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D&R: Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Abbiamo tutti negli occhi il paesaggio apocalittico di Amatrice e degli altri paesi coinvolti nel sisma del 24 agosto 2016. L’utente Baxdoor, un paio di giorni fa, mi ha inviato per email una domanda che prima o poi mi aspettavo mi avreste fatto. E temevo, sinceramente, che mi sarebbe arrivata proprio in queste settimane di mestizia.

Qual è stato il terremoto più devastante di sempre?

Il nostro è un pianeta geologicamente giovane, “vivo”, sulla cui superficie ogni anno si sviluppa un numero incalcolabile di movimenti tellurici. Negli ultimi secoli grazie all’innovazione tecnologica siamo riusciti a registrare con sempre maggiore precisione l’intensità dei terremoti, scandagliandone la genesi dalle viscere della terra fino ad osservarne gli effetti, a volte impercettibili, a volte devastanti, della sua azione sull’opera umana. Dalle vibrazioni infinitesimali ai paesaggi apocalittici, ecco a voi i più grandi terremoti della storia.

Di seguito verrà utilizzata come metro di valutazione la scala Richter, creta dal geofisico statunitense Charles Richter per esprimere la magnitudo, ovvero una stima dell’energia sprigionata da un terremoto nel punto della frattura della crosta terrestre, che va da 0 a (finora) 13. Per darvi un’idea l’intensità del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto 2016 è stata di 6.0 gradi sulla scala Richter. È un concetto un po’ astratto, ma che potremmo tradurre anche con decine di paesi rasi al suolo, 296 vittime, migliaia di vite rovinate e danni economici incalcolabili. Sì, così rende di più.

 

I terremoti più devastanti di sempre

 

Si calcola che il sisma più potente mai avvenuto sulla Terra sia quello che ha portato alla genesi del Cratere di Chicxulub nello Yucatán (Messico), dovuto all’impatto di un asteroide con la Terra 66 milioni di anni fa.  Di magnitudo 13.0, ha portato all’estinzione dei dinosauri, oltre all’emissione nell’atmosfera di polveri che per diversi anni ha portato ad un lungo inverno su tutto il pianeta.

In tempi più recenti, e generato dalla Terra stessa, il più devastante sisma di sempre è stato senza dubbio il Terremoto di Valdivia del 1960, meglio conosciuto come Il grande terremoto del Cile, avvenuto nel paese sudamericano il 22 maggio 1960, che ha raggiunto una magnitudo di 9.5. Sebbene si sia trattato di un evento apocalittico, si è verificato in una zona del pianeta scarsamente popolata, provocando solo – solo – 3.000 vittime. Per renderne meglio la portata, vi basta immaginare che colpì non solo gli stati limitrofi, ma anche l’Alaska ed il Giappone, dall’altra parte dell’oceano, ha risvegliato il vulcano quiescente Puyehue-Cordon Caulle interessando un’area costiera di 400.000 km² ed ha completamente stravolto il territorio, creando paludi dove prima vi erano fiumi ed alzando il livello del mare di 4 metri. Se avesse colpito un’altra zona del mondo più popolata avrebbe sterminato milioni di persone portando alla completa distruzione del territorio.

La magnitudo più alta generata dall’opera umana è invece di 8.35, conseguente la detonazione della sovietica Bomba Zar, avvenuta il 30 ottobre 1961 nella baia di Mitjušicha, sull’isola di Novaja Zemlja a nord del Circolo Polare Artico. Tenendo presente che fu fatta esplodere a 4.200 metri slm, la maggior parte dell’energia dell’ordigno venne liberata nell’atmosfera. Ciononostante, fu in grado di sviluppare una palla di fuoco di oltre 3 km e qualsiasi cosa nel raggio di 35 km finì polverizzata. Letteralmente. Si tratta attualmente della bomba più potente mai costruita dall’essere umano. E fa paura pensare alla nota, allegata al dossier dello sviluppo della Zar, che recita così:

Un risultato positivo del test apre la possibilità di creare un dispositivo di potere praticamente illimitato.

 

Cosa ci riserva il futuro?

Il terremoto che nei prossimi anni colpirà la California (Stati Uniti) sarà probabilmente il più grande sisma mai registrato dall’uomo. Denominato Big One, farà slittare di 10 metri i due labbri della Faglia di Sant’Andrea, colpendo gravemente le aree di Los Angeles, Orange County, San Diego e Tijuana. Non è vero che staccherà la California dal resto del continente, come molti credono: presentato nel libro Last Days of the Late, Great State of California di Curt Gentry, si tratta di uno scenario impossibile, dato che la faglia di Sant’Andrea fa “scivolare” i suoi bordi, non li allontana tra loro.

 

I terremoti

Vi propongo in ultimo un intervento sull’argomento delle grandi opere, trattato a La Gaia Scienza su La7 qualche anno fa, che si lega a doppio filo con la drammaticità dei terremoti e la possibilità di contenerne gli effetti disastrosi.

A parlare è il geologo Mario Tozzi, che forse non tutti voi conosceranno. Tozzi è membro del consiglio scientifico del WWF e si occupa dell’evoluzione geologica del Mediterraneo centro-orientale in qualità di primo ricercatore presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Giusto per farvi capire che non è il primo fesso che capita.

 

 

Post scriptum

Se volete contribuire con una donazione a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto che ha interessato il centro Italia potete farlo attraverso SMS solidali e IBAN; trovate le indicazioni e le coordinate sul sito della Protezione Civile.

Se invece volete dare una mano dal vivo vi consiglio di collegarvi sempre al sito della Protezione Civile che coordina i soccorsi sul territorio.

Un’altra donazione, importantissima, è quella di sangue. Potete fare riferimento al sito dell’AVIS o contattare l’ospedale più vicino a voi. L’emergenza sangue è costante, non aspettate le prossime vittime per donare.

Un’ultima preghiera. Se volete contribuire sul posto ad Amatrice e negli altri paesi coinvolti, fate riferimento alla Protezione Civile; non partite allo sbaraglio senza un’organizzazione precisa, pensando col vostro operato di salvare vite umane e fare la differenza tra la vita e la morte.

Non abbiamo bisogno di eroi. Grazie.

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Ecco cosa succede ad uccidere un ragno

Direttamente dai vostri peggiori incubi, l’australiano Danny Ford ha provato ad uccidere un ragno schiacciandolo. Ed il grosso aracnide è esploso in centinaia di piccoli ragnetti. 😱

 

 

Sono giorni che l’utente YouTube Danny Ford, di Hallett Cove, Australia, è infastidito da un enorme ragno-lupo (velenoso, anche se non letale) che da giorni si nasconde sfuggente in ogni anfratto possibile.

Alla fine, fattosi coraggio, il ragazzo riesce a schiacciare l’aracnide, che esplode però in dozzine di piccoli ragnetti. Roba da film dell’orrore.

In realtà le femmine di ragno-lupo, come molte altre mamme, portano le uova sul dorso in una sorta di sacca, fino alla schiusa. Danny ha semplicemente rotto la sacca ed i piccoli sono usciti fuori, per morire pochi secondi dopo. Insieme alla loro mamma. 😢

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Duke il cane eletto sindaco – Di nuovo

Chelsea Lauren

Si dice spesso che qui in Italia abbiamo un sacco di politici cani. Negli USA hanno un cane politico, rieletto da poco sindaco per la terza volta. 😀

Siamo a Cormorant Township, in Minnesota, USA, un paese di un migliaio di anime imperlato da decine di laghi e bacini. La settimana scorsa si sono svolte le elezioni per il nuovo sindaco, ed a vincere, per la terza volta di fila, è stato Duke, 9 anni, un cane dei Pirenei.

È l’unico cane eletto sindaco negli Stati Uniti! – Becky Ulven, cittadino di Cormorant

Duke è stato eletto con la totalità dei voti, tranne uno, che è andato alla sua diretta sfidante, Lassie. La sua fidanzata.

Sebbene possa sembrare una notizia di poco conto, l’eco generata ha portato un incremento del turismo nella cittadina ed una straordinaria visibilità mediatica; inoltre Duke è, a detta di tutti, un esempio di lealtà e saggezza, inspiratore della brava gente di Cormorant.

Non si tratta però del primo caso di animale eletto sindaco.

Rabbit Hash dal 1999 si avvicendano solo sindaci cani, a partire da Goofy, seguito da Junior ed infine Lucy Lou, una splendida quanto capace border collie.

Lajitas il primo cittadino è stato per diversi anni Clay Henry III, una capra alcolizzata. Nonostante il vizio di bere troppa birra ha sempre rivestito onorevolmente la sua carica.

Sunol a governare la città è stato invece il meticcio Bosco Ramos, incrocio tra un labrador ed un rottweiler, a dimostrazione che anche chi ha umili origini può puntare in alto se crede in sé stesso. Per il suo impegno nel ricostruire il paese a seguito di un violento incendio, è stata eretta una statua a lui dedicata.

 

 

Inusuale la vittoria alle comunali di April la mucca, nella cittadina di Eastsound, passata a miglior vita pochi mesi fa.

L’ultimo animale ad aver ricoperto la carica di primo cittadino è di Talkeetna, dove non apprezzano né i cani né i topi; il sindaco è Stubbs, un gatto. Con le sue nove vite si prospetta avrà il mandato più lungo di sempre.

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Coulrofobia

Sara ha una fobia, un po’ come tutti noi. C’è chi ha paura del buio, chi delle altezze, chi delle anatre. Sarah ha paura dei clown. Con quei grossi nasi rossi, il volto nascosto dal trucco tanto pesante quanto improbabile, e sopratutto quel sorriso, quel ghigno, perennemente stampato in faccia. Non sa ancora che una notte di marzo il suo ragazzo verrà rapito proprio da un grottesco clown.

Coulrophobia è una creepypasta pubblicata da Kiriakos Vilchez su The Madhouse. Buona lettura!

 

 

Coulrofobia

Fin dalla più tenera età, Sarah era terrorizzata dai clown, e come lei molte altre persone che, fortunatamente, riuscivano a nascondere questa loro paura. L’idea di qualcuno con un atteggiamento perennemente felice e strampalato, vestita con un buffo costume, era spesso fonte di disagio per molti, perciò Sarah non era di certo l’unica.

Crescendo, raramente aveva avuto occasione di imbattersi in uno di quegli uomini o donne dal viso truccato e dai capelli sgargianti e stravaganti ma, quando succedeva, per lei era davvero un incubo. Talmente atroce, infatti, che era finita in terapia durante la maggior parte delle medie e del liceo per via degli incubi provocati dalla sua fobia. Tuttavia quest’ultima col passare degli anni e delle sedute di terapia stava cominciando a scomparire. Sarah non avrebbe più chiuso gli occhi vedendo un clown sorridente in televisione o trovando accidentalmente un’immagine di Pennywise (da IT, di Stephen King) su internet.

Sarah aveva imparato a dominare la paura, anziché esserne vittima. Il suo primo anno di college era stato perfetto grazie alla sua abilità, appena scoperta, di interrompere le grida dei suoi demoni interiori, frutto dei suoi brutti ricordi. Ad ogni modo, questa situazione di tranquillità non sarebbe durata a lungo, perché le grandi paure possono tornare e lo fanno nella maniera più sinistra possibile…

Era metà marzo e Sarah era impegnata, come al solito, a gestire il carico di lavoro di una tipica studentessa nel pieno del college. Più precisamente era un martedì e Sarah aveva appena concluso l’ultima lezione del giorno: un’importante conferenza di psicologia tenuta da un relatore, durata circa due ore.

Mentre la ragazza stava tornando al suo appartamento del campus un giovane uomo, evidentemente di fretta, si scontrò con lei, facendoli capitombolare. Lei era caduta di schiena e la borsa le si era sfilata dalla spalla. Irritata dalla stupidità dell’uomo, Sarah lentamente si alzò per chiedergli come diamine facesse ad essere così sbadato, ma rimase scioccata quando si rese conto che l’uomo era sparito. Guardandosi intorno, non trovò traccia di lui. Scuotendo la testa, si rimise in piedi e, mentre raccoglieva la sua borsa, notò un volantino a terra, a faccia in giù. “Deve averlo fatto cadere quello scimmione dopo avermi travolto” pensò. Lo prese da terra, lo girò ed ebbe un sussulto: il volantino pubblicizzava un evento speciale chiamato “La notte dei Clown!”. Posto nella parte inferiore, nel mezzo dell’inserzione, c’era l’immagine di un clown raccapricciante, con occhi color blu scuro e un grosso sorriso arancione dipinto sulla sua faccia, colorata di bianco. Al di sotto dell’immagine, c’era una breve descrizione dell’evento:

Siete pronti per il gran divertimento?! Per buffoni imbranati che farebbero sorridere anche quella tua nonna sempre ingrugnata?! Allora non perdete tempo, ragazze e ragazzi, perché la Notte dei Clown è in città!! Preparatevi per una serata di cibo, divertimento e giochi, condotta da noi strampalati clown, e assolutamente GRATUITA! Venite soli o con la famiglia, chiunque è benvenuto!!

Ancora al di sotto della descrizione, c’erano le indicazioni per raggiungere il luogo e l’orario d’inizio dell’evento. Confusa, Sarah rilesse le informazioni, accorgendosi che l’evento si sarebbe svolto al Luna Park MacArthur, ma lei sapeva che i Luna Park erano stati chiusi più di due mesi prima perché il paese voleva utilizzare il territorio per costruire zone commerciali e residenziali. Non ci sarebbe mai più stato alcun tipo di festival o carnevale. Scuotendo ancora la testa, continuò a leggere il volantino, che diceva che l’evento sarebbe iniziato alle 20:00 di quella sera e che sarebbe durato fino alla mattina successiva.

Sarah non riusciva a capire perché qualcuno potesse voler trascorrere un’intera serata con qualche clown squilibrato. Guardò ancora il clown sul volantino, con i suoi occhi che la fissavano a loro volta. Osservò attentamente il volantino, cercando di ricordare se, per caso, avesse mai sentito di un evento chiamato La notte dei Clown!, ma non le venne nulla in mente, le sembrava solo troppo strano. Fece no con la testa e gettò il volantino nella spazzatura. “No, grazie” pensò “Niente clown per me”.

Alle sette di sera circa, Sarah era sul divano del salotto e guardava la televisione, mentre cenava con del cibo cinese da asporto, consapevole che sarebbe rimasta da sola per un po’ visto che la sua coinquilina Dawn era fuori col suo fidanzato. Mentre era seduta, pensò che poteva fare uno squillo al suo fidanzato Jesse per chiedergli di venire a trovarla, se non aveva impegni, ma poi le venne in mente che non era nei paraggi perché avrebbe lavorato fino a mezzanotte. Realizzando definitivamente di non poter avere compagnia, tirò un sospiro e prese un boccone di chow-mein (piatto cinese a base di noodles), mentre girava i canali della TV.

Passò diversi programmi come Lavori sporchi e Criminal Minds, senza trovare nulla che le interessasse, finché non arrivò al film L’uomo d’acciaio su HBO. Mentre guardava il film, notò che le immagini della TV stavano iniziando a sfocarsi. Improvvisamente, lo schermo passò dal raffigurare la scena in Superman combatteva il generale Zod all’inquietante viso di un clown triste con un trucco scuro, che fece saltare Sarah dal divano. Il clown la fissava e le faceva cenno di avvicinarsi. Impaurita, Sarah cercò goffamente il telecomando e spense la TV.

Scosse la testa. Dannati clown. Non sapeva assolutamente come diavolo si fosse passati da Superman a uno stupido pagliaccio, ma non le interessava. Aveva visto abbastanza TV per quella sera. Guardò il suo cellulare e vide che erano le 20:00 e ebbe un sussulto quando il telefono suonò all’improvviso. Non riconobbe il numero del mittente e rispose.

“Pronto?” disse e, dopo qualche istante di silenzio, rispose una voce simile a quella di Pippo della Disney: “Ti stiamo aspettando, Sarah. Il divertimento sta per cominciare, e abbiamo bisogno di te!”.

Sarah tentò di capire chi, con quella stupida voce, potesse essere al telefono e rise: “Ok, chi parla? Jesse, smettila!” rispose, ridendo ancora di più e, dopo dei momenti di silenzio, la voce sogghignò: “No, no, no, no, no. Non Jesse” Sarah, sorridendo ancora, scosse la testa: “Ok, beh, chiunque tu sia, devo andare”. Prima ancora che Sarah potesse riattaccare, l’interlocutore iniziò a ridere istericamente e all’improvviso la TV si riaccese. C’era ancora lo stesso clown raccapricciante di prima che la fissava, stavolta era in piedi accanto a un uomo legato a una sedia. Il clown gli stava tenendo un coltello appoggiato alla gola. Quando Sarah lentamente si rese conto chi fosse la vittima, gridò col pianto in gola e si coprì la bocca con la mano.

“Aspetterei a riagganciare se fossi in te, Sarah, o il povero piccolo Jesse sarà costretto ad andarsene.” Sarah guardò il telefono, tremando per il terrore.

“Chi… chi sei? Che diavolo sta succedendo?!” Sarah aveva gli occhi incollati alla TV e riuscì a sentire l’uomo al telefono scoppiare in una risata gutturale.

“Sono solo un clown, Sarah. Non hai più paura dei clown, vero?” le lacrime iniziarono a scenderle lungo le guance mentre guardava l’espressione terrorizzata di Jesse. Trattenendo il pianto, rispose: “No… non ho paura… ma per favore, lasciatelo andare…” sentì ancora l’uomo ridere.

“Certo, ma devi prima venire qui, a La Notte dei Clown . Ti aspettiamo, Sarah, ti aspettiamo…”. L’uomo riattaccò e la TV si spense. Sarah rimase seduta lì, scioccata, col telefono ancora all’orecchio. Posò il telefono lentamente e pensò di chiamare la polizia. Mentre componeva “911”, si rese conto che non si trattava di un tizio qualsiasi che giocava a manomettere la sua TV o di qualche rapitore improvvisato. Era qualcosa di paranormale, fuori da qualsiasi logica. Capì cosa doveva fare per salvare il suo fidanzato: recarsi a La Notte dei Clown .

Sarah guidò più velocemente possibile per raggiungere il Luna Park MacArthur, fuori città. A mano a mano che si avvicinava alla zona, una fitta e densa nebbia avvolgeva la sua auto. Ancor prima di rendersene conto, arrivò al grosso cancello chiuso di ferro che si trovava all’entrata.

Rimase sconvolta vedendo il parco illuminato come un tendone da circo, con brillanti luci stroboscopiche di diversi colori, in contrasto con il buio della notte. C’erano giostre di ogni tipo e chioschi con diversi giochi, risonava nell’aria una forte musica carnevalesca, che si mischiava alle risate distinte dei bambini. Ciò che mancava, invece, erano le persone: sembrava che l’intero luogo fosse abitato da fantasmi. Lentamente, Sarah scese dall’auto e, quasi immediatamente, il cancello si iniziò ad aprire e lei si avvicinò con cautela, guardandosi ansiosamente intorno. All’improvviso, un gruppo di clown apparve davanti a lei, ridendo e incoraggiandola ad entrare. C’erano sia maschi sia femmine, con diversi costumi, cappelli e parrucche e mostravano i loro inquietanti sorrisi. Sarah si avvicinò, sudando per la paura.

“Ok… sono qui. Lui dov’è?” uno dei clown, che indossava un cappello a cilindro e impugnava un bastone dall’aspetto divertente, guardò gli altri e sghignazzò, poi guardò Sarah e le mise una mano su una spalla

“Ti porteremo dritta da lui, mia cara, e ci divertiremo moltissimo!”

Il clown poi le avvolse il collo con un braccio scherzosamente e gli altri esplosero in una risata. Con la paura di dire o fare qualsiasi cosa, Sarah consentì ai clown di accompagnarla da Jesse.

Passando per le varie giostre e i vari chioschi vedeva sempre più clown accordarsi a quelli che già la circondavano. Si accorse anche che i loro visi diventavano sempre più disturbanti, le loro forme mostruose, a mano a mano che si addentravano in quel contorto carnevale. C’erano anche clown di altezza inumana sporgersi verso di lei. Ma non era tutto: uno di loro era curvo, dall’aspetto animalesco, con una lingua simile a quella di una lucertola, che entrava e usciva tra delle labbra cremisi, e sibilava in sua direzione. Un altro ancora indossava una maschera fatta completamente di carne umana, che gocciolava di sangue, i cui occhi rossi sembravano brillare come due sinistre sfere di luce.

Finalmente il gruppo di clown che la scortava si fermò di fronte a una grossa tenda a pois.

Il pagliaccio con il cilindro prese Sarah di forza per le spalle in modo da guardarla negli occhi

Sarah tremava come una foglia mentre fissava i suoi occhi maligni, che trasudavano follia.

“Dove… dov’è lui?”

Il clown indicò con la testa la tenda.

“Proprio lì, mia cara. Entra e potremo cominciare”.

La lasciò andare e Sarah entrò lentamente nella tenda.

Fu accolta da luci splendenti e grandi applausi e, quasi accecata dalla forte luce, portò la mano sulla fronte a mo’ di visiera. Dopo aver sbattuto più volte gli occhi, vide che era circondata da clown seduti sugli spalti, come in uno spettacolo, che la guardavano ridacchiando. Di fronte a lei trovò Jesse, ancora legato sulla sedia, in compagnia di quello spaventoso clown triste che gli teneva il coltello pericolosamente vicino alla gola. Sarah emise un grido di rabbia e corse verso il fidanzato. Era a pochi passi quando il clown aumentò la pressione del coltello sulla gola del ragazzo. Sarah lo guardò e capì che era svenuto, poi si girò verso il sinistro clown che lo teneva in ostaggio, con gli occhi accecati dall’ira.

“Lascialo andare!” urlò.

Il buffone la guardò minaccioso, prima lei, poi Jesse, scosse la testa tristemente e, senza preavviso, gli tagliò completamente la gola. Il sangue schizzò ovunque mentre il ragazzo si contorceva sulla sedia. Sarah, impulsivamente, corse verso l’aguzzino e gli tirò un pugno in faccia, facendolo cadere all’indietro e scivolare il coltello di mano. Il clown guardava Sarah mentre teneva Jesse tra le braccia, con le lacrime che le sgorgavano dagli occhi e, quando tentò di rialzarsi, la ragazza raccolse il coltello da terra e si lanciò su di lui.

Alla stregua di un animale infuriato e distrutto dal dolore, pugnalò più e più volte al torace il clown triste, che gridò invano. Sarah continuava a trafiggerlo più forte che poteva, ridendo istericamente mentre lo guardava soffocare nel suo stesso sangue con gli occhi girati all’indietro. Non smise neanche quando vide che aveva chiuso gli occhi e esalato l’ultimo respiro: continuava a colpirlo senza pietà. Dopo qualche minuto, finalmente si fermò e si alzò in piedi, ricoperta di sangue, e guardò la folla, che restava in silenzio e immobile. Piangendo, gettò il coltello per terra.

“Siete contenti ora?! Vedete cosa mi avete fatto?!” gridò. Il pubblico di clown continuava a guardarla senza fiatare.

Finalmente, il clown col cilindro e il bastone entrò nella tenda e sgranò gli occhi quando vide il clown triste in una pozza di sangue.

“Signore e signori, ce l’ha fatta! La nostra Sarah ha finalmente sconfitto la sua paura!” gli spettatori esplosero in risate e applausi, saltando su e giù sui posti a sedere. Le tiravano fiori e stelle filanti, lanciavano coriandoli in aria.

Il clown si avvicinò a Sarah, allargando sempre più il suo sorriso, mentre lei lo fissava con odio estremo nei suoi occhi.

“Lasciatemi solo andar via! Vi prego!” urlò con le lacrime agli occhi.

Il clown scosse la testa mentre aizzava la folla: “Andare via? Perché mai, mia cara? Non potrai mai andare via”.

Sarah lo guardò, scuotendo confusa la testa: “Ma perché? Cosa vi ho fatto?!”.

Il clown rise, avvolgendole il collo con il braccio ancora una volta, indicando la folla.

“Nulla, Sarah, non hai fatto nulla a nessuno di noi. Non si tratta di vendetta, no, no. È qualcosa di ancora migliore: un test!”

Sarah, con le lacrime agli occhi, lo guardò e rispose: “Un test…?”.

Lui annuì con eccitazione: “Sì, un test! E sei passata a pieni voti! Dovevamo verificare se fossi pronta a unirti a noi!”.

Sarah sentì un brivido percorrerle la schiena, facendole sentire le gambe come due spaghetti: “U-Unirmi a voi?” il clown annuì ancora una volta e rise: “Sì, unirti a noi! Noi cerchiamo coloro che hanno paura di noi e li aiutiamo a capire che non devono temerci! E, alla fine, quando finalmente hanno capito, diventano parte della nostra grande, folle famiglia! Per sempre!”.

Sarah, inorridita, cercò di fuggire, ma il clown la teneva saldamente.

“Per favore, lasciatemi andare!” lo supplicò “ho perso il mio fidanzato! Non è abbastanza per voi?!”

L’interlocutore fece no con la testa: “Era solo una parte del nostro test, lui non ha importanza: quel che importa è che tu sia passata, ora sei una di noi! Ecco, da’ un’occhiata!”

Il clown tirò fuori un grosso specchio rosso da una tasca dei suoi pantaloni a strisce e lo porse a Sarah. Lei lo girò e, vedendo la sua immagine riflessa, strepitò a pieni polmoni: la pelle del suo viso era di un bianco cadaverico, con rombi neri attorno agli occhi, entrambe le guance dipinte con cerchi neri e le labbra circondate da un grosso, innaturale sorriso del colore dell’ebano.

Tentò di cancellare la pittura, graffiando e tirando la pelle del suo viso per liberarsi di quel macabro trucco. Si rese poi conto che non si trattava assolutamente di pittura… ma della sua stessa pelle. Tremando, si accorse dal riflesso che anche i suoi occhi avevano cambiato colore, da castano a un misto tra verde e rosso. Sentiva anche qualcosa di strano in bocca, così la aprì e urlò ancora una volta quando si rese conto che i suoi denti erano ora dei lunghi canini, che sporgevano da delle labbra scure.

Tremando ancora di più, stava quasi per collassare tra le braccia del clown, che ridacchiò e la sostenne. Si rivolse poi a lui.

“Cosa… cosa mi avete fatto?” chiese flebilmente.

Lui la guardò con sguardo contrito, e aizzò ancora la folla: “Nulla, cara Sarah. Ti abbiamo solo accolto nella famiglia!”.

Il pubblico di clown rise fragorosamente ancora una volta e la ragazza osservò attentamente ogni spettatore.

Studiò per lungo tempo ogni singolo viso, compreso quello del clown che la teneva. Erano dementi, squilibrati… ma felici, pensò. Felici. Il suono delle loro risate divenne presto, per qualche strano motivo, rassicurante, come una melodia rilassante da ascoltare prima di dormire. Lentamente, sul volto di Sarah spuntò un sorriso, poi un ghigno che si trasformò in una risata isterica.

Da quel momento non si sentì altro che le risate dei clown, che si propagavano fuori dalla tenda, nell’aria di quella fredda, tenebrosa notte.

 

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3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire [STREAMING]

Le storie di fantasmi, che in Occidente fanno spesso da contorno a case diroccate, castelli in rovina e vendette del serial killer di turno, rappresentano per il Paese del Sol Levante un pilastro portante della cultura nazionale. La figura stessa dello spettro è ben diversa dalla nostra, trasposta al cinema in un genere sviluppatosi negli ultimi decenni, il J-Horror, fatta di rumori appena percettibili, giochi di luce, sussurri e, sopratutto, storie da raccontare. I film dell’orrore giapponesi fanno esattamente questo, raccontano storie, eviscerando più la psiche dei personaggi coinvolti che le apparizioni paranormali in sé per sé. Gioielli come RingThe GrudgeJu-onDark Water (vi dice niente la storia di Elisa Lam?) rappresentano l’apice di un genere di nicchia condiviso col grande pubblico solo da pochi anni.

Ma se da un lato abbiamo film iconici del genere, dall’altro ci sono zombie generati da un gabinetto maledettoparassiti sessualimorti viventi assetati di sesso. Ecco a voi 3 film horror trash made in Japan da vedere prima di morire.

 

Zombie Ass: Toilet of the Dead

Comiciamo la nostra lista con Zombie Ass: Toilet of the Dead (ゾンビアス, Zonbiasu), film horror del 2011 diretto da Noboru Iguchi, in cui troverete zombie, scoregge e tanta, tanta cacca. 💩

Trama

Devastata dal suicidio della sorella vittima di bullismo, la giovane karateka Megumi è in viaggio con i suoi quattro scalmanati amici, la secchiona Aya, il di lei fidanzato tossico Také, la modella Maki ed il nerd Naoi, per una scampagnata nel bosco. Fissata con l’aspetto fisico e alla ricerca della dieta definitiva, Maki ingoia un verme parassita scoperto per caso all’interno di un pesce, convinta così che il nuovo ospite l’aiuterà a perdere peso. L’idea è palesemente stupida, ma da un film che ha per sfondo zombie e latrine che vi aspettate? 😂 Le cose comunque cominciano a precipitare quando il verme le provoca profonde fitte allo stomaco: Maki fugge in un bagno improvvisato, dove scopre che il parassita in poche ore ha già deposto centinaia di uova, che la ragazza espelle in un vulcanico attacco di diarrea. Le uova però risvegliano un gruppo di famelici zombie coperti di feci pronti a fare banchetto della sprovveduta comitiva. Riusciranno l’intervento provvidenziale del Dr. Tanaka e le abilità di Megumi a salvare i ragazzi da una fine impietosa?

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Dead Sushi

Dead Sushi (デッド寿司, Deddo sushi) è un altro film horror giapponese diretto da Noboru Iguchi nel 2012, in cui i nostri eroi dovranno vedersela contro un’orda di sushi assassini.

 

 

Trama

La ragazza prodigio nelle arti marziali Keiko, figlia di un leggendario chef di sushi, fugge di casa quando il suo regime di kung-fu diviene insostenibile. Vagabondando per il Giappone, trova asilo e lavoro in una locanda termale che si trova nel bel mezzo del nulla. Qui viene ridicolizzata sia dal folle personale dello stabilimento che dagli ospiti, dirigenti di un’importante industria farmaceutica in vacanza. Nonostante le angherie subite Keiko persevera nelle sue mansioni, finché un ex ricercatore della ditta farmaceutica non libera un devastante virus nel cibo in grado di trasformare il sushi in mostri assetati di sangue.

 

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Sexual Parasite: Killer Pussy

Sexual Parasite: Killer Pussy (寄生蟲 キラープッシー, Kiseichū: kirā pusshī) è un film del 2004 diretto da Takao Nakano, in cui avremo a che fare, come da titolo, con un mostro parassita che si è comodamente insidiato tra le “grazie” di una donna. Il che ci ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che in Giappone della sessualità hanno ancora un’idea un po’ confusa.

 

 

Trama

Durante un viaggio di studio in Amazzonia, una scienziata viene attaccata da un pesce che ospita uno strano parassita, che si insinua nella vagina della donna. Un anno dopo, in Giappone, un gruppo di ragazzi, due femmine e tre maschi, si ritrova per caso in uno sperduto casale nel bosco, e scongela il corpo della scienziata, dando il via ad un mortale contagio che si trasmette per via sessuale. In mezzo alle gambe delle ragazze si generano così orribili mostri dentati, alla ricerca di bei maschioni da evirare.

 

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Sono solo film stupidi, ignoranti e coattissimi? Forse. Ma la grandezza di certe opere sta proprio nel pressapochismo della trama, dei personaggi, e tutto ciò che c’è di contorno.

Non siete d’accordo? Allora ringraziate che non vi ho parlato della vagina lanciafiamme di Big Tits Zombie

 

La Bottega del Mistero
Alza il velo della realtà per portare alla luce curiosità, misteri, eventi grotteschi o divertenti. Ma sempre comunque affascinanti.
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AAA Bambola assassina posseduta da un demone vendesi

Su eBay si trova di tutto, compreso chi mette all’asta la propria anima, una foto che raffigura un fantasma o, come in questo caso, una bambola assassina posseduta da un demone. 🙂

 

 

Nostra figlia non la vuole più. Il nostro cane non smette di abbagliarle contro e non la troviamo mai dove l’abbiamo lasciata. La bambola ha una risata davvero graziosa. Senza batterie.

Il bambolotto in questione è finito in vendita su Craiglist, ma nessuno ha avuto il coraggio – o la stupidità, dipende dai punti di vista – di fare un’offerta. Ora si trova all’asta su eBay, alla modica cifra di 17.000 dollari (circa 15.000 euro).

Allora, la bambola è caduta a terra qualche volta di troppo, e la sua testa a volte si gira su sé stessa a caso, anche se non ha mai fatto del male a nessuno… Sono l’unico proprietario, l’unico ed il solo. L’ho acquistata da un museo. – Estratto dall’annuncio su eBay

Che sia l’ennesima stupidaggine alimentata da internet, o siamo di fronte ad un nuovo caso simile a quello di Robert, la bambola posseduta, ce lo dirà solo il tempo. O l’utente che avrà il coraggio di sborsare 17.000 dollari.

 

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Se vedi questo insetto, voltati e scappa immediatamente [BUFALA]

Da qualche giorno circola sui social un articolo riguardante un mostruoso ed enorme insetto di origine africana, silenzioso e letale. Ovviamente è tutta una cavolata. 🙂

SE VEDI QUESTO INSETTO, VOLTATI E SCAPPA IMMEDIATAMENTE

Questo il testo dell’articolo, copiato ed incollato di sana pianta da centinaia di siti.

La foto che vedete potrà ingannarvi. Quello che vedete non è un parrucchino ma un nuovo pericolosissimo insetto di origine africane sbarcato in europa grazie al rinnovato commercio ortofrutticolo che intercorre tra africa ed europa. Questo insetto, chiamato Eubetia Bigulae, ha delle dimensioni infinitamente piccole nelle prime fasi della sua vita, tanto che nessuno si accorge della presenza di questo animaletto.
Il problema sorge quando questo insetto cresce, raggiungendo spesso le dimensioni di un pallone da calcio. Sotto la folta peluria che lo fanno somigliare ad un parrucchino, l’Eubetia Bigulae nasconde una corporatura molto simile a quella del mille piedi. L’unica differenza tra il millepiedi e il cosiddetto animaletto giallo è la sua capacità di spruzzare un potentissimo veleno corrosivo che miete numerose vittime ogni anno in paesi come il Congo e il Chad. L’allarmen in Europa esiste già da tempo, ma in Italia questo insetto sembra essere arrivato relativamente da poco e pertanto nessuno ne ha mai parlato approfonditamente.

 

 

Peccato che l’Eubetia Bigulae non esista per niente, e che il simpatico insetto peloso nella foto non è altro che una larva di Megalopyge opercularis, o pussy moth (falena gattino), grande sì e no 3 centimetri. Fate attenzione, però: sebbene non sia dotata di veleno corrosivo come riportato dalla bufala, la puntura della larva di Megalopyge opercularis è davvero pericolosa, e può scatenare reazioni allergiche.

 

 

Il mio consiglio, come sempre, è uno solo: non fermatevi a leggere tutto quello che vi capita a tiro, andate oltre, informatevi, cercate, scoprite.

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I Minion e le torture naziste

I Minion sono dei simpatici personaggi gialli nati dalle geniali menti della Illumination Entertainment, coprotagonisti imbranati della serie Cattivissimo Me e da quest’anno al cinema in un divertentissimo spinoff. Qualcuno però afferma che la loro genesi non sia solo farina del sacco degli autori della Illumination, ma che le loro origini siano molto, molto più inquietanti. E se i Minion fossero in realtà ispirati a bambini vittime di esperimenti nazisti?

 

 

Ad avanzare questa strana quanto macabra ipotesi è Luciano Gonzales, che in suo post di Facebook lascia un inquietante messaggio ai suoi amici, poi condiviso decine di migliaia di volte sul web.

Lo sapevate? “Minions” (dal tedesco “minion” => “schiavo”) era il nome con cui erano chiamati i bambini ebrei adottati dagli scienziati nazisti per i loro esperimenti che passavano gran parte della loro vita nella sofferenza, e dato che non parlavano tedesco le loro parole erano per i tedeschi dei suoni divertenti. – Luciano Gonzales

La foto non lascia adito a dubbi: bambini ebrei vestiti come una sorta di palombari, in fila indiana su una barca in mezzo al mare, probabilmente asserviti agli scienziati nazisti pronti a gettarli tra i flutti per la causa del regime. Più a sinistra quello che sembra il capitano della nave, certamente un gerarca, che sorride beffardo. Certo, la somiglianza c’è, e la storia, per quanto orrenda, potrebbe anche stare in piedi.

Ma per fortuna è tutto falso.

Cominciamo dai fatti più evidenti: il termine minion deriva dall’inglese, non dal tedesco, e più che schiavo significa tirapiedi, servitore; quelli nella foto non sono bambini, si capisce anche dal fatto che siano troppo alti per essere dei fanciulli; il capitano a sinistra non è tedesco, indossa infatti un’uniforme della marina inglese. E non siamo neanche durante la seconda guerra mondiale.

La foto è del 1908 ed appartiene al Royal Navy Submarine Museum, e rappresenta semplicemente una pattuglia di palombari inglesi in tenuta da salvataggio sul ponte esterno di un sottomarino. Negli anni a cavallo del 1900 le tenute da palombaro sono tutte molto simili, con il tipico casco con visiera rotonda, come testimoniano numerose immagini dell’epoca.

 

 

Lo stesso Luciano Gonzales si è scusato modificando il post originale e spiegando che nessun utente gli ha mai chiesto le fonti della sua asserzione, e che in realtà l’idea non è stata sua ma che girasse già da tempo sul web con l’uscita di Cattivissimo Me. Che le sue scuse siano in buona fede lo lascio decidere a voi.

Questo è un tipico esempio della legge di Godwin, che ironizza sul fatto che in una qualunque discussione su internet ci sarà sempre qualcuno che, prima o poi, metterà in mezzo il nazismo. La legge recita così:

Mano a mano che una discussione su Usenet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler si avvicina ad 1 – Mike Godwin, legale della Wikimedia Foundation

In pratica, di qualsiasi cosa si parli, ci sarà certamente un idiota pronto a collegare l’argomento con Hitler ed il nazismo. O se vogliamo attingere dalla nostra cultura popolare, possiamo citare un classico proverbio italiano: la mamma dei fessi è sempre incinta.

 

 


Credete che i Minion siano ispirati ad eventi accaduti durante il nazismo?

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Distruggiamo la Luna!

Sono passati 46 anni da quel 21 luglio 1969: per la prima volta posiamo piede sulla Luna, ed il nostro satellite, per millenni irraggiungibile, si fa in qualche modo sì più vicino, ma anche meno affascinante. E decisamente più noioso. Diciamoci la verità, oramai la Luna ha stufato. Se ne sta lassù, i poeti non la cantano più, ed i lupi mannari sono roba del passato. Sarebbe meglio farla saltare in aria in mille pezzetti, e godersi lo spettacolo.

Già, ma come fare?

Ovviamente è solo un’ipotesi, la Luna è una delle cose più meravigliose che la natura ci abbia donato. Ma se volessimo distruggerla sul serio e levarcela per sempre dall’orbita, come potremmo fare?

Fraser Cain è il creatore del blog di astronomia Universe Today, lanciato nel 1999 e visitato ogni anno da milioni di utenti, e qualche giorno fa ha fatto un paio di conti e ha cercato di comprendere quanta energia sarebbe necessaria per disintegrare il nostro amato satellite.

 

 

Il requisito base per distruggere qualsiasi cosa, dagli atomi alle stelle, è quello di aggirare l’energia di legame. Semplicisticamente, potremmo dire che un oggetto è formato da dei pezzi più piccoli che presentano, se sommati singolarmente, una massa maggiore del prodotto finale; ciò è dovuto al fatto che ogni cosa nell’universo reagisce con quello che la circonda, portando ad una perdita di massa – ad esempio attraverso l’emissione di calore – che non avrebbe se fosse divisa nelle sue componenti più semplici.

Proviamo a fare un esempio: un atomo di elio è formato da due protoni e due neutroni, che hanno singolarmente masse di 1,0073 dalton i primi e 1,0087 i secondi. Fatti i calcoli (1,0073*2+1,0087*2) l’elio dovrebbe avere una massa di 4,0320 dalton, ma in realtà è di 4,0015.

L’energia di legame è quindi la forza necessaria a scomporre qualcosa in parti più piccole, e quella della Luna è 1,2*10^29 joule (quella della Terra è 2,2*10^32).

Per fare un paragone, Fat Boy, la bomba atomica sganciata su Hiroshima (Giappone) ha liberato un’energia di 8*10^13 joule. Per frantumare il nostro satellite servirebbero miliardi di bombe atomiche, detonate tutte nello stesso istante. Praticamente impossibile con i mezzi attuali.

 

 

Proviamo allora con qualcosa che viene dallo spazio: un asteroide. Per scatenare l’energia sufficiente ci vorrebbe un asteroide di dimensioni inimmaginabili, grande centinaia se non migliaia di chilometri. Certo, una soluzione del genere sarebbe fattibile in teoria, ma dove lo andiamo a recuperare un asteroide così grosso? E sopratutto, come lo imbrigliamo e lo spariamo contro la Luna? Neanche questa strada è percorribile.

Sfruttando altre risorse del nostro sistema solare il limite di Roche della Terra potrebbe sbriciolare la Luna in pochi minuti. Il limite di Roche è una linea immaginaria che circonda ogni corpo celeste, al di sotto della quale un altro oggetto viene dilaniato dalle forze di marea che si vengono a creare. Pensiamo ad un bambino che fa il bagnetto nella vasca da bagno, con tutti i suoi giocattoli gommosi e galleggianti al seguito: facciamo un mulinello al centro e lasciamo che i suoi amici di plastica vadano per la propria strada. Se una paperella di gomma si mantiene a debita distanza, il mulinello non le arrecherà danno, ma se questa si avvicina troppo, verrà risucchiata inesorabilmente dal gorgo, sempre più velocemente e vorticosamente. Ora, se il giocattolo non fosse di gomma ma di carta, verrebbe distrutto in mille pezzi: questo è quanto succede quando si supera il limite di Roche. Quello terrestre è di 18.000 chilometri, e se riuscissimo a portare la Luna oltre questa soglia, il nostro pianeta farebbe il resto. Purtroppo non abbiamo i mezzi per spostare un oggetto grande quanto il satellite, che inoltre si allontana da noi di qualche centimetro all’anno, inesorabilmente. Tra qualche milione di anni il satellite maggiore di Marte, Phobos, supererà il limite di Roche e ricadrà sulla superficie del pianeta rosso. Le conseguenze saranno inimmaginabili.

Se la scienza non ci viene in aiuto, proviamo con la fantascienza. Prendendo spunto dal film Austin Power: La spia che ci provava, costruiamo un laserone gigantesco e puntiamolo contro la Luna (anche se nel film avviene il contrario). Come alimentarlo? Il Sole potrebbe venire in nostro aiuto, costruendogli intorno una sfera di Dyson. Una sfera di Dyson è un enorme scudo artificiale che avvolge una stella e ne raccoglie l’energia, che può essere riutilizzata a piacimento – sarebbe come avvolgere una lampadina accesa in una sfera d’acciaio che fosse in grado di assorbirne il calore e la luce. Si tratta di un’idea dell’astronomo, fisico e matematico Freeman John Dyson, attuabile in teoria ma non in pratica: per costruirne una intorno alla nostra stella servirebbe quasi tutta la materia del Sistema Solare, vale a dire buona parte di quello che c’è tra il Sole e Nettuno. Se riuscissimo a costruire lo stesso una sfera di Dyson, potremmo imbrigliare l’energia del Sole per 15 minuti e scaricarla contro il satellite. Basterebbe per sbriciolarlo in un attimo.

 

 

D’accordo, abbiamo distrutto la Luna. E adesso?

I detriti cadrebbero sulla Terra per secoli, e creerebbero un clima inadatto alla vita portando allo sterminio di qualsiasi forma di vita. Senza il nostro satellite gli oceani non avrebbero più le correnti, l’acqua si ritirerebbe spostandosi lungo i poli e l’equatore e distruggendo tutto ciò che gli si parerebbe innanzi. L’asse terrestre, infine, diverrebbe parallelo a quello dell’orbita: il Polo Nord si inclinerebbe al punto di sfiorare l’equatore, portando la Terra a rotolare letteralmente lungo la sua orbita.

E se proprio non resistiamo all’impulso di vedere la Luna distrutta, basta affidarsi al regno della fantasia. Nel manga e anime Dragon Ball (ドラゴンボール) di Akira Toriyama, ad esempio, viene polverizzata da Piccolo (Junior nella versione italiana) con un raggio energetico. In Assassination Classroom (暗殺教室) di Yūsei Matsui il protagonista Korosensei dissolve una parte della Luna lasciandone solo una falce come manifestazione dei suoi poteri ai governi della Terra. In The Time Machine di Simon Wells il satellite viene disintegrato nel 2037, a causa di un’esplosione nucleare.

 

 

Finora abbiamo solo avanzato ipotesi, ma è bene ricordare che nel 1958 la United States Air Force (l’aeronautica militare degli Stati Uniti) ha avviato realmente uno studio per distruggere la Luna. Si tratta del Progetto A119, che prevede la detonazione di un’ordigno nucleare sul satellite – e conseguente distruzione dello stesso – per dimostrare la superiorità degli Stati Uniti sull’Unione Sovietica, all’epoca potenza indiscussa della corsa allo spazio. Nello stesso anno i sovietici avviano il Progetto E-4, sostanzialmente identico a quello statunitense. Fortunatamente, entrambi i progetti verranno abbandonati l’anno successivo: A119 principalmente per le reazioni negative dell’opinione pubblica, ed E4 per i seri dubbi sulla sicurezza del velivolo di lancio. È interessante notare come la distruzione della Luna, di per sé, venga considerato un problema secondario.

 

 

A conti fatti, ci conviene lasciare la Luna dov’è. Tanto tra qualche milione di anni se ne andrà da sola.

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Un alieno, una scimmia o un umano?

Ormai da qualche anno è divenuta abitudine comune quella di riciclare ciclicamente vecchi tormentoni del web, assillando come una novella catena di Sant’Antonio le nuove generazioni di internauti. Tra le varie bufale che girano sul web c’è quella che riguarda questo video.

 

 

Dato che qui alla Bottega del Mistero proviamo a svelare i misteri che si nascondono nei meandri oscuri del nostro pianeta, ci teniamo anche a smentire le varie bufale che girano su internet. Andiamo con ordine.

La prima creatura del filmato è un vitello nato deforme, realmente ritrovato in un villaggio Tailandese.

 

 

La seconda è un porcellino nato con evidenti deformità, morto poco dopo essere stato fotografato.

 

 

La terza è realmente un agnellino nato con sette zampe nel 2010 nella cittadina di Jiaoliuhe, Taonan, nella provincia Jilin in Cina. Esistono anche casi di agnelli nati con otto zampe.

 

 

La quarta creatura è il celebre Mostro di Montauk, di cui abbiamo già scritto ampiamente e rivelato che con tutta probabilità si tratta di un procione.

 

 

La quinta è probabilmente un fotomontaggio, dato che pochissimi pesci presentano una dentizione, e nessuno delle zanne così sviluppate. Al momento non sono riuscito a trovare altri indizi in proposito ma, se volete, possono continuare la mia ricerca.

 

 

La sesta e la settima sono due opere dell’artista Patricia Piccinini, celebre per le sue sculture iperrealistiche. Vi lascio ad una galleria con alcune delle sue creazioni.

 

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