Tag: Short

THEN WHO WAS PHONE?

Oggi voglio parlarvi di una creepypasta che tale non è, che dovrebbe far paura ma non la fa, e che si riassume in quattro parole: THEN WHO WAS PHONE?

Scritta solitamente in maiuscolo, è una frase fatta che di solito viene usata per commentare le creeepypasta scritte male, troppo corte o banali. Apparsa per la prima volta nella board /x/ di 4chan, era il finale di una storia horror volutamente breve e sgrammaticata, postata sul sito da un utente anonimo.

So ur with ur honey and yur making out wen the phone rigns. U anser it n the vioce is “wut r u doing wit my daughter?” U tell ur girl n say “my dad is ded”.  THEN WHO WAS PHONE?

Ve la traduco in un italiano un po’ più comprensibile.

Tu e la tua ragazza siete in giro insieme, quando all’improvviso ti squilla il cellulare. Rispondi al telefono, e la voce dall’altro capo ti chiede “Cosa stai facendo con mia figlia?” Ne parli con la tua fidanzata, e lei ti risponde “Mio padre è morto”. Allora chi era al telefono?

La frase diviene ben presto diffusissima su internet, riutilizzata da migliaia di utenti per prendere in giro discussioni troppo serie o per confondere gli altri partecipanti.

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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Carn

Senza andare a scomodare il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso, i lupi hanno sempre destato profonda ammirazione e timore negli esseri umani. La leggiadria dei movimenti si scontra con una ferocia che da sempre affascina. Per millenni li abbiamo cacciati per paura, perché guardandoli negli occhi scoprivamo quanto può essere labile la linea tra l’umano intelletto ed il fascino ferale del richiamo del sangue.

“Carn”, corto del francese Jeff Le Bars, ci presenta in poco più di 5 minuti di video una potenza narrativa che riesce a strappare più di un’emozione nello spettatore. Tutto di questo piccolo capolavoro risplende: visivamente molto carico, con contrasti cromatici ricercati e scenari e personaggi disegnati in maniera pulita, semplice; un audio che toglie davvero il fiato, grazie anche alla povertà dei dialoghi tra i protagonisti; ma sopratutto a colpire è il finale. Un finale che si intuisce, perché tu spettatore sai cosa succederà, lo capisci e ti aggrappi con tutte le tue forze alla speranza che l’inevitabile non accada. Oppure faremo il tifo per il mostro, perdendo la nostra umanità, abbandonandoci a quella che è la nostra vera natura, sussurrando in cuor nostro che ciò che accade al protagonista bambino è giusto. E se ci aggrappassimo forte a questo pensiero, così poco umano, così innaturale, forse, e dico forse, capiremmo quando finisce l’uomo, e quando inizia il mostro.

J’accepte.

 

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