Tag: Omicidi

L’ultima fotografia di Charlie Noonan (Mistero risolto)

Ellie Noonan è disperata. Suo marito Charlie, un noto folklorista, è svanito nel nulla da mesi, dopo un viaggio in Oklahoma, USA. Molto tempo dopo, riceverà una strana foto, l’ultima scattata dall’uomo, che immortala il demone che l’ha ucciso.

Charlie Noonan è un appassionato di folklore statunitense dei primi anni del XX secolo. Nelle sue peregrinazioni alla ricerca di eventi paranormali, si imbatte un giorno in un anziano signore dell’Oklahoma, che gli racconta la storia di una donna nota per avere un comportamento bizzarro e poco chiaro. Il vecchio racconta che non si allontana mai dalla sua proprietà, che dista diversi chilometri dal centro abitato più vicino. Indossa sempre – e qui l’uomo ci tiene a sottolineare SEMPRE – un velo che le copre in larga parte il volto. È altresì accompagnata in ogni spostamento da un grosso cane lupo, particolarmente aggressivo, che non si allontana mai da lei più di qualche metro. Il vecchio non lo dice apertamente, ma suppone che la donna non sia umana. Non sa cosa sia, ma di certo non è umana.

Charlie è ovviamente incuriosito dalla storia, e qualche giorno dopo torna a casa dalla moglie, Ellie, per informarla dell’incontro col vecchio. Ha intenzione di trovare la donna, e scoprire se si tratta solo di un’anziana signora un po’ bizzarra, o di qualcosa di molto più terrificante.

Da allora Charlie scompare nel nulla.

Ellie non si dà pace, e cerca in tutti i modi di rimettersi in contatto col marito. Informa la polizia, tenta inutilmente di trovare l’uomo che aveva parlato con lui qualche tempo prima, ma niente. Letteralmente svanito nel nulla.

Qualche mese dopo la scomparsa, il titolare di un banco dei pegni vede alla TV il notiziario della scomparsa di Charlie, e si mette in contatto con Ellie: ha una macchina fotografica con inciso sopra il nome dell’uomo. Qualche giorno prima si era presentato al banco dei pegni un vagabondo dall’aria strana, che aveva venduto la macchina senza proferire parola. Il titolare non ha sviluppato il rullino all’interno, e preferisce donare tutto alla donna, sperando che in qualche modo possa aiutarla a far luce sulla scomparsa del marito. C’è una sola foto: mostra la vecchia signora del racconto, imbardata in un’inquietante velo bianco, con al fianco il grosso cane lupo pronto ad attaccare.

L’ultima fotografia di Charlie Noonan.

 

Charlie Noonan

 

La nostra storia termina qui. Nessuno sa che fine abbia fatto Charlie. Forse divorato dal cane della donna, forse ucciso da quello che in realtà è un demone, forse disperso tra le campagne dell’Oklahoma.

 

Charlie Noonan

 

Ma la verità è un’altra. È tutto falso.

 

Il mistero risolto

La foto è un falso, ed il dubbio viene guardando attentamente la figura del cane, che è di una qualità leggermente diversa rispetto al resto della foto. Un altro indizio è il nome: non ci sono dati riguardo un certo folklorista di nome Charlie Noonan; esiste però un quasi omonimo, Kerry Noonan, anche se si potrebbe facilmente obiettare che non essendo Charlie un professionista potrebbe non essere rimasto molto sul suo conto. La prova definitiva la si trova però sul sito Always Becoming, blog che segue lo sviluppo di un film documentario omonimo, dove è possibile recuperare la foto originale.

 

Virginia Romero

 

La donna nella foto è Virginia Romero, un’indiana Tiwa di Taos Pueblo, New Mexico, Stati Uniti. Il post del blog narra la sua vita di tutti i giorni e di come sia una tenace lavoratrice dei campi. L’immagine è stata successivamente modifica aggiungendo il bagliore degli occhi ed il grosso cane lupo minaccioso.

La foto è poi stata caricata online e fa spesso parte di una creepypasta, Anomalie, che racconta di 14 foto dell’orrore inspiegabili. La cosa incredibile è come molte testate giornalistiche online riportino il tutto come vero, lanciando anche accorati richiami alla ricerca del povero Charlie scomparso nel nulla divorato da un demone. 🙂

Quella che sembrava una storia macabra è, fortunatamente, solo una storia.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il dilemma del carrello – The trolley problem

https://www.flickr.com/photos/dbnunley/15490848455

In questo articolo voglio giocare un po’ con voi. 🙂

Prendetevi tutto il tempo che vi serve. Ragionate con calma, immedesimandovi nella situazione che vado a raccontarvi. E poi fate la vostra scelta. Avete a disposizione una sola possibilità.

Tutto chiaro? Bene, cominciamo.

 

Il dilemma del carrello

In una giornata qualunque, in una città qualunque, salite su un tram. Vi guardate intorno, ed il veicolo è completamente vuoto. Non c’è nessun autista, nessun passeggero. Solo voi. Il tram si avvia da solo, e subito prende velocità, rendendovi impossibile scendere senza spezzarvi l’osso del collo. Vi precipitate ai comandi, e su una leva trovate un biglietto, scritto dalla mano di un folle. La nota recita così:

Ci sono cinque persone innocenti sul binario che stai percorrendo. Tra pochi minuti il tram le dilanierà una per una. Ti offro una scelta: se tiri questa leva, il tram devierà il percorso su una nuova tratta. Ma attenzione, sul nuovo binario c’è un altro innocente pronto ad essere sventrato. Cosa hai intenzione di fare? Il tempo scorre inesorabile. Tic. Tac.

Se lasciate il tram sul binario, travolgerà cinque innocenti. Se tirate la leva, cambierà rotta investendone uno.

Fate la vostra scelta…

 

Un folle vi costringe a scegliere: se tirate una leva, il tram su cui viaggiate travolgerà un innocente, se non lo fate, cinque. Tirate la leva oppure no?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...

 

Avete preso una decisione? Bene.

 

https://www.flickr.com/photos/_awakeandunafraid_/4381001108

 

Questo dilemma è basato sull’esperimento mentale della filosofa Philippa Ruth Foot come critica dell’utilitarismo, che potremmo ridurre alla frase il bene più grande per il numero maggiore di persone. La scelta ovvia sarebbe tirare la leva; in fondo la morte di una persona – seppur tragica – è razionalmente da preferire a quella di cinque. Ma tirare la leva significa anche divenire complice in un atto immorale: siete appena diventati indirettamente – o parzialmente – responsabili della morte di un innocente. Certo si potrebbe obiettare che in una situazione del genere, al limite della coercizione, in cui non c’è possibilità di scegliere di non scegliere, non è possibile porre limiti morali.

E se avete scelto di sacrificare cinque persone per salvarne una? In questo caso avete dato per scontato che la vita di cinque persone, cinque estranei di cui non conoscete niente, sia meno importante della salvezza di una sola anima. E se la persona salvata fosse lo psicopatico che ha architettato tutto? E se fosse Adolf Hitler (una versione dell’esperimento propone questa alternativa)?

Se invece avete scelto di non fare nulla, mi spiace. Avete semplicemente ucciso le cinque persone sul binario, vittime del folle assassino e della vostra indifferenza.

Ve l’avevo detto che in questo articolo ero io a giocare con voi…

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il vampiro di Atlas – The Vampire Murder Case

4 maggio 1932, Stoccolma. La polizia fa irruzione in un appartamento nel quartiere di Sankt Eriksplan perché l’occupante, Lilly Lindeström, è scomparsa nel nulla da diversi giorni. Gli agenti la trovano a casa, riversa sul letto, col cranio fracassato. E senza una goccia di sangue in corpo. Questa è la storia del vampiro di Atlas.

La prostituta Minnie vive in un condominio a Stoccolma, dove molte delle affittuarie sbarcano il lunario vendendo il proprio corpo tra le fredde strade della capitale svedese. Da qualche giorno non ha più notizie della sua amica Lilly Lindeström, che occupa l’appartamento sopra il suo, quando l’ha vista per l’ultima volta infagottata in un lungo cappotto, completamente nuda. Preoccupata, Minnie avverte la polizia, che sfonda la porta dell’appartamento della donna il 4 maggio 1932. Lilly è una bella donna, nei suoi 32 anni, e gli agenti la trovano nuda, sdraiata sul letto, con la testa fracassata. I suoi vestiti sono stati accuratamente piegati su una sedia. Lilly, è evidente, deve aver avuto un rapporto sessuale poco prima di essere uccisa, prova ne è un preservativo nell’ano della ragazza. Meno evidente, almeno all’inizio, che la prostituta ha qualcosa che non torna: è stata completamente svuotata del sangue. Nella stanza non c’è una sola goccia di sangue, come non ve ne è sul letto né su qualsiasi altro oggetto. Tutto si fa più chiaro, e più grottesco, quando gli inquirenti si trovano di fronte a due semplici oggetti, che ognuno di noi ha in cucina, ma lì, in quel contesto, in quella stanza, a pochi passi da quella donna dissanguata, assumono un nuovo significato: un bicchiere ed un mestolo da cucina. Qualcuno li ha usati per estrarre e bere lentamente il sangue dalla vittima. Siamo di fronte ad un vampiro. Il vampiro di Atlas.

 

Prove raccolte

 

Nonostante l’abbondanza di fluidi corporei del presunto assassino, le tecniche per l’individuazione del DNA ancora non esistono. Gli agenti devono basarsi solo sulla propria abilità e sulle prove raccolte. L’omicida deve essere stato l’ultimo cliente di Lilly, probabilmente un abitué, che conosce bene il quartiere e l’appartamento della prostituta. Ha fatto tutto con calma, senza fare alcun rumore: subito dopo il rapporto sessuale, ha afferrato un oggetto pesante (mai ritrovato) e ha colpito la donna alla testa, uccidendola in un solo colpo; ha raccolto il sangue lentamente, aiutandosi col mestolo, e ne ha bevuto avidamente il contenuto; è poi uscito di casa, come se nulla fosse successo.

La polizia interroga numerosi sospettati, in gran parte clienti di Lilly, ma non va avanti nelle indagini.  La nostra storia finisce così, come tante altre che abbiamo raccontato. Senza un colpevole, senza un movente, con solo una grottesca scena del crimine. E forse un vampiro in giro per Stoccolma.


Cos'è successo realmente a Lilly Lindeström?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Lo strano caso di Zigmund Adamski

È il pomeriggio del 6 giugno 1980 quando Zigmund Adamski si allontana di casa per delle commissioni. Sparisce letteralmente nel nulla per giorni, finché non verrà ritrovato su una pila di carbone a decine di chilometri di distanza. Ucciso dagli extraterrestri.

Zigmund Adamski

Zigmund Jan Adamski è un minatore di 56 anni, polacco, che vive e lavora a Tingley, un paese del West Yorkshire, in Inghilterra. Alle 15:30 del 6 giugno 1980 saluta sua moglie Leokadia Kowalska ed esce di casa, per acquistare delle patate all’emporio, da dove non farà più ritorno. Il giorno dopo è atteso come ospite di un matrimonio, ma non si presenta all’evento, e nessuno sa che fine abbia fatto. Passano cinque giorni prima che il suo corpo senza vita venga ritrovato su una pila di carbone a Todmorden. A fare la macabra scoperta, l’11 giugno del 1980 alle 15:45, è Trevor Parker, figlio del proprietario del deposito di carbone, allestito nei pressi di una tratta ferroviaria. Pochi minuti dopo arriva sulla scena l’ufficiale di polizia Alan Godfrey, assieme ad un collega, e procede ad esaminare la scena del crimine. Sembra che Adamski sia morto a seguito di un attacco cardiaco, ma da subito si scopre qualcosa di strano: il corpo è stato ritrovato alle 15:45, mentre la chiusura del deposito è avvenuta alle 11:00. Si tratta di una zona trafficata, ed è impossibile che il cadavere si trovasse lì quel mattino. Godfrey controlla i vestiti, e capisce che qualcosa non torna: l’uomo è vestito di tutto punto, ma non indossa la maglia, che è stata rimossa; sembra che qualcuno l’abbia spogliato e rivestito senza accorgersi della mancanza. A sostegno di ciò, le scarpe sono state allacciate al contrario, come se non fosse stato Adamski stesso a calzarle di persona; anche la patta dei pantaloni è stata lasciata aperta. Sui suoi vestiti, inoltre, non c’è una traccia di polvere. Impossibile. Ci troviamo in un deposito di carbone, per centinaia di metri quasi ogni cosa è coperta di polvere nerastra. Ma Adamski no, i suoi abiti sono immacolati, come se fosse riapparso lì, su quella pila, dal bel mezzo del nulla. Godfrey controlla meglio il corpo, e scopre che presenta delle strane bruciature sul collo e le spalle.

Decisamente, pensa Godfrey, questo non sarà un caso semplice.

Zigmund Adamski - Ricostruzione del ritrovamento

Il corpo di Adamski viene spedito al coroner, che conferma la causa della morte: attacco cardiaco. Il medico legale però è decisamente perplesso: Adamski è scomparso da cinque giorni, ma non ha sofferto né la fame né il sonno, non presenta segni di percosse né di violenze, a parte le bruciature, che sono state causate due giorni prima da una strana sostanza gelatinosa sconosciuta, che i tecnici del laboratorio di analisi della polizia non sono in grado di identificare. Il coroner nota inoltre che la lunghezza della barba non coincide; è cresciuta di poco, quindi il giorno prima del ritrovamento la vittima ha avuto modo di radersi e, se è stata rapita, è difficile che il suo aguzzino gli abbia permesso una cosa del genere. Come notato da Godfrey, non c’è traccia di carbone sotto le dita o sulla pelle, segno che Adamski non si è arrampicato volontariamente sulla collinetta.  Si è trattato, dunque, di un omicidio. E Godfrey conosce anche l’assassino, o meglio gli assassini: ad uccidere il cinquantaseienne Zigmund Adamski sono stati, sembra alcuna ombra di dubbio, gli alieni.

Sei mesi prima dello strano caso di Zigmund Adamski, Godfrey dichiara di aver avuto un incontro ravvicinato con un UFO. Il 28 novembre 1979, a notte fonda, viene inviato dal distretto ad indagare su una mandria di mucche che è sparita nel nulla ed è riapparsa all’improvviso in una proprietà privata. Alle 5:00 del mattino, Godfrey sta guidando lungo la Burnley Road A646 di Todmorden, a circa un chilometro e mezzo dal deposito di carbone, quando vede qualcosa ai bordi della strada. Sembra trattarsi di un autobus a due piani uscito dalla carreggiata, e l’agente accende le sirene dell’auto per andare a controllare. Avvicinatosi si accorge di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Di fronte a lui un disco volante che aleggiava ad un metro da terra, emettendo una debole luce. Spaventato, corre a chiedere aiuto via radio, ma questa non funziona, così come la sua automobile di pattuglia. L’oggetto non emette alcun rumore, ha una forma che ricorda vagamente un diamante, con la parte superiore fissa e quella inferiore che ruota lentamente su sé stessa. Poi, d’improvviso, si ritrova a decine di metri dal luogo dell’incontro. Sono passati 45 minuti, e l’uomo ha un buco temporale di oltre mezz’ora. Godfrey, confuso su quello che gli è successo, per essere certo di non essere impazzito gira l’auto e torna indietro, solo per scoprire un’enorme chiazza asciutta nel bel mezzo della strada bagnata dalla pioggia. Godfrey è stato vittima di un incontro ravvicinato del quarto tipo.

Alan Godfrey

Godfrey è convinto che gli extraterrestri abbiano ucciso Adamski, e si siano liberati del corpo nel deposito di carbone. Volendo credere a questa teoria, tutto tornerebbe. Il gel misterioso, il fatto che sul corpo non ci sia la polvere (potrebbe essere stato abbandonato direttamente dal disco volante), e le strane bruciature sulla pelle. Tutto torna, mettendo la parola fine alla morte di Zigmund Adamski. Se si vuole crederlo.

Se invece gli UFO non fanno per voi, mi spiace, ma questa storia resta senza un finale. Senza alcuna prova, con decine di indizi impossibili, il caso Adamski viene abbandonato qualche mese dopo, rimanendo senza soluzione.

L’unica teoria plausibile viene avanzata nel 2005 da John Hanson e David Sankey, della BUFORA, l’associazione inglese per la ricerca sugli UFO. In base alle testimonianze raccolte all’epoca del caso, sembra che Adamski non avesse alcuna intenzione di partecipare al matrimonio previsto per il giorno dopo, a causa di tensioni familiari con due invitati, marito e moglie, che avevano ottenuto contro di lui un ordine restrittivo. Hanson e Sankey credono che quest’uomo misterioso abbia rapito Adamski, rinchiudendolo in un capannone, dove è stato stroncato da un attacco cardiaco.

Ad oggi, il mistero della strana morte di Zigmund Jan Adamski resta ancora insoluto.

 

Cos'è successo realmente a Zigmund Adamski?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Kuchisake-onna – La donna dalla bocca squarciata

Siete da soli in una stradina di periferia di Tokio, in Giappone, a notte fonda. I lampioni illuminano malamente le facciate delle case, alle cui finestre le persiane si abbattono violentemente come ghigliottine. D’un tratto vi si avvicina una bella donna, dai lunghi capelli corvini vergati di riflessi bluastri. Indossa una mascherina, cosa comune in una megalopoli come la capitale nipponica, dove molti abitanti combattono così lo smog. Vi afferra un braccio, e con voce languida vi chiede se la trovate bella. Qualsiasi sia la vostra risposta non ha importanza: da sotto la mascherina si rivela una lunga fila di enormi denti aguzzi. Poi più nulla. Questa è la storia di Kuchisake-onna, la donna dalla bocca sventrata.

 

Kuchisake-onna

 

Kuchisake-onna (口裂け-女) è una figura del folklore del Sol Levante, divenuta in seguito una leggenda urbana molto famosa. Si tratta di una ragazza molto avvenente, con un’inquietante particolarità: la sua bocca è attraversata da un orecchio all’altro da un enorme sfregio, che lascia in bella mostra i suoi denti ferali. Kuchisake-onna sceglie le proprie vittime tra le viuzze di Tokio, ponendo a tutte una semplice domanda.

Mi trovi bella?

Se si risponde di sì, la creatura mostra la sua vera natura, rivelando la lunga fila di denti e chiedendo nuovamente “Mi trovi bella anche adesso?“. A questo punto qualsiasi risposta è una condanna: se si dice di sì, la creatura dilanierà il malcapitato con un paio di forbici; se la risposta è negativa, scatenerà la sua ira, ed il finale sarà lo stesso. In alcune storie sembra sia possibile salvarsi da un destino avverso. Se si viene inseguiti da Kuchisake-onna le si possono lanciare contro delle caramelle: il mostro, a quanto sembra, è sempre affamato e non disdegna affatto la frutta fresca ed i dolciumi, anche a costo di rinunciare alla sua vittima; in altre versioni la risposta da dare a Kuchisake-onna deve essere la più vaga possibile, magari cercando di sviare il discorso, ed approfittare del momento di confusione di lei per darsela a gambe; altri invece giurano che se le si risponde “Scusa ma ho un impegno irrinunciabile, vado di fretta” sarà la creatura a scusarsi per averci importunato (in Giappone la cortesia verso il prossimo fa parte della cultura stessa del Paese).

La genesi delleggenda di Kuchisake-onna si perde nel periodo Heian (794/1185) e si svolge a Tokio: qui vive una ragazza bellissima, moglie di un valoroso samurai. Questi è follemente innamorato della sua consorte, e fa di tutto per renderla felice, anche assecondando i suoi – tanti – vizi. Si dice che questa donna sia tanto bella quanto fedifraga, ed infatti un giorno il samurai, di ritorno da una delle sue tante battaglie, scopre la sua infedeltà. In un impeto d’ira afferra la sua katana e le dilania il viso da parte a parte, sfigurandola all’altezza della bocca. Beffardo le urla “Chi dirà che sei bella adesso?” prima di sparire per sempre.

 

Kuchisake onna in una stampa d'epoca

 

Altro racconto proviene dall’epoca Sengoku, ambientata nel 1500 circa nel centro di Tokio (all’epoca chiamata ancora Edo). In una notte di pioggia impietosa, un servitore di un signore del luogo nota seminascosta nell’ombra una figura di donna, completamente zuppa d’acqua. Mosso a compassione, le offre di dividere con lei il suo ombrello e di riaccompagnarla a casa, ma quando la ragazza si gira rivela un enorme squarcio da un orecchio ad un altro. La storia, in questo caso, si interrompe qui.

Nell’estate del 1979 una vera e propria isteria di massa colpisce il Giappone: voci incontrollate affermano che in diverse città del Paese vaghi una grottesca donna che ferma bambini e ragazzi nascosta da una mascherina bianca. Molti genitori ritengono la storia vera, e si verifica anche qualche problema di ordine sociale, a causa della reticenza dei fanciulli terrorizzati dalle strane ed inquietanti storie legate a Kuchisake-onna. Si dice che la polizia abbia ritrovato anche alcuni corpi di bambini orrendamente martoriati, e che sia quasi arrivata a scoprire il mostro: la donna muore poco prima di essere arrestata, forse investita da un automobile. Ad ogni modo, le voci su Kuchisake-onna lentamente si affievoliscono, e l’autunno porta via, oltre alle ultime brezze calde dell’estate, anche il terrore dai cuori dei ragazzini di tutto il Giappone.

Nel gennaio 1947 viene ritrovato in un’aiuola di Los Angeles il corpo senza vita di Elizabeth Ann Short, meglio nota come la Dalia Nera. Orrendamente mutilata, e letteralmente fatta a pezzi, il suo volto presenta una lunga ferita che si estende da un orecchio all’altro. Sebbene ricordi la leggenda di Kuchisake-onna, probabilmente si tratta solo di una coincidenza. Ad oggi rappresenta uno dei più grandi misteri irrisolti della storia del crimine. Ne riparleremo a breve.

La profonda ferita che taglia la bocca nel sorriso grottesco tipico di Kuchisake-onna ha un nome: Glasgow Smile, lo stesso sfoggiato da Joker, il supervillain antogonista di Batman nell’omonima serie DC Comics.

Ad oggi la storia di Kuchisake-onna sopravvive solo come leggenda metropolitana, a cui si ispirano molti videogiochi, manga e film. Tra le tante citazioni, le più importanti sono nella serie di Franken Fran (フランケン・ふらん) di Katsuhisa Kigitsu, Constantine di Alan MooreCarved: The Slit-Mouthed Woman (口裂け女) di Kōji Shiraishi ed il personaggio di Mileena, della serie Mortal Kombat di Midway Games, apparso nel 1993 nel secondo capitolo della saga e divenuto negli anni uno dei più apprezzati dai videogiocatori.

 

Mileena

 

Vere o inventate che siano, le leggende spesso nascondono sempre un fondo di verità. Se vi trovate in Giappone non girate da soli nei vicoli della capitale. Potreste trovarvi una bella ragazza dai lunghi capelli neri, due occhi che abbagliano, ed una bocca che uccide.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il mistero del massacro di Hinterkaifeck

Hinterkaifeck è una piccola fattoria incastonata tra le città tedesche di Ingolstadt e Schrobenhausen, nei pressi di Gröbern, in cui vive la famiglia Gruber. Questa è la storia di come, in una fredda giornata di marzo, verranno trovati tutti uccisi con un piccone: il mistero del massacro di Hinterkaifeck.

 

Il piccone di Hinterkaifeck

 

Nel piccolo villaggio d Kaifeck la vita scorre tranquilla, dettata da susseguirsi dei giorni dedicati all’agricoltura e all’allevamento di bestiame, che assicurano alla brava gente della cittadina una vita dignitosa e salutare. Tra le tante fattorie ce n’è una costruita un po’ in disparte, a poca distanza da un’enorme foresta che si estende a perdita d’occhio tutt’intorno alla proprietà. Qui vi abita la famiglia Gruber, così composta:

  • Andreas, 63 anni, il capofamiglia;
  • Cäzilia, 72 anni, sua moglie;
  • Viktoria Gabriel, 35 anni, la loro figlia vedova (il marito Karl è morto in guerra nel 1914);
  • Cäzilia, 7 anni, prima figlia di Viktoria;
  • Josef, 2 anni, secondogenito di Viktoria.

I Gruber hanno ereditato la fattoria Hinterkaifeck da Cäzilia, che nel 1877 aveva sposato Josef Asam Von Hinterkaifeck, che morirà nel 1855. Andreas, quindi, è il secondo marito di Cäzilia (il cui cognome da nubile è Sanhüter). I Gruber sono persone semplici, ma in paese sono in molti a chiedersi perché la loro fattoria sia stata costruita così in disparte, e le malelingue ricamano volentieri storie inquietanti sul loro conto: si dice ad esempio che Andreas sia un uomo violento, che picchia spesso l’anziana moglie e che abusa sessualmente della figlia Viktoria; Josef, sono in molti a crederlo, sarebbe figlio di un incesto. C’è poi qualcosa che non va nella fattoria stessa. Si sentono voci soffocate provenire dalla soffitta, apparizioni misteriose si avvicendano per casa, ed il rumore della neve pestata dai passi di qualcuno quando fuori, in realtà, non c’è nessuno. La cameriera Kreszenz Rieger è distrutta dal terrore, è maledettamente sicura di aver visto un fantasma in soffitta. Così sul finire del 1921 fa le valigie in fretta e furia, ringrazia Andreas per come l’ha tratta in questi anni – evidentemente, almeno con lei, si è sempre comportato egregiamente – e se ne va per sempre. Nonostante lo spiacevole evento, l’inverno scorre tranquillo.

Fino al marzo del 1922.

Un giorno di marzo del 1922 il pastore Hass della vicina missione, trova nel confessionale della chiesa una busta contenente 700 marchi d’oro, donati da Viktoria Gabriel. Hass ovviamente è felice per il gesto, ma qualcuno si chiede cosa abbia spinto la donna a questa opera caritatevole. Forse, si dirà poi, ha qualcosa in comune con quanto accadrà poche settimane dopo.

 

 

La notte tra il 29 ed il 30 marzo nevica molto, e la mattina seguente Andreas fa un giro della proprietà per assicurarsi che non ci siano stati danni provocati dalla neve. Sembra tutto a posto, quando qualcosa attira la sua attenzione: delle impronte. Impronte fresche, nitide, provengono dalla foresta e si aggirano intorno alla fattoria. Andreas è un uomo pratico, così segue le orme per capire da dove provengono; si addentra nel bosco, supera decine di alberi e poi più nulla.

Le tracce svaniscono così, all’improvviso.

Qualcosa non quadra, e l’uomo decide di tornare indietro e vedere se è stato rubato qualcosa: scopre che la serratura del garage è stata forzata. Attraverso questa struttura si ha accesso alle dimore, ma non alla stalla o al granaio. Altre tracce di un ingresso notturno si trovano nei pressi della stanza del generatore anche se, in effetti, non è stato rubato nulla. Andreas chiede ad un suo amico agricoltore, Kaspar Stegmair, se durante la notte ha notato qualcosa di strano, ma questi nega.

 

Hinterkaifeck

 

La notte tra il  30 ed il 31 marzo Andreas non riesce a prendere sonno, è troppo turbato da quello che ha visto. Non riesce a spiegarsi le impronte e si chiede perché, se qualcuno è entrato davvero in casa loro, non abbia provato a rubare qualcosa. Mentre è a letto sente dei passi in soffitta, e sveglia la moglie preoccupato. Cäzilia non ha sentito niente, ed imputa il tutto ad una semplice suggestione del marito dettata dagli accadimenti della mattina. Andreas non è convinto, ed imbraccia il suo fucile alla ricerca dell’estraneo che turba la serenità della sua casa. Perquisisce la fattoria in lungo e in largo, resta sveglio tutta la notte, ma alla fine deve arrendersi all’evidenza: a parte i Gruber, nel raggio di qualche centinaio di metri, non c’è nessun altro.

La mattina del 31 Andreas fa un nuovo sopralluogo, e rimane impietrito dinanzi ad un giornale semisepolto dalla neve. Nessuno ha chiesto di ricevere un quotidiano, così l’uomo interroga a tal proposito il postino del paese, Josef Mayer, chiedendogli il perché di quella consegna. Josef, però, non ha mai consegnato alcun giornale alla fattoria Hinterkaifeck.

C’è qualcosa che non torna. Qualcosa di inquietante.

Andreas è convinto che insieme alla sua famiglia ci sia qualcuno che vive segretamente nella fattoria. Forse in soffitta, forse nel bosco. Ma c’è, da qualche parte deve esserci. Andreas ne è sicuro. E ne sarà ancora più sicuro quando poche ore dopo scoprirà che qualcuno ha rubato le chiavi del suo scrittoio, che non verranno mai più ritrovate.

Nel pomeriggio si presenta alla porta di casa la nuova cameriera, Maria Baumgartner, 44 anni, pronta a smorzare l’aria carica di tensione che si respira nella proprietà.

 

Hinterkaifeck

 

Il 1° aprile la maestra di Cäzilia nota l’assenza della piccola – come già scritto, Andreas Gruber viene immaginato in paese come un uomo molto violento – ma non da’ troppo peso alla cosa. La sera, il falegname Michael Plöckl passa lungo la strada nei pressi di Hinterkaifeck, e qualcuno dalla fattoria gli punta la luce di una torcia elettrica, accecandolo per qualche secondo. Michael resta incuriosito dall’accaduto, e da’ un’occhiata fugace alla proprietà: sembra tutto in ordine, ed il fumo sbuffa sonnacchioso dal camino ad incorniciare, probabilmente, una bucolica serata in famiglia. L’uomo pensa che probabilmente è stato illuminato dalla torcia di Andreas, che in un primo momento non aveva capito chi fosse. Michael, così come era arrivato, si allontana per la sua strada.

La domenica del 2 aprile le donne Gruber non si presentano come di consueto in chiesa, e la cosa non passa inosservata.

Il 3 aprile il postino Josef consegna regolarmente la posta alla fattoria, ma alcuni particolari lo mettono in allerta.

Ho lasciato la posta, come faccio sempre, sul davanzale della cucina. Ho notato che il passeggino non era in cucina, dove lo vedevo di solito, e la porta era socchiusa. – Josef Mayer

Il 4 aprile, alle 9 del mattino, il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare la guarnizione della testata del trattore dei Gruber, ma non trova nessuno ad accoglierlo. Il cancello principale è chiuso, così gira intorno alla fattoria, sperando che quello sul retro sia aperto. Chiuso anche quello. La dimora sembra vuota, e questo è strano, perché almeno la signora Cäzilia dovrebbe essere lì, così guarda attraverso le finestre. Tutto è immobile, finché il cane, Spitz, non abbaia dall’interno della casa e le mucche non muggiscono dalla stalla. Albert aspetta un’oretta sotto un melo, a pochi metri dalla casa, e tenta un paio di volte di farsi udire da qualcuno, fischiando.

Stufo di aspettare si avvia verso l’edificio a nord della proprietà, e lì si appresta a riparare il motore. Il lavoro lo impegna per circa quattro ore, ed anche durante questo tempo ha provato a farsi sentire cantando e fischiando. Alla fine accende anche il motore al massimo, ma nessuno sembra accorgersi di niente. Messo a posto il trattore, si avvia di nuovo verso la casa, per comunicare il buon esito della riparazione. Si rende conto però che ora la porta del fienile è completamente spalancata e che il cane, che prima era chiaramente in casa, è ora legato all’esterno; ha una vistosa ferita ad un occhio, e sembra molto più aggressivo del solito. L’uomo si allontana così dalla fattoria nel primo pomeriggio. Lungo la strada incontra Victoria e Maria, le figlie di Lorenz Schlittenbauer – il padre di Josef, avuto da una relazione con Viktoria – e le informa che il motore è stato riparato, ma nella fattoria non sembra esserci anima viva. Lorenz viene a conoscenza del fatto e, preoccupato, manda sulla strada di Hinterkaifeck i due figli, JohannJosef Dick (compagno di scuola di Cäzilia), per incontrare chiunque torni al podere. Non torna nessuno. Lorenz si convince che qualcosa di terribile sia accaduto ai Gruber, ed insieme ai figli e ai vicini Michael Pöll e Jakob Sigl decide di investigare alla fattoria. Mentre i ragazzi restano in cortile, i tre uomini entrano attraverso l’ex sala generatori all’interno della stalla.

Qui trovano quattro cadaveri.

 

Hinterkaifeck

 

I corpi sono gettati alla rinfusa uno sopra l’altro, in mezzo alla paglia. Poco distante, il cane abbaia ferocemente. Sporco di sangue, giace a terra un piccone.

Lorenz riesce ad entrare in casa, aprendo la porta chiusa a chiave a Michael e Jakob. Nella stanza della servitù giace il corpo senza vita della cameriera, e nella camera da letto quello del piccolo Josef. Michael e Jakob si allontanano per avvertire la polizia portandosi i figli di Lorenz, che resta in attesa in casa. Da solo, circondato dal puzzo dei cadaveri in decomposizione.

Alle 18:00 il sindaco Greger, con un poliziotto di Hovenwart, giunge sul luogo della strage. Alle 21:30, dopo i primi sopralluoghi effettuati dalla polizia locale, arrivano sei ufficiali inviati da Monaco ad indagare sul caso. Tutte le vittime sono state uccise con un piccone, di proprietà dei Gruber.

Si tratta di una delle mattanze più brutali della storia.

 

Hinterkaifeck

 

Dopo gli interrogatori e l’autopsia, sabato 8 marzo i sei corpi vengono finalmente sepolti a Waidhofen.

Dopo che la corte ha approvato l’autopsia sui sei corpi, si sono svolti sabato i funerali. Numerosa ed addolorata era la folla accorsa, che ha voluto tributare alle vittime il suo ultimo saluto. Dai paesi vicini e non 3.000 persone sono giunte. Si è trattato di uno spettacolo disarmante, con le sei bare accompagnate dai ragazzi della scuola. Il Reverendo P. Haas, dopo la benedizione delle salme all’ingresso sud del cimitero, ha visto seppellire i corpi in una fossa comune, i quattro adulti a destra e i due bambini a sinistra. Haas ha citato il racconto biblico di Caino e Abele, definendo l’omicidio un atto terribile agli occhi di nostro Signore, e chiedendosi come un uomo con anche solo una scintilla di fede in Dio nel cuore possa perpetrare un così orribile delitto, reso ancora più grottesco dall’omicidio di bambini innocenti. – Articolo del settimanale Schrobenhausener, 11 marzo 1922

La fattoria Hinterkaifeck viene demolita, per ordine del tribunale, nel 1923. Al suo posto si trova poco distante una lapide a commemorare l’accaduto.

 

Bare delle vittime del massacro di Hinterkaifeck

 

Ma cos’è successo realmente a Hinterkaifeck?

Il 30 marzo le vittime vengono attirate nella stalla in qualche modo, ed uccise una dopo l’altra. La prima è la signora Cäzilia, seguita da Andreas, Viktoria e dalla piccola Cäzilia. I loro corpi vengono trovati accatastati l’uno sopra l’altro. In una mano della bambina vengono ritrovate ciocche dei suoi stessi capelli, come se se li fosse strappati da sola. Dopo le prime quattro vittime, l’omicida si è spostato in casa, uccidendo la cameriera Maria ed infine Josef. Drammaticamente, l’assassino è rimasto nella fattoria per almeno altri due giorni, dormendo beatamente nel letto della coppia e mangiando i pasti seduto a tavola; ha anche acceso il camino per riscaldarsi – il fumo visto da Michael Plöckl era del fuoco acceso dal killer – ed ha regolarmente sfamato e munto le mucche.

Ma non c’è fine all’orrore.

Quando il meccanico Albert Hofner giunge a Hinterkaifeck per riparare il motore, trova il cane prima chiuso in casa, poi legato fuori. Questo significa che l’omicida è in casa per tutto il tempo in cui Albert lavora nella proprietà, e che lega il cane fuori poco prima che questi ritorni a controllare la struttura. Quando infine vengono ritrovati i corpi, il cane è legato nella stalla, segno che l’assassino è ancora in giro per la proprietà fino a poche ore dalla macabra scoperta. Per tutto questo tempo è rimasto lì, in casa, come se nulla fosse successo.

Ma chi può essere stato?

La polizia di Monaco ha alcune teorie su chi sia il killer, ed interroga i sospettati.

Il più importante è Lorenz Schlittenbauer, che per anni ha intrecciato una relazione con Viktoria Gabriel, avendo da lei anche un figlio. Non si è trattata però di una semplice scappatella: Lorenz voleva sposare Viktoria, ma Andreas si è sempre opposto ferocemente all’unione. Potrebbe quindi trattarsi di un delitto dettato dall’odio di Lorenz per Andreas, ma gli investigatori, nonostante questi si contraddica in molti punti durante gli interrogatori, non trovano prove a suo carico.

Un altro sospettato è Karl Gabriel, marito di Viktoria, ritenuto ucciso durante la Prima Guerra Mondiale. Il suo corpo sui campi di battaglia non è mai stato trovato, e potrebbe così essere tornato a Hinterkaifeck. Saputo del piccolo Josef – che non può essere assolutamente figlio suo – potrebbe in impeto di follia aver sterminato la famiglia perché sentitosi tradito dalla donna che ama. Non ci sono prove, però, che Karl sia sopravvissuto alla Grande Guerra.

Possibile assassino è Josef Bartl. Josef è un uomo malato di mente che nel 1919 rapina la famiglia AdlerEbenhausen, un paese non molto distante da Gröbern. Poco tempo dopo fugge da un ospedale psichiatrico distante circa 70 chilometri dalla fattoria. È possibile che abbia tentato una nuova rapina ai Gruber, sfociata nel sangue; secondo il Pubblico Ministero, solo un uomo pazzo come Bartl può aver pensato di vivere nella casa delle sue vittime tranquillamente. Josef sembra il candidato perfetto, ma gli indizi a suo carico sono scarsi, e l’indagine non arriva lontano.

Forse si è trattato di una rapina organizzata da qualcun altro. La fattoria è in una posizione strategica, abbandonata a sé stessa e incorniciata da una strada non molto trafficata: il luogo perfetto per un furto. Dopo il ritrovamento dei corpi, in casa non sono state trovate che poche banconote, forse la maggior parte è stata sottratta dal malvivente; Andreas trova una serratura scassinata prima del massacro, quindi probabilmente qualcuno ha provato – o è riuscito – ad introdursi nell’abitazione; lo stesso Andreas sente di notte dei passi che si muovono in soffitta, e forse sono gli stessi che aveva sentito anche la vecchia cameriera Kreszenz, segno che probabilmente qualcuno dimora nascosto da qualche parte in casa. I Gruber non sono gente ricca, ma hanno monete, titoli di guerra, materiali da costruzione e per l’agricoltura: perché il ladro non si è impossessato di questi oggetti di valore? Eppure il tempo a disposizione c’era.

Vengono incriminati dell’omicidio due cestai, Paul e Ludwing Blunder, visti girare intorno alla fattoria nei giorni successivi alla strage. Il giorno della scoperta dei corpi viene perpetrata una rapina nella zona di Pobenhausen, poco distante dalla fattoria, e Ludwing viene accusato del fatto. I due fratelli potrebbero aver ucciso i Gruber ed essere scappati a Pobenhausen, dove hanno immediatamente ricominciato a rubare. Non ci sono però prove a loro carico per gli omicidi.

Altro sospettato è il soldato Fritz Negendank, della Legione Straniera. Durante gli interrogatori, si scopre che Fritz conosce molto bene Hinterkaifeck, e sembra non dire tutta la verità. La mancanza di un movente, e la scoperta di un solido alibi per i giorni del massacro, sembrano però scagionarlo da ogni accusa.

Affascinante ipotesi è quella che vede Hinterkaifeck come un arsenale militare segreto. Alcune voci insistenti a Gröbern suggeriscono agli ispettori che nella fattoria siano stoccati i pezzi ancora imballati di due caccia tedeschi Fokker D.III. Si dice anche che vi siano armi perfettamente funzionanti, e che numerosi viandanti sono pronti a giurare di aver sentito rumori di aerei provenire dalla struttura. È possibile che Andreas abbia rubato dei piani di guerra al Reich e che questi abbia inviato un tenente e due sergenti a recuperarli, anche con l’uso della violenza: una divisa da tenente è stata effettivamente ritrovata in casa. Non ci si spiega però perché i tre assassini abbiano passato più di due giorni nella fattoria, se il loro obiettivo era solo recuperare i documenti e scappare.

Ultima teoria è quella che vede protagonista un poltergeist particolarmente violento, che stermina la famiglia Gruber a colpi di piccone. Siete liberi di crederci, ma gli atteggiamenti troppo umani dell’assassino – accendere il fuoco, mangiare, mungere le mucche – scartano facilmente questa ipotesi fantasiosa.

 

Pietra miliare in ricordo del massacro di Hinterkaifeck

 

Hinterkaifeck è uno dei più grandi misteri della storia, reso ancora più grottesco dal modo in cui si è evoluto. Di certo si sa solo che ci sono sei cadaveri, sei innocenti, gettati in una fossa comune e dimenticati da tutti.

Questa è la realtà.


Chi c'è dietro il mistero del massacro di Hinterkaifeck?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Il Ku Klux Klan – Cos’è, la storia, il credo e l’organizzazione

Simbolo stesso dell’odio razziale, il Ku Klux Klan è una delle più antiche organizzazioni segrete che lotta per la supremazia della razza bianca ed il nazionalismo estremo. Le loro vesti bianche, macchiate del sangue degli uomini di colore, hanno infestato per secoli le campagne statunitensi, fino ai giorni nostri.

Ma cos’è realmente il Ku Klux Klan?

 

Bandiera del Klu Klux Klan

 

Il Ku Klux Klan è stato creato per rigenerare il nostro sventurato Paese e per riscattare la razza bianca dall’umiliante condizione in cui è stata recentemente precipitata dalla nuova repubblica. Il nostro principale e fondamentale obiettivo consiste nel mantenimento della supremazia della razza bianca in questo Paese. – Incipit del credo del Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan (anche chiamato KKK o Klan) viene fondato a Pulaski (USA) la vigilia di Natale del 1865, da sei reduci dell’esercito della Confederazione da pochi mesi uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione. Le parole Ku Klux derivano probabilmente dal greco kuklos (κύκλος), che significa cerchio. Basati su una visione distorta del Protestantesimo, i principi del Klan si possono riassumere in un estratto del libro Red Summer – L’estate del 1919 e l’ascesa dell’America Nera di Cameron McWirther, giornalista del Wall Street Journal.

[L’obiettivo del Ku Klux Klan è] Difendere la santità della casa e la castità della femminilità; mantenere la supremazia bianca; insegnare e fedelmente infondere una più alta filosofia spirituale attraverso un ritualismo esaltato; ed attraverso una devozione attiva conservare, proteggere e mantenere intatte le peculiari istituzioni, i diritti, i privilegi, i principi e gli ideali del puro Americanismo. – Cameron McWirther

Sebbene inizialmente le attività del gruppo passino praticamente inosservate, in pochi mesi molte associazioni con ideali simili si formano nel sud degli Stati Uniti. Il KKK diventa lentamente un movimento di ricostruzione, i cui ideali di supremazia bianca vengono espressi con feroci atti di violenza, inclusi omicidi e stupri, che porteranno l’organizzazione a macchiarsi più avanti anche di atti di terrorismo. Un congresso del 1867 a Nashville (USA), presieduto dal generale confederato Nathan Bedford Forrest (talentuoso stratega e criminale di guerra), fa conoscere il KKK al grande pubblico, ed un numero impressionante di nuovi adepti si accalca ogni giorno dinanzi alle sedi dell’associazione. Già in questo periodo il Klan indossa le tipiche tuniche bianche che l’hanno reso tristemente famoso.

Questa [il Ku Klux Klan] è una cosa buona. Una cosa dannatamente buona. Possiamo impiegarla per mantenere i negri al loro posto. – Nathan Bedford Forrest

Il KKK, sotto il Grande Mago Forrest, dichiara i suoi obiettivi: aiutare economicamente le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, contrastare gli ideali Federali, opporsi all’estensione del voto alle persone di colore. Se il KKK vuole davvero mantenere il sud degli USA come pochi anni prima, l’unica cosa da fare è entrare in politica. Quando i Federali abbandonano il sud, i Confederati riottengono il potere: benché non possano reintegrare le leggi che consentono la schiavitù, sono in grado di crearne ad hoc per limitare la libertà dei neri. Il clima di tensione che si viene a creare genera scontri che spesso terminano nel sangue, che porteranno Forrest, preoccupato della piega violenta che sta prendendo l’associazione, a scioglierla ufficialmente nel 1869. Questa decisione pone fine al primo Ku Klux Klan.

Le idee, sopratutto quando sono pessime, prima o poi tornano a farsi sentire.

 

Klu Klux Klan

 

Il Giorno del ringraziamento (25 novembre) 1915 viene fondato ad Atlanta (USA) il secondo Ku Klux Klan dal colonnello William Joseph “Doc” Simmons, ex professore della Chiesa Metodista Episcopale. Parallelamente a quanto succede in Germania (e quanto avverrà meno di trenta anni dopo) nella popolazione bianca degli USA è crescente il malcontento legato ai problemi economici che incombono sul Paese. Banchieri ebrei, neri, mendicanti e rom sono accusati della crisi economica. Simmons, folgorato dal film La nascita di una nazione di David Llewelyn Wark Griffith decide così di agire, ma in maniera più imprenditoriale rispetto al primo KKK: la confraternita avvia le attività nel 1921, e sin da subito i guadagni sono notevoli. I ricavi vengono reinvestiti, tra le altre cose, nell’ingaggio di reclutatori a tempo pieno, che hanno l’incarico di diffondere il verbo del KKK ed aumentare il numero di iscritti. Facendo leva sul già citato malcontento nazionale e sugli ideali patriottici degli statunitensi, il Klan raggiunge nel 1925 circa quattro milioni e mezzo di confratelli attivi su tutto il territorio americano. Fittamente inserita nella politica, la società governa segretamente molti stati degli USA, attraverso personalità di spicco di entrambi i partiti. Questo regime ombra crolla pochi anni dopo, a seguito dell’omicidio di Madge Augustine Oberholtzer, una maestra stuprata ed uccisa dal Gran Dragone dell’Indiana David Curtiss “Steve” Stephenson. L’assassinio, di una brutalità innata, porta l’opinione pubblica a riflettere sulle reali intenzioni del Klan: stroncate dagli scandali che seguono il processo, centinaia di migliaia di membri lasciano la confraternita, minandola dalla fondamenta. Alla fine degli anni ’30 si contano poche migliaia di membri, attivi sopratutto (circa 25.000) nella Legione Nera dell’Ohio guidata da William Shepard. Dedita all’omicidio di socialisti e comunisti e vestita di nero in ricordo dei pirati e delle camicie nere fasciste, la Legione Nera getta il Midwest degli USA nel terrore, fino all’omicidio di Charles Poole. Poole, impiegato della Works Progress Administration, viene rapito ed ucciso da dodici membri della legione, che verranno in seguito processati e condannati. La sentenza porta allo scioglimento ufficiale delle Legione Nera.

Una società segreta che pratica omicidi rituali, conosciuta come Legione Nera, è stata scoperta a Detroit. Alcuni membri sono implicati in un omicidio. La polizia crede si tratti di una divisione del Ku Klux Klan, che non presenta più di 10.000 adepti. I suoi principi sono la lotta ai negri, ai cattolici ed agli ebrei. – The Sydney Morning Herald, 25 maggio 1936

Con lo scandalo legato alla Legione Nera il Ku Klux Klan, che sta già affrontando un periodo di forte crisi, riceve il colpo di grazia: il Klan si scioglie nel 1944.

 

La nascita di una nazione

 

Negli anni ’50 e ’60 numerose associazioni locali vengono battezzate Ku Klux Klan, rifacendosi agli ideali violenti del primo Klan. Attivo sopratutto a Birmingham, USA, il nuovo KKK contrasta ferocemente la politica razziale permissiva dello stato dell’Alabama, sfociando in un numero impressionante di episodi violenti: i membri prendono di mira le case (circa 40) delle famiglie di colore facendole saltare in aria con l’esplosivo. Per comprendere l’entità dell’evento, basta pensare che in quegli anni Birmingham riceve dalla stampa il soprannome Bombingham. Il 21 marzo 1981 due membri del Klan uccidono l’afroamericano Michael Donald, impiccandolo ad un albero di Mobile (USA). La sentenza è di morte per uno degli assassini ed il carcere a vita per l’altro, più il pagamento di 7.000.000 di dollari da parte del KKK. Stroncato dal debito contratto, il Klan cade in bancarotta.

Attualmente nel mondo esistono circa 150 cellule del Ku Klux Klan, per un totale di 15.000 membri.

 

Klu Klux Klan

 

Il KKK, oggi come all’alba della sua era, si è sempre coperto di un alone di mistero, frutto della fusione di logotipi come i cavalieri teutonici e la Massoneria e altri derivati da una struttura originariamente di stile militaresco. Ecco i ranghi del secondo e terzo Klan, in ordine discente di importanza.

  • Mago Imperiale: capo supremo del Klan.
  • Klonsel Imperiale: avvocato supremo.
  • Kleagle Imperiale: direttore, riceve tutte le notizie dei Grandi Goblin.
  • Grande Goblin: capo di un Dominion, un’area che comprende più Stati.
  • Kleagle Re: capo di un Reame, che corrisponde ad uno Stato.
  • Kleagle: capo di un territorio sottoposto ad un Reame.
  • Ciclope Esaltato: capo di un Klavern, una sede locale.
  • Terrori: ufficiali dei Ciclopi Esaltati, attivi in un Klavern. Di seguito elencati.
    • Klaliff – vicepresidente.
    • Klokard – docente.
    • Kludd – cappellano.
    • Kligrapp – segretario.
    • Klabee – tesoriere.
    • Kladd – maestro cerimoniere.
    • Klarogo – guardia interna.
    • Klexter – guardia esterna.
    • Klokan – capo del Klokann Board, gli affari interni.
    • Nottambulo – reclutatore.

 

Klu Klux Klan

 

Articolo basato su una domanda inviata da Agostino C.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Bianco e Rosso – White With Red (Keyhole)

La creepypasta di oggi si intitola White With Red (qui tradotto Bianco e Rosso) pubblicata nel 2008 sul sito Creepypasta.com da un anonimo utente. Su alcuni siti il racconto è intitolato Keyhole (Il buco della serratura): il perché di questa modifica lo trovate in fondo al post.

Buona lettura!


 

Bianco e Rosso

Un uomo giunse in un hotel e si avviò a passo svelto verso il bancone per il check-in. La donna al desk gli consegnò le chiavi e gli parlò di una porta senza alcun numero che avrebbe trovato lungo il percorso verso la sua camera; questa porta era chiusa e non era permesso a nessuno entrare. In particolar modo, nessuno doveva guardare all’interno di quella stanza, per nessuna ragione. L’uomo seguì le indicazioni della receptionist: puntò dritto alla sua camera e se ne andò a letto.

La notte successiva la curiosità dell’uomo sulla stanza senza numero si fece più pressante. Superò la hall e si avvicinò alla porta, girando lentamente la maniglia. Era chiusa a chiave. Così si accovacciò e guardò attraverso lo spioncino. Un freddo gelido soffiò attraverso la serratura, così pungente che poté sentirlo vivido sull’occhio. Ciò che vide era però una semplice stanza d’albergo, simile alla sua, ed in un angolo della camera una donna dalla pelle bianchissima. Stava immobile con la testa poggiata sul muro di fronte la porta. L’uomo si sentì un po’ confuso. Stava quasi per bussare alla porta, divorato dalla curiosità, ma alla fine decise di non farlo.

Questa sua esitazione gli salvò la vita. Strisciò via dalla porta e si incamminò verso la sua camera. Il giorno dopo tornò alla porta e guardò nuovamente attraverso la serratura. Questa volta, tutto ciò che riusciva a vedere era rosso. Non c’era niente di definibile, tutto era immobile, immerso in un indistinto colore scarlatto. Probabilmente chi occupava quella camera doveva essersi accorto che qualcuno lo aveva spiato la notte prima, e doveva aver bloccato il buco della serratura con qualcosa di rosso.

L’uomo si decise a consultarsi con la donna all’ingresso per avere maggiori informazioni. La ragazza sospirò e chiese:

“Ha guardato attraverso il buco della serratura?”

L’uomo annuì, e lei continuò:

“A questo punto lasci che le racconti com’è andata. Molto tempo fa, un uomo uccise sua moglie in quella camera, ed il suo fantasma è ancora lì ad infestarla. Ma entrambi non erano persone come le altre. Avevano la pelle bianchissima, e l’unica cosa a contrastare quel candore erano gli occhi, di un penetrante, infinito, rosso acceso.”

 

Occhi Rossi

 


Precisazione: il titolo originale della creepypasta era White With Red Eyes (Bianca con gli occhi rossi), come si evince dall’indirizzo della pagina della prima pubblicazione. Evidentemente l’autore in seguito ha deciso di cambiarlo per non svelare prematuramente il finale della storia.

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

La donna di Isdal

Quella di oggi è una delle più misteriose e controverse storie tra gli omicidi irrisolti, che ha macchiato di rosso sangue la candida neve della Norvegia: questa è la storia di Isdalskvinnen, la donna di Isdal.

 

 

È il 29 novembre 1970, un freddo pomeriggio in Norvegia, nella valle di Bergen. Sul versante settentrionale del Monte Ulriken un professore universitario e le sue piccole bambine si divertono in una scampagnata lungo i pendii della Valle Isdalen. Alle 13:15 scoprono i resti parzialmente carbonizzati di una donna nuda abbandonata poco distante da un sentiero seminascosto che si perde tra la boscaglia. Accanto a lei, una dozzina di pillole di sonnifero, un pranzo a sacco, una bottiglia di liquore vuota e due bottigliette di plastica che emanano un forte odore di benzina. Poco più in là, le ceneri di un passaporto. Il cadavere presenta segni di lividi sul collo, e le impronte digitali sono state cancellate.

La polizia di Bergen, ovviamente, si muove immediatamente per capire cosa possa essere successo. Riesce a risalire in poco tempo a due valige abbandonate alla stazione ferroviaria, ricollegabili alla donna, ma la speranza di trovare qualche indizio sulla sua identità si infrange subito: a tutti i vestiti mancano le etichette e non vi è alcuna traccia di impronte digitali. All’interno del bagaglio gli inquirenti trovano una ricetta per una lozione, ma sia il nome del medico che la data di emissione sono stati rimossi. In mezzo agli indumenti ci sono 500 Marchi Tedeschi e, unico indizio, un’impronta parziale su degli occhiali rotti, purtroppo insufficiente per un confronto. Gli agenti sviluppano un identikit inviato all’INTERPOL, e si scopre che oltre un centinaio di testimoni in tutto il mondo hanno incrociato la donna, che però nascondeva il volto sotto parrucche sempre diverse. Ad un’analisi più approfondita, nel doppiofondo delle valigie vengono rinvenuti stralci di un diario scritto in codice, che si rivela un’agenda dei luoghi e delle date dei viaggi fatti negli anni. I vestiti vengono fatti ispezionare da un sarto esperto; questi conclude che la donna mostrasse un atteggiamento provocante – in contrasto con il basso profilo che sembra volesse mantenere nei suoi lunghi viaggi – e che probabilmente la maggior parte di questi siano stati acquistati dal mercato italiano.

Si scopre che la donna ha viaggiato per l’Europa usando almeno nove identità diverse, Jenevive Lancia, Claudia Tjelt, Vera Schlosseneck, Claudia Nielsen, Alexia Zarna-Merchez, Vera Jarle, Finella Lorck e Elizabeth Leen Hoywfer, tutte ovviamente false. Durante la perizia dentale, si risale ad un intervento odontoiatrico di un dentista da qualche parte in Sudamerica. Sembra che la donna sapesse parlare diverse lingue, tra cui il francese, il tedesco e l’inglese, ed ha soggiornato anche a Bergen, in diversi hotel, dove si è registrata come una collezionista di oggetti antichi, mostrando la singolare abitudine di cambiare frequentemente stanza: il motivo sembra la richiesta inalienabile di una camera senza un balcone.

L’autopsia rivela che nello stomaco del soggetto ci sono oltre 50 pillole di sonnifero, che portano a redigere, sotto la dicitura “causa della morte”, l’inquietante frase:

Suicidio, trauma da corpo contundente.

Non ci crede nessuno.

Gli investigatori riescono a rintracciare un fotografo italiano che si è intrattenuto con lei a Loen, all’Hotel Alexandra, e che si rivela essere stato accusato tempo addietro di essere collegato ad un caso di stupro. L’uomo dichiara che la donna misteriosa gli ha rivelato di provenire da una piccola cittadina a Nord di Johannesburg, in Sud Africa, e che sarebbe stata sei mesi in Norvegia per apprezzarne appieno le bellezze naturali ed i paesaggi mozzafiato. All’Hotel Marin ha affittato la stanza 407: i testimoni la descrivono come una donna di circa 140 centimetri, sui 35 anni, occhi piccoli e un atteggiamento guardingo; ha passato la maggior parte del tempo chiusa in camera, e l’ultima volta che la vedono sta parlando con un uomo nella hall dell’albergo, prima di scomparire in taxi e far perdere le proprie tracce.

Tornerò presto. –  La donna di Isdal all’uscita dell’Hotel Marin

Il 24 novembre, cinque giorni prima del ritrovamento, un ventiseienne del luogo e la sua comitiva di amici si ritrovano a passeggiare tra i sentieri del Monte Ulriken, quando si imbatte in una donna dai tratti stranieri col volto distorto dalla paura. La signora indossa un elegante vestito, che certamente stona col paesaggio bucolico che la circonda, e sta correndo a perdifiato tra gli alberi. Sembra che stia per dire qualcosa, ma le sue labbra si serrano quando due uomini vestiti di nero le appaiono alle spalle. Non dando peso all’accaduto – e personalmente mi chiedo come ha fatto quantomeno a non insospettirsi di fronte ad una scena simile – il ragazzo lascia perdere e continua la scampagnata con gli amici. Sarà uno dei primi a riconoscere il cadavere dagli schizzi messi a disposizione dalla polizia, ma una volta rivelato l’episodio, l’agente che raccoglie la sua deposizione gli sussurra:

Dimenticati di lei, è stata liquidata. Il caso non verrà mai risolto.

 

Cimitero di Møllendal

 

Tutto lascia intendere che il soggetto fosse in realtà una spia, probabilmente al servizio dell’Italia, della Francia o della Germania. Qualunque sia la verità il suo corpo riposa nel cimitero di Møllendal.

Dopo oltre 40 anni, il mistero della donna di Isdal non ha ancora trovato una risposta, e forse non la troverà mai.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

Cecil Hotel – Elisa Lam e l’albergo della morte

Lo Stay on Main è un hotel economico da 600 stanze sulla Main Street di Los Angeles, Stati Uniti. Costruito nel 1927, l’idea era di fornire a prezzi modici un posto dove riposare ai numerosi professionisti che per un motivo o per l’altro si fermavano nella cinematografica Hollywood, finché venne rimodernato negli anni ’50 per svolgere anche la funzione di residence. Oggi è universalmente conosciuto dagli avventori come The premier choice of affordable Downtown Los Angeles hotels (la scelta migliore tra gli hotel a basso costo della Downtown di Los Angeles), ma per i criminologi e gli appassionati di mistero incute ancora timore nell’evocarne il nome originale: Cecil Hotel.

Il Cecil Hotel è stato negli anni teatro di numerosi delitti, incidenti mortali, suicidi e misteri, che si sono susseguiti fino ai giorni nostri. Ma andiamo con ordine.

 

 

Il 22 ottobre 1954 Helen Gurnee cade dalla sua stanza al settimo piano e si maciulla sull’insegna dell’albergo. Una settimana prima si era registrata con un nome falso: Margaret Brown. Non si scoprirà mai il motivo del salto nel vuoto né il perché non avesse voluto dichiarare la sua vera identità.

 

Nel 1947 Elizabeth Ann Short girovaga sorridente per il bar dell’albergo; la sua bellezza, tutt’altro che anonima, le garantisce gli sguardi languidi di ogni uomo che incroci il suo fisico mozzafiato. Pochi giorni dopo, il 15 gennaio, il suo splendido corpo viene ritrovato abbandonato nel South Avenue, tra Coliseum Street e la West 39th Street, ridotto letteralmente a pezzi, tagliato in due parti all’altezza dell’ombelico. Sui giornali dell’epoca, come nell’immaginario collettivo di oggi, Elizabeth è passata alla storia come la Dalia Nera. Il suo omicidio, brutale e di una ferocia inumana, sopratutto se immaginato commesso negli anni del secondo dopoguerra fatti di fumo e lustrini, è tuttora irrisolto. Una storia che certamente prima o poi racconteremo.

 

L’11 febbraio 1962 Julia Moore si affaccia ad una finestra dell’ottavo piano e si lascia cadere nel vuoto, frantumando un lucernario interno del secondo piano prima di toccare terra. Muore sul colpo. Non lascia alcun biglietto d’addio, solo una ricevuta dell’autobus timbrata a St. Louis, 59 centesimi ed un libretto di risparmio della Illinois National Bank di $ 1.800. Le cause del suo suicidio non verranno mai appurate.

 

Il 12 ottobre 1962 la ventisettenne Pauline Otton tenta il suicidio dopo un furioso litigio con l’ex marito, Dewey. Si getta dal nono piano, atterrando sull’ignaro passante George Gianinni. Entrambi muoiono sul colpo, sfracellati sul marciapiede antistante l’albergo.

 

Il 4 giugno 1964 viene ritrovata morta nella propria stanza l’operatrice telefonica in pensione Goldie Osgood, detta Pigeon Lady (la signora dei piccioni), conosciuta e benvoluta da tutti per la sua abitudine di portare da mangiare agli uccelli di Pershing Square. La donna è stata violentata, accoltellata e strangolata, ed il suo assassino ha lasciato la camera d’albergo sottosopra, forse alla ricerca di qualcosa di valore. Di fianco al corpo senza vita, il cappello dei Dodgers (la squadra di baseball di Los Angeles) che era solita indossare ed un sacchetto colmo di mangime per volatili. Poche ore dopo, gli agenti fermano proprio in Pershing Square un uomo con i vestiti grondanti di sangue, Jacques B. Ehlinger; sebbene a prima vista sembri proprio il killer dell’anziana signora, non si riescono a trovare prove a suo carico, e viene rilasciata. La polizia non riuscirà a trovare un colpevole a questo efferato quanto insensato delitto.

Eravamo tutti suoi amici, qui nella piazza. Stavo in piedi qui questa mattina, pensando a quello che era successo, quando qualcuno ha suggerito di posare dei fiori. Nessuno ha molti soldi da queste parti, ma all’improvviso tutti hanno cominciato a darmi quello che potevano. Volevamo solo che lei sapesse che non la dimenticheremo. – Jean Rosenstein, amica di Goldie Osgood, intervistata il giorno dopo l’omicidio

Nel biennio 1984/85 l’albergo ospita all’ultimo piano Ricardo “Richard” Ramirez, detto Night Stalker (il cacciatore della notte). Nella sua stanza da $ 14 a notte mutila, stupra e tortura 14 vittime seguendo un rituale satanico ben preciso, gettando nel panico tutta Los Angeles. Viene arrestato il 31 agosto 1985 e condannato alla camera a gas. Muore in prigione nel 2006 prima che la condanna venga eseguita.

Ci vediamo a Disneyland. – Richard Ramirez commenta la sua sentenza

 

Richard Ramirez

Ricardo “Richard” Ramirez. Pittore e serial killer satanico.

 

Nel 1991 il serial killer Johann “Jack” Unterweger, meglio conosciuto come Jack lo scrittore, affitta una stanza per cinque settimane. Durante la sua permanenza al Cecil Hotel uccide tre prostitute, fatte entrare di nascosto dalla scala antincendio con la promessa di essere pagate 30 miseri dollari. Le stupra e strangola con il loro reggiseno, una tecnica che utilizzerà per ognuno dei suoi 11 omicidi tra l’Austria e gli USA. Viene arrestato nel 1992 e condannato dalla legge statunitense all’ergastolo senza possibilità di uscire sulla parola. Si suicida con un elastico il giorno stesso della sentenza, nel 1994. Paradossalmente, Unterweger è ritenuto ufficialmente innocente dalla legge austriaca poiché morto prima del processo d’appello.

 

Jack Unterweger

Johann “Jack” Unterweger. Scrittore, poeta, assassino.

 

Il 19 febbraio del 2013 numerosi inquilini dell’albergo lamentano che l’acqua che zampilla dai rubinetti delle camere abbia un colore ed un sapore strani. Il Cecil Hotel, come molte strutture dello stesso tipo, è servito da un circuito di acqua potabile interno, per evitare di creare disagio in caso di interruzione della fornitura idrica urbana e per risparmiare sui costi. I tubi terminano tutti in un grande serbatoio sul tetto dell’edificio, che viene prontamente controllato da un tecnico della manutenzione. Qui viene ritrovato a galleggiare il corpo gonfiato dalla decomposizione della ventiduenne Elisa Lam, studentessa canadese scomparsa pochi giorni prima, il 31 gennaio. La giovane viene dichiarata morta a seguito di annegamento casuale: secondo la polizia sarebbe salita sul tetto dello stabile ed avrebbe aperto il coperchio del serbatoio, scivolandoci dentro accidentalmente. Sebbene il comportamento di Elisa sembri legato all’abuso di alcool o droghe, la ragazza era totalmente sobria e lucida. O meglio, relativamente lucida, poiché Elisa soffriva di un disturbo da personalità multipla, che forse l’ha portata a credere di essere in un altro luogo mentre in realtà si chiudeva nel suo sarcofago liquido. Sulla sua morte ci sono ancora molti dubbi, a cominciare dal modo in cui sia riuscita a salire in una zona inaccessibile dell’albergo protetta dal sistema d’allarme senza farlo scattare. Come ha fatto poi ad aprire il coperchio del serbatoio richiudendoselo alle spalle sarà un mistero di cui forse non avremo mai la soluzione. I suoi ultimi minuti di vita sono stati catturati da una telecamera dell’ascensore dell’hotel, e mostrano una ragazza in preda alla follia.

 

 

Ad aggiungere tristezza ad un evento già così tragico, il 13 febbraio la sorella Sarah, fotografa e make-up artist affermata, pubblica un messaggio online alla ricerca di qualcuno che possa aiutarla a trovare Elisa. Purtroppo, le uniche risposte che otterrà saranno di meste condoglianze. A seguito di questo incidente il Cecil Hotel è stato ribattezzato col nome attuale, Stay on Main.

 

 

Nel 2014 l’albergo è nuovamente balzato agli onori delle cronache per la foto di un presunto fantasma che si affaccia da una delle finestre a scrutare i passanti. Nonostante gli innumerevoli servizi di telegiornali nazionali e non che hanno dato grande eco alla notizia, francamente io non vedo nulla di strano – ancor meno paranormale – nell’immagine. A voi l’ardua sentenza.

 

Fantasma del Cecil Hotel

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
Di più

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: