Tag: Morte

La tigre fantasma

Elliott O’Donnell è un autore inglese a cavallo tra l’800 ed il ‘900 che, a suo stesso dire, ha spesso avuto a che fare con i fantasmi. A cinque anni assiste all’apparizione di uno spirito dell’oltretomba e diversi anni dopo un’altra entità, molto più aggressiva, tenta di strangolarlo, fortunatamente invano. Nella sua notevole carriera – 50 libri e numerose pubblicazioni minori su importanti riviste specializzate, come Weird Tales – O’Donnell scrive non solo storie di fantasmi partorite dalla sua fervida fantasia, ma anche di cronache accadute a persone che lui stesso segue nella ricerca della verità sulle entità paranormali.

Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre figure e la stampa, diversi casi di apparizioni di fantasmi. Credo negli spiriti, ma non mi definisco uno spiritista. – Elliott O’Donnell

Una delle sue cronache più sconcertanti è quella che vede protagonista una misteriosa quanto letale tigre fantasma.

La tigre unisce velocità e possanza, grazia e agilità. Temuta e rispettata nei Paesi del Sudest asiatico, non stupisce che sia divenuta nel tempo icona della forza non solo del fisico, ma anche dello spirito. Numerosi racconti la descrivono a volte come alleata, a volte come nemica divoratrice di uomini. In alcune culture viene spesso rappresentata come uno spirito volto a difendere le anime dei defunti, come la tigre Bengala ad Assam, India. O’Donnell racconta di un fatto accaduto ad un suo conoscente, tale Colonnello De Silva e del suo violento incontro con l’enorme felino: un giorno il militare, di stanza in India, assiste impotente all’uccisione di un anziano lebbroso da parte di un’enorme tigre. Il vecchio, poco prima di esalare l’ultimo soffocato respiro, maledice con un filo di voce De Silva e tutta la sua famiglia, per non aver provato a salvarlo.

Un anno dopo, continua O’Donnell, comincia insistentemente a correre voce che una divoratrice di uomini infesti la regione. Inutili le battute di caccia organizzate dalla polizia locale e dai cittadini: il grosso felino striato miete una vittima dopo l’altra, inesorabilmente. Alcuni fortunati però riescono a sottrarsi alla sua furia e a cavarsela con non più di qualche graffio. Questi ultimi, tutti, inspiegabilmente, contraggono la lebbra e muoiono nel giro di qualche settimana. De Silva è terrorizzato, e teme in cuor suo che la tigre sia il frutto della sua debolezza, pronta a dilaniare le persone che ama. Il colonnello un giorno riesce a spararle, ma purtroppo manca il bersaglio. Poco dopo, ancora madido di sudore per aver sprecato l’occasione di uccidere la fiera, segue le enormi impronte della bestia, e scopre con orrore che si sta dirigendo con passo veloce verso il parco dove passeggia beatamente suo figlio in compagnia della tata. Fa appena in tempo a sparare al mostro quando questo si trova a mezz’aria, pronto a ghermire le prede. Colpita in pieno, la tigre svanisce letteralmente nel nulla senza toccare terra.

La bambinaia muore sul colpo terrorizzata dal ferale spettro. Il piccolo, per fortuna, è ancora vivo, ma De Silva ha poco da gioire. Il pargolo è stato ferito da uno degli artigli dell’animale; muore in pochi giorni, dopo aver misteriosamente contratto la lebbra.

La tigre fantasma non si rifarà mai più viva.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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The Battery [STREAMING]

Ben and Mickey sono due amici, giocatori di baseball, costretti a sopravvivere in un’apocalisse zombie che li ha tagliati fuori dal resto dell’umanità. Ma che cosa significa essere umano, quando tutto intorno c’è solo la morte?

Ieri sera abbiamo salutato l’end season final della sesta stagione di The Walking Dead e, per voi che avete ancora fame di morti viventi, ho il film perfetto: The Battery.

 

 

The Battery è uno di quei film che sono un pugno nello stomaco. Narra la storia di BenMickey, giocatori di baseball alle prese con cadaveri ambulanti e avversità del mondo esterno. Nell’ultimo decennio i lungometraggi dedicati agli zombie si sono rivelati quasi sempre dei fiaschi totali, figli della logica commerciale del cavalcare l’onda della moda del momento. The Battery, invece, è diverso. Di cadaveri che non vogliono rimanere tali ce ne sono, certo, ma sono pochi, dannatamente pochi per quasi tutto il film. I protagonisti, a differenza di altre opere, non sono loro. Non è un film di zombie, è un film con degli zombie. Sembra solo una sottile variazione semantica, ma non è così: i morti viventi non sono al centro di tutto, e non rappresentano il gancio da traino della vicenda; sono un modo per raccontare altro, i rapporti umani e le conseguenze delle proprie scelte.

 

 

Diretto da Jeremy Gardner, giovane regista statunitense al suo primo lungometraggio, e interpretato da quest’ultimo e Adam Cronheim, The Battery è stato girato con un budget di 6.000 dollari, in soli 15 giorni. Il film si divide in pratica in due capitoli: il primo è un road movie, che alterna momenti drammatici a scene scanzonate delineando, apparentemente, quella che sarà la storia; il secondo, claustrofobico, narra invece l’evoluzione psicologica dei personaggi, l’interazione tra gli stessi e le conseguenze delle scelte fatte dai due. Ben e Mickey si adattano al nuovo decadente mondo che li circonda o al contrario lo rifiutano, tirando sempre più la corda al cappio che li tiene legati; non sarebbero in grado di sopravvivere da soli, ma non riescono ad accettarsi appieno. E così mentre uno fracassa la testa di uno zombie senza pensare al domani, l’altro si rifugia nella musica – da segnalare Anthem for the already defeated dei Rock Plaza Central –  lasciando che le note lo cullino verso eterei riflessi di un mondo ormai lontano; mentre uno si lascia andare all’alcool, l’altro resta morbosamente affascinato dai seni floridi di una giovane morta vivente.

 

 

The Battery non è stato tradotto ufficialmente in italiano, così ve lo propongo in streaming sottotitolato in italiano qui in basso. Buona visione. 😉

 

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Franken Fran

C’è un castello in stile gotico abbarbicato tra le montagne giapponesi. Qui vive Fran, il più grande chirurgo di tutti i tempi. Avete perso un braccio? Fran ve lo riattacca. Volete cambiare sesso? Fran può aiutarvi. Volete trasformarvi in un bruco lungo oltre due metri? Allora Fran fa al caso vostro.

 

 

Franken Fran (フランケン・ふらん) è un manga horror di Katsuhisa Kigitsu. Sviluppato tra il 2006 ed il 2012, e raccolto in 8 tankōbon, Franken Fran è una sorta di antologia di storie, legate da un filo comune. Il protagonista è Fran Madaraki, opera del professor Naomitsu Madaraki, chirurgo di fama mondiale che ha fatto della manipolazione delle carni la sua ragione di vita. Fran assomiglia ad una ragazzina, se non fosse per le enormi cicatrici che le ricoprono il corpo, a mo’ del caro vecchio Frankenstein, e per i due vistosi bulloni alle tempie, che ne tradiscono l’origine non del tutto naturale. La fanciulla ha preso il posto del dottor Madaraki, in giro per il mondo già da qualche anno, e si prodiga amabilmente ad aiutare chiunque possa permettersene la parcella. Alla sua porta bussano personaggi di ogni genere, da chi in fin di vita viene trasferito nel corpo di un immenso e viscido bruco, a chi ha sviluppato un neonato nella scatola cranica.

 

 

Il problema è che Fran conosce poco o niente del mondo al di fuori del maniero. Circondata dai suoi mostri, aberrazioni create artificialmente in laboratorio – basti pensare che il suo miglior amico è un gatto con la testa di un ragazzo staccabile e reimpiantatile a piacimento – la ragazza cresce con l’ingenuità tipica di chi non si è fatto le ossa in mezzo alla strada: molte delle sue operazioni si concludono con un successo sotto il profilo medico scientifico, ma con un completo fallimento dal lato umano. Così rancore, invidia, odio e amore diventano concetti eterei, spesso lasciati in secondo piano di fronte alla risoluzione di un problema.

Kigitsu crea un mondo grottesco e lucido, dove non vi è mai una netta distinzione tra il bene ed il male, lasciando questa riflessione al lettore. In definitiva, Franken Fran è un manga non per tutti, sia per le immagini cruente di manipolazione organica, sia perché spesso alla base degli esperimenti della ragazza ci sono solide – anche se un po’ forzate – basi scientifiche, che potrebbero essere di difficile comprensione. Ma fidatevi, ne vale la pena.

 

 

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Il mistero della mummia e della nave fantasma

Sono le 4 del mattino del 25 febbraio 2016, il sole non è ancora spuntato al largo delle coste di Barobo. Troppo presto per la maggior parte dei 40.000 abitanti della municipalità delle Filippine, tardi per i pescatori che hanno già preso il mare da qualche ora. All’improvviso, in distanza, il ventitreenne Christopher Rivas y Escarten fissa con occhi impauriti una piccola chiazza bianca nell’immensità del blu: una nave fantasma, che trasporta un solo occupante. Una mummia.

 

 

Di ritorno dalla battuta di pesca, Rivas si accorge che a un centinaio di chilometri dalla costa c’è uno yatch, che sembra abbandonato a sé stesso. Le vele strappate, ha tutta l’aria di essere sopravvissuto a decine di tempeste. Rivas abborda il natante, e urla a gran voce all’equipaggio. Una, due, tre volte. Senza risposta. Infine, la macabra scoperta: seduto su una panca, accasciato di fianco alla radio di bordo, c’è il corpo marmoreo di Manfred Fritz Bajorat. Esperto uomo di mare, celebre per numerose traversate in solitaria, Bajorat scompare nel nulla nel 2010, a bordo della sua nave Sajo, dove viene ritrovato ben sei anni dopo. Nessuno è in grado di dire da quanto tempo l’uomo sia morto, ma la polizia locale pensa che il decesso sia avvenuto improvvisamente poco meno di un anno prima del ritrovamento: per il capodanno del 2015 invia personalmente gli auguri ad un amico.

Secondo la ricostruzione delle autorità, Bajorat dev’essere rimasto vittima di un infarto e, in un ultimo atto di disperazione, tenta di chiedere aiuto con la radio di bordo. Invano. La Sajo, senza più un capitano, custodisce come bara di legno e acciaio le spoglie mortali dell’uomo. Il mare è la sua vita, ora lo è anche nella morte.

Il mistero non è la mummificazione di Bajorat – è un processo bizzarro e macabro, ma naturalmente spiegabile; la vera storia dell’uomo, quella più importante, è un’altra, difficile da leggere, agrodolce.

 

 

Un messaggio per la moglie, scomparsa di cancro nel 2010, che l’uomo custodisce a bordo. Una lettera semplice, scritta dopo la morte della donna che per anni è stata la sua compagna. Poche parole, destinate a superare la sottile linea che separa questa vita dall’altra.

Siamo stati insieme per trent’anni sullo stesso cammino. Poi la forza dei demoni ha prevalso sulla volontà di vivere. Sei andata. Che la tua anima possa trovare pace. Il tuo Manfred

Una lettera che finalmente, dopo 6 anni, Bajorat potrà consegnare di persona alla donna che ama. E questo, nonostante tutto, è il finale che preferisco.

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Another

Da 15 anni la classe 3-3 della Yomiyama Nord è maledetta. Ogni anno tra i banchi si avvicendano gli studenti, con il loro carico di ansie e paure adolescenziali. Ma più di tutto, a gettare terrore nei cuori, è che uno di loro, in realtà, è morto. Solo che nessuno sa chi sia. Benvenuti in Another.

Another è una light novel horror giapponese ideata da Yukito Ayatsuji nel 2009, ed in seguito sviluppata come manga e anime. La storia narra della classe 3-3 della Yomiyama Nord, e della maledizione che incombe sui suoi alunni. La storia è realmente angosciante. Ogni personaggio sembra avere qualcosa da nascondere, ed il giro di vite immaginato da Ayatsuji si sviluppa in una serie di misteri e rivelazioni per nulla scontate, in cui fino all’ultimo non saremo in grado di capire chi è il responsabile della malasorte che colpisce gli studenti della 3-3. Se state cercando un ottimo manga o anime horror Another è certamente quello che fa per voi.

 

 

Trama

Nel 1972 Misaki, studentessa popolare sia tra i compagni che tra gli insegnanti della scuola media di Yomiyama, muore improvvisamente a causa di un incidente. Distrutti dal dolore, gli amici non ne accettano la dipartita, e decidono all’unisono, inconsciamente, di concludere l’anno scolastico come se nulla fosse mai accaduto. I professori assecondano la grottesca situazione, per permettere agli studenti di elaborare il lutto con calma ma, forse, anche perché neanche loro si capacitano della morte di una ragazza così solare e piena di vita. Così il banco di Misaki resta al suo posto, il suo nome non viene annullato sui registri, e tutti vivono in questa sorta di limbo ovattato. Alla cerimonia dei diplomi la situazione non è cambiata, ma ognuno, in cuor suo, è sollevato che finalmente l’anno scolastico sia finito. Viene riservato un posto anche a Misaki, le viene virtualmente dato l’attestato e finalmente, traendo un sospiro di sollievo, con un sorriso un po’ forzato, la classe 3-3 del ’72 conclude la sua storia con una bella foto di gruppo.

In cui compare anche Misaki.

Anni dopo, nella primavera del 1988, il quindicenne Kōichi Sakakibara, trasferitosi dai nonni a Yomiyama, viene assegnato alla classe 3-3, ma a causa di un pneumotorace non può cominciare le lezioni in tempo, saltando un paio di settimane. In ospedale incontra una misteriosa ragazza orba dall’occhio sinistro, Mei Misaki, che scoprirà più tardi essere una sua compagna di classe. Dimesso e presentatosi ai suoi nuovi amici, scopre che Misaki viene completamente ignorata da tutti, insegnanti compresi, come se non esistesse, o peggio. In realtà si tratta di una contromisura adottata dai compagni per evitare la morte: ogni anno, parenti ed amici degli studenti della 3-3 muoiono in circostanze misteriose. Per sfuggire alla maledizione hanno pensato di escludere completamente qualcuno dalla vita di classe, e la scelta è ricaduta su Mei, già non particolarmente amata. In questo modo, secondo Izumi Akazawa, scelta per elaborare piani per annullare il destino infausto che pende su di loro come una spada di Damocle, il numero di studenti resterà costante, e non ci sarà bisogno che muoia nessuno. Kōichi però non vuole stare al gioco, e non crede alla maledizione – non essendo della città non conosce quanto è vera la storia – e trova in Mei un’amica con cui confidarsi, e riportandola così idealmente in vita, richiamando ancora una volta la morte tra i banchi.

Riuscirà Kōichi a spezzare la maledizione, o sarà l’ennesima vittima della follia della classe 3-3?

 

 

Grazie a Damiano per avermi segnalato Another. Era un po’ che volevo scrivere di questa fantastica opera, e con la sua email ne ho trovato l’occasione. 😉

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Abbandonato da Disney

La chiusura delle storie della saga NoEnd House – La Casa Senza Uscita ha dispiaciuto non pochi dei nostri fedeli lettori. Da oggi, per arginare quel vuoto, vi propongo un nuovo progetto di traduzione esclusiva, che certamente non mancherà di stupirvi e di inquietarvi, ambientato nel mondo fanciullesco e zuccherino creato da Walt Disney.

Abandoned by Disney (Abbandonato da Disney) è una serie di creepypasta pubblicata su Slimebeast, che narra del lato oscuro dei parchi a tema Disney sparsi per il globo. Se alla luce del sole ci sono bambini festanti, giostre colorate e musiche orecchiabili, nell’ombra si nascondono corridoi segreti, omicidi irrisolti e figure grottesche che attendono solo di poter essere liberate.

Piccola precisazione: la serie Abbandonato da Disney è composta, ad oggi, da quattro storie, in cui l’ordine di pubblicazione non segue quello cronologico; per meglio apprezzare i racconti, saranno postati sulla Bottega del Mistero seguendo quest’ultimo. Nel testo, inoltre, è presente la voce bambini senza volto: ci si riferisce ai bambini, ospiti dei parchi Disney, che indossano le maschere a viso intero dei loro beniamini.

Buona lettura.

 

Abbandonato da Disney – Parte 1: Qualche suggerimento

Suggerimento: Ci serve un’altra persona al check-in durante le ore di massima affluenza.

Suggerimento: Per favore, spostate il carretto degli hot dog dallo scivolo d’acqua principale. Inoltre, il personale è pregato di tenere d’occhio i bambini che hanno mangiato da poco. Quando qualcuno si sente male lì dentro, ci entrano 3 o 4 persone prima che noi veniamo informati di qualcosa.

Suggerimento: Non sarebbe male se avessimo un modo per dare informazioni più dettagliate in modo anonimo. Forse tramite degli incontri privati con l’amministrazione?

Suggerimento: Bisogna aumentare la sorveglianza al Cancello Sud.

Suggerimento: La musica nella casa dei rettili continua a rallentare o ad invertirsi, ed è DECISAMENTE fastidiosa.

Suggerimento: Siete pregati di dire alle mascotte di non provare a mangiare quando indossano i costumi di scena. Continuiamo a recuperarne uno con tracce di cibo appiccicate al muso e pensiamo che qualcuno stia provando a fare lo spiritoso. Oltretutto la cavità della bocca è chiusa dal tessuto interno, quindi mangiare non è nemmeno possibile.

Suggerimento: Per favore aggiustate la musica nella casa dei rettili. Mi sta facendo davvero saltare i nervi.

Suggerimento: Gli ospiti si stanno lamentando riguardo la quantità di asciugamani nelle loro camere.

Suggerimento: Serve una macchina del caffè migliore, o più nuova, per la saletta ricreativa dello staff.

Suggerimento: Avevo intenzione di non dire nulla, perché sono piuttosto tollerante, ma vi prego, smettetela di accogliere bambini senza volto. Non restano mai al loro posto nelle aree comuni.

Suggerimento: Non farebbe male ampliare la selezione di DVD e giochi nell’area comune. La vecchia collezione ha già fatto il suo tempo.

Suggerimento: Bisogna ancora aumentare i controlli al Cancello Sud. Cos’è più economico, dire a un membro della sorveglianza di passare di lì una volta in più, o continuare ad imbiancare i graffiti dei vandali?

Suggerimento: Il Cancello Sud ha bisogno di più sorveglianza.

Suggerimento: Cosa state facendo realmente riguardo gli insulti all’uscita degli impiegati? Mandateci la sicurezza più volte al giorno, fate qualcosa, qualsiasi cosa.

Suggerimento: Non mi sento al sicuro quando esco dal Cancello Sud a fine turno.

Suggerimento: Frank bara come al solitario quando pensa che io non lo stia guardando. Per favore, prendete provvedimenti.

Suggerimento: Dite alle mascotte di stare alla larga dalle zone che non gli competono. Uno di loro continua a spegnere la musica nella casa dei rettili. Non si sa chi sia a causa del costume. Organizzate un incontro o qualcosa del genere.

Suggerimento: Si prega di dare alle mascotte più tempo per l’intervallo o di permettere loro di fare delle brevi pause durante l’orario di lavoro. Sudore e olezzi corporei sono una cosa, ma ora recuperiamo un costume, sempre lo stesso, letteralmente inondato di vomito.

Suggerimento: Fermate Frank, è una minaccia. Ha cominciato a fare la stessa cosa anche con il sudoku. Non me lo sto inventando.

Suggerimento: Scusate se scrivo su un tovagliolo, ma finiamo sempre le schede per i suggerimenti, o qualcuno le sta rubando.

Suggerimento: Fermate quella cazzo di musica.

Suggerimento: Giuro, tutti questi bambini senza faccia si stanno sparpagliando ovunque. Ogni volta che ne uccido uno, gli altri sbroccano. Continuo a trovarne a mucchi in fondo alla scala e pensano che sia divertente. Non è divertente. Non riesco a passare.

Suggerimento: Abbiamo bisogno di più schede per i suggerimenti.

Suggerimento: Abbiamo recuperato un costume da mascotte con delle macchie di vernice sui guanti. L’abbiamo trovato al Cancello Sud ed il colore è compatibile con quello che stanno usando i vandali. Potrebbe valere la pena di esaminarlo. Inoltre, dove sono le schede?

Suggerimento: I costumi si attaccano alle piaghe.

Suggerimento: È trOppo difcile scriv con questo guanti addosso.

Suggerimento: Grazie mille per le schede per i suggerimenti! Era ora! Che state facendo per aumentare il personale al check-in durante le ore di punta?

Suggerimento: Ancora una volta, scusate per il tovagliolo. Sono finite di nuovo le schede.

Suggerimento: Una delle mascotte mi ha messo all’angolo nel guardaroba e mi ha palpato il seno. Ho raccontato l’accaduto a Michael Sheehan, ma non penso che farà qualcosa perché non saprei dire chi ci fosse sotto la maschera. Farò causa se l’amministrazione continuerà a cestinare i miei richiami. Questo è l’ultimo avviso. Un’altra cosa, rifornite i raccoglitori di schede. Ho il sospetto che siano state rimosse per scoraggiare le mie proteste.

Suggerimento: Ah ah sono un topo.

Suggerimento: FOTTITI.

Suggerimento: Qualcuno sta svitando le lampadine. Le sta svitando dappertutto. Gli ospiti si stanno incavolando sempre più perché premono gli interruttori e non succede niente.

Suggerimento: Quando compreremo nuovi DVD per l’area comune? Non mi sto lamentando perché sono vecchi film, ma solo perché la maggior parte è graffiata e gira a scatti.

Suggerimento: Quando arriva quella macchina del caffè?

Suggerimento: I distributori automatici al terzo piano nella zona riservata agli ospiti sono costantemente scollegati e le fessure per il denaro sono spesso intasate con le schede dei suggerimenti. Non so nemmeno di che cosa parlino quelle schede.

Suggerimento: Ci servono di nuovo altre schede per i suggerimenti.

Suggerimento: Provate a trovare Frank.

Suggerimento: Vi darò indizi riguardo Frank, ok?

Suggerimento: Indizio #1: è freddo.

Suggerimento: Indizio #2, è umido.

Suggerimento: Ci serve una bella imbiancata al Cancello Sud. State facendo qualcosa riguardo questo pagliaccio?

Suggerimento: Indizio #3, scarico d’acqua.

Suggerimento: Il carrello degli hotdog è ancora vicino allo scivolo e ci sono stati altri due incidenti di bambini che si sono sentiti male a metà del tunnel. Ne va della reputazione del parco.

Suggerimento: Non penso che stiate cercando Frank!!!

Suggerimento: Hey, non vorrei fare lo stronzo ma, seriamente, dove sono le schede? Questa casella per i suggerimenti è inutile.

Suggerimento: Continuo a sprofondare nel pavimento o

Suggerimento: forse è solo una mia sensazione.

Suggerimento: Non posso riposarmi un minuto perché c’è troppo da fare. Ogni volta che mi stendo, gli ospiti continuano a chiedermi se sto bene.

Suggerimento: non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la testa non posso togliermi la tes

Suggerimento: Ignorate l’ultima scheda era la mia vera testa mi ero dimenticato

Suggerimento: il costume si sta attaccando alle piaghe e aumentano ogni giorno di più

Suggerimento: sono tutto una piaga

Suggerimento: il costume sta respirando e, se non seguo i suoi movimenti, non riesco a prendere aria.

Suggerimento: VAFF

Suggerimento: ANCULO

Suggerimento: Continuo a chiudere i cancelli ma qualcuno continua ad aprirli di nuovo, per favore, ditegli di smettere di farlo perché fa uscire tutti e mi sembra controproducente.

Suggerimento: Hanno trovato Frank e daranno la colpa a me, per favore, datemi un consiglio.

Suggerimento: AHAHAHAH la faccia di Frank assomigliava a un brutto piatto di purè di patate quando lo hanno tirato fuori, ma quando ho riso tutti hanno guardato me anche le persone con le facce, il che è strano.

Suggerimento: Devo pensare cosa fare.

Suggerimento: Oh

Suggerimento: un attimo, lo so

Suggerimento: Non sono sicuro se la casella dei suggerimenti sia il posto giusto, ma la sicurezza non sta facendo molto riguardo il mio reclamo. Negli ultimi due giorni ho fatto un giro del parco e ho contato i membri dello staff. A quanto pare, ci sono più mascotte in giro di quante ne abbiamo davvero sul libro paga. La sicurezza dice che non ha senso, ma io penso ci sia una mascotte in più.

Suggerimento: Per favore, aiutatemi, i costumi sono pesanti con le persone dentro e non c’è rimasto un gancio libero per me.

 

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Cargo

Qual è la cosa più preziosa di tutte quando sei un uomo, un padre, in una terra invasa dai morti viventi? Quanto sei disposto a perdere per salvare la vita di tuo figlio?

Cargo è un cortometraggio del 2013 finalista del Tropfest, festival dedicato alle produzioni indipendenti che non superano i 20 minuti di video. Diretto da Ben HowlingYolanda Ramke, e scritto da quest’ultima, Cargo narra la storia di un padre e di suo figlio appena nato, negli Stati Uniti spazzati via dall’apocalisse zombie. Dopo la drammatica perdita della moglie, l’uomo è costretto a viaggiare di città in città, alla disperata ricerca di un rifugio sicuro dove stabilirsi e, sopratutto, di un futuro per il suo bambino. Scoprirà presto che l’amore può andare ben oltre la morte.

Buona visione.

 

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Da che cosa deriva “ambaradan”?

Usato sopratutto in libri per bambini, il termine ambaradan indica una confusione assoluta, proprio come quella che regna sovrana nelle camerette dei più piccoli. Ma da che cosa deriva questo termine così strano?

L’etimologia è incerta, ma molto probabilmente è legato ad Amba Aradam, monte dell’Etiopia che nel 1936 fa da scenario all’omonima battaglia tra l’Esercito del Regno d’Italia e l’Esercito Etiope. Nel conflitto, gli italiani si alleano con tribù locali, che sono già però segretamente legate agli etiopi: il risultato è una delle battagie più confusionarie della storia, un tutti contro tutti che, non si sa come, vede alla fine la vittoria degli uomini del Bel Paese. Un teatro dell’assurdo con 20.000 morti, in larga parte a causa di gas tossici vietati dalla legge, oggi ricordato quasi solo per aver generato quella parola scherzosa, ambaradan, detta così alla leggera ai bambini per farli divertire.

Senza sapere che spesso dietro una parola ci sono più che un insieme di lettere. C’è una storia. Spesso una di quelle che nessuno vorrebbe ascoltare.

 

Domanda inviata da Anna Rita T.

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Carl Newton Mahan, 6 anni, assassino

Alcuni emeriti scienziati e professori universitari affermano che molto di ciò che siamo derivi dai nostri geni. Le nostre azioni passate e future potrebbero essere solo un caotico mare di acidi nucleici e poco altro. Così sin dalla nascita siamo destinati a diventare pittori, avvocati, muratori. O come Carl Mahan, 6 anni, assassini.

 

 

Paintsville, Kentucky, sonnacchiosa cittadina mineraria degli Stati Uniti. È il 18 maggio 1929, Carl Newton Mahan, 6 anni, è in giro a far nulla col suo amico, Cecil Van Hoosem, 8 anni. Mentre giocano senza un pensiero al mondo, incappano in dei rottami di ferro. Sembra una cosa come tante altre, pezzi di ferro gettati alla rinfusa, ma i due hanno l’idea di venderli al robivecchi del paese per tirarci su qualche moneta, da spendere in caramelle. Magari riescono a farci uscire i soldi anche per un gelato. Ma uno solo. Chissà se è questo che pensa Cecil, quando strappa di mano all’amico la ferraglia e gliela tira sul volto, pronto a scappare col maltolto. Che sia il dolore, l’orgoglio ferito o chissà cos’altro, Carl non ci vede più dalla rabbia. Torna a casa senza dire una parola, imbraccia il fucile a pompa del padre ed urla a Cecil “Ora ti sparo”.

E lo spara sul serio, uccidendolo sul colpo.

Carl viene immediatamente arrestato con l’accusa di omicidio, e processato lo stesso giorno. Il bambino ha il tempo solo di spiegare l’accaduto e sentire cosa ne pensa l’accusa, prima del sonnellino pomeridiano, che lo vede dormire sul banco degli imputati per tutto il resto del processo. Dopo trenta minuti di camera di consiglio, il verdetto è unanime: Carl Newton Mahan, 6 anni, è colpevole di omicidio di primo grado.

Lo attendono 15 anni di riformatorio.

Ma in molti gridano allo scandalo, e che è assolutamente impensabile poter processare un bambino così piccolo, al di là se sia colpevole o meno: dovrebbe essere giudicato dai suoi pari, non dagli adulti. Su questa affermazione, che sia un cavillo burocratico oppure no, Carl si salva pagando $ 500 di cauzione, e viene rimandato a casa come se nulla fosse accaduto.

Se non fosse che nel paesino di Paintsville, in mezzo alla strada, c’è un altro bambino riverso a terra con la faccia spappolata da una scarica di fucile a pompa.

Che abbiano ragione i genetisti oppure no, il destino sembra rifarsi su Carl: il 28 aprile 1958, all’età di 35 anni, viene ritrovato morto nella sua casa di Lousiville. Si è sparato un colpo di rivoltella alla testa.

 

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D&R: Qual è la malattia più rara del mondo?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce migliaia di malattie e sindromi, alcune molte comuni e lievi, che colpiscono senza particolari sintomi miliardi di persone, e altre rare, rarissime, che colpisco solo pochi individui.

Ma qual è la malattia più rara del mondo?

Premetto che dare una risposta esatta è impossibile. Alcune patologie possono non essere diagnosticate in tempo, o il medico che ha in cura il paziente può non rendersi conto di trovarsi a fronteggiare una nuova minaccia. I motivi possono essere molteplici.

Attualmente il morbo più raro del mondo sembra essere la Malattia di Fields, che ha colpito solo 2 persone in tutta la storia dell’umanità.

È stata diagnosticata in due gemelle, le gallesi CatherineKirstie Fields. Si tratta di una malattia muscolare degenerativa, che porta a spasmi muscolari continui (simili al Morbo di Parkinson), all’impossibilità di proferire parola correttamente (le ragazze si affidano ad un sintetizzatore) e camminare, e ad un dolore costante. Le primi manifestazioni della patologia si presentano quando le Fields hanno 4 anni. Non riescono a camminare né a parlare bene. I medici le sottopongono a tutti i tipi di test noti per sintomi del genere, ma non vengono a capo di nulla: si tratta di una nuova malattia. Ad oggi non esiste cura, né si sa se la loro patologia gli sarà fatale nel prossimo futuro. Allo stesso modo non se ne prevede il decorso: se si presenteranno nuovi sintomi oppure no resterà un mistero che verrà svelato solo col tempo. Alcuni medici presumono si tratti di una malattia genetica, ma non vi è comunque nessuna prova a suffragare questa tesi; le Fields, poco più che ventenni, ad oggi non hanno figli.

La Sindrome di Sly è una malattia congenita che comporta facies lunare, ritardo nella crescita, nanismo, ed un importante ritardo mentale. Diagnosticati circa 27 casi nel mondo. Gli affetti da Sly non superano mai i 15 anni. Nessuna terapia nota.

Altro morbo raro è la Progeria, o Sindrome di Hutchinson-Gilford, malattia genetica che causa invecchiamento precoce. Sviluppa nel bambino l’insorgere di malattie tipiche degli anziani, quali la malattia coronarica, e porta l’individuo ad una morte precoce. I nati con progeria difficilmente superano i vent’anni d’età. Esistono 140 casi documentati nel mondo. Nessuna cura.

La Maledizione di Ondina, più propriamente Ipoventilazione Alveolare Primitiva, o Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita, è un disturbo del sonno, in cui la respirazione è del tutto assente. Il nome deriva dalla storia germanica Il Sonno dell’Ondina: Ondina, una ninfa acquatica, è immortale, ma se cederà all’amore di un uomo e ne partorirà il figlio, diverrà una mortale come il suo sposo. Ondina incontra un nobile cavaliere, Sir Lawrence, e tra i due scocca l’amore, si sposano e dopo un anno hanno un figlio. Ondina comincia così ad invecchiare e a perdere la sua beltà, finché Sir Lawrence non la tradisce; la ninfa lo scopre e lo maledice così:

Tu mi hai giurato fedeltà con ogni tuo respiro, ed io ho accettato il tuo voto. Così sia. Finché sarai sveglio, potrai avere il tuo respiro, ma dovessi mai cadere addormentato, allora esso ti sarà tolto e tu morrai!

La Maledizione di Ondina colpisce il sistema nervoso simpatico, che gestisce i meccanismi automatici del nostro corpo, come il battito cardiaco. Non essendo in grado di respirare autonomamente, chi soffre di questo morbo, al momento di addormentarsi, smette di respirare. Sono stati riscontrati un migliaio di casi nel mondo. La stragrande maggioranza degli affetti dalla Maledizione di Ondina non supera l’infanzia. Non esiste una cura specifica, ma si può fare affidamento a pacemaker e maschere bipap per la respirazione assistita.

 

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