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Il drago barbuto a due teste cinese

Venice Beach Freakshow

Senza scomodare la mitologia con Cerbero, celebre cane a tre teste guardiano degli inferi, i casi registrati di animali – e purtroppo a volte anche di bambini – con più di una testa non sono rarissimi. Come nel caso di questo drago barbuto a due teste scoperto in Cina.

Todd Ray è un eccentrico personaggio: alleva ed accudisce un’incredibile collezione di oltre 20 animali bicefali. La sua tenuta accoglie oltre 20 esemplari, tutti a due teste, e l’unico animale al mondo vivente a tre teste: una tartaruga che risponde ai nomi di Myrtle, Squirtle, e Thirdle.

 

 

Ray è sempre alla ricerca di nuovi pezzi da aggiungere alla collezione, e spesso le sorprese maggiori gli giungono da quello strano mondo che è internet. Benché siano in molti a proporgli meraviglie della natura che si rivelano in realtà vere e proprie truffe, a volte si ritrova tra le mani degli esemplari autentici. Qualche giorno fa scopre casualmente un post che ritrae un drago barbuto a due teste e sei zampe, e con somma gioia scopre che si tratta di un individuo femmina. L’obiettivo di Ray è averlo a tutti i costi, anche perché possiede già un altro maschio simile, PanchoLefty.

 

Venice Beach Freakshow

 

Dopo un’offerta di oltre 5.000 dollari, il duo femminile, che risponde ora ai nomi di JeckylHyde è stato venduto a Ray da un anonimo utente cinese. Il collezionista ha mostrato i dragoni  pubblicamente al Venice Beach Freakshow, dove ha scoperto che ognuna delle quattro teste è diversissima dalle altre.

Pancho mangia principalmente grilli, mentre Lefty è vegetariano, e si limita alla lattuga. […] Hyde aveva spesso gli occhi letteralmente ricoperti di sabbia, e si lasciava trascinare in giro da Jeckyl. I draghi barbuti amano la sabbia, ma si trattava di una situazione insolita, così il precedente proprietario aveva tentato di curare l’esemplare, ma ragionando come se fosse un semplice animale ad una testa. Sono convinto che gli animali a due teste rappresentino il confine tra quello che è normale e quello che non lo è. – Todd Ray

 

 

I due esemplari di drago barbuto godono di ottima salute, ma Ray non ha nessuna intenzione di farli accoppiare. Peccato, sarebbe stato bello il frutto della loro unione, magari dei bellissimi cucciolotti a quattro teste. 🙂

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La tigre fantasma

Elliott O’Donnell è un autore inglese a cavallo tra l’800 ed il ‘900 che, a suo stesso dire, ha spesso avuto a che fare con i fantasmi. A cinque anni assiste all’apparizione di uno spirito dell’oltretomba e diversi anni dopo un’altra entità, molto più aggressiva, tenta di strangolarlo, fortunatamente invano. Nella sua notevole carriera – 50 libri e numerose pubblicazioni minori su importanti riviste specializzate, come Weird Tales – O’Donnell scrive non solo storie di fantasmi partorite dalla sua fervida fantasia, ma anche di cronache accadute a persone che lui stesso segue nella ricerca della verità sulle entità paranormali.

Ho investigato, a volte da solo, a volte con altre figure e la stampa, diversi casi di apparizioni di fantasmi. Credo negli spiriti, ma non mi definisco uno spiritista. – Elliott O’Donnell

Una delle sue cronache più sconcertanti è quella che vede protagonista una misteriosa quanto letale tigre fantasma.

La tigre unisce velocità e possanza, grazia e agilità. Temuta e rispettata nei Paesi del Sudest asiatico, non stupisce che sia divenuta nel tempo icona della forza non solo del fisico, ma anche dello spirito. Numerosi racconti la descrivono a volte come alleata, a volte come nemica divoratrice di uomini. In alcune culture viene spesso rappresentata come uno spirito volto a difendere le anime dei defunti, come la tigre Bengala ad Assam, India. O’Donnell racconta di un fatto accaduto ad un suo conoscente, tale Colonnello De Silva e del suo violento incontro con l’enorme felino: un giorno il militare, di stanza in India, assiste impotente all’uccisione di un anziano lebbroso da parte di un’enorme tigre. Il vecchio, poco prima di esalare l’ultimo soffocato respiro, maledice con un filo di voce De Silva e tutta la sua famiglia, per non aver provato a salvarlo.

Un anno dopo, continua O’Donnell, comincia insistentemente a correre voce che una divoratrice di uomini infesti la regione. Inutili le battute di caccia organizzate dalla polizia locale e dai cittadini: il grosso felino striato miete una vittima dopo l’altra, inesorabilmente. Alcuni fortunati però riescono a sottrarsi alla sua furia e a cavarsela con non più di qualche graffio. Questi ultimi, tutti, inspiegabilmente, contraggono la lebbra e muoiono nel giro di qualche settimana. De Silva è terrorizzato, e teme in cuor suo che la tigre sia il frutto della sua debolezza, pronta a dilaniare le persone che ama. Il colonnello un giorno riesce a spararle, ma purtroppo manca il bersaglio. Poco dopo, ancora madido di sudore per aver sprecato l’occasione di uccidere la fiera, segue le enormi impronte della bestia, e scopre con orrore che si sta dirigendo con passo veloce verso il parco dove passeggia beatamente suo figlio in compagnia della tata. Fa appena in tempo a sparare al mostro quando questo si trova a mezz’aria, pronto a ghermire le prede. Colpita in pieno, la tigre svanisce letteralmente nel nulla senza toccare terra.

La bambinaia muore sul colpo terrorizzata dal ferale spettro. Il piccolo, per fortuna, è ancora vivo, ma De Silva ha poco da gioire. Il pargolo è stato ferito da uno degli artigli dell’animale; muore in pochi giorni, dopo aver misteriosamente contratto la lebbra.

La tigre fantasma non si rifarà mai più viva.

 

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Se vedi questo insetto, voltati e scappa immediatamente [BUFALA]

Da qualche giorno circola sui social un articolo riguardante un mostruoso ed enorme insetto di origine africana, silenzioso e letale. Ovviamente è tutta una cavolata. 🙂

SE VEDI QUESTO INSETTO, VOLTATI E SCAPPA IMMEDIATAMENTE

Questo il testo dell’articolo, copiato ed incollato di sana pianta da centinaia di siti.

La foto che vedete potrà ingannarvi. Quello che vedete non è un parrucchino ma un nuovo pericolosissimo insetto di origine africane sbarcato in europa grazie al rinnovato commercio ortofrutticolo che intercorre tra africa ed europa. Questo insetto, chiamato Eubetia Bigulae, ha delle dimensioni infinitamente piccole nelle prime fasi della sua vita, tanto che nessuno si accorge della presenza di questo animaletto.
Il problema sorge quando questo insetto cresce, raggiungendo spesso le dimensioni di un pallone da calcio. Sotto la folta peluria che lo fanno somigliare ad un parrucchino, l’Eubetia Bigulae nasconde una corporatura molto simile a quella del mille piedi. L’unica differenza tra il millepiedi e il cosiddetto animaletto giallo è la sua capacità di spruzzare un potentissimo veleno corrosivo che miete numerose vittime ogni anno in paesi come il Congo e il Chad. L’allarmen in Europa esiste già da tempo, ma in Italia questo insetto sembra essere arrivato relativamente da poco e pertanto nessuno ne ha mai parlato approfonditamente.

 

 

Peccato che l’Eubetia Bigulae non esista per niente, e che il simpatico insetto peloso nella foto non è altro che una larva di Megalopyge opercularis, o pussy moth (falena gattino), grande sì e no 3 centimetri. Fate attenzione, però: sebbene non sia dotata di veleno corrosivo come riportato dalla bufala, la puntura della larva di Megalopyge opercularis è davvero pericolosa, e può scatenare reazioni allergiche.

 

 

Il mio consiglio, come sempre, è uno solo: non fermatevi a leggere tutto quello che vi capita a tiro, andate oltre, informatevi, cercate, scoprite.

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D&R: Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

A ben vedere, gli occhi delle capre sono davvero grotteschi. Così diversi dai nostri e dalla maggior parte degli animali. Siamo abituati a quelli con le pupille verticali dei gatti, o a quelli a palla dei carlini, ma le fessure verticali delle capre, come si spiegano? Perché le capre hanno quegli occhi così strani ed inquietanti?

La stessa domanda deve essersela posta anche qualcuno alla University of California di Berkeley, dove nel 2015 viene avviato il primo studio in merito, che ha scansionato e registrato centinaia di pupille animali.

La pupilla è fondamentalmente un buco, situato al centro dell’iride, dove la luce viene catturata e ci permette di vedere il mondo attorno a noi. Negli esseri umani è circolare, come nella maggior parte del mondo animale, ma esistono numerosi esempi bizzarri.

 

 

Le seppie, ad esempio, presentano pupille a mo’ di lettera W, alcune rane le hanno a forma di cuore, mentre i gechi come l’interno dei vecchi rasoi.

Ce ne sono di cose strane là fuori. […] È un dibattito aperto da un po’ di tempo, perché è la prima cosa che sei spinto ad osservare in un animale. Dove si trovano i suoi occhi e che forma hanno le sue pupille. – Martin Banks, ricercatore della University of California

I ricercatori della University of California hanno così studiato 214 specie diverse, registrandone abitudini alimentari, il ciclo sonno/veglia, la posizione nella catena alimentare. E sono giunti alle conclusioni che le pupille sono legate alla necessità dell’animale di focalizzare la propria attenzione su un certo numero di fattori.

Detto più semplicemente, gli animali con pupille verticali come i gatti, sono predatori che tendono agguati, e che hanno bisogno di concentrare la propria attenzione non sull’ambiente circostante, ma sulla preda, come se guardassero attraverso il mirino di un fucile di precisione. Pupille rotonde, come le nostre, sono legate ad animali predatori che cacciano attivamente più prede alla volta, e sono più alti di molti altri consimili. Di contro, pupille orizzontali permettono di avere una visione periferica maggiore, e sono riservate agli animali predati: si possono controllare più punti da dove il nemico potrebbe attaccare senza muovere la testa.

La posizione degli occhi, poi, avalla le precedenti conclusioni: i predatori li hanno in posizione centrale, mentre le prede di lato, per aumentare il campo visivo.

C’è un’altra cosa bizzarra che nessuno sembra aver mai notato.

Quando abbassano la testa al suolo [per brucare l’erba], i loro occhi si muovono mantenendo il parallelismo con la terra. Ed è una cosa straordinaria, perché gli occhi ruotano in direzione opposta nella testa. – Martin Banks, ricercatore della University of California

Ho speso un sacco di tempo con i cavalli, e li ho visti mangiare, guardarsi attorno, e non l’avevo mai notato. È una semplice osservazione che tutti possono fare, ma che la scienza non ha mai fatto. – Jenny Read, scienziato della Newcastle University

Le capre, in pratica, hanno pupille orizzontali che permettono all’animale di avere una visuale quasi completa di tutto ciò che lo circonda, anche nei momenti in cui è più indifeso, come ad esempio durante il pasto.

Oppure, secondo credenze a metà tra la religione ed il folklore, le capre guardano il mondo con gli occhi del diavolo.

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Franken Fran

C’è un castello in stile gotico abbarbicato tra le montagne giapponesi. Qui vive Fran, il più grande chirurgo di tutti i tempi. Avete perso un braccio? Fran ve lo riattacca. Volete cambiare sesso? Fran può aiutarvi. Volete trasformarvi in un bruco lungo oltre due metri? Allora Fran fa al caso vostro.

 

 

Franken Fran (フランケン・ふらん) è un manga horror di Katsuhisa Kigitsu. Sviluppato tra il 2006 ed il 2012, e raccolto in 8 tankōbon, Franken Fran è una sorta di antologia di storie, legate da un filo comune. Il protagonista è Fran Madaraki, opera del professor Naomitsu Madaraki, chirurgo di fama mondiale che ha fatto della manipolazione delle carni la sua ragione di vita. Fran assomiglia ad una ragazzina, se non fosse per le enormi cicatrici che le ricoprono il corpo, a mo’ del caro vecchio Frankenstein, e per i due vistosi bulloni alle tempie, che ne tradiscono l’origine non del tutto naturale. La fanciulla ha preso il posto del dottor Madaraki, in giro per il mondo già da qualche anno, e si prodiga amabilmente ad aiutare chiunque possa permettersene la parcella. Alla sua porta bussano personaggi di ogni genere, da chi in fin di vita viene trasferito nel corpo di un immenso e viscido bruco, a chi ha sviluppato un neonato nella scatola cranica.

 

 

Il problema è che Fran conosce poco o niente del mondo al di fuori del maniero. Circondata dai suoi mostri, aberrazioni create artificialmente in laboratorio – basti pensare che il suo miglior amico è un gatto con la testa di un ragazzo staccabile e reimpiantatile a piacimento – la ragazza cresce con l’ingenuità tipica di chi non si è fatto le ossa in mezzo alla strada: molte delle sue operazioni si concludono con un successo sotto il profilo medico scientifico, ma con un completo fallimento dal lato umano. Così rancore, invidia, odio e amore diventano concetti eterei, spesso lasciati in secondo piano di fronte alla risoluzione di un problema.

Kigitsu crea un mondo grottesco e lucido, dove non vi è mai una netta distinzione tra il bene ed il male, lasciando questa riflessione al lettore. In definitiva, Franken Fran è un manga non per tutti, sia per le immagini cruente di manipolazione organica, sia perché spesso alla base degli esperimenti della ragazza ci sono solide – anche se un po’ forzate – basi scientifiche, che potrebbero essere di difficile comprensione. Ma fidatevi, ne vale la pena.

 

 

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Gli abitatori del buio delle Grand Caverns (Mistero risolto)

Oren è un fotografo, ed il suo sogno è sviluppare nuovi strumenti che riescano a catturare un’immagine anche in assenza di luce. Per far ciò, spesso si ritrova nel nero più completo, da solo, a fotografare antiche grotte. Purtroppo per lui, una notte scoprirà che qualcosa lo scruta dal buio delle Grand Caverns.

 

La storia

Oren Jeffries è un fotografo professionista statunitense che vive nel sudest della Virginia a cavallo tra il 18° ed il 19° secolo. La sua attività procede bene, e si alterna alla sua grande passione, la speleologia. Appena possibile Oren si avventura per qualche grotta sconosciuta e fotografa tutto quello che può, in quel mondo così alieno a poche centinaia di chilometri da casa. Rapito dalla bellezza delle caverne, un giorno ha un’idea interessante: sviluppare un’ottica, o comunque una tecnica, che gli permetta di catturare le immagini dei luoghi a lui così cari anche in assenza di luce.

È un progetto ambizioso, tanto più per le tecniche fotografiche del tempo, ma Oren è caparbio.

Comincia con cose molto semplici: scende in una grotta o un crepaccio abbastanza per restare al buio completo, posiziona la sua camera, spegne la lanterna che porta sempre con sé ed apre le lenti. Dopo qualche minuto osserva il risultato. Solitamente non si vede granché, ma i presupposti per creare qualcosa di eccezionale ci sono tutti. Oren lo sente, sta per fare la storia della fotografia.

Nel 1895 si trova in una sezione delle Grand Caverns, un dedalo di grotte per la maggior parte inesplorate, dove vuole catturare l’essenza della purezza incontaminata del luogo. Ed incontaminato lo è davvero, perché si trova in una zona non segnata e mai visitata. Da un certo punto di vista, Oren è un esploratore di nuovi mondi. Così sceglie il luogo perfetto, inquadra, sistema le lenti e spegne la luce.

Poi un rumore.

Un fruscio, niente di più. Forse un insetto, o un pipistrello. O forse… Ma no, dev’essere un pipistrello. Oren è un po’ agitato, ma non vuole rovinare l’immagine, così attende qualche secondo. Nessun rumore, forse solo la sua immaginazione. Poi i suoi occhi si abituano al buio.

E li vede. Lì, nell’oscurità più totale, tre umanoidi lo stanno fissando.

Oren li vede avvicinarsi sempre di più, e sempre più velocemente. Senza pensarci due volte molla tutta l’attrezzatura e scappa, finché non raggiunge di nuovo la luce del sole.

Tornerà alla grotta, scortato da tre uomini, solo alcuni giorni dopo. Sulla pellicola a lunga esposizione si era impressa una sola immagine.

Gli abitatori del buio.

 

 

Oren abbandonerà per sempre la sua passione per la speleologia, e non tornerà mai più nelle grotte. Laggiù ci sono segreti che è meglio restino sepolti.

Ma cosa sono in realtà gli strani essere fotografati da Oren?

Nulla, solo l’ennesimo fake.

 

Mistero risolto

La foto sopra gira spesso con un testo che racconta in maniera più semplice la storia che vi ho appena raccontato, accorpata nella creepypasta Anomalie con altre immagini, come quella che descrive l’ultima fotografia di Charlie Noonan. Questa è l’immagine originale.

 

 

In effetti mostra abbastanza inequivocabilmente tre esseri che fissano l’obiettivo della macchina fotografica. Inquietante vero? Ma se schiariamo un po’ ecco che la bufala è servita.

 

 

Come potete vedere, il corpo del mostro più a destra è completamente staccato da terra all’altezza del torso. O si tratta di esseri che fluttuano nell’aria senza gambe oppure è falsa. Inoltre, essendo la foto stata scatta nel 1895 con una’esposizione lunga, c’è un’altra cosa da tenere in considerazione: per non avere sfocature, i tre simpatici ominidi dovrebbero essere rimasti impassibili ed immobili per ore. Decisamente, se sono davvero degli abitatori del buio, ci tengono particolarmente a venire bene nelle foto.

 

Un piccolo consiglio

Se volete vedere un bel film che tratta di storie simili, claustrofobiche e orrorifiche, vi consiglio The Descent – Discesa nelle tenebre del 2005 di Neil Marshall. Se non l’avete visto non avete scuse. Ne vale la pena.

 

 


Se anche voi avete trovato una foto misteriosa, un video incredibile o una storia impressionante fatecelo sapere contattandoci sul sito o sulle nostre pagine social!

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Orvillecopter – Il gattocottero

La morte di un animale domestico è sempre qualcosa di triste. Il nostro compagno fedele, che ci ha accompagnato per anni, magari da quando eravamo piccoli, un giorno ci lascia per sempre. Qualcuno finisce sottoterra, qualcuno cremato, qualcuno nel gabinetto. Questa è la strana, assurda storia di Orville, morto gatto e risorto elicottero.

 

 

Un film animato del 1989, Charlie – Anche i cani vanno in paradiso (All Dogs Go to Heaven), afferma che i migliori amici dell’uomo, una volta giunta la loro ora, finiscano in un paradiso fatto apposta per loro, senza pulci e con ossi in quantità. Ma se esiste davvero un’aldilà canino, ci sarà anche per uccelli, criceti e pesci rossi? E per gatti? All’ultima domanda ha risposto, in un certo senso, un artista olandese, Bart Jansen. Alla morte del suo amico felino, Orville (chiamato così in onore di Orville Wright, uno dei padri del volo), Jansen  ha cercato di onorarne al meglio il ricordo tra amici e parenti, ricordandone sopratutto le grandi doti di cacciatore di uccellini. Così ha deciso di dargli la possibilità di librarsi nel cielo insieme ai pennuti, e di continuare la sua caccia per sempre, tramutandolo in un elicottero. O, per meglio dire, un gattocottero.

Oh, come amava gli uccelli. Riceverà motori più potenti e propulsori più grandi per il suo compleanno. Questo gli permetterà realmente di volare. – Bart Jansen

Jansen ha unito doti da tassidermista a innate capacità meccaniche, unendo il corpo senza vita di Orville ad un drone a quattro rotori, creando il primo esemplare di Orvillecottero. La grottesca creazione è in grado di librarsi a qualche metro di altezza, e sterzare e planare in tutta sicurezza. La creazione viene presentata alla KunstRai ArtFair 2012 di Amsterdam (Paesi Bassi), una fiera annuale di arte moderna, e suscita pareri contrastanti. C’è chi inneggia alla creatività di Jansen, capace di valorizzare un semplice corpo morto trascendendo le mere spoglie mortali, e chi – la maggior parte – ne inneggia il cattivo gusto ed il poco rispetto per quello che fino a pochi giorni prima è stato il suo migliore amico felino.

 

 

Jansen non ha risposto alle critiche, limitandosi a commentare i video che raccontano la genesi dell’Orvillecopter su YouTube. Certo fa un po’ impressione vedersi piombare addosso un gatto morto con delle eliche attaccate alle zampe, ma i gusti sono gusti.

Ora volerà con gli uccelli. Il più grande risultato che un gatto possa mai raggiungere! – Bart Jansen

Forse Orville non raggiungerà mai il paradiso, ma certamente ci si è avvicinato almeno un po’.

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D&R: Qual è l’animale più longevo della storia?

Per un essere umano riuscire a soffiare su 100 candeline di compleanno è un evento memorabile, ma difficilmente raggiungibile. Per alcuni animali e piante, invece, è la norma. Ma qual è l’animale più longevo della storia?

Al terzo posto della nostra ipotetica classifica di longevità troviamo l’Arctica islandica, o Vongola Oceanica. Qualche anno fa alcuni ricercatori della Bangor University, nel Galles, hanno scoperto al largo della costa islandese un esemplare di circa 410 anni, a cui hanno dato il nome di Ming, in onore della dinastia che, quando la vongola era appena nata, regnava sulla Cina. Dopo studi più accurati, si è scoperto che Ming in realtà ha 507 anni. O meglio aveva; purtroppo è stata uccisa per errore dagli scienziati che tentavano di determinarne l’età.

Al secondo posto troviamo la Spugna Antartica. Si tratta di una spugna il cui ciclo vitale è insolitamente lento: per decine e decine di anni non avviene in pratica nessun cambiamento strutturale importante nel suo organismo. L’esemplare più antico è stato rinvenuto nelle acque gelide dell’Antartico, e raggiunge i 1.500 anni d’età.

L’animale più longevo della storia è certamente la Turritopsis nutricula, conosciuta anche con l’appropriato nome di Medusa Immortale. Si tratta di un animale grande poco più di 5 millimetri, che presenta una particolarità unica in natura: è in grado di ringiovanire a piacimento. E all’infinito. Il suo ciclo vita si può dividere in due macrofasi: polpo (immatura) e medusa (matura). Appena nata, è in grado di tornare al suo stato precedente autonomamente, per poi continuare di nuovo a crescere. In pratica è capace di tornare giovane ogni volta che le pare. Attualmente, insieme alla Turritopsis dohrnii appartenente alla stessa famiglia, si tratta dell’unico caso noto di animale che abbia sconfitto la morte naturale.

 

 

Gli animali che invece vivono di meno sono ritenuti solitamente quelli appartenenti all’ordine delle Ephemeroptera, o Effimera, piccoli insetti acquatici di 12 millimetri simili alla libellula. Alcuni esponenti delle effimera vivono circa un’ora e mezza allo stadio adulto, durante il quale fondamentale cercano solo un partner con cui accoppiarsi; bisogna però considerare che possono vivere anche 2 anni in stato larvale prima di maturare sessualmente.

Gli animali che probabilmente vivono realmente di meno sono degli invertebrati, i phylum Gastrotricha, o Gastrotrichi. In laboratorio, in condizioni controllate, raggiungono la maturità sessuale in 10 giorni e muoiono solitamente al 40°. Per alcuni di questi esemplari, in natura, l’intera esistenza si consuma in soli 3 giorni.

 

 


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

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L’eclissi di luna del 28 settembre – Uno spettacolo da non perdere

Si tratterà di una concatenazione di eventi molto rara, che si ripeterà soltanto tra diciotto anni: la Superluna rossa del 28 settembre sarà uno spettacolo mozzafiato.

Il 28 settembre, dalle 2:12 ora italiana, sarà possibile assistere ad una singolare eclissi di Luna: all’apice dell’evento il nostro satellite diverrà completamente rosso, e sarà molto più grande del solito. Quel giorno infatti la Luna si troverà molto vicina al perigeo (la distanza minima con la Terra), mostrandosi più grande di circa il 14%. Il colore rossastro sarà invece frutto della deviazione dei raggi solari da parte dell’atmosfera terrestre: benché il nostro satellite si troverà tecnicamente in ombra, il colore rosso della luce riuscirà a raggiungerlo, donandogli questo particolare aspetto. Quello del 28 settembre si tratterà di un evento molto raro, che nell’ultimo secolo è avvenuto solo cinque volte, l’ultima delle quali nel 1984; la fase più spettacolare sarà tra 4:47 e le 5:22, quando gli effetti dell’eclissi saranno più evidenti.

Se il cielo non vi consentirà di godervi lo spettacolo, sul canale della NASA sarà possibile assistere in diretta all’evento. Per farvi un’idea di cosa accadrà, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha preparato un video dimostrativo creato col software Stellarium.

 

 

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PIG 05049 – La vita dopo la morte di un maiale

C’è un proverbio, di origine toscana, che sancisce che del maiale non si butta via nulla. Ma sarà proprio così? È possibile che di un porcellino alla sua morte niente vada perduto? Questa è la storia del maiale 05049, e della sua vita dopo la morte.

Christien Meindertsma è una designer olandese che nel 2005 decide di seguire il destino di un suino ben oltre la sua morte biologica, per scoprire quanto del suo corpo verrà riutilizzato e in che modo: nasce così il progetto PIG 05049. Per tre lunghi anni Meindertsma racoglie, cataloga e traccia ogni singolo brandello di 05049, un suino nato e cresciuto in un allevamento olandese che, come buona parte dei suoi consimili, termina la sua vita in un macello, affinché la sua carne venga trasformata in prosciutti, salsicce e salami. Ma è tutto il resto ad essere sorprendente. Legamenti, ossa, cartilagini, occhi, interiora, peli; ogni cosa vive una nuova vita: si va dai proiettili alle bibite, dalle vernici per interni ai freni per locomotive, dagli orsetti gommosi alle statuine di porcellana. Le singole parti diventano così molto più del soggetto originale, disperse per tutto il mondo in una filiera produttiva che non conosce il destino di alcuno degli elementi in gioco. Tutta la storia di 05049 viene raccolta in un libro, minimale nella scrittura e nelle immagini, impreziosito sulla costola da una replica dell’etichetta identificativa che il maiale aveva all’orecchio quando ancora era in vita. Siamo quindi legati necessariamente alla carne? E ha davvero senso dichiararsi vegani o vegetariani quando molte delle cose di ogni giorno sono, spesso inconsapevolmente, di origine animale?

 

 

Il maiale viene così spedito per il globo da continente a continente, terminando il suo quasi infinito viaggio nel piatto di un bambino sotto forma di bistecca, o tra le mani esperte di un pittore come pennello, oppure ancora tra le labbra di una donna, come composto di una sigaretta. Ma anche come valvola cardiaca ad impianto umano, che dona ad un cardiopatico la possibilità di vivere per molti anni ancora insieme alla sua famiglia.

Così che almeno il cuore di 05049 non smetterà di battere tanto presto.

 

 

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