte a loro e uscimmo. Il cibo era cosparso di tossine che li avrebbero uccisi silenziosamente e in maniera indolore. Faceva male dover compiere quest’azione, ma andava fatta. Ad ogni modo, non fu così semplice.

Nel momento in cui uno dei miei amici posizionò davanti ad uno di essi il vassoio col cibo, le risate cessarono. Il ragazzo guardò me ed il mio collega, il suo sguardo divenne improvvisamente cupo, maledettamente serio, e la risata era ormai sparita.

Continuarono a fissarlo e ad avere spasmi, per un po’. Il mio amico era in stato di shock e non riusciva a muoversi. I miei colleghi ed io restammo con la penna in mano ed il blocco appunti nell’altra, pronti a prender nota. Improvvisamente, il mio amico cadde sulle ginocchia, afferrando la propria testa con le mani e urlando furiosamente. Sembrava soffrire terribilmente. I miei colleghi e io eravamo sorpresi da ciò che stava accadendo, ma non potevamo farci nulla, se non rimanere seduti e assistervi. Il mio amico collassò sul pavimento, imprecando. Dopo alcuni spasmi, i suoi muscoli si rilassarono.

Cercai di controllare i conati, cosa che alcuni miei colleghi non riuscirono a fare altrettanto efficacemente.

Qualcosa in tutto ciò non era normale. Una presenza maligna sembrava sovrastarci. Sigillammo immediatamente l’ingresso.

Il ragazzo si fermò, osservò la porta e rise. Cadde a terra, contraendosi e rotolando mentre rideva pazzamente.

Gli altri due fecero lo stesso. Dopo alcuni minuti, il raptus cessò e si alzarono in piedi, ancora in preda a convulsioni e ridacchiando.

Le luci si spensero improvvisamente, sentii vetri infrangersi ed urla. La parte più spaventosa di tutte erano gli inquietanti sussurri alternati alle silenziose risate. Quando le luci tornarono, le cavie erano sparite. Due dei miei colleghi erano stesi di fianco a me, in stato d’incoscienza, i loro corpi erano posti in strane posizioni, con un filo di sangue che scorreva dalle loro bocche socchiuse. A primo impatto sembravano essere morti. Non mostravano segni di vita ma, chinandomi, potei sentirli ridere, debolmente. Mi avvicinai per esaminare le condizioni del mio amico. Niente battito, non respirava, ma continuava ugualmente a ridere silenziosamente.

Malgrado i soggetti fossero scomparsi, tuttavia avevo la sensazione che qualcuno mi stesse guardando, qualcuno che era appena fuori dal mio campo visivo, ma che non sarei mai stato in grado di vedere.

Io e un altro collega chiudemmo tutto immediatamente.

Prima di andarcene definitivamente, distruggemmo le nostre ricerche e sigillammo il laboratorio. Ho perso i contatti con gli altri colleghi, suppongo che siano morti.

Continuo a sentirmi come osservato. Riesco ancora a sentire le risate, i sussurri nei miei sogni e talvolta anche quando sono sveglio. Quando ciò accade corro, fuggendo di casa. Non riesco a stare nello stesso posto per più di pochi giorni, a causa di queste presenze.

Si è diffuso. In altri bambini sono stati individuati sintomi simili. Non ho idea di come abbia fatto a diffondersi, non dovrebbe essere qualcosa di contagioso. Qualcuno da qualche parte scrisse qualcosa riguardo alla disfunzione del quindicesimo cromosoma e questo riuscì a conservare la serenità della gente e a tenerla all’oscuro, per ora. La malattia fu chiamata “sindrome di Angelman”. Finora i nuovi nati non hanno dimostrato d’essere pericolosi. Ma so che, da qualche parte, si aggirano ancora le cavie originali. So che stanno venendo da me. So che mi troveranno, e lo accetto. Questo è ciò che mi merito per aver cercato di andare contro natura. Lascio questa lettera come monito. Stanno venedo anche per te. Stanno venendo per tutti noi. Se mai dovessi sentire sussurrare, ridere appena, corri. Se mai ti sentissi come se qualcosa stesse al di fuori del tuo campo visivo, senza che tu però riesca a guardarlo effettivamente, corri.

In aggiunta, vorrei metterti in guardia anche d’altro.

Uno: non manomettete ciò che non ti appartiene.

Due: persino gli angeli possono essere demoni sotto copertura.

E tre: non venitemi a cercare. Consideratemi già morto.


Il precedente manoscritto è stato ritrovato in un laboratorio nascosto e abbandonato, situato in una vasta foresta dell’Alaska. Il laboratorio era costituito da una camera d’osservazione e da una stanza di contenimento. L’ultima era stata sigillata, e l’intero laboratorio presentava i segni lasciati da un incendio. Tracce di sangue sono state ritrovate all’apertura della stanza di contenimento e una finestra era ridotta in frantumi. Il preciso scopo di questo laboratorio rimane tuttora sconosciuto.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Un addio a Severus Piton

Si è spento il 14 gennaio 2016 Alan Rickman. Anche se il nome non vi dirà niente, si tratta dell’attore che ha interpretato Severus Piton nella saga di Harry Potter.
Personalmente non sono riuscito a leggere i libri – ho cominciato il primo ma mi sembrava un po’ stupido – ma ho visto i film. Devo dire che il carisma di Piton salta subito all’occhio, molto più di quel pappamolle di Harry che per buona parte dei film non fa che frignare.
Questo solo per dirvi che, secondo me, Piton è sempre stato il vero e unico eroe della storia.
Cosa c’entra questo con la Bottega del Mistero? Probabilmente niente, ma molti di quelli che mi seguono si sentono un po’ come Piton: dove gli altri vedono risposte, voi cercate domande, e dove gli altri vedono solo domande, voi cercate le risposte.
Restate sempre così: degli antieroi. 😉

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: