Tag: Dicotomia

D&R: Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Abbiamo tutti negli occhi il paesaggio apocalittico di Amatrice e degli altri paesi coinvolti nel sisma del 24 agosto 2016. L’utente Baxdoor, un paio di giorni fa, mi ha inviato per email una domanda che prima o poi mi aspettavo mi avreste fatto. E temevo, sinceramente, che mi sarebbe arrivata proprio in queste settimane di mestizia.

Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Il nostro è un pianeta geologicamente giovane, “vivo”, sulla cui superficie ogni anno si sviluppa un numero incalcolabile di movimenti tellurici. Negli ultimi secoli grazie all’innovazione tecnologica siamo riusciti a registrare con sempre maggiore precisione l’intensità dei terremoti, scandagliandone la genesi dalle viscere della terra fino ad osservarne gli effetti, a volte impercettibili, a volte devastanti, della sua azione sull’opera umana. Dalle vibrazioni infinitesimali ai paesaggi apocalittici, ecco a voi i più grandi terremoti della storia.

Di seguito verrà utilizzata come metro di valutazione la scala Richter, creta dal geofisico statunitense Charles Richter per esprimere la magnitudo, ovvero una stima dell’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, che va da 0 a (finora) 13. Per darvi un’idea l’intensità del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016 è stata di 6.0 gradi sulla scala Richter. È un concetto un po’ astratto, ma che potremmo tradurre anche con decine di paesi rasi al suolo, 296 vittime, migliaia di vite rovinate e danni economici incalcolabili. Sì, così rende di più.

 

I terremoti più devastanti di sempre

 

Si calcola che il sisma più potente mai avvenuto sulla Terra sia quello che ha portato alla genesi del Cratere di Chicxulub nello Yucatán (Messico), dovuto all’impatto di un asteroide con la Terra 66 milioni di anni fa.  Di magnitudo 13.0, ha portato all’estinzione dei dinosauri, oltre all’emissione nell’atmosfera di polveri che per diversi anni ha portato ad un lungo inverno su tutto il pianeta.

In tempi più recenti, e generato dalla Terra stessa, il più devastante sisma di sempre è stato senza dubbio il Terremoto di Valdivia del 1960, meglio conosciuto come Il grande terremoto del Cile, avvenuto nel paese sudamericano il 22 maggio 1960, che ha raggiunto una magnitudo di 9.5. Sebbene si sia trattato di un evento apocalittico, si è verificato in una zona del pianeta scarsamente popolata, provocando solo – solo – 3.000 vittime. Per renderne meglio la portata, vi basta immaginare che colpì non solo gli stati limitrofi, ma anche l’Alaska ed il Giappone, dall’altra parte dell’oceano, ha risvegliato il vulcano quiescente Puyehue-Cordon Caulle interessando un’area costiera di 400.000 km² ed ha completamente stravolto il territorio, creando paludi dove prima vi erano fiumi ed alzando il livello del mare di 4 metri. Se avesse colpito un’altra zona del mondo più popolata avrebbe sterminato milioni di persone portando alla completa distruzione del territorio.

La magnitudo più alta generata dall’opera umana è invece di 8.35, conseguente la detonazione della sovietica Bomba Zar, avvenuta il 30 ottobre 1961 nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del Circolo Polare Artico. Tenendo presente che fu fatta esplodere a 4.200 metri slm, la maggior parte dell’energia dell’ordigno venne liberata nell’atmosfera. Ciononostante, fu in grado di sviluppare una palla di fuoco di oltre 3 km e qualsiasi cosa nel raggio di 35 km finì polverizzata. Letteralmente. Si tratta attualmente della bomba più potente mai costruita dall’essere umano. E fa paura pensare alla nota, allegata al dossier dello sviluppo della Zar, che recita così:

Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.

 

Cosa ci riserva il futuro?

Il terremoto che nei prossimi anni colpirà la California (Stati Uniti) sarà probabilmente il più grande sisma mai registrato dall’uomo. Denominato Big One, farà slittare di 10 metri i due labbri della Faglia di Sant’Andrea, colpendo gravemente le aree di Los Angeles, Orange County, San Diego e Tijuana. Non è vero che staccherà la California dal resto del continente, come molti credono: presentato nel libro Last Days of the Late, Great State of California di Curt Gentry, si tratta di uno scenario impossibile, dato che la faglia di Sant’Andrea fa “scivolare” i suoi bordi, non li allontana tra loro.

 

I terremoti

Vi propongo in ultimo un intervento sull’argomento delle grandi opere, trattato a La Gaia Scienza su La7 qualche anno fa, che si lega a doppio filo con la drammaticità dei terremoti e la possibilità di contenerne gli effetti disastrosi.

A parlare è il geologo Mario Tozzi, che forse non tutti voi conosceranno. Tozzi è membro del consiglio scientifico del WWF e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale in qualità di primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Giusto per farvi capire che non è il primo fesso che capita.

 

 

Post scriptum

Se volete contribuire con una donazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto che ha interessato il centro Italia potete farlo attraverso SMS solidali e IBAN; trovate le indicazioni e le coordinate sul sito della Protezione Civile.

Se invece volete dare una mano dal vivo vi consiglio di collegarvi sempre al sito della Protezione Civile che coordina i soccorsi sul territorio.

Un’altra donazione, importantissima, è quella di sangue. Potete fare riferimento al sito dell’AVIS o contattare l’ospedale più vicino a voi. L’emergenza sangue è costante, non aspettate le prossime vittime per donare.

Un’ultima preghiera. Se volete contribuire sul posto ad Amatrice e negli altri paesi coinvolti, fate riferimento alla Protezione Civile; non partite allo sbaraglio senza un’organizzazione precisa, pensando col vostro operato di salvare vite umane e fare la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo bisogno di eroi. Grazie.

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The Witch – Trama e teorie

Un po’ The Village, un po’ Picnic ad Hanging Rock, The Witch, opera prima di Robert Eggers, è prima di tutto un racconto. Una storia che mescola sapientemente folklore, religione (leggasi fanatismo), natura (quella che non ha pietà), ed una famiglia di esuli abbandonati a loro stessi.

La strega, quella che da il titolo al film, la vediamo praticamente subito. Poco dopo il prologo. E ci si aspetterebbe il classico film con la bellissima di turno che si tramuta nella solita vecchia malvagia ed incartapecorita, sconfitta solitamente da un prode avventuriero.

E invece no.

In questa storia niente va come deve andare. I personaggi cominciano a dire cose strane, gli animali si comportano in modo strano, gli eventi prendono una piega strana. Qui tutto è strano.

I gemellini giocano sempre con un nero caprone, Black Phillip, che a dir loro sembra parlargli. C’è un coniglio foriero di sventura che si palesa sempre nei momenti più infausti. C’è un corvo assetato di sangue e latte che non la smette di allungare la sua nera ombra sulla famiglia inerme. C’è un bosco dove sorge la casa di una strega ancella del demonio.

O forse no.

 

 

Trama

New England, 1630 circa. Un uomo del Lancashire di nome William è stato appena bandito da una comunità puritana ed è costretto ad abbandonare il villaggio insieme alla sua famiglia – la moglie Katherine, l’adolescente figlia Thomasin, il figlio minore Caleb ed i due gemellini MercyJonas –  a causa di dissensi di ordine religioso. I sei sventurati, sorretti dalla fede, riescono a costruire una fattoria e ad arare un campo di granturco; la vita sembra arridergli quando nasce il piccolo Samuel, la cui venuta è vista come un segno del Signore misericordioso.

Affidato alle cure di Katherine, un giorno la ragazzina porta Samuel al limitar del bosco e, in un attimo di distrazione, che dura letteralmente un battito di ciglia, il neonato svanisce nel nulla, forse rapito da una strega che dimora le fronde degli alberi.

 

 

 

The VVitch

The Witch è una storia, ed il sottotitolo originale del film, A New-England Folktale, tradotto orrendamente in italiano con Vuoi ascoltare una favola? – roba da appendere gli addetti al marketing per i pollici e lasciarli divorare dai corvi – ce lo ricorda ad ogni fotogramma. Una storia tratta da diari e cronache originali, che ci mostrano non quello che è, ma quello che sembra essere. La realtà non per quella che dovrebbe essere, ma per quella che appare.

La Storia, quella che ci insegnano a scuola, dice molto semplicemente che i coloni inglesi sono arrivati nel nuovo continente carichi di buoni propositi, hanno convertito gli indigeni locali ed hanno innalzato l’america alla luce del Signore. Stop. In realtà le cose sono andate diversamente. Male. E sin dal principio. Si tratta di estremisti religiosi (leggasi nuovamente fanatici) che attraversano migliaia di miglia d’oceano, migliaia di miglia di niente, per approdare in una terra aliena, in cui non sono benvoluti.

Il problema però non sono tanto le popolazioni locali – nel film all’inizio si vedono chiaramente tre indiani Wampanoag integrati con la comunità religiosa – né tanto meno la natura selvaggia.

Il vero nemico è la solitudine.

Quel senso di abbandono che attanaglia ogni villaggio, unico baluardo dell’essere umano per centinaia di chilometri. L’essere stranieri in terra straniera, con Dio come unica salvezza e senso di una vita votata all’austerità e alle privazioni. Poi qualcosa scatta, la fede viene meno, ed il sonno della ragione genera mostri.

La famiglia, tra accuse ed atti di stregoneria, si sbriciola dalle fondamenta. Il capofamiglia William è un colono fallito, un padre fallito, un marito fallito, un cacciatore fallito ed un agricoltore fallito. Non che non ci metta la buona volontà, semplicemente ogni cosa che fa si tramuta in cenere. Thomasin sta cominciando a sbocciare, con quella sensualità appena accennata, candida, tipica dell’adolescenza. I gemellini sono due esseri amorfi, infagottati in decine di panni per farli stare al caldo, e per un nonnulla ridono (ghignano). Troppo. Ridono sempre. Come un trapano che ti fora il cervello, come unghie sulla lavagna. Caleb viene colpito da una strana febbre – un maleficio, forse? – che lo fiacca lentamente nello spirito e nel corpo.

La scena del suo delirio sul letto di morte è quanto di più inquietante abbia mai visto in un film.

Davvero.

 

 

Teorie e considerazioni

Se non avete ancora visto il film evitate di leggere queste righe.

Le teorie su ciò che accade nel film sono sostanzialmente due. Nella prima, quella razionale, tutto viene spiegato con la muffa del mais, come suggerito in molti punti della pellicola. Si tratta di un potente allucinogeno, così che quella che abbiamo visto non è la storia com’è andata ma come l’hanno vissuta i protagonisti. Quello che vediamo non è mai successo, e nulla è mai stato reale: tutto fila liscio fino al “contagio”, dopodiché la follia prende il sopravvento, in un gorgo di violenza e macabra disperazione, in cui è più semplice dare la colpa delle disgrazie ad un essere soprannaturale che all’incapacità dell’animo umano di accettare la solitudine.

Nella seconda teoria quello che vediamo è ciò che è accaduto realmente. La strega esiste davvero, ha deviato le menti della povera famiglia finché il diavolo in persona non si è manifestato nella figura del nero caprone, culminata col piegarsi della giovane Thomasin al bacio dell’oscuro signore.

 

 

Quindi la strega non esiste. Forse.

Sapete perché non me ne frega niente se la strega esiste davvero? Perché loro credono che esista. Non importa se sia colpa della muffa o che sia la figlia del male la causa di tutte le disgrazie.

La questione è che ci credono loro.

Così mentre per noi spettatori, alla fin fine, che la strega sia reale o no conta poco, loro hanno vissuto un incubo. Un incubo reale. In cui gli animali sussurrano frasi di morte, le streghe uccidono gli infanti, ed una famiglia si dilania dall’interno.

E sì, quando Thomasin arriva ad ascrivere il proprio nome sul grimorio maledetto, vergandolo col sangue, e si addentra nel bosco accompagnata dal demonio Black Phillip, beh allora, alla fine, quando tutto sembra perduto, alla strega ci ho creduto anch’io.

 

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Mamma a 72 anni – Miracolo in India

Barcroft Media

 

C’è chi spera con tutto il cuore di diventare un giorno genitore, lottando con le difficoltà della vita di ogni giorno, l’età che avanza e a volte anche contro le malattie. La storia di oggi ci ricorda che non è mai troppo tardi per smettere di sognare: vi presento Daljinder Kaur, mamma per la prima volta a 72 anni suonati.

Mohinder Singh Gill e Daljinder Kaur sono una coppia indiana, sposata da 46 anni. Mohinder ha 79 anni, Daljinder 72. Sebbene vivano felici e rasserenati dal loro amore, un’ombra si stende da quasi mezzo secolo nel loro cuore: non hanno mai potuto godere della gioia di essere genitori. Eppure le hanno provate tutte, da consulenti della fertilità a cliniche specializzate, ma niente. Nessun cucciolo d’uomo a riempire la loro vita di schiamazzi e sorrisi. Finché un giorno Daljinder rimane incinta. A 72 anni.

Ci sono voluti due anni di trattamenti per la fertilità al National Fertility Centre nello stato di Haryana, costati alla coppia circa € 1.200, una cifra tutto sommato abbordabile, ma all’inizio di maggio 2016 ce l’hanno fatta.

Dio ha accolto le nostre preghiere. Ora la mia vita è finalmente completa. – Daljinder Kaur

Vi posso assicurare che il pupo, di nome Arman, è perfettamente sano; nato di 2 chili – sì, in effetti è un po’ pochino – non presenta alcuna malformazione né malattia, con buona pace del dottor Anurag Bishnoi, che ha supervisionato la gravidanza, che non era favorevole alla fecondazione assistita su una donna così anziana.

La gioia della nascita è però smorzata dalle critiche di numerosi specialisti, che ritengono la scelta portata avanti da Bishnoi eticamente scorretta.

Ciò che è successo è esecrabile. Grazie al progresso della scienza, possiamo mettere incinta una donna di 90 anni. Qual è il problema? Non si tratta di poterlo fare, è questione di etica. Abbiamo una responsabilità verso i nostri pazienti. Quest’uomo [il dottor Bishnoi] non ci rappresenta, ed andrebbe radiato. – Dottor Hrishikesh Pai, presidente della federazione dei ginecologi indiani

Cosa farà il piccolo Arman quando i suoi genitori – speriamo fra cent’anni – non ci saranno più? Come potranno guidarlo e prendersi cura di lui se soffrono già i patimenti della vecchiaia? E il dottor Bishnoi ha fatto gli interessi dei suoi assistiti o si è trattato di accanimento?

 

Mamma a 72 anni: è giusto o sbagliato ricorrere alla fecondazione assistita in età così avanzata?

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Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo.

Non c’è cattivo più cattivo di un buono quando diventa cattivo.

Bud Spencer, nome d’arte di Carlo Pedersoli, 1929/2016, attore, pallavolista e nuotatore italiano, interpretando Charlie, nel film Chi trova un amico trova un tesoro.

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The Battery [STREAMING]

Ben and Mickey sono due amici, giocatori di baseball, costretti a sopravvivere in un’apocalisse zombie che li ha tagliati fuori dal resto dell’umanità. Ma che cosa significa essere umano, quando tutto intorno c’è solo la morte?

Ieri sera abbiamo salutato l’end season final della sesta stagione di The Walking Dead e, per voi che avete ancora fame di morti viventi, ho il film perfetto: The Battery.

 

 

The Battery è uno di quei film che sono un pugno nello stomaco. Narra la storia di BenMickey, giocatori di baseball alle prese con cadaveri ambulanti e avversità del mondo esterno. Nell’ultimo decennio i lungometraggi dedicati agli zombie si sono rivelati quasi sempre dei fiaschi totali, figli della logica commerciale del cavalcare l’onda della moda del momento. The Battery, invece, è diverso. Di cadaveri che non vogliono rimanere tali ce ne sono, certo, ma sono pochi, dannatamente pochi per quasi tutto il film. I protagonisti, a differenza di altre opere, non sono loro. Non è un film di zombie, è un film con degli zombie. Sembra solo una sottile variazione semantica, ma non è così: i morti viventi non sono al centro di tutto, e non rappresentano il gancio da traino della vicenda; sono un modo per raccontare altro, i rapporti umani e le conseguenze delle proprie scelte.

 

 

Diretto da Jeremy Gardner, giovane regista statunitense al suo primo lungometraggio, e interpretato da quest’ultimo e Adam Cronheim, The Battery è stato girato con un budget di 6.000 dollari, in soli 15 giorni. Il film si divide in pratica in due capitoli: il primo è un road movie, che alterna momenti drammatici a scene scanzonate delineando, apparentemente, quella che sarà la storia; il secondo, claustrofobico, narra invece l’evoluzione psicologica dei personaggi, l’interazione tra gli stessi e le conseguenze delle scelte fatte dai due. Ben e Mickey si adattano al nuovo decadente mondo che li circonda o al contrario lo rifiutano, tirando sempre più la corda al cappio che li tiene legati; non sarebbero in grado di sopravvivere da soli, ma non riescono ad accettarsi appieno. E così mentre uno fracassa la testa di uno zombie senza pensare al domani, l’altro si rifugia nella musica – da segnalare Anthem for the already defeated dei Rock Plaza Central –  lasciando che le note lo cullino verso eterei riflessi di un mondo ormai lontano; mentre uno si lascia andare all’alcool, l’altro resta morbosamente affascinato dai seni floridi di una giovane morta vivente.

 

 

The Battery non è stato tradotto ufficialmente in italiano, così ve lo propongo in streaming sottotitolato in italiano qui in basso. Buona visione. 😉

 

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Abbandonato da Disney

La chiusura delle storie della saga NoEnd House – La Casa Senza Uscita ha dispiaciuto non pochi dei nostri fedeli lettori. Da oggi, per arginare quel vuoto, vi propongo un nuovo progetto di traduzione esclusiva, che certamente non mancherà di stupirvi e di inquietarvi, ambientato nel mondo fanciullesco e zuccherino creato da Walt Disney.

Abandoned by Disney (Abbandonato da Disney) è una serie di creepypasta pubblicata su Slimebeast, che narra del lato oscuro dei parchi a tema Disney sparsi per il globo. Se alla luce del sole ci sono bambini festanti, giostre colorate e musiche orecchiabili, nell’ombra si nascondono corridoi segreti, omicidi irrisolti e figure grottesche che attendono solo di poter essere liberate.

Piccola precisazione: la serie Abbandonato da Disney è composta, ad oggi, da quattro storie, in cui l’ordine di pubblicazione non segue quello cronologico; per meglio apprezzare i racconti, saranno postati sulla Bottega del Mistero seguendo quest’ultimo. Nel testo, inoltre, è presente la voce bambini senza volto: ci si riferisce ai bambini, ospiti dei parchi Disney, che indossano le maschere a viso intero dei loro beniamini.

Buona lettura.

 

Abbandonato da Disney – Parte 1: Qualche suggerimento

Suggerimento: Ci serve un’altra persona al check-in durante le ore di massima affluenza.

Suggerimento: Per favore, spostate il carretto degli hot dog dallo scivolo d’acqua principale. Inoltre, il personale è pregato di tenere d’occhio i bambini che hanno mangiato da poco. Quando qualcuno si sente male lì dentro, ci entrano 3 o 4 persone prima che noi veniamo informati di qualcosa.

Suggerimento: Non sarebbe male se avessimo un modo per dare informazioni più dettagliate in modo anonimo. Forse tramite degli incontri privati con l’amministrazione?

Suggerimento: Bisogna aumentare la sorveglianza al Cancello Sud.

Suggerimento: La musica nella casa dei rettili continua a rallentare o ad invertirsi, ed è DECISAMENTE fastidiosa.

Suggerimento: Siete pregati di dire alle mascotte di non provare a mangiare quando indossano i costumi di scena. Continuiamo a recuperarne uno con tracce di cibo appiccicate al muso e pensiamo che qualcuno stia provando a fare lo spiritoso. Oltretutto la cavità della bocca è chiusa dal tessuto interno, quindi mangiare non è nemmeno possibile.

Suggerimento: Per favore aggiustate la musica nella casa dei rettili. Mi sta facendo davvero saltare i nervi.

Suggerimento: Gli ospiti si stanno lamentando riguardo la quantità di asciugamani nelle loro camere.

Suggerimento: Serve una macchina del caffè migliore, o più nuova, per la saletta ricreativa dello staff.

Suggerimento: Avevo intenzione di non dire nulla, perché sono piuttosto tollerante, ma vi prego, smettetela di accogliere bambini senza volto. Non restano mai al loro posto nelle aree comuni.

Suggerimento: Non farebbe male ampliare la selezione di DVD e giochi nell’area comune. La vecchia collezione ha già fatto il suo tempo.

Suggerimento: Bisogna ancora aumentare i controlli al Cancello Sud. Cos’è più economico, dire a un membro della sorveglianza di passare di lì una volta in più, o continuare ad imbiancare i graffiti dei vandali?

Suggerimento: Il Cancello Sud ha bisogno di più sorveglianza.

Suggerimento: Cosa state facendo realmente riguardo gli insulti all’uscita degli impiegati? Mandateci la sicurezza più volte al giorno, fate qualcosa, qualsiasi cosa.

Suggerimento: Non mi sento al sicuro quando esco dal Cancello Sud a fine turno.

Suggerimento: Frank bara come al solitario quando pensa che io non lo stia guardando. Per favore, prendete provvedimenti.

Suggerimento: Dite alle mascotte di stare alla larga dalle zone che non gli competono. Uno di loro continua a spegnere la musica nella casa dei rettili. Non si sa chi sia a causa del costume. Organizzate un incontro o qualcosa del genere.

Suggerimento: Si prega di dare alle mascotte più tempo per l’intervallo o di permettere loro di fare delle brevi pause durante l’orario di lavoro. Sudore e olezzi corporei sono una cosa, ma ora recuperiamo un costume, sempre lo stesso, letteralmente inondato di vomito.

Suggerimento: Fermate Frank, è una minaccia. Ha cominciato a fare la stessa cosa anche con il sudoku. Non me lo sto inventando.

Suggerimento: Scusate se scrivo su un tovagliolo, ma finiamo sempre le schede per i suggerimenti, o qualcuno le sta rubando.

Suggerimento: Fermate quella cazzo di musica.

Suggerimento: Giuro, tutti questi bambini senza faccia si stanno sparpagliando ovunque. Ogni volta che ne uccido uno, gli altri sbroccano. Continuo a trovarne a mucchi in fondo alla scala e pensano che sia divertente. Non è divertente. Non riesco a passare.

Suggerimento: Abbiamo bisogno di più schede per i suggerimenti.

Suggerimento: Abbiamo recuperato un costume da mascotte con delle macchie di vernice sui guanti. L’abbiamo trovato al Cancello Sud ed il colore è compatibile con quello che stanno usando i vandali. Potrebbe valere la pena di esaminarlo. Inoltre, dove sono le schede?

Suggerimento: I costumi si attaccano alle piaghe.

Suggerimento: È trOppo difcile scriv con questo guanti addosso.

Suggerimento: Grazie mille per le schede per i suggerimenti! Era ora! Che state facendo per aumentare il personale al check-in durante le ore di punta?

Suggerimento: Ancora una volta, scusate per il tovagliolo. Sono finite di nuovo le schede.

Suggerimento: Una delle mascotte mi ha messo all’angolo nel guardaroba e mi ha palpato il seno. Ho raccontato l’accaduto a Michael Sheehan, ma non penso che farà qualcosa perché non saprei dire chi ci fosse sotto la maschera. Farò causa se l’amministrazione continuerà a cestinare i miei richiami. Questo è l’ultimo avviso. Un’altra cosa, rifornite i raccoglitori di schede. Ho il sospetto che siano state rimosse per scoraggiare le mie proteste.

Suggerimento: Ah ah sono un topo.

Suggerimento: FOTTITI.

Suggerimento: Qualcuno sta svitando le lampadine. Le sta svitando dappertutto. Gli ospiti si stanno incavolando sempre più perché premono gli interruttori e non succede niente.

Suggerimento: Quando compreremo nuovi DVD per l’area comune? Non mi sto lamentando perché sono vecchi film, ma solo perché la maggior parte è graffiata e gira a scatti.

Suggerimento: Quando arriva quella macchina del caffè?

Suggerimento: I distributori automatici al terzo piano nella zona riservata agli ospiti sono costantemente scollegati e le fessure per il denaro sono spesso intasate con le schede dei suggerimenti. Non so nemmeno di che cosa parlino quelle schede.

Suggerimento: Ci servono di nuovo altre schede per i suggerimenti.

Suggerimento: Provate a trovare Frank.

Suggerimento: Vi darò indizi riguardo Frank, ok?

Suggerimento: Indizio #1: è freddo.

Suggerimento: Indizio #2, è umido.

Suggerimento: Ci serve una bella imbiancata al Cancello Sud. State facendo qualcosa riguardo questo pagliaccio?

Suggerimento: Indizio #3, scarico d’acqua.

Suggerimento: Il carrello degli hotdog è ancora vicino allo scivolo e ci sono stati altri due incidenti di bambini che si sono sentiti male a metà del tunnel. Ne va della reputazione del parco.

Suggerimento: Non penso che stiate cercando Frank!!!

Suggerimento: Hey, non vorrei fare lo stronzo ma, seriamente, dove sono le schede? Questa casella per i suggerimenti è inutile.

Suggerimento: Continuo a sprofondare nel pavimento o

Suggerimento: forse è solo una mia sensazione.

Suggerimento: Non posso riposarmi un minuto perché c’è troppo da fare. Ogni volta che mi stendo, gli ospiti continuano a chiedermi se sto bene.

Suggerimento: non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la tes

Suggerimento: Ignorate l’ultima scheda era la mia vera testa mi ero dimenticato

Suggerimento: il costume si sta attaccando alle piaghe e aumentano ogni giorno di più

Suggerimento: sono tutto una piaga

Suggerimento: il costume sta respirando e, se non seguo i suoi movimenti, non riesco a prendere aria.

Suggerimento: VAFF

Suggerimento: ANCULO

Suggerimento: Continuo a chiudere i cancelli ma qualcuno continua ad aprirli di nuovo, per favore, ditegli di smettere di farlo perché fa uscire tutti e mi sembra controproducente.

Suggerimento: Hanno trovato Frank e daranno la colpa a me, per favore, datemi un consiglio.

Suggerimento: AHAHAHAH la faccia di Frank assomigliava a un brutto piatto di purè di patate quando lo hanno tirato fuori, ma quando ho riso tutti hanno guardato me anche le persone con le facce, il che è strano.

Suggerimento: Devo pensare cosa fare.

Suggerimento: Oh

Suggerimento: un attimo, lo so

Suggerimento: Non sono sicuro se la casella dei suggerimenti sia il posto giusto, ma la sicurezza non sta facendo molto riguardo il mio reclamo. Negli ultimi due giorni ho fatto un giro del parco e ho contato i membri dello staff. A quanto pare, ci sono più mascotte in giro di quante ne abbiamo davvero sul libro paga. La sicurezza dice che non ha senso, ma io penso ci sia una mascotte in più.

Suggerimento: Per favore, aiutatemi, i costumi sono pesanti con le persone dentro e non c’è rimasto un gancio libero per me.

 

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Si deve smantellare la serietà degli avversari con il riso, e il riso avversare con la serietà.

Umberto Eco.

Semiologo, filosofo, scrittore, saggista, 1932/2016.

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Cargo

Qual è la cosa più preziosa di tutte quando sei un uomo, un padre, in una terra invasa dai morti viventi? Quanto sei disposto a perdere per salvare la vita di tuo figlio?

Cargo è un cortometraggio del 2013 finalista del Tropfest, festival dedicato alle produzioni indipendenti che non superano i 20 minuti di video. Diretto da Ben HowlingYolanda Ramke, e scritto da quest’ultima, Cargo narra la storia di un padre e di suo figlio appena nato, negli Stati Uniti spazzati via dall’apocalisse zombie. Dopo la drammatica perdita della moglie, l’uomo è costretto a viaggiare di città in città, alla disperata ricerca di un rifugio sicuro dove stabilirsi e, sopratutto, di un futuro per il suo bambino. Scoprirà presto che l’amore può andare ben oltre la morte.

Buona visione.

 

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Un cadavere in un lago su Google Maps

Abbiamo già trattato di un presunto cadavere su Google Maps, scoprendo però che si trattava di un simpatico cagnolone amante dell’acqua. Stavolta, invece, è tutto vero.

Siamo a Byron Center, nel Michigan, USA. Il 9 novembre 2015, durante l’annuale preparazione delle luci di Natale cittadine, gli operai addetti alle decorazioni di un abete nei pressi dell’84a strada scorgono quella che sembra essere un’auto affondata in un laghetto nel bel mezzo della cittadina. A prima vista il veicolo sembra abbandonato da lungo tempo e così gli uomini chiamano lo sceriffo della Contea del Kent, Ron Gates, che ne organizza immediatamente il recupero.

L’auto, una Chevrolet Corsica del 1990, viene ripescata dal fondo del laghetto, ma la targa, ACM-9705, non riesce a collegarsi a nessun caso della zona. Si pensa inizialmente ad una macchina rubata, ma quello che si nasconde nell’abitacolo lascia tutti senza fiato. Letteralmente.

Al posto di guida c’è quello che resta – oramai poco più che uno scheletro – di un essere umano.

Si tratta di un sessantasettenne, Davie Lee Niles, scomparso a Dorr nel Michigan l’11 ottobre del 2006, ovvero 10 anni prima. Dopo essere uscito da un pub l’uomo avrebbe dovuto recarsi in visita da un amico, ma ha fatto perdere le sue tracce.

La cosa tanto straordinaria quanto macabra è che per tutto questo tempo la sua auto è stata in bella mostra su Google Maps, dove è visibile tuttora; si tratta della macchia gialla in alto a destra.

 

 

Nella scheda di richiesta d’aiuto per trovarlo, sotto la sua foto, viene riportato quello che probabilmente è il motivo dell’estremo gesto di Niles.

Malato di cancro. Potrebbe essere caduto in depressione a causa della sua condizione. – Dalla scheda di Davie Lee Niles su someoneismissing.com

Distrutto dalla notizia di essere malato di cancro, avrebbe deciso di farla finita gettandosi nelle acque del laghetto, dove il suo cadavere ha dimorato per oltre una decade.

Ora, dopo tanto tempo sott’acqua, il suo corpo può finalmente essere riconsegnato alla terra.

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La paziente

 

 

La storia di oggi è un semplice aneddoto, presentato nel 1981 da A. P. Ruskin durante un corso per infermieri. Non vi anticipo nulla, vi chiedo solo di riflettere, immaginare, comprendere, quello che andrete a leggere.

Sono stato invitato a tenere una conferenza in un corso per infermieri. Ho iniziato la mia lezione con la presentazione di questo caso clinico.

La paziente è una donna che dimostra i suoi anni: non parla né capisce, mormora incoerentemente per ore; è disorientata nel tempo e nello spazio. Talvolta, però, sembra riconoscere il proprio nome. Ho lavorato con lei durante gli ultimi sei mesi, ma ad oggi continua a non riconoscermi. Non ha alcun interesse per il proprio aspetto; ha bisogno di essere nutrita, lavata e vestita; non ha denti e pertanto il cibo le deve essere ridotto in poltiglia. È incontinente e deve essere cambiata di frequente; il suo vestito è generalmente sporco perché perde saliva. Non cammina e dorme in maniera inusuale; si sveglia spesso nel cuore della notte, disturbando gli altri con le sue urla. Talvolta si dimostra affabile e felice, ma è sovente agitata senza una causa apparente, così urla più forte finché qualcuno non va a consolarla.

Dopo la presentazione del caso chiesi alle infermiere quale fosse la loro reazione di fronte all’incombenza di prendersi carico di una paziente come quella appena descritta. Usarono termini come frustratedepressedisperateirritate per esprimere i loro sentimenti di fronte ad una situazione del genere.

Quando dissi che a me piaceva prendermi cura di lei e che anche le infermiere avrebbero provato la stessa sensazione, la platea mi fissò basita. Fu allora che feci girare tra loro una foto.

Mia figlia di sei mesi.

 

 

Il testo di Ruskin è un po’ più lungo, ed il seguito lo trovate più in basso. Si tratta di una riflessione sul concetto di vita, rispetto, pregiudizio ed empatia. Non mi abbandonerò a facili moralismi, siete liberi di credere e dare la vostra personale interpretazione delle parole dell’autore.

Chiesi allora perché fosse così difficile prendersi cura di una donna di 90 anni piuttosto che di una di 6 mesi che presentava le stesse identiche caratteristiche. Si era d’accordo che fosse più semplice prendersi cura fisicamente di un infante di 7 chili piuttosto che di un anziano di 40.

Ma la risposta sembrava più profonda.

Il bambino rappresenta una nuova vita, una speranza, una potenzialità praticamente infinita. L’anziano demente, di contro, è al termine della vita, con scarse possibilità di crescita.

Dobbiamo cambiare mentalità.

Il paziente anziano è altrettanto degno di cure e di amore tanto quanto un neonato. Quelli che terminano la loro vita nella condizione di dipendenza meritano le stesse attenzioni riservate a quelli che si affacciano alla vita con l’aiuto degli altri.

Un abbraccio a tutti, infermieri, medici, allievi, specializzandi, OSS, addetti alla pulizia e alla mensa, volontari e familiari, che ogni giorno lottano per rendere un ospedale, una clinica, un ospizio, un luogo che forse non si può chiamare casa, ma che è in grado di donare calore e speranza a tante persone che soffrono. 🙂

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