Tag: Spazio

Black Knight – STS088-724

La Stazione Spaziale Internazionale è una delle più grandi imprese del genere umano, e dato che nel 1998 è da poco stata lanciata in orbita, la maggior parte dei componenti non è stata ancora installata. Gli innesti avvengono direttamente nello spazio, e ci si avvale di numerose missioni (l’ultima dovrebbe essere lanciata nel 2024) per portare fin lassù i moduli da impiantare: la STS-88 è la prima missione Space Shuttle di questo genere, e trasporta Unity, da fissare al modulo russo Zarja. Già che si trovano lassù, gli astronauti ne approfittano per fotografare quello che c’è intorno, e tra le varie immagini scattate ne appaiono sei che mostrano senza ombra di dubbio un oggetto non identificato, ribattezzato Black Knight.

Black Knight (cavaliere nero) è il nome di un oggetto spaziale non identificato immortalato durante la missione spaziale STS-88 nel novembre 1998, un enorme ammasso scuro sull’azzurro del nostro pianeta. Al momento della foto si trova al largo delle coste Sudafricane, in posizione 29.3° S, 8.3° E, nello spazio.

 

 

L’oggetto, a prima vista, sembra proprio una nave aliena. Di colore scuro e spigoloso, Black Knight è senza ombra di dubbio un prodotto artificiale. Sta ora capire se a forgiarlo sia stata una mano umana o extraterrestre.

L’esistenza di Black Knight sale alla ribalta nel maggio 2011, quando la NASA, sul sito del Johnson Space Center, annuncia la cancellazione dal portale di alcune foto, tra cui sei, da STS088-724-65 a STS088-724-70, che mostrano qualcosa che non dovrebbe esserci. Una spiegazione la da Clarck McClelland, un dipendente della NASA addestrato alle operazioni spaziali con 34 anni di esperienza alle spalle, in un articolo del 29 luglio 2008, in cui racconta una sua esperienza in prima persona, che va molto più al di là delle semplici fotografie.

Io, Clark C. McClelland, ex astronauta addestrato allo Space Shuttle, ho osservato personalmente un’entità extraterrestre alta 8/9 piedi [circa 2,60 metri] sui monitor video da 27 pollici mentre ero in servizio al Centro di Controllo dei Lanci del Kennedy Space Center. L’alieno era in piedi sulla baia d’attracco dello Space Shuttle, mentre discuteva con DUE astronauti statunitensi! Ho visto sul monitor anche come il velivolo spaziale si fosse stabilizzato con un’orbita sicura verso la parte posteriore delle capsule del motore principale dello Space Shuttle. Ho osservato l’episodio per circa un minuto e sette secondi. Ci ho messo molto per comprendere quello che stavo realmente osservando. UN ALIENO ed una nave spaziale!

Un mio amico tempo dopo mi ha contattato dicendomi di aver visto un alieno di 8/9 piedi DENTRO LO SCOMPARTIMENTO DELL’EQUIPAGGIO DELLO SHUTTLE! Sì, dentro il NOSTRO Shuttle! In ENTRAMBE le missioni ci sono stati dei contatti extraterrestri SEGRETI! – Clarck McClelland, NASA

Le parole di McClelland sembrano inequivocabili, e le foto sembrano dargli ragione: il Black Knight è realmente un velivolo alieno in orbita attorno alla Terra occupato da extraterrestri alleati della NASA.

O forse no.

Che McClelland sia un ex dipendente della NASA, per di più addestrato al volo spaziale, lo dice solo lui. In internet, specialmente tra i crediti del sito della NASA, il suo nome non compare mai, e questo mi sembra molto strano, dato che lo stesso McClelland dichiara di essere stato il responsabile della sicurezza di 650 missioni, tra cui le Apollo, le Mercury, le Space Shuttle e quelle della ISS. Insomma, di certo non l’ultima ruota del carro, anzi, un ruolo molto complesso e di grande responsabilità, però stranamente mai citato da nessuna parte.

Le foto di Black Knight, inoltre, non sono mai state cancellate dell’agenzia statunitense, come sostengono in molti, bensì è semplicemente cambiato l’indirizzo a cui accedere per consultare le relative schede.

Ufficialmente, le sei foto del Black Knight sono solo detriti spaziali. Probabilmente rottami di qualche satellite artificiale generati da un impatto con un micrometeorite. Oppure, se si guarda con più attenzione, potrebbe anche trattarsi di una semplice coperta termica persa durante un’operazione extra veicolare.

 

 

E voi cosa ne pensate? La NASA è davvero in contatto con forme di vita extraterrestri e ci tiene all’oscuro di tutto?

Che cos'è realmente l'oggetto spaziale Black Knight - STS088-724?

Mostra i risultati

Loading ... Loading ...
Di più

Space Bat – Il pipistrello cosmonauta

È il 15 marzo 2009 e gli ultimi sprazzi invernali si affacciano sul John F. Kennedy Space Center di Merritt Island, in Florida. Nel complesso NASA vi è una piattaforma di lancio in particolare, la 39A, da cui sono partite le gloriose missioni Apollo, che diversi anni prima hanno portato l’uomo sulla Luna. Un pezzo di storia dell’umanità, che oggi prevede il lancio dello shuttle Discovery della missione STS-119, con rotta verso la Stazione Spaziale Internazionale. Attorno la pista vi è un brulichio di persone, indaffarate negli ultimi controlli di rito: si tratta di una missione spaziale, dopotutto, ogni minimo errore può costare la vita degli astronauti, nonché danni economici incalcolabili. Solo sei anni prima lo space shuttle Columbia si era letteralmente disintegrato durante la fase di rientro, e nessuno vuole più rivedere ripetersi una simile tragedia. Tutto però va per il verso giusto, i sistemi funzionano, il comandante Lee J. Archambault a bordo avvisa che tutto è in ordine, si è pronti per un nuovo emozionante viaggio nello spazio.

Solo che c’è qualcosa di strano.

 

 

Durante il conto alla rovescia, qualcuno si accorge che attaccato al serbatoio esterno c’è un’informe macchia scura, che arranca debolmente, quasi a voler scalare il gigantesco velivolo.

È un pipistrello.

Più precisamente, si tratta di un Molosside, che si è aggrappato con tutte le sue forze al serbatoio dello shuttle e non sembra intenzionato a volare via. Un esperto analizza le immagini, e nota che il piccolo animale ha un’ala rotta, che non gli permette di scappare. O forse non vuole farlo.

 

 

Space Bat resta ancorato al modulo fino alla fine, senza mai dimostrare l’intenzione di fuggire. Non molla la presa quando i razzi si accendono e l’aria è scossa dal rumore assordante dello shuttle in partenza. Non molla neanche quando l’enorme velivolo si alza da terra e prende il volo, su, verso lo spazio. Ufficialmente, Space Bat è morto poco dopo il lancio, incenerito.

L’animale è probabilmente morto in poco tempo durante l’ascesa del Discovery in orbita. – NASA

E così si conclude, in pochi minuti, la tragica storia di Space Bat. Fine.

Io però non voglio credere alla NASA. Sarò un sognatore, sarò uno stupido, ma ho una mia teoria su quello che sia realmente accaduto quel 15 marzo 2009. È solo una fantasia, ovviamente, ma forse questo semplice animaletto può insegnarci molto più di quanto crediamo.

Le stelle sono là, molto al di sopra dei comignoli delle case. – Sir Robert Stephenson Smyth Lord Baden Powell, fondatore dello scoutismo

 

 

Ecco, a me piace immaginare Space Bat che si libra leggero nel cielo, ma ha qualcosa dentro, un abisso che non riesce a colmare. Certo, vive librandosi tra le onde del vento, ma lui vorrebbe arrivare più su, perdersi nel nero oltre le nuvole, toccare la luna, abbracciare una stella. Solo che un giorno gli si spezza un’ala. È una condanna a morte. Se non vola non può procacciarsi il cibo, e rischia di morire di fame. Ma il piccolo pipistrello non si perde d’animo, e fa di tutto per coronare il suo sogno: volerà più in alto di qualsiasi altro pipistrello, almeno per un’ultima volta. Così si trascina in qualche modo fino allo shuttle Discovery e resta lì impavido, immobile, fino a che il velivolo non inizia il suo viaggio che lo porterà tra le stelle. Se vi piace credere che Space Bat non ce l’abbia fatta, incenerito durante la partenza, per me va bene: è comunque arrivato a volare per l’ultima volta, ed è diventato il pipistrello che più si è avvicinato a sfiorar le stelle. Se poi siete dei sognatori come me, allora Space Bat è riuscito a superare l’orbita terrestre, aggrappandosi con tutte le sue forze ai suoi sogni, ed è diventato il primo pipistrello astronauta della storia, in volo nel cosmo.

Di più

D&R: Vieni sbalzato via dalla tua navicella spaziale; in quanto tempo e come morirai?

Durante un viaggio tra le stelle, la nostra navicella all’improvviso ha un cedimento strutturale, tutto si accartoccia intorno a noi, e finiamo sparati via nello spazio, nel nulla più assoluto, senza neanche il tempo di capire cos’è realmente successo. E senza la nostra preziosa tuta.

Ogni secondo ci sembra lungo un’eternità mentre diveniamo tutt’uno con l’universo. Potremmo finire bolliti dalle radiazioni cosmiche, oppure ci soffocherà prima la mancanza d’ossigeno. O magari la differenza di pressione ci farà esplodere in migliaia di minuscoli pezzettini.

Certo il futuro non sembra proprio dei più rosei.

Contrariamente a quanto si possa pensare, la nostra morte avverrà per semplice soffocamento o, per usare un termine più corretto, in seguito all’ebullismo.

L’ebullismo è la formazione di bolle nei fluidi corporei, generate dalla bassa pressione ambientale. Nel nostro caso provoca l’evaporazione pressoché immediata dell’acqua presente nel nostro corpo – non è fisicamente possibile la presenza di liquidi nello spazio – che ci porterebbe a perdere i sensi in meno di 15 secondi. Si tratta di un evento a cascata, cui seguono ipossia (carenza di ossigeno nell’organismo), ipocapnia (ridotta concentrazione di anidride carbonica nel sangue), e sindrome da decompressione (collasso respiratorio). La morte sopraggiunge dopo solo 3 minuti dall’esposizione.

 

 

 

Dei molti astronauti che hanno sofferto degli effetti dell’esposizione al vuoto cosmico, tre sono deceduti: Georgij Timofeevič Dobrovol’skij, Viktor Ivanovič Pacaev e Vladislav Nikolaevič Volkov, periti nella fase di rientro della navicella spaziale Sojuz 11 nel 1971.

 


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

Di più

D&R: Qual è la stella più grande dell’universo?

La stella più grande attualmente nota è UY Scuti, una supergigante rossa della costellazione dello Scudo, distante circa 9.460 anni luce dalla Terra. Il suo raggio è di 1.708 volte quello del Sole, poco meno di 8 unità astronomiche. Se si trovasse al centro del sistema solare, la sua superficie arriverebbe quasi a toccare Saturno (secondo alcune ipotesi sulla grandezza della stella potrebbe addirittura inglobarne completamente l’orbita).

Per lungo tempo si è creduto che la stella più grande fosse VY Canis Majoris della costellazione del Cane Maggiore, ma uno studio del 2006 ha dimostrato che il suo raggio si attesta intorno a 1.420 quello solare, ben al di sotto di Uy Scuty.

La stella più luminosa è invece Eta Carinae, detta anche η Carinae, Foramen o Tseen She della costellazione della Carena. È luminosa oltre 55.000.000 di volte il Sole.

La stella più brillante del nostro cielo notturno è Sirio, conosciuta come la Stella del Cane.

La stella più massiccia è R136a1, della costellazione del Dorado. La sua massa è pari a 265 volte quella del Sole (M). La seconda e la terza stella più massiccia fanno parte dello stesso ammasso stellare, R136, e sono R136a2 (195 M) e R136c (175 M). La quarta è Eta Carinae, che deteneva precedentemente il primato con 150 M.

La stella a noi più vicina, ovviamente escludendo il Sole, è il sistema stellare triplo Rigel Kentaurus, detto anche α Centauriα Cen, della costellazione del Centauro. Nello specifico, Proxima Centauri dista 4,22 anni luce dalla Terra, mentre Alfa Centauri A e Alfa Centauri B 4,36 anni luce.

Questi dati, ovviamente, sono destinati a cambiare negli anni. Non conosciamo che solo un’infinitesima parte del nostro universo, e quello che c’è lì fuori, nel buio, è ancora tutto da scoprire.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

Di più

D&R: Se una mucca non scorreggiasse per un anno, riuscirebbe ad andare nello spazio con un mega peto?

Sì, lo so, sembra una di quelle domande stupide da bar. Ed invece c’è molto più di quanto sembri. Ogni anno una mucca produce circa 85 Kg di gas metano, che viene immesso nell’atmosfera e che alcuni credono possa contribuire all’aggravarsi dell’effetto serra. In realtà i bovini espellono l’aria ingerita durante la ruminazione semplicemente respirando, quindi niente peti né rutti. In teoria, se davvero una mucca trattenesse il metano all’interno del proprio corpo per un anno intero, riuscirebbe a ricevere una spinta tale da farle raggiungere “solo” 5.000 metri di altezza. Un po’ pochini, dato che lo spazio comincia a circa 100.000 metri di altitudine.


Hai anche tu una domanda a cui non sai dare risposta? Inviacela e potresti vederla pubblicata sul sito!

Di più