Tag: Guerra

Da che cosa deriva “ambaradan”?

Usato sopratutto in libri per bambini, il termine ambaradan indica una confusione assoluta, proprio come quella che regna sovrana nelle camerette dei più piccoli. Ma da che cosa deriva questo termine così strano?

L’etimologia è incerta, ma molto probabilmente è legato ad Amba Aradam, monte dell’Etiopia che nel 1936 fa da scenario all’omonima battaglia tra l’Esercito del Regno d’Italia e l’Esercito Etiope. Nel conflitto, gli italiani si alleano con tribù locali, che sono già però segretamente legate agli etiopi: il risultato è una delle battagie più confusionarie della storia, un tutti contro tutti che, non si sa come, vede alla fine la vittoria degli uomini del Bel Paese. Un teatro dell’assurdo con 20.000 morti, in larga parte a causa di gas tossici vietati dalla legge, oggi ricordato quasi solo per aver generato quella parola scherzosa, ambaradan, detta così alla leggera ai bambini per farli divertire.

Senza sapere che spesso dietro una parola ci sono più che un insieme di lettere. C’è una storia. Spesso una di quelle che nessuno vorrebbe ascoltare.

 

Domanda inviata da Anna Rita T.

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Giochiamo con la bomba atomica!

Cosa succederebbe se una bomba atomica venisse sganciata su Milano, o Tokio, o New York? O sul tetto di casa vostra? È quello che si è chiesto Alex Wellerstein, professore di Storia della Scienza presso lo Stevens Institute of Technology di Hoboken, New Jersey, negli Stati Uniti. E per rispondere a questa semplice – quanto inquietante – domanda ha sviluppato un’applicazione web che simula la detonazione di un ordigno atomico su una città a nostra scelta, Nukemap.

 

 

Potete scegliere la vostra città preferita, la bomba che più vi piace, e godervi l’esplosione. Qui trovate la simulazione della deflagrazione di una B-61 statunitense se colpisse il centro di Roma. Il mio consiglio è di provare Nukemap, e sbizzarrirvi con i tanti (reali) ordigni atomici a disposizione, lanciando bombe a caso, magari sul tetto di vostra suocera.

Ricordando però sempre che quelle macchie colorate che fissiamo divertiti sulla mappa non fanno parte di un videogioco, ma di un simulatore. Che ci ammonisce su quello che potrebbe succedere a tutti noi in un futuro lontano. Forse neanche tanto.

E se volessimo nuclearizzare la Luna? Ne parliamo qui!

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D&R: Perché si dice “vedere i sorci verdi”?

Vi hanno mai fatto vedere i sorci verdi? Quando qualcuno vi vuol far vedere i sorci verdi, di sicuro state per passare un brutto quarto d’ora. Ma qual è l’origine di questa frase?

Tre topi verdi sono lo stemma della 205ª Squadriglia da Bombardamento “Sorci Verdi” della Regia Aeronautica del Regno d’Italia, presenti su ogni fusoliera dei suoi aerei. Nel 1936 la 205ª è la prima al mondo a ricevere i Savoia-Marchetti S.M.79, aerei trimotori di nuova concezione. Poco prima della consegna dei mezzi, il comandante, fiducioso della loro potenza, afferma che farà vedere ai nemici “i sorci verdi”: da qui il nome della squadriglia. La Sorci Verdi diventa famosa nell’agosto del 1937 conquistando i primi tre posti della Istres-Damasco-Le Bourget e nella trasvolata atlantica Guidonia-Dakar-Rio de Janeiro. Anche durante la Seconda Guerra Mondiale la squadriglia viene impiegata al meglio durante diverse operazioni di bombardamento: vedere sulla fusoliera dei sorci verdi presagiva un imminente pioggia di bombe.

 

 

La fama della Sorci Verdi si infrange contro il 20° Gruppo caccia del 51° Stormo: il 20° gruppo ha da poco adottato i nuovi monoplani Fiat G.50 quando batte la Sorci Verdi in un’esercitazione. L’entusiasmo è così grande che il 20° Gruppo adotta come stemma un gatto nero che artiglia tre topolini verdi – palese commemorazione della vittoria contro i colleghi della 205ª. La Sorci Verdi non gradisce molto il gesto, e ridipinge i propri stemmi ricolorando i topolini in grigio, prima di tornare verdi qualche anno dopo. Il 20° Gruppo invece, dopo essere stato sciolto e ricostituito, acquista la sua attuale denominazione di “Gatti Neri”.

 

 

Sebbene il modo di dire abbia raggiunto la notorietà grazie alla 205ª, in realtà la genesi dell’espressione vedere i sorci verdi si perde nella notte dei tempi, perché già presente nel libro tedesco sul dialetto romanesco Romanische Forschungen: Organ für romanische Sprachen, Volks-und Literaturen del 1901.

 


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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This War of Mine

This War of Mine è l’ultima opera videoludica degli 11 bit studios pubblicata a fine 2014, ed è uno dei giochi più immersivi e realistici mai creati, dove la guerra viene raccontata non dal punto di vista di chi la fa, eserciti e nazioni, ma da quello di chi la subisce, i civili.

Persone qualunque la cui vita viene stravolta un giorno qualsiasi, che lottano ogni giorno contro altri uomini trasformati in sciacalli dalla brutalità del conflitto, contro la fame che stringe lo stomaco in una morsa letale e contro il freddo e le malattie. Se c’è un gioco in qui il concetto di morte imminente è onnipresente, questo è This War of Mine. La storia raccontata si basa sui fatti realmente accaduti durante l’assedio di Sarajevo, quattro lunghi anni in cui la città è stata teatro di una delle più sanguinose battaglie della storia.

 

 

Tecnicamente si tratta di un videogioco di guerra di sopravvivenza gestionale punta e clicca, diviso in due fasi principali: il giorno e la notte. Di giorno controlleremo i personaggi nel loro rifugio improvvisato, gestendone i bisogni e cercando di gestire al meglio i pochi oggetti recuperati in giro. La scarsità di cibo e medicine è realmente opprimente, e rendersi conto che il destino di un uomo può dipendere da una semplice benda è una cosa che lascia davvero il segno. Di notte potremo esplorare alcuni edifici vicino al nostro, stando attenti però a non rimanere vittima dei cecchini o di altri malintenzionati. Ogni azione deve essere freddamente calcolata, poiché potremo trasportare solo una quantità minima di oggetti ed il tempo scorre inesorabile.

 

 

Ogni volta che cominceremo una nuova partita, i personaggi cambieranno, così come gli eventi narrati nel gioco. La città verrà messa a ferro e fuoco, modificando l’ambiente e le situazioni intorno a noi in maniera del tutto imprevedibile. Niente di ciò che avete giocato può prepararvi a This War of Mine. Il gioco vi terrà incollati allo schermo alla disperata ricerca di un modo per sopravvivere, portandovi a riflettere su quella parte della guerra che non ci viene mai mostrata.

Quella che un giorno potremmo vivere con i nostri occhi.

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