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Silenzio radio

Silenzio radio narra di una delle nostre più ataviche paure, quella di non essere soli nell’universo. Abbiamo provato in tutti i modi a metterci in contatto con altre civiltà, senza risultato. Almeno fino ad oggi, grazie alla fantasia di bencbartlett.

Buona lettura con questa traduzione originale de La Bottega del Mistero.

 

 

Silenzio radio

36.400.00. Secondo la celebre equazione di Drake, è il numero di civiltà intelligenti della nostra galassia. Negli ultimi 78 anni abbiamo trasmesso tutto – le nostre radio, le nostre televisioni, la nostra storia, le nostre scoperte – al resto della galassia. Abbiamo urlato la nostra esistenza sino a perdere la voce, sperando di non essere gli unici. 36 milioni di civiltà, in quasi un secolo di ascolto, e non abbiamo sentito una sola risposta. Eravamo soli.

Sino a 5 minuti fa.

La trasmissione è stata captata da ogni multiplo trascendentale della frequenza dell’idrogeno in ascolto.

Le armonie trascendentali – roba tipo frequenze dell’idrogeno – non si trovano in natura, così non mi ci volle molto per capire che si trattava di qualcosa di artificiale. Il segnale andava e veniva molto rapidamente seguendo ampiezze straordinariamente uniformi; pensai ad una sorta di linguaggio binario. Misurai 1679 impulsi al minuto. Poi di nuovo il nulla.

I numeri però non sembravano avere alcun senso. Semplice rumore di fondo casuale. Ma gli impulsi erano semplicemente così uniformi, su una frequenza altrimenti silenziosa; dovevano essere per forza artificiali. Ricontrollai la trasmissione, e per poco non mi venne un infarto. 1679. L’esatta lunghezza del messaggio di Arecibo inviato oltre 40 anni fa. Eccitato disegnai il rettangolo originale 73×23. Non ero neanche arrivato a metà strada che le mie speranze trovarono fondamento. Era lo stesso messaggio. I numeri in binario, da 1 a 10. I numeri atomici degli elementi che compongono la vita. La nostra catena di DNA. Qualcuno aveva ascoltato e voleva farcelo sapere.

Poi mi fermai a riflettere. Il messaggio originale era stato inviato 40 anni fa. Questo significa che nell’arco di 20 anni luce ci doveva essere un’altra forma di vita intelligente. Così vicina? Una scoperta del genere avrebbe rivoluzionato ogni cosa! Astrofisica, astrobiologia, astro-

Poi il segnale riprese.

 

Più lento, stavolta. Credo intenzionalmente. Durava in tutto poco meno di 5 minuti, con la frequenza di un bit al secondo. Anche se i computer ne tenevano traccia, mi affrettai a ricopiarlo. 0. 1. 0. 1. 0. 1. 0. 0.

…non era lo stesso messaggio.

Non capivo di cosa potesse trattarsi. Mentre ero perso nei miei pensieri la trasmissione terminò, dopo 248 bit. Un messaggio troppo corto per esprimere qualcosa di concreto. Quale grandioso messaggio riusciresti ad inviare ad una civiltà dello spazio in soli 248 bit? Su un computer gli unici file così piccoli sono…

Quelli testuali.

Possibile? Ci avevano inviato un messaggio nella nostra lingua? Riflettendoci bene, non sembrava una cosa tanto campata in area – d’altronde abbiamo inviato ogni sorta di linguaggio sulla Terra per 70 anni… Cominciai così a decifrare il tutto con il primo sistema che mi venne in mente, l’ASCII. 01011010. Significa Z. 01001001. È una I.

Il messaggio prese forma, ed a stento mi trattenei dal vomitare. Ora avevo una risposta.

ZITTI O VI SENTIRANNO

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La donna aliena di Marte

Curiosity, il rover atterrato su Marte il 6 agosto 2012, ha raccolto in questi anni migliaia di immagini straordinarie del pianeta rosso. Tra queste, ve ne sono alcune dense di mistero e fantastiche congetture, come quella che ritrae una donna aliena intenta a scrutare l’orizzonte.

Scoperta casualmente nel luglio del 2015 dall’utente YouTube UFOovni2012, la foto mostra quella che a prima vista sembra solo una distesa di rocce e poco più.

 

 

In realtà, al centro ed in bella vista, c’è una donna aliena, fasciata in un lungo abito nero.

 

 

La figura femminile porta lunghi capelli corvini sciolti dietro la schiena, sono ben visibili entrambe le braccia ed il florido seno e sembra guardare dritta dinnanzi a sé. Qualcuno ha ipotizzato che possa trattarsi di una statua eretta da un’antica civiltà, ma se così fosse sarebbe stata erosa da tempo: in baso al calcolo delle ombre si tratta di un’aliena alta poco meno di 10 centimetri. Sembra un’assurdità, ma bisogna ricordare che l’astronauta William Rutledge, al seguito della fantomatica missione Apollo 20 (quest’ultima smentita da evidenti contraddizioni tecniche, ma tutt’ora spacciata per vera da alcuni ufologi e trasmissioni tipo Mistero di Italia 1) dichiara di aver visto con i propri occhi tubi artificiali di vetro con dei piccoli scheletri nelle vicinanze di circa 5 centimetri semisepolti sulla superficie lunare.

Abbiamo già trattato un caso simile, Ominide sulla Luna scovato su Google Moon, che si è rivelato solo un caso di pareidolia ma, al di là dell’attendibilità di Rutledge, questa foto è autentica e disponibile sul sito della Nasa.

La cosa più inquietante di tutte è che si potrebbe trattare di una vera aliena, molto simile nelle fattezze a noi. E sta fissando attentamente Curiosity.

Come se stesse scrutando in realtà tutti noi.


Che cos'è in realtà la donna aliena di Marte fotografata da Curiosity?

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C/2013 US10 Catalina – La cometa di Natale

La cometa che ci accompagnerà nei cieli bui di questo periodo natalizio si chiama C/2013 US10 Catalina. Scoperta il 31 ottobre 2013 dal Lunar and Planetary Laboratory dell’Università dell’Arizona, toccherà il punto più vicino alla Terra il 17 gennaio 2016, dopo aver raggiunto il perielio il 15 novembre 2015.

Proveniente dalla Nube di Oort, Catalina è una cometa non periodica; a differenza di altre sue sorelle che tornano regolarmente a farci visita, sarà praticamente la prima ed ultima volta che potremo studiarla da vicino. Si pensa che in origine facesse parte dei corpi celesti in orbita attorno al sole (ed il suo periodo di rivoluzione si sarebbe attestato in questo caso a svariati milioni di anni) ma che un giorno abbia impattato con qualcosa o sia stata deviata dalla sua rotazione: in questo modo è diventata una raminga del cielo stellato.

 

 

La particolarità di Catalina è la presenza di due code, composte rispettivamente da gas ionizzati e polveri. Il 24 dicembre 2015 sarà visibile nella costellazione del Bifolco, ed il 17 gennaio 2016, alle ore 22:00 circa, si troverà nei pressi dell’Orsa Maggiore. Sarà possibile vederla anche ad occhio nudo – la sua magnitudine è circa 6 – ma ci sarà bisogno di un cielo particolarmente scuro per goderla appieno: un semplice binocolo, tuttavia, sarà più che sufficiente. Attualmente è visibile poco prima dell’alba, nella costellazione della Vergine.

Piccola curiosità: il 25 dicembre 2015 ci sarà luna piena. Così che i re magi avranno la strana spianata e ben illuminata per raggiungere la mangiatoia. 🙂

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La stazione spaziale aliena di KIC 8462852

C’è una stella nel firmamento che ha un nome strano: KIC 8462852, che assomiglia più o meno al nostro Sole. Si trova nella costellazione del Cigno, e dista 1.480 anni luce dalla Terra. Probabilmente tutte queste informazioni non vi diranno nulla, ma si tratta della stella più misteriosa dell’universo, perché sembra che ospiti una stazione spaziale aliena.

La Missione Kepler, missione NASA Discovery #10, è stata specificatamente progettata per monitorare una porzione della nostra regione della Via Lattea e scoprire dozzine di pianeti simili alla Terra vicino o nella zona abitabile e determinare quante delle miliardi di stelle della nostra galassia posseggano pianeti. – Kepler Mission Quickguide

Nel settembre del 2015 il telescopio spaziale Kepler registra delle strane anomalie in una stella della costellazione del Cigno, KIC 8462852, che gli astronomi non riescono a spiegarsi razionalmente. Quando un esopianeta – ovvero al di fuori del Sistema Solare – ruota intorno ad una stella, Kepler registra una variazione di luminosità della stessa dovuta al passaggio del corpo celeste; questi dati possono essere usati per calcolare la grandezza di un pianeta, il suo moto e molto altro. La straordinarietà di KIC 8462852 è che, per diversi giorni, viene oscurata da qualcosa di non meglio definito. Se la stella fosse giovane si potrebbe trattare di detriti che, sotto l’effetto gravitazionale dell’astro, creerebbero in futuro un nuovo sistema, ma non è questo il caso.

Non abbiamo mai visto niente che rassomigli a questa stella. È strana. Pensavamo che si trattasse di dati errati o fluttuazioni del modulo, ma era tutto in ordine. – Tabetha Boyajian, assegnista di ricerca della Yale University

Sono state avanzate numerose ipotesi per spiegare questa singolarità, ma nessuna è in grado di convincere pienamente gli studiosi. Si scoprono, oltre a numerosi ed improvvisi cali di luminosità sporadici, anche due eventi più importanti, a circa 750 giorni di distanza. Nel primo evento la luminosità si riduce del 15%, mentre nel secondo del 22%; in proporzione Giove non riuscirebbe ad oscurare che poco più dell’1% del nostro Sole: quello che transita nei pressi di KIC 8462852 non è un pianeta.

Ed è incredibilmente grande.

 

 

Le ipotesi, come abbiamo detto, sono varie, ma nessuna è davvero la risposta esauriente che tutti gli astronomi cercano. In questo clima di incertezza l’astronomo Jason Wright ha azzardato che si tratti di una stazione spaziale aliena, o di una sfera di Dyson.

Quando [Tabetha Boyajian] mi ha mostrato i dati, ero affascinato da quanto pazzeschi fossero. Gli alieni dovrebbero essere l’ultima ipotesi da considerare, ma questa cosa sembra proprio quello che ti aspetteresti da una civiltà extraterrestre. – Jason Wright

Per ora il SETI ha puntato le proprie antenne su KIC 8462852, alla ricerca di onde radio che testimonino la presenza di intelligenza aliena nello spazio.

Non ci resta che aspettare.

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D&R: Che cosa sono gli incontri ravvicinati del I, II, III e IV tipo?

Con incontro ravvicinato, termine divenuto famoso grazie al film del 1997 Incontri ravvicinati del terzo tipo (Close Encounters of the Third Kind) di Steven Spielberg, ci si riferisce ad un contatto con una forma di civiltà aliena. Ma quanti tipi di incontri ravvicinati esistono?

In ufologia sono detti incontri ravvicinati tutti quegli eventi in cui una persona asserisce di essere entrata in contatto con un UFO. Il termine viene coniato nel 1972 in un libro, The UFO Experience: A Scientific Inquiry, dell’astrofisico statunitense Josef Allen Hynek. Per essere classificato come CE (Close Encounter), un avvistamento deve avvenire a meno di 160 metri dal soggetto; dividendosi in tre gruppi originali, più altri sottogruppi e voci incluse da altri autori.

  1. Incontro ravvicinato del I tipo, si tratta di avvistamenti di oggetti volanti non identificati;
  2. Incontro ravvicinato del II tipo, basato sull’osservazione indiretta della presenza attuale o regressa di un UFO, come cerchi nel grano, interferenze elettromagnetiche e perdite di memoria inspiegabili;
  3. Incontro ravvicinato del III tipo, quando oltre ad un UFO vengono avvistati anche esseri animati (Hynek li definisce proprio così, in maniera esplicitamente vaga). Esistono dei sottogruppi del III tipo creati dal ricercatore ufologico Ted Bloecher.
    • III tipo A, in cui un’entità aliena è osservata solo all’interno di una navicella;
    • III tipo B, in cui un alieno è visibile sia all’interno che all’esterno dell’UFO;
    • III tipo C, in cui è visibile un alieno che non interagisce con alcun UFO;
    • III tipo D, in cui viene osservato un alieno a seguito di una segnalazione di oggetti volanti non identificati;
    • III tipo E, in cui è visibile un alieno senza attività UFO;
    • III tipo F, non vi è alcuna attività UFO o aliena, ma si sperimenta un contatto con una forma di vita intelligente.
  4. Incontro ravvicinato del IV tipo, rapimento di un essere umano da parte di un UFO o dei suoi occupanti (abduction);
  5. Incontro ravvicinato del V tipo, incontri bilaterali tra esseri umani volontari e coscienti con entità aliene;
  6. Incontro ravvicinato del VI tipo, contatti di qualsivoglia genere che possono portare ad effetti sull’organismo della persona a lungo termine, compresa la morte;
  7. Incontro ravvicinato del VII tipo, ibridazione umano/aliena, ovvero la possibilità di procreare un essere con patrimonio genetico sia umano che extraterrestre.

 

 

 


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L’eclissi di luna del 28 settembre – Uno spettacolo da non perdere

Si tratterà di una concatenazione di eventi molto rara, che si ripeterà soltanto tra diciotto anni: la Superluna rossa del 28 settembre sarà uno spettacolo mozzafiato.

Il 28 settembre, dalle 2:12 ora italiana, sarà possibile assistere ad una singolare eclissi di Luna: all’apice dell’evento il nostro satellite diverrà completamente rosso, e sarà molto più grande del solito. Quel giorno infatti la Luna si troverà molto vicina al perigeo (la distanza minima con la Terra), mostrandosi più grande di circa il 14%. Il colore rossastro sarà invece frutto della deviazione dei raggi solari da parte dell’atmosfera terrestre: benché il nostro satellite si troverà tecnicamente in ombra, il colore rosso della luce riuscirà a raggiungerlo, donandogli questo particolare aspetto. Quello del 28 settembre si tratterà di un evento molto raro, che nell’ultimo secolo è avvenuto solo cinque volte, l’ultima delle quali nel 1984; la fase più spettacolare sarà tra 4:47 e le 5:22, quando gli effetti dell’eclissi saranno più evidenti.

Se il cielo non vi consentirà di godervi lo spettacolo, sul canale della NASA sarà possibile assistere in diretta all’evento. Per farvi un’idea di cosa accadrà, l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) ha preparato un video dimostrativo creato col software Stellarium.

 

 

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Distruggiamo la Luna!

Sono passati 46 anni da quel 21 luglio 1969: per la prima volta posiamo piede sulla Luna, ed il nostro satellite, per millenni irraggiungibile, si fa in qualche modo sì più vicino, ma anche meno affascinante. E decisamente più noioso. Diciamoci la verità, oramai la Luna ha stufato. Se ne sta lassù, i poeti non la cantano più, ed i lupi mannari sono roba del passato. Sarebbe meglio farla saltare in aria in mille pezzetti, e godersi lo spettacolo.

Già, ma come fare?

Ovviamente è solo un’ipotesi, la Luna è una delle cose più meravigliose che la natura ci abbia donato. Ma se volessimo distruggerla sul serio e levarcela per sempre dall’orbita, come potremmo fare?

Fraser Cain è il creatore del blog di astronomia Universe Today, lanciato nel 1999 e visitato ogni anno da milioni di utenti, e qualche giorno fa ha fatto un paio di conti e ha cercato di comprendere quanta energia sarebbe necessaria per disintegrare il nostro amato satellite.

 

 

Il requisito base per distruggere qualsiasi cosa, dagli atomi alle stelle, è quello di aggirare l’energia di legame. Semplicisticamente, potremmo dire che un oggetto è formato da dei pezzi più piccoli che presentano, se sommati singolarmente, una massa maggiore del prodotto finale; ciò è dovuto al fatto che ogni cosa nell’universo reagisce con quello che la circonda, portando ad una perdita di massa – ad esempio attraverso l’emissione di calore – che non avrebbe se fosse divisa nelle sue componenti più semplici.

Proviamo a fare un esempio: un atomo di elio è formato da due protoni e due neutroni, che hanno singolarmente masse di 1,0073 dalton i primi e 1,0087 i secondi. Fatti i calcoli (1,0073*2+1,0087*2) l’elio dovrebbe avere una massa di 4,0320 dalton, ma in realtà è di 4,0015.

L’energia di legame è quindi la forza necessaria a scomporre qualcosa in parti più piccole, e quella della Luna è 1,2*10^29 joule (quella della Terra è 2,2*10^32).

Per fare un paragone, Fat Boy, la bomba atomica sganciata su Hiroshima (Giappone) ha liberato un’energia di 8*10^13 joule. Per frantumare il nostro satellite servirebbero miliardi di bombe atomiche, detonate tutte nello stesso istante. Praticamente impossibile con i mezzi attuali.

 

 

Proviamo allora con qualcosa che viene dallo spazio: un asteroide. Per scatenare l’energia sufficiente ci vorrebbe un asteroide di dimensioni inimmaginabili, grande centinaia se non migliaia di chilometri. Certo, una soluzione del genere sarebbe fattibile in teoria, ma dove lo andiamo a recuperare un asteroide così grosso? E sopratutto, come lo imbrigliamo e lo spariamo contro la Luna? Neanche questa strada è percorribile.

Sfruttando altre risorse del nostro sistema solare il limite di Roche della Terra potrebbe sbriciolare la Luna in pochi minuti. Il limite di Roche è una linea immaginaria che circonda ogni corpo celeste, al di sotto della quale un altro oggetto viene dilaniato dalle forze di marea che si vengono a creare. Pensiamo ad un bambino che fa il bagnetto nella vasca da bagno, con tutti i suoi giocattoli gommosi e galleggianti al seguito: facciamo un mulinello al centro e lasciamo che i suoi amici di plastica vadano per la propria strada. Se una paperella di gomma si mantiene a debita distanza, il mulinello non le arrecherà danno, ma se questa si avvicina troppo, verrà risucchiata inesorabilmente dal gorgo, sempre più velocemente e vorticosamente. Ora, se il giocattolo non fosse di gomma ma di carta, verrebbe distrutto in mille pezzi: questo è quanto succede quando si supera il limite di Roche. Quello terrestre è di 18.000 chilometri, e se riuscissimo a portare la Luna oltre questa soglia, il nostro pianeta farebbe il resto. Purtroppo non abbiamo i mezzi per spostare un oggetto grande quanto il satellite, che inoltre si allontana da noi di qualche centimetro all’anno, inesorabilmente. Tra qualche milione di anni il satellite maggiore di Marte, Phobos, supererà il limite di Roche e ricadrà sulla superficie del pianeta rosso. Le conseguenze saranno inimmaginabili.

Se la scienza non ci viene in aiuto, proviamo con la fantascienza. Prendendo spunto dal film Austin Power: La spia che ci provava, costruiamo un laserone gigantesco e puntiamolo contro la Luna (anche se nel film avviene il contrario). Come alimentarlo? Il Sole potrebbe venire in nostro aiuto, costruendogli intorno una sfera di Dyson. Una sfera di Dyson è un enorme scudo artificiale che avvolge una stella e ne raccoglie l’energia, che può essere riutilizzata a piacimento – sarebbe come avvolgere una lampadina accesa in una sfera d’acciaio che fosse in grado di assorbirne il calore e la luce. Si tratta di un’idea dell’astronomo, fisico e matematico Freeman John Dyson, attuabile in teoria ma non in pratica: per costruirne una intorno alla nostra stella servirebbe quasi tutta la materia del Sistema Solare, vale a dire buona parte di quello che c’è tra il Sole e Nettuno. Se riuscissimo a costruire lo stesso una sfera di Dyson, potremmo imbrigliare l’energia del Sole per 15 minuti e scaricarla contro il satellite. Basterebbe per sbriciolarlo in un attimo.

 

 

D’accordo, abbiamo distrutto la Luna. E adesso?

I detriti cadrebbero sulla Terra per secoli, e creerebbero un clima inadatto alla vita portando allo sterminio di qualsiasi forma di vita. Senza il nostro satellite gli oceani non avrebbero più le correnti, l’acqua si ritirerebbe spostandosi lungo i poli e l’equatore e distruggendo tutto ciò che gli si parerebbe innanzi. L’asse terrestre, infine, diverrebbe parallelo a quello dell’orbita: il Polo Nord si inclinerebbe al punto di sfiorare l’equatore, portando la Terra a rotolare letteralmente lungo la sua orbita.

E se proprio non resistiamo all’impulso di vedere la Luna distrutta, basta affidarsi al regno della fantasia. Nel manga e anime Dragon Ball (ドラゴンボール) di Akira Toriyama, ad esempio, viene polverizzata da Piccolo (Junior nella versione italiana) con un raggio energetico. In Assassination Classroom (暗殺教室) di Yūsei Matsui il protagonista Korosensei dissolve una parte della Luna lasciandone solo una falce come manifestazione dei suoi poteri ai governi della Terra. In The Time Machine di Simon Wells il satellite viene disintegrato nel 2037, a causa di un’esplosione nucleare.

 

 

Finora abbiamo solo avanzato ipotesi, ma è bene ricordare che nel 1958 la United States Air Force (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) ha avviato realmente uno studio per distruggere la Luna. Si tratta del Progetto A119, che prevede la detonazione di un’ordigno nucleare sul satellite – e conseguente distruzione dello stesso – per dimostrare la superiorità degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica, all’epoca potenza indiscussa della corsa allo spazio. Nello stesso anno i sovietici avviano il Progetto E-4, sostanzialmente identico a quello statunitense. Fortunatamente, entrambi i progetti verranno abbandonati l’anno successivo: A119 principalmente per le reazioni negative dell’opinione pubblica, ed E4 per i seri dubbi sulla sicurezza del velivolo di lancio. È interessante notare come la distruzione della Luna, di per sé, venga considerato un problema secondario.

 

 

A conti fatti, ci conviene lasciare la Luna dov’è. Tanto tra qualche milione di anni se ne andrà da sola.

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D&R: Quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

Un buco nero è una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso e forte da attrarre al suo interno qualsiasi cosa. Si tratta del naturale collasso di alcuni tipi di stelle, dotate di una massa straordinariamente elevata, che sono presenti al centro di ogni galassia – e sì, anche nella nostra ce n’è uno. Nulla sfugge alla fame dei buchi neri: non la luce, non i pianeti, non le stelle.

Ma quanto ci metterebbe un buco nero a divorare il Sole?

 

Il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea fotografato dal satellite Chandra della NASA.

 

I buchi neri si dividono in base alla loro massa in quattro categorie.

Classe Massa Raggio
Buco nero supermassiccio ~106–109MSole ~0.001–400 AU
Buco nero di massa intermedia ~103MSole ~103 km ≈ RTerra
Buco nero stellare ~3-30 MSole ~30 km
Micro buco nero fino a ~MLuna fino a ~0.1 mm

Un buco nero supermassiccio non lascerebbe alcuno scampo ad una stella simile al Sole, divorandola in un sol boccone, o disintegrandola in pochi giorni.

Nel caso il Sole finisse all’interno dell’orizzonte degli eventi (superficie entro cui non vi è più possibilità per qualsiasi cosa di sfuggire alla forza gravitazionale) di un buco nero di massa intermedia, verrebbe lentamente inglobato partendo dalla sua superficie, sottraendogli a poco a poco i gas. Questo processo può durare anche svariati milioni di anni. Se invece venisse colpito in pieno, la nostra stella verrebbe fondamentalmente dilaniata di netto: il gas all’interno ed all’esterno del sole diverrebbero parte integrante del buco nero, che si circonderebbe così di un disco luminoso a cingere il nero più assoluto. Questi eventi sono estremamente rari, ma sono già accaduti in passato.

Se invece il Sole transitasse nei pressi di un buco nero stellare, questi lo divorerebbe molto lentamente. Ci potrebbero volere miliardi di anni affinché una stella del genere possa consumarsi in questo modo.

Un micro buco nero, invece, se passasse attraverso il Sole, probabilmente non creerebbe nessun danno particolare. Se invece gli transitasse nei pressi, la stella verrebbe divorata in un periodo che si potrebbe prolungare per un tempo indefinito. Il Sole evolverà tra circa 10 miliardi di anni in una nana bianca, e successivamente in un diamante di dimensioni planetarie: quando verrà quel giorno, probabilmente il buco si sarà già allontanato abbastanza per non essere più una minaccia.

 

 

 

E se il Sole diventasse dall’oggi al domani un buco nero, cosa succederebbe alla Terra?

Assolutamente niente.

Il nostro sistema solare si base sulle forze gravitazionali del Sole, non sulla sua grandezza. Se un buco nero della sua stessa massa prendesse il suo posto, le leggi fisiche che regolano le orbite dei pianeti resterebbero immutate.

Anche se moriremmo tutti assiderati, non ci sposteremmo di un millimetro.

 

 

Domanda inviata da Lamberto.


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D&R: A che velocità si espande l’universo?

L’universo è nato circa 13,82 miliardi di anni fa, da un grande ammasso estremamente caldo e denso. Poi tutto ha cominciato ad espandersi, le galassie si sono allontanate l’una dalle altre, e tutto è diventato come lo conosciamo oggi. La dilatazione dell’universo continua ancora oggi, e lo farà per diversi miliardi di anni ancora. Ma a che velocità scorre questa espansione?

La prima stima abbastanza precisa viene effettuata nel 2012, quando il telescopio spaziale Spitzer della NASA in orbita dal 2003, seguendo il moto di 90 variabili Cefeidi – una particolare classe di stelle note per la loro correlazione tra periodo di variabilità e luminosità assoluta – calcola la velocità di espansione del nostro universo in 74,3±2,1 km/s su megaparsec (il parallasse di un secondo arco, o parsec, è un’unità di lunghezza astronomica che equivale a circa 3 milioni di anni luce).

 

La Teoria del Big Bang è facilmente comprensibile se si immagina l’universo come un palloncino. All’inizio tutte le galassie sono vicine, ma con l’espansione si allontanano tra loro sempre di più.

 

Una stima più precisa viene pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy and Astrophysics nel 2013 da parte del Lawrence Berkeley National Laboratory. Grazie ad un particolare strumento, il BOSS (Baryon Oscillation Spectroscopic Survey, traducibile con Indagine Spettroscopica dell’Oscillazione dei Barioni), che misura la distribuzione della materia oscura, il gruppo di ricerca guidato da Andreu Font-Ribera scopre che la velocità di espansione dell’universo è attestabile intorno ai 68 km/s su megaparsec.

[…] Se guardiamo indietro all’universo, quando aveva meno di un quarto della sua età attuale, avremmo visto un paio di galassie separate da un milione di anni luce andare alla deriva ad una velocità di 68 chilometri al secondo. La stessa velocità con la quale si espande ora l’universo. E il margine di errore dei nostri calcoli è più o meno di un solo chilometro e mezzo al secondo. – Andreu Font-Ribera, caporicercatore del Lawrence Berkeley National Laboratory

Bisogna ricordare che l’universo tende ad aumentare la velocità di espansione in maniera esponenziale; in pratica, è come se ci lanciammo con uno skateboard lungo una discesa ripida: più andiamo avanti, più la velocità aumenta.

Ma come finirà l’universo? C’è chi pensa che i corpi celesti si allontaneranno all’infinito, ed il gelo siderale coprirà ogni cosa, rendendolo incompatibile con qualsiasi forma di vita; altri studiosi immaginano che un giorno tutto tornerà indietro restringendosi di nuovo, tornando a formare un’enorme massa al centro di tutto. Tutto ciò avverrà, seguendo la teoria del Big Freeze, tra 10^10^76 anni (10.000 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di anni), quando tutta la materia verrà inglobata dai buchi neri. Ma non disperate!

Quel giorno, probabilmente, ci saremo già estinti da un pezzo.

 

Domanda inviata da Lamberto


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Eclissi solare del 20 marzo 2015

Domattina, in gran parte dell’Europa, sarà possibile assistere ad un’eclissi solare e purtroppo, a differenza di molti Paesi del Nord, qui in Italia la percentuale di eclissi sarà più o meno del 50%.

Si tratterà comunque di uno spettacolo da non perdere: armatevi di occhiali da sole o da saldatore e state col naso all’insù. Se volete gustarvi l’eclissi nella sua maestosità, la soluzione è un bel viaggio last minute verso le Isole Fær Øer, dove l’eclissi sarà totale. Oppure guardarvi la diretta streaming trasmessa dallo Slooh Telescope.

 

 

Qui sotto trovare invece la tabella delle principali città italiane dove l’eclissi sarà più apprezzabile.

Città
Ora Inizio
Ora Max
Copertura
Ora Fine
Agrigento
09:20:23
10:25:42
42.3%
11:35:02
Alessandria
09:22:47
10:30:33
64.3%
11:42:23
Ancona
09:27:12
10:35:18
56.3%
11:46:55
Aosta
09:22:30
10:30:09
67.3%
11:41:56
Arezzo
09:24:48
10:32:43
57.9%
11:44:25
Ascoli Piceno
09:26:21
10:34:14
54.6%
11:45:43
Asti
09:22:18
10:30:00
64.7%
11:41:49
Avellino
09:25:56
10:33:10
48.9%
11:43:57
Bari
09:29:23
10:36:39
47.0%
11:47:06
Belluno
09:28:42
10:37:10
63.1%
11:49:03
Benevento
09:26:08
10:33:27
49.4%
11:44:18
Bergamo
09:25:03
10:33:06
64.8%
11:45:00
Biella
09:23:04
10:30:50
66.2%
11:42:39
Bologna
09:25:28
10:33:33
60.6%
11:45:23
Bolzano
09:28:08
10:36:31
64.7%
11:48:26
Brescia
09:25:29
10:33:36
64.0%
11:45:30
Brindisi
09:30:15
10:37:15
44.9%
11:47:17
Cagliari
09:16:02
10:22:11
51.6%
11:32:53
Caltanissetta
09:21:19
10:26:44
42.1%
11:36:04
Campobasso
09:26:26
10:33:55
50.5%
11:44:55
Caserta
09:25:24
10:32:42
49.8%
11:43:36
Catania
09:23:00
10:28:22
40.9%
11:37:27
Catanzaro
09:26:47
10:32:55
42.3%
11:42:25
Chieti
09:26:36
10:34:22
52.8%
11:45:39
Como
09:24:33
10:32:32
65.7%
11:44:25
Cosenza
09:26:35
10:32:58
43.6%
11:42:46
Cremona
09:24:43
10:32:44
63.3%
11:44:37
Crotone
09:27:51
10:34:02
42.0%
11:43:29
Cuneo
09:20:52
10:28:21
64.4%
11:40:06
Enna
09:21:44
10:27:12
42.0%
11:36:32
Ferrara
09:26:15
10:34:26
61.0%
11:46:18
Firenze
09:24:25
10:32:20
59.2%
11:44:06
Foggia
09:27:38
10:35:06
49.3%
11:45:55
Forlì-Cesena
09:25:46
10:33:50
58.9%
11:45:37
Frosinone
09:24:37
10:32:05
52.2%
11:43:18
Genova
09:22:27
10:30:11
63.0%
11:42:00
Gorizia
09:30:13
10:38:47
61.1%
11:50:37
Grosseto
09:22:57
10:30:35
57.2%
11:42:13
Imperia
09:20:43
10:28:11
62.8%
11:39:56
Isernia
09:25:50
10:33:19
51.1%
11:44:24
La Spezia
09:23:11
10:31:01
61.7%
11:42:50
L’Aquila
09:25:31
10:33:14
53.7%
11:44:37
Latina
09:23:47
10:31:10
52.4%
11:42:23
Lecce
09:30:46
10:37:34
43.6%
11:47:21
Lecco
09:24:57
10:32:59
65.4%
11:44:52
Livorno
09:22:57
10:30:42
59.7%
11:42:27
Lodi
09:24:20
10:32:18
64.2%
11:44:11
Lucca
09:23:34
10:31:25
60.1%
11:43:12
Macerata
09:26:44
10:34:44
55.7%
11:46:18
Mantova
09:25:40
10:33:48
62.6%
11:45:42
Massa Carrara
09:23:25
10:31:16
61.5%
11:43:06
Matera
09:28:30
10:35:34
46.2%
11:45:54
Messina
09:24:24
10:30:11
41.9%
11:39:34
Milano
09:24:11
10:32:08
64.9%
11:44:00
Modena
09:25:09
10:33:13
61.4%
11:45:05
Napoli
09:25:02
10:32:13
49.4%
11:43:03
Novara
09:23:32
10:31:22
65.4%
11:43:14
Nuoro
09:17:39
10:24:16
53.8%
11:35:21
Oristano
09:16:14
10:22:36
53.7%
11:33:34
Padova
09:27:19
10:35:38
61.9%
11:47:31
Palermo
09:20:50
10:26:39
44.4%
11:36:28
Parma
09:24:37
10:32:38
62.3%
11:44:30
Pavia
09:23:47
10:31:41
64.3%
11:43:33
Perugia
09:25:03
10:32:55
56.5%
11:44:32
Pesaro – Urbino
09:26:08
10:34:11
57.5%
11:45:53
Pescara
09:26:47
10:34:35
53.0%
11:45:54
Piacenza
09:24:13
10:32:10
63.5%
11:44:03
Pisa
09:23:17
10:31:05
60.0%
11:42:52
Pistoia
09:24:10
10:32:05
60.0%
11:43:53
Pordenone
09:29:12
10:37:42
62.5%
11:49:35
Potenza
09:27:11
10:34:16
47.1%
11:44:46
Prato
09:24:22
10:32:17
59.6%
11:44:04
Ragusa
09:21:53
10:26:54
40.1%
11:35:43
Ravenna
09:26:27
10:34:37
59.5%
11:46:25
Reggio
09:24:28
10:30:11
41.6%
11:39:30
Reggio Emilia
09:24:51
10:32:53
61.8%
11:44:45
Rieti
09:24:50
10:32:31
54.4%
11:43:58
Rimini
09:26:28
10:34:35
58.3%
11:46:20
Roma
09:23:43
10:31:13
53.8%
11:42:35
Rovigo
09:26:46
10:35:01
61.3%
11:46:53
Salerno
09:25:38
10:32:45
48.4%
11:43:27
Sassari
09:17:11
10:23:52
55.6%
11:35:04
Savona
09:21:48
10:29:26
63.2%
11:41:14
Siena
09:23:56
10:31:45
58.1%
11:43:27
Siracusa
09:22:56
10:27:59
39.7%
11:36:46
Sondrio
09:25:57
10:34:05
65.6%
11:45:59
Taranto
09:29:25
10:36:24
45.2%
11:46:31
Teramo
09:26:22
10:34:12
54.0%
11:45:37
Terni
09:24:44
10:32:28
55.0%
11:43:58
Torino
09:21:58
10:29:36
65.6%
11:41:23
Trapani
09:19:27
10:25:13
45.1%
11:35:07
Trento
09:27:16
10:35:35
64.1%
11:47:30
Treviso
09:28:07
10:36:30
62.1%
11:48:23
Trieste
09:30:04
10:38:37
60.5%
11:50:25
Udine
09:29:50
10:38:23
62.1%
11:50:15
Varese
09:24:17
10:32:13
66.0%
11:44:05
Venezia
09:27:56
10:36:18
61.5%
11:48:10
Verbania
09:24:06
10:32:00
66.5%
11:43:52
Vercelli
09:23:08
10:30:56
65.4%
11:42:46
Verona
09:26:17
10:34:29
62.9%
11:46:24
Vibo Valentia
09:25:45
10:31:47
42.4%
11:41:18
Vicenza
09:27:05
10:35:23
62.6%
11:47:17
Viterbo
09:23:49
10:31:28
55.3%
11:42:58
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