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La controversa storia di Baden-Powell, fondatore dello scoutismo

Robert Baden Powell

Ripercorriamo la storia di Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, e scopriamo come ha cambiato il mondo tra luci ed ombre che vanno dall’amore per la natura all’accusa di pedofilia.

 

La giovinezza

Il Primo Barone di Gilwell Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden-Powell nacque a Paddington (Londra, Inghilterra) il 22 febbraio 1857, sesto di otto figli del reverendo Baden-Powell, professore di geometria di Oxford, e di Henrietta Grace Smyth, figlia dell’ammiraglio britannico William Henry Smyth. Alla tenera età di tre anni, Robert perse il padre, ed all’età di 12 anni, sua madre cambiò il cognome di famiglia in Baden-Powell. Dopo aver frequentato la Rose Hill School, a Tunbridge Wells, fu ammesso alla scuola Charterhouse, grazie ad una borsa di studio.

Purtroppo per la madre, che sperava per il figlio un futuro brillante, B.-P. non fu mai uno studente eccezionale, che compensava tuttavia i suoi non brillanti voti con altre qualità. Ben presto si fece un nome come portiere della squadra della città, e le sue capacità d’attore erano rinomate in tutto l’istituto. Capitava sovente che infiammasse gli animi dei compagni durante le proprie interpretazioni. Ma non fu il teatro l’unica arte alla portata di Robert; ebbe un vivo interesse per la musica (suonava infatti il pianoforte ed il violino) e divenne anche un bravo disegnatore, abilità che gli permise di illustrare da sé le sue future opere.

 

La carriera militare

A 19 anni, ormai diplomato, tentò la carriera universitaria con scarsi risultati: non riuscì infatti a superare gli esami d’ammissione. Riuscì comunque a vincere un concorso nell’esercito e ne entrò a far parte col grado di sottotenente di cavalleria. Su settecento candidati si piazzò infatti miracolosamente secondo in fanteria e quarto in cavalleria. Nel 1876 B.-P. si unì al tredicesimo contingente Hussars in India, prima importante esperienza di vita sul campo. Durante la sua prima missione, della durata di otto anni, conobbe il suo grande amico e romanziere Rudyard Kipling (autore de Il libro della giungla).

Capitano a soli 26 anni, riuscì nella conquista del più prestigioso trofeo indiano: il Pig Sticking (o caccia del cinghiale a cavallo). Sebbene non sembri di per sé un avvenimento tale da destare così tanta attenzione, basti pensare che il cinghiale selvatico è “il solo animale che osi bere alla stessa pozza d’acqua della tigre”.

Le giornate indiane, comunque, passavano generalmente pigre e vuote di emozioni. Così Robert organizzò fra i suoi uomini un gruppo di scout (lo scout, nell’esercito, è solitamente il soldato di fanteria mandato in avanscoperta, cioè l’esploratore), insegnando loro a seguire le tracce, ad osservare e ad interpretare gli indizi lasciati sul terreno, ad occultarsi e ad affrontare la dura vita nelle foreste. La sua iniziativa ottenne un così grande successo che lo Stato Maggiore creò un apposito distintivo per gli scout: un giglio (sulle bussole antiche simboleggiava il Nord).

B.-P. si dimostrò essere un soldato ligio al dovere, e topografo ed esploratore di rara abilità. Spedito nel 1878 in Afghanistan, fece ritorno due anni dopo in India, a seguito della fallimentare campagna inglese nel paese mediorientale. Di stanza in Africa tra il 1887 ed il 1888, si dimostrò un abile soldato soprattutto nella vittoriosa campagna ad Ashanti, tanto che venne promosso al suo ritorno in India comandante del quinto reggimento dei Dragoni.

La realtà africana, ed in particolare quella Zulu, furono fonte di grande ispirazione; con loro ebbe l’opportunità di perfezionare le proprie tecniche di esplorazione e sopravvivenza, un bagaglio di conoscenze che lo rese sempre più famoso e rispettato fra i suoi superiori. Anche tra gli indigeni godeva di ottima fama, tanto da essere conosciuto come M’Hala Panzi (l’uomo che si sdraia per uccidere, fondamentalmente un cecchino), per la sua spiccata abilità di tiratore scelto ed Impeesa (il lupo che non dorme mai). Le sue capacità arrivarono alle orecchie dei suoi superiori e presto venne trasferito ai servizi segreti britannici. Viaggiò spesso travestito da collezionista di farfalle, nascondendo documenti militari fra i suoi disegni, spostandosi in Germania, Russia ed altre zone delicate. Il suo primo libro, di qualche tempo dopo, si intitolava Aids to Scouting“(suggerimenti per l’esplorazione), una sorta di vademecum per le reclute in ambito esplorativo.

 

Mafeking

Mafeking (oggi Mmabatho, Repubblica Sudafricana), era una cittadina di coloni inglesi nel remoto confine nord orientale fra l’inglese Colonia del Capo e la repubblica boera del Transvaal (a tutt’oggi non più esistente). Il 13 ottobre 1899 fu presa d’assedio dalle forze boere, imponendo all’esercito inglese l’invio di dieci ufficiali in missione speciale. Tra questi vi era Robert.

La sua missione, appoggiato dal suo vice lord Edward Cecil (figlio del primo ministro lord Salisbury), era quella di dar vita a una “messa in scena dimostrativa”, al fine di ridurre il presidente del Transvaal, Paul Kruger, a più miti consigli. Si trattava, perlopiù, del reclutamento di “fannulloni” (a detta dello stesso B.-P.) in reparti locali, più o meno di un migliaio di unità, di base a Mafeking. In caso di guerra, l’ordine era di “dare l’idea” di puntare su Pretoria (sarebbe più corretto chiamarla Tshwane, ed è la capitale amministrativa del Sudafrica). L’esercito inglese puntava sulla possibilità del nemico di ritirarsi di fronte a questa armata, piuttosto che di utilizzarla sul serio sul campo di battaglia.

La missione era chiaramente assurda ed impossibile. B.-P. divenne una “calamita”: tenere Mafeking per attirarvi contro il maggior numero di forze boere possibili, distraendole da un’invasione della colonia del Capo, possibilità questa che terrorizzava non poco l’alto commissario imperiale inglese Alfred Milner.

Nonostante la palese assurdità del piano, sembrava proprio che questo stesse funzionando: per i primi mesi, infatti, l’assedio era nelle mani di Robert, anche se più per l’inerzia del comandante boero, il generale Piet Cronje, più adatto alla guerra di movimento (in cui diede filo da torcere agli inglesi) che all’abilità dei fannulloni, cui si aggiungevano gli irregolari provenienti dal Protectorate Regiment. In totale le forze a disposizione di B.-P. contavano di 470 soldati del Protectorate Regiment, 400 membri della Guardia Cittadina, 400 civili abili nelle armi da fuoco, 100 membri del corpo di Polizia del Capo, 90 della Polizia del Sudafrica e 70 fucilieri del Bechuanaland.

Andava meglio sul fronte dell’artiglieria: Mafeking poteva vantare due pezzi da 7 libbre ad avancarica, il Wolf (un pezzo di artiglieria di fortuna così battezzato in onore di B.-P. ed in grado di lanciare un palla da 18 libbre a oltre 3,5 Km di distanza), il Lord Nelson, pezzo navale del 1770, in ottone, rispolverato da una fattoria (dove serviva come cardine) dal maggiore Godley.

Le truppe boere non furono mai lo stesso numero, ma variarono nel tempo; il picco fu di 10.000 unità al comando di Cronje, ma molte abbandonarono l’assedio. L’artiglieria era costituita da nove pezzi da campagna e da un cannone Creusot da 94 libbre.

Dopo i primi giorni d’assedio i Boeri recisero i cavi telegrafici, lasciando Mafeking a sé stessa. Per ovviare a questo serio problema B.-P. addestrò dei ragazzi del luogo alle tecniche di esplorazione, usandoli come messaggeri con l’esterno. Venivano create, dal suo vice, il maggiore Edward Cecil, squadriglie di cinque o sei ragazzi, capitanate da un capo deciso da loro stessi. La posta, sia militare che privata, non venne mai meno. La difesa della cittadina consisteva in “azioni di fantasia”: B.-P. ordinò alle sentinelle (esterne alle mura) di scavare delle inesistenti buche. I Boeri, che seguivano la scena da distanza, credevano che le sentinelle alzassero dei reticolati, piantassero mine o filo spinato (impossibili da vedere da lungo raggio, anche col binocolo), facendo sembrare Mafeking molto più difesa di quanto in realtà fosse. Assumendo poi tra ottobre e novembre alcune mosse di controffensiva, la guarnigione inglese sembrava molto più agguerrita degli assedianti (si trattava anche qui di un bluff di B.-P. per far credere ai Boeri di combattere contro un avversario preparato e risoluto).

Le perdite però erano davvero molte (in relazione alle unità disponibili) ed ammontavano a 163 tra feriti, morti e dispersi. La situazione prese una nuova piega quando al comando dei Boeri passò il generale Snyman, orfano della maggior parte dei suoi uomini, decisi a seguire il suo predecessore il generale Cronje a sud per respingere l’avanzata del ben più numeroso contingente inglese di lord Methuen. Snyman rimase quindi a tenere l’assedio con circa 1.500 uomini. Seguì una guerra di nervi, costituita più da piccoli tafferugli che da veri e propri scontri. Nel frattempo, venne eletto il nuovo comandante in capo delle forze boere, il generale Louis Botha. Resosi questi conto dell’oziosità del generale Snyman, razionalizzò le forze assedianti e pianificò una possibile conquista della città.

Il generale Botha era decisamente un osso più duro del suo predecessore, era a conoscenza degli scritti di B.-P. sullo tecniche scouting ed era determinato a batterle. L’assedio prese una brutta piega per Mafeking e B.-P. si vide costretto, suo malgrado, ad utilizzare i ragazzi non più solo come messaggeri, ma anche come barellieri, supporto alle armi e portaordini. In merito all’insicurezza che inizialmente i ragazzi dimostravano per compiti così ardui, B.-P. disse loro:

Ogni uomo sbaglia. Un uomo che non ha mai sbagliato non ha mai fatto nulla nella vita. – B.-P.

Tra le 212 vittime della guarnigione inglese, nessun ragazzo fu ferito. 38 di loro ricevettero un’onorificenza. Nella notte tra l’11 e il 12 maggio il migliore dei comandanti di Snyman, Sarel Eloff, mise in atto un audace piano per penetrare nella città attraverso il quartiere indigeno. Il tempo stringeva, poiché il comando supremo britannico aveva già inviato una colonna di cavalleria forte di 2.000 uomini al comando del colonnello Mahon. Il piano fallì, e Mafeking venne liberata dalle truppe inglesi il 16 maggio 1900.

Dopo la liberazione B.-P. venne nominato maggior generale ed eletto eroe nazionale, a soli 43 anni. La Gran Bretagna aveva tenuto il fiato sospeso per tutti i 217 giorni del conflitto, e quando finalmente giunse la notizia “Mafeking è stata liberata”, molte furono le manifestazioni di piazza. Nel dizionario inglese il verbo “to maffick” (celebrare con stravaganti manifestazioni pubbliche) e la parola “maffication” (celebrazione esagitata) vennero creati proprio in quell’occasione, e derivano, palesemente, da Mafeking. Dopo aver organizzato un servizio di polizia nazionale in Sudafrica ritornò in Inghilterra nel 1903, assumendo l’incarico di Ispettore Generale della Cavalleria per la Gran Bretagna e l’Irlanda. Quando era ormai al culmine della sua carriera militare venne inviato a studiare l’organizzazione delle truppe territoriali di riserva. Era il 1907.

 

Scouting For Boys

 

Brownsea

Tornato in patria, B.-P. fu non poco sorpreso della grande diffusione che “Aids to scouting” aveva avuto tra i giovani inglesi. Sebbene pensato come manuale d’addestramento, il libro era stato adottato sia da insegnanti che da diverse associazioni educative, come le Boys’ Brigades, fondate il 4 ottobre 1883 Glasgow, Scozia. Attirato dalle proposte del loro ideatore, lo scozzese Sir William Alexander Smith, B.-P. accettò gli incarichi in questa organizzazione cristiana.

Iniziato a questa nuova esperienza, Robert decise di riscrivere una nuova versione del suo manuale, adatta ad un pubblico più giovane e di impronta meno militare, e per verificare l’efficacia del suo nuovo metodo deciso di organizzare un campo scout con ragazzi di diversi ceti sociali, tra i 12 ed i 16 anni. Accompagnato dal fedele amico, il maggiore Kenneth McLaren, Robert scelse come meta l’isoletta di Brownsea, nella baia di Poole (nel Dorset, Inghilterra).

Brownsea Island copre circa 560 acri di bosco con 2 laghi. Il suo proprietario, Charles van Raalte fu felice di offrire l’uso del luogo. L’isola era perfetta dal punto di vista tecnico, in quanto era isolata dal centro della città, dalla stampa ed era facilmente raggiungibile attraverso un breve viaggio in traghetto dalla vicina città di Poole, rendendo gli aspetti logistici semplici da assolvere. I ragazzi partecipanti erano venti, dieci provenienti dalle scuole pubbliche di Eton e Harrow (perlopiù si trattava dei figli degli amici di B.-P.), sette provenivano dalle Boys’ Brigades della città di Bournemouth (150 km da Londra) e tre dalla città di Poole. Negli ultimi giorni si aggiunse il ventunesimo ragazzo (indisposto nei primi giorni di attività).

Oltre al maggiore McLaren, B.-P. era affiancato da un altro aiuto: il nipotino Donald Baden-Powell che, per i suoi soli 9 anni, non poté essere incluso in una pattuglia. Il campo si svolse dal 31 luglio al 9 agosto 1907, e la quota di partecipazione era decisa in base alla realtà di provenienza: una sterlina per i ragazzi delle scuole pubbliche, e diciassette sterline e cinquanta centesimi per gli altri. I ragazzi erano divisi in 4 pattuglie: Lupi, Tori, Corvi, Chiurli.

Gli adulti presenti furono in tutto sette: Baden-Powell, McLaren, tre cambusieri, un altro aiuto capo e l’ultimo giorno si affiancò allo staff un istruttore di Primo Soccorso. La maggior parte del materiale logistico, come le sei tende canadesi, fu preso in prestito dall’esercito. L’uniforme del campo consisteva in una camicia di color kaki (derivazione di quella militare) con il distintivo del giglio con pantaloncini e calzettoni blu. Ciascuno portava un nodo colorato nel loro foulard con i colori della propria pattuglia: verde per i Tori, blu per i Lupi, giallo per i Chiurli e rosso per i Corvi. Il capo pattuglia utilizzava un bastone con la bandierina dipinta con il disegno del proprio animale (l’alpenstock).

Superate delle prove di nodi, tracce, e sulla bandiera nazionale, essi ottenevano un altro distintivo con le parole Be Prepared (in Italia sovente tradotto nel latino Estote Parati), da attaccare sotto il giglio, sulla parte sinistra della camicia. Il campo iniziò con il suono del corno di kudu (detta anche cudù, un’antilope africana) che B.-P. aveva preso nella campagna di Metabele. Lo stesso corno, per dovere di cronaca, aprì il terzo World Jamboree (svoltosi ad Arrowe Park, in Inghilterra), nel 1929.

 

Nascono le guide

Forte dell’esperienza di Brownsea, B.-P. decise di presentare la sua opera più famosa: Scouting for boys (scoutismo per ragazzi). Dalla sua pubblicazione, nel marzo 1908, vennero fondate un numero inimmaginabile di associazioni che volevano legarsi al movimento scout.

Lo scoutismo aveva conquistato il mondo.

Durante una competizione fra tutti gli scout, tenutasi a Crystal Palace (Londra, Inghilterra) nel settembre 1909, B.-P. venne a conoscenza delle prime Girl Scouts. Piuttosto che accogliere le ragazze nell’associazione dei Boy Scouts, preferì fondare nel 1910 il movimento parallelo del Guidismo, sotto il coordinamento di Agnes, la sorella maggiore. Vi ricordo che eravamo in piena epoca coloniale, forte di un sessismo ostentato e di un patriottismo particolarmente ispirato. Quando ne assunse la carica, Agnes aveva 50 anni e si impegnò molto nell’adattare Scouting for boys anche per le sue guide. Nacquero così i libri Handbook of the girl guides (manuale delle guide) e How girls can help to build up the Empire (come le ragazze possono aiutare il progresso dell’Impero). Nel 1917 rassegnò le proprie dimissioni in favore della principessa Maria Windsor, fervente sostenitrice del movimento scoutistico in rosa. Agnes rimase vice presidente del movimento mondiale delle guide fino alla sua morte, avvenuta il 2 giugno 1945.

Nonostante le numerosi voci che volevano B.-P. ambire al grado di Maresciallo, Edoardo VII gli suggerì di ritirarsi dall’esercito per promuovere il movimento scout nel Regno Unito e nel mondo intero. Era il 1910.

 

Olave

Nel gennaio 1912, durante uno dei suoi viaggi di promozione dello scoutismo sul transatlantico Arcadia in rotta per New York, B.-P. incontrò Olave Soames St Clair. Robert aveva 55 anni, Olave 23, ma erano curiosamente nati lo stesso giorno: il 22 febbraio. In realtà i due si erano già incontrati in precedenza, come ricordava B.-P. stesso: due anni prima, Olave passò davanti alla caserma di Knightsbridge, a Londra, “accompagnata da un cane spagnolo bianco e bruno”. Sicuramente quella ragazza gli era rimasta impressa nella memoria…

Nel settembre del 1912 si fidazarono ufficialmente, e si sposarono in gran segreto il 30 ottobre. Tutti gli scout del mondo donarono un penny per il regalo di nozze, che sarebbe poi stato un’auto. Baden-Powell ebbe tre figli, un maschio e due femmine, che ricevettero il titolo di Honourable (onorevole): Peter nacque nel 1913, Heather nel 1915, e Betty nel 1917. Olave divenne Commissaria di Contea delle Guide nel 1916, Capo Guida nel 1918 e fu eletta Capo Guida del Mondo nel 1930. Nello stesso anno ricevette il titolo di Gran Dama dell’Impero Britannico da Giorgio V. Suo padre le comprò anche la residenza di Pax Hill, nell’Hampshire (Inghilterra). Nel 1932 ricevette il titolo di Dama di Gran Croce dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico.

 

Dopo la prima guerra mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale, nel 1914, B.-P. si mise a disposizione dell’esercito. Non fu però reintegrato, ed in proposito lord Kitchener commentò: “Posso trovare facilmente numerosi generali di divisione altrettanto competenti, ma non troverei nessuno che possa continuare il suo inestimabile lavoro nei Boy Scouts.”

Girava voce che B.-P. fosse in realtà tornato attivo alla sua vecchia occupazione di spionaggio, e gli organi dell’intelligence operarono affinché questa notizia (veritiera o meno che fosse) si diffondesse. Nel 1920, tredici anni dopo Brownsea, si tenne all’Olympia Palace di Londra, il primo Jamboree (da una lingua africana: celebrazione festosa e non, come spesso viene riportato da alcuni scout in Italia, marmellata – o incontro – di popoli). Nella cerimonia di chiusura, gli 8.000 scout intervenuti (tra cui il contingente italiano guidato da Mario di Carpegna e Mario Mazza) acclamarono B.-P. Capo Scout del Mondo.

Nel 1922 Robert venne nominato baronetto, ottenendo il titolo di Sir. In occasione del terzo Jamboree del 1929 ricevette in regalo un’auto nuova (comprata ancora una volta con le offerte degli scout), una Rolls-Royce prontamente ribattezzata Jam-Roll (ovvero la Rolls del Jamboree, ma che si traduce anche scherzosamente come panino alla marmellata), ed una roulotte ribattezzata Eccles Cake (tortino). Nel corso dello stesso Jamboree fu eletto Pari d’Inghilterra, e scelse il titolo di Lord Baden-Powell of Gilwell.

Non avendo, in effetti, possedimenti o tenute, scelse come luogo da indicare nel titolo Gilwell Park, il primo centro internazionale di formazione di capi scout, aperto nel 1919 nella contea dell’Essex (Inghilterra). Nel 1937 gli fu conferita una menzione d’onore e ricevette in totale altre 28 decorazioni da diversi Stati. La sua opera di diffusione dello scoutismo ebbe risultati insperati: nel 1922 c’erano più di un milione di scout in trentadue paesi; nel 1939 gli scout nel mondo superavano i tre milioni.

 

La vecchiaia

Poco dopo il matrimonio, B.-P. cominciò ad accusare numerosi problemi di salute, patendo diverse malattie. Si lamentava di continui mal di testa, che peggiorarono e lo portarono a smettere di dormire con Olave ed a spostarsi in una camera da letto allestita sul suo balcone. Nel 1934 gli fu asportata la prostata e per allontanarsi dalla vita caotica inglese nel 1939 traslocò in una casa che aveva commissionato in Kenia. Nel 1938 l’Accademia di Svezia propose B.-P. ed il movimento scout come destinatari del Premio Nobel per la Pace 1939. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, purtroppo, fece sì che il premio non venisse assegnato quell’anno, e difatti le cerimonie vennero annullate fino al 1944.

Mentre alla radio davano notizie di morte per l’avvento della seconda grande guerra, B.-P. moriva in un letto di Nyeri, in Kenia, all’età di 83 anni, l’8 gennaio 1941. Sulla sua tomba, col Monte Kenia sullo sfondo, tra i glifi degli esploratori e delle guide, vi è un segno di pista formato da un cerchio con un punto al centro, che significa, semplicemente, sono tornato a casa.

Nel 1942 Olave, ormai vedova, decise di rientrare in patria. Sfidando gli U-boot tedeschi, visse in un appartamento in Hampton Court Palace tra il 1943 ed il 1976 (Pax Hill era stata requisita dalle truppe canadesi). Dopo la guerra girò l’Europa intera per far rinascere lo scoutismo. Nel 1961, colpita da un infarto, fu costretta ad una vita sedentaria. Nel 1970 le venne diagnosticato il diabete. Si spense il 19 giugno 1977 a Birtley House, Bramley (Inghilterra). Le sue ceneri furono riportate in Kenia, dove furono poste di fianco a quelle del marito.

 

 

Controversie

Potevo tranquillamente chiudere qui l’articolo, dipingendo Baden-Powell come l’eroe che è, ma non farei giustizia alla sua memoria se non ne raccontassi anche il lato oscuro. B.-P. non è sempre stato un uomo probo, figlio anche dell’epoca in cui ha vissuto, ma l’aver cambiato il mondo in meglio, una buona azione alla volta, è certamente il motivo per cui è doveroso ricordarlo.

 

 

Paternità dello scoutismo

Benché la paternità del movimento scout sia indubbia, le idee alla base potrebbero non essere completamente frutto di B.-P. In molti vedono come precursore dello scoutismo il naturalista statunitense Ernest Thompson Seton, fondatore dei Woodcraft Indians (indiani dei boschi), associazione con ideali molto simili a quelli dello scoutismo. Fatto curioso, anche i Woodcraft Indians erano nati grazie al diffondersi di un libro, Due piccoli selvaggi, pubblicato nel 1902 da Seton.

Questi non dimostrò mai astio nei confronti di B.-P., anzi. I due avviarono una profonda amicizia epistolare (B.-P. era un ammiratore di Seton e del suo libro, da cui quindi potrebbe aver preso spunto) e Seton fondò negli USA i Boy Scouts of America.

 

Omosessualità e pedofilia

Sull’omosessualità di B.P., paventata da numerosi storici, non mi pronuncio, ognuno è libero di vivere l’amore come meglio crede, a prescindere dal proprio genere. Sulla pedofilia, invece, un piccolo appunto è doveroso.

In età vittoriana era normale per gli uomini avere un rapporto particolarmente stretto. Era dovuto principalmente al fatto che i ragazzi, in età puberale e durante l’adolescenza passavano la maggior parte del tempo con consanguinei in convitto o sotto le armi. Si sviluppava quindi una sorta di cameratismo molto profondo, che a volte poteva diventare ambiguo.

Il fatto che B.-P. spingesse la moglie Olave ad agghindarsi in maniera androgina (fasciando stretto il seno o tagliando i capelli corti) non passò di certo inosservato ai più. La sincera amicizia con McLaren, poi, potrebbe essere sfociata anche in una relazione platonica. Quale che sia la verità, il loro rapporto durò fino al secondo matrimonio di McLaren, per cui Baden-Powell espresse enorme disprezzo e che portò al loro allontanamento definitivo.

Il biografo Tim Jeal espone un singolare aneddoto sulla vita di B.-P. a riprova delle sue tendenze pedofile, occorso nel novembre 1919. Mentre era in visita alla Charterhouse Baden-Powell passò un po’ di tempo con un vecchio amico, A.H. Tod, un insegnante e responsabile di camerata con la passione per la fotografia. I suoi soggetti preferiti erano alberi e ragazzi nudi.

Sono stato un po’ con Tod. Ha foto di ragazzi nudi ed alberi. Eccellenti. – Baden-Powell

In una successiva missiva, che preannunciava un suo imminente ritorno, B.-P. si espresse così.

[…] Forse potrò dare un’altra occhiata a quelle tue meravigliose foto. – Baden-Powell

Dubito stesse parlando degli alberi.

Sebbene l’archivio fotografico di Tod era stato pensato, a suo dire, per raccontare la vita degli studenti adolescenti nella scuola pubblica inglese, i soggetti sembravano essere in posa, in maniera innaturale. Tutto il materiale venne comunque distrutto sul finire del 1960. Vi chiedo però di non saltare subito a conclusioni affrettate: leggete questa storia nel contesto in cui si trova, in cui foto del genere non esprimono necessariamente un’attrazione morbosa. È assolutamente lecito pensare che l’interesse per quei nudi, sia di B.-P. che di Tod, fosse niente più che artistico.

Jeal riporta anche che Baden-Powell soleva spesso intrattenersi in conversazione con i suoi ragazzi desnudi.

[…] apprezzava considerevolmente il corpo maschile nudo e denigrava quello femminile. A Gilwell Park, la base scout nella foresta di Epping, si è sempre intrattenuto a guardare nuotare i ragazzi nudi, e qualche volta si sarebbe fermato a chiacchierare con loro appena spogliati. – Tim Jeal

Baden-Powell però non si dimostrò mai attratto carnalmente dai giovani e, anzi, li esortava a non commettere atti impuri: nella bozza di Scouting for boys vi era un disegno con nota allegata che sconsigliava la masturbazione.

 

Crimini di guerra

Durante la campagna contro i Matabele B.-P. venne accusato dal Ministero delle Colonie di aver fatto giustiziare il capo africano Uwini, in aperta violazione ai diritti dei prigionieri. Il fatto venne insabbiato da lord Lansdowne dopo l’ammissione di Baden-Powell, che si difese sostenendo che la morte di Uwini era la naturale conseguenza delle sue azioni. In sostanza, se l’era meritato.

 

Simpatie nazifasciste

Sempre Jeal propone un’altra singolare visione di Baden-Powell, che lo vede aderire alle idee nazifasciste.

Ho passato la giornata a riposo. Ho letto il Mein Kampf. Un libro meraviglioso, con buone idee per l’educazione, la salute, la propaganda, l’organizzazione ecc. Ed ideali che Hitler non mette in pratica. – Baden-Powell in una nota a margine del suo diario, tratto dal libro di Tim Jeal

Alcune toppe degli scout del 1911 riportavano inoltre una svastica. Non è detto però che questo dimostri che B.-P. aderisse al nazismo. Rudyard Kipling era solito decorare le coste dei suoi libri con questo simbolo, che prima di rappresentare il terrore era un semplice segno apotropaico indiano. Gli scout stessi smisero di utilizzarlo con l’avvento dei nazisti nel 1920, quando il movimento venne bandito dalla Germania.

 

Di più

Il mistero dei gioielli della Corona irlandese

Uno dei più grandi misteri del Regno Unito ancora oggi insoluto: ecco a voi la storia del furto dei gioielli della Corona irlandese.

Re Giorgio III del Regno Unito istituisce nel 1783 l’Ordine di San Patrizio, ordine cavalleresco irlandese che si affianca all’Ordine della Giarrettiera inglese e all’Ordine del Cardo scozzese. Al momento dell’investitura di un nuovo regnante, vengono consegnati, tra gli altri, anche i gioielli della Corona irlandese.

Inizialmente i gioielli della Corona non sono molto differenti da quelli indossati di rito da un cavaliere. Nel 1831 Guglielmo IV decide di ristrutturare le fondamenta stesse dell’ordine, e sostituisce i gioielli con altri ben più opulenti: 394 pietre preziose vengono recuperate dalla Corona della Regina Carlotta e dalla stella del Molto Onorevole Ordine del Bagno.

Una spilla di diamante del Grande Maestro dell’Ordine di San Patrizio incastonata nell’argento, contenente un trifoglio in smeraldo su una croce di rubino circondata da un cerchio blu riportante la scritta “Quis Separabit MDCCLXXXIII.” in diamanti rosa circondati da una corona di trifogli di smeraldo, il tutto racchiuso in un cerchio di pietra brasiliana della massima purezza, sormontato da un’arpa coronata in diamanti e pietre brasiliane. Dimensioni totali dell’ovale 3 pollici per 2 3⁄8 [circa 7,5 cm per 5,5], altezza 5 5⁄8 pollici [circa 13 cm]. Valore £ 16.000 [circa € 1.700.000 nel 2017]. – Descrizione originale dei gioielli della Corona irlandese

I gioielli vengono spostati nel 1903 per ragioni di sicurezza nel nuovissimo caveau del Castello di Dublino nella Torre Bedford. Per aprirne il portone blindato sono necessarie sette chiavi affidate al Re d’armi, che ha il proprio ufficio proprio di fronte l’installazione. Inoltre il Re d’armi non può aprire da solo il vault, perché alcune delle chiavi sono in possesso sempre di suoi sottoposti.

Insomma, i gioielli della Corona irlandese non potrebbero essere più al sicuro di così.

Ma anche no.

 

Il furto

Il 28 giugno del 1907, mentre sono sotto la custodia di sir Arthur Vicars, le chiavi svaniscono letteralmente nel nulla. Vicars, parlando sinceramente, è un vecchio ubriacone, ed una volta è stato ritrovato bello che sbronzo con al collo i gioielli. Forse li ha presi da solo, forse gli hanno fatto uno scherzo, o forse ancora si è trattato del primo timido tentativo di furto, una sorta di prova generale insomma.

Il 3 luglio 1907 una donna delle pulizie, Mrs. Farrell, rimane un po’ basita nel trovare il portone principale della torre aperto. Chissà, forse si saranno dimenticati di chiudere, pensa la donna, e non da’ più di tanto peso al curioso incidente.

Il 6 luglio sempre Mrs. Farrell trova l’anta del vault socchiusa, evidentemente lasciata aperta durante la notte. In mattinata giunge un portiere del castello, Stivey, e trova Vicars e suo nipote Pierce Mahoney (uno dei custodi delle chiavi) che esaminano beatamente la collana nello studio del Re d’armi. Per nulla turbato Vicars ordina al custode di rimettere a posto i gioielli, e gli affida una delle chiavi per chiudere la cassaforte. Pochi minuti dopo, Stivey torna paonazzo in volto.

Il resto dei gioielli è sparito nel nulla.

 

 

Le indagini

A far luce sul mistero – che poi tanto misterioso non sembra – interviene la Polizia Metropolitana di Dublino, affiancata nelle indagini dall’ispettore capo John Kane di Scotland Yard. Nel giro di un mese si arriva ad un sospetto, ma il dossier viene prontamente secretato. Nel frattempo Vicars si dichiara estraneo al furto, rifiutandosi finanche di dimettersi dalla sua posizione, e messo alle strette getta le accuse sul suo secondo in comando, Francis Shackleton, famoso del celeberrimo esploratore Ernest Henry Shackleton, di cui un giorno certamente vi parlerò.

Le indagini si arenano e si concludono, qualche mese dopo, con un nulla di fatto.

 

Teorie

La testa coronata

La teoria accreditata in larga parte dai dietrologi è quella secondo cui a perpetrare il delitto sia stato un membro dell’alta società irlandese. Questo spiegherebbe la censura del rapporto ufficiale, cestinato per evitare uno scandalo a corte. I gioielli sarebbero ancora a palazzo, nascosti in chissà quale anfratto, pronti ad essere riportati al mondo appena si troverà una spiegazione plausibile per farlo.

Il capitano

Secondo alcuni i responsabili sono il capitano delle guardie Richard Gorges con la complicità di Shackelton. Messi alle strette, i due giurano che non c’entrano niente. Shackelton finirà comunque dietro le sbarre nel 1914, per aver tentato di incassare un assegno rubato ad una vedova.

La mistress

La situazione diventa ancora più paradossale quando il London Mail nell’edizione del 23 novembre 1912 dichiara che Vicars ha fatto una copia della chiave alla sua mistress (la sua padrona sessuale) per sentirsi più al sicuro in caso avesse perso la sua. La donna poi sarebbe fuggita a Parigi col maltolto. Vicars fa causa al giornale, che è costretto ad ammettere che questa assurda storia era, per l’appunto, assurda, e viene risarcito di £ 5.000.

L’IRB

Qualcuno suppone che i gioielli siano stati rubati dall’IRB (la Fratellanza Repubblicana Irlandese) che ne ha usato i profitti per finanziare la guerriglia urbana contro il Regno Unito. Questa teoria, basata su un appunto ritrovato nel 1927, suppone che il furto abbia fruttato circa £ 2.500 (che in effetti sono una miseria rispetto al reale valore della refurtiva).

 

Epilogo

I gioielli della Corona irlandese non verranno mai ritrovati, e l’unico che sembra fregarsene sembra essere proprio il sospettato principale, Vicars. Questi denuncia sempre a pieni polmoni la propria innocenza, finché non viene ritrovato morto crivellato di proiettili quattordici anni dopo il furto, nel giardino di casa. Di fianco al cadavere un biglietto, con poche semplici parole.

L’IRA Non Dimentica – Nota vicino al cadavere di Vicars

Che sia stato realmente l’IRA (l’Esercito della Repubblica d’Irlanda), o l’ennesimo tentativo di depistaggio, forse non lo sapremo mai.

 

Chi ha rubato i gioielli della Corona irlandese?

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