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Se vedi questo insetto, voltati e scappa immediatamente [BUFALA]

Da qualche giorno circola sui social un articolo riguardante un mostruoso ed enorme insetto di origine africana, silenzioso e letale. Ovviamente è tutta una cavolata. 🙂

SE VEDI QUESTO INSETTO, VOLTATI E SCAPPA IMMEDIATAMENTE

Questo il testo dell’articolo, copiato ed incollato di sana pianta da centinaia di siti.

La foto che vedete potrà ingannarvi. Quello che vedete non è un parrucchino ma un nuovo pericolosissimo insetto di origine africane sbarcato in europa grazie al rinnovato commercio ortofrutticolo che intercorre tra africa ed europa. Questo insetto, chiamato Eubetia Bigulae, ha delle dimensioni infinitamente piccole nelle prime fasi della sua vita, tanto che nessuno si accorge della presenza di questo animaletto.
Il problema sorge quando questo insetto cresce, raggiungendo spesso le dimensioni di un pallone da calcio. Sotto la folta peluria che lo fanno somigliare ad un parrucchino, l’Eubetia Bigulae nasconde una corporatura molto simile a quella del mille piedi. L’unica differenza tra il millepiedi e il cosiddetto animaletto giallo è la sua capacità di spruzzare un potentissimo veleno corrosivo che miete numerose vittime ogni anno in paesi come il Congo e il Chad. L’allarmen in Europa esiste già da tempo, ma in Italia questo insetto sembra essere arrivato relativamente da poco e pertanto nessuno ne ha mai parlato approfonditamente.

 

 

Peccato che l’Eubetia Bigulae non esista per niente, e che il simpatico insetto peloso nella foto non è altro che una larva di Megalopyge opercularis, o pussy moth (falena gattino), grande sì e no 3 centimetri. Fate attenzione, però: sebbene non sia dotata di veleno corrosivo come riportato dalla bufala, la puntura della larva di Megalopyge opercularis è davvero pericolosa, e può scatenare reazioni allergiche.

 

 

Il mio consiglio, come sempre, è uno solo: non fermatevi a leggere tutto quello che vi capita a tiro, andate oltre, informatevi, cercate, scoprite.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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Quello che vedi in questa immagine dice molto della tua personalità (forse)

Guardate bene l’immagine. Quale animale riuscite a vedere? In base alla risposta scoprirete molto della vostra personalità. Forse.

 

 

Allora, anatra o coniglio? Indipendentemente da quale dei due buffi animali avete visto per primo, se siete riusciti a scorgerli entrambi in pochi secondi avete dimostrato a voi stessi e agli altri che siete delle persone creative in grado di vedere “oltre”. O almeno così dicono molte autorevoli riviste online. La realtà è che non è così.

L’immagine è una creazione dello psicologo Joseph Jastrow, pubblicata per la prima volta il 23 ottobre 1892 sul giornale umoristico tedesco Fliegende Blätter, sotto il titolo Quali sono gli animali che si somigliano di più?

La figura non serve a dimostrare quanto è creativa una persona, bensì che il cervello umano non accetta passivamente il mondo intorno a sé, ma riesce a percepirlo ed elaborarlo in maniera attiva: significa che non subiamo ciò che ci circonda, ma siamo in grado di comprenderlo in base alle nostre emozioni del momento.

Lo strumento più completo attualmente utilizzato per delineare la personalità di un individuo è il Minnesota Multiphasic Personality Inventory, un questionario di 567 domande che richiede 2 ore per la compilazione, e che tutti quelli che hanno provato la carriera militare hanno fortemente odiato (fa parte delle prove psicologiche per entrare nell’esercito, nei carabinieri eccetera).

 

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I Minion e le torture naziste

I Minion sono dei simpatici personaggi gialli nati dalle geniali menti della Illumination Entertainment, coprotagonisti imbranati della serie Cattivissimo Me e da quest’anno al cinema in un divertentissimo spinoff. Qualcuno però afferma che la loro genesi non sia solo farina del sacco degli autori della Illumination, ma che le loro origini siano molto, molto più inquietanti. E se i Minion fossero in realtà ispirati a bambini vittime di esperimenti nazisti?

 

 

Ad avanzare questa strana quanto macabra ipotesi è Luciano Gonzales, che in suo post di Facebook lascia un inquietante messaggio ai suoi amici, poi condiviso decine di migliaia di volte sul web.

Lo sapevate? “Minions” (dal tedesco “minion” => “schiavo”) era il nome con cui erano chiamati i bambini ebrei adottati dagli scienziati nazisti per i loro esperimenti che passavano gran parte della loro vita nella sofferenza, e dato che non parlavano tedesco le loro parole erano per i tedeschi dei suoni divertenti. – Luciano Gonzales

La foto non lascia adito a dubbi: bambini ebrei vestiti come una sorta di palombari, in fila indiana su una barca in mezzo al mare, probabilmente asserviti agli scienziati nazisti pronti a gettarli tra i flutti per la causa del regime. Più a sinistra quello che sembra il capitano della nave, certamente un gerarca, che sorride beffardo. Certo, la somiglianza c’è, e la storia, per quanto orrenda, potrebbe anche stare in piedi.

Ma per fortuna è tutto falso.

Cominciamo dai fatti più evidenti: il termine minion deriva dall’inglese, non dal tedesco, e più che schiavo significa tirapiedi, servitore; quelli nella foto non sono bambini, si capisce anche dal fatto che siano troppo alti per essere dei fanciulli; il capitano a sinistra non è tedesco, indossa infatti un’uniforme della marina inglese. E non siamo neanche durante la seconda guerra mondiale.

La foto è del 1908 ed appartiene al Royal Navy Submarine Museum, e rappresenta semplicemente una pattuglia di palombari inglesi in tenuta da salvataggio sul ponte esterno di un sottomarino. Negli anni a cavallo del 1900 le tenute da palombaro sono tutte molto simili, con il tipico casco con visiera rotonda, come testimoniano numerose immagini dell’epoca.

 

 

Lo stesso Luciano Gonzales si è scusato modificando il post originale e spiegando che nessun utente gli ha mai chiesto le fonti della sua asserzione, e che in realtà l’idea non è stata sua ma che girasse già da tempo sul web con l’uscita di Cattivissimo Me. Che le sue scuse siano in buona fede lo lascio decidere a voi.

Questo è un tipico esempio della legge di Godwin, che ironizza sul fatto che in una qualunque discussione su internet ci sarà sempre qualcuno che, prima o poi, metterà in mezzo il nazismo. La legge recita così:

Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 – Mike Godwin, legale della Wikimedia Foundation

In pratica, di qualsiasi cosa si parli, ci sarà certamente un idiota pronto a collegare l’argomento con Hitler ed il nazismo. O se vogliamo attingere dalla nostra cultura popolare, possiamo citare un classico proverbio italiano: la mamma dei fessi è sempre incinta.

 

 


Credete che i Minion siano ispirati ad eventi accaduti durante il nazismo?

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#CharlieCharlieChallenge – Sedute spiritiche social

Bastano un foglio di carte e due matite. Si divide il foglio in quattro quadranti più o meno uguali ed in ognuno si scrive una delle risposte possibili alla nostra domanda. Si posano le matite una sull’altra a croce e si chiede, imperiosi,

Charlie, Charlie! Ci sei?

A questo punto lo spirito vi darà la risposta che tanto bramate. Il tutto poi va ovviamente postato sui social (Vine, Twitter, o YouTube che si voglia).

Le origini del rito sembrano affondare nel profondo ed esotico Messico, in una versione chiamata Juego de la Lapicera (il gioco della penna), dove a dare la criptica risposta sarà un inquietante demone del folklore chiamato Charlie (e non Carlito come ci si aspetterebbe). Il Charlie Charlie Challenge, nonostante gli scettici siano molti, desta l’attenzione anche delle autorità ecclesiastiche, che mettono in guardia dai rischi del disturbare imprudentemente i morti. Esemplare è il caso di Padre Stephen Mccarthy, e della sua lettera aperta ai parrocchiani: non è mai una buona idea invitare un ghoul messicano a casa propria.

C’è un gioco pericoloso che si diffonde sui social che incoraggia apertamente i ragazzi impressionabili ad invocare i demoni. Voglio ricordare a tutti voi che non c’è niente di buono nel “giocare innocentemente coi demoni”. Vi prego NON partecipate e non incoraggiate altri a partecipare. Il problema dell’aprire sé stessi alle attività demoniache è che si apre una finestra di possibilità che non è affatto facile chiudere. – Padre Stephen Mccarthy, prete della Saints John Neumann and Maria Goretti Catholic High School di Philadelphia, USA

Sono in molti a credere, nonostante il Charlie Charlie Challenge sembri più che altro una moda passeggera creata da adolescenti svogliati, che il rito sia perfettamente in grado di metterci in contatto con gli spiriti dell’aldilà. Su internet gli utenti che giurano di aver visto Charlie sono a centinaia.

Ho sentito una presenza difficile da definire, ed una sensazione di bruciore alla mano, sulla schiena e alla caviglia. Ci sentivamo come avvolti dal male e qualcosa ci osservava. – Zodyy Lanae

 

L’ho allestito con alcuni miei amici a scuola, ma non ha funzionato, così ci ho riprovato a casa. Quella notte mi sono svegliata intorno alle 3:00 per andare in bagno. Ho guardato verso la camera dei miei genitori e ho visto un gigantesco ragno nero. Mi sono spaventata e ho chiuso la porta affinché non entrasse in camera mia. Mi sono girata ed era lì. Una figura nera era in piedi di fronte la mia porta. Non riuscivo a muovermi, ero come pietrificata. Ho provato ad urlare, ma nessun suono mi è uscito dalla gola. Dopo un po’ si è messo ed ha attraversato il mio letto. Sono corsa nella stanza di mia sorella ed ho cominciato a piangere a dirotto. Il resto della notte è stata come se qualcuno mi fissasse tutto il tempo, era una sensazione orribile. – Scarlett

 

La mia televisione si è accesa da sola e si vedevano solo le scariche statiche con uno strano fruscio, sembravano parole, non riuscivo a capire bene. Si è spenta all’improvviso con un sibilo e non sono riuscita a riaccenderla per più di mezz’ora. Strano. Ho provato ad accendere la PlayStation, ed ho sentito la voce di un ragazzino che mi diceva “perché non mi aiuti” e “salvali adesso”. C’erano altre voci di bambini che cantilenavano “aiutaci” tutti insieme. Era agghiacciante, e strano. – Arianna Lynn

Che sia solo un gioco per adolescenti annoiati, o un vero portale per un altro mondo, valutatelo voi. Molto attentamente.


Parteciperai ad una seduta di Charlie Charlie Challenge?

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Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini

I bambini, come abbiamo più volte avuto modo di leggere, possono essere più inquietanti degli adulti: dietro il candore di un viso roseo dalle guanciotte cicciotte si nasconde un perfido mostro. Bisogna capirli, poverini, è una semplice reazione a ciò che li circonda: i teneri pargoletti guardano il mondo con occhi ingenui, ma non per questo gli fa meno paura. Anzi.

Agata Matteucci è una fumettista bolognese che ha avviato un curioso progetto, Le terribili leggende metropolitane che si tramandano i bambini, che narra con ironia ed intelligenza dei luoghi comuni, degli aneddoti e delle dicerie che genitori un po’ troppo confusi tramandano come legge divina scesa in terra ai lori figli. E così viviamo nel terrore di farci un bagno al mare dopo un bel panino col prosciutto, o di ingoiare una gomma da masticare con l’ansia di passare a miglior vita.

 

 

I disegni di Matteucci raccontano la storia di tutti noi, che forse non abbiamo più paura del buio, ma che visceralmente continuiamo ogni notte a tenere sempre i piedi sotto le coperte, così che nessun mostro possa farci del male.

I bimbi hanno un universo parallelo contrapposto a quello degli adulti, molto elaborato e fatto di fantasie, di regole e di realtà più o meno distorte. Molte delle verità indiscusse che apprendiamo da bambini – imparate di solito da un compagno di scuola a cui l’ha detto “suo cugino” – si sedimentano nella nostra memoria provocando a volte dei veri e propri traumi, dei segreti tabù che ci trasciniamo fino all’età adulta, alimentando le nostre insicurezze e nevrosi personali. – Agata Matteucci

Potete seguire l’evolversi del progetto su Tumblr e Facebook.

 

Grazie ad Agata M. (l’autrice delle vignette 😀 ) per la segnalazione.

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100 followers!

Oggi abbiamo superato quota 100 follower su Facebook! Grazie, grazie, grazie di vero cuore. Di tenebra, ovvio. Per rimanere sempre aggiornati, continuate a seguirci qui sul sito, su FacebookTwitter, Google+, YouTube e Pinterest!

 

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Expose – La bellezza dell’imperfezione

La Venere di Botticelli ha gli occhi storti (ovvero: la perfezione non è sinonimo di bellezza). Nel 2013 la fotografa Liora K e la blogger Jes Baker fondano il progetto fotografico Expose – Shedding light on collective beauty (più o meno Riscopriamo – Facciamo luce su quello che è la bellezza), in cui le donne della porta accanto mostrano i loro corpi seminudi semplicemente per quello che sono: non i fisici patinati ed artificiali del mondo della moda e dello spettacolo, non quelli al botulino e silicone, ma quelli portati fieramente dalle nostre amiche, fidanzate, mogli o figlie. Il progetto è unico anche per la sua semplicità: niente Photoshop né luci posizionate ad hoc, solo la bellezza data dall’unicità di un viso rotondo o da fianchi troppo larghi, da occhiaie profonde o da cicatrici perenni. Tutto è nato da una semplice domanda della blogger alle sue lettrici.

Quando è stata l’ultima volta che avete aperto il vostro computer e avete visto l’immagine di un corpo che sembrava il vostro? – Jes Baker

Ma dato che non si può rivedere sé stesse in foto di modelle che di reale hanno davvero poco o niente 96 donne imperfette sono state reclutate su Facebook e si sono ritrovate tutte insieme a Tucson, USA, per spogliarsi dei loro vestiti e delle loro vergogne davanti all’obiettivo di una fotocamera.

L’immagine delle donne divulgata dai media non ci corrisponde, nessuno somiglia a quelle foto ritoccate con Photoshop. Eppure tendiamo a credere di essere le uniche sfortunate ad avere seni irregolari, o caviglie troppo grosse, o peli superflui. Non è così. – Jes Baker

E più di ogni altra cosa nelle foto non colpiscono i difetti, né il caleidoscopio di colori di capelli, occhi e pelle, ma i sorrisi. Sorrisi veri, sinceri, amorevoli. Che nessuna modella di plastica potrà mai donare. Qualche anno fa affrontai lo stesso tema con una mia amica siciliana, chiedendole se secondo lei fosse meglio vivere con le imperfezioni che ci rendono unici ma diversi oppure normali come tutti gli altri. Lei, quattordicenne, mi rispose così:

La normalità è banale. – Claudia C.

 

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La bufala dello shampoo Nivea su Facebook

Da qualche mese gira su Facebook un post che mette in guardia gli utenti dagli effetti impressionanti che può provocare un famoso shampoo. Se l’utente clicca sul link, viene riportato ad una pagina in cui è necessario mettere “mi piace” per poter accedere al video YouTube che mostra un enorme sfogo dovuto agli agenti chimici del prodotto.

Ma è tutta una grande cretinata.

L’immagine è un fotomontaggio in cui è stata sovrapposta la foto di un semplicissimo (ed innocuo) fiore di loto. È una pianta conosciuta in tutta l’Asia per le sue proprietà benefiche, antidiarroiche, antinfiammatorie ed emollienti. La parte sfruttata nel fotomontaggio è il baccello contenente i semi di un fiore di loto asiatico che vive negli stagni, il cui nome scientifico è Nelumbo nucifera.

La bufala spinge sulla paura delle persone che utilizzano prodotti di grande consumo, e si va ad aggiungere a migliaia di altre false notizie che metterebbero in guardia su chissà quali malattie provocate da oggetti di uso comune. Cliccare “mi piace” per visualizzare un video inesistente porta poi a condividere sulla propria bacheca la notizia, autoalimentando così la curiosità e la paura.

Non diventate rossi dalla vergogna, ci sono cascati in migliaia. Il mio consiglio, come al solito, e di pensare prima di cliccare: bastava leggere il testo del link, in un italiano completamente sgrammatico, per capire che qualcosa che non andava c’era di sicuro.

Sei caduto vittima della bufala dello shampoo su Facebook?

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