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Le orme del diavolo del Devon

Una mattina del 1855 i bambini dell’estuario dell’Exe, nel Devon, Inghilterra, si divertono a cercare le impronte lasciate dagli animali sulla soffice neve che ha ammantato la zona nella notte. Riconoscono quelle del gatto della vicina, del cane randagio che bazzica la zona, ma rimangono perplessi di fronte a delle impronte particolari. Sono grosse, nitide, profonde diversi centimetri e, sopratutto, a lasciarle è stato il diavolo in persona.

 

Nella notte tra l’8 ed il 9 febbraio 1855, a seguito di una forte nevicata che ha colpito il Devonshire, appare nitidamente nel candore del paesaggio rurale un’infinita serie di impronte, lunga centinaia di chilometri, che attraversa praticamente tutta la regione. Le orme misurano circa 10 cm in lunghezza, con una falcata di 40 cm, e si estendono per 160 km (o 60, a seconda delle fonti). La misteriosa figura che le ha lasciate ha attraversato campagne, guadato fiumi, affrontato laghi ghiacciati ed ha abilmente saltato da un tetto all’altro; in alcuni casi sembra abbia anche fatto visita ad alcune famiglie, scendendo lungo canne fumarie larghe solo pochi centimetri.

PANICO CAUSATO DALL’APPARIZIONE DEL DIAVOLO NEL DEVONSHIRE

Sono apparse mercoledì notte, a seguito di un’abbondante nevicata nei pressi dell’Exe nel Devon meridionale. Il mattino seguente gli abitanti hanno trovato le orme di un misterioso animale dotato certamente del potere dell’ubiquità, dato che sono state scoperte in posti normalmente inaccessibili – dai tetti delle case alle cime di alte mura, dai giardini ai cortili, radenti alle pareti così come in aperta campagna. – Estratto da Bell’s Life in Sydney and Sporting Reviewer, 26 maggio 1855

Il Diavolo, a quanto sembra, si è fermato anche dinnanzi alle porte di alcune dimore, senza però entrare. Qualcuno dice che il principe del male sia giunto tra i vivi alla ricerca di peccatori da trascinare con sé negli inferi; in molti hanno abbandonato per paura le proprie case, ritenendole maledette, senza farvi più ritorno.

Nonostante l’intervento di esimi personaggi dell’epoca, quali il reverendo Henry Thomas Ellacombe, ed il ricercatore contemporaneo Mike Dash, l’enigma delle orme del diavolo del Devon non trova soluzione.

 

Teorie

Il canguro

Sebbene a prima vista possa sembrare una teoria campata in aria, da uno zoo privato della zona è da poco fuggito un canguro. Le orme sono parzialmente compatibili con quelle dell’animale.

Il tasso

In alcune circostanze il tasso può camminare anche su due zampe. È impensabile, però, che sia stato in grado di camminare così per oltre cento chilometri – in una sola notte, per giunta.

Il pallone aerostatico

Il sempreverde pallone aerostatico, spiegazione tanto razionale quanto infelicemente poco plausibile di ogni avvistamento UFO che si rispetti, fa la sua comparsa anche in questo caso. In avaria, la sua ancora avrebbe potuto lasciare segni riconducibili a quelli nella neve del Devonshire, spiegando così sia il lungo percorso che il moto irregolare sulla terra come sui tetti delle case. Peccato però, che avrebbe finito la sua corsa impigliato in un albero o in traliccio, finendo per essere facilmente ritrovato – cosa che non è avvenuta.

L’animale misterioso

Che sia stato un animale sconosciuto a lasciare nella neve fresca del Devon? Un animale capace di saltare sui tetti, nuotare nell’acqua gelata, correre per oltre cento chilometri forse non esiste, se non nella nostra fantasia.

 

Avvistamenti recenti

Sembra che il diavolo sia tornato a farci visita da poco. Nel 2009 una donna residente nel Devonshire settentrionale ha scoperto nel giardino di casa impronte simili a quelle trovate nell’avvistamento del 1855. A forma di zoccoli, sono un po’ più piccole delle precedenti. Anche in questo caso non vi è una spiegazione certa del mistero.

 

Le Ciampate del diavolo in Italia

Un caso di impronte del diavolo è ben visibile in Italia, nello specifico nella località Foresta del comune di Tora e Picilli, nei pressi del Vulcano di Roccamonfina. Le Ciampate del diavolo rappresentano tre percorsi ben distinti lasciati da quello che a prima vista sembrerebbe essere un demone: orme così profonde lasciate nella dura roccia di sicuro non sono di questo mondo. Sebbene presenti da sempre nel folklore casertano, il loro primo vero studio ha avuto luogo solo nel 2003 da parte del professor Paolo Mietto dell’Università di Padova. L’analisi ha rivelato che si trattano, più banalmente, di impronte lasciate da tre nostri antichi antenati Homo heidelbergensis, vissuti circa 350.000 anni fa. I soggetti devono aver sceso il fianco del vulcano quando la colata di lava era in fase di raffreddamento, imprimendo così la loro firma nella storia e nella fantasia dei millenni a seguire.

 

 

A chi appartengono le orme del diavolo del Devon?

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Connor – Il figlio di Satana

A quanto pare il figlio del diavolo partorito da Rosemary nel film Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York di Roman Polanski ha trovato casa, si chiama Connor ed è un bel bambino con gli occhi che brillano al buio che urla come un dannato. Forse perché lo è.

 

 

I genitori di Connor, ChuckKate Booth, giurano che il video è assolutamente reale, ed è stato catturato dalle telecamere installate dalla nonna del piccolo per controllarlo mentre dorme. Peccato che il bambino di riposare non ne abbia alcuna voglia, ed anzi si prodighi in numeri funambolici che lo vedono in equilibrio sulle barre della culla per oltre venti secondi, raggelando il sangue con urla a dir poco ferali.

Chuck e Kate precisano, inoltre, di essere quasi – sottolineo quasi – certi che il figlio non sia posseduto dal diavolo, che gli occhi luminosi siano frutto della videocamera notturna, e che secondo loro non è poi così inusuale che un bambino di pochi mesi sia in grado di restare in piedi per così tanto tempo.

Mah. 😐

Se Connor non è il figlio di Satana, ha certamente un futuro assicurato al circo.

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D&R: Chi è l’avvocato del diavolo?

Quando qualcuno ci contrasta a spada tratta in una discussione aggrappandosi ad ogni nostro piccolo errore, sopratutto quando ci sembra di avere palesemente ragione, lo definiamo talvolta un avvocato del diavolo. L’origine di questo nome ha effettivamente a che fare con la religione, anche se non come potreste pensare.

L’avvocato del diavolo, o l’dvocatus diaboli se preferite il latino, è il termine informale con cui viene indicato il promotor fidei, o promotore della fede, figura cardine del processo di canonizzazione della Chiesa cattolica romana.

Il cammino di beatificazione è uno dei più importanti della Chiesa, poiché ad esso è affidato il compito di definire gli uomini e le donne di virtù che dopo la morte hanno lasciato ai fedeli prove tangibili della loro santità, attraverso miracoli ed apparizioni. Si tratta spesso di una strada lunga e tortuosa: per citare un esempio famoso, il processo di beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina iniziò nel 1969, l’anno dopo la sua morte, il procedimento effettivo venne avviato nel 1982 e solo nel 1999 il frate venne dichiarato beato, prima di salire agli onori della santità nel 2002.

L’avvocato del diavolo è stato istituito nel 1587 da papa Sisto V ed è, in sostanza, colui che tenta con tutti gli argomenti del caso di opporsi alla beatificazione di una persona, e contrasta l‘advocatus Dei, o promotore della causa, che invece la supporta. Sembra un compito meschino, ma in realtà solo chi è realmente degno può assurgere alla beatificazione, eliminando tutte le richieste avanzate da fedeli troppo zelanti o avallate da prove inconsistenti: il promotor fidei fa esattamente questo.

Nel 1983 papa Giovanni Paolo II, con la Divinus perfectionis magister, ha rielaborato il processo di santificazione, lasciando al promotor fidei l’importantissimo ruolo di redigere la relazione finale per portare o meno avanti una canonizzazione.


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