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Tre storie di fantasmi

  • Tre storie di fantasmi
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  • Oggi voglio raccontarvi tre brevi storie di fantasmi, tratte dalla ricerca pubblicata sul Journal of the American Society for Psychical Research nel 1944 dallo studioso del paranormale Edmond Gibson, e degli spettri senza pace che ne sono protagonisti.

     

    Il fantasma del capitano Towns

    Londra, Regno Unito, maggio 1873. Si respira un’aria carica di mestizia in casa del capitano Towns, deceduto da poco più di sei settimane dall’altro capo del mondo, a Sidney, in Australia, lontano dai suoi affetti e dalle persone a lui care. La sua famiglia non è particolarmente ricca, ma può fare affidamento su un discreto gruzzolo che le permette di avere una bella dimora spaziosa e qualche membro della servitù.

    La figlia di mezz’età del marinaio sta facendo fare il giro delle stanze ad un’ospite appena giunta, quando entrambe restano pietrificate nello scorgere nella superficie lucida di un armadio l’inconfondibile sagoma del defunto capitano.

    Era un’immagine a mezzo busto: la testa, le spalle e le braccia appena accennate; assomigliava in tutto e per tutto ad un comunissimo ritratto da medaglione, però a grandezza naturale. Il volto appariva pallido ed esangue… e indossava una giacca grigia di flanella che era solito usare in casa. Stupite ed un po’ allarmate, le donne pensarono lì per lì che nella stanza fosse stato appeso un ritratto del capitano, ma in realtà sulla parete di fronte non v’era quadro alcuno. – Dichiarazione del marito della figlia di Towns

    Immediatamente si precipita nella stanza un’altra figlia del capitano che, credendo di essere vittima di un’allucinazione, chiama in aiuto una cameriera, ma anche quest’ultima non può che ammettere che sull’anta di quell’armadio è nitida la figura dell’uomo di mare. E lo stesso non possono che affermare altri tre domestici, ed infine la vedova dell’uomo.

    Non appena vide l’apparizione, le andò incontro con le braccia tese, come per toccarla, ma quando passò le mani sul pannello dell’armadio la figura gradualmente svanì, e non riapparve mai più. – Dichiarazione del marito della figlia di Towns

    Il fantasma di Towns non lascia, a differenza di molte altre apparizioni nei più disparati tempi e luoghi, alcun messaggio alla propria famiglia. Forse a muovere la figura spettrale è stato il desiderio di poter vedere per l’ultima volta le persone a lei care, a cui non aveva potuto dire addio.

     

    Il patto della morte

    Il patto della morte è un particolare tipo di promessa: ogni persona contraente, giunto il trapasso, tenterà in tutti i modi di mettersi in contatto con gli altri, così da dimostrare che esiste una vita dopo la morte.

    Uno dei casi più importanti di questo genere è quello accorso in Inghilterra nel 1940. Un giovane si sveglia di soprassalto una domenica mattina, turbato nel sonno da una strana sensazione. Di fronte a lui, ai piedi del letto, lo fissa una strana figura eterea: senza dubbio uno spettro, ma il ragazzo non ne ha paura, anzi, il volto dell’apparizione è serafico ed amichevole.

    Ad un tratto l’uomo venne dritto verso di me. Se fosse stata una creatura in carne ed ossa avrebbe dovuto, per farlo, scavalcare la sponda del letto. Si accostò invece a me come se il letto non esistesse, e senza rivolgermi alcuna parola mi passò di fianco, sulla destra, attraversò letteralmente la parete e svanì nel nulla. – Dichiarazione del giovane

    Il ragazzo è ancora confuso da ciò che ha appena visto, quando una seconda apparizione si palesa.

    Un nuova figura si materializza dinnanzi al letto, ma questa volta è un viso conosciuto: si tratta del suo migliore amico, morto sei settimane prima, e con cui molti anni addietro ha stretto un patto di morte. Dopo aver sorriso, il fantasma si dissolve nel nulla, avendo oramai mantenuto fede alla parola data. L’unica cosa che ancora non è chiara di tutta la vicenda è la prima manifestazione. Forse si tratta di uno spirito guida per il giovane defunto.

     

    La promessa infranta

    Siamo nel giugno del 1851, al capezzale del morente John Harford. Poco prima di esalare l’ultimo respiro, l’uomo chiama a sé l’amico di una vita, C. Happerfield, strappandogli la promessa solenne di prendersi cura della moglie.

    Fedele alla parola data, Happerfield sistema a proprie spese la signora Harford in un piccolo cottage, e si fa carico delle sue necessità. Passano mesi sereni, quando uno dei nipoti della donna chiede di poterla accogliere in casa propria. Happerfield ovviamente ne è contento, chi più di un parente stretto può prendersi cura di lei, e così organizza il trasloco, felice di aver adempiuto ai suoi compiti. Passa così qualche settimana.

    In una notte insonne, dettata da alcune questioni di lavoro, Happerfield avverte una strana presenza nella stanza da letto. Di fronte a lui l’amico Harford, col volto deviato da un’espressione innaturalmente preoccupata. Il fantasma, con voce agitata ma chiara, apostrofa così l’uomo:

    Amico Happerfield, vengo da te perché non hai prestato fede alla parola data di prenderti cura di mia moglie. So con certezza che in questo momento è attanagliata dalle preoccupazioni e vive una condizione di bisogno.

    Happerfield è un uomo pragmatico, e per nulla spaventato dal fantasma dell’amico, si dichiara sinceramente stupito di una simile affermazione da parte sua: dopotutto, per quanto ne sa, la donna è stata affidata alle cure amorevoli del nipote. Ad ogni modo, lo giura, indagherà sull’accaduto. Lo spettro, compiaciuto, si dilegua nell’ombra.

    Il mattino successivo Happerfield, non potendo verificare di persona le accuse dell’amico defunto, scrive una lettera al nipote che ha preso con sé la signora Harford, per chiedere se dalla loro ultima visita sia accaduto qualcosa che ne possa turbare la serenità. Il giovane risponde prontamente, ammettendo di aver perso da poco il posto di insegnante e di trovarsi in difficoltà economiche. Happerfield gli invia così del denaro, e la donna passa di nuovo sotto la sua protezione, consentendo inoltre al ragazzo di rimettersi in sesto. Secondo ogni previsione, senza l’intervento provvidenziale di Happerfield, la donna avrebbe certamente fatto una fine miserevole. La signora Harford vivrà così la sua vita serena ed in salute, aiutata da Happerfield, fino alla fine dei suoi giorni. Lo spettro, dal canto suo, non si paleserà mai più.

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    I proiettili fantasma di Big Bear City

  • I proiettili fantasma di Big Bear City
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  • È il 10 novembre 1962, quando il ricercatore psichico Raymond Bayless sfoglia interessato il Los Angeles Times. Tra i tanti articoli di cronaca, uno più di tutti suscita la sua curiosità: il trafiletto racconta dell’odissea della famiglia Lowe, barricata per oltre quattro mesi in una casa di Big Bear City (California, USA), prima di fuggire via in preda al panico, vittima di una vera e propria pioggia di sassi e pietre. Lanciate da un poltergeist.

     

     

    Il termine poltergeist deriva dal tedesco e significa spirito rumoroso. Esso si manifesterebbe sostanzialmente con il movimento improvviso e violento di oggetti di varia natura: quadri che cadono, mobili che si spostano, elettrodomestici che si accendono e si spengono. Gli episodi di poltergeist, secondo i sostenitori di tale teoria, tendono inoltre ad essere accompagnati da altre manifestazioni soprannaturali come l’autocombustione, la levitazione di persone, comparsa di pozze d’acqua e di scritte sui muri fino alla produzione di voci. I primi resoconti sui poltergeist risalgono all’antica Roma, e se ne fa menzione in documenti del Medioevo in Germania, Galles e Cina. Solitamente i poltergeist sembrano nutrire un odio smisurato verso un singolo soggetto di una famiglia, e non sono infrequenti casi di manifestazioni di questo tipo in cui la vittima viene quasi uccisa.

    Una delle manifestazioni tipiche dei poltergeist, oltre a quelle già citate, è il lancio di pietre, con casi documentati che risalgono a ben prima del Medioevo. Nell’858, ad esempio, la cittadina di Bingen sul Reno (Germania) diventa teatro di un diluvio di sassi lanciati da chissà dove; nel 1903 un olandese risiedente a Sumatra (Indonesia) viene svegliato nel bel mezzo della notte da una pioggia di sassi che sfonda il soffitto della sua camera da letto; nel 1592 massi pesanti oltre 10 chili cadono copiosi su una fattoria dell’Oxfordshire (Inghilterra); nel 1849 numerosi domestici di una casa di Saint-Quentin (Francia) restano terrorizzati di fronte ai vetri delle finestre bucati da invisibili proiettili (il fenomeno, in questo caso, scompare tempo dopo, a seguito del licenziamento di uno dei domestici).

    Le pietre che colpiscono la famiglia Lowe, incredibilmente, sembrano leggere come piume: tutti i membri, anche se a prima vista colpiti duramente, non presentano in nessun caso lesioni gravi. Il che è impossibile, perché si tratta degli stessi sassi che sfondano le finestre della casa e frantumano i mobili. Inoltre molti cadono con angolazioni improbabili, come se si trattasse realmente di pioggia, e sono caldi al tatto.

    [Quelle accorse alla famiglia Lowe] sono caratteristiche tipiche dei fenomeni di poltergeist. – Raymond Bayless

    Le teorie passano di bocca in bocca, al punto da scomodare piogge di meteoriti e venti impetuosi, tutto pur di non accettare l’idea che qualcuno – o qualcosa – si sia impossessato della casa dei Lowe. Lo sceriffo di San Bernardino, che segue il caso, lo archivierà come insoluto, con grande disappunto di Bayless.

    Da dove vengono codesti proiettili che per il peso e la distanza da cui vengono lanciati non sono certo di mano mortale? – Rapporto della gendarmeria francese su un evento di pietre volanti contro la casa di un carbonaio parigino, 1846

     

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