Tag: Religione

The Witch – Trama e teorie

Un po’ The Village, un po’ Picnic ad Hanging Rock, The Witch, opera prima di Robert Eggers, è prima di tutto un racconto. Una storia che mescola sapientemente folklore, religione (leggasi fanatismo), natura (quella che non ha pietà), ed una famiglia di esuli abbandonati a loro stessi.

La strega, quella che da il titolo al film, la vediamo praticamente subito. Poco dopo il prologo. E ci si aspetterebbe il classico film con la bellissima di turno che si tramuta nella solita vecchia malvagia ed incartapecorita, sconfitta solitamente da un prode avventuriero.

E invece no.

In questa storia niente va come deve andare. I personaggi cominciano a dire cose strane, gli animali si comportano in modo strano, gli eventi prendono una piega strana. Qui tutto è strano.

I gemellini giocano sempre con un nero caprone, Black Phillip, che a dir loro sembra parlargli. C’è un coniglio foriero di sventura che si palesa sempre nei momenti più infausti. C’è un corvo assetato di sangue e latte che non la smette di allungare la sua nera ombra sulla famiglia inerme. C’è un bosco dove sorge la casa di una strega ancella del demonio.

O forse no.

 

The Witch

 

Trama

New England, 1630 circa. Un uomo del Lancashire di nome William è stato appena bandito da una comunità puritana ed è costretto ad abbandonare il villaggio insieme alla sua famiglia – la moglie Katherine, l’adolescente figlia Thomasin, il figlio minore Caleb ed i due gemellini MercyJonas –  a causa di dissensi di ordine religioso. I sei sventurati, sorretti dalla fede, riescono a costruire una fattoria e ad arare un campo di granturco; la vita sembra arridergli quando nasce il piccolo Samuel, la cui venuta è vista come un segno del Signore misericordioso.

Affidato alle cure di Katherine, un giorno la ragazzina porta Samuel al limitar del bosco e, in un attimo di distrazione, che dura letteralmente un battito di ciglia, il neonato svanisce nel nulla, forse rapito da una strega che dimora le fronde degli alberi.

 

 

The Witch

 

The VVitch

The Witch è una storia, ed il sottotitolo originale del film, A New-England Folktale, tradotto orrendamente in italiano con Vuoi ascoltare una favola? – roba da appendere gli addetti al marketing per i pollici e lasciarli divorare dai corvi – ce lo ricorda ad ogni fotogramma. Una storia tratta da diari e cronache originali, che ci mostrano non quello che è, ma quello che sembra essere. La realtà non per quella che dovrebbe essere, ma per quella che appare.

La Storia, quella che ci insegnano a scuola, dice molto semplicemente che i coloni inglesi sono arrivati nel nuovo continente carichi di buoni propositi, hanno convertito gli indigeni locali ed hanno innalzato l’america alla luce del Signore. Stop. In realtà le cose sono andate diversamente. Male. E sin dal principio. Si tratta di estremisti religiosi (leggasi nuovamente fanatici) che attraversano migliaia di miglia d’oceano, migliaia di miglia di niente, per approdare in una terra aliena, in cui non sono benvoluti.

Il problema però non sono tanto le popolazioni locali – nel film all’inizio si vedono chiaramente tre indiani Wampanoag integrati con la comunità religiosa – né tanto meno la natura selvaggia.

Il vero nemico è la solitudine.

Quel senso di abbandono che attanaglia ogni villaggio, unico baluardo dell’essere umano per centinaia di chilometri. L’essere stranieri in terra straniera, con Dio come unica salvezza e senso di una vita votata all’austerità e alle privazioni. Poi qualcosa scatta, la fede viene meno, ed il sonno della ragione genera mostri.

La famiglia, tra accuse ed atti di stregoneria, si sbriciola dalle fondamenta. Il capofamiglia William è un colono fallito, un padre fallito, un marito fallito, un cacciatore fallito ed un agricoltore fallito. Non che non ci metta la buona volontà, semplicemente ogni cosa che fa si tramuta in cenere. Thomasin sta cominciando a sbocciare, con quella sensualità appena accennata, candida, tipica dell’adolescenza. I gemellini sono due esseri amorfi, infagottati in decine di panni per farli stare al caldo, e per un nonnulla ridono (ghignano). Troppo. Ridono sempre. Come un trapano che ti fora il cervello, come unghie sulla lavagna. Caleb viene colpito da una strana febbre – un maleficio, forse? – che lo fiacca lentamente nello spirito e nel corpo.

La scena del suo delirio sul letto di morte è quanto di più inquietante abbia mai visto in un film.

Davvero.

 

The Witch

 

Teorie e considerazioni

Se non avete ancora visto il film evitate di leggere queste righe.

Le teorie su ciò che accade nel film sono sostanzialmente due. Nella prima, quella razionale, tutto viene spiegato con la muffa del mais, come suggerito in molti punti della pellicola. Si tratta di un potente allucinogeno, così che quella che abbiamo visto non è la storia com’è andata ma come l’hanno vissuta i protagonisti. Quello che vediamo non è mai successo, e nulla è mai stato reale: tutto fila liscio fino al “contagio”, dopodiché la follia prende il sopravvento, in un gorgo di violenza e macabra disperazione, in cui è più semplice dare la colpa delle disgrazie ad un essere soprannaturale che all’incapacità dell’animo umano di accettare la solitudine.

Nella seconda teoria quello che vediamo è ciò che è accaduto realmente. La strega esiste davvero, ha deviato le menti della povera famiglia finché il diavolo in persona non si è manifestato nella figura del nero caprone, culminata col piegarsi della giovane Thomasin al bacio dell’oscuro signore.

 

the-witch

 

Quindi la strega non esiste. Forse.

Sapete perché non me ne frega niente se la strega esiste davvero? Perché loro credono che esista. Non importa se sia colpa della muffa o che sia la figlia del male la causa di tutte le disgrazie.

La questione è che ci credono loro.

Così mentre per noi spettatori, alla fin fine, che la strega sia reale o no conta poco, loro hanno vissuto un incubo. Un incubo reale. In cui gli animali sussurrano frasi di morte, le streghe uccidono gli infanti, ed una famiglia si dilania dall’interno.

E sì, quando Thomasin arriva ad ascrivere il proprio nome sul grimorio maledetto, vergandolo col sangue, e si addentra nel bosco accompagnata dal demonio Black Phillip, beh allora, alla fine, quando tutto sembra perduto, alla strega ci ho creduto anch’io.

 

The Witch

La Bottega del Mistero
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D&R: Perché Pasqua non è mai lo stesso giorno ogni anno?

https://www.flickr.com/photos/j-pocztarski/2355918544

È la festa più importante della Chiesa, e rappresenta la resurrezione e l’ascesa di Gesù al cielo. Giulia però ci chiede: Se la Pasqua è più importante del Natale, perché non si festeggia tutti gli anni lo stesso giorno?

Te lo diciamo noi!

La Pasqua cristiana, diversamente da molte festività religiose, non cade sempre lo stesso giorno ogni anno. Si celebra la domenica successiva alla prima luna piena di primavera, in una finestra temporale di 35 giorni, dal 22 marzo al 25 aprile. La Pasqua cristiana è strettamente legata a quella ebraica, la Pesach: fino al II secolo le due celebrazioni coincidevano col 14 nissàn, ovvero il 14° giorno del mese del ciclo lunare di marzo-aprile.

In seguito, durante il Concilio di Nicea del 325, si scelsero per la Pasqua cristiana le nuove indicazioni, mantenendo però alcune analogie con la festività originale.

 

Domanda inviata da Giulia.

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I 25 (+1) poster di film horror più inquietanti di sempre

La locandina di un film è il primo biglietto da visita per comprendere se una pellicola vale la pena di essere guardata. Alcuni poster sono delle vere e proprie opere d’arte, ed in questa galleria ne ho selezionate 25 (+1), rigorosamente horror. Buona visione.

 

 

Aggiungo la locandina originale di Psycho: la faccia di Alfred Hitchcocks vale da sola il prezzo del biglietto.

 

Psycho

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Processi bestiali

La metamorfosi di un essere umano in un animale è qualcosa che da sempre affascina e terrorizza. Osservare il proprio corpo trasformarsi in uno nuovo, arrendersi alle ossa che scricchiolano per ricomporsi in qualcosa che non ci appartiene, ascoltare le proprie urla di dolore vibrare fino a divenire un grido di sofferenza ferale. Ma poi avere il potere di un lupo, o di un leone, le capacità di caccia di un leopardo, o i sensi acutissimi di una tigre. Forse oggi guardiamo a queste storie e pensiamo che, per l’appunto, sono solo storie. Ma in un altro tempo (e ancora oggi in un altro luogo) queste rappresentano qualcosa di più. Ed oggi ve ne racconto una parte, che non ha niente a che fare con lupi mannari, uomini lontra o wendingo: i processi alle bestie criminali.

 

Processo ad un maiale

 

Se vi scrivessi di processi a poveri porcellini indifesi, certamente storcereste il naso, pensando chi vi stia prendendo in giro. Eppure nel medioevo è usanza affermata che al banco degli imputati, di fronte alla forca e ad una folla ansimante, vi sia un maiale. Non si tratta di processi farsa, ma vere e proprie cause giudiziarie. Almeno 34 maiali, nell’Europa medioevale, vengono legalmente mandati a morte con l’accusa di infanticidio, la cui pena viene regolarmente eseguita da boia professionisti, che nulla hanno da ridire di fronte alla muta vittima. Nel 1386, ad esempio, un tribunale francese manda a morte una scrofa, accusata di aver mutilato ed ucciso un bambino.

Sebbene possa sembrare grottesco un provvedimento del genere, bisogna pensare che la legge, così come le storie, sono figlie del loro tempo: in un’epoca dominata dalla paura e dall’inquisizione, è più semplice condannare un porcello per omicidio anziché dei genitori per incuria del proprio bambino, seguendo il precetto del capro espiatorio.

La funzione simbolica del processo e della esecuzione pubblica della pena, tra canti e balli popolari, comune ai processi per stregoneria, nei quali anche gli animali vengono accusati in quanto incarnazione oppure strumenti di Satana, testimonia di un ulteriore profilo di cui tenere conto, ovvero dell’incidenza del controllo dei tribunali ecclesiastici sulle questioni giudiziarie ordinarie. Anche perché, quando il verdetto non conseguiva l’esito agognato, e la condanna dello sciame di cavallette non impediva la distruzione del raccolto (forse a causa del fatto che le stesse non comprendevano il latino), il clero organizzava processioni per chiedere perdono a Dio (e si ammonivano i fedeli a pagare le decime). – Désirée Fondaroli, Le nuove frontiere della colpa d’autore: l’orso “problematico”

Le accuse, in realtà, sono quasi sempre fondate: si tratta per lo più di animali che, per natura o opportunità, hanno danneggiato gravemente qualcuno o qualcosa. Non solo maiali, ma anche locuste, topi, ratti, cani, lupi e persino mosche finiscono sotto il giogo della pubblica piazza: in Europa, tra l’824 ed il 1845, i processi bestiali sono 114. Un caso eclatante, che abbiamo già trattato, è quello del Gallo di Basilea, in cui un gallo che deponeva uova – il fenomeno è raro ma possibile – viene arso sul rogo per paura che dia vita ad una coccatrice, un mostro simile al basilisco.

 

Esecuzione di un maiale

 

Tra le vigne di Troyes, in Francia, nel 1516 viene processato un gruppo di insetti responsabile di aver rovinato il raccolto. Il giudice ascolta i due avvocati, quello della difesa – assegnato d’ufficio – e quello dell’accusa assoldato dai viticoltori, e sorprendentemente decide di dare una possibilità alle piccole creature: se entro una settimana se ne andranno, cadranno le accuse, altrimenti verranno scomunicate. Non sappiamo come si sia conclusa questa storia allo scadere del settimo giorno, poiché gli incartamenti giudiziari sono stati persi nel tempo. Sappiamo però come termina un analogo processo: delle termiti vengono accusate di aver scavato gallerie sotto un monastero, ed anche in questo caso la condanna dopo una settimana sarebbe stata la scomunica. Non si sa se per la paura di ritrovarsi all’inferno, ma pochi giorni dopo tutte le termiti lasciano il monastero, in ordinate file indiane.

 

Gatto appeso nella pubblica piazza

 

Probabilmente il processo bestiale più inquietante è quello avvenuto nel 1730 circa, e ricordato come il Grande Massacro dei Gatti. Siamo in Francia, a Parigi, nei pressi di una tipografia. Il giovane operaio Nicolas Contat si lamenta con i suoi colleghi dei turni massacranti a cui li sottopone il loro datore di lavoro: il cibo fa schifo, il caldo è insopportabile e ad ogni ora del giorno e della notte si avvicendano i miagolii dei gatti del vicinato, innamorati di La Grise (La Grigia), la gatta della moglie del padrone. La stessa donna, più volte, gli fa notare bellamente che La Grise riceve un trattamento molto migliore del loro. Gli uomini covano vendetta, ed una notte decidono di agire: simulano il verso dei gatti e ne fanno accorrere il più possibile nei pressi della tipografia. I loro incessanti miagolii destano i padroni, che ordinano a Nicolas ed i suoi di scacciare i felini. Armati di tutto punto, i dipendenti riescono a catturare tutti i gatti, tranne uno. Anzi, sopratutto uno: La Grise. La Grise viene colpita sulla spina dorsale da una spranga di ferro, e viene brutalmente finita colpo dopo colpo. Nella tipografia viene allestito un processo, con tanto di avvocati, confessori e boia. I gatti vengono ritenuti colpevoli ed appesi alla forca, non prima di aver ricevuto l’estrema unzione. Solo a questo punto i padroni si accorgono della macabra scena: la donna quasi sviene, alla vista di un gatto grigio impiccato ad una trave, che teme possa essere La Grise. Ma i suoi uomini la rassicurano, non avrebbero mai fatto una cosa tanto crudele alla sua gatta adorata: si sono limitati a fracassarle le ossa, rivelano, e a gettarla in un tombino. E così, almeno dal loro punto di vista, giustizia è stata fatta.

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Il Ku Klux Klan – Cos’è, la storia, il credo e l’organizzazione

Simbolo stesso dell’odio razziale, il Ku Klux Klan è una delle più antiche organizzazioni segrete che lotta per la supremazia della razza bianca ed il nazionalismo estremo. Le loro vesti bianche, macchiate del sangue degli uomini di colore, hanno infestato per secoli le campagne statunitensi, fino ai giorni nostri.

Ma cos’è realmente il Ku Klux Klan?

 

Bandiera del Klu Klux Klan

 

Il Ku Klux Klan è stato creato per rigenerare il nostro sventurato Paese e per riscattare la razza bianca dall’umiliante condizione in cui è stata recentemente precipitata dalla nuova repubblica. Il nostro principale e fondamentale obiettivo consiste nel mantenimento della supremazia della razza bianca in questo Paese. – Incipit del credo del Ku Klux Klan

Il Ku Klux Klan (anche chiamato KKK o Klan) viene fondato a Pulaski (USA) la vigilia di Natale del 1865, da sei reduci dell’esercito della Confederazione da pochi mesi uscito sconfitto dalla Guerra di Secessione. Le parole Ku Klux derivano probabilmente dal greco kuklos (κύκλος), che significa cerchio. Basati su una visione distorta del Protestantesimo, i principi del Klan si possono riassumere in un estratto del libro Red Summer – L’estate del 1919 e l’ascesa dell’America Nera di Cameron McWirther, giornalista del Wall Street Journal.

[L’obiettivo del Ku Klux Klan è] Difendere la santità della casa e la castità della femminilità; mantenere la supremazia bianca; insegnare e fedelmente infondere una più alta filosofia spirituale attraverso un ritualismo esaltato; ed attraverso una devozione attiva conservare, proteggere e mantenere intatte le peculiari istituzioni, i diritti, i privilegi, i principi e gli ideali del puro Americanismo. – Cameron McWirther

Sebbene inizialmente le attività del gruppo passino praticamente inosservate, in pochi mesi molte associazioni con ideali simili si formano nel sud degli Stati Uniti. Il KKK diventa lentamente un movimento di ricostruzione, i cui ideali di supremazia bianca vengono espressi con feroci atti di violenza, inclusi omicidi e stupri, che porteranno l’organizzazione a macchiarsi più avanti anche di atti di terrorismo. Un congresso del 1867 a Nashville (USA), presieduto dal generale confederato Nathan Bedford Forrest (talentuoso stratega e criminale di guerra), fa conoscere il KKK al grande pubblico, ed un numero impressionante di nuovi adepti si accalca ogni giorno dinanzi alle sedi dell’associazione. Già in questo periodo il Klan indossa le tipiche tuniche bianche che l’hanno reso tristemente famoso.

Questa [il Ku Klux Klan] è una cosa buona. Una cosa dannatamente buona. Possiamo impiegarla per mantenere i negri al loro posto. – Nathan Bedford Forrest

Il KKK, sotto il Grande Mago Forrest, dichiara i suoi obiettivi: aiutare economicamente le vedove e gli orfani di guerra dei Confederati, contrastare gli ideali Federali, opporsi all’estensione del voto alle persone di colore. Se il KKK vuole davvero mantenere il sud degli USA come pochi anni prima, l’unica cosa da fare è entrare in politica. Quando i Federali abbandonano il sud, i Confederati riottengono il potere: benché non possano reintegrare le leggi che consentono la schiavitù, sono in grado di crearne ad hoc per limitare la libertà dei neri. Il clima di tensione che si viene a creare genera scontri che spesso terminano nel sangue, che porteranno Forrest, preoccupato della piega violenta che sta prendendo l’associazione, a scioglierla ufficialmente nel 1869. Questa decisione pone fine al primo Ku Klux Klan.

Le idee, sopratutto quando sono pessime, prima o poi tornano a farsi sentire.

 

Klu Klux Klan

 

Il Giorno del ringraziamento (25 novembre) 1915 viene fondato ad Atlanta (USA) il secondo Ku Klux Klan dal colonnello William Joseph “Doc” Simmons, ex professore della Chiesa Metodista Episcopale. Parallelamente a quanto succede in Germania (e quanto avverrà meno di trenta anni dopo) nella popolazione bianca degli USA è crescente il malcontento legato ai problemi economici che incombono sul Paese. Banchieri ebrei, neri, mendicanti e rom sono accusati della crisi economica. Simmons, folgorato dal film La nascita di una nazione di David Llewelyn Wark Griffith decide così di agire, ma in maniera più imprenditoriale rispetto al primo KKK: la confraternita avvia le attività nel 1921, e sin da subito i guadagni sono notevoli. I ricavi vengono reinvestiti, tra le altre cose, nell’ingaggio di reclutatori a tempo pieno, che hanno l’incarico di diffondere il verbo del KKK ed aumentare il numero di iscritti. Facendo leva sul già citato malcontento nazionale e sugli ideali patriottici degli statunitensi, il Klan raggiunge nel 1925 circa quattro milioni e mezzo di confratelli attivi su tutto il territorio americano. Fittamente inserita nella politica, la società governa segretamente molti stati degli USA, attraverso personalità di spicco di entrambi i partiti. Questo regime ombra crolla pochi anni dopo, a seguito dell’omicidio di Madge Augustine Oberholtzer, una maestra stuprata ed uccisa dal Gran Dragone dell’Indiana David Curtiss “Steve” Stephenson. L’assassinio, di una brutalità innata, porta l’opinione pubblica a riflettere sulle reali intenzioni del Klan: stroncate dagli scandali che seguono il processo, centinaia di migliaia di membri lasciano la confraternita, minandola dalla fondamenta. Alla fine degli anni ’30 si contano poche migliaia di membri, attivi sopratutto (circa 25.000) nella Legione Nera dell’Ohio guidata da William Shepard. Dedita all’omicidio di socialisti e comunisti e vestita di nero in ricordo dei pirati e delle camicie nere fasciste, la Legione Nera getta il Midwest degli USA nel terrore, fino all’omicidio di Charles Poole. Poole, impiegato della Works Progress Administration, viene rapito ed ucciso da dodici membri della legione, che verranno in seguito processati e condannati. La sentenza porta allo scioglimento ufficiale delle Legione Nera.

Una società segreta che pratica omicidi rituali, conosciuta come Legione Nera, è stata scoperta a Detroit. Alcuni membri sono implicati in un omicidio. La polizia crede si tratti di una divisione del Ku Klux Klan, che non presenta più di 10.000 adepti. I suoi principi sono la lotta ai negri, ai cattolici ed agli ebrei. – The Sydney Morning Herald, 25 maggio 1936

Con lo scandalo legato alla Legione Nera il Ku Klux Klan, che sta già affrontando un periodo di forte crisi, riceve il colpo di grazia: il Klan si scioglie nel 1944.

 

La nascita di una nazione

 

Negli anni ’50 e ’60 numerose associazioni locali vengono battezzate Ku Klux Klan, rifacendosi agli ideali violenti del primo Klan. Attivo sopratutto a Birmingham, USA, il nuovo KKK contrasta ferocemente la politica razziale permissiva dello stato dell’Alabama, sfociando in un numero impressionante di episodi violenti: i membri prendono di mira le case (circa 40) delle famiglie di colore facendole saltare in aria con l’esplosivo. Per comprendere l’entità dell’evento, basta pensare che in quegli anni Birmingham riceve dalla stampa il soprannome Bombingham. Il 21 marzo 1981 due membri del Klan uccidono l’afroamericano Michael Donald, impiccandolo ad un albero di Mobile (USA). La sentenza è di morte per uno degli assassini ed il carcere a vita per l’altro, più il pagamento di 7.000.000 di dollari da parte del KKK. Stroncato dal debito contratto, il Klan cade in bancarotta.

Attualmente nel mondo esistono circa 150 cellule del Ku Klux Klan, per un totale di 15.000 membri.

 

Klu Klux Klan

 

Il KKK, oggi come all’alba della sua era, si è sempre coperto di un alone di mistero, frutto della fusione di logotipi come i cavalieri teutonici e la Massoneria e altri derivati da una struttura originariamente di stile militaresco. Ecco i ranghi del secondo e terzo Klan, in ordine discente di importanza.

  • Mago Imperiale: capo supremo del Klan.
  • Klonsel Imperiale: avvocato supremo.
  • Kleagle Imperiale: direttore, riceve tutte le notizie dei Grandi Goblin.
  • Grande Goblin: capo di un Dominion, un’area che comprende più Stati.
  • Kleagle Re: capo di un Reame, che corrisponde ad uno Stato.
  • Kleagle: capo di un territorio sottoposto ad un Reame.
  • Ciclope Esaltato: capo di un Klavern, una sede locale.
  • Terrori: ufficiali dei Ciclopi Esaltati, attivi in un Klavern. Di seguito elencati.
    • Klaliff – vicepresidente.
    • Klokard – docente.
    • Kludd – cappellano.
    • Kligrapp – segretario.
    • Klabee – tesoriere.
    • Kladd – maestro cerimoniere.
    • Klarogo – guardia interna.
    • Klexter – guardia esterna.
    • Klokan – capo del Klokann Board, gli affari interni.
    • Nottambulo – reclutatore.

 

Klu Klux Klan

 

Articolo basato su una domanda inviata da Agostino C.


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D&R: Perché in India le mucche sono sacre?

Se pensiamo all’India, è impossibile non immaginare strade stracolme di gente in bicicletta o su autobus scassati che aggirano agilmente la moltitudine di mucche che gironzolano beate nel caos metropolitano.

In India, giusto per dare un’idea, ci sono oltre trenta milioni di mucche; sono considerate sacre, e a nessun Indiano degno di questo nome verrebbe mai in mente, anche se afflitto dalla fame più atroce, di ucciderne una per cibarsi. In Hindi questo simpatico ruminante è chiamato Gaumata (La Madre Vacca o La Mamma che nutre) che idealmente nutre il mondo col proprio latte.

 

Mucche sacre in India

 

Le origini di questa venerazione si ritrovano nel Mahābhārata (महाभारतLa Grande Storia di Bhārata), testo sacro tra i più importanti della religione induista.

Un re di nome Vena era così malvagio che i saggi dovettero ucciderlo. Siccome era senza eredi, i saggi gli strizzarono il polso destro e nacque Prithu. Anni dopo ci fu una grande carestia e il re Prithu armato di arco e frecce costrinse la terra a nutrire il suo popolo. La terra prese le sembianze della vacca e lo implorò di risparmiarla, in cambio del latte con cui poteva sfamare tutto il suo popolo. E da allora la vacca si munge, ma non si uccide.

Tra i vari esempi di mucche sacre c’è sicuramente la madre di tutte le vacche, Kamadhenu (कामधेनु). Secondo l’induismo, quando gli dei ed i demoni frullarono l’oceano di latte alla ricerca del nettare dell’immortalità, Kamadhenu saltò fuori dalle bianche onde donando all’umanità cinque sacri prodotti: latte, yogurt, ghee (un burro indiano), urina (che viene venduta in India sotto il nome di Gau Jal) e letame, tutti in grado di purificare l’anima e alleviare le ferite del corpo. Il loro insieme è definito Panchagavya, una sorta di panacea contro ogni male.

 

Mucche sacre in India

 

La costituzione dell’India protegge i bovini, vietandone la macellazione e la vendita delle carni, ciò però non è valido in tutto lo stato, dove si va dalle multe alla carcerazione o al non estendere questa protezione a bufali e tori. Molte delle mucche in giro per il Paese orientale non godono di buona salute: l’essere lasciate in pace significa anche essere abbandonate a sé stesse, così molti ruminanti sono costretti a mangiare spazzatura o i manifesti attaccati ai muri cittadini. Fortunatamente esistono molti ricoveri per mucche, che possono ospitare, come nel caso di Mataji Gaushala, oltre 20.000 bovini.

 

Domanda inviata da Anna Rita T.


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D&R: Chi è l’avvocato del diavolo?

Quando qualcuno ci contrasta a spada tratta in una discussione aggrappandosi ad ogni nostro piccolo errore, sopratutto quando ci sembra di avere palesemente ragione, lo definiamo talvolta un avvocato del diavolo. L’origine di questo nome ha effettivamente a che fare con la religione, anche se non come potreste pensare.

L’avvocato del diavolo, o l’dvocatus diaboli se preferite il latino, è il termine informale con cui viene indicato il promotor fidei, o promotore della fede, figura cardine del processo di canonizzazione della Chiesa cattolica romana.

Il cammino di beatificazione è uno dei più importanti della Chiesa, poiché ad esso è affidato il compito di definire gli uomini e le donne di virtù che dopo la morte hanno lasciato ai fedeli prove tangibili della loro santità, attraverso miracoli ed apparizioni. Si tratta spesso di una strada lunga e tortuosa: per citare un esempio famoso, il processo di beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina iniziò nel 1969, l’anno dopo la sua morte, il procedimento effettivo venne avviato nel 1982 e solo nel 1999 il frate venne dichiarato beato, prima di salire agli onori della santità nel 2002.

L’avvocato del diavolo è stato istituito nel 1587 da papa Sisto V ed è, in sostanza, colui che tenta con tutti gli argomenti del caso di opporsi alla beatificazione di una persona, e contrasta l‘advocatus Dei, o promotore della causa, che invece la supporta. Sembra un compito meschino, ma in realtà solo chi è realmente degno può assurgere alla beatificazione, eliminando tutte le richieste avanzate da fedeli troppo zelanti o avallate da prove inconsistenti: il promotor fidei fa esattamente questo.

Nel 1983 papa Giovanni Paolo II, con la Divinus perfectionis magister, ha rielaborato il processo di santificazione, lasciando al promotor fidei l’importantissimo ruolo di redigere la relazione finale per portare o meno avanti una canonizzazione.


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D&R: Esiste uno Stato ufficialmente ateo?

Quando una nazione rifiuta ufficialmente qualsiasi tipo di religione in favore dell’ateismo si parla di ateismo di Stato.

Nel mondo la maggior parte delle nazioni adotta una politica religiosa permissiva, cioè consente ai propri cittadini di credere nel dio o nei principi che gli pare. Nella storia si sono avvicendate pochissime nazioni, tutte appartenenti al socialismo reale, che hanno supportato l’ateismo di Stato in maniera non ufficiale, per politiche governative.

La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli. – Karl Heinrich Marx

L’unico Paese che ha ufficialmente abbracciato l’ateismo è l’Albania, che negli anni tra il 1967 ed il 1989, in base agli articoli 37 e 55 della Costituzione, non riconosceva alcuna religione in quanto tale e vietava le associazioni, la propaganda e qualsiasi forma di attività religiosa.

 

Grazie a Mariangela Z. per la collaborazione.


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Sokushinbutsu

I Sokushinbutsu (即身仏) sono monaci buddisti che osservano uno stile di vita rigidissimo votato ad innalzarli allo stato di Buddha attraverso l’automummificazione. Praticata principalmente nel nord del Giappone tra l’11° ed il 19° secolo da diversi membri dalla scuola di Shingon (真言宗), questa tecnica richiede costanza e dedizione al limite del fanatismo. Il monaco cerca di preparare il proprio corpo alla mummificazione – esattamente come avveniva con i faraoni dell’Antico Egitto – ma mentre è ancora vivo e vegeto.

 

Sokushinbutsu

 

L’arte dell’automummificazione è molto complessa, e richiede circa sei anni per essere completata alla perfezione. Dei migliaia di monaci che hanno tentato l’impresa, solo 24 ci sono riusciti. La prima fase consiste nel nutrirsi per 1.000 giorni con frutta secca e semi, accompagnata da un’attività fisica pressante per eliminare ogni traccia di grasso corporeo. Per altri 1.000 giorni la dieta diventa a base di cortecce e radici, bevendo solo ed unicamente un tè velenoso estratto dalla linfa dell’albero di lacca cinese. Come suggerisce il nome, il composto viene normalmente usato per laccare tazze e piatti, e se ingerito provoca forte vomito ed un grave squilibrio idroelettrico. L’obiettivo dell’intossicazione è rendere il corpo velenoso a sua volta, evitando che possa venire divorato dagli scarafaggi e altri insetti necrofagi.

Il monaco, oramai ridottosi a poco più che un ammasso di ossa, viene rinchiuso in una tomba di pietra poco più grande di lui, seduto in meditazione nella posizione del loto. Dall’interno del suo simulacro, il religioso può respirare attraverso un tubo per l’aria; chiuso nel più religioso silenzio l’unico mezzo per comunicare col mondo esterno è una piccola campana, che l’uomo scuote quasi impercettibilmente ogni giorno per far sapere di essere ancora in vita.

Poi, un giorno, la campana non suona più.

Il tubo e la campana vengono rimossi, ed il sudario di pietra prontamente sigillato. Dopo altri 1.000 giorni, la tomba viene aperta per controllare lo stato del monaco: se l’automummificazione è perfetta, il corpo viene esposto nel tempio per essere adorato come esempio integerrimo di devozione al Buddha.

 

Sokushinbutsu

 

La pratica dei Sokushinbutsu è stata messa al bando, ed attualmente non è ufficialmente praticata da alcun ordine religioso giapponese. Tuttavia, nel 2010, viene scoperto il corpo mummificato di Sogen Kato, a lungo considerato come l’uomo più anziano di Tokio. Il decesso, in realtà, sembra essere avvenuto nel 1978, ben 32 anni prima. Sebbene l’autopsia non sia riuscita a decretare ufficialmente la causa della morte, è altamente probabile che l’uomo sia riuscito a praticare l’arte dei Sokushinbutsu per nascondere la sua imminente morte e mantenere intatto il suo status di patriarca della capitale nipponica.

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DNA – Dalla banana all’uomo

Sapreste distinguere una banana da un uomo? Ovvio che sì. Ma sapere che l’essere umano e il frutto giallo condividono il 50% del patrimonio genetico forse vi porterà a riflettere.

In realtà non siamo “nati” su un albero di banane, semplicemente quel 50% rappresenta l’eredità comune a tutti gli animali ed i vegetali. Evoluzionisticamente discendiamo tutti da poche semplici forme di vita primordiali; vien da sé che deve per forza di cose esserci un elemento comune che ha legato tutti gli esseri viventi durante il milione e mezzo di anni in cui la vita è sbocciata sulla Terra.

Se non siete biologi o genetisti, vi basta sapere che anche una porzione insignificante di DNA può cambiare drasticamente un organismo. La Drosophila melanogaster, meglio conosciuta come moscerino della frutta, viene usata nei laboratori di tutto il mondo per la facilità di manipolazione dei suoi geni. E così vengono creati in provetta moscerini senza ali, con spine su tutto il corpo, con zampe supplementari e chi più ne ha più ne metta. E la similitudine genetica tra noi e questo insetto è del 60%. Il nostro patrimonio genetico, solo per fare alcuni esempi, è simile al 99% con gli scimpanzé, all’80% con lo Caenorhabditis elegans (un verme terrestre di 1 mm) e condividiamo lo stesso numero di geni di una gallina.

Ancora dubbiosi? Allora vi basta immaginare a quante melodie, sinfonie e canzoni si possono comporre con solo 7 note.

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