Tag: Giappone

Si suicida gettandosi sotto un treno, ma il corpo scompare

Diversi siti italiani hanno riportato la notizia di una donna di Osaka, Giappone, che il 16 novembre 2014 si getta sotto un treno della stazione ferroviaria di Izumiotsu, ed il cui corpo sembra sparito nel nulla. Secondo le ricostruzioni fatte dagli agenti, la suicida si avvicina alla pensilina poco prima del passaggio del treno, ed il macchinista non riesce ad evitare di investirla in pieno. La stazione si riempe delle urla degli astanti, donne e uomini che scappano in preda al terrore, mentre i Vigili del Fuoco si muovono prontamente per sollevare il convoglio con un’enorme gru.

Poliziotti e volontari scrutano il fondo dei binari, ma della donna non c’è alcuna traccia. Niente corpo, niente sangue, niente pezzi di viscere sparsi sulle rotaie.

Il giorno prima dell’incidente numerosi testimoni hanno affermato di aver visto la stessa donna saltare sulla tratta ferroviaria e scomparire nel nulla, ma la polizia ha insabbiato la vicenda per non creare isteria di massa. Che fine ha fatto il cadavere? Forse il fantasma di una suicida del passato? Una viaggiatrice nel tempo?

Niente di tutto ciò.

È solo una bufala.

 

 

Quella che viene segnalata come una notizia confermata è in realtà falsa, in cui sono cascate numerose testate giornalistiche. Come riportano correttamente i siti RocketNews24 e Iza, la donna si è gettata sotto il treno, ma il macchinista è stato abbastanza svelto da fermare il convoglio prima di colpirla. Le urla dell’aspirante suicida, infatti, hanno permesso all’uomo di individuarla molto prima di entrare in stazione, e di evitare l’incidente. Sceso dalla cabina, si è avvicinato alla donna, che ha avuto solo il tempo di dirgli “sono saltata” prima di scappare via sulla piattaforma e scomparire tra la folla. Attualmente è ricercata dalle autorità per accertamenti.

Ennesimo esempio di giornalismo fatto male, solo per sfruttare la curiosità delle persone per il paranormale ed il mistero.

Restate svegli, le menzogne sono dietro ogni angolo.

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Sokushinbutsu

I Sokushinbutsu (即身仏) sono monaci buddisti che osservano uno stile di vita rigidissimo votato ad innalzarli allo stato di Buddha attraverso l’automummificazione. Praticata principalmente nel nord del Giappone tra l’11° ed il 19° secolo da diversi membri dalla scuola di Shingon (真言宗), questa tecnica richiede costanza e dedizione al limite del fanatismo. Il monaco cerca di preparare il proprio corpo alla mummificazione – esattamente come avveniva con i faraoni dell’Antico Egitto – ma mentre è ancora vivo e vegeto.

 

 

L’arte dell’automummificazione è molto complessa, e richiede circa sei anni per essere completata alla perfezione. Dei migliaia di monaci che hanno tentato l’impresa, solo 24 ci sono riusciti. La prima fase consiste nel nutrirsi per 1.000 giorni con frutta secca e semi, accompagnata da un’attività fisica pressante per eliminare ogni traccia di grasso corporeo. Per altri 1.000 giorni la dieta diventa a base di cortecce e radici, bevendo solo ed unicamente un tè velenoso estratto dalla linfa dell’albero di lacca cinese. Come suggerisce il nome, il composto viene normalmente usato per laccare tazze e piatti, e se ingerito provoca forte vomito ed un grave squilibrio idroelettrico. L’obiettivo dell’intossicazione è rendere il corpo velenoso a sua volta, evitando che possa venire divorato dagli scarafaggi e altri insetti necrofagi.

Il monaco, oramai ridottosi a poco più che un ammasso di ossa, viene rinchiuso in una tomba di pietra poco più grande di lui, seduto in meditazione nella posizione del loto. Dall’interno del suo simulacro, il religioso può respirare attraverso un tubo per l’aria; chiuso nel più religioso silenzio l’unico mezzo per comunicare col mondo esterno è una piccola campana, che l’uomo scuote quasi impercettibilmente ogni giorno per far sapere di essere ancora in vita.

Poi, un giorno, la campana non suona più.

Il tubo e la campana vengono rimossi, ed il sudario di pietra prontamente sigillato. Dopo altri 1.000 giorni, la tomba viene aperta per controllare lo stato del monaco: se l’automummificazione è perfetta, il corpo viene esposto nel tempio per essere adorato come esempio integerrimo di devozione al Buddha.

 

 

La pratica dei Sokushinbutsu è stata messa al bando, ed attualmente non è ufficialmente praticata da alcun ordine religioso giapponese. Tuttavia, nel 2010, viene scoperto il corpo mummificato di Sogen Kato, a lungo considerato come l’uomo più anziano di Tokio. Il decesso, in realtà, sembra essere avvenuto nel 1978, ben 32 anni prima. Sebbene l’autopsia non sia riuscita a decretare ufficialmente la causa della morte, è altamente probabile che l’uomo sia riuscito a praticare l’arte dei Sokushinbutsu per nascondere la sua imminente morte e mantenere intatto il suo status di patriarca della capitale nipponica.

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Red hot flames in the sky – Un UFO dal passato

Red hot flames in the sky (Ardenti fiamme rosse nel cielo) è un dipinto del famoso pittore cinese Wu Youru del 1892.

L’opera immortala una folla di curiosi accalcata su un ponte intenta a discutere animatamente con il naso all’insù: quello che ha attirato l’attenzione dei presenti è una grande sfera rossa materializzatasi all’improvviso nel cielo sereno. Wu Youru è testimone oculare dell’accaduto e per evitare che il suo operato venga male interpretato aggiunge un piccolo resoconto della sua esperienza sulla tela, a sinistra dell’inquietante oggetto volante. Eccone il testo.

Erano circa le otto di sera del 28 settembre. Nel cielo a sud di Nanchino apparve una palla di fuoco a forma d’uovo, rossa ma priva di luce. Fluttuava lentamente nell’aria, diretta a est. Dal momento che il cielo al tramonto era nuvoloso e oscuro, la sua comparsa fu evidente.

Sul ponte di Zhu-Que si radunò una folla di diverse centinaia di persone che in punta di piedi allungavano le teste in avanti. Indugiò il tempo di un pasto, svanendo poco a poco in lontananza.

Alcuni ritennero che era passata una meteora. Ma una meteora impiega solo un istante prima di svanire, mentre i movimenti di questa palla dalla sua prima comparsa nel cielo fino alla sua definitiva scomparsa in lontananza furono piuttosto statici. Quindi non poteva essere una meteora.

Altri affermarono che era una delle lanterne cinesi che i bambini facevano volare. Ma il vento soffiava verso nord quella sera, mentre la palla di fuoco era rivolta verso est. Quindi non poteva essere nemmeno una lanterna cinese.

Per un certo periodo ognuno ne parlò ma nessuno seppe risolvere il mistero. Un anziano disse: “Quando all’inizio si alzò, ci fu un leggero rumore, appena udibile, come di un approssimarsi animato di uomini che si lanciano al di là del Cancello del Sud”.

 

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Il demone di Rakan-ji

Il Giappone, sin dall’antichità, è stato un crogiolo di culture legate a doppio filo con il folklore demoniaco; mostri di ogni genere popolano le terre del Sol Levante, disturbando i sogni e la veglia dei bravi cittadini nipponici. Tra gli innumerevoli racconti del terrore e avvistamenti ce n’è uno che può vantare addirittura una prova fotografica: la storia di oggi è infatti quella del demone di Rakanji.

In estremo oriente è molto diffuso e sentito il culto dei Rakan, o Arhat (अरिहन्त), uomini che hanno percorso la stessa via del venerabile Buddha sino a raggiungere il Nirvana, l’illuminazione assoluta. Uno dei più interessanti templi a loro dedicati è certamente quello di Rakan-ji (羅漢寺) della setta spirituale Sōtō, incastonato tra le montagne di Nakatsu, nella prefettura di Ōita.

La sua storia inizia nel 1337: il monaco indiano Hodo Sennin, mentre vagava tra le rocce del monte Rakan, decise di depositare in quel luogo serafico un’immagine d’oro e rame di Buddha. Lo stesso giorno Buddha si rivelò, chiedendogli di costruire un tempio in suo onore in quel luogo incontaminato. Ovviamente Hodo Sennin fu ben lieto di esaudire la sua richiesta.

 

 

Il tempio svetta su una rupe rocciosa e si sviluppa in numerose grotte, dimostrandosi una vera perla della simbiosi tra architettura orientale e natura selvaggia. All’interno delle stanze scavate nella nuda roccia trovano posto 3.777 statue dedicate a Buddha, comprese 1.000 in onore del dio Bodhisattva Kṣitigarbha e 500 per i Rakan. E tra tante reliquie religiose, nascosta negli angoli più irraggiungibili del complesso, è nascosto il demone bambino.

 

 

Per alcuni un falso, per altri la prova inconfutabile che in mezzo a noi vivano esseri infernali, la foto ritrae quello che sembra il corpo mummificato di un piccolo mostro. La creatura rassomiglia ad un cucciolo di Oni, esseri mitologici del folklore giapponese benigni oppure malvagi, a seconda delle leggende e del periodo storico. Purtroppo un devastante incendio nel 1943 rade al suolo il tempio di Rakan-ji, avvolgendo tutto tra le sue fiamme e lasciando dietro di sé solo cenere e desolazione. Nel 1969 l’intero complesso viene ricostruito, ma del piccolo demone non v’è più traccia.

A dirla tutta, l’unica prova dell’esistenza di questo essere è soltanto questa foto. Se la pergamena che si vede nell’immagine è un semplice rotolo, si potrebbe calcolare che la creatura in piedi misurerebbe all’incirca una quarantina di centimetri, un po’ poco per un bambino deforme e un po’ troppo per animali simili nell’aspetto. Senza contare che ha anche un bel paio di corna che le spuntano dalla fronte.

Nei templi buddisti, di sicuro, c’è molto più di quanto possiamo immaginare.

 

La reliquia di Rakan-ji è davvero il cadavere di un demone?

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Mangetsu Man – Il paladino dell’ambiente

In ogni fumetto di supereroi che si rispetti ci devono essere, ovviamente, un eroe con straordinari poteri, una storia interessante ed una serie di nemici, meglio tanti, ancor meglio supercattivi, votati alla malvagità e alla delinquenza. Certo, si tratta di fantasia, nessuno nella realtà ha gli strumenti fantascientifici di Batman, o viene da Krypton come Superman o è stato morso da un ragno radioattivo come Spiderman, solo per citare i più famosi, perché c’è anche chi è stato colpito da un raggio proveniente da un’altra dimensione come Color Kid, che può colorare le cose solo toccandole (e basta, sì come superpotere fa schifo, ma quest’è); Arm Fall Off Boy, ragazzo del futuro che è in grado di staccarsi il braccio da solo ed usarlo come mazza per colpire i nemici (IKEA man sarebbe stato più appropriato); Bouncing Boy che dopo aver bevuto una bibita misteriosa scambiata per Coca-Cola acquista il potere di gonfiarsi come un pallone e rimbalzare dappertutto (un Super Santos vivente, in pratica).

Sebbene la maggior parte dei supereroi nasca negli USA per mano delle case editrici Marvel e DC Comics, ne esiste uno, reale, in carne ed ossa, che viene dal Giappone. Il suo nome è Mangetsu Man, l’uomo dalla faccia di luna.

 

 

Mangetsu Man vive a Tokio, e nasconde la sua identità dietro un’enorme maschera gialla, tutina viola, guanti neri e l’immancabile mantello che ne fanno il supereroe tanto invocato dalla brava gente della capitale nipponica. Il suo superpotere è solo uno: la determinazione. Ogni giorno dal 2013 Mangetsu Man gira armato di scopa e paletta e ripulisce le strade dall’immondizia e dalla sporcizia. Certo, può sembrare banale, ma la caparbietà di quest’uomo – che mantiene come ogni supereroe l’identità segreta, parlando solo attraverso il suo cellulare che sintetizza le sue parole – ha davvero dell’incredibile nella sua semplicità. Parla con i bambini di quanto sia importante non gettare i rifiuti a terra, istruisce i passanti sui pericoli dell’inquinamento e ogni tanto qualcuno lo aiuta nella sua lotta infinita, insomma nel suo piccolo sta cercando di rendere il nostro pianeta un posto migliore in cui vivere, una spazzata alla volta.

E certamente ha fatto molto di più per il mondo di tanti suoi alter ego di carta.

 

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