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Le orme del diavolo del Devon

Una mattina del 1855 i bambini dell’estuario dell’Exe, nel Devon, Inghilterra, si divertono a cercare le impronte lasciate dagli animali sulla soffice neve che ha ammantato la zona nella notte. Riconoscono quelle del gatto della vicina, del cane randagio che bazzica la zona, ma rimangono perplessi di fronte a delle impronte particolari. Sono grosse, nitide, profonde diversi centimetri e, sopratutto, a lasciarle è stato il diavolo in persona.

 

Nella notte tra l’8 ed il 9 febbraio 1855, a seguito di una forte nevicata che ha colpito il Devonshire, appare nitidamente nel candore del paesaggio rurale un’infinita serie di impronte, lunga centinaia di chilometri, che attraversa praticamente tutta la regione. Le orme misurano circa 10 cm in lunghezza, con una falcata di 40 cm, e si estendono per 160 km (o 60, a seconda delle fonti). La misteriosa figura che le ha lasciate ha attraversato campagne, guadato fiumi, affrontato laghi ghiacciati ed ha abilmente saltato da un tetto all’altro; in alcuni casi sembra abbia anche fatto visita ad alcune famiglie, scendendo lungo canne fumarie larghe solo pochi centimetri.

PANICO CAUSATO DALL’APPARIZIONE DEL DIAVOLO NEL DEVONSHIRE

Sono apparse mercoledì notte, a seguito di un’abbondante nevicata nei pressi dell’Exe nel Devon meridionale. Il mattino seguente gli abitanti hanno trovato le orme di un misterioso animale dotato certamente del potere dell’ubiquità, dato che sono state scoperte in posti normalmente inaccessibili – dai tetti delle case alle cime di alte mura, dai giardini ai cortili, radenti alle pareti così come in aperta campagna. – Estratto da Bell’s Life in Sydney and Sporting Reviewer, 26 maggio 1855

Il Diavolo, a quanto sembra, si è fermato anche dinnanzi alle porte di alcune dimore, senza però entrare. Qualcuno dice che il principe del male sia giunto tra i vivi alla ricerca di peccatori da trascinare con sé negli inferi; in molti hanno abbandonato per paura le proprie case, ritenendole maledette, senza farvi più ritorno.

 

 

Nonostante l’intervento di esimi personaggi dell’epoca, quali il reverendo Henry Thomas Ellacombe, ed il ricercatore contemporaneo Mike Dash, l’enigma delle orme del diavolo del Devon non trova soluzione.

 

Teorie

Il canguro

Sebbene a prima vista possa sembrare una teoria campata in aria, da uno zoo privato della zona è da poco fuggito un canguro. Le orme sono parzialmente compatibili con quelle dell’animale.

Il tasso

In alcune circostanze il tasso può camminare anche su due zampe. È impensabile, però, che sia stato in grado di camminare così per oltre cento chilometri – in una sola notte, per giunta.

Il pallone aerostatico

Il sempreverde pallone aerostatico, spiegazione tanto razionale quanto infelicemente poco plausibile di ogni avvistamento UFO che si rispetti, fa la sua comparsa anche in questo caso. In avaria, la sua ancora avrebbe potuto lasciare segni riconducibili a quelli nella neve del Devonshire, spiegando così sia il lungo percorso che il moto irregolare sulla terra come sui tetti delle case. Peccato però, che avrebbe finito la sua corsa impigliato in un albero o in traliccio, finendo per essere facilmente ritrovato – cosa che non è avvenuta.

L’animale misterioso

Che sia stato un animale sconosciuto a lasciare nella neve fresca del Devon? Un animale capace di saltare sui tetti, nuotare nell’acqua gelata, correre per oltre cento chilometri forse non esiste, se non nella nostra fantasia.

 

Avvistamenti recenti

Sembra che il diavolo sia tornato a farci visita da poco. Nel 2009 una donna residente nel Devonshire settentrionale ha scoperto nel giardino di casa impronte simili a quelle trovate nell’avvistamento del 1855. A forma di zoccoli, sono un po’ più piccole delle precedenti. Anche in questo caso non vi è una spiegazione certa del mistero.

 

Le Ciampate del diavolo in Italia

Un caso di impronte del diavolo è ben visibile in Italia, nello specifico nella località Foresta del comune di Tora e Picilli, nei pressi del Vulcano di Roccamonfina. Le Ciampate del diavolo rappresentano tre percorsi ben distinti lasciati da quello che a prima vista sembrerebbe essere un demone: orme così profonde lasciate nella dura roccia di sicuro non sono di questo mondo. Sebbene presenti da sempre nel folklore casertano, il loro primo vero studio ha avuto luogo solo nel 2003 da parte del professor Paolo Mietto dell’Università di Padova. L’analisi ha rivelato che si trattano, più banalmente, di impronte lasciate da tre nostri antichi antenati Homo heidelbergensis, vissuti circa 350.000 anni fa. I soggetti devono aver sceso il fianco del vulcano quando la colata di lava era in fase di raffreddamento, imprimendo così la loro firma nella storia e nella fantasia dei millenni a seguire.

 

 

A chi appartengono le orme del diavolo del Devon?

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D&R: Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Abbiamo tutti negli occhi il paesaggio apocalittico di Amatrice e degli altri paesi coinvolti nel sisma del 24 agosto 2016. L’utente Baxdoor, un paio di giorni fa, mi ha inviato per email una domanda che prima o poi mi aspettavo mi avreste fatto. E temevo, sinceramente, che mi sarebbe arrivata proprio in queste settimane di mestizia.

Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Il nostro è un pianeta geologicamente giovane, “vivo”, sulla cui superficie ogni anno si sviluppa un numero incalcolabile di movimenti tellurici. Negli ultimi secoli grazie all’innovazione tecnologica siamo riusciti a registrare con sempre maggiore precisione l’intensità dei terremoti, scandagliandone la genesi dalle viscere della terra fino ad osservarne gli effetti, a volte impercettibili, a volte devastanti, della sua azione sull’opera umana. Dalle vibrazioni infinitesimali ai paesaggi apocalittici, ecco a voi i più grandi terremoti della storia.

Di seguito verrà utilizzata come metro di valutazione la scala Richter, creta dal geofisico statunitense Charles Richter per esprimere la magnitudo, ovvero una stima dell’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, che va da 0 a (finora) 13. Per darvi un’idea l’intensità del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016 è stata di 6.0 gradi sulla scala Richter. È un concetto un po’ astratto, ma che potremmo tradurre anche con decine di paesi rasi al suolo, 296 vittime, migliaia di vite rovinate e danni economici incalcolabili. Sì, così rende di più.

 

I terremoti più devastanti di sempre

 

Si calcola che il sisma più potente mai avvenuto sulla Terra sia quello che ha portato alla genesi del Cratere di Chicxulub nello Yucatán (Messico), dovuto all’impatto di un asteroide con la Terra 66 milioni di anni fa.  Di magnitudo 13.0, ha portato all’estinzione dei dinosauri, oltre all’emissione nell’atmosfera di polveri che per diversi anni ha portato ad un lungo inverno su tutto il pianeta.

In tempi più recenti, e generato dalla Terra stessa, il più devastante sisma di sempre è stato senza dubbio il Terremoto di Valdivia del 1960, meglio conosciuto come Il grande terremoto del Cile, avvenuto nel paese sudamericano il 22 maggio 1960, che ha raggiunto una magnitudo di 9.5. Sebbene si sia trattato di un evento apocalittico, si è verificato in una zona del pianeta scarsamente popolata, provocando solo – solo – 3.000 vittime. Per renderne meglio la portata, vi basta immaginare che colpì non solo gli stati limitrofi, ma anche l’Alaska ed il Giappone, dall’altra parte dell’oceano, ha risvegliato il vulcano quiescente Puyehue-Cordon Caulle interessando un’area costiera di 400.000 km² ed ha completamente stravolto il territorio, creando paludi dove prima vi erano fiumi ed alzando il livello del mare di 4 metri. Se avesse colpito un’altra zona del mondo più popolata avrebbe sterminato milioni di persone portando alla completa distruzione del territorio.

La magnitudo più alta generata dall’opera umana è invece di 8.35, conseguente la detonazione della sovietica Bomba Zar, avvenuta il 30 ottobre 1961 nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del Circolo Polare Artico. Tenendo presente che fu fatta esplodere a 4.200 metri slm, la maggior parte dell’energia dell’ordigno venne liberata nell’atmosfera. Ciononostante, fu in grado di sviluppare una palla di fuoco di oltre 3 km e qualsiasi cosa nel raggio di 35 km finì polverizzata. Letteralmente. Si tratta attualmente della bomba più potente mai costruita dall’essere umano. E fa paura pensare alla nota, allegata al dossier dello sviluppo della Zar, che recita così:

Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.

 

Cosa ci riserva il futuro?

Il terremoto che nei prossimi anni colpirà la California (Stati Uniti) sarà probabilmente il più grande sisma mai registrato dall’uomo. Denominato Big One, farà slittare di 10 metri i due labbri della Faglia di Sant’Andrea, colpendo gravemente le aree di Los Angeles, Orange County, San Diego e Tijuana. Non è vero che staccherà la California dal resto del continente, come molti credono: presentato nel libro Last Days of the Late, Great State of California di Curt Gentry, si tratta di uno scenario impossibile, dato che la faglia di Sant’Andrea fa “scivolare” i suoi bordi, non li allontana tra loro.

 

 

I terremoti

Vi propongo in ultimo un intervento sull’argomento delle grandi opere, trattato a La Gaia Scienza su La7 qualche anno fa, che si lega a doppio filo con la drammaticità dei terremoti e la possibilità di contenerne gli effetti disastrosi.

A parlare è il geologo Mario Tozzi, che forse non tutti voi conosceranno. Tozzi è membro del consiglio scientifico del WWF e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale in qualità di primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Giusto per farvi capire che non è il primo fesso che capita.

 

 

Post scriptum

Se volete contribuire con una donazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto che ha interessato il centro Italia potete farlo attraverso SMS solidali e IBAN; trovate le indicazioni e le coordinate sul sito della Protezione Civile.

Se invece volete dare una mano dal vivo vi consiglio di collegarvi sempre al sito della Protezione Civile che coordina i soccorsi sul territorio.

Un’altra donazione, importantissima, è quella di sangue. Potete fare riferimento al sito dell’AVIS o contattare l’ospedale più vicino a voi. L’emergenza sangue è costante, non aspettate le prossime vittime per donare.

Un’ultima preghiera. Se volete contribuire sul posto ad Amatrice e negli altri paesi coinvolti, fate riferimento alla Protezione Civile; non partite allo sbaraglio senza un’organizzazione precisa, pensando col vostro operato di salvare vite umane e fare la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo bisogno di eroi. Grazie.

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Napoli misteriosa: storie di fantasmi

Napoli è affascinante, incastonata nell’omonimo golfo e terra dicotomica di gioia e dolore, vizi e virtù. Vedi Napoli e puoi muori, si dice, perché della città partenopea, al mondo, non esistono eguali. E la volontà di rimanerne legati è così forte che, a volte, anche chi muore non se ne vuole andare più. Ecco a voi alcune storie di fantasmi di Napoli.

 

 

Il fantasma della Basilica dell’Incoronata del Buon Consiglio

Quando il profumo dei fiori inebria l’aria, sul far della primavera, sui gradini della Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio e Regina della Cattolica Chiesa si siede a piangere, con la testa tra le mani, una ragazza dagli occhi nocciola ed i capelli scuri fasciata in un lungo abito bianco. Si dice che la giovane, poco prima di sposarsi, si sia ammalata improvvisamente di tisi, e non sia mai riuscita a coronare il suo sogno d’amore. Con le lacrime che gli rigano il volto, si mostra solo alle donne che ancora, come lei, non sono riuscite a trovare marito. Accanto alla basilica è presente l’ingresso alle Catacombe di San Gennaro, antiche aree cimiteriali sotterranee risalenti al II secolo.

 

L’impiccato

C’è un condominio nei pressi del Corso Garibaldi, al centro della città, in cui non si dormono sonni tranquilli. Quando la sera scende, e la luna è alta nel cielo, appare ad una finestra una figura penzoloni. È l’impiccato, un soldato spagnolo giustiziato dai rivoltosi partenopei, che si mostra ciondolante appeso al soffitto per ricordarci, forse, come lo spirito libero del popolo napoletano non possa essere piegato.

 

I suicidi di ponte Sanità

Durante le notti di pioggia, nei pressi del ponte Sanità, nella zona di Capodimonte, si alternano al rombo dei tuoni le urla strazianti degli uomini e delle donne che negli anni hanno detto addio alla vita, gettandosi proprio dal ponte.

 

I gemellini di Portici

Si dice che in una casa di Portici vivessero due gemellini di sette anni. Un giorno, lasciati solo per un po’ di tempo dalla mamma, mentre giocano con i fiammiferi appiccano per sbaglio incendio alla loro casa, perendo tra le fiamme. I loro fantasmi si divertono ancora oggi a tirare pietre ai passanti e fare baccano durante la notte.

 

 

La fabbrica di bambole

San Giorgio a Cremano, all’ombra del Vesuvio. Tra le fabbriche abbandonate ve n’è una, oramai ridotta ad uno scheletro dei fasti del tempo che fu, che creava bambole.

Divorata da un terribile incendio, causato dall’imperizia degli operai, è diventata il sarcofago delle anime strappate dalle fiamme a questa vita. La produzione, però, non si è arrestata: tra i macchinari distrutti dal fuoco ed il tetto crollato, risuonano ancora le urla dei lavoratori e il clangore metallico degli attrezzi battuti con vigore da mani fantasma.

 

Il Rione Terra

Abbandonato da anni a causa del bradisismo flegreo che interessa la zona, il Rione Terra di Pozzuoli è divenuto in breve tempo un villaggio fantasma a poca distanza da Napoli. Tra le case in rovina ed abbandonate si aggirano misteriose entità, che con passi felpati e grida soffocate salutano gli avventurieri talmente stupidi o coraggiosi da addentrarsi tra i vicoli bui della cittadina, rischiarati di notte solo da eteree luci che non hanno nulla di naturale.

 

La donna di Piazza Bovio

C’è una figura disperata che corre veloce tra le strade che confluiscono a Piazza Bovio. Si tratta di una donna, corre a testa bassa, ansimando, madida di gelido sudore, come se fosse inseguita da qualcuno. Forse da un fantasma. In realtà lo spettro è lei, ed è possibile scorgerla nella sua triste e forsennata fuga prima che scompaia all’avvicinarsi della piazza. Nessuno è mai riuscito a scorgerle il volto; si dice che sia una dama morta più di 400 anni fa violentata dai Saraceni, e che ogni notte rivive, in ogni singolo passo, il ricordo della sua tragedia.

 

Maria D’Avalos

È 28 maggio 1586. La folla festante si è riunita di fronte la Chiesa di San Domenico Maggiore, dove si stanno celebrando le nozze del genio compositore e virtuoso Carlo Gesualdo e sua cugina Maria D’Avalos, donna dalla bellezza disarmante. Volti sereni, sorrisi sinceri. Solo in apparenza. In realtà si tratta di un mero matrimonio di convenienza; Carlo, dopo la nascita del loro figlio Emanuele, si disinteressa completamente della consorte, votato com’è anima e corpo alla musica. Interessato alla sua dama è invece il duca d’Andria e conte di Ruvo, Fabrizio Carafa, che se ne innamora, ricambiato, durante una festa. Fabrizio, è bene notarlo, è già sposato e padre di quattro bambini, mentre Maria è già al suo terzo matrimonio, nonostante abbia solo poco più di vent’anni (i suoi precedenti mariti sono morti). L’infedele rapporto viene consumato più e più volte, senza curarsi delle voce di palazzo, sempre più insistenti, a cui Carlo non sembra dare peso. Lo status di cornuto, però, non piace a nessuno, e Carlo dopo qualche mese abbandona le sue composizioni e decide di vederci chiaro. Informa tutti che partirà presto per una lunga battuta di caccia, che lo terrà impegnato per diversi giorni. Nella notte tra il 16 ed il 17 ottobre del 1590 piomba improvvisamente nella sua camera da letto, dove trova la giovane moglie con l’amante, in condizioni inequivocabili. Divorato dall’ira, afferra saldamente il pugnale che porta sul fianco e si avventa su di loro, trucidandoli.

Il giorno dopo, racconta la leggenda, Carlo dispone che il corpo della fedifraga venga abbandonato di fronte il palazzo, per essere pubblicamente denigrata; fu qui che, una volta dispersa la folla, un monaco domenicano, gobbo e dal volto mostruoso, approfitterà del corpo esanime della giovane.

Dal duplice omicidio in poi, ogni notte e per trecento anni, coloro i quali abitano nei pressi del palazzo hanno potuto udire distintamente le urla di Maria D’Avalos, finché nel 1889 l’ala che accoglie la stanza della donna crolla ed inghiotte tutto sotto un cumulo di macerie.

Ancora oggi c’è chi è pronto a giurare che nei pressi dell’Obelisco di San Domenico Maggiore si possano udire distintamente, a chi sa ascoltare, i singhiozzi distanti di una donna spaventata.

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Emoscambio – La misteriosa setta del sesso

Più o meno dal 1970, per quasi un ventennio, su molte autostrade italiane, sopratutto del nord, compare all’improvviso una scritta misteriosa: ΣMOSCAMBIO. Poco distante, in caratteri più piccoli, un numero di telefono di Milano. A rispondere al telefono c’è un profeta, che ci guiderà alla liberazione da tutti i mali attraverso pratiche sessuali e reclutamenti, a capo di una congrega, di un centro di ricerca e di un’università. Questa è la bizzarra e controversa storia di Emoscambio, la misteriosa setta del sesso.

 

 

Per chi percorre le autostrade piemontesi e lombarde è una costante. Dovunque, su pontili, case, muri, capeggia una strana e per certi versi inquietante scritta: Emoscambio. Poche lettere di vernice bianca a caratteri cubitali. In effetti, a mente fredda, non si tratta di niente di particolare. Nello stesso periodo, sempre in autostrada, circolano scritte curiose, come Dio c’è, ancora oggi visibile su qualche cartellone. L’idea di un writer un po’ mattacchione, che imbratta qualche muro per divertimento.

Se non fosse per quel numero di telefono.

Ogni tanto, di fianco a Emoscambio, compare anche un numero di telefono di Milano. A chi è tanto sciocco o coraggioso da chiamare, risponde una voce registrata, che ci illumina su un’avveniristica teoria salutistica e che, con una donazione di 10.000 lire (meno di € 5) avremmo avuto accesso al sapere custodito dall’Istituto Internazionale di Fisiologia, promotore del messaggio. Starete pensando che si tratta della solita scusa per spillare soldi, ma non è proprio così. Perché dietro quella voce registrata c’è molto più di quanto immaginate.

INVENTORE CERCA per sperimentare suo proprio studio assolutamente fondato e basato su principii fisici e razionali di chiara scuola Galileiana e Copernicana. Scopo della sperimentazione è prevenire e guarire ogni malattia umana: AIDS, tumori, malattie cardiovascolari, decadimento senile, impotenza maschile e femminile, etc. etc.
NON E’ POSSIBILE guarire solo il CANCRO o l’AIDS, o si guariscono tutte le malattie o niente. – Tratto dal sito di Emoscambio

L’indirizzo dell’istituto, che viene presentato come una casella postale dell’aeroporto di Linate, è in realtà di un’abitazione privata, dove vive Vito Cosmaj, scienziato, ricercatore e capo della setta di Emoscambio. Cosmaj crede che la liberazione da tutti i mali, fisici e mentali, derivi da una particolare posizione sessuale, quella a pecorina, definito dall’Istituto Internazionale di Fisiologia Tecnologia dell’Amplesso Fisiologico, in cui l’uomo prende la donna da dietro. Tutte le altre sono un abominio contro natura – sopratutto quella del missionario – e causa di tutto ciò che flagella l’umanità. Per chi volesse, il 27 di ogni mese, è indetto un dibattito con annessa funzione fisiologica.

 

 

I volantini di Cosmaj, come potete vedere nelle immagini, rasentano la follia. Ma l’apice si ha con la cintura di castità Virgo-Virginis S.p.A., artigianale e fatta a mano per difendere le grazie delle donne che, qualora non venga usata, può essere appesa alle pareti di casa quale ornamento artistico medioevale e di pregio. Il costo della suddetta è di solo 105.000 lire, circa € 55, poca roba pensando che si tratta della perfetta riproduzione di quella originale esposta al “Museo degli Schiavoni” a Venezia.

Cosmaj è così certo del suo metodo infallibile che nel sito dell’istituto se la prende un po’ con tutto e tutti, dalla medicina tradizionale ai politici. Ha istituito anche una laurea in TAF, previo superamento delle prove pratiche ed orali.

PER OTTENERE la suddetta laurea [TAF] è necessario superare un esame con prova pratica ed orale in seno all’Istituto Internazionale di Fisiologia. L’ADDOTTORATO in questione è riservato ai soli MASCHI celibi, ammogliati, separati, divorziati, vedovi, ecc. ecc. di nazionalità italiana con età non inferiore agli anni 21, mentre tale laurea è interdetta alle femmine per ovvi motivi. – Tratto dal sito di Emoscambio

Per chi poi volesse documentarsi a fondo sulle idee del fondatore di Emoscambio, è disponibile anche Il Vangelo secondo Vito Cosmai, ghiotta raccolta di 300 verità sulla vita e quant’altro, all’irrisorio costo di 10.000 lire (€ 5). Oltre al sesso, però, il fondatore della setta ha anche altre idee discutibili. Una su tutte lo scambio di sangue tra persone. Ovviamente una cosa del genere è particolarmente pericolosa, in quanto il rischio di venire a contatto con sangue infetto è molto alto. Se Cosmaj ha accolto molti adepti, è probabile che la cosa finirà male. Un’interrogazione parlamentare del 13 novembre 1973, presentata dal deputato Mario Gargano rivela che la setta promuove lo scambio reciproco e simultaneo di sangue tra uomo e donna non consanguinei aventi lo stesso gruppo ed RH con interreazione negativa.

Il mistero sulla congrega si infittisce, e a nulla servono le indagini e le perquisizioni. Non si sa né quanti adepti abbia raccolto né se qualcuno di questi abbia contratto qualche malattia a trasmissione sessuale o ematica. Emoscambio resta un mistero per decenni, fino alla morte del suo fondatore, avvenuta all’incirca nel 1995. La setta, per quanto si sa, si è dissolta, anche se è difficile dirlo. Online fioccano i cloni del sito originale (chiuso nel 2003 ma aggiornato fino al 1998) ed ogni tanto qualcuno ci prova invitando gli utenti a contattarlo per continuare le teorie avveniristiche di Cosmaj. Emoscambio e l’Istituto Internazionale di Fisiologia restano, alla fine, solo una strana, pericolosa, storia.

 

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Le 40 regole per scrivere bene di Umberto Eco

Umberto Eco è un genio, non c’è che dire. Ci ha lasciato una bibliografia sterminata, frutto di decenni di lavoro che hanno partorito, tra gli altri, romanzi come Il nome della rosa (se non l’avete ancora letto non avete scuse, fatelo). Da esperto semiologo lascia anche diversi manuali per scrivere meglio, da Come si fa una tesi di laurea ad alcuni spezzoni di La bustina di Minerva, una rubrica curata su L’Espresso in cui si parla un po’ di tutto, dalla storia all’attualità, dai racconti ai testi tecnici. Tra questi, uno dei più curiosi e divertenti è Le 40 regole per scrivere bene, in cui Eco consiglia come affrontare una pagina bianca. Ovviamente a modo suo. 🙂

  1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
  2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
  3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
  4. Esprimiti siccome ti nutri.
  5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
  6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
  7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
  8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
  9. Non generalizzare mai.
  10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
  11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”
  12. I paragoni sono come le frasi fatte.
  13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
  14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
  15. Sii sempre più o meno specifico.
  16. L’iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.
  17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
  18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
  19. Metti, le virgole, al posto giusto.
  20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.
  21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.
  22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
  23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
  24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
  25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.
  26. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
  27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
  28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
  29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.
  30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.
  31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
  32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.
  33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.
  34. Non andare troppo sovente a capo.
    Almeno, non quando non serve.
  35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
  36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
  37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.
  38. Non indulgere ad arcaismi, hapax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differenza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
  39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
  40. Una frase compiuta deve avere.
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Da che cosa deriva “ambaradan”?

Usato sopratutto in libri per bambini, il termine ambaradan indica una confusione assoluta, proprio come quella che regna sovrana nelle camerette dei più piccoli. Ma da che cosa deriva questo termine così strano?

L’etimologia è incerta, ma molto probabilmente è legato ad Amba Aradam, monte dell’Etiopia che nel 1936 fa da scenario all’omonima battaglia tra l’Esercito del Regno d’Italia e l’Esercito Etiope. Nel conflitto, gli italiani si alleano con tribù locali, che sono già però segretamente legate agli etiopi: il risultato è una delle battagie più confusionarie della storia, un tutti contro tutti che, non si sa come, vede alla fine la vittoria degli uomini del Bel Paese. Un teatro dell’assurdo con 20.000 morti, in larga parte a causa di gas tossici vietati dalla legge, oggi ricordato quasi solo per aver generato quella parola scherzosa, ambaradan, detta così alla leggera ai bambini per farli divertire.

Senza sapere che spesso dietro una parola ci sono più che un insieme di lettere. C’è una storia. Spesso una di quelle che nessuno vorrebbe ascoltare.

 

Domanda inviata da Anna Rita T.

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UFO – Strane luci nei cieli di Napoli

La Campania sta saltando alla ribalta tra gli studiosi di alieni perché negli ultimi giorni si sono susseguiti numerosi interessanti avvistamenti.

Tutto comincia nella prima settimana di giugno, quando viene immortalata una strana luce chiaramente visibile dal porto di Torre del Greco. L’oggetto, davvero enorme, sembra muoversi nel cielo notturno mentre si avvicina lentamente alla Luna.

 

 

Qualche giorno dopo a Giugliano in Campania, sempre in provincia di Napoli, vengono riprese delle luci verdi particolarmente luminose. L’evento è stato catturato da diversi cellulari e da qualche videocamera di sorveglianza. Nelle sere successive, rivelano i testimoni, altre luci gialle e rosse si sono alternate nel buio della notte.

Non riesco a credere a quello che vedo, io non sono solito credere a niente ma quello che sta succedendo qui non me lo riesco a spiegare. – Una donna testimone dell’avvistamento

 

 

La sera del 3 maggio, da Scafati (Salerno) nel cielo terso molte persone scorgono un UFO di grosse dimensioni, che volteggia indisturbato avvicinandosi lentamente al suolo. L’oggetto emette una luce abbagliante, di luminosità crescente. Di colpo, così come è apparso, si è come dissolto nel nulla.

 

 

Potrebbe trattarsi dello stesso UFO che solo due giorni fa, il 16 giugno, una ragazza di Montecorvino Rovella (Salerno) ha immortalato con la fotocamera del cellulare. La giovane si trova nel Parco del Sole della città picentina, quando un oggetto le appare seminascosto tra le nuvole. Riesce fortunatamente a scattargli una foto, che mostra inequivocabilmente, ed in maniera abbastanza nitida, un disco volante.

 

 

Napoli e la Campania non sono nuovi a questo tipo di avvistamenti, ma in questi cieli burrascosi di fine primavera, sembrano diventate un vero e proprio crocevia di oggetti volanti non identificati. Che siano alieni o semplici luci, sta a voi deciderlo.

 

Segnalazione inviata da Mimmo.

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Poveglia – L’isola dei morti

Quando si parla di fantasmi o di luoghi maledetti si pensa sempre a qualche castello nascosto tra la nebbia inglese o a qualche manicomio circondato dagli alberi della Foresta Nera. In realtà, di luoghi spaventosi ce ne sono a migliaia anche in Italia, ed il più interessante di tutti è probabilmente l’isola di Poveglia, nella laguna veneziana. Quelle che seguono sono solo alcune delle storie che si narrano su questo agghiacciante isolotto.

 

 

Nel secolo 800 l’isola è già abitata da oltre 200 famiglie, legate ai servi del doge Orso I Partecipazio, che ha preso il posto del suo predecessore, Pietro Tardonico, vittima di un omicidio. L’isola cresce prospera nei secoli.

Nel ‘300 Poveglia è una delle perle della Repubblica Veneziana, culla di vita e splendore. Nel 1378 scoppia la Guerra di Chioggia tra le due potenze marinare Genova e Venezia, e la capitale della laguna, per assicurarsi una posizione strategica nel conflitto, nel 1379 evacua Poveglia e vi installa una postazione militare avanzata, il cui imponente ottagono si staglia fiero ancora oggi nel panorama lagunare. La guerra termina nel 1381, ed il campo militare viene smantellato. Fino alla metà del ‘700 l’isola resta disabitata. Poi scoppia la peste.

Poveglia diviene un lazzaretto, in cui persone infette – ma non solo – trovano una morte atroce abbandonate a loro stesse. Il governo di Venezia non ammette errori, e chiunque sembri anche solo manifestare i sintomi del morbo viene condotto qui a morire d’inedia. Quelli che arrivano già morti vengono bruciati e seppelliti dove capita. Ad oggi si contano oltre 150.000 cadaveri, spesso rinvenuti casualmente sotto serafici vigneti.

 

 

Nel 1922 viene costruita una struttura pubblica che, secondo le fonti ufficiali, accoglie gli anziani. In realtà si tratta a tutti gli effetti di un manicomio che, attivo fino al 1946, ospita centinaia di persone malate di mente, trattandole alla stregua di cavie da laboratorio. Sulle pareti marcite si può ancora leggere inciso reparto psichiatria. Molti degli ospiti giurano di scorgere figure velate percorrere i corridoi della struttura, e di udire urla agghiaccianti provenire dalle stanze interne. Ovviamente, essendo considerate pazze, non vengono minimamente prese in considerazione, anzi i loro appelli forniscono al sadico direttore del centro il pretesto per usarle nei suoi esperimenti pseudoscientifici, che vanno dalla lobotomia alla tortura sadica. La sua folle condotta termina con la sua testa spappolata sul piazzale antistante la torre campanaria dell’edificio, da cui si dice sia stato spinto giù dalle anime degli uomini e delle donne che ha torturato negli anni. Negli archivi della struttura questa viene sempre indicata come casa di riposo per anziani, come se la sua vera natura di manicomio debba essere mantenuta segreta. Forse Venezia ha approvato la sperimentazione della tecnica della lobotomia, che solo da pochi anni (1890) è stata praticata con successo.

 

 

In tempi più recenti, una coppia acquista uno degli edifici dell’isola, certa di aver fatto un ottimo affare. Che conosca o meno la sinistra reputazione dell’isola non ci è dato saperlo; ad ogni modo i due fuggiranno via poche settimane dopo, quando la loro figlioletta viene sfregiata da un oggetto pronto a colpirla in volto. La bambina è sopravvissuta, con una cicatrice da 16 punti sul viso.

 

 

Ad oggi l’isola di Poveglia non è ufficialmente visitabile – anche se allungando una lauta ricompensa a qualche traghettatore privato potreste attraccare sull’isolotto – ed è completamente abbandonata a sé stessa. Da qualche anno si cerca di venderla a privati, ma non è facile liberarsi di un’isola maledetta. Ed ancor meno delle anime tormentate che vi ci abitano.

 

 

 

Negli ultimi anni è nata l’associazione PovegliaPerTutti, che si batte per acquistare l’isola attraverso contributi volontari. L’intento, senz’altro encomiabile, è di restituire l’isola al pubblico, evitando che finisca nelle mani di qualche affarista senza scrupoli. Tutti i dettagli delle loro iniziative le trovate sul sito.

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Eclissi solare del 20 marzo 2015

Domattina, in gran parte dell’Europa, sarà possibile assistere ad un’eclissi solare e purtroppo, a differenza di molti Paesi del Nord, qui in Italia la percentuale di eclissi sarà più o meno del 50%.

Si tratterà comunque di uno spettacolo da non perdere: armatevi di occhiali da sole o da saldatore e state col naso all’insù. Se volete gustarvi l’eclissi nella sua maestosità, la soluzione è un bel viaggio last minute verso le Isole Fær Øer, dove l’eclissi sarà totale. Oppure guardarvi la diretta streaming trasmessa dallo Slooh Telescope.

 

 

Qui sotto trovare invece la tabella delle principali città italiane dove l’eclissi sarà più apprezzabile.

Città
Ora Inizio
Ora Max
Copertura
Ora Fine
Agrigento
09:20:23
10:25:42
42.3%
11:35:02
Alessandria
09:22:47
10:30:33
64.3%
11:42:23
Ancona
09:27:12
10:35:18
56.3%
11:46:55
Aosta
09:22:30
10:30:09
67.3%
11:41:56
Arezzo
09:24:48
10:32:43
57.9%
11:44:25
Ascoli Piceno
09:26:21
10:34:14
54.6%
11:45:43
Asti
09:22:18
10:30:00
64.7%
11:41:49
Avellino
09:25:56
10:33:10
48.9%
11:43:57
Bari
09:29:23
10:36:39
47.0%
11:47:06
Belluno
09:28:42
10:37:10
63.1%
11:49:03
Benevento
09:26:08
10:33:27
49.4%
11:44:18
Bergamo
09:25:03
10:33:06
64.8%
11:45:00
Biella
09:23:04
10:30:50
66.2%
11:42:39
Bologna
09:25:28
10:33:33
60.6%
11:45:23
Bolzano
09:28:08
10:36:31
64.7%
11:48:26
Brescia
09:25:29
10:33:36
64.0%
11:45:30
Brindisi
09:30:15
10:37:15
44.9%
11:47:17
Cagliari
09:16:02
10:22:11
51.6%
11:32:53
Caltanissetta
09:21:19
10:26:44
42.1%
11:36:04
Campobasso
09:26:26
10:33:55
50.5%
11:44:55
Caserta
09:25:24
10:32:42
49.8%
11:43:36
Catania
09:23:00
10:28:22
40.9%
11:37:27
Catanzaro
09:26:47
10:32:55
42.3%
11:42:25
Chieti
09:26:36
10:34:22
52.8%
11:45:39
Como
09:24:33
10:32:32
65.7%
11:44:25
Cosenza
09:26:35
10:32:58
43.6%
11:42:46
Cremona
09:24:43
10:32:44
63.3%
11:44:37
Crotone
09:27:51
10:34:02
42.0%
11:43:29
Cuneo
09:20:52
10:28:21
64.4%
11:40:06
Enna
09:21:44
10:27:12
42.0%
11:36:32
Ferrara
09:26:15
10:34:26
61.0%
11:46:18
Firenze
09:24:25
10:32:20
59.2%
11:44:06
Foggia
09:27:38
10:35:06
49.3%
11:45:55
Forlì-Cesena
09:25:46
10:33:50
58.9%
11:45:37
Frosinone
09:24:37
10:32:05
52.2%
11:43:18
Genova
09:22:27
10:30:11
63.0%
11:42:00
Gorizia
09:30:13
10:38:47
61.1%
11:50:37
Grosseto
09:22:57
10:30:35
57.2%
11:42:13
Imperia
09:20:43
10:28:11
62.8%
11:39:56
Isernia
09:25:50
10:33:19
51.1%
11:44:24
La Spezia
09:23:11
10:31:01
61.7%
11:42:50
L’Aquila
09:25:31
10:33:14
53.7%
11:44:37
Latina
09:23:47
10:31:10
52.4%
11:42:23
Lecce
09:30:46
10:37:34
43.6%
11:47:21
Lecco
09:24:57
10:32:59
65.4%
11:44:52
Livorno
09:22:57
10:30:42
59.7%
11:42:27
Lodi
09:24:20
10:32:18
64.2%
11:44:11
Lucca
09:23:34
10:31:25
60.1%
11:43:12
Macerata
09:26:44
10:34:44
55.7%
11:46:18
Mantova
09:25:40
10:33:48
62.6%
11:45:42
Massa Carrara
09:23:25
10:31:16
61.5%
11:43:06
Matera
09:28:30
10:35:34
46.2%
11:45:54
Messina
09:24:24
10:30:11
41.9%
11:39:34
Milano
09:24:11
10:32:08
64.9%
11:44:00
Modena
09:25:09
10:33:13
61.4%
11:45:05
Napoli
09:25:02
10:32:13
49.4%
11:43:03
Novara
09:23:32
10:31:22
65.4%
11:43:14
Nuoro
09:17:39
10:24:16
53.8%
11:35:21
Oristano
09:16:14
10:22:36
53.7%
11:33:34
Padova
09:27:19
10:35:38
61.9%
11:47:31
Palermo
09:20:50
10:26:39
44.4%
11:36:28
Parma
09:24:37
10:32:38
62.3%
11:44:30
Pavia
09:23:47
10:31:41
64.3%
11:43:33
Perugia
09:25:03
10:32:55
56.5%
11:44:32
Pesaro – Urbino
09:26:08
10:34:11
57.5%
11:45:53
Pescara
09:26:47
10:34:35
53.0%
11:45:54
Piacenza
09:24:13
10:32:10
63.5%
11:44:03
Pisa
09:23:17
10:31:05
60.0%
11:42:52
Pistoia
09:24:10
10:32:05
60.0%
11:43:53
Pordenone
09:29:12
10:37:42
62.5%
11:49:35
Potenza
09:27:11
10:34:16
47.1%
11:44:46
Prato
09:24:22
10:32:17
59.6%
11:44:04
Ragusa
09:21:53
10:26:54
40.1%
11:35:43
Ravenna
09:26:27
10:34:37
59.5%
11:46:25
Reggio
09:24:28
10:30:11
41.6%
11:39:30
Reggio Emilia
09:24:51
10:32:53
61.8%
11:44:45
Rieti
09:24:50
10:32:31
54.4%
11:43:58
Rimini
09:26:28
10:34:35
58.3%
11:46:20
Roma
09:23:43
10:31:13
53.8%
11:42:35
Rovigo
09:26:46
10:35:01
61.3%
11:46:53
Salerno
09:25:38
10:32:45
48.4%
11:43:27
Sassari
09:17:11
10:23:52
55.6%
11:35:04
Savona
09:21:48
10:29:26
63.2%
11:41:14
Siena
09:23:56
10:31:45
58.1%
11:43:27
Siracusa
09:22:56
10:27:59
39.7%
11:36:46
Sondrio
09:25:57
10:34:05
65.6%
11:45:59
Taranto
09:29:25
10:36:24
45.2%
11:46:31
Teramo
09:26:22
10:34:12
54.0%
11:45:37
Terni
09:24:44
10:32:28
55.0%
11:43:58
Torino
09:21:58
10:29:36
65.6%
11:41:23
Trapani
09:19:27
10:25:13
45.1%
11:35:07
Trento
09:27:16
10:35:35
64.1%
11:47:30
Treviso
09:28:07
10:36:30
62.1%
11:48:23
Trieste
09:30:04
10:38:37
60.5%
11:50:25
Udine
09:29:50
10:38:23
62.1%
11:50:15
Varese
09:24:17
10:32:13
66.0%
11:44:05
Venezia
09:27:56
10:36:18
61.5%
11:48:10
Verbania
09:24:06
10:32:00
66.5%
11:43:52
Vercelli
09:23:08
10:30:56
65.4%
11:42:46
Verona
09:26:17
10:34:29
62.9%
11:46:24
Vibo Valentia
09:25:45
10:31:47
42.4%
11:41:18
Vicenza
09:27:05
10:35:23
62.6%
11:47:17
Viterbo
09:23:49
10:31:28
55.3%
11:42:58
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