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Abbandonato da Disney – Parte 4: Corruptus

Si conclude oggi la saga di Abbandonato da Disney con l’ultimo, grottesco capitolo, Corruptus. Riuscirà il protagonista a svelare cosa si cela nei parchi della Walt Disney, o soccomberà all’ira della multinazionale dei sogni?

Trovate gli altri capitoli creati da Slimebeast di Abandoned by Disney qui: parte 1, parte 2, parte 3.

Buona lettura!

 

 

 

Abbandonato da Disney – Parte 4: Corruptus

Se credi veramente in qualcosa, questo qualcosa può diventare tuo.

È così che sono stato condizionato a pensare. Credo sia principalmente un meccanismo difensivo per impedirci di sbranare i ricchi. Pensiamo tutti che un giorno o l’altro saremo facoltosi, se lo vogliamo abbastanza. Da quanto non si fa un bell’abbattimento delle classi agiate come si faceva ai vecchi tempi?

Forse non è stato il modo giusto per iniziare questo articolo del blog… Sono parecchio stanco, ma fanculo. Lo lascerò lì.

Corruptus.

Era questo l’oggetto di una email che ho ricevuto prima che il mio provider mi piantasse in asso. Il mio telefono si è brickato lo stesso giorno. Dannazione, penso sia successo nello stesso preciso momento, ma è difficile dirlo per certo, visto che ho provato a usarlo solo dopo che il mio portatile non è riuscito a connettersi.

Corruptus… Non avevo mai sentito questa parola, prima, e per essere onesti non sono neppure del tutto sicuro che SIA una parola. Potrebbe essere latino. Sembra latino. Non ho potuto cercarla, e questa è la prima volta che mi connetto ad internet dopo la mia inaspettata rimozione dalla rete.

Ho provato ad accedere alla biblioteca locale, comunque. La mia tessera è stata revocata… more non pagate per libri che non ho mai letto, né preso in prestito. Perlopiù materiale tendente al feticismo e libri di auto-aiuto per varie malattie mentali. Il tomo sulle armi di distruzione di massa, piuttosto dettagliato a quanto pare, sembrava essere la cosa che ha preoccupato di più il bibliotecario.

Mi sono aggirato per la biblioteca forse per mezz’ora, fino a quando qualcuno non ha lasciato incustodito un computer con l’accesso già effettuato. Quando sono andato a controllare le mie email, per scrivere un messaggio di reclamo su quanto era accaduto, anche quegli account erano spariti. Onestamente sono stato abbastanza idiota ad aspettarmi che quegli account ci fossero ancora.

Non c’è voluto molto prima che notassi la legittima utente del computer al banco informazioni, mentre indicava verso di me. Suppongo non fosse una fan dell’approccio diretto. Ero già fuori dalla porta prima che qualcuno potesse protestare seriamente.

Sono passati più di due anni da quando ho lasciato il Palazzo di Mowgli senza guardarmi indietro.

L’articolo originale del blog è scomparso e riapparso talmente tante volte… su talmente tanti siti diversi… che ricordo a malapena persino il primo posto dove ho tentato di pubblicarlo. Se avessi saputo quanto si sarebbe spinta avanti la cosa, non sono sicuro che avrei scritto quel resoconto impacciato e imperfetto di ciò che accadde. La pressione sarebbe stata troppo forte, e suppongo ci sia un certo livello di tranquillità nell’idea che nessuno leggerà la tua roba o le darà importanza.

Sembra che molti siti abbiano rimosso l’informazione, o su richiesta diretta da parte della Disney… oppure per conto proprio, temendo una rappresaglia. So di uno YouTuber molto popolare che ha rimosso le letture dei miei articoli dal suo canale. Si dice che qualcuno abbia minacciato di fargli causa, un qualche sedicente “autore della storia”. Cazzate. So per informazione diretta che lo YouTuber ha rimosso il video quando si è cagato sotto per la paura, dopo aver capito il collegamento tra Disney e la sua società.

Ho tentato di dare visibilità al mio blog After Abandoned per un po’. Non so quante persone là fuori abbiano visto i miei racconti su Room Zero, il Club 22 e così via. Quei racconti li trovate ancora in giro se li cercate bene… almeno al momento in cui vi scrivo.

Sì, il Club 22 esiste. No, non ho scritto male Club 33. Ho appreso in seguito, dalla stessa fonte, che c’è anche un Club 11, e probabilmente la perversione cresce con l’abbassarsi dei numeri. Ho sentito di un Club 00, ma non posso confermarlo con certezza. Non saprei neanche dire se sia collegato in qualche modo alla Room Zero.

Sì, sulla porta probabilmente c’era scritto Personaggi o Membri del cast invece di Mascotte. Lo so, lo so, vi ho sentiti tutti. Grazie mille per questo. Sono certo che la vostra memoria sia impeccabile quando siete in preda al terrore, vero?

In generale, sono contento che le mie parole abbiano avuto una diffusione così ampia… ma il lato negativo è che pochi di voi prendono questa cosa seriamente. Non lo ripeterò mai abbastanza… Treasure Island? Esiste. Gli Utilidors? Anche quelli sono reali. Solo perché non ho prove tangibili da mostrarvi, non significa che tutto questo sia solo “una storia figa”. Invece di sottolineare gli errori e fare giochi su quanto sarebbe stato forte essere nella mia situazione, forse le persone potrebbero iniziare a prendere questa cosa sul serio e cominciare a scavare un po’ più a fondo.

Oppure no?

Non lo so. Non voglio che questo diventi un’invettiva. Voglio restare concentrato e assicurarmi di pubblicare esattamente ciò che volevo rendere pubblico. Tutta la pressione… le persecuzioni, le chiamate al telefono, le finestre rotte… So che è tutto un piano per farmi impazzire. Vogliono confondermi, spaventarmi, e soprattutto vogliono che stia zitto.

C’è un gruppo di uomini e donne in abiti formali che vedo in giro di tanto in tanto. Qua e là. Li chiamo il Gruppo di Controllo, perché sbucano fuori con penne e blocchi per appunti, per prendere nota di tutto ciò che faccio. Hanno tutti gli stessi abiti, gli stessi occhiali da nerd con la montatura spessa, le stesse penne rosse che sembrano gridare proprio “ti teniamo d’occhio”.

La prima volta che li ho notati, mi stavano seguendo al centro commerciale. Ho girato in lungo e in largo, per essere CERTO che mi stessero seguendo… e lo stavano facendo, per tutto il percorso, ad ogni passo. Giorni dopo, li ho notati di nuovo attraverso la finestra della lavanderia self-service di fronte al mio nuovo appartamento.

Ne ho seguito uno, una volta. Quello trippone. È rimasto in silenzio durante l’intera caccia e anche durante la colluttazione che ne è seguita. Quando gli ho strappato di mano il blocco per appunti, ho visto solo pagine e pagine di assurde parole incomprensibili, scritte alla rinfusa e accompagnate da abbozzi della sagoma di Topolino. Tutto nello stesso inchiostro rosso.

So che sembra pazzesco affermare che un gruppo di uomini e donne in nero mi seguano e prendano appunti senza senso, ma penso che sia questo il punto. Penso che l’idea sia PROPRIO di farmi impazzire, e se non ci riescono voi penserete comunque che io sia fuori di testa anche solo per averlo detto.

È una guerra che non posso vincere.

Mi pentirò per tutta la vita di quella gita a Emerald Isle, ma d’altro canto sarò per sempre grato alle persone che sono venute dopo, anonime, per condividere le loro esperienze con me. Chiunque mi abbia spedito la cassetta dei suggerimenti proveniente dal parco divertimenti, è il mio eroe. Leggere ciò che ho scritto riguardo quel posto e affrontare comunque quell’avventura… wow. Non riesco a immaginare come ti sia sentito, chiunque tu sia. Hai lasciato persino il lucchetto arrugginito originale nella casella, per farmi sapere che era autentica. Fare tutto senza neanche dare uno sguardo all’interno per conto tuo, deve essere stato davvero difficile. Grazie.

In caso non lo aveste notato, sto trattando questo articolo come una sorta di ultima puntata. C’è un motivo per questo. Non so quanto a lungo riuscirò a mandare a monte i tentativi della Disney di farmi tacere, prima che venga intrapresa una qualche azione definitiva. Non ho dubbi che da qualche parte, in questo preciso momento, qualcuno stia usando la mia identità per commettere un crimine che mi screditi. O questo, oppure gli uomini in camice bianco stanno per mostrarmi una graziosa piccola cella imbottita. Non so cosa succederà, e questa è la parte peggiore, credo. Tutto ciò che so è che sta per succedere.

Quindi cos’è Corruptus? Beh, come ho detto era il titolo dell’email che ho ricevuto. Una di quelle che sono state presumibilmente cancellate insieme al mio account. Era vuota e sembrava esistere con l’unico scopo di far finire nelle mie mani un documento di testo allegato.

Purtroppo per i poteri forti… l’ho stampato immediatamente.

Almeno stavolta li ho fregati sul tempo. Giusto?

Avrei dovuto dirlo… ricordate quella biblioteca? Ho usato la loro fotocopiatrice per stampare qualche migliaio di duplicati di quella lettera. Alcune centinaia sono inchiodate in posti a caso, alcune centinaia sono state date a persone a caso, e il resto… lasciamo che sia una sorpresa. Provate a zittirmi ADESSO, stronzi.

Comunque, ecco la lettera. Parola per parola. Mi è arrivata da una fonte di cui non rivelerò l’indirizzo email… anche se suppongo che fosse un account fittizio.

Riassunto degli incidenti CORRUPTUS aggiornato a Gennaio 2015

Solo per uso d’ufficio. Questo messaggio contiene informazioni che potrebbero essere confidenziali o private, ovvero protette dal segreto professionale avvocato-cliente o dalla segretezza del materiale probatorio, inteso unicamente per l’uso da parte del/i destinatario/i menzionato/i sopra. Qualsiasi revisione, divulgazione, distribuzione, copia od utilizzo di queste informazioni da parte di altri soggetti è proibito. Se questo messaggio è stato ricevuto per errore e/o senza autorizzazione, si prega di contattare il mittente tramite risposta immediata e di cancellare il messaggio originale. Tutte le email inviate a questo indirizzo verranno recapitate al sistema di posta elettronica societario della Disney e sono soggette ad archiviazione e revisione ad opera di individui diversi dal destinatario. Qualsivoglia violazione del testo di questa dichiarazione di responsabilità verrà perseguita legalmente.

Si prega di fare riferimento alle linee guida ufficiali in relazione ai rapporti di incidente “noti” o “non confermati”. Rispettare le norme riguardanti le designazioni in corso e/o definitive.

 

Incidenti CORRUPTUS noti al Gennaio 2015 compreso

  • Treasure Island
    Estrema agitazione/attività inappropriata della popolazione di avvoltoi.
    Agitazione/inappropriata attività umana da lieve a moderata.
    CORRUPTUS risolto: Specie aviaria non identificata.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • Località turistica Disney’s Pop Century
    Oggetti mobili e collocati fuori posto.
    Anacronismi/errate collocazioni cronologiche.
    CORRUPTUS irrisolto: Entità errante.
    In corso.

 

  • Disney’s River County
    Infestazione da microorganismi.
    CORRUPTUS irrisolto: “Uomo Trasparente”, detto anche “Uomo GuardaOltre”, detto anche “Amichevole John”.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • ImageWorks: Laboratori What-If (2° Piano)
    Numerosi rapporti di persone scomparse riguardanti la Scuola di Recitazione di Dreamfinder.
    Decessi dovuti ai Pin Screen.
    Malori legati agli specchi vibranti.
    CORRUPTUS irrisolto: Installazione “Wily Wizard”.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • Mowgli’s Palace
    Allucinazioni uditive e/o visive.
    Oggetti mobili e collocati fuori posto.
    Agitazione/inappropriata attività umana da moderata a grave.
    CORRUPTUS irrisolto: Personaggio Inverso.
    Abbandonato. Definitivo.

 

  • The New Global Neighborhood
    CORRUPTUS risolto: Baco in Fibra Ottica (NGN C 1).
    CORRUPTUS risolto: Ululato Digitale (NGN C 2).
    Risolto. Riconvertito.

 

  • Room Zero
    Episodio improvviso di isterismo di massa.
    Allucinazioni uditive e/o visive.
    CORRUPTUS irrisolto: Sconosciuto.
    Sotto controllo. Definitivo.

Si prenda nota: Nara Dreamland non è un parco Disney ufficialmente autorizzato e nessuna informazione o risorsa dovrà essere condivisa con qualsiasi responsabile per tenere sotto controllo i suoi residenti.

Una lista completa di sospetti incidenti CORRUPTUS e di rapporti è disponibile su richiesta.

Mi ci sono volute alcune riletture prima che potessi far mente locale. Essenzialmente, se si desse credito al file allegato, allora gli eventi di cui sono stato testimone non erano parte di un incidente isolato. Gli eventi all’interno di Room Zero… i Gascots… sembrano tutti parte di un problema molto più grande.

Cos’è Corruptus?

Corruzione. Voglio dire, non ho bisogno di cercare su Google Translate per questo, anche se io sentissi di POTER fare una pausa durante la scrittura senza correre il rischio che qualcuno mi trovi e mi disconnetta in qualunque momento.

Corruzione di cosa? Sogni? Idee? Desideri?

Non sono mai stato un uomo religioso, ma sono stato costretto a fare catechismo fin troppe volte per non sapere dei Vitelli d’oro. Falsi dei creati dall’uomo… icone, immagini scolpite…

Personaggi. Mascotte.

Se credete in qualche modo alla Bibbia, e io non sono sicuro di crederci, specialmente dopo quello che ho visto… allora forse Dio non era arrabbiato perché le persone veneravano altre cose. Forse aveva paura. Forse, se abbastanza persone credono a qualcosa con sufficiente intensità, c’è una possibilità che questo qualcosa diventi reale. Siccome siamo esseri imperfetti per natura, questo significa che c’è una buona probabilità che una cosa simile si corrompa.

Se ci pensate, i film di animazione della Disney hanno sempre avuto un messaggio primario.

Se ci credi, batti le mani; non far morire Campanellino. Quando esprimi un desiderio guardando una stella… tutto ciò che il tuo cuore desidera…

Alle persone piace riempirsi la bocca con assurdi collegamenti tra Disney ed il satanismo, ma sono tutte scemenze. Ne sono convinto anche adesso. Penso che abbiano cercato di creare il loro Vitello d’oro… un Dio-Idolo in cui tutti credono… uno che tutti amano… È quasi come se qualsiasi sogno o idea che sia condivisa da abbastanza cuori e menti umane abbia una concreta possibilità di venire al mondo.

Le creature… se ne esistono altre oltre a quelle che ho visto con i miei occhi… Penso che siano prototipi interrotti e deformi. Manifestazioni casuali di una qualche inquantificabile non-vita oscura che si è infiltrata nel nostro mondo reale. Sono errori della realtà. Aborti cosmici.

I Corrotti.

In Emerald Isle, non erano tutti terrorizzati dal Palazzo di Mowgli? Quanto era potente la paura di una guerra nucleare il giorno che la Room Zero si è riempita? Se si vogliono trovare i Gascots e le voci misteriose, quella ricerca non fa forse emergere esattamente ciò che si sta cercando?

Quanti bambini sono rimasti delusi, confusi, o segnati a vita quando hanno visto Topolino decapitato?

Ci sono domande a cui non riuscirò mai a rispondere. Non so se qualcuno può farlo. Sinceramente, questa sarà probabilmente l’ultima volta che vi racconto della Disney e di tutto ciò che so. Mi dispiace davvero, soprattutto perché c’è ancora molto da dire… voci non confermate, documenti e oggetti che ho ricevuto che ora sembrano spariti per sempre…

Pensavo che stessero solo cercando di tenere sotto controllo quel costume da Topolino. Pensavo che fosse questo il motivo per cui hanno agito in maniera diversa dall’ordinario per tenere il pubblico all’oscuro di tutto. Che fosse questo il motivo per cui hanno usato la coercizione e la prepotenza per raggiungere i loro scopi.

Ora ho capito che mi sbagliavo.

Sin dall’inizio.

Non volevano che qualcosa come QUESTO venisse fuori.

Auguro a tutti voi buona fortuna, e so che ho bisogno dello stesso augurio da parte vostra.

Grazie.

 

Di più

Abbandonato da Disney – Parte 3

Torna la saga Abandoned by Disney (Abbandonato da Disney), con un nuovo, inquietante, terzo capitolo. Pubblicata per la prima volta su Slimebeast, narra di una stanza segreta nascosta sotto Disneyland e di inquietanti mostri nascosti sotto le maschere dei vostri cartoni animati preferiti

Se vi siete persi le storie precedenti, trovate qui la prima parte e qui la seconda.

Buona lettura!

 

 

Abbandonato da Disney – Parte 3

La mia storia

È passato un po’ da quando ho scritto tutto ciò che riguarda la Disney Corporation, e sono sicuro che si può anche capire il perché. Sono accadute molte cose dal mio ultimo post. Ho ricevuto un sacco di domande e preoccupazioni da persone che hanno letto il mio resoconto in prima persona al Palazzo di Mowgli… Un resort che è stato costruito e abbandonato dalla Disney. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno condiviso il mio post. È stato eliminato da alcuni siti, per lo più aziendali che sono facilmente controllabili da un potere più grande. Tuttavia, per ogni topic censurato o blog eliminato, sembra che ne siano spuntati un centinaio in più.

Questo è qualcosa che dovranno affrontare. Non c’è modo di tornare indietro, per loro… e nemmeno per me…

Sono sicuro che mi stiano pedinando. Inizialmente, per uno o due mesi, davo la colpa alla paranoia. Ogni sguardo casuale o mezzo sorriso diretto verso me, mi mettevano in agitazione, nel senso, i peli del collo si rizzavano e tutti gli altri sintomi. Il primo, o meglio, il primo che sono stato effettivamente in grado di individuare, era un operatore telefonico che girava intorno al mio complesso residenziale. Era un uomo sulla cinquantina, pallido e vestito come ci si aspetterebbe, ma c’era qualcosa di strano in lui. Non capivo cosa, ma sapevo che non era frutto della mia immaginazione. Era strano, fuori posto, non sembrava qualcuno che fosse abituato a compiere la sua routine lavorativa. L’ho seguito fino ad un angolo, per poi perderlo. Quando mi voltai per tornare a casa, eccolo lì. Mi guardava fisso ed era ad una decina di metri dietro di me. Inespressivo e freddo.

“Stai esplorando?” mi chiese. Questo era tutto quello che disse, e c’era un tono accusatorio nella sua voce.

Ditemi adesso se questo è un comportamento normale per un operaio addetto ai telefoni?

Direi che è questa la parte peggiore. Non sentirsi mai al sicuro. Non sentirsi mai soli. Questo, e i gadget Disney occasionalmente lasciati in qualche posto per farmeli trovare. Pupazzetti di gomma di Topolino nella mia cassetta delle lettere, una rivista “Disney Adventures” nella mia libreria. Nascondono piccoli disegni di Topolino ovunque. Tre cerchi, uno grande, due piccoli, che formerebbero la sagoma della testa del famoso topo.

Ho iniziato a scrivere un elenco aggiornato delle sagome di Topolino che ho trovato.

Tazze di caffè che lasciano macchie circolari sul mio tavolino, una grande e due piccole. Bottiglie di vetro colorate lasciate sulla soglia di casa, che viste dall’alto formano la testa di Topolino (tutte rosse). Graffiti sul muro lungo la strada che porta al lavoro, che rappresentano un’enorme Terra, un piccolo Sole e una piccola Luna nelle posizioni giuste per formare le orecchie di Topolino.

Sono ovunque.

Alcune persone mi hanno inviato email al riguardo. Se ripubblicherete qualsiasi cosa che io scriva, incomincerete a trovare quelle fottute sagome. Ve lo garantisco. Il migliore in assoluto, quello che mi ha fatto davvero ridere per l’orrore di tutto ciò, era un disegno in gesso vicino alla mia macchina. Sono rimasto sconcertato in un primo momento e ho attraversato a piedi il garage, tenendo d’occhio le persone che mi seguivano. Il contorno sembrava la copia identica di… beh, una “sagoma della vittima di un omicidio”, probabilmente vi risulterà familiare se avete letto i miei post precedenti. Scritta in vernice gialla… sono sicuro che fosse vernice… c’era una sola parola.

“RITRATTA”

 

Le testimonianze

L’unica cosa buona che è venuta fuori da tutto questo è che so di non essere l’unico che ha visto qualcosa che non doveva vedere.

Non ho intenzione di dire i loro nomi, perché… beh, se devo dirvi perché, non avete fatto attenzione a ciò che ho scritto.

 

Ricercatore

“Ricercatore” va ai parchi Disney ogni volta che può, durante tutto l’anno. Non ci va per divertirsi, per godersi le giostre, etc.

Ma perché lui sta cercando i Gascots.

A quanto pare, c’è una lunga tradizione di persone che riferiscono di aver visto strani clienti in tutto il parco. Fissano silenziosi, immobili, clienti di ogni età, forma e dimensione. Uomini e donne, adulti, bambini e ragazzi. Indossano tutti maschere antigas a tema Disney. A quanto pare, la Disney avrebbe ricevuto tonnellate di lamentele a proposito di persone “vestite in modo strano” che seguivano altri in tutto il parco. Gente che poi si mischia con la folla e scompare. In seguito, le maschere antigas indussero la gente a trarre altre conclusioni, e iniziarono a circolare reclami di “possibili terroristi” e “bombaroli”.

Tutti questi reclami, molto probabilmente, sono andati a finire dritti nel cestino. So di non poter trovare alcun segno di tali avvenimenti riportato dai media (anche se dovreste aver capito che la Disney può tranquillamente controllare la stampa come nessun altro). Ricercatore va ai parchi, parla con alcune persone, e cerca di non attirare l’attenzione su di sé. Di solito si limita a chiedere a tre o quattro famiglie se hanno visto “il suo amico”, che indossa una “maschera buffa”. Deve ancora vedere un gascot dal vivo… anche se in un’occasione, un bambino gli indicò di andare a Frontier town. Mentre correva tra la folla, sentì davanti a sé una voce che diceva “Mamma! Voglio anch’io una maschera per l’aria di Pippo!”

 

Bagnino

Un amico che chiamerò “Bagnino” ha lavorato in un parco acquatico Disney dal 2001 al 2003. Stava in cima a un enorme scivolo acquatico e faceva in modo che nessuno dei bambini facesse troppo chiasso. Faceva passare i ragazzi attraverso il tubo, una alla volta, dicendo loro più e più volte di stare attenti, di mantenere le braccia dentro lo scivolo, e così via.

Un giorno, come egli racconta, un bambino grasso entrò nel tubo e non uscì dall’altra estremità.

Inviò due o tre bambini dopo, il tutto a una velocità costante, così naturalmente vi aspetterete che, se il bambino grasso fosse stato bloccato, i ragazzi che lo seguirono sarebbero rimasti bloccati a loro volta. Non fu così. Solo il bambino grasso scomparve. Tutti gli altri vennero fuori dall’altra parte, finendo in acqua e spruzzandola ovunque come se niente fosse. Bagnino chiuse lo scivolo, a discapito del fatto che ci fossero dei bambini in attesa. Prima che potesse avviare una delle rigorose procedure di sicurezza della Disney… SPLASH… il bimbo grasso venne finalmente fuori.

I membri del personale tirarono fuori il bambino dall’acqua. Affondò come un sasso quando arrivò nella vasca, la sua pelle era blu e gli occhi spalancati. Tutto quello che diceva era “Bambini senza faccia” e “Smettetela di stringere”. Il ragazzo stava bene, nel caso in cui ve lo stiate chiedendo. Fu trasportato in infermeria. Quando a Bagnino fu ordinato di riaprire lo scivolo, si lamentò del fatto che chiaramente non fosse sicuro. Nonostante le sue lamentele, fu minacciato di licenziamento e malvolentieri riaprì lo scivolo. Da quel momento in poi, sorvegliò più attentamente i bambini. Ogni tanto, uscivano nell’ordine sbagliato… mai storditi quanto il ragazzo grasso, ma sempre con un vago sguardo di preoccupazione… un mezzo intontimento insonnolito, come se stessero cercando di capire cosa fosse reale.

Semplicemente, mandavano giù acqua e soffocavano un po’… per poi non tornare mai più sullo scivolo.

Ho letto i suoi messaggi di posta elettronica con lo stesso tipo di disagio che potreste sentire voi in questo momento. Ho voluto condividere la sua storia, ma alla fine non ha voluto svelare la sua identità. Non posso dargli torto.

 

Biancaneve

“Biancaneve”, che non era il ruolo che recitava davvero, era un “personaggio” all’interno del parco. Aveva un “chicca” da raccontarmi. Sapete cosa succede quando un dipendente in maschera muore all’improvviso nel suo costume? Tipo, un secondo prima si sta facendo una foto con il piccolo Jimmy, e un secondo dopo ha avuto un ictus fatale?

Una seconda mascotte in costume nella zona ha il compito di sedersi con il cadavere su un marciapiede o su una panchina e aspettare un “Ripulitore” incaricato, che arrivi e porti via il corpo in modo discreto. Per tutto il tempo, i clienti non sospettano di essere seduti vicino a un morto per farsi delle foto.

Sentitevi liberi di controllare i vostri album fotografici, a questo punto.

 

Custode

Quello era brutto, ma un altro amico, “Custode”, le supera tutte nella classifica dei fatti raccapriccianti.

Disney World (come probabilmente altri) è costruito sopra una serie di tunnel sotterranei, che iniziano da appena sotto i vostri piedi. Tre piani di estensione. Qualsiasi cosa tu possa immaginare si trova laggiù, per l’utilizzo da parte dei dipendenti. Si chiamano Utilidors, dall’inglese “Utility Corridors”, corridoi di servizio.

In sostanza, questo è il motivo per cui non si vedono personaggi fuori posto o inservienti vagare per il parco. Essi entrano ed escono da porte segrete, e si spostano tramite una città nascosta sopra la quale state camminando. Custode mi ha detto qualcosa che potrebbe essere già risaputo, ma che per me è stato comunque qualcosa di nuovo. Walt Disney aveva diversi appartamenti costruiti nei suoi parchi. Ce n’è uno sopra il Castello di Cenerentola… un altro nella giostra Pirati dei Caraibi. Sono dappertutto. In più, ci sono locali notturni, un cinema, una pista da bowling, e molto altro. Tutto dietro a delle porte costruite in stravaganti facciate davanti alle quali si passa senza nemmeno dare una seconda occhiata.

Il Club 22 è una di queste zone nascoste. Se hai abbastanza soldi per entrare in questo club esclusivo (e non li hai), allora potrai accedere ad esso e molto più.

Il Club 22 è un luogo dove tutto è permesso. Disney Co. chiama questi luoghi “zone oscure”. Posti in cui la simpatica e innocente faccia di Topolino lascia spazio ad alcol, droga, e, sì, pure sesso. Al contrario, il resto del parco è chiamata “Zona Luminosa”, con in mezzo qualche “utilidors” dette “Zone grigie”. Per quanto mi ha riferito Custode, non è stato sempre così. Si è trattato più che altro di un lento declino e di un graduale allentamento delle norme sociali all’interno di quel gruppo d’elite.

La ragione per cui sa tutto questo? Forse avete già indovinato – lo ripuliva.

Dopo un lungo controllo dei precedenti e una specie di contratto di non divulgazione, Custode, da guardiano del parco, divenne uno degli addetti alla pulizia della Zona Oscura. Ora, prima ancora che voi immaginiate qualche “sacrificio umano” da riti satanici, vi dico che Custode non ha visto niente del genere. Un sacco di bottiglie di alcolici vuote? Sì. Preservativi usati sparsi come palloncini sgonfi a Capodanno? Oh sì. Ha ripulito la sua parte di sangue, piscio e vomito, ma ciò era causato dal comportamento sregolato dei membri e non per via di un qualche strano rito. Almeno è così che lo vede lui, ora, in retrospettiva. Tutta quella spazzatura e quella merda profana finiva bruciata in un forno e si mescolava con il fumo emesso dal comignolo di un pittoresco cottage.

Se sei stato a Disney World, hai respirato peccato ultra-condensato.

 

Martello

A sostegno di queste informazioni c’è stato “Martello”. Martello mi ha scritto alla vecchia maniera, anche se non so come abbia trovato il mio indirizzo di casa. Mi ha mandato fotocopie di documenti di lavoro che provano che egli abbia lavorato lì, con l’istruzione di bruciarli dopo essermene convinto.

Cosa che ho fatto volentieri.

Martello ha lavorato al parco di Disney World, facendo demolizioni e costruzioni. A un certo punto, si è avvicinato a un superiore per parlargli di alcuni strani piani di costruzione. C’era un’ampia area rettangolare sulla mappa, delle dimensioni di un supermercato. L’area è stata lasciata senza nome, e sopra c’era soltanto la scritta “NON SCAVARE”. Non solo il suo superiore ne era all’oscuro, ma era all’oscuro strafottutamente volutamente. Non voleva parlarne, non voleva saperne, e la conversazione si concluse con “questo spazio è lasciato vuoto intenzionalmente”.

Martello non lo capiva. La zona sembrava uno spreco di spazio, ed era in diretto contrasto con gli ordini che erano stati dati alla sua squadra. Incominciò a sondare intorno a quella zona durante il suo tempo libero, trovando solo una porta d’acciaio abbandonata e, dietro, un vasto stanzone di cemento. Era un pavimento di cemento, grigio, grande come un supermercato.

Poco dopo, Martello iniziò a vedere gascot in mezzo alla folla.

A differenza di tutti gli altri resoconti, quelle persone… quelle cose… stavano in piena vista del ragazzo. Si raggruppavano in lontananza o si premevano contro un muro quando lui svoltava un angolo. Ha detto che “si muovevano in modo strano”, come se fossero deboli o feriti… come un cervo che è stato colpito da un cacciatore e non può più fuggire.

Le maschere antigas… i volti dei personaggi Disney muniti di filtri… notò che sembravano bagnate al loro interno, come la condensa che si forma sui finestrini di un’automobile. Piccole goccioline d’acqua scintillavano dietro il vetro, rendendo impossibile per chiunque di loro vedere davvero. Indagando ulteriormente, Martello iniziò a fare domande a tutti coloro che avevano lavorato nel parco almeno negli ultimi dieci anni.

Continuava a trovare vicoli ciechi, fino a che non fu indirizzato da Ida, una donna anziana che lavorava in un ristorante sulla Main Street. Lei era in zona da parecchio tempo e, anche se nessuno aveva le palle per chiederglielo, tutti sapevano che aveva un sacco di storie terribili da raccontare.

 

La storia di Ida

Martello le fece domande sullo spazio vuoto, poi sui clienti con la maschera antigas, e in un primo momento pensò che avrebbe ricevuto le stesse non-risposte che aveva ricevuto fino ad allora. Lei era silenziosa. Stranamente silenziosa.

“Room Zero.”

Gracchiò lei e pose una sola mano tremante sulla guancia, come se fosse una bambina che teme la punizione da parte del padre. Non rivolse lo sguardo verso l’uomo per l’intera conversazione.

Room Zero, come si scoprì, era un’altra stanza nascosta, proprio come gli appartamenti e il Club 22. Tuttavia, la sua vastità e la sua posizione in profondità sotto il parco la distinguevano da tutte le altre zone oscure “dei divertimenti”.

Era un rifugio antiaereo.

Room Zero è stata costruita per resistere a un attacco massiccio, fosse esso condotto da nemici stranieri o nazionali. Room Zero doveva essere rifornita con abbastanza razioni di cibo da nutrire il numero medio di clienti dell’intero parco in qualsiasi momento, e ospitava una sontuosa “Panic Room”, più piccola, riservata ai gradi alti della Disney. Durante la seconda guerra mondiale, delle maschere antigas ufficiali della Disney sono state effettivamente prodotte per i bambini, per indossarle in caso di un attacco. L’idea era che sarebbe stato meno spaventose per i bambini se, sopra un dispositivo di sicurezza bellico, ci fosse stata stampata la faccia di Topolino.

Sì, capisco gli ovvi problemi con tutto ciò.

Durante la Guerra fredda negli anni ‘60, quando è stato costruito Disney World, Room Zero era fornita di maschere simili. Che si curassero delle paure dei bambini, o che fosse solo per delle insensibili regole di mercato, quegli affari finirono laggiù. In più, qualche genio ha pensato che allora i bambini sarebbero stati spaventati dalle maschere antigas normali indossate dai loro genitori… e così tutte le maschere, per adulti e bambini, sono state fatte seguendo questo folle piano.

Ida l’ha descritto come “Curare una ferita con succo di limone.”

Niente di tutto questo spiegava cosa Martello avesse visto, però. Non solo le apparizioni quasi soprannaturali, ma anche la camera vuota.

“Ci sono stato dentro,” spiegò lui, “Non c’è niente oltre un pavimento di cemento e quattro mura.”

“No,” Ida scosse la testa e si coprì la bocca, soffocando un singhiozzo, “Sei stato sopra Room Zero.”

Qualcuno o qualcosa fece scattare l’allarme, un giorno, quando il parco era pieno. L’avvertimento era chiaro. Si supponeva fosse un attacco aereo. La sicurezza condusse tutti giù, giù, giù nel tremendo rifugio. Lì, fu ordinato di indossare le maschera e accovacciarsi per la durata dell’assalto. Tutto fu tranquillo per circa trenta minuti, salvo per i bambini che piangevano e i bisbigli spaventati. Nessuno voleva morire, e quindi erano grati in un certo senso, per questa strana misura di sicurezza.

Poi, il primo grido risuonò.

“Hey!” gridò un uomo, “smettila di pizzicarmi!”

Ondate di grida e gemiti si sparsero per tutta la folla, da una parete all’altra, avanti e indietro.

“Chi sta correndo? Calmatevi!” qualcuno gridò.

“Chi ride? Questo non è divertente!”

“Ahi! Chi mi ha schiacciato il piede?!”

Nonostante le sollecitazioni da parte delle guardie di sicurezza per calmarsi e mantenere il sangue freddo, la folla diventava sempre più agitata fino a quando, alla fine, dopo quasi un’ora di follia… Le luci tremolarono…

Poi si spensero.

Quello che seguì potrebbe essere descritto solo come puro e semplice caos. Nel buio, si sentivano solo i lamenti dei bambini e le grida angosciate di adulti, in una massiccio e assordante frastuono che faceva sanguinare le orecchie a tutti quelli che erano all’interno di quella cassa di risonanza nera. Un gruppo di membri del personale e alcuni clienti uscirono dalla porta, pronti ad affrontare la guerra all’esterno piuttosto che la follia all’interno. Ciò che trovarono, naturalmente, era un desolato parco a tema, ancora intatto. La musica continuava a suonare, riecheggiando attraverso le città delle fiabe silenziose. Ritornati a Room Zero, i pochi che si trovavano in cima alle scale d’acciaio, che conducevano giù nel buio pesto, non sentivano alcun segno del caos di là sotto. C’era solo silenzio. Ida scese quelle scale, nonostante le richieste imploranti di chi rimase sopra. Raggiunse le porte blindate, ora era di nuovo immersa nelle tenebre e udiva soltanto un ronzio nelle orecchie. Una singola voce uscì dal’oscurità. L’eco rendeva impossibile dire se la voce dell’essere misterioso provenisse dal fondo del rifugio antiaereo, o se provenisse direttamente da davanti la sua faccia.

Disse: “Chiudi la porta, cara. Stai facendo uscire il freddo.”

Presa dal terrore, fece quello che la voce ordinò. In pochi giorni, l’intera struttura… il rifugio, le scale… tutto quanto fu ricoperto da vari metri cubi di cemento. I sistemi d’aerazione e i generatori al di sopra del soffitto furono rimossi, creando il grande spazio vuoto.

“Sono ancora tutti lì.” ha detto Ida a Martello, “Laggiù con quella cosa, qualunque cosa fosse.”

Potreste aver notato che ho usato il vero nome di Ida. Purtroppo, la donna è deceduta poco dopo aver raccontato la sua storia. Caduta accidentale, a quanto pare, dopo essersi alzata dal letto per accendere la luce.

“Talmente devota alla Disney,” il giornale riferiva, “che tutta la sua camera da letto era ricoperta da sagome di Topolino.”

 

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5 giochi Android che vi toglieranno il sonno

tFabiOlaD mi ha chiesto via email un consiglio su quale giochi, rigorosamente horror, scaricare sul cellulare. Da giocare di notte a luce spenta, eccovi 5 giochi Android che vi toglieranno il sonno consigliati dalla Bottega del Mistero.

 

The Abandoned School

Sviluppato da Jin Kyu Chung e pubblicato da Voolean, in The Abandoned School si vestono i panni di un ragazzo che entra in una scuola superiore giapponese abbandonata deciso a risolvere l’inquietante mistero che vi si cela dietro. The Abandoned School è tecnicamente il classico gioco punta e clicca. Quello che lo distingue dagli altri è la trama in puro stile J-Horror, che punta a terrorizzare non tanto con quello che c’è (urla improvvise, apparizioni spettrali), ma con quello che non c’è. Graficamente curato, con una colonna sonora azzeccata, innova il genere con alcune trovate interessanti, come quella di scuotere il cellulare per far cadere alcuni oggetti dalle pareti, come se ci fosse stato un terremoto.

 

 

Murder Room

Continuando il trend iniziato con Ellie – Help me out… please, il gruppo di sviluppo Ateam confeziona un altro titolo davvero interessante, Murder Room, in cui ci risveglieremo, come nei cliché di molti horror, in una stanza chiusa a chiave. Il problema è che non siamo soli: qualche metro più in là un inquietante tizio con il volto coperto da una maschera di maiale sta armeggiando con una motosega sul gracile corpo della piccola Melanie. Sarà nostro compito riuscire a salvare entrambi da una fine ingloriosa. Enigmi ben congeniati ed un gameplay semplice sono il punto di forza di questo gioco, pur nella sua breve longevità.

 

 

Five Nights at Freddy’s

Five Nights at Freddy’s ed i suoi seguiti rappresentano una pietra miliare del panorama horror indie. La serie, sviluppata da Scott Cawthon, racconta le notti di un guardiano della pizzeria di Freddy. In effetti c’è da chiedersi a che diavolo serve un guardiano notturno in una pizzeria, il cui proprietario tra l’altro deve avere nettamente un pessimo gusto. Tutto il locale è addobbato con dei grotteschi animatroni che hanno il fastidioso bug di volerci fare la pelle. Letteralmente. Sarà nostro compito riuscire a sopravvivere per cinque notti di seguito, chiudendo porte, scrutando attraverso l’occhio delle telecamere e gestendo le risorse energetiche al meglio.

 

 

Dead Space

Tra i vari giochi Android presentati in questo articolo questo è probabilmente il più promettente. Spinoff della serie per PC e console di Visceral GamesDead Space rappresenta una gradevole sorpresa nel panorama horror per dispositivi mobili, sopratutto perché non si limita a sfruttare l’eco generato – meritatamente – dal marchio di Electronics Arts, bensì si rivela un prodotto solido e confezionato ad arte. Nella storia, che si snoda tra il primo ed il secondo titolo di Dead Space, impersoneremo l’ingegnere Vandal alle prese con inquietanti apparizioni tra le miniere del pianeta Titan. Gameplay fedele all’originale, una longevità di più di 4 ore e qualche trucchetto ben inserito nel contesto fanno di Dead Space un ottimo titolo, sicuramente da provare. Qui, però, c’è la nota dolente: il gioco non è più presente sul Google Play Store, ma cercando su internet è facilmente recuperabile ed installabile sul vostro dispositivo Android.

 

 

Dark Fear

Dark Fear della Arif Games è un titolo vecchio stile, connubio tra i giochi di ruolo e le avventure punta e clicca, similmente con quanto accadeva con pezzi storici come Elvira: Mistress of the Dark e rappresenta, a mio parere, uno dei migliori giochi Android horror.  Il nostro eroe si risveglia in una capanna nel bel mezzo del nulla, senza ricordo alcuno. Scopriremo ben presto che il mondo che ci circonda è popolato da oscure presenze, animali feroci e streghe malvagie. Sarà nostro compito riportare la pace e, sopratutto, a casa la pelle. Il gameplay è ben bilanciato tra azione e strategia, la trama è interessante, con qualche colpo di scena ed animazione ben azzeccata. Dark Fear è davvero un gran bel gioco horror, che regala anche qualche piccolo salto dalla sedia.

 

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Napoli misteriosa: storie di fantasmi

Napoli è affascinante, incastonata nell’omonimo golfo e terra dicotomica di gioia e dolore, vizi e virtù. Vedi Napoli e puoi muori, si dice, perché della città partenopea, al mondo, non esistono eguali. E la volontà di rimanerne legati è così forte che, a volte, anche chi muore non se ne vuole andare più. Ecco a voi alcune storie di fantasmi di Napoli.

 

 

Il fantasma della Basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio

Quando il profumo dei fiori inebria l’aria, sul far della primavera, sui gradini della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa si siede a piangere, con la testa tra le mani, una ragazza dagli occhi nocciola ed i capelli scuri fasciata in un lungo abito bianco. Si dice che la giovane, poco prima di sposarsi, si sia ammalata improvvisamente di tisi, e non sia mai riuscita a coronare il suo sogno d’amore. Con le lacrime che gli rigano il volto, si mostra solo alle donne che ancora, come lei, non sono riuscite a trovare marito. Accanto alla basilica è presente l’ingresso alle Catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti al II secolo.

 

L’impiccato

C’è un condominio nei pressi del Corso Garibaldi, al centro della città, in cui non si dormono sonni tranquilli. Quando la sera scende, e la luna è alta nel cielo, appare ad una finestra una figura penzoloni. È l’impiccato, un soldato spagnolo giustiziato dai rivoltosi partenopei, che si mostra ciondolante appeso al soffitto per ricordarci, forse, come lo spirito libero del popolo napoletano non possa essere piegato.

 

I suicidi di ponte Sanità

Durante le notti di pioggia, nei pressi del ponte Sanità, nella zona di Capodimonte, si alternano al rombo dei tuoni le urla strazianti degli uomini e delle donne che negli anni hanno detto addio alla vita, gettandosi proprio dal ponte.

 

I gemellini di Portici

Si dice che in una casa di Portici vivessero due gemellini di sette anni. Un giorno, lasciati solo per un po’ di tempo dalla mamma, mentre giocano con i fiammiferi appiccano per sbaglio incendio alla loro casa, perendo tra le fiamme. I loro fantasmi si divertono ancora oggi a tirare pietre ai passanti e fare baccano durante la notte.

 

 

La fabbrica di bambole

San Giorgio a Cremano, all’ombra del Vesuvio. Tra le fabbriche abbandonate ve n’è una, oramai ridotta ad uno scheletro dei fasti del tempo che fu, che creava bambole.

Divorata da un terribile incendio, causato dall’imperizia degli operai, è diventata il sarcofago delle anime strappate dalle fiamme a questa vita. La produzione, però, non si è arrestata: tra i macchinari distrutti dal fuoco ed il tetto crollato, risuonano ancora le urla dei lavoratori e il clangore metallico degli attrezzi battuti con vigore da mani fantasma.

 

Il Rione Terra

Abbandonato da anni a causa del bradisismo flegreo che interessa la zona, il Rione Terra di Pozzuoli è divenuto in breve tempo un villaggio fantasma a poca distanza da Napoli. Tra le case in rovina ed abbandonate si aggirano misteriose entità, che con passi felpati e grida soffocate salutano gli avventurieri talmente stupidi o coraggiosi da addentrarsi tra i vicoli bui della cittadina, rischiarati di notte solo da eteree luci che non hanno nulla di naturale.

 

La donna di Piazza Bovio

C’è una figura disperata che corre veloce tra le strade che confluiscono a Piazza Bovio. Si tratta di una donna, corre a testa bassa, ansimando, madida di gelido sudore, come se fosse inseguita da qualcuno. Forse da un fantasma. In realtà lo spettro è lei, ed è possibile scorgerla nella sua triste e forsennata fuga prima che scompaia all’avvicinarsi della piazza. Nessuno è mai riuscito a scorgerle il volto; si dice che sia una dama morta più di 400 anni fa violentata dai Saraceni, e che ogni notte rivive, in ogni singolo passo, il ricordo della sua tragedia.

 

Maria D’Avalos

È 28 maggio 1586. La folla festante si è riunita di fronte la Chiesa di San Domenico Maggiore, dove si stanno celebrando le nozze del genio compositore e virtuoso Carlo Gesualdo e sua cugina Maria D’Avalos, donna dalla bellezza disarmante. Volti sereni, sorrisi sinceri. Solo in apparenza. In realtà si tratta di un mero matrimonio di convenienza; Carlo, dopo la nascita del loro figlio Emanuele, si disinteressa completamente della consorte, votato com’è anima e corpo alla musica. Interessato alla sua dama è invece il duca d’Andria e conte di Ruvo, Fabrizio Carafa, che se ne innamora, ricambiato, durante una festa. Fabrizio, è bene notarlo, è già sposato e padre di quattro bambini, mentre Maria è già al suo terzo matrimonio, nonostante abbia solo poco più di vent’anni (i suoi precedenti mariti sono morti). L’infedele rapporto viene consumato più e più volte, senza curarsi delle voce di palazzo, sempre più insistenti, a cui Carlo non sembra dare peso. Lo status di cornuto, però, non piace a nessuno, e Carlo dopo qualche mese abbandona le sue composizioni e decide di vederci chiaro. Informa tutti che partirà presto per una lunga battuta di caccia, che lo terrà impegnato per diversi giorni. Nella notte tra il 16 ed il 17 ottobre del 1590 piomba improvvisamente nella sua camera da letto, dove trova la giovane moglie con l’amante, in condizioni inequivocabili. Divorato dall’ira, afferra saldamente il pugnale che porta sul fianco e si avventa su di loro, trucidandoli.

Il giorno dopo, racconta la leggenda, Carlo dispone che il corpo della fedifraga venga abbandonato di fronte il palazzo, per essere pubblicamente denigrata; fu qui che, una volta dispersa la folla, un monaco domenicano, gobbo e dal volto mostruoso, approfitterà del corpo esanime della giovane.

Dal duplice omicidio in poi, ogni notte e per trecento anni, coloro i quali abitano nei pressi del palazzo hanno potuto udire distintamente le urla di Maria D’Avalos, finché nel 1889 l’ala che accoglie la stanza della donna crolla ed inghiotte tutto sotto un cumulo di macerie.

Ancora oggi c’è chi è pronto a giurare che nei pressi dell’Obelisco di San Domenico Maggiore si possano udire distintamente, a chi sa ascoltare, i singhiozzi distanti di una donna spaventata.

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3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire [STREAMING]

Le storie di fantasmi, che in Occidente fanno spesso da contorno a case diroccate, castelli in rovina e vendette del serial killer di turno, rappresentano per il Paese del Sol Levante un pilastro portante della cultura nazionale. La figura stessa dello spettro è ben diversa dalla nostra, trasposta al cinema in un genere sviluppatosi negli ultimi decenni, il J-Horror, fatta di rumori appena percettibili, giochi di luce, sussurri e, sopratutto, storie da raccontare. I film dell’orrore giapponesi fanno esattamente questo, raccontano storie, eviscerando più la psiche dei personaggi coinvolti che le apparizioni paranormali in sé per sé. Gioielli come RingThe GrudgeJu-onDark Water (vi dice niente la storia di Elisa Lam?) rappresentano l’apice di un genere di nicchia condiviso col grande pubblico solo da pochi anni. Ma se da un lato abbiamo film iconici del genere, dall’altro ci sono zombie generati da un gabinetto maledettoparassiti sessualimorti viventi assetati di sesso. Ecco a voi 3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire in streaming in italiano!

 

Zombie Ass: Toilet of the Dead

Comiciamo la nostra lista con Zombie Ass: Toilet of the Dead (ゾンビアス, Zonbiasu), film horror del 2011 diretto da Noboru Iguchi, in cui troverete zombie, scoregge e tanta, tanta cacca. 💩

Trama

Devastata dal suicidio della sorella vittima di bullismo, la giovane karateka Megumi è in viaggio con i suoi quattro scalmanati amici, la secchiona Aya, il di lei fidanzato tossico Také, la modella Maki ed il nerd Naoi, per una scampagnata nel bosco. Fissata con l’aspetto fisico e alla ricerca della dieta definitiva, Maki ingoia un verme parassita scoperto per caso all’interno di un pesce, convinta così che il nuovo ospite l’aiuterà a perdere peso. L’idea è palesemente stupida, ma da un film che ha per sfondo zombie e latrine che vi aspettate? 😂 Le cose comunque cominciano a precipitare quando il verme le provoca profonde fitte allo stomaco: Maki fugge in un bagno improvvisato, dove scopre che il parassita in poche ore ha già deposto centinaia di uova, che la ragazza espelle in un vulcanico attacco di diarrea. Le uova però risvegliano un gruppo di famelici zombie coperti di feci pronti a fare banchetto della sprovveduta comitiva. Riusciranno l’intervento provvidenziale del Dr. Tanaka e le abilità di Megumi a salvare i ragazzi da una fine impietosa?

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Dead Sushi

Dead Sushi (デッド寿司, Deddo sushi) è un altro film horror giapponese diretto da Noboru Iguchi nel 2012, in cui i nostri eroi dovranno vedersela contro un’orda di sushi assassini.

 

 

Trama

La ragazza prodigio nelle arti marziali Keiko, figlia di un leggendario chef di sushi, fugge di casa quando il suo regime di kung-fu diviene insostenibile. Vagabondando per il Giappone, trova asilo e lavoro in una locanda termale che si trova nel bel mezzo del nulla. Qui viene ridicolizzata sia dal folle personale dello stabilimento che dagli ospiti, dirigenti di un’importante industria farmaceutica in vacanza. Nonostante le angherie subite Keiko persevera nelle sue mansioni, finché un ex ricercatore della ditta farmaceutica non libera un devastante virus nel cibo che trasforma il sushi in mostri assetati di sangue.

 

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Sexual Parasite: Killer Pussy

Sexual Parasite: Killer Pussy (寄生蟲 キラープッシー, Kiseichū: kirā pusshī) è un film del 2004 diretto da Takao Nakano, in cui avremo a che fare, come da titolo, con un mostro parassita che si è comodamente insidiato tra le “grazie” di una donna. Il che ci ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che in Giappone della sessualità hanno ancora un’idea un po’ confusa.

 

 

Trama

Durante un viaggio di studio in Amazzonia, una scienziata viene attaccata da un pesce che ospita uno strano parassita, che si insinua nella vagina della donna. Un anno dopo, in Giappone, un gruppo di ragazzi, due femmine e tre maschi, si ritrova per caso in uno sperduto casale nel bosco, e scongela il corpo della scienziata, dando il via ad un mortale contagio che si trasmette per via sessuale. In mezzo alle gambe delle ragazze si generano così orribili mostri dentati, alla ricerca di bei maschioni da evirare.

 

Streaming

 

Sono solo film stupidi, ignoranti e coattissimi? Forse. Ma la grandezza di certe opere sta proprio nel pressapochismo della trama, dei personaggi, e tutto ciò che c’è di contorno.

Non siete d’accordo? Allora ringraziate che non vi ho parlato della vagina lanciafiamme di Big Tits Zombie

 

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Tre storie di fantasmi

Oggi voglio raccontarvi tre brevi storie di fantasmi, tratte dalla ricerca pubblicata sul Journal of the American Society for Psychical Research nel 1944 dallo studioso del paranormale Edmond Gibson, e degli spettri senza pace che ne sono protagonisti.

 

Il fantasma del capitano Towns

Londra, Regno Unito, maggio 1873. Si respira un’aria carica di mestizia in casa del capitano Towns, deceduto da poco più di sei settimane dall’altro capo del mondo, a Sidney, in Australia, lontano dai suoi affetti e dalle persone a lui care. La sua famiglia non è particolarmente ricca, ma può fare affidamento su un discreto gruzzolo che le permette di avere una bella dimora spaziosa e qualche membro della servitù.

La figlia di mezz’età del marinaio sta facendo fare il giro delle stanze ad un’ospite appena giunta, quando entrambe restano pietrificate nello scorgere nella superficie lucida di un armadio l’inconfondibile sagoma del defunto capitano.

Era un’immagine a mezzo busto: la testa, le spalle e le braccia appena accennate; assomigliava in tutto e per tutto ad un comunissimo ritratto da medaglione, però a grandezza naturale. Il volto appariva pallido ed esangue… e indossava una giacca grigia di flanella che era solito usare in casa. Stupite ed un po’ allarmate, le donne pensarono lì per lì che nella stanza fosse stato appeso un ritratto del capitano, ma in realtà sulla parete di fronte non v’era quadro alcuno. – Dichiarazione del marito della figlia di Towns

Immediatamente si precipita nella stanza un’altra figlia del capitano che, credendo di essere vittima di un’allucinazione, chiama in aiuto una cameriera, ma anche quest’ultima non può che ammettere che sull’anta di quell’armadio è nitida la figura dell’uomo di mare. E lo stesso non possono che affermare altri tre domestici, ed infine la vedova dell’uomo.

Non appena vide l’apparizione, le andò incontro con le braccia tese, come per toccarla, ma quando passò le mani sul pannello dell’armadio la figura gradualmente svanì, e non riapparve mai più. – Dichiarazione del marito della figlia di Towns

Il fantasma di Towns non lascia, a differenza di molte altre apparizioni nei più disparati tempi e luoghi, alcun messaggio alla propria famiglia. Forse a muovere la figura spettrale è stato il desiderio di poter vedere per l’ultima volta le persone a lei care, a cui non aveva potuto dire addio.

 

Il patto della morte

Il patto della morte è un particolare tipo di promessa: ogni persona contraente, giunto il trapasso, tenterà in tutti i modi di mettersi in contatto con gli altri, così da dimostrare che esiste una vita dopo la morte.

Uno dei casi più importanti di questo genere è quello accorso in Inghilterra nel 1940. Un giovane si sveglia di soprassalto una domenica mattina, turbato nel sonno da una strana sensazione. Di fronte a lui, ai piedi del letto, lo fissa una strana figura eterea: senza dubbio uno spettro, ma il ragazzo non ne ha paura, anzi, il volto dell’apparizione è serafico ed amichevole.

Ad un tratto l’uomo venne dritto verso di me. Se fosse stata una creatura in carne ed ossa avrebbe dovuto, per farlo, scavalcare la sponda del letto. Si accostò invece a me come se il letto non esistesse, e senza rivolgermi alcuna parola mi passò di fianco, sulla destra, attraversò letteralmente la parete e svanì nel nulla. – Dichiarazione del giovane

Il ragazzo è ancora confuso da ciò che ha appena visto, quando una seconda apparizione si palesa.

Un nuova figura si materializza dinnanzi al letto, ma questa volta è un viso conosciuto: si tratta del suo migliore amico, morto sei settimane prima, e con cui molti anni addietro ha stretto un patto di morte. Dopo aver sorriso, il fantasma si dissolve nel nulla, avendo oramai mantenuto fede alla parola data. L’unica cosa che ancora non è chiara di tutta la vicenda è la prima manifestazione. Forse si tratta di uno spirito guida per il giovane defunto.

 

La promessa infranta

Siamo nel giugno del 1851, al capezzale del morente John Harford. Poco prima di esalare l’ultimo respiro, l’uomo chiama a sé l’amico di una vita, C. Happerfield, strappandogli la promessa solenne di prendersi cura della moglie.

Fedele alla parola data, Happerfield sistema a proprie spese la signora Harford in un piccolo cottage, e si fa carico delle sue necessità. Passano mesi sereni, quando uno dei nipoti della donna chiede di poterla accogliere in casa propria. Happerfield ovviamente ne è contento, chi più di un parente stretto può prendersi cura di lei, e così organizza il trasloco, felice di aver adempiuto ai suoi compiti. Passa così qualche settimana.

In una notte insonne, dettata da alcune questioni di lavoro, Happerfield avverte una strana presenza nella stanza da letto. Di fronte a lui l’amico Harford, col volto deviato da un’espressione innaturalmente preoccupata. Il fantasma, con voce agitata ma chiara, apostrofa così l’uomo:

Amico Happerfield, vengo da te perché non hai prestato fede alla parola data di prenderti cura di mia moglie. So con certezza che in questo momento è attanagliata dalle preoccupazioni e vive una condizione di bisogno.

Happerfield è un uomo pragmatico, e per nulla spaventato dal fantasma dell’amico, si dichiara sinceramente stupito di una simile affermazione da parte sua: dopotutto, per quanto ne sa, la donna è stata affidata alle cure amorevoli del nipote. Ad ogni modo, lo giura, indagherà sull’accaduto. Lo spettro, compiaciuto, si dilegua nell’ombra.

Il mattino successivo Happerfield, non potendo verificare di persona le accuse dell’amico defunto, scrive una lettera al nipote che ha preso con sé la signora Harford, per chiedere se dalla loro ultima visita sia accaduto qualcosa che ne possa turbare la serenità. Il giovane risponde prontamente, ammettendo di aver perso da poco il posto di insegnante e di trovarsi in difficoltà economiche. Happerfield gli invia così del denaro, e la donna passa di nuovo sotto la sua protezione, consentendo inoltre al ragazzo di rimettersi in sesto. Secondo ogni previsione, senza l’intervento provvidenziale di Happerfield, la donna avrebbe certamente fatto una fine miserevole. La signora Harford vivrà così la sua vita serena ed in salute, aiutata da Happerfield, fino alla fine dei suoi giorni. Lo spettro, dal canto suo, non si paleserà mai più.

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La tigre fantasma

Elliott O’Donnell è un autore inglese a cavallo tra l’800 ed il ‘900 che, a suo stesso dire, ha spesso avuto a che fare con i fantasmi. A cinque anni assiste all’apparizione di uno spirito dell’oltretomba e diversi anni dopo un’altra entità, molto più aggressiva, tenta di strangolarlo, fortunatamente invano. Nella sua notevole carriera – 50 libri e numerose pubblicazioni minori su importanti riviste specializzate, come Weird Tales – O’Donnell scrive non solo storie di fantasmi partorite dalla sua fervida fantasia, ma anche di cronache accadute a persone che lui stesso segue nella ricerca della verità sulle entità paranormali.

Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre figure e la stampa, diversi casi di apparizioni di fantasmi. Credo negli spiriti, ma non mi definisco uno spiritista. – Elliott O’Donnell

Una delle sue cronache più sconcertanti è quella che vede protagonista una misteriosa quanto letale tigre fantasma.

La tigre unisce velocità e possanza, grazia e agilità. Temuta e rispettata nei Paesi del Sudest asiatico, non stupisce che sia divenuta nel tempo icona della forza non solo del fisico, ma anche dello spirito. Numerosi racconti la descrivono a volte come alleata, a volte come nemica divoratrice di uomini. In alcune culture viene spesso rappresentata come uno spirito volto a difendere le anime dei defunti, come la tigre Bengala ad Assam, India. O’Donnell racconta di un fatto accaduto ad un suo conoscente, tale Colonnello De Silva e del suo violento incontro con l’enorme felino: un giorno il militare, di stanza in India, assiste impotente all’uccisione di un anziano lebbroso da parte di un’enorme tigre. Il vecchio, poco prima di esalare l’ultimo soffocato respiro, maledice con un filo di voce De Silva e tutta la sua famiglia, per non aver provato a salvarlo.

Un anno dopo, continua O’Donnell, comincia insistentemente a correre voce che una divoratrice di uomini infesti la regione. Inutili le battute di caccia organizzate dalla polizia locale e dai cittadini: il grosso felino striato miete una vittima dopo l’altra, inesorabilmente. Alcuni fortunati però riescono a sottrarsi alla sua furia e a cavarsela con non più di qualche graffio. Questi ultimi, tutti, inspiegabilmente, contraggono la lebbra e muoiono nel giro di qualche settimana. De Silva è terrorizzato, e teme in cuor suo che la tigre sia il frutto della sua debolezza, pronta a dilaniare le persone che ama. Il colonnello un giorno riesce a spararle, ma purtroppo manca il bersaglio. Poco dopo, ancora madido di sudore per aver sprecato l’occasione di uccidere la fiera, segue le enormi impronte della bestia, e scopre con orrore che si sta dirigendo con passo veloce verso il parco dove passeggia beatamente suo figlio in compagnia della tata. Fa appena in tempo a sparare al mostro quando questo si trova a mezz’aria, pronto a ghermire le prede. Colpita in pieno, la tigre svanisce letteralmente nel nulla senza toccare terra.

La bambinaia muore sul colpo terrorizzata dal ferale spettro. Il piccolo, per fortuna, è ancora vivo, ma De Silva ha poco da gioire. Il pargolo è stato ferito da uno degli artigli dell’animale; muore in pochi giorni, dopo aver misteriosamente contratto la lebbra.

La tigre fantasma non si rifarà mai più viva.

 

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Another

Da 15 anni la classe 3-3 della Yomiyama Nord è maledetta. Ogni anno tra i banchi si avvicendano gli studenti, con il loro carico di ansie e paure adolescenziali. Ma più di tutto, a gettare terrore nei cuori, è che uno di loro, in realtà, è morto. Solo che nessuno sa chi sia. Benvenuti in Another.

Another è una light novel horror giapponese ideata da Yukito Ayatsuji nel 2009, ed in seguito sviluppata come manga e anime. La storia narra della classe 3-3 della Yomiyama Nord, e della maledizione che incombe sui suoi alunni. La storia è realmente angosciante. Ogni personaggio sembra avere qualcosa da nascondere, ed il giro di vite immaginato da Ayatsuji si sviluppa in una serie di misteri e rivelazioni per nulla scontate, in cui fino all’ultimo non saremo in grado di capire chi è il responsabile della malasorte che colpisce gli studenti della 3-3. Se state cercando un ottimo manga o anime horror Another è certamente quello che fa per voi.

 

 

Trama

Nel 1972 Misaki, studentessa popolare sia tra i compagni che tra gli insegnanti della scuola media di Yomiyama, muore improvvisamente a causa di un incidente. Distrutti dal dolore, gli amici non ne accettano la dipartita, e decidono all’unisono, inconsciamente, di concludere l’anno scolastico come se nulla fosse mai accaduto. I professori assecondano la grottesca situazione, per permettere agli studenti di elaborare il lutto con calma ma, forse, anche perché neanche loro si capacitano della morte di una ragazza così solare e piena di vita. Così il banco di Misaki resta al suo posto, il suo nome non viene annullato sui registri, e tutti vivono in questa sorta di limbo ovattato. Alla cerimonia dei diplomi la situazione non è cambiata, ma ognuno, in cuor suo, è sollevato che finalmente l’anno scolastico sia finito. Viene riservato un posto anche a Misaki, le viene virtualmente dato l’attestato e finalmente, traendo un sospiro di sollievo, con un sorriso un po’ forzato, la classe 3-3 del ’72 conclude la sua storia con una bella foto di gruppo.

In cui compare anche Misaki.

Anni dopo, nella primavera del 1988, il quindicenne Kōichi Sakakibara, trasferitosi dai nonni a Yomiyama, viene assegnato alla classe 3-3, ma a causa di un pneumotorace non può cominciare le lezioni in tempo, saltando un paio di settimane. In ospedale incontra una misteriosa ragazza orba dall’occhio sinistro, Mei Misaki, che scoprirà più tardi essere una sua compagna di classe. Dimesso e presentatosi ai suoi nuovi amici, scopre che Misaki viene completamente ignorata da tutti, insegnanti compresi, come se non esistesse, o peggio. In realtà si tratta di una contromisura adottata dai compagni per evitare la morte: ogni anno, parenti ed amici degli studenti della 3-3 muoiono in circostanze misteriose. Per sfuggire alla maledizione hanno pensato di escludere completamente qualcuno dalla vita di classe, e la scelta è ricaduta su Mei, già non particolarmente amata. In questo modo, secondo Izumi Akazawa, scelta per elaborare piani per annullare il destino infausto che pende su di loro come una spada di Damocle, il numero di studenti resterà costante, e non ci sarà bisogno che muoia nessuno. Kōichi però non vuole stare al gioco, e non crede alla maledizione – non essendo della città non conosce quanto è vera la storia – e trova in Mei un’amica con cui confidarsi, e riportandola così idealmente in vita, richiamando ancora una volta la morte tra i banchi.

Riuscirà Kōichi a spezzare la maledizione, o sarà l’ennesima vittima della follia della classe 3-3?

 

 

Grazie a Damiano per avermi segnalato Another. Era un po’ che volevo scrivere di questa fantastica opera, e con la sua email ne ho trovato l’occasione. 😉

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Il mistero del massacro di Hinterkaifeck

Hinterkaifeck è una piccola fattoria incastonata tra le città tedesche di Ingolstadt e Schrobenhausen, nei pressi di Gröbern, in cui vive la famiglia Gruber. Questa è la storia di come, in una fredda giornata di marzo, verranno trovati tutti uccisi con un piccone: il mistero del massacro di Hinterkaifeck.

 

 

Nel piccolo villaggio d Kaifeck la vita scorre tranquilla, dettata da susseguirsi dei giorni dedicati all’agricoltura e all’allevamento di bestiame, che assicurano alla brava gente della cittadina una vita dignitosa e salutare. Tra le tante fattorie ce n’è una costruita un po’ in disparte, a poca distanza da un’enorme foresta che si estende a perdita d’occhio tutt’intorno alla proprietà. Qui vi abita la famiglia Gruber, così composta:

  • Andreas, 63 anni, il capofamiglia;
  • Cäzilia, 72 anni, sua moglie;
  • Viktoria Gabriel, 35 anni, la loro figlia vedova (il marito Karl è morto in guerra nel 1914);
  • Cäzilia, 7 anni, prima figlia di Viktoria;
  • Josef, 2 anni, secondogenito di Viktoria.

I Gruber hanno ereditato la fattoria Hinterkaifeck da Cäzilia, che nel 1877 aveva sposato Josef Asam Von Hinterkaifeck, che morirà nel 1855. Andreas, quindi, è il secondo marito di Cäzilia (il cui cognome da nubile è Sanhüter). I Gruber sono persone semplici, ma in paese sono in molti a chiedersi perché la loro fattoria sia stata costruita così in disparte, e le malelingue ricamano volentieri storie inquietanti sul loro conto: si dice ad esempio che Andreas sia un uomo violento, che picchia spesso l’anziana moglie e che abusa sessualmente della figlia Viktoria; Josef, sono in molti a crederlo, sarebbe figlio di un incesto. C’è poi qualcosa che non va nella fattoria stessa. Si sentono voci soffocate provenire dalla soffitta, apparizioni misteriose si avvicendano per casa, ed il rumore della neve pestata dai passi di qualcuno quando fuori, in realtà, non c’è nessuno. La cameriera Kreszenz Rieger è distrutta dal terrore, è maledettamente sicura di aver visto un fantasma in soffitta. Così sul finire del 1921 fa le valigie in fretta e furia, ringrazia Andreas per come l’ha tratta in questi anni – evidentemente, almeno con lei, si è sempre comportato egregiamente – e se ne va per sempre. Nonostante lo spiacevole evento, l’inverno scorre tranquillo.

Fino al marzo del 1922.

Un giorno di marzo del 1922 il pastore Hass della vicina missione, trova nel confessionale della chiesa una busta contenente 700 marchi d’oro, donati da Viktoria Gabriel. Hass ovviamente è felice per il gesto, ma qualcuno si chiede cosa abbia spinto la donna a questa opera caritatevole. Forse, si dirà poi, ha qualcosa in comune con quanto accadrà poche settimane dopo.

 

 

La notte tra il 29 ed il 30 marzo nevica molto, e la mattina seguente Andreas fa un giro della proprietà per assicurarsi che non ci siano stati danni provocati dalla neve. Sembra tutto a posto, quando qualcosa attira la sua attenzione: delle impronte. Impronte fresche, nitide, provengono dalla foresta e si aggirano intorno alla fattoria. Andreas è un uomo pratico, così segue le orme per capire da dove provengono; si addentra nel bosco, supera decine di alberi e poi più nulla.

Le tracce svaniscono così, all’improvviso.

Qualcosa non quadra, e l’uomo decide di tornare indietro e vedere se è stato rubato qualcosa: scopre che la serratura del garage è stata forzata. Attraverso questa struttura si ha accesso alle dimore, ma non alla stalla o al granaio. Altre tracce di un ingresso notturno si trovano nei pressi della stanza del generatore anche se, in effetti, non è stato rubato nulla. Andreas chiede ad un suo amico agricoltore, Kaspar Stegmair, se durante la notte ha notato qualcosa di strano, ma questi nega.

 

 

La notte tra il  30 ed il 31 marzo Andreas non riesce a prendere sonno, è troppo turbato da quello che ha visto. Non riesce a spiegarsi le impronte e si chiede perché, se qualcuno è entrato davvero in casa loro, non abbia provato a rubare qualcosa. Mentre è a letto sente dei passi in soffitta, e sveglia la moglie preoccupato. Cäzilia non ha sentito niente, ed imputa il tutto ad una semplice suggestione del marito dettata dagli accadimenti della mattina. Andreas non è convinto, ed imbraccia il suo fucile alla ricerca dell’estraneo che turba la serenità della sua casa. Perquisisce la fattoria in lungo e in largo, resta sveglio tutta la notte, ma alla fine deve arrendersi all’evidenza: a parte i Gruber, nel raggio di qualche centinaio di metri, non c’è nessun altro.

La mattina del 31 Andreas fa un nuovo sopralluogo, e rimane impietrito dinanzi ad un giornale semisepolto dalla neve. Nessuno ha chiesto di ricevere un quotidiano, così l’uomo interroga a tal proposito il postino del paese, Josef Mayer, chiedendogli il perché di quella consegna. Josef, però, non ha mai consegnato alcun giornale alla fattoria Hinterkaifeck.

C’è qualcosa che non torna. Qualcosa di inquietante.

Andreas è convinto che insieme alla sua famiglia ci sia qualcuno che vive segretamente nella fattoria. Forse in soffitta, forse nel bosco. Ma c’è, da qualche parte deve esserci. Andreas ne è sicuro. E ne sarà ancora più sicuro quando poche ore dopo scoprirà che qualcuno ha rubato le chiavi del suo scrittoio, che non verranno mai più ritrovate.

Nel pomeriggio si presenta alla porta di casa la nuova cameriera, Maria Baumgartner, 44 anni, pronta a smorzare l’aria carica di tensione che si respira nella proprietà.

 

 

Il 1° aprile la maestra di Cäzilia nota l’assenza della piccola – come già scritto, Andreas Gruber viene immaginato in paese come un uomo molto violento – ma non da’ troppo peso alla cosa. La sera, il falegname Michael Plöckl passa lungo la strada nei pressi di Hinterkaifeck, e qualcuno dalla fattoria gli punta la luce di una torcia elettrica, accecandolo per qualche secondo. Michael resta incuriosito dall’accaduto, e da’ un’occhiata fugace alla proprietà: sembra tutto in ordine, ed il fumo sbuffa sonnacchioso dal camino ad incorniciare, probabilmente, una bucolica serata in famiglia. L’uomo pensa che probabilmente è stato illuminato dalla torcia di Andreas, che in un primo momento non aveva capito chi fosse. Michael, così come era arrivato, si allontana per la sua strada.

La domenica del 2 aprile le donne Gruber non si presentano come di consueto in chiesa, e la cosa non passa inosservata.

Il 3 aprile il postino Josef consegna regolarmente la posta alla fattoria, ma alcuni particolari lo mettono in allerta.

Ho lasciato la posta, come faccio sempre, sul davanzale della cucina. Ho notato che il passeggino non era in cucina, dove lo vedevo di solito, e la porta era socchiusa. – Josef Mayer

Il 4 aprile, alle 9 del mattino, il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare la guarnizione della testata del trattore dei Gruber, ma non trova nessuno ad accoglierlo. Il cancello principale è chiuso, così gira intorno alla fattoria, sperando che quello sul retro sia aperto. Chiuso anche quello. La dimora sembra vuota, e questo è strano, perché almeno la signora Cäzilia dovrebbe essere lì, così guarda attraverso le finestre. Tutto è immobile, finché il cane, Spitz, non abbaia dall’interno della casa e le mucche non muggiscono dalla stalla. Albert aspetta un’oretta sotto un melo, a pochi metri dalla casa, e tenta un paio di volte di farsi udire da qualcuno, fischiando.

Stufo di aspettare si avvia verso l’edificio a nord della proprietà, e lì si appresta a riparare il motore. Il lavoro lo impegna per circa quattro ore, ed anche durante questo tempo ha provato a farsi sentire cantando e fischiando. Alla fine accende anche il motore al massimo, ma nessuno sembra accorgersi di niente. Messo a posto il trattore, si avvia di nuovo verso la casa, per comunicare il buon esito della riparazione. Si rende conto però che ora la porta del fienile è completamente spalancata e che il cane, che prima era chiaramente in casa, è ora legato all’esterno; ha una vistosa ferita ad un occhio, e sembra molto più aggressivo del solito. L’uomo si allontana così dalla fattoria nel primo pomeriggio. Lungo la strada incontra Victoria e Maria, le figlie di Lorenz Schlittenbauer – il padre di Josef, avuto da una relazione con Viktoria – e le informa che il motore è stato riparato, ma nella fattoria non sembra esserci anima viva. Lorenz viene a conoscenza del fatto e, preoccupato, manda sulla strada di Hinterkaifeck i due figli, JohannJosef Dick (compagno di scuola di Cäzilia), per incontrare chiunque torni al podere. Non torna nessuno. Lorenz si convince che qualcosa di terribile sia accaduto ai Gruber, ed insieme ai figli e ai vicini Michael Pöll e Jakob Sigl decide di investigare alla fattoria. Mentre i ragazzi restano in cortile, i tre uomini entrano attraverso l’ex sala generatori all’interno della stalla.

Qui trovano quattro cadaveri.

 

 

I corpi sono gettati alla rinfusa uno sopra l’altro, in mezzo alla paglia. Poco distante, il cane abbaia ferocemente. Sporco di sangue, giace a terra un piccone.

Lorenz riesce ad entrare in casa, aprendo la porta chiusa a chiave a Michael e Jakob. Nella stanza della servitù giace il corpo senza vita della cameriera, e nella camera da letto quello del piccolo Josef. Michael e Jakob si allontanano per avvertire la polizia portandosi i figli di Lorenz, che resta in attesa in casa. Da solo, circondato dal puzzo dei cadaveri in decomposizione.

Alle 18:00 il sindaco Greger, con un poliziotto di Hovenwart, giunge sul luogo della strage. Alle 21:30, dopo i primi sopralluoghi effettuati dalla polizia locale, arrivano sei ufficiali inviati da Monaco ad indagare sul caso. Tutte le vittime sono state uccise con un piccone, di proprietà dei Gruber.

Si tratta di una delle mattanze più brutali della storia.

 

 

Dopo gli interrogatori e l’autopsia, sabato 8 marzo i sei corpi vengono finalmente sepolti a Waidhofen.

Dopo che la corte ha approvato l’autopsia sui sei corpi, si sono svolti sabato i funerali. Numerosa ed addolorata era la folla accorsa, che ha voluto tributare alle vittime il suo ultimo saluto. Dai paesi vicini e non 3.000 persone sono giunte. Si è trattato di uno spettacolo disarmante, con le sei bare accompagnate dai ragazzi della scuola. Il Reverendo P. Haas, dopo la benedizione delle salme all’ingresso sud del cimitero, ha visto seppellire i corpi in una fossa comune, i quattro adulti a destra e i due bambini a sinistra. Haas ha citato il racconto biblico di Caino e Abele, definendo l’omicidio un atto terribile agli occhi di nostro Signore, e chiedendosi come un uomo con anche solo una scintilla di fede in Dio nel cuore possa perpetrare un così orribile delitto, reso ancora più grottesco dall’omicidio di bambini innocenti. – Articolo del settimanale Schrobenhausener, 11 marzo 1922

La fattoria Hinterkaifeck viene demolita, per ordine del tribunale, nel 1923. Al suo posto si trova poco distante una lapide a commemorare l’accaduto.

 

 

Ma cos’è successo realmente a Hinterkaifeck?

Il 30 marzo le vittime vengono attirate nella stalla in qualche modo, ed uccise una dopo l’altra. La prima è la signora Cäzilia, seguita da Andreas, Viktoria e dalla piccola Cäzilia. I loro corpi vengono trovati accatastati l’uno sopra l’altro. In una mano della bambina vengono ritrovate ciocche dei suoi stessi capelli, come se se li fosse strappati da sola. Dopo le prime quattro vittime, l’omicida si è spostato in casa, uccidendo la cameriera Maria ed infine Josef. Drammaticamente, l’assassino è rimasto nella fattoria per almeno altri due giorni, dormendo beatamente nel letto della coppia e mangiando i pasti seduto a tavola; ha anche acceso il camino per riscaldarsi – il fumo visto da Michael Plöckl era del fuoco acceso dal killer – ed ha regolarmente sfamato e munto le mucche.

Ma non c’è fine all’orrore.

Quando il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare il motore, trova il cane prima chiuso in casa, poi legato fuori. Questo significa che l’omicida è in casa per tutto il tempo in cui Albert lavora nella proprietà, e che lega il cane fuori poco prima che questi ritorni a controllare la struttura. Quando infine vengono ritrovati i corpi, il cane è legato nella stalla, segno che l’assassino è ancora in giro per la proprietà fino a poche ore dalla macabra scoperta. Per tutto questo tempo è rimasto lì, in casa, come se nulla fosse successo.

Ma chi può essere stato?

La polizia di Monaco ha alcune teorie su chi sia il killer, ed interroga i sospettati.

Il più importante è Lorenz Schlittenbauer, che per anni ha intrecciato una relazione con Viktoria Gabriel, avendo da lei anche un figlio. Non si è trattata però di una semplice scappatella: Lorenz voleva sposare Viktoria, ma Andreas si è sempre opposto ferocemente all’unione. Potrebbe quindi trattarsi di un delitto dettato dall’odio di Lorenz per Andreas, ma gli investigatori, nonostante questi si contraddica in molti punti durante gli interrogatori, non trovano prove a suo carico.

Un altro sospettato è Karl Gabriel, marito di Viktoria, ritenuto ucciso durante la Prima Guerra Mondiale. Il suo corpo sui campi di battaglia non è mai stato trovato, e potrebbe così essere tornato a Hinterkaifeck. Saputo del piccolo Josef – che non può essere assolutamente figlio suo – potrebbe in impeto di follia aver sterminato la famiglia perché sentitosi tradito dalla donna che ama. Non ci sono prove, però, che Karl sia sopravvissuto alla Grande Guerra.

Possibile assassino è Josef Bartl. Josef è un uomo malato di mente che nel 1919 rapina la famiglia AdlerEbenhausen, un paese non molto distante da Gröbern. Poco tempo dopo fugge da un ospedale psichiatrico distante circa 70 chilometri dalla fattoria. È possibile che abbia tentato una nuova rapina ai Gruber, sfociata nel sangue; secondo il Pubblico Ministero, solo un uomo pazzo come Bartl può aver pensato di vivere nella casa delle sue vittime tranquillamente. Josef sembra il candidato perfetto, ma gli indizi a suo carico sono scarsi, e l’indagine non arriva lontano.

Forse si è trattato di una rapina organizzata da qualcun altro. La fattoria è in una posizione strategica, abbandonata a sé stessa e incorniciata da una strada non molto trafficata: il luogo perfetto per un furto. Dopo il ritrovamento dei corpi, in casa non sono state trovate che poche banconote, forse la maggior parte è stata sottratta dal malvivente; Andreas trova una serratura scassinata prima del massacro, quindi probabilmente qualcuno ha provato – o è riuscito – ad introdursi nell’abitazione; lo stesso Andreas sente di notte dei passi che si muovono in soffitta, e forse sono gli stessi che aveva sentito anche la vecchia cameriera Kreszenz, segno che probabilmente qualcuno dimora nascosto da qualche parte in casa. I Gruber non sono gente ricca, ma hanno monete, titoli di guerra, materiali da costruzione e per l’agricoltura: perché il ladro non si è impossessato di questi oggetti di valore? Eppure il tempo a disposizione c’era.

Vengono incriminati dell’omicidio due cestai, Paul e Ludwing Blunder, visti girare intorno alla fattoria nei giorni successivi alla strage. Il giorno della scoperta dei corpi viene perpetrata una rapina nella zona di Pobenhausen, poco distante dalla fattoria, e Ludwing viene accusato del fatto. I due fratelli potrebbero aver ucciso i Gruber ed essere scappati a Pobenhausen, dove hanno immediatamente ricominciato a rubare. Non ci sono però prove a loro carico per gli omicidi.

Altro sospettato è il soldato Fritz Negendank, della Legione Straniera. Durante gli interrogatori, si scopre che Fritz conosce molto bene Hinterkaifeck, e sembra non dire tutta la verità. La mancanza di un movente, e la scoperta di un solido alibi per i giorni del massacro, sembrano però scagionarlo da ogni accusa.

Affascinante ipotesi è quella che vede Hinterkaifeck come un arsenale militare segreto. Alcune voci insistenti a Gröbern suggeriscono agli ispettori che nella fattoria siano stoccati i pezzi ancora imballati di due caccia tedeschi Fokker D.III. Si dice anche che vi siano armi perfettamente funzionanti, e che numerosi viandanti sono pronti a giurare di aver sentito rumori di aerei provenire dalla struttura. È possibile che Andreas abbia rubato dei piani di guerra al Reich e che questi abbia inviato un tenente e due sergenti a recuperarli, anche con l’uso della violenza: una divisa da tenente è stata effettivamente ritrovata in casa. Non ci si spiega però perché i tre assassini abbiano passato più di due giorni nella fattoria, se il loro obiettivo era solo recuperare i documenti e scappare.

Ultima teoria è quella che vede protagonista un poltergeist particolarmente violento, che stermina la famiglia Gruber a colpi di piccone. Siete liberi di crederci, ma gli atteggiamenti troppo umani dell’assassino – accendere il fuoco, mangiare, mungere le mucche – scartano facilmente questa ipotesi fantasiosa.

 

 

Hinterkaifeck è uno dei più grandi misteri della storia, reso ancora più grottesco dal modo in cui si è evoluto. Di certo si sa solo che ci sono sei cadaveri, sei innocenti, gettati in una fossa comune e dimenticati da tutti.

Questa è la realtà.

 

Chi c'è dietro il mistero del massacro di Hinterkaifeck?

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Bianco e Rosso – White With Red (Keyhole)

La creepypasta di oggi si intitola White With Red (qui tradotto Bianco e Rosso) pubblicata nel 2008 sul sito Creepypasta.com da un anonimo utente. Su alcuni siti il racconto è intitolato Keyhole (Il buco della serratura): il perché di questa modifica lo trovate in fondo al post.

Buona lettura!


 

Bianco e Rosso

Un uomo giunse in un hotel e si avviò a passo svelto verso il bancone per il check-in. La donna al desk gli consegnò le chiavi e gli parlò di una porta senza alcun numero che avrebbe trovato lungo il percorso verso la sua camera; questa porta era chiusa e non era permesso a nessuno entrare. In particolar modo, nessuno doveva guardare all’interno di quella stanza, per nessuna ragione. L’uomo seguì le indicazioni della receptionist: puntò dritto alla sua camera e se ne andò a letto.

La notte successiva la curiosità dell’uomo sulla stanza senza numero si fece più pressante. Superò la hall e si avvicinò alla porta, girando lentamente la maniglia. Era chiusa a chiave. Così si accovacciò e guardò attraverso lo spioncino. Un freddo gelido soffiò attraverso la serratura, così pungente che poté sentirlo vivido sull’occhio. Ciò che vide era però una semplice stanza d’albergo, simile alla sua, ed in un angolo della camera una donna dalla pelle bianchissima. Stava immobile con la testa poggiata sul muro di fronte la porta. L’uomo si sentì un po’ confuso. Stava quasi per bussare alla porta, divorato dalla curiosità, ma alla fine decise di non farlo.

Questa sua esitazione gli salvò la vita. Strisciò via dalla porta e si incamminò verso la sua camera. Il giorno dopo tornò alla porta e guardò nuovamente attraverso la serratura. Questa volta, tutto ciò che riusciva a vedere era rosso. Non c’era niente di definibile, tutto era immobile, immerso in un indistinto colore scarlatto. Probabilmente chi occupava quella camera doveva essersi accorto che qualcuno lo aveva spiato la notte prima, e doveva aver bloccato il buco della serratura con qualcosa di rosso.

L’uomo si decise a consultarsi con la donna all’ingresso per avere maggiori informazioni. La ragazza sospirò e chiese:

“Ha guardato attraverso il buco della serratura?”

L’uomo annuì, e lei continuò:

“A questo punto lasci che le racconti com’è andata. Molto tempo fa, un uomo uccise sua moglie in quella camera, ed il suo fantasma è ancora lì ad infestarla. Ma entrambi non erano persone come le altre. Avevano la pelle bianchissima, e l’unica cosa a contrastare quel candore erano gli occhi, di un penetrante, infinito, rosso acceso.”

 

 


Precisazione: il titolo originale della creepypasta era White With Red Eyes (Bianca con gli occhi rossi), come si evince dall’indirizzo della pagina della prima pubblicazione. Evidentemente l’autore in seguito ha deciso di cambiarlo per non svelare prematuramente il finale della storia.

 

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